Van der Poel è tornato in mtb. Avondetto, come l’hai visto?

03.09.2025
6 min
Salva

Una domenica diversa per Mathieu Van der Poel, che mentre molti dei suoi abituali rivali sono alla Vuelta o preparano il prossimo mondiale in Rwanda, è tornato a uno dei suoi vecchi amori, la mountain bike gareggiando nella prova di Coppa del mondo a Les Gets. L’olandese non ha mai nascosto che uno dei suoi grandi obiettivi è essere il primo atleta capace di vincere il titolo iridato con 4 tipi di bici diverse (ciclocross, strada, gravel, mtb) e gareggiando in Francia ha tenuto a ribadire che, piuttosto che sobbarcarsi i rischi del viaggio in Africa su un percorso a lui avverso, preferisce tentare la sorte il prossimo 14 settembre in Svizzera.

L’olandese in mtb vanta il titolo europeo 2019 e il bronzo mondiale 2018. Colto sempre in Svizzera, un buon auspicio… (foto Alpecin Deceuninck)
L’olandese in mtb vanta il titolo europeo 2019 e il bronzo mondiale 2018. Colto sempre in Svizzera, un buon auspicio… (foto Alpecin Deceuninck

«Nella prima parte è andato tutto storto…»

La sua gara a dir la verità non è stata neanche male, avendo chiuso al 6° posto. «Se fossi stato più fortunato avrei potuto fare meglio – ha dichiarato a WielerFlits – ma nel primo giro è andato storto davvero tutto. Ho anche fatto molti errori e mi sono trovato dietro corridori che erano in difficoltà e mi hanno frenato. Ho visto che mi mancava quello spunto che serve per emergere nella mtb, ma per essere la prima dopo tanto tempo va bene così».

L’olandese della Alpecin Deceuninck ha chiuso appena dietro al campione europeo 2024 Simone Avondetto, protagonista di un’ottima prestazione come anche l’altro italiano Luca Braidot, addirittura secondo alle spalle del francese Luca Martin. Avondetto ha quindi avuto un occhio privilegiato verso VDP, partendo dal tipo di percorso.

Gli ultimi controlli prima del via per VDP, sfavorito dal fatto di dover partire dalle retrovie (foto Alpecin Deceuninck
Gli ultimi controlli prima del via per VDP, sfavorito dal fatto di dover partire dalle retrovie (foto Alpecin Deceuninck

«Il tracciato di Les Gets non è cambiato molto negli anni, è un percorso non tanto tecnico, anche se hanno aggiunto qualche rockgarden. Diciamo che è un percorso un pochino più vecchio stile con tanta salita sui pratoni, dove insomma la tecnica di guida incide meno che in altri luoghi».

Tu nel corso della stagione hai avuto modo di affrontare adesso Van der Poel e precedentemente Pidcock. Come specialista puro della mountain bike, come li vedi, hanno un approccio diverso alle gare?

Tutti e due hanno dimostrato di essere più che competitivi anche in mountain bike quando si preparano. Probabilmente il britannico ha una propensione maggiore e ci spende un pochino più di tempo, quindi quando torna è sicuramente più avvezzo di VDP, nel senso che impiega meno a riprendere tutti quei meccanismi tipici della nostra disciplina. Ma devo dire che anche il neerlandese si è difeso bene. Tra due settimane ai mondiali sarà un problema per tutti noi anche perché Pidcock, che è alla Vuelta, non ci sarà.

Il vincitore Alex Martin. Il francese ha prevalso per 12″ su uno straordinario Luca Braidot (foto UCI)
Il vincitore Alex Martin. Il francese ha prevalso per 12″ su uno straordinario Luca Braidot (foto UCI)
Proviamo a mettere in relazione il francese Martin che ha vinto domenica e che viene considerato come uno dei nuovi talenti puri della mtb e chi viene da fuori come Pidcock o Van der Poel. Tecnicamente si vedono differenze in gara?

No, nel senso che campioni di questo calibro, che hanno comunque praticato la mtb in passato, anche a livello tecnico sono molto ben preparati, hanno solo bisogno di quel lasso di tempo necessario per riprendere dimestichezza. E’ difficile far paragoni, cioè loro sono tra i pochi che riescono a fare tutte le discipline e andare forte dappertutto.

