La scelta corretta della sella da utilizzare quando si pedala passa da diversi aspetti tecnici e di comfort, infatti questo componente assume una funzione fondamentale sulla nostra bicicletta. Oltre a sostenere gran parte del peso del ciclista aiuta anche a distribuirlo. Quindi, cercare il modello corretto nella vasta gamma di selle a disposizione sul mercato diventa un aspetto delicato e importante.
Con Selle San Marco, uno dei brand di riferimento per quanto riguarda le selle da ciclismo, è possibile trovare il modello che fa al caso nostro. Un aspetto decisamente importante dato anche dalla vasta gamma di prodotti proposti. Tra questi c’è la sella Shortfit 2.0 Carbon FX Pro Series, un modello ispirato al mondo del professionismo e che quindi risponde ad esigenze tecniche elevate, per soddisfare anche i ciclisti più esigenti.
Il rail ultraleggero della Shortfit 2.0 Carbon FX Pro Series è realizzato in carbonio con sezione ovale (9,8 mm x 7 mm)Il rail ultraleggero della Shortfit 2.0 Carbon FX Pro Series è realizzato in carbonio con sezione ovale (9,8 mm x 7 mm)
La gamma
Selle San Marco con la gamma di selle Shortfit ha voluto realizzare dei prodotti di alto livello che possono rispondere a specifiche richieste biomeccaniche. Infatti le selle della linea Shortfit sono state create per ciclisti che hanno un’alta rotazione del bacino quando pedalano, e che tendono a spostarsi vicino al manubrio. Ma sono anche prodotti dedicati a chi ha una particolare larghezza delle ossa ischiatiche, e che quindi ricerca un livello di comfort superiore.
La speciale forma ergonomica di questa sella è caratterizzata da una lunghezza ridotta, e garantisce un sostegno adeguato nella sezione posteriore. Si ha una distribuzione ottimale della pressione nella sezione anteriore.
La sella Shortfit 2.0 Carbon FX Pro Series è dotata di taglio Open-Fit per alleviare la pressione sui tessuti molliLa sella Shortfit 2.0 Carbon FX Pro Series è dotata di taglio Open-Fit per alleviare la pressione sui tessuti molli
Leggera e dinamica
La sella Shortfit 2.0 Carbon FX Pro Series è realizzata con l’obiettivo di aiutare il ciclista nel superare le proprie prestazioni e migliorare il rendimento in gara o allenamento. Un modello leggero, con un design che offre al ciclista una grande mobilità in sella e di trovare la posizione giusta per ogni sforzo.
E’ dotata di taglio Open-Fit, il quale contribuisce a distribuire al meglio il peso in maniera uniforme, alleviando la pressione sui tessuti molli e nei punti delicati. A tutto questo è abbinato il profilo waved di Shortfit, il quale è stato sviluppato al fine di sostenere il bacino nell’arco di tutta la pedalata. .
Il rail è ultraleggero, realizzato interamente in carbonio con sezione ovale (9,8 mm x 7 mm) e con brevetto DNA (Dynamic Node Action): una tecnologia che impedisce la torsione e mantiene la parte anteriore della sella più stretta per un’ottima libertà di pedalata.
Selle San Marco fornisce le selle al team professional Novo NordiskSelle San Marco fornisce le selle al team professional Novo Nordisk
Caratteristiche tecniche
Selle San Marco con la sella Shortfit 2.0 Carbon FX Pro Series ha voluto offrire ai ciclisti un’alternativa capace di aumentare anche il comfort, aspetto di primaria importanza quando si pedala per diverse ore consecutivamente.
La scocca è rivestita in nylon ad alte prestazioni, arricchito con fibre di carbonio rinforzato con nervature che ne aumentano la rigidità senza perdere in comfort e durata del prodotto.
All’interno della Shortfit 2.0 Carbon FX Pro Series è presente una schiuma biodinamica a bassa densità con struttura di spessore variabile che segue i movimenti del bacino durante la pedalata, per un comfort garantito, leggerezza, resistenza di lunga durata e supporto ideale.
Disponibile in due taglie: S3 (peso di 168 grammi) e L3 (peso 172 grammi).
Dimensioni: S3 140 x 255 millimetri; L3 155 x 255 millimetri.
Si chiama Trek Aeolus AirLoom e fa parte della famiglia dei componenti RSL (Race Shoop Limited) di Trek, ovvero le medesime dotazioni dei professionisti. E’ la sella che utilizza la tecnologia 3D reticolare, si basa su una cover fitta e molto compatta con le zone differenziate di supporto.
La tecnologia 3D è sempre più utilizzata dai differenti brand, con diverse forme e soluzioni, di sicuro la tecnica reticolare permette di ridurre ulteriormente il peso e offre un comfort di livello eccellente. L’abbiamo provata.
Non è una sella piatta e non è una tipica short noiseNon è una sella piatta e non è una tipica short noise
Aeolus RSL AirLoom, cosa significa
Si tratta di una sella corta, oppure short-noise (con naso tronco), lunga 250 millimetri e larga 145 nella versione test (disponibili anche le larghezze di 135 e 155). La sella ha la scocca ed i due binari di aggancio completamente in carbonio (con diametro oversize 7×10, normalmente le selle in carbonio hanno dimensioni 7×9).
Come vuole il DNA Aeolus, anche la AirLoom è caratterizzata dall’ampio e lungo canale di scarico centrale. Nonostante questa apertura che di fatto divide la sella in due porzioni distinte (destra e sinistra), entrambi i lati risultano rigidi e sostenuti. Un fattore tecnico da considerare.
Il peso rilevato con la staffa inclusa Due viti ed una staffa, 15 grammi in tuttoSi nota la trama molto fitta (al pari della 1K) della scoccaIl carro è un blocco unico applicato in un secondo tempo alla scoccaSostenuta e confortevole al tempo stesso, nonostante uno spessore non marcatoLa “durezza” cambia in base alle zone 3DIl peso rilevato con la staffa inclusa Due viti ed una staffa, 15 grammi in tuttoSi nota la trama molto fitta (al pari della 1K) della scoccaIl carro è un blocco unico applicato in un secondo tempo alla scoccaSostenuta e confortevole al tempo stesso, nonostante uno spessore non marcatoLa “durezza” cambia in base alle zone 3D
La cover è un blocco unico
Non c’è foam (schiuma) nella sezione mediana e non è presente una copertura superiore come avviene per le selle standard. La Cover 3D è “appoggiata” sopra alla scocca in carbonio. Ha un buono spessore, non esagerato ed è realizzata con lo stesso polimero elastomerico EPU lavorato in 3D. Esso rivela eccellenti proprietà di assorbimento e dissipazione delle vibrazioni, è particolarmente longevo, ha memoria di forma ed è anche green in quanto per la sua costruzione non sono necessari solventi chimici. Inoltre, la struttura AirLoom di Trek è una sorta di sandwich con diversi strati sovrapposti tra loro. Al contrario di molte selle 3D in commercio, la Aeolus AirLoom mostra una sezione superiore a vista (quasi come fosse una cover) con dei fori dal volume ridotto. Questi proteggono gli strati inferiori con asole più grandi e tecnicamente offre un sostegno maggiore percepibile nell’immediato.
Da sottolineare, a favore di un concetto sicurezza che non dovrebbe mai passare in secondo piano, la traversina posteriore avvitabile alla scocca. Questa presenta una clip per una semplice predisposizione alle luci Trek (oppure eventuali accessori Blendr). Ci piace. Il prezzo della Aeolus AirLoom 349,99 euro.
Parte larga, di più rispetto alla mediaParte larga, di più rispetto alla media
Naso largo
E’ una caratteristica della famiglia Trek Aeolus, non solo relativa alla famiglia RSL. Il naso ha una larghezza è di 4,8 centimetri, maggiore rispetto alla media. Per chi è abituato alle selle (corte) con misure convenzionali possono essere necessarie alcune ore di impiego per prendere il giusto feeling.
Per tutti, a prescindere dalla seduta, i vantaggi di una larghezza del genere permettono di avere un appoggio maggiorato anche nei momenti di seduta in punta di sella, sgravando eventuali pressioni delle parti molli. Aeolus presenta uno spoiler/rialzo leggero, appena accentuato, ma comunque presente e vantaggioso per chi utilizza anche la sezione più larga, magari quando si pedala per lunghi tratti in salita.
Famiglia Trek Aeolus, diversa rispetto alla versione standardLa Aeolus RSL tradizionaleFamiglia Trek Aeolus, diversa rispetto alla versione standardLa Aeolus RSL tradizionale
Aeolus AirLoom vs tradizionale
Quando si descrive una sella, è sempre necessario considerare le soggettività, legata alle preferenze della seduta, del supporto e ovviamente del feeling. A parità di prodotto e di forma, la Trek Aeolus RSL AirLoom, rispetto alla Aeolus RSL (quella in dotazione alla Madone e non solo) con imbottitura e copertura classica, mostra un supporto maggiore, è confortevole, ma è al tempo stesso più compatta. Questa compattezza può essere tradotta anche in una durezza maggiore, soprattutto nell’immediato.
Una sella 3D necessita di una tempistica mediamente lunga per prendere la giusta confidenza, per interpretare in modo corretto la resa tecnica effettiva e per sfruttarne a pieno le potenzialità. Una sella come Aeolus AirLoom offre dei notevoli vantaggi nel mantenimento della posizione e quasi azzera gli spostamenti quando si pedala. Ha un grip eccellente in ogni punto.
La sezione anteriore è da mettere in bolla per sfruttare lo spoiler posterioreLa sezione anteriore è da mettere in bolla per sfruttare lo spoiler posteriore
In conclusione
Una sella con la cover 3D non è un componente banale e rispetto ad un prodotto standard mostra delle diversità. Le differenze sono tecnologiche, relative ai materiali, si traducono in un feeling differente quando si pedala. Il motivo principale è legato ad un differente supporto (rispetto ad una sella tradizionale), diverso sostegno ed è un componente che influisce in modo esponenziale sull’equilibrio della seduta. Migliore o peggiore?
Una tecnologia come quella della Trek AirLoomèvantaggiosa quando è sfruttata nel modo adeguato, in fatto di posizionamento sulla sella, con un periodo di adattamento che può variare tra ciclista e ciclista. Una tecnologia 3D applicata ad una sella diventa controproducente se messa al pari di una sella con copertura tradizionale, che invece trasmette un feeling facile, pronto all’uso.
Non chiamiamole "solo" le selle corte. Le selle con il naso accorciato sono prima di tutto short nose, perché, spesso i punti di appoggio sono uguali e simili alle selle tradizionali. Fizik Vento Argo 00 è una sella short nose, ma con una tecnologia nuova.
Come forse molti di voi sapranno “fi’zi:k” è la trascrizione fonetica della parola “fisico”, riferito alla forma o allo stato del corpo umano. Non deve stupire quindi che l’azienda italiana (Fizik, appunto) fin dalla sua fondazione continui a focalizzare i propri sforzi sullo studio della fisiologia e dell’anatomia dei ciclisti, per realizzare prodotti all’avanguardia in termini di comodità, tecnologia e performance.
In quest’ottica è stata creata la collezione di selle stampate in 3D, l’Adaptive, che si è allargata ora con la nascita della nuova Antares Adaptive.
Questa scelta è probabilmente dovuta al fatto che il modello Antares è stato nel tempo tra i più apprezzati ed usati dai professionisti, usato in quasi tutti i Grandi Giri degli ultimi due decenni e tuttora scelto da corridori del Team Visma I Lease a Bike e Movistar Team.
La R1 ha scafo è in nylon rinforzato in carbonio con binari in carbonioLa R1 ha scafo è in nylon rinforzato in carbonio con binari in carbonio
La linea Adaptive
La linea Adaptive – riconoscibile dalla particolarissima costruzione a nido d’ape – ha segnato una rivoluzione nel comfort e nel supporto degli atleti. Si distingue appunto in prima istanza da una cosa: l’imbottitura stampata in 3D. Un’evoluzione che ha permesso a Fizik di sviluppare una nuova sella senza i vincoli o le limitazioni imposte dai metodi di produzione e dai materiali tradizionali.
Quest’imbottitura viene realizzata dagli esperti di Carbon® attraverso un processo noto come “Digital Light Synthesis” o “DLS”. Esso utilizza la proiezione digitale della luce ultravioletta, un’ottica permeabile all’ossigeno e resine liquide programmabili per stampare l’imbottitura della sella. Il risultato è un prodotto più resistente sia all’esposizione ai raggi UV e all’uso prolungato rispetto ad una sella di vecchia concezione.
Inoltre, attraverso questo processo di stampa, gli ingegneri Fizik sono in grado di ottimizzare il supporto della sella, incorporando diverse zone funzionali a seconda della necessità. Più solido dove è richiesta reattività, più morbido dove la riduzione della pressione è la priorità. Tutto questo ha portato ad una riduzione del 60% del picco della pressione attraverso una migliore distribuzione del peso.
Sia la R1 che la R3 (foto di apertura) hanno la copertura a nido d’ape stampata in RDSia la R1 che la R3 (foto di apertura) hanno la copertura a nido d’ape stampata in RD
Nuova tecnologia, stesso stile
Fizik è però famosa anche per lo stile minimal del suo design che l’ha resa anche un punto di riferimento per quanto riguarda lo stile. La nuova Antares Adaptive non fa eccezione, con il profilo “alare” basso progettato per consentire una sensazione di maggiore connessione e il massimo di efficienza nella pedalata e nel trasferimento della potenza.
Nella versione R1 lo scafo è in nylon rinforzato in carbonio con binari in carbonio, mentre nell’R3 i binari sono in Kium.
La R3 ha i binari in Kium e profilo “alare” basso progettato per una sensazione di maggiore connessioneL’imbottitura è più resistente sia all’esposizione ai raggi UV e all’uso prolungatoLa R3 ha i binari in Kium e profilo “alare” basso progettato per una sensazione di maggiore connessioneL’imbottitura è più resistente sia all’esposizione ai raggi UV e all’uso prolungato
Peso e prezzo
Entrambe le versioni sono disponibili in due differenti larghezze, da 140 o da 150 mm, e il loro peso è davvero interessante. Prendendo in considerazione il modello da 140 mm, Antares Adaptive R1 pesa 180 grammi, mentre R2 220 grammi. Il prezzo è in linea con la qualità proposta da Fizik: rispettivamente 299 e 259 euro.
Una sella che ha accompagnato sul podio campioni come Bradley Wiggins, Alberto Contador, Peter Sagan, i fratelli Andy e Frank Schleck, Fabian Cancellara, Sonny Colbrelli, Thibaut Pinot e molti altri. Un modello con un design che nel corso degli anni è sempre stato all’avanguardia, dalla prima NAGO nel 2007, alla seconda NAGO Evo nel 2014, fino alla terza NAGO C3 nel 2016. Da questa storia di successi, Prologo presenta NAGO R4 (Redesign 4) la quarta evoluzione di un’icona nata per soddisfare sia i professionisti che i ciclisti più esigenti, alla ricerca delle massime prestazioni e del comfort ottimale.
Coordinate geografiche 45°37′N 9°28′E, relative al quartier generale di Prologo a Busnago, vicino a MilanoCoordinate geografiche 45°37′N 9°28′E, relative al quartier generale di Prologo a Busnago, vicino a Milano
Design da pro’
Il progetto della nuova NAGO R4, è stato sviluppato in stretta collaborazione con diversi team di professionisti. E’ stata inoltre, perfezionata grazie ai risultati dei test Pressure Map MyOwn, il sistema proprietario che analizza le pressioni esercitate sulla sella durante la pedalata. Il design della NAGO R4 è innovativo e aerodinamico, il peso è ridotto al minimo (da 195 a 210 grammi) e le dimensioni di 245×137/147mm sono compatte.
La tradizionale T-shape consente una buona libertà di movimento, mentre il centro anatomico leggermente avanzato favorisce una posizione in sella più aggressiva. La forma ergonomica semi-tonda agevola la rotazione in avanti del bacino, permettendo di raggiungere senza sforzi il manubrio e favorendone la compatibilità con tutte le posizioni in sella.
Ampio canale centrale unito a una base forata, per eliminare i picchi di pressioneSella chiusa con una maggiore superficie d’appoggioAmpio canale centrale unito a una base forata, per eliminare i picchi di pressioneSella chiusa con una maggiore superficie d’appoggio
Aperta o chiusa
Prologo per andare incontro a tutte le esigenze ha sviluppato due versioni, una aperta e l’altra chiusa. La versione aperta NAGO R4 PAS, presenta una cover con due sezioni laterali separate completamente indipendenti, realizzate con schiume di ultima generazione a densità variabile, per garantire un ottimo supporto e il giusto comfort durante tutte le fasi della pedalata. Al centro della sella, è presente il sistema PAS di Prologo: un ampio canale centrale unito a una base forata, per eliminare i picchi di pressione anche nelle fasi di massima spinta sui pedali.
La versione chiusa NAGO R4, presenta invece una cover con tre sezioni indipendenti, che ricoprono tutta la sua superficie. Al centro della sella, che risulta quindi chiusa, è presente però il sistema Active Base di Prologo: sotto alla sezione centrale della cover, la base risulta comunque forata, come nel modello aperto. Questa soluzione permette di unire i benefici di una sella chiusa con una maggiore superficie d’appoggio, ai vantaggi di una sella con base aperta.
I rail selezionabili sono due a seconda delle caratteristiche di risposta che si voglionoAl centro della sella è indicato chiaramente il centro anatomicoBase realizzata in carbonio a fibra lunga
iniettatoI rail selezionabili sono due a seconda delle caratteristiche di risposta che si voglionoAl centro della sella è indicato chiaramente il centro anatomicoBase realizzata in carbonio a fibra lunga
iniettato
Comfort su misura
Le due versioni con una larghezza di 137 mm rappresentano al momento le selle ergonomiche più strette della collezione Prologo. Per soddisfare al meglio le esigenze di tutti i ciclisti, l’azienda milanese ha sviluppato anche le due versioni con una larghezza di 147 mm. Queste, rispetto ai modelli più stretti, presentano un’imbottitura maggiorata di 10 mm ai lati e di 3 mm nella parte superiore. I benefici si rivolgono a chi cerca un comfort maggiore e a chi necessita di una seduta più ampia per esigenze biomeccaniche.
Tutte le versioni della nuova sella poggiano su una base realizzata in carbonio a fibra lunga iniettato, un materiale che offre un ottimo compromesso tra rigidità e comfort. I rail selezionabili sono il Rail Nack composto da carbonio, kevlar e filamenti di alluminio, per i ciclisti più orientati alle performance, alla ricerca della massima rigidità e leggerezza. E il Rail TiroX in acciaio a lega leggera, un materiale con un ottimo equilibrio tra peso e resistenza, che conferisce alla sella una minore rigidità e un superiore assorbimento delle vibrazioni, per chi cerca maggiore comfort.
Tutti i nuovi modelli di NAGO R4 sono disponibili sul sito e presso i migliori rivenditori, ad un prezzo di listino di 229 euro per le versioni con Rail Nack, e di 139 euro per le versioni con Rail TiroX.
Il comfort è la chiave: l’efficienza della pedalata, l’affaticamento, anche la posizione di guida e l’aerodinamica sono influenzati dalla forma e dalla costruzione della sella. La nuova Cadex Amp unisce tutti questi fattori e non solo.
Derivata in parte dalmodello Boost, questa sella vanta un nuovo design con una curva posteriore ascendente che sostiene il ciclista in una posizione aerodinamica efficiente per una potenza ottimale e un supporto ischiatico ideale. Il taglio centrale allevia la pressione dei tessuti molli e la forma arrotondata, con una linea pronunciata delle ali, aggiunge spazio di pedalata per eliminare lo sfregamento interno alla coscia.
Ergonomic center cut out allevia la pressione sui tessuti molliL’imbottitura Particle Flow disperde la pressione su un’area più ampiaErgonomic center cut out allevia la pressione sui tessuti molliL’imbottitura Particle Flow disperde la pressione su un’area più ampia
Fit ideale
Nata dall’esperienza Cadex, la Amp utilizza la stessa tecnologia Advanced Forged Composite della sella Boost. La costruzione di base di Amp bilancia il supporto pelvico ottimale con la flessibilità dell’ala di base per una pedalata più fluida ed efficiente. Il design del naso troncato e liscio aumenta ulteriormente l’efficienza riducendo la potenziale interferenza dell’interno coscia.
Due dettagli importanti sono la curva posteriore ergonomica che aumenta il supporto ischiatico e un nuovo profilo laterale che offre maggiore spazio per la pedalata. Questo per aiutare il ciclista a spingere indietro in sella per ottenere una posizione potente e aerodinamica. Inoltre, una forma arrotondata, che si stacca rapidamente sul bordo, e una base più bassa aumentano lo spazio di pedalata. Il risultato è una scelta più ampia di opzioni di adattamento senza attrito che consente di mantenere un trasferimento di potenza efficiente.
Integrated Rail Design riduce i punti di pressione e aumenta il comfortLightweight Reactive offre comfort duraturo e smorzamento delle vibrazioniIntegrated Rail Design riduce i punti di pressione e aumenta il comfortLightweight Reactive offre comfort duraturo e smorzamento delle vibrazioni
Anche comoda
Quando si aspira alla prestazione, il comfort è un aspetto da non sottovalutare, ma da assecondare per massimizzare la rendita dell’atleta. Progettata per soddisfare un’ampia gamma di ciclisti, confortevole e sagomata per una posizione di pedalata potente ed efficiente, la sella ultraleggera Amp garantisce un comfort ulteriormente migliorato, con l‘imbottitura Particle Flow ad alta elasticità, la schiuma reattiva leggera e un centro di sgancio ergonomico.
I collegamenti del rail, posizionati strategicamente, smorzano le vibrazioni della strada e alleviano i punti di pressione che possono verificarsi con la tradizionale costruzione della sella. Un centro ergonomico cut out allevia la pressione sulle aree dei tessuti molli. La combinazione di Lightweight Reactive Foam e l’imbottitura ad alta elasticità, che è integrata direttamente nella tomaia della sella, favoriscono la distribuzione del peso del ciclista su un’area più ampia, consentendo una flessibilità ottimale dell’ala della sella. Il prezzo consultabile sul sito è di 289,99 euro
La frontiera delle selle 3D sta avanzando velocemente e Selle Italia non poteva essere da meno. L’azienda veneta giusto qualche settimana fa in quel di Eurobike ci aveva mostrato i suoi gioielli con le caratteristiche 3D, stavolta andiamo più a fondo e lo facciamo con Enrico Andreola, product manager di Selle Italia, e Valerio Conti, il quale utilizzaquesta tipologia di sella.
La SLR Boost 3D Kit Carbon è la sella top di gamma di Selle Italia…La sua struttura è super rigida, grazie a scafo e uso del carbonio, ma con la tecnologia 3D è anche morbida. Il suo peso: 171 grammiCon Novus un doppio layer incrociato: uno più morbido e uno più rigido per distribuire meglio le pressioniLa SLR Boost 3D Kit Carbon è la sella top di gamma di Selle Italia…La sua struttura è super rigida, grazie a scafo e uso del carbonio, ma con la tecnologia 3D è anche morbida. Il suo peso: 171 grammiCon Novus un doppio layer incrociato: uno più morbido e uno più rigido per distribuire meglio le pressioni
Viaggio 3D
Enrico, come nasce dunque una sella Selle Italia 3D? Qual è il suo processo costruttivo?
La parte che richiede più tempo è quella della creazione della seduta, appunto la parte morbida, l’imbottitura. La capacità produttiva è ancora bassa, parliamo di tre imbottiture l’ora. Ma il mercato ci sta premiando e quindi stiamo implementando tale produzione. Poi ci sono altre fasi.
Quali?
Segue una sorta di post-processo dell’imbottitura che mira ad eliminare gli eccessi di resine. Successivamente si va avanti con la cottura in forno per stabilizzarne il materiale. E’ una cottura particolare, ai raggi UV, che fa sì che l’imbottitura diventi come la vediamo, altrimenti resterebbe “pastosa”. Per dare un’idea: se la si toccasse prima della cottura vi resterebbero le impronte digitali.
C’è poi l’assemblaggio…
E qui c’è il grande knowhow di Selle Italia, il nostro vero merito, ciò che ci differenzia per le selle 3D da tutti gli altri brand. Realizzare una sella 3D può essere molto facile se questa ha uno scafo piatto e la sua imbottitura è piatta, ma nel caso della Slr, il nostro cavallo di battaglia, ai lati ci sono parecchie incurvature. Ebbene, seguiamo anche quelle con l’imbottitura 3D. Ma noi, ed era un nostro dogma dettato dal Dna agonistico di Selle Italia, volevamo riprodurre la Slr: la sella da gara per eccellenza. Fatto questo il resto dell’assemblaggio di scafo e carrello è molto più tradizionale, ma sempre rispettando elevati standard di qualità produttiva.
Cosa vi chiedono i pro’? Voi supportate molte squadre…
Va fatta una premessa. Noi abbiamo presentato queste selle un anno fa ad Eurobike. Ne è seguita una pausa fisiologica prima di entrare in produzione. Nel frattempo alcuni atleti le provavano, specie nei training camp a Livigno. Abbiamo consegnato qualche decina di selle a dicembre, nei ritiri. Ma in quel momento molte “messe in sella” erano già fatte. Per farla breve, avevano queste selle 3D circa due atleti per team. Però i loro feedback sono stati subito positivi. Abbiamo relazioni molto strette con la Cofidis, la Tudor, la Alpecin e anche con la Corratec. Ora la stanno utilizzando Konyshev e Conti. Per il prossimo anno però saremo in grado di dare forniture molto più ampie a tutti i team.
La Watt 3D (non ancora in vendita) è la nuova sella per il triathlon e per la cronoLa Watt 3D (non ancora in vendita) è la nuova sella per il triathlon e per la crono
Al Tour, proprio in Cofidis, ci hanno detto che questa sella è particolarmente apprezzata dalle donne: è così?
E’ vero e non è qualcosa che abbiamo fatto appositamente per le ragazze, ma tant’è. In particolare il gruppo delle donne di Cofidis lavora bene, con loro scambiamo dei feedback importanti. Sia con Slr che Novus siamo andati oltre le nostre aspettative per risolvere i tipici fastidi al soprassella, sia per lui che per lei.
Cosa vi chiedono gli atleti? Magari più leggerezza, più rigidità in punta (o meno)…
I loro feedback sono molto importanti per realizzare i tuning di rigidità delle imbottiture: il morbido-rigido dove serve, per capirci… Tendenzialmente loro vogliono selle rigide. Okay il comfort, ma alla fine visti i watt che scaricano e i chilometri che percorrono vogliono una sella che sia stabile e racing. Giusto ieri un corridore della Tudor, che già utilizzava una sella 3D ma di un altro marchio, mi ha detto: «Finalmente un sella 3D con un target da corsa». Spesso infatti queste selle sono morbide. Ma torno al discorso di prima, del riuscire a replicare la Slr. Va detto però che i tuning di rigidità dei pro’ sono un po’ diversi da quelli del mercato. Questi ultimi sono un po’ morbidi.
State anche lanciando la sella da crono…
Sì, la Watt. L’abbiamo presentata ad Eurobike. Sarà in consegna ad ottobre. Per lo sviluppo di questa sella ci siamo rivolti parecchio al grande triatleta Patrick Lange, ma anche ai ragazzi della Corratec, soprattutto da quando siamo subentrati come sponsor. E’ una sella diversa, molto più lavorata e sostenuta in punta, viste le grandi rotazioni del bacino che comportano certe posizioni. Con Novus abbiamo introdotto un nuovo reticolo dell’imbottitura, che ricordo noi disegniamo in casa: questo doppio reticolo morbido-duro ci consente di differenziare parecchio il tuning di rigidità nei vari punti della sella stessa.
La sella SLR 3D sulla bici di Valerio Conti (foto Instagram)La sella SLR 3D sulla bici di Valerio Conti (foto Instagram)
Parola al corridore
E a seguire le parole di Andreola ecco quelle di uno dei corridori che lo stesso Andreola ha citato: Valerio Conti, in forza alla Corratec-Selle Italia, che non ha pensato troppo a montarla sulla sua bici. Ai ragazzi del team italiano hanno proposto queste selle e il laziale dopo averla testata non l’ha più tolta.
«Ho scelto questa sella – spiega Conti – un po’ prima del mio infortunio a maggio. A dire il vero non l’ho ancora utilizzata tantissimo in corsa, perché poi è lì che davvero la si mette sotto torchio, ma le sensazioni sono state subito ottimali.
«Io venivo da una classica Selle Italia Slr con la quale, ci tengo a dire, già mi trovavo bene e quella 3D che sto utilizzando adesso ha praticamente la stessa forma (riprendendo quanto detto da Andreola, ndr). Sostanzialmente è più morbida, si adatta perfettamente alle ossa ischiatiche e questo tende a dipanare la pressione in modo migliore. Non si hanno dei punti in cui preme di più».
Conti ha esaltato le qualità della tecnologia 3D quando si è a tutta in pianuraConti ha esaltato le qualità della tecnologia 3D quando si è a tutta in pianura
Più stabili
Conti poi insiste molto su un aspetto che non ci aspettavamo, vale a dire sul movimento antero-posteriore.
«Questo “tessuto” superficiale, ammesso si possa chiamare così, fa sì che si sia più stabili sulla sella, che si scivoli di meno. C’è più grip. Si spinge un po’ di più in salita, ma soprattutto in pianura, quando si deve spingere forte, non si finisce in avanti e si mantiene pertanto un assetto più stabile».
Sempre in merito ai feedback, sia uomini che donne, esaltano la comodità e il non affaticamento del soprassella dopo tante ore, anche col caldo estremo di questi giorni. Un aspetto che è emerso anche in casa Selle Italia nella realizzazione della Watt. Se i pro’ infatti ci passano giusto il tempo di una gara contro il cronometro (al netto degli allenamenti), per i triatleti il discorso è ben diverso.
Selle Italia ha lanciato la nuova Novus Boost Evo. Una sella con forma ondulata adatta a chi ha una rotazione del bacino posteriore. Disponibile in quattro versioni differenti.
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Dopo aver parlato della scelta e della messa in posizione delle selle, eccoci ancora con Prologo. Stavolta parliamo di una loro peculiarità, una tecnologia che le rende davvero particolari: il CPC. Mattia Ragni, del marketing dell’azienda brianzola ci spiega le differenze, tra una sella tradizionale Prologo e una con il CPC.
Tra i ciclisti ormai in modo gergale viene definito come il sistema di “micro ventose”, che evita lo scivolamento. Ma c’è molto di più. Scopriamolo…
Una macro del CPC per comprendere e vedere come sono fatti questi microscopici polimeri coniciUna macro del CPC per comprendere e vedere come sono fatti questi microscopici polimeri conici
Mattia, la domanda più semplice ma la più importante: cos’è la tecnologia CPC?
Il CPC è il Connected Power Control, un sistema brevettato da Prologo per essere utilizzato sulle sue selle, ma anche sul palmo dei guanti e su alcune manopole.
Quali sono i vantaggi?
Sicuramente un fortissimo grip, in questo caso sulla sella, ma anche nella zona delle mani. Non si tratta solo di scivolamento, anzi… Il CPC consente un migliore assorbimento delle vibrazioni. Sono dei piccoli polimeri conici che aiutano il grip sulla sella e, ripeto, consentono un forte assorbimento delle vibrazioni. il CPC è estremamente utile per quanto riguarda il triathlon o le gare a cronometro, attività in cui la posizione deve rimanere fissa il più possibile. Su strada la utilizzano in molti, in mtb qualcuno in meno perché lì è importantissimo muoversi avanti e indietro sulla sella. Ma ci sono dei biker che amano essere stabili.
Il CPC consente anche di “scaricare un po’ di pressione” in punta di sella. Non avendo problemi di scivolamento si può abbassare la punta (magari nella tolleranza della livella) ed evitare problemi prostatici o di pressione sui testicoli. E’ anche questo uno dei concetti alla base di questa tecnologia?
Non del tutto, anche perché sulla punta della sella spesso non mettiamo il CPC. Lo manteniamo nella parte posteriore e nella parte centrale dove effettivamente appoggiano le ossa ischiatiche e i tessuti molli dell’atleta. Certamente il CPC aiuta a non scivolare. A mantenere la corretta posizione in sella, a prescindere da quale sia la posizione della stessa sella.
Una sella Prologo Nago C3 tradizionale…E una Prologo Nago C3 CPCUna sella Prologo Nago C3 tradizionale…E una Prologo Nago C3 CPC
A livello di struttura cambia qualcosa tra una sella Prologo “tradizionale” e una con tecnologia CPC?
No, sostanzialmente è uno strato in più che va ad aggiungersi alla cover e alle schiume utilizzate per quel modello.
E ci sono differenze di peso?
Minime, parliamo di 10 grammi. Impercettibile.
Hai accennato anche ai guanti, non solo alle selle: in tutto ciò come procede lo sviluppo con con gli atleti? C’è un team con il quale collaborate di più. Voi ne avete molti tra i pro’…
Abbiamo nove team WorldTour: sei maschili e tre femminili. E svariate squadre fra professional e continental. Onestamente non abbiamo un team col quale collaboriamo di più. I feedback sono ben accetti da tutti. Nel caso specifico del CPC abbiamo due team WorldTour uomini, Bahrain-Victorious e Intermarché- Circus Wanty che ci danno feedback anche per quanto riguarda i guanti. Le sensazioni degli atleti sono state fondamentali per posizionare correttamente e migliorare il CPC sul palmo della mano.
Secondo Prologo, Matej Mohoric è tra i più sensibili in quanto a feedback e quindi per lo sviluppo del prodottoSecondo Prologo, Matej Mohoric è tra i più sensibili in quanto a feedback e quindi per lo sviluppo del prodotto
Cosa piace agli atleti in particolare del CPC?
Sono letteralmente innamorati della tenuta in discesa. Quando devono spingere forte, mantenere una posizione aero e vedono che non scivolano.
Loro vi dicono per esempio: su questo modello mettetene più qua, meno di là?
Assolutamente sì, poi bisogna andare incontro ai diversi stili di guida. E spesso interveniamo sugli spessori dei coni. Anche se poi sulle selle cambiano davvero poco, mentre variano di più sui guanti.
Hai parlato di cicliste: le donne hanno esigenze diverse?
Esigenze diverse sicuramente, tuttavia non abbiamo ricevuto richieste o feedback molto differenti dai colleghi uomini. Tuttavia sono le donne che preferiscono la tecnologia CPC. Se dovessi dare una percentuale questa penderebbe a loro vantaggio. Entrambi apprezzano molto anche i guanti.
Prologo sta insistendo molto sui guanti. Gli atleti e le atlete ne apprezzano il comfortPrologo sta insistendo molto sui guanti. Gli atleti e le atlete ne apprezzano il comfort
Ci state lavorando molto su questo capo…
È innegabile il vantaggio che il guanto CPC può dare. Perché c’è un maggior grip e tante, tante vibrazioni in meno. Possono veramente servire a tutti i ciclisti, dall’amatore al grande professionista. In più va considerato anche il grip che si ha nella parte centrale del manubrio. Pensiamo ad esempio ai manubri aereo moderni, che nella parte centrale sono privi di nastro, sono lisci: è carbonio vivo. Il CPC ti permette di avere una presa salda direttamente sul carbonio del manubrio. E ne guadagna anche la sicurezza, quando piove, quando si suda…
Il CPC sulla sella aumenta il grip, ma con i pantaloncini come si fa? Si rovinano? Ne servono di specifici?
No, non ne aumenta l’usura e non serve una tipologia specifica di salopette.
Scrivendo di Prologo qualche giorno fa, avevamo parlato della scelta della sella, come questa avvenga e su quali basi. Stavolta passiamo allo step successivo, vale a dire il montaggio. E lo facciamo ancora con l’aiuto di un meccanico e di un biomeccanico.
Il meccanico in questione è Gabriele Tosello dell’Astana-Qazaqstan, uno dei numerosi team che utilizzano selle Prologo. Il biomeccanico (e coach) è ancora Andrea Fusaz, con il quale di fatto abbiamo continuato il discorso della volta scorsa.
Gabriele Tosello alle prese con la bici di Nibali alla vigilia dello scorso LombardiaGabriele Tosello alle prese con la bici di Nibali alla vigilia dello scorso Lombardia
Meccanico, parla Tosello
Partiamo da Tosello. Il “Toso” ne ha di esperienza in merito, non a caso è il capo dei meccanici in casa Astana. Anche lui come come Ronny Baron ci ha parlato della qualità di queste selle. Apparentemente il montaggio di una sella sembra cosa banale, e magari lo è anche, tuttavia vanno considerati diversi aspetti, primo dei quali il serraggio.
Gabriele, Prologo vi dà delle indicazioni in merito?
Ci danno delle indicazioni sul montaggio chiaramente, poi siamo noi meccanici che prestiamo grande attenzione soprattutto per quel riguarda lo scafo, “il telaietto” in carbonio e il suo serraggio. Serraggio che deve essere fatto con la chiave dinamometrica. In questa fase bisogna prestare attenzione. La stretta deve avvenire in modo omogeneo e contemporaneo. Con Wilier siamo fortunati perché abbiamo un tipo di reggisella che ha una vite sola e non ha bisogno di un serraggio fortissimo. Noi chiudiamo a 10 N/m, che non è poi così tanto per una sella.
Utilizzate il vecchio trucco della carta vetrata oppure non ce n’è bisogno?
No, non ne abbiamo bisogno perché di base le selle Prologo hanno un buon grip e il nostro reggisella, come detto, si combina bene con queste selle. E comunque ormai non si usa praticamente più.
Varia il montaggio da modello a modello?
No, questo anche grazie al nostro reggisella che dalla Wilier Filante, alla Zero e fino alla bici da crono è lo stesso, magari per altri team con altri serraggi può cambiare.
Luis Leon Sanchez è tra i corridori più sensibili alla sellaLuis Leon Sanchez è tra i corridori più sensibili alla sella
Può sembrare una domanda banale, ma quanto si impiega a montare una sella?
Mediamente 10 minuti. Merito anche degli strumenti che ormai abbiamo, come la dima: riusciamo subito a metterla perfettamente nella posizione indicata.
Quali sono le richieste quando montate le selle?
Quando cambi la sella, l’unico problema è che la precedente è un pochino più morbida. Mettiamo la nuova alla stessa altezza, con gli stessi angoli, lo stesso arretramento, però alla seduta qualcuno sente la differenza. Credono di essere più alti, ma così non è. E allora è capitato che i più sensibili, vedi Felline o Luis Leon Sanchez, se la siano fatta abbassare di mezzo millimetro. E dopo due, tre giorni l’abbiano rialzata. Ma sono i super sensibili… E’ anche un fatto psicologico.
Quante selle vi fornisce Prologo ad inizio anno?
Circa 300, considerate che tra WorldTour e continental abbiamo 270 bici montate. In più nel corso della stagione c’è qualche reintegro e si arriva a 350-360 selle. Per fortuna gli atleti hanno le idee chiare e siamo riusciti a ridurre drasticamente il numero dei modelli rispetto al passato.
E quali sono quelli che vanno per la maggiore in casa Astana?
La Prologo M5 Scrath, sia nella versione tradizionale che in quella Pas (col foro in mezzo, ndr) e la Dimension. In più c’è la Dimension Tri per la crono.
La Prologo Dimension Tri, sella da crono. C’è sia in versione tradizionale che Pas (in foto), cioè col foro al centroLa Prologo Dimension Tri, sella da crono. C’è sia in versione tradizionale che Pas (in foto), cioè col foro al centro
Con i tecnici di Prologo di cosa parlate?
Prima di tutto chiedono se c’è qualche qualche richiesta particolare da parte dei corridori e se qualcuno ha qualche problema, ma il più delle volte ci annunciano i nuovi modelli in arrivo o qualche modello in particolare per questo o quell’atleta. Una cosa che vorrei dire è che con Prologo abbiamo problemi zero, a partire dai prodotti. E non lo dico perché li usiamo noi, ma perché sono davvero selle valide.
I loro tecnici ritirano mai delle selle? Magari per analizzarne il consumo, l’usura…
Ogni tanto gli diamo qualche sella. Quelle che in gergo si dicono “sfondate”, cioè che si sono imbarcate. Ma ormai, con Prologo soprattutto, non succede più. Sì, la sella perde un minimo di rigidità, di efficienza, ma è più un aspetto legato all’imbottitura che alla struttura. Di selle difettose ce ne sarà a dire tanto l’uno per cento. Per dire: quest’anno ancora nessuna è tornata indietro e lo scorso ce ne sono state 2 su 350, niente in pratica.
In effetti..
E poi sempre in seguito a delle botte, solitamente buche, avvenute in corsa. Il telaietto si era parzialmente scollato e allora le hanno ritirate, le hanno analizzate… Ma ripeto: questo era avvenuto dopo traumi importanti.
I meccanici dei pro’ hanno strumenti sempre più precisi per cogliere il decimo di millimetro. Qui una Prologo Dimension 143I meccanici dei pro’ hanno strumenti sempre più precisi per cogliere il decimo di millimetro. Qui una Prologo Dimension 143
Biomeccanico, tocca a Fusaz
Ma per un buon montaggio finale, un pro’ non può esimersi dall’esame del biomeccanico. Visto che Andrea Fusaz, del CTF Lab, aveva l’argomento “bello caldo”, siamo tornati dal lui. Va ricordato però che Prologo, proprio per la scelta e la conseguente messa in posizione della sella, ha messo a punto il sistema Prologo MyOwn Pressure Map.
Andrea, l’altra volta si parlava soprattutto del posizionamento dell’atleta? In questo caso, dopo il montaggio si parla della “messa in bolla”, se è corretto dire così…
Io non parlerei più di messa in bolla, quanto farei piuttosto riferimento alla flessibilità della persona. Flessibilità del bacino: la capacità di stare ruotato o meno col bacino. In base a questa ognuno ha bisogno di un’inclinazione differente.
Vai avanti…
C’è chi è più bloccato e chi è meno. C’è chi sente molto la punta della sella, chi invece no. Chi sente la punta della sella di norma ha una retroversione importante e a quel punto bisogna adattarlo. Bisogna adattare la sella a questa retroversione cercando di ridurla abbassando la punta. Al contrario, c’è chi riesce a stare completamente in antiversione sulla sella, per cui la sella stessa può essere messa più “in bolla”. Detto questo, io ritengo che almeno un grado di inclinazione con la punta verso il basso debba esserci.
La copertura Map di Prologo da posizionare sulla sella per individuare gli angoli migliori per quel determinato ciclista in fase di montaggioLa copertura Map di Prologo per individuare gli angoli migliori
Perché si sfrutta meglio la spinta posteriore e si è più liberi davanti, chiaro. Quindi non c’è più “l’obbligo” di stare in bolla?
Direi di no, è molto più importante riuscire a valutare le esigenze e le caratteristiche di chi utilizza la sella, in modo da consigliarlo al meglio sia per la sella stessa che per la sua posizione (inclinazione, arretramento, altezza). E non a caso sono del parere che se cambi sella devi rifare un posizionamento generale. Un diverso tipo di seduta significa un diverso tipo di spinta. Quindi ci saranno dei muscoli che lavoreranno in maniera diversa, ci sarà il bacino che potrà essere più o meno libero.
Facciamo un esempio con dei modelli?
Per esempio, una Dimension che è una sella più piatta, tende a tenere il bacino un po’ più fermo nel movimento verticale. Mentre una sella come la Scratch permette al bacino di muoversi di più. Se quindi prendo in considerazione queste due selle e le metto nella stessa posizione, la persona che ci si piegherà sopra non pedalerà allo stesso modo. Di conseguenza devo adattare la posizione.
Come vi coordinate con il meccanico?
Essendo atleti evoluti, più di qualcuno ha la sua posizione di partenza e preferisce mantenerla. Chi vuole approfondire il discorso, prima passa dal biomeccanico. Infine i meccanici riportano in maniera fedelissima tutto quello che viene fatto in studio.
Nuovi standard di peso, supporto e comfort. Sono i punti forti della leggerissima Cadex Boost, l’esclusiva sella realizzata per ridisegnare il concetto che spazia tra comodità, peso e potenza. La chiave sta nella Advanced Forget Composite Technology (AFCT) che assieme al design del carrello integrato Integrated Rail Design ha dato alla luce un rivoluzionario telaio in composito di carbonio che assicura la massima trasmissione della potenza. Il tutto senza aggiungere peso extra e con un occhio di riguardo al comfort favorito dalla tecnologia Particle Flow Technology.
Le particelle scorrevoli ETPU collocate strategicamente in due tasche separateLe particelle scorrevoli ETPU collocate strategicamente in due tasche separate
Tecnologie premium
Il processo di stampaggio (AFCT) ad alta pressione all’avanguardia nel settore, utilizzato per produrre componenti in fibra di carbonio dalla forma complessa, ha permesso di creare un telaio della sella in due pezzi che offre il perfetto equilibrio tra supporto e comfort. Questa tecnologia si traduce in una trasmissione di potenza diretta e immediata alla geometria della bici eliminando le flessioni indesiderate.
Un altro elemento determinante della Cadex Boost è l’Integrated Rail Design. Questo disegno alleggerisce i punti di pressione grazie al posizionamento del collegamento tra il carrello e lo scafo in un’area non utilizzata dal ciclista. In più, la progettazione ottimizzata del carrello massimizza la dissipