Congresso medico sportivo di Siena

Quando medicina e sport s’incontrano. Il congresso di Siena…

21.03.2026
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“Oltre la polvere delle Strade Bianche: nuove frontiere nella scienza del ciclismo”. Era questo il tema del congresso che si è tenuto a Siena alla vigilia della Strade Bianche appunto. Un congresso in cui sport, scienza e medicina si sono incontrati. C’erano preparatori, medici, ricercatori, studenti, tecnici. Ed è stato davvero interessante.

Il congresso è durato tutta la giornata e ha visto quattro sessioni principali: aspetti medici nel ciclismo, allenamento e nutrizione, valutazione della prestazione e l’allenamento. In ognuna di esse ci sono stati molti relatori.

Noi abbiamo fatto il punto con il dottor Andrea Giorgi, in forza alla Bardiani-CSFe in seno anche al comitato tecnico della Federazione Ciclistica Italiana. Come è nata questa conferenza? E cosa ha portato? Oltre a partecipare, lui ha contribuito alla realizzazione di questo evento.

Congresso sport medicina di Siena
Il dottor Andrea Giorgi durante il suo intervento
Congresso sport medicina di Siena
Il dottor Andrea Giorgi durante il suo intervento
Innanzitutto dottor Giorgi, come è nata questa idea?

Il dottor Andrea Causarano, che è stato anche il medico della Juventus e del Siena, una figura importante dunque, e un mio amico cardiologo mi hanno coinvolto in questo progetto. Causarano faceva parte del comitato scientifico di questo congresso. Congresso al quale hanno dato un enorme supporto la FCI e anche il Comune di Siena. Visto che la Strade Bianche sta prendendo sempre più piede, l’idea era di fare qualcosa di scientifico, di creare un evento. Il tutto ha iniziato a girare già a ottobre. Ed eravamo già in ritardo!

E poi c’erano molte persone: lo abbiamo visto con i nostri occhi…

E’ stato importante l’aiuto della Federazione Ciclistica attraverso il settore tecnico. Io faccio parte anche della commissione tecnico-scientifica e, tramite la Scuola Tecnici, c’è stato il contatto con Giuseppe Bernardi nell’organizzazione dell’evento, promuovendo il congresso in FCI e non solo. E per questo vi hanno partecipato i migliori tecnici in Italia. Erano tanti tecnici che hanno portato medaglie importanti.

E’ stato un evento formativo e non solo di condivisione?

L’idea era creare come la Cycling Science che c’è all’evento scientifico che si tiene alla vigilia del Tour de France. Noi volevamo fare una cosa simile, più piccola visto che era un’edizione di prova, anche in Italia dove ce ne sono poche in questo periodo.

Congresso sport medicina di Siena
C’è stato anche un test pratico, del quale si sono poi discussi i dati
Congresso sport medicina di Siena
C’è stato anche un test pratico, del quale si sono poi discussi i dati
Se dovessi indicare tre punti che sono emersi da questo congresso, quali diresti? Quali sono i risultati?

Il risultato è che molta più gente di quel che pensavamo è interessata alla parte scientifica del ciclismo. In Italia c’è grande passione verso questo sport e soprattutto sto notando che c’è interesse da parte degli specialisti del settore ad incrementare la conoscenza della parte scientifica. Un’altra cosa che è piaciuta molto agli ideatori del congresso è stata la partecipazione, davvero elevata. E infine direi il fatto che l’evento sia ben riuscito: ci hanno chiesto se verrà riproposto anche negli anni a venire. E questo aspetto è molto importante per il nostro Paese.

Scendiamo più nel tecnico, dottor Giorgi: si è parlato di moltissimi aspetti, dal sonno ai test, fino alla durability, argomento molto in voga… Ma c’è stato, da un punto di vista scientifico, qualche aspetto particolare?

L’idea del congresso era toccare più temi scientifici possibili sia a livello medico che tecnico, che nutrizionale. Quindi far parlare dei professionisti del settore: professionisti sia sul campo, come Paolo Artuso per esempio, sia chi fa ricerca scientifica. Devo dire che ne è nato un bel confronto tra persone che lavorano attivamente nel ciclismo e accademici universitari. Penso ad Andrea Nicolò, che studia la frequenza respiratoria soprattutto in ambito universitario. E anche a figure intermedie come possiamo essere io e Borja Martinez Gonzalez, che siamo una via di mezzo tra campo e ricerca.

Cosa si portano a casa i partecipanti di questo congresso?

Per me c’è stato un arricchimento generale e, oltre ai tecnici, questo è valso soprattutto per la parte medica. Essendo io un medico posso dire che ci sono stati interventi anche oltre il ciclismo o paralleli al ciclismo. Per esempio si è parlato di vie urinarie, della parte traumatologica, del sistema arterioso e venoso: argomentazioni specialistiche che spesso non tutti i medici conoscono. Questo ha portato a un aumento delle conoscenze su quell’aspetto. Magari ti viene un ciclista in ambulatorio con certe problematiche e in questo modo ora sai come affrontarle o come rispondere.

Congresso sport medicina di Siena
Nelle sale prossime a quella centrale, c’erano degli stand di integratori, medicinali, strumenti tecnici… Il confronto e la conoscenza sono passati anche da qui
Congresso sport medicina di Siena
Nelle sale prossime a quella centrale, c’erano degli stand di integratori, medicinali, strumenti tecnici… Il confronto e la conoscenza sono passati anche da qui
E per i tecnici?

La stessa cosa vale per il tecnico, che può uscire dal congresso arricchito anche lui perché oltre alle basi da campo, ha potuto avere un approfondimento sulla parte scientifica. E su cosa c’è dietro a ciò che vede attraverso i dati del ciclista.

C’è stato un argomento in cui si è scesi più in profondità, più nel tecnico?

Da un punto di vista pratico no, perché ogni intervento durava 20 minuti ed era seguito da un talk. Con quel lasso di tempo a disposizione dovevi essere essenziale, concentrarti sui punti cardine di quel determinato argomento.

E per il futuro?

Speriamo di continuare. Magari selezionando ancora meglio le sessioni e i macroargomenti. I prossimi potrebbero essere l’altura e la forza in palestra… tanto per dirne due.

Strade Bianche 2026, MBH Ballan, prodotti Sprayke, meccanico Dima Pohorelov

Strade Bianche con Sprayke sulle Cinelli di MBH Pro Team

13.03.2026
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TAVARNELLE VAL DI PESA (SI) – La Strade Bianche ha lasciato terra e polvere sulle bici degli atleti che l’hanno affrontata. Ai professionisti tutto sommato è andata anche bene, ma le bici degli amatori che l’indomani hanno percorso la gran fondo erano ridotte davvero male, a causa del fango e della conformazione della terra senese che ha scavato dischi e consumato gomme.

In questo hotel sulla collina di Tavarnelle Val di Pesa, delle Cinelli dell’MBH Pro Team si è preso cura Dima Pohorelov, meccanico ucraino che da ragazzo nel suo Paese ha anche corso e da quattro anni è in Italia e lavora con la squadra ungherese dalle spiccate radici bergamasche. Lo abbiamo incontrato alla vigilia della corsa, curiosi più di come si preparino le bici per gli sterrati e di come poi saranno riportate al loro splendore.

La MBH Ballan utilizza prodotti Sprayke, azienda vicentina specializzata in pulizia e lubrificazione
La MBH Ballan utilizza prodotti Sprayke, azienda vicentina specializzata in pulizia e lubrificazione
La MBH Ballan utilizza prodotti Sprayke, azienda vicentina specializzata in pulizia e lubrificazione
La MBH Ballan utilizza prodotti Sprayke, azienda vicentina specializzata in pulizia e lubrificazione
Quant’è importante la pulizia della bici dopo aver pedalato su percorsi simili?

Molto importante, anche se con il livello che c’è oggi, catene e trasmissioni funzionano bene anche quando sono davvero sporche. Al massimo sono poco precise. La pulizia è importante perché la bici duri a lungo, se magari lo sporco è costituito da grasso vecchio che si è indurito. E allora bisogna toglierlo e pulire bene.

La pulizia è alla base del corretto funzionamento?

Il lavoro del meccanico è sempre quello, ma rispetto a tanti anni fa si usano altri strumenti e altri prodotti. Noi usiamo un pennello con lo sgrassatore, i nostri prodotti Sprayke, e poi la spugna, un’altra spazzola per la guarnitura, per le ruote e per il pacco a pignoni.

Lo sgrassatore come primo passaggio?

Dipende. Se hai bici sporche come qui alla Strade Bianche, prima facciamo un passaggio con acqua. E poi un giro con lo sgrassatore. Quello che usiamo è un prodotto bio, quindi non molto aggressivo. Lo usiamo anche mischiato con lo shampoo, 50 e 50 e funziona benissimo.

Dopo lo sgrassatore?

Un giro con il pennello, poi risciacquiamo e alla fine con la spugna facciamo una pulizia normale. A quel punto usiamo il compressore per asciugare bene e arrivare anche nei punti più nascosti, infine usiamo anche uno straccio per togliere il resto dell’acqua.

Solo a quel punto si passa alla lubrificazione?

Per quella abbiamo due prodotti per la catena, uno spray per la trasmissione e anche per pedali. Il catalogo Sprayke è molto ricco, così prima di cominciare la stagione abbiamo scelto quello che ci serviva. Prima però abbiamo parlato con loro e ci siamo fatti fornire due tipi di olio per catena: il Lube 1 con la cera e un altro per il brutto tempo, che si chiama Wet. Bagnato, appunto.

Quello con la cera si usa invece quando è asciutto?

Sì, anche se sulla confezione c’è scritto che va bene per tutte le condizioni. Potendo scegliere, quando la corsa è bagnata, noi preferiamo usare l’altro. Il grasso invece non si usa più: con questi prodotti di oggi, tante abitudini del passato sono davvero superate. 

Per la pulizia dei dischi avete un prodotto in particolare?

Abbiamo spray per pulire dischi e pastiglie, che usiamo qualche volta. In realtà il nostro sgrassatore lava benissimo anche dischi e pastiglie. Di solito faccio anche una passata con la spazzola tra le pastiglie e anche sui dischi, quindi uso anche il prodotto specifico, ma non troppo spesso.

C’è il rischio che usare l’acqua possa danneggiare qualcosa nella trasmissione elettronica?

Il rischio c’è sempre ed è il motivo per cui preferiamo usare lo spray per i cambi e un altro per i contatti elettrici. Quindi usando i prodotti dedicati, non c’è niente di cui preoccuparsi. Con questo materiale che ci ha dato Sprayke copriamo tutte le esigenze. La pulizia, lubrificare la catena e anche la protezione del telaio. Abbiamo anche uno spray tipo silicone per proteggere il telaio e una specie di polish per lucidarlo. Così pure un prodotto per pulire caschi e scarpe.

Insomma, non vi sfugge niente?

Diciamo che ci si prova…

Una risata e torna al lavoro. L’opera dei meccanici inizia quando i corridori sono in hotel fra doccia, relax e massaggi. Spesso va avanti fino a che non arriva il buio. I camion e le loro luce allora diventano isole nel parcheggio scuro, fra musica, risate e battute.

Sprayke

Vangi-Tommasini-Il Pirata juniores 2026 (foto Vangi-Tommasini)

Gianetti, la UAE Emirates e la Vangi: ecco perché

10.03.2026
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SIENA – La notizia che il Team Vangi-Tommasini-Il Pirata sia nell’orbita del UAE Team Emirates come punto di riferimento fra gli juniores è stato accolto da reazioni diverse. Dopo aver salutato l’affiliazione in Austria del Team Tiepolo, diventato vivaio del NSN Cycling Team del WorldTour, si va consolidando la sensazione che gli squadroni vogliano radicarsi nelle categorie giovanili.

Proprio alla vigilia della Strade Bianche è arrivata infatti la notizia che la Ineos Grenadiers, dopo aver lanciato il suo devo team, abbia stretto un accordo di collaborazione con il team juniores italiano Team Nordest Petrucci.

«Il team UAE – si legge nella pagina Facebook della Vangi-Tommasini, da cui proviene la foto di apertura – affiancherà il nostro team con materiali tecnici già consegnati ed altri da consegnare, supervisionando i nostri migliori atleti per proiettarli nel ciclismo che conta».

Mauro Gianetti, general manager della UAE Emirates, è stato un pro' dal 1986 al 2002
Mauro Gianetti, general manager della UAE Emirates, è stato un pro’ dal 1986 al 2002
Mauro Gianetti, general manager della UAE Emirates, è stato un pro' dal 1986 al 2002
Mauro Gianetti, general manager della UAE Emirates, è stato un pro’ dal 1986 al 2002

Gli argomenti di Gianetti

Approfittando della sua presenza a Siena, prima che partisse la Strade Bianche degli uomini, abbiamo chiesto a Mauro Gianetti le ragioni del suo interessamento per la squadra di Matteo Berti, una delle più prestigiose del panorama italiano. L’orizzonte più o meno immediato vedrà i team WorldTour completare la filiera con gli juniores, al pari di quanto la Red Bull-Bora ha fatto sin dall’inizio?

«Noi cerchiamo di guardare un po’ avanti – spiega il general manager della squadra numero uno al mondo – di dare un po’ di sostegno ai giovani, senza impegni particolari. Il Team Vangi-Tommasini è una realtà che ha una lunga storia, hanno dei buoni ragazzi, dei buoni talenti e quindi è anche bello da parte nostra poter dare un’ispirazione soprattutto ai giovani».

La squadra juniores toscana ha aperto il 2026 al GP Giuliano Baronti  (foto Vangi-Tommasini)
La squadra juniores toscana ha aperto il 2026 al GP Giuliano Baronti (foto Vangi-Tommasini)
E’ una cosa che si fa solo in Italia oppure si può fare anche in altri Paesi?

Abbiamo diverse collaborazioni, con squadre come il Pogi Team e anche con singoli atleti in giro per il mondo. Avevamo una collaborazione in Spagna che ci ha permesso di scoprire Ayuso, ma l’Italia è un territorio a noi molto caro. Sono tutti accordi senza alcun impegno, è più una collaborazione. Noi ci siamo, se hanno bisogno di una mano, possiamo farlo.

Alla base c’è un lavoro di scouting per cui un ragazzo interessante potrebbe entrare nella vostra orbita?

Certo, ma questo fa parte del gioco. Se hanno dei ragazzi in gamba, noi li osserviamo più da vicino. Ma dato che la priorità va alla formazione, ci limitiamo a dare un sostegno, senza mettere sotto contratto nessuno.

Può esserci anche l’idea di portare lì dei ragazzi che a voi interessano particolarmente?

La nostra idea è che a quell’età dobbiamo sempre dare la priorità alla scuola. Se parliamo di un atleta bravo che abita lì vicino, può avere un senso. Non avrebbe senso sradicare un ragazzo da casa per portarlo alla Vangi. Va bene che siano consapevoli che qualcuno li sta osservando da vicino, ma basta questo. Oggi la categoria juniores va seguita, è importante perché è la base dell’apprendimento di come fare il corridore.

La squadra con scarpe Nimbl: qui la visita a Porto Sant'Elpidio, accolti da Francesco Sergio (foto Vangi-Tommasini)
La squadra corre con scarpe Nimbl: qui la visita a Porto Sant’Elpidio, accolti da Francesco Sergio (foto Vangi-Tommasini)
La squadra con scarpe Nimbl: qui la visita a Porto Sant'Elpidio, accolti da Francesco Sergio (foto Vangi-Tommasini)
La squadra corre con scarpe Nimbl: qui la visita a Porto Sant’Elpidio, accolti da Francesco Sergio (foto Vangi-Tommasini)
Sta cambiando parecchio…

Una volta certi passaggi di apprendimento li facevi da dilettante, adesso li fai da junior. Impari a mangiare, impari a allenarti, impari a conoscere il tuo corpo e a crescere. Quindi impari a non fare gli errori e questa è la cosa principale. E il primo errore da evitare è dimenticarsi della scuola.

Non hai la sensazione che negli juniores la velocità sia aumentata di parecchio?

Questo ormai fa parte della società. I ragazzi hanno visto alcuni juniores passare o arrivare presto al professionismo e tutti si illudono di poter fare la stessa cosa. Ma non è scontato che funzioni per tutti, sono eccezioni e bruciare le tappe non deve essere un obbligo per nessuno. Voglio insistere su questo aspetto, il ciclismo non deve andare a scapito della scuola, della formazione. Perché proprio avere una formazione completa ti dà la tranquillità di poter fare il corridore.

Hai parlato di eccezioni…

I casi di Remco, e di Seixas sono particolari. La regola è che fino a 20-21 anni non sei pronto per fare il professionista. Prenditi il tempo per fare quello che devi a 17, 18, 19, 20 anni. Fallo bene e poi potrai diventare un corridore.

MatxinUAE Emirates e Decathlon che tirano alla Strade Bianche, Matxin

Matxin fa i complimenti ai suoi ragazzi. E su Seixas…

08.03.2026
5 min
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SIENA – Impossibile non tornare sulla gara di ieri. La Strade Bianche ha il potere di infuocare gli animi e di gettarti definitivamente dentro la stagione dei grandi duelli, delle grandi corse e dei grandi campioni. Il poker di Tadej Pogacar è riuscito ad emozionarci ancora… la sua vittoria solo apparentemente potrebbe essere un “copia e incolla” di quella del 2024.

Lo zampino di Paul Seixas e Isaac Del Toro si è fatto sentire eccome. Tutto secondo programma, ma non proprio, insomma. E di questi aspetti abbiamo parlato ieri a botta calda con Joxean Fernandez Matxin, sport manager della UAE Emirates.

Matxin
Matxin abbraccia i i ragazzi man mano che arrivano al bus. Ieri ne hanno piazzati ben tre nei primi dieci
Matxin abbraccia i i ragazzi man mano che arrivano al bus. Ieri ne hanno piazzati ben tre nei primi dieci

Meno facile del previsto

Matxin era appena sceso dall’ammiraglia. Stava giusto mangiando qualcosa perché durante la corsa non aveva avuto il tempo di mandare giù neanche un boccone.

«Dire che è andato tutto secondo programma è troppo facile – racconta Matxin – ma si parte sempre per vincere, soprattutto quando hai corridori di questa qualità. Credo che la squadra sia stata perfetta in ogni momento. Non solo Tadej che ha definito il lavoro di tutti. Si è fatto quasi 80 chilometri da solo, ha controllato chi era dietro… ed è stato impressionante questo aspetto. Perché lo inseguivano corridori fortissimi.

«E lo stesso i compagni. Kevin Vamaercke è stato impressionante. Anche lui ha tenuto sempre la fuga del mattino a un minuto… anche troppo vicino! E l’ha controllata da solo. Questo significa che abbiamo speso un solo uomo in vista della parte più selettiva. Poi Felix Grosschartner ha fatto la parte più complicata. Cioè le discese e gli ingressi prima degli sterrati. Lui doveva portare avanti Tadej e il team, in una fase in cui tutti vogliono stare davanti. Doveva andare forte ma senza allungare eccessivamente il gruppo lasciando spazi. Florian Vermeersch: è stato brutale. Jan Christen ha fatto la selezione. E lui ha lanciato l’attacco. Quando è partito Pogacar erano rimasti in sette. Capite? Sette corridori e con il livello che c’era è qualcosa d’incredibile. E chiude sesto».

Qualità, forza, talento… Sono gli aggettivi che usa Matxin per i suoi. Nella lista degli elogi non manca Del Toro che definisce come «Classe pura in bici».

Matxin
Matxin spiega come dall’Algarve, grazie soprattutto al fresco ex Ayuso e ad Almeida, siano arrivati dati interessanti e attendibili su Seixas
Matxin
Matxin spiega come dall’Algarve, grazie soprattutto al fresco ex Ayuso e ad Almeida, siano arrivati dati interessanti e attendibili su Seixas

Occhio a Seixas

Tuttavia, se l’azione della UAE Emirates ha funzionato alla grande, c’è chi come Paul Seixas ci ha messo lo zampino, rischiando per qualche istante se non proprio di mandare tutto all’aria, di rimescolare le carte della partita di Pogacar e compagni.

«Questo ragazzino francese?», lo incalziamo. «E’ forte. E’ veramente forte – replica lo spagnolo scandendo bene la parola forte – Seixas non bisogna considerarlo come il futuro, ma come il presente. Se è uno stimolo a fare meglio? Certo, ma va anche controllato. Era alla sua prima partecipazione alla Strade Bianche e guardate come si è difeso. Ha tenuto la ruota di Tadej a lungo».

E qui si aprono diversi quesiti. Seixas ha tenuto più del previsto? E i team come si controllano tra loro? La risposta di Matxin è decisamente tecnica.

«Non direi che ha tenuto più del previsto – spiega Matxin – secondo noi, secondo i nostri dati, sapevamo che poteva tenere in quel modo. Con quello che ha dimostrato in Algarve al fianco di Juan Ayuso, che conosciamo bene e sappiamo i suoi valori, sapevamo cosa potesse fare Seixas. Non solo. Ma altre info le avevamo tramite Joao Almeida, anche lui era lì… Dunque ci aspettavamo un livello molto alto da parte sua.

«Seixas è davvero un buon corridore. Guida bene la bici, è sveglio, ha una grande sparata. E’ un corridore giovane e un campione. Anzi, togliete la parola giovane: è un campione».

Dunque in quel lungo pedalare fianco a fianco fra Seixas e Del Toro, gli UAE ieri hanno acquisito altri dati importantissimi. E certamente li studieranno ancora… Oggi il ciclismo è anche questo.

Strade Bianche 2026 Del Toro e Seixas
Da domani Del Toro, qui a ruota di Seixas, sarà leader della UAE Emirates alla Tirreno
Strade Bianche 2026 Del Toro e Seixas
Da domani Del Toro, qui a ruota di Seixas, sarà leader della UAE Emirates alla Tirreno

E ora Tirreno

Intanto gli atleti arrivano al bus. Matxin interrompe per qualche istante la nostra chiacchierata e va ad abbracciarli e a congratularsi con loro. La forza di un team passa anche da questi gesti.

«E’ difficile migliorare quando si vince, ma è uno stimolo e vincere non stanca mai. E’ una sensazione bella e alla fine tutti lavoriamo per questo. Tadej non correva dal Lombardia e quando vedi i tuoi compagni gareggiare, quando vedi le corse in tv hai una voglia pazzesca e quando arriva il momento vuoi dare il meglio. Da ottobre a qui ha solo lavorato e ci sta che avesse voglia».

Quest’ultimo aspetto lo ha ribadito anche lo stesso Pogi in conferenza stampa. «Nella prima corsa sei sempre un po’ nervoso perché non sai come andranno le cose dopo tanto lavoro».

Ora però si volta pagina con Matxin, anche perché se è vero che meno di 24 ore fa era ancora Strade Bianche, domani sarà già Tirreno-Adriatico e senza Pogacar il leader sarà Del Toro. Ieri il messicano non è apparso troppo contrariato di essersi fatto staccare per quei pochi secondi da Seixas a Monte Sante Marie. Nel finale invece era già in modalità risparmio energetico in vista della Corsa dei Due Mari.

«Alla Tirreno – conclude Matxin – ci aspettiamo un Del Toro in grande forma. Ha una situazione buona. La squadra correrà per lui. Siamo fiduciosi, ma consapevoli anche che ci saranno tanti altri corridori forti. Avete visto come va Antonio Tiberi e altri corridori importanti. Non sottovalutiamo mai nessuno».

Paul Seixas

Seixas lo ha messo nel mirino. A Siena un giorno storico?

07.03.2026
7 min
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SIENA – Alla fine la notizia di questa Strade Bianche è stata la risposta senza troppe riverenze di Paul Seixas a Tadej Pogacar nel momento dell’attacco a Monte Sante Marie. Quell’attacco del campione del mondo ha fatto male. Ha fatto esplodere il gruppo. Ma rispetto ad altre volte non è rimasto subito solo. E il merito di questa attesa suspense è tutto del giovane asso della Decathlon-CMA.

Noi eravamo a bordo strada a Monte Sante Marie (e anche in un altro settore precedente), e guarda caso proprio in uno dei mezzi di supporto della squadra di Seixas. Pronti con borracce, gel e ruote di scorta. La polvere è stata qualcosa di inimmaginabile. E da questa abbiamo visto spuntare prima Pogacar e poco dopo questo giovanissimo atleta.

Paul Seixas
Secondo ma contento, Seixas entra in Piazza del Campo esultando (il giusto)
Paul Seixas
Secondo ma contento, Seixas entra in Piazza del Campo esultando (il giusto)

Seixas senza paura

Tutto avviene in pochi secondi. Pogacar affonda il colpo, dietro si perdono e Seixas che non solo risponde, ma riduce il gap, sale così forte tanto da perdersi Del Toro. Quando poi sembra fatta per il congiungimento, il campione del mondo ne ha ancora e… apriti cielo. Ma certo vedere un Pogacar così serio, così impegnato e soprattutto voltarsi più volte non era mai successo.

Le attese che davano Seixas così vicino a Pogacar non erano dunque errate. Illusioni? Forse. Alla fine tutto questo momento di cui stiamo parlando, questo “testa a testa”, è durato neanche due minuti. Ma è un punto di partenza per una messa in discussione dei valori tanto attesa. Una speranza concreta che potrà dare ancora più gusto a questo ciclismo.

«E’ un secondo posto meraviglioso – ha detto Seixas – la gara è stata a tratti caotica e ho dovuto fare uno sforzo extra che mi è costato un po’ di energie. Questo è ciò che mi è mancato per riprendere Pogacar quando ha attaccato. Ho dato tutto fino alla fine per ottenere questo secondo posto. Sono molto contento, è fantastico».

A bordo strada

Noi, per raggiungere i due punti indicati dal team per il rifornimento a bordo strada, abbiamo avuto l’onore di percorrere gran parte della Strade Bianche, cogliendo tutta la bellezza del paesaggio patrimonio UNESCO, ma anche la quantità pazzesca di gente a bordo strada e la difficoltà di settori e curve su sterrato. Il tutto in un polverone da non credere.

Per i rifornimenti bisognava cercare sempre dei tratti in salita o leggera salita, altrimenti era davvero impossibile che i corridori riuscissero a prendere la borraccia.
Quando verso l’uscita di Monte Sante Marie, con il ragazzo della squadra pronto a passargli la borraccia, Seixas ci è passato accanto, è parso super concentrato. Spingeva un rapporto lungo. Era dal lato opposto della carreggiata, con Del Toro a ruota, e non ha pensato neanche un secondo a prenderla.

La sua pedalata era potente. Piena. Ci ha dato l’idea di un uomo che sapeva esattamente dove fosse e cosa stesse facendo. E lo stesso nel settore di Lucignano d’Asso, quando la UAE Emirates era tutta schierata davanti: lui pedalava guardingo, a bocca chiusa, appena qualche posizione dietro, anche lui con qualche uomo vicino. Una padronanza che non ci aspettavamo. E più passavano i chilometri e più queste nostre sensazioni prendevano corpo.

Il finale è stato da vero campione. Anzi da campioni. Chi scappava dal drappello degli inseguitori? Giusto Del Toro e Seixas. Tenevano gli altri dapprima a 15” e poi li staccavano del tutto. E nel finale quando tutti si aspettavano il contrattacco del messicano, più fresco a ruota, ecco che Seixas dava ancora un lampo della sua forza e della sua classe.

Gioia Decathlon

Al bus della Decathlon è (quasi) festa. Di certo c’è gioia. Il diesse Julien Jurdie abbraccia i suoi man mano che arrivano.
E intanto spiega e racconta: «E’ un podio stupendo. L’obiettivo sin da ieri era quello di salire sui gradini del podio e ci siamo riusciti. E lo abbiamo fatto con un ragazzo di cui ancora non conosciamo i limiti. Sì, abbiamo visto che Pogacar è stato ancora più forte di lui. Però è stato impressionante il suo finale. Era solo con Del Toro che non gli ha mai dato un cambio. Ero certo finisse terzo, ma ha trovato altre energie. Semplicemente eccezionale.

«Oggi – aggiunge con orgoglio Jordie – però non c’è stato solo Seixas. Abbiamo avuto un buon collettivo. Ci tengo a ricordarlo. E’ stata una bella “vittoria”, abbiamo corso bene. Fino al sesto settore la squadra era tutta con Paul. Lapeira è stato a lungo con lui. Labrosse è stato attivissimo a metà gara e nel finale era ancora presente. Questo secondo posto dietro a Pogacar è quasi una vittoria per tutti noi: dallo staff ai corridori».

Jurdie è sfinito quando scende dalla macchina. Tra tensioni, polvere, sterrato, buche e curve la Strade Bianche è dura per tutti, anche per chi è in ammiraglia. Lo incalziamo dicendogli che forse oggi è stato anche un giorno storico. Forse è davvero si è palesato al mondo il rivale di Tadej Pogacar.

«Eh – sorride Jurdie – abbiamo capito che Paul ha la capacità fisica di rivaleggiare con Pogacar. L’abbiamo visto nel settore numero sette (Sante Marie, ndr). Non solo ha tenuto Pogi abbastanza a lungo, ma ad un certo punto è riuscito a prendergli la ruota. Poi ha sbagliato a insistere troppo. Ma ci sta. Non dobbiamo dimenticare che ha 19 anni. Ed è straordinario, a questa età, realizzare una performance simile. Incredibile».

Paul Seixas
La forza di Paul è anche in questa foto. Del Toro lo ha marcato, ma lui non si è innervosito e nonostante la spesa maggiore è riuscito a staccarlo a Santa Caterina
Paul Seixas
La forza di Paul è anche in questa foto. Del Toro lo ha marcato, ma lui non si è innervosito e nonostante la spesa maggiore è riuscito a staccarlo a Santa Caterina

Un giorno storico?

Insomma qualcosa è cambiato per davvero? Sarà il tempo a dirlo. Cosa certa è che d’ora in poi il francese sarà tenuto d’occhio in altro modo. Intanto ci prendiamo i fatti di oggi. E questi dicono che un corridore della Decathlon si è interposto nello strapotere UAE Emirates. Non li ha fatti tremare, ma… Qualcuno nel clan Decathlon ci ha detto che se Del Toro avesse avuto un’altra maglia non sarebbe finita così.

Con Jurdie proviamo anche a parlare più in generale di Paul Seixas. Del carattere, della pressione. A Siena ieri sera, tanto più dopo le prestazioni alla Faun-Ardèche Classic, dove in salita aveva ripetuto al secondo i tempi di Pogacar stabiliti all’Europeo, questo duello era lanciatissimo. E Paul ci si è trovato nel mezzo. Dalle chiacchiere alla realtà.

«Ieri sera Paul era rilassato – riprende Jordie – non aveva nessuno stress. E’ un ragazzo sicuro di sé. Quando abbiamo fatto la riunione e gli ho presentato l’obiettivo del podio, non è stato sorpreso. Anzi ha detto che lo avrebbe fatto! Ha una maturità fisica e mentale straordinaria, forse più grande di quanto non sia realmente».

Chiudiamo questa chiacchierata con il direttore sportivo francese chiedendogli qualcosa del programma di Seixas. Si vocifera molto circa una sua presenza o meno al Tour de France. E allora perché non ipotizzare per lui un meno stressante Giro d’Italia? La pressione mediatica ovviamente sarebbe minore rispetto a quella che può avere un leader francese al Tour.

«Non credo – conclude Jurdie – il programma di Paul è stabilito fino alla Liegi-Bastogne-Liegi. Ci concentreremo sulle prossime corse, che saranno i Paesi Baschi, la Freccia Vallone e appunto la Liegi. Poi discuteremo del resto».

Strade Bianche 2026, Tadej Pogacar, Siena,

Pogacar, poker stellare. Ma sul percorso ha qualcosa da dire…

07.03.2026
6 min
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SIENA – Scende le scale e intanto chiede all’ispettore dell’antidoping se la sala sia sempre la stessa. Quando quello annuisce e gli fa la battuta che dopo quattro vittorie conosce bene la strada, Pogacar si mette a ridere. E’ di buon umore, non potrebbe essere altrimenti, ma ha freddo e così Luke Maguire si sfila lo smanicato e glielo porge. Meglio che prenda freddo l’addetto stampa che il campione, però intanto Luke si premura di chiederci se stamattina siamo riusciti a parlare con Gianetti.

La giornata è finita come meglio non potevano augurarsi. Anzi, a voler cercare il pelo nell’uovo, ci si poteva aspettare il secondo posto di Del Toro. Invece Seixas se l’è tolto di ruota sullo strappo di Santa Caterina e un minuto dopo l’arrivo di Tadej ha conquistato il piazzamento di rincalzo.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora

La prima gara dell’anno

Per vincere la quarta Strade Bianche – dice di non averne una prediletta – Pogacar ha attaccato a 78 chilometri dall’arrivo e ai meno 73 aveva già un minuto di vantaggio. Potrebbe sembrare che sia stato facile e a guardarlo in faccia magari lo è stato, ma questa volta il campione del mondo è stato visto muovere le spalle più del solito: forse perché la minaccia di Seixas alle sue spalle è stata più incisiva di quanto possiamo aver pensato.

«Nella prima gara dell’anno – spiega Pogacar, che per due volte ha vinto la Strade Bianche al debutto stagionale – ti trovi in un territorio un po’ sconosciuto. Lavori duramente tutto l’inverno e ogni anno è la stessa cosa. Nella prima gara sei sempre un po’ nervoso, ma anche quest’anno ricominciare la stagione e vincere la Strade Bianche è stato una sensazione fantastica. Ma riuscirci è stato complicato, su questo non c’è dubbio».

Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolf,e Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla
Da solo sulle Tolfe, Pogacar ha ammesso di essersi anche goduto la folla

I lunghi attacchi? Una necessità

Il momento in cui ha attaccato è stato quello in cui ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: ci risiamo! Non è perché si tifi contro, ma perché con il suo livello indiscutibile, Pogacar sta rendendo difficile anche il racconto. Quindi ci stupisce quando, con il suo solito spirito ti dice che, se fosse per lui, di certi attacchi così lunghi farebbe volentieri a meno.

«Chiariamo una cosa – dice – questi attacchi così lunghi non mi piacciono. E’ solo il modo in cui progettano il percorso, aggiungendo 30 chilometri alla fine. E’ inutile. Prima la parte migliore della gara, la più difficile, veniva a 50 chilometri dall’arrivo, ora ne mancano 80. Se vuoi fare la differenza devi attaccare nei punti più duri ed ecco spiegato il perché di questi attacchi a lunga gittata.

«Possiamo parlarne e lamentarci quanto vogliamo, ma alla fine non spetta a noi decidere il percorso, che comunque è bellissimo. E’ una gara bellissima, ma se la vogliono così, se vogliono avere piccoli gruppi dopo appena 80 chilometri e ciclisti da soli nelle ultime due ore, noi non possiamo lamentarci. Soprattutto quando vinciamo».

Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro
Del Toro ha chiuso al terzo posto, coprendo le spalle a Pogacar in fuga. La UAE Emirates ha fatto un gran lavoro

La minaccia di Seixas

E’ la conferma del suo modo di correre e avere ragione della concorrenza semplicemente stroncandola con la forza: quello che non sempre gli riesce alla Sanremo e che per pochissimi istanti ha temuto di non poter fare oggi con Seixas.

«Su Monte Sante Marie – spiega – a un certo punto mi sono voltato in un pezzo più pianeggiante. Oddio, non è così pianeggiante, ma la salita molla un po’ e c’è lo spazio per respirare. Mi sono voltato e Seixas non era così lontano: era molto vicino e io stavo spingendo forte. Così mi sono detto che nella successiva sezione ripida avrei dovuto dare tutto per cercare di aumentare il vantaggio e per fortuna ci sono riuscito. Altrimenti penso che mi avrebbe preso, aveva una bella spinta, quindi sarebbe arrivato a ruota e saremmo andati avanti insieme per parecchio. Perciò sono contento di come è andata a finire».

Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo cohe contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo
Van Aert ha sorriso dicendo che contro Pogacar si corre per il secondo posto e lui è contento del suo decimo

L’incognita della Sanremo

Sarà diverso alla Sanremo? Qualche tempo fa, analizzando il suo modo di correre, Nibali ci fece notare che negli assalti alla Sanremo fatti finora, Pogacar ha sbagliato cercando di staccare tutti con la forza e non cercando soluzioni più scaltre. E in qualche modo le parole di Tadej confermano che la Sanremo, la prossima corsa cui prenderà parte, ha ancora qualche punto che gli sfugge e lo rende meno sicuro.

«La Sanremo – dice – è davvero diversa rispetto alla Strade Bianche oppure alla Liegi o al Fiandre. Quando arrivi sulla costa, non è più una gara dura, in compenso però inizia a essere nervosa. Ci sono un sacco di città, un sacco di curve a destra e a sinistra, tanti su e giù e le velocità sono incredibilmente alte. In più, i corridori della Sanremo sono un po’ più grossi rispetto a quelli che trovo nelle altre gare che mi piacciono (sorride, ndr). Corridori da classiche, anche velocisti, e questo significa anche che le velocità sono più elevate anche in pianura. Quindi, in un certo senso, è davvero spaventoso partecipare a quella gara, soprattutto per arrivare alla Cipressa.

«Lì devi essere non al 100, ma al 110 per cento e anche in quel caso è tutta una questione di posizionamento. Non più dietro della seconda posizione, sarebbe un rischio, meglio essere in pole position. E le salite sono velocissime, andiamo a 40 all’ora quindi devi guidare con attenzione e capisci che è difficile fare la differenza. La Sanremo non è solo la salita del Poggio, ma bisogna fare i conti anche con la discesa perché poi non c’è più molto. E’ una gara davvero particolare, in un certo senso davvero bella e molto interessante da correre».

Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto pèarla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro
Pogacar, davanti a Seixas e Del Toro: questa foto parla tanto di futuro

La solutidine e la folla

L’ultimo pensiero di questo sabato che sembra domenica per l’atmosfera di festa che si respira nelle strade di Siena, Tadej Pogacar lo dedica alla sua solitudine nelle due ore di attacco, quando i soli suoni sono il baccano della gente e il rombo delle moto dei fotografi che si alternano davanti a lui scattando foto.

«All’inizio, quando ho attaccato – spiega – ho pensato che il vantaggio fosse buono, ma che dovevo migliorarlo e farlo crescere il più velocemente possibile. Non sapevo quanto distacco avessi. Poi ho iniziato a chiedermi dove potesse essere Isaac (Del Toro, ndr) e cose del genere. Quello che succedeva dietro. E poi, una volta ottenute queste informazioni, ho iniziato a pensare alla strada da percorrere e mi sono goduto la folla. Ho pensato anche a gestire lo sforzo, mangiare e bere, arrivare bene al traguardo. E a volte, penso anche: ho i miei pensieri personali».

Una solitudine beata, con la sensazione di volare su una nuvola al di sopra delle fatiche degli altri. Quando è salito sul podio per la premiazione c’erano ancora tanti corridori sul percorso. Il fuoriclasse è questo, non può fare altro che vincere, e gli altri alle sue spalle danno profondità alla scena e sono anche loro preziosi. Come i compagni di squadra più invisibili che ha ringraziato citandoli uno a uno: Christen, Grosschartner, Novak, Vermaerke e Vermeersch. Quelli che fanno il lavoro sporco, ma prezioso. Lo seguiamo finche non sparisce all’interno dell’antidoping, con la certezza di aver vissuto un’altra magia e la sensazione che questa volta non sia stato facile come potrebbe esserci sembrato.

Strade Bianche Donne 2026, Siena, Elisa Longo Borghini, Kasia Niewiadoma, Elise Chabbey

Longo generosa, Chabbey tenace e la Strade se ne va…

07.03.2026
6 min
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SIENA – Scena degna d’un palio quella della penultima curva di questa Strade Bianche. Longo Borghini ha attaccato nuovamente sulla salita di Santa Caterina: rapporto lungo e tutte le forze nei pedali, con Niewiadoma e Chabbey a ruota. La piemontese ha scollinato e voltato a destra, rilanciando l’andatura. Le altre sono rimaste un passo indietro e quando sono arrivate alla curva a sinistra che spalanca la traiettoria su Piazza Il Campo, la trappola è scattata.

Koch ha cercato di passarla sulla destra ed Elisa si è spostata verso di lei trovando la traiettoria strozzata. Contemporaneamente Niewiadoma ha provato a infilarsi nel varco al centro e le due spalle si sono toccate. Elise Chabbey che fino a quel momento era sempre rimasta a ruota ne ha approfittato e ha attaccato. Sarebbe bastato che Elisa allargasse il gomito, ma non ha avuto la prontezza oppure ha preferito giocare pulito e con le prime tre ha visto sfuggirle il podio della Strade Bianche, nonostante sia stata lei quella che ha fatto la corsa.

«Se devo dire la verità – sorride Chabbey – non ricordo bene come sia andata, ho seguito l’istinto. L’unica cosa che sapevo è che se passi per primo l’ultima curva, hai buone possibilità di vincere. Quando Francesca (lei chiama così la compagna Franziska Koch, ndr) è passata a destra, Longo e Kasia si sono spostate un po’ a sinistra. Io ho trovato un varco e ho provato a passare e poi sono andata a tutta fino al traguardo e l’ho passato per prima».

Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva
Santa Caterina alle spalle, la Strade Bianche si deciderà nella prossima curva

Applausi alla Longo

Dopo la vittoria al UAE Tour, Elisa Longo Borghini voleva vincere la Strade Bianche e farlo con chiarezza, di forza e possibilmente da lontano, senza trovarsi invischiata in una lotta a spallate all’ultima curva. Dopo l’arrivo si è seduta per terra, col torace che si gonfiava per recuperare il respiro. Ha le gambe sporche di terra, gli occhiali specchiati con gocce di polvere e il tono di voce che torna fermo.

«Se non si prova a vincere – dice – le corse non si vinceranno mai. Io ho provato a farlo, ma a volte rischi anche di perderla. Credo che sia molto meglio così. Ho fatto diversi attacchi, mi sono sentita bene. E’ stata una bella battaglia fino alla fine, l’ho rischiata e penso che sia meglio rischiare che perdere da perdenti. A un certo punto mi sembrava che Niewiadoma, sparendo dalla mia vista, avesse mollato, invece mi ha infilato bene. E’ stata brava. Forse avrei dovuto allargare i gomiti, però è sempre meglio non farlo».

Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso
Letizia Borghesi premiata per la Coppa Italia delle Regioni non si fa una ragione dell'errore di percorso
Letizia Borghesi – sul podio della Strade Bianche per la Coppa Italia delle Regioni – non si fa una ragione dell’errore di percorso

L’errore di percorso

E’ stata la Strade Bianche in cui tutto il gruppo inseguitore a un certo punto ha sbagliato strada, seguendo un motociclista. Quando se ne è accorto, ha voltato la moto ed è ripartito, lasciando le ragazze su una strada di campagna a lottare contro il tempo per recuperare la via maestra. Senza che le atlete davanti ne sapessero nulla.

«Sono veramente frustrata – dice fra le lacrime Letizia Borghesi – perché mi sentivo davvero bene. Ero nel primo gruppo e ho forato prima delle Tolfe, è stata dura, ma sono rientrata con l’aiuto di Kim (Lecourt Pienaar, ndr). Mi sentivo davvero forte, ma poi quando sono arrivata sulla testa del gruppo, la motocicletta ha sbagliato e io l’ho seguita. Quando vai così forte in discesa, non puoi che fidarti e seguirle. Poi è tornata indietro e non mi ha aspettato, quindi ero da sola nel mezzo del nulla.

«Alla radio non dicevano nulla. E’ tanto frustrante, perché la Strade Bianche è una delle gare più grandi e questo ha rovinato completamente non solo la mia prova, ma quella della nostra squadra. Non sono più rientrata, ho finito la gara, però dalla rabbia volevo quasi fermarmi».

Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio di PIazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch
Sul podio della Strade Bianche a Piazza Il Campo, Chabbey precede Niewiadoma e Koch

L’abbraccio di Vollering

L’errore di percorso ha spalancato la porta per Elise Chabbey, che si è ritrovata da gregaria in fuga a unica carta rimasta alla FDJ Suez per giocarsi la gara. Era stanca e poco convinta di riuscire a combattere sino in fondo ed è stata proprio Franziska Koch a darle coraggio.

«Avevamo un piano – racconta Chabbey – per vincere con Demi Vollering e prevedeva che io entrassi in fuga e cercassi di mettere pressione alle altre squadre. Poi però Demi ha avuto un problema e sapevamo che non sarebbe riuscita a recuperare. Perciò mi sono ritrovata da sola con Francesca e insieme abbiamo cercato di unire le forze e fare del nostro meglio. Ci siamo incitate e questa voglia di fare bene è stata la chiave per vincere, perché tutte le atlete erano molto forti. Il livello della squadra oggi è stato fantastico, abbiamo tenuto duro anche per ripagare il lavoro di ragazze come Lea e Amber (Curinier e Krach, ndr), che hanno fatto un ottimo lavoro per tutto il giorno.

«Non avrei mai pensato di poter vincere la Strade Bianche fino a quando ho passato il traguardo. E quando Demi è venuta ad abbracciarmi, ho pensato che fosse contenta per me, perché l’anno scorso ho lavorato tanto per lei. La cosa speciale di questa squadra è che siamo tutti così uniti. Oggi è toccato a me, la prossima volta ci sarà un’altra».

Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle PInzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey
Longo Borghini ha attaccato a Colle Pinzuto e sulle Tolfe, ma non si è liberata di Niewiadoma e Chabbey

Due storie dal finale diverso

Elisa Longo Borghini si avvia verso il podio, con il senso di aver dato tutto e un quarto posto che non ha sapore. Si ferma per abbracciare Kasia Niewiadoma. La gente della Strade Bianche l’ha eletta a sua beniamina e ad ogni attacco – a Colle Pinzuto, sulle Tolfe e sulla salita finale – il pubblico è esploso. Ieri, camminando al suo fianco dalla presentazione al pullman, abbiamo avuto la chiara sensazione della popolarità e assieme della disponibilità con cui si è lasciata avvicinare per una firma e una foto.

Elise Chabbey invece lascia la conferenza stampa ancora incredula. Il massaggiatore le stampa un bacio sulla guancia. Fa in tempo a dire di essersi messa a disposizione della compagna Koch per aiutarla a vincere e che l’altra le abbia risposto di non pensarci nemmeno e di dare tutto, perché anche le altre erano stanche.

Ce ne andiamo a scrivere con la consapevolezza che questo movimento sia cresciuto davvero a dismisura. Fino a qualche anno fa, le ragazze stramazzavano sul selciato della piazza e impiegavano dei lunghissimi minuti per prendere fiato. Ora arrivano, si siedono, bevono, commentano e in breve sono già pronte per parlare. Forse è davvero arrivato il momento di allungare le distanze di gara.

Strade Bianche

Nei dettagli (e nei tranelli) della Strade Bianche con Bennati

05.03.2026
5 min
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Archiviato anche il Trofeo Laigueglia è già altissima la febbre per la Strade Bianche. Il grande appuntamento di inizio stagione, quella che è ritenuta, non a torto, il “sesto Monumento”. L’esordio di Tadej Pogacar, gli sterrati, le colline toscane, la polvere e le derapate fino a Piazza del Campo: lo spettacolo è già cominciato.

Per entrare ancora più a fondo nei meandri della corsa senese abbiamo sentito Daniele Bennati. Toscano, che la Strade Bianche l’ha disputata più volte in carriera, arrivando anche undicesimo pur essendo un velocista puro. Ma quando la gamba gira, con coraggio e abilità di guida, anche uno sprinter può togliersi soddisfazioni.

Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Strade Bianche
Bennati, qui in testa al gruppo, ha ottenuto un 11° posto nel 2012 come miglior risultato nella corsa senese
Daniele, eccoci alla Strade Bianche: quest’anno 14 settori. Oltre a Colle Pinzuto e Monte Sante Marie, i settori più noti, quali possono essere i tranelli inattesi?

Tranelli… il percorso della Strade Bianche è abbastanza conosciuto ormai. Monte Sante Marie è sempre il tratto che può risultare quasi decisivo, ma non è detto che lo sia in modo definitivo. Anche prima, per esempio, c’è il settore di Lucignano d’Asso, lungo più di 10 chilometri. Lì spesso c’è vento laterale e non sono rare le cadute.

E come dimenticare quella di Alaphilippe?

Non è un tratto difficile dal punto di vista tecnico, ma quando la strada scende con vento laterale è completamente esposta. In quelle condizioni diventa molto pericoloso e bisogna stare davanti. Quando tutti vogliono le prime posizioni la velocità aumenta, la corsa si accende e il rischio di cadute cresce. Non solo, ma usciti da questo settore ci sono circa 800 metri di asfalto, poi si gira a sinistra e si attacca subito Pieve a Salti.

Un tratto che presenta anche begli strappi

Esatto. Poi si va verso Asciano, c’è il rifornimento e subito dopo inizia San Martino in Grania, il settore che precede Monte Sante Marie. Ed è un punto chiave della corsa.

Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Strade Bianche 2026
La Strade Bianche di sabato: 203 km, 14 settori di sterrato per un totale di 64 km e oltre 3.500 m di dislivello
Perché, cosa accade a San Martino in Grania?

Qui spesso le squadre più forti, come la UAE Emirates, che ultimamente sta dominando, prendono in mano la situazione. E’ un tratto, anche piuttosto lungo (9,4 chilometri, ndr) in cui si può fare grande selezione per arrivare a Sante Marie e mettere fatica già nelle gambe degli avversari.

Si parla sempre degli sterrati, Daniele, ma c’è anche qualche tratto asfaltato che può incidere?

No, non mi vengono in mente punti particolarmente complicati su asfalto. Forse la discesa di Montalcino prima di imboccare lo sterrato di Lucignano d’Asso. Ma in generale sono strade belle, larghe, veloci. Parliamo di zone patrimonio UNESCO, quindi l’asfalto è buono. Tra l’altro la discesa di Montalcino è stata sistemata di recente.

Prima hai accennato al fatto che tutti vogliono stare davanti e aumenta la bagarre. Ma è così fondamentale stare sempre davanti anche alla Strade Bianche? In fin dei conti non sono le stradine di un Fiandre o di una Roubaix…

Stare davanti è importante, ma certamente si può stare più coperti rispetto al Fiandre o alla Roubaix. Nella prima metà di gara soprattutto, tra uno sterrato e l’altro, si può correre anche più tranquilli. E’ chiaro che dentro i settori tutti vogliono le prime posizioni, ma nella prima parte non è obbligatorio stare sempre a limare. Anche in caso di foratura si riesce a rientrare senza grossi problemi insomma.

Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Strade Bianche
Tom Pidcock è un vero funambolo. Sugli sterrati la sua guida si esalta
Tolto Pogacar, che può vincere come vuole: qual è il tratto più decisivo secondo te?

Spesso è sottovalutato il segmento tra l’uscita delle Sante Marie e prima dello sterrato di Monteaperti. Dopo Sante Marie, quando si va verso Castelnuovo Berardenga, c’è spesso una fase di assestamento. Se davanti manca l’accordo qualcuno può rientrare e partire in contropiede.

E Santa Caterina, l’ultima impennata sul basolato di Siena? E’ davvero così tagliagambe?

Sì, perché sei nel finale e molte edizioni si sono decise lì. Pogacar a parte, che è sempre arrivato da solo, ricordo vittorie costruite proprio su quella rampa, come nel caso di Stybar o Cancellara.

E la volata? Bisogna entrare davanti nella curva ai 270-250 metri?

Spesso chi scollina Santa Caterina in testa resta davanti. Non c’è spazio per superare: mancano circa 400 metri, è tutto un destra-sinistra e sorpassare è difficilissimo. Chi passa per primo lì di solito ha più gambe e difficilmente si fa rimontare. Un corridore sveglio non si fa passare.

Strade Bianche
Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
Strade Bianche
Non era la Strade Bianche ma la 9ª tappa del Giro 2025. Del Toro scollina davanti a Santa Caterina, ma il più esperto Van Aert riesce a sorpassarlo nei vicoli di Siena. Una rarità
La Strade Bianche è più selettiva con l’asciutto o con il bagnato?

Quest’anno dovrebbe essere piuttosto asciutta, con temperature intorno ai 20 gradi. Con il bagnato il terreno è più morbido, la bici scorre meno perché affonda un po’, ma in alcuni tratti tiene meglio. Alla fine diventa più selettiva con l’asciutto e la polvere, perché le velocità sono più alte e chi ha più gambe fa la differenza. Con la pioggia aumenta l’imprevisto, tra forature e freddo. Se piove tutto il giorno cambiano le dinamiche, ma più per le condizioni meteo che per il tracciato in sé.

C’è una curva che ricordi in modo particolare? Noi pensiamo, per esempio, a quella in fondo allo “sciacquone” di Monte Sante Marie, dove inizia la salita finale di quel segmento. Non a caso lì Pidcock fece bei numeri…

Ce ne sono diverse di pericolose, soprattutto quelle in discesa percorse ad alta velocità, perché si tratta di una tenuta sempre meno stabile rispetto all’asfalto. Molto dipende anche da come vengono sistemate le strade: quanta ghiaia c’è, quanta ne viene smossa. Spesso sistemano questi sterrati: aggiungono terra e o ghiaia e il fondo resta più “morbido”. Bisogna conoscere quelle sensazioni e avere certe attitudini.

Rispetto ai tuoi tempi è cambiato anche il materiale?

Sì. Oggi si corre almeno con coperture da 30 millimetri, molti usano il 32. Io la prima volta montavo il 25, tubolare. E’ cambiato tanto, ma questi ragazzi sono bravissimi a guidare.

Il viaggio in rosa di Ulissi, tornato per un giorno bambino

20.05.2025
5 min
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«Ma vi dico – fa Ulissi con la solita arguzia – da una parte mi hanno fatto prendere la maglia rosa nel giorno sbagliato. Dall’altra però devo dire che è stato il giorno giusto, perché arrivavo in Toscana. Quindi da una parte bene e da quell’altra un po’ meno, no? Però è stata veramente una bella emozione e del tutto inaspettata. Ero lì che pensavo alla tappa, poi è arrivata l’opportunità…».

Il Giro d’Italia va veloce e a volte rischia di scrollarsi di dosso con troppa fretta dei pezzi importanti di vita. La maglia rosa di Diego Ulissi, come quella di De Marchi quattro anni fa, è un frammento che sarebbe un peccato lasciar scivolare troppo indietro. Era il sogno del ragazzino passato professionista sedici anni fa e si è avverato quasi per caso in un giorno di primavera sulle strade marchigiane di Castelraimondo, dopo 113 chilometri di fuga. E’ durato poco: la tappa di Siena ha spostato le inquadrature altrove, ma i ricordi restano. Diego racconta, noi prendiamo appunti.

Forse qualche volta ci eri arrivato vicino…

Nel 2016 c’ero arrivato a 20 secondi. Il Giro era partito con la crono di Apeldoorn in Olanda e quando siamo arrivati a Praia a Mare, vinsi la tappa e mi ritrovai terzo a 20 secondi da Dumoulin. Ma quando l’ho avuta, quando mi è arrivata, è stata una bella emozione. Sono cresciuto guardando il Giro d’Italia. I ricordi delle prime gare che vedevo sin da piccolissimo coi miei nonni e il resto della famiglia sono del Giro di Italia. Quindi ritrovarsi a vestire il simbolo del primato è stato qualcosa di molto forte.

Come è stato vestirsi la mattina per la tappa?

Mi guardavo allo specchio, con il mio body rosa e anche il casco. Cercavo di essere impeccabile, ma sapevo che l’avrei indossato solo quel giorno. Perché potessi tenerla, doveva venire una tappa di studio, che nel ciclismo attuale è impossibile. Sapevo che si sarebbero fatti la guerra. Il problema grosso è che avevo speso tantissimo il giorno prima, mi sentivo stanco…

E’ vero che la gente riconosce di più la maglia rosa? Ti chiamavano più del solito durante la tappa?

E’ davvero così e forse per il fatto che si entrava in Toscana, ho sentito un grande affetto da parte delle persone. Però l’emozione più grande l’ho avuta quando me l’hanno consegnata sul podio.

A Siena hai riconosciuto i tuoi tifosi?

Sì, c’era tanta gente che conoscevo. Tifosi partiti da Donoratico e dalle mie zone. In Toscana ho dato i primissimi colpi di pedale, è la mia terra, ci sono cresciuto.

Van Aert ha trovato ad accoglierlo sua moglie e i figli: Arianna era a Siena?

No, volete ridere? Arianna era venuta al Giro, ma è ripartita il giorno prima. Ha fatto in tempo a vedere che avevo preso la maglia rosa, ma quando l’ho chiamata appena arrivato sul bus, era già in viaggio. Diciamo che non era previsto.

In effetti ci hanno raccontato del silenzio in attesa che arrivasse il gruppo…

Prima di tutto non mi ricordavo esattamente il ritardo che avevo dalla maglia rosa Roglic, quindi non sapevo bene quale fosse il limite del gruppo. Per questo mi sono affidato ai ragazzi che ti devono portare sul palco e guardavo loro. Erano lì e aspettavano che arrivasse la conferma via radio, poi mi hanno fatto una specie di countdown. E quando ho visto che il tempo era scaduto e il gruppo ancora non arrivava, ho capito di aver preso la maglia rosa ed è stato bello.

In Piazza del Campo, 42° a 5’10” assieme a Fortunato, il saluto di Ulissi al pubblico e alla rosa
In Piazza del Campo, 42° a 5’10” assieme a Fortunato, il saluto di Ulissi al pubblico e alla rosa
Vuoi dire che sei a posto e il tuo Giro potrebbe finire qui?

No, neanche un po’, mi conoscete. Sapete che quando parto, soprattutto in una gara importante come il Giro d’Italia, io punto a vincere. L’altro giorno ero in fuga per cercare la vittoria di tappa, per cui adesso l’obiettivo mio e di tutta la squadra è cercare l’occasione giusta per giocarsela. Sono immensamente felice dell’obiettivo raggiunto, di aver vestito la maglia rosa. Però, insomma, ci sono ancora tanti giorni davanti. Le gambe ci sono, quindi bisogna provarci.