Come si è svolta la tua gara in relazione a quella dell’olandese?

Io partivo un paio di file davanti a lui in partenza e questo mi ha agevolato un po’. Nella prima parte di gara sono riuscito a rimanere subito nel gruppetto di testa, mentre lui ha dovuto rimontare giro dopo giro. Dopo la metà gara è riuscito a raggiungerci, sicuramente però ha speso molte energie per rientrare. In particolare in discesa perdeva sempre qualcosa, quindi è arrivato sicuramente agli ultimi due giri un po’ a corto di energie. Fino alla penultima tornata eravamo in gruppo tutti assieme, poi all’ultimo giro ognuno ha dato il suo massimo e lì sono nate le differenze.

Van der Poel ha fatto una gara di recupero nella prima parte, chiudendo a 1’00” dal vincitore Martin (foto Alpecin Deceuninck)
Van der Poel ha fatto una gara di recupero nella prima parte, chiudendo as 1’00” dal vincitore Martin (foto Alpecin Deceuninck)
Tu eri concentrato sulla tua gara, ma essendo vicino a lui come lo hai visto, che impressione ti ha fatto, anche in considerazione delle frequenti disavventure occorsegli in mtb nelle sue ultime uscite?

Effettivamente ho visto che le ultime esperienze non sono state molto positive quindi credo che a Les Gets sia stato anche abbastanza cauto, senza prendersi tanti rischi. Credo che volesse finire la gara e ritornare un po’ nel mondo della mountain bike per preparare i mondiali. Per lui, proprio dopo quel che è successo anche quest’anno a Nove Mesto, era importante riuscire a finirla (a maggio era caduto due volte riportando la frattura dello scafoide, ndr).

Lui ambisce a fare il Grande Slam dei titoli mondiali, cioè completare la collezione dei titoli nelle varie discipline. Secondo te ci può riuscire?

Sicuramente ci può riuscire. Le capacità e il talento non si discutono, tutto sta a vedere se questo breve lasso di tempo per il suo riadattamento sarà sufficiente. Ma se non sarà quest’anno io penso che ci riproverà. Un po’ di anni fa, quando faceva mountain bike seriamente aveva dimostrato di essere il più forte. Io comunque  tra i papabili per la vittoria in Svizzera ce lo metto…

Per Simone Avondetto un più che positivo 5° posto, proprio davanti a VDP (foto Di Donato)
Per Simone Avondetto un più che positivo 5° posto, proprio davanti a VDP (foto Di Donato)
Tu come ti stai avvicinando all’appuntamento iridato?

Ho fatto un periodo in altura ad agosto e adesso abbiamo fatto questo blocco di gare, concluso con Les Gets, per riprendere un po’ il ritmo dopo la pausa estiva. Ora sono ancora in altura e poi andremo direttamente in Svizzera. Questa settimana è andata bene, quindi spero che la forma sia buona anche tra due settimane. Bisognerà vedere come mi adatto al percorso, che per me è del tutto sconosciuto.

Chi daresti come favorito?

Non c’è un solo nome. Abbiamo visto che in Coppa del mondo i vincitori sono cambiati spesso, credo che saranno in 4 o 5 a giocarsi il titolo. Io tra questi ci metto anche l’olandese e spero tanto di esserci anch’io…

Avondetto lancia la sfida azzurra a Pidcock

05.07.2024
6 min
Salva

PINEROLO – Pensi a Pinerolo e ti vengono alla mente tappe epiche del Giro d’Italia e, vista la recente zampata di Tadej Pogacar di martedì, anche del Tour de France. Ci troviamo in una terra magica per il ciclismo, quella in cui nel 1949 trionfò Fausto Coppi dopo la mitica fuga in solitaria con indosso l’indelebile maglia biancoceleste. Poco sopra San Secondo di Pinerolo, ad aspettarci troviamo, in sella alla sua inseparabile Wilier, Simone Avondetto.

La sua maglia stellata di campione europeo assoluto, casacca che mai nessun azzurro aveva indossato nella storia della mountain bike, ci rapisce lo sguardo. Un breve saluto e poi il ventiquattrenne che già tra gli under 23 aveva centrato l’accoppiata titolo continentale e iridato, ci comincia a raccontare come tutto è nato, grazie anche allo stimolo del fratello maggiore Gabriele, che ha continuato a macinare chilometri in ice trike (bici a tre ruote) anche dopo un brutto male.

Un sogno che assume contorni ancora più nitidi ora che il ventiquattrenne della Wilier Triestina–Pirelli Factory Team vestirà la casacca azzurra della nazionale all’Olimpiade di Parigi 2024. La conferma è arrivata giusto oggi nella conferenza stampa organizzata da Coni e Federciclismo alla Sala Giunta del Coni.

Simone Avondetto, 24 anni, con la maglia di campione europeo (foto UEC)
Simone Avondetto, 24 anni, con la maglia di campione europeo (foto UEC)
Simone, che effetto fa vedere il tuo nome nella lista dei convocati per i Giochi?

Le Olimpiadi sono l’evento sportivo più grande al mondo: è un onore per me poterci andare. Quando sei piccolo sogni di arrivare lì, ai Giochi, è un sogno che si avvera e sono molto emozionato di averlo tramutato in realtà. 

Quando hai iniziato a fare mountain bike?

Sin da piccolino, ho fatto tutte le categorie giovanili. Le prime gare ho cominciato a farle quando avevo 6 anni.

Perché questo sport?

I miei genitori andavano in bici e ho iniziato così. Mio papà ancora adesso ogni tanto si cimenta in qualche gara amatoriale, ma mai di alto livello. Poi mio fratello maggiore Gabriele, che ha fatto gare sino a qualche anno fa. Ci siamo sempre allenati insieme e andavamo alle gare insieme, per cui è stato bello crescere insieme in quest’ambiente. La bici non è soltanto a due ruote, ma anche a tre e sono contento di allenarmi spesso qui attorno a casa con lui, tra strada e sentieri che si possono percorrere anche col trike o con l’handbike.

Con suo fratello Gabriele, passato alla ice trike (bici a tre ruote) dopo un brutto male
Con suo fratello Gabriele, passato alla ice trike (bici a tre ruote) dopo un brutto male
La maglia di campione europeo pesa o è una spinta in più?

Per me non cambia nulla. L’europeo era un obiettivo, quello l’ho centrato, ma la stagione non è finita lì e ce ne sono altri da raggiungere. Indossare o non indossare questa maglia però non mi fa differenza, nel senso che è tutto uguale a prima e non mi ha condizionato nell’avvicinamento olimpico a Parigi.

Ci pensi però a quando sembrava soltanto un sogno lontano?

Sì, devo ammetterlo. All’europeo stavo bene, quindi puntavo a fare una bella gara, anche se non mi aspettavo di vincere. Invece, ci sono riuscito e ne sono fiero.

Che ne pensi del percorso di Parigi?

E’ un po’ diverso da quelli che siamo abituati ad affrontare in Coppa del mondo perché è tutto artificiale, con un terreno molto compatto e veloce. Anche se non è uno dei miei preferiti, so che si sono impegnati tantissimo per renderlo il più bello possibile, quindi, sono sicuro che ci divertiremo.

Il percorso di crescita Simone Avondetto prosegue: l’europeo ha seguito il mondiale U23
Il percorso di crescita Simone Avondetto prosegue: l’europeo ha seguito il mondiale U23
Hai già parlato di tattiche col ct Mirko Celestino?

Vedremo come gestire la gara. Con Mirko c’è un gran rapporto ci troviamo bene, oramai è un veterano visto che dovrebbe essere all’ottavo anno da ct. Per quanto riguarda, invece, il movimento italiano, c’è ancora tanto da fare affinché cresca e si allarghi sin dalla base. Gli altri Paesi come Francia, Danimarca e Svizzera hanno dei vivai sconfinati e te ne accorgi quando vai alle gare. Alla fine, dalla massa qualcuno forte esce sempre. 

Hai stravinto col freddo, col caldo come te la cavi?

Vedremo, non so (sorride, ndr). A Parigi per fortuna siamo abbastanza a nord, per cui speriamo che le temperature non siano troppo alte e che questo fattore non incida. 

Tante stelle della strada sono dei funamboli anche nel cross country. Dall’olimpionico Tom Pidcock al fuoriclasse Mathieu Van der Poel: che ne pensi di questa tendenza?

Fa bene al nostro mondo e loro sicuramente portano un po’ di pubblico e appassionano le folle. In più, alzano l’asticella sotto il punto di vista tecnico delle gare, per cui vedo soltanto punti favorevoli da questo. Sono tutti degli esempi, esprimono talento puro e sono convinto che ci sia sempre qualcosa da imparare da loro. Van der Poel ha detto che abbandonerà la mountain bike, dunque, penso che non lo vedremo più alle gare per un po’ dopo Parigi. Pidcock invece continua a dividersi tra strada e mountain bike

Pidcock resta un riferimento anche nel mondo della mountain bike, forse il suo preferito
Pidcock resta un riferimento anche nel mondo della mountain bike, forse il suo preferito
Che cosa ruberesti all’asso britannico?

A Pidcock probabilmente tutto, perché se è sempre lì davanti vuol dire che va molto di più di tutti gli altri. Potessi avere le sue gambe, sarebbe fantastico

Hai mai pensato di fare il percorso opposto e provare la strada?

Sinceramente no. Mi piace quello che faccio e non penso che cambierei. Mi alleno circa 20 ore a settimana e ho la fortuna che la mia passione è diventata il mio lavoro. E’ vero, ogni tanto bisogna stare tanto via da casa, ma lo faccio sempre super volentieri.

Hai qualche idolo a cui ti sei ispirato?

Su tutti Nino Schurter. Poi ancora Absalon e Kulhavy, sono cresciuto un po’ in quell’epoca. Nino non smette di correre, per cui me lo trovo sempre lì anche in Coppa del mondo. Ricordo l’emozione di vedermi al suo fianco le prime volte e fa effetto il fatto che sia ancora competitivo ad altissimo livello a 38 anni suonati e lotti sempre per la vittoria, sbagliando raramente.

Avondetto corre con la maglia del Wilier Triestina–Pirelli Factory Team
Avondetto corre con la maglia del Wilier Triestina–Pirelli Factory Team
Se non avessi fatto mountain bike, ti saresti cimentato in qualche altro sport?

Non saprei, perché a livello agonistico ho sempre fatto questo sin da ragazzino. Mi piacciono molto lo sci di fondo o il biathlon, quindi chissà. Quest’anno la neve è un po’ scarseggiata, ma quando potevo andavo a sciare anche lo scorso inverno, di solito a Pragelato.

E al mondiale di fine agosto in Andorra ci pensi?

E’ un bellissimo tracciato, su cui facevano anche Coppa del mondo per cui anche quello è sicuramente nella lista degli obiettivi stagionali

Casa Wilier, conoscete Avondetto? Ve lo presentiamo…

11.09.2022
5 min
Salva

Se ne sta seduto nello stand Wilier Triestina con la maglia iridata indosso, guardandosi intorno. Un campione del mondo in carica non capita spesso. E anche se Simone Avondetto il mondiale l’ha vinto sulla mountain bike, che non è esattamente terreno di caccia per bici.PRO, lo squillare di quelle righe è un richiamo troppo forte. Anche perché il ragazzo ha vinto anche gli europei di Anadia e il profumo di campione è inconfondibile.

La sua bici lo aspetta al limite dello stand. Si chiama Urta SLR World Champion e nei suoi colori c’è quell’inconfondibile richiamo all’iride unito al giallo e nero della sua squadra: la Wilier Triestina Pirelli Factory Team. La forcella arancione Fox 34 SC forma un blocco super coerente con il manubrio Urta brevettato da Wilier, il reggisella è telescopico e il gruppo è lo Shimano XTR.

Avondetto ha vinto il mondiale U23 a Les Gets il 28 agosto (foto FCI)
Avondetto ha vinto il mondiale U23 a Les Gets il 28 agosto (foto FCI)

La benedizione del cittì

Di lui dice un gran bene Mirko Celestino, cittì azzurro che anche il popolo della strada ricorda per le sue vittorie e la sua grinta.

«E’ un ragazzo d’oro – dice – di quelli di una volta, che parlano poco, timido. Però quando sale sulla bici dà grandi soddisfazioni, non solo perché ha vinto mondiale ed europeo. Ha fatto un’annata eccezionale, bisogna dirlo. Quando ce l’hai in ritiro, sembra quasi che non ci sia».

Simone Avondetto è nato il 15 aprile 2000 a San Secondo
Simone Avondetto è nato il 15 aprile 2000 a San Secondo

Un ragazzo pulito

E quando gli dici che la sensazione parlandoci è di un ragazzo nato sulla mountain bike, senza alcun legame o riferimento con la strada, Celestino conferma prontamente.

«Gare su strada non le ha mai fatte – dice – magari non so se con questi risultati, qualche squadra lo inviterà a provare. Sembra brutto dire che potrebbero portarcelo via ed è normale che il biker sogni il futuro da pro’. Ma lui è giovane, compie 22 anni e dal prossimo sarà elite. E’ uno di quegli atleti su cui scommetterei forte se avessi una squadra. E’ un ragazzo pulito, in crescita, genuino. E ancora la malizia e la cattiveria deve tirarle fuori. La cosa che mi ha sempre sorpreso sin da quando era junior è la grinta che ci mette in bicicletta. Simone lotta sempre…».

La presentazione è stata ghiotta e non c’è parola di Celestino che non troverà conferma in quelle di Avondetto.

La Wilier Urta di Avondetto ha il carro con le inconfondibili strisce iridate
La Wilier Urta di Avondetto ha il carro con le inconfondibili strisce iridate
Che cosa ti ha lasciato questa vittoria, a parte la maglia?

Una bella emozione, è un orgoglio poterla sfoggiare alle gare. E poi è arrivata giusto in tempo, visto che sono all’ultimo anno ad under 23. Era l’ultima occasione e quindi sono contento di esserci riuscito.

Dopo gli europei, la vittoria era una possibilità oppure è stata una sorpresa?

E’ stata comunque una sorpresa. Contavo di far bene, credevo in una medaglia, ma vincere non me l’aspettavo. Meglio di così…

Sei nativo biker, zero strada e solo mountain bike?

Uso principalmente la mountain bike, poi comunque ogni tanto usciamo anche con l’enduro e solo raramente con la bici da strada. Gran parte della mia settimana è in mountain bike, anche per i lavori specifici.

Hai vinto tutte le maglie a disposizione, compresa la tricolore: tutto come nei piani?

All’inizio dell’anno ci eravamo concentrati più che altro su campionati italiani, europeo e mondiale. E poi anche la Coppa del mondo, però non tutte le tappe. Abbiamo fatto un po’ di sacrifici per puntare ai nostri appuntamenti, ma ha funzionato.

Allo stand Wilier Triestina, con Simone Avondetto anche Giada Specia, tricolore U23 e a un soffio dal podio mondiale
Allo stand Wilier Triestina, con Simone Avondetto anche Giada Specia, tricolore U23 e a un soffio dal podio mondiale
Con quali riferimenti ciclistici cresce un biker classe 2000 come te?

Ce ne sono tanti nella mountain bike. Sicuramente Nino Schurter, una leggenda un po’ per tutti. A me è sempre piaciuto molto anche Kulhavy e poi ce ne sono anche tanti altri, a partire da Absalon. Sono campioni che mi piacciono per le loro caratteristiche e il loro atteggiamento. Come corrono, la loro mentalità e tutto quello che fa di loro delle grandi persone.

Qual è stata la cosa più strana che ti è successa dopo la vittoria?

C’è più gente attorno, è un po’ strano, ma bisogna farci l’abitudine. Per rendermi conto c’è voluto qualche giorno, però è davvero molto bello.

Campione italiano, europeo e mondiale, Avondetto corre con il Wilier Triestina Pirelli Factory Team
Campione italiano, europeo e mondiale, Avondetto corre con il Wilier Triestina Pirelli Factory Team
Quali sono adesso i programmi?

Adesso facciamo ancora un paio di gare, poi staccheremo e poi inizieremo a ragionare sui programmi. Poi ci sarà il classico ritiro al caldo d’inverno e poi si ricomincia. Altro non so, vedremo il calendario 2023 verso fine febbraio. Ma ci concentreremo sugli appuntamenti di sempre, la Coppa del mondo, gli europei, i mondiali e gli italiani.

La proposta di portarti su strada c’è mai stata?

Non ancora, ma mi sento di dire che il mountain bike è un mondo che mi piace. Magari mi piacerebbe ogni tanto magari buttarmi nella mischia, ma giusto così, per vedere l’effetto che fa. Finora proposte non ci sono state, vedremo cosa fare se arriveranno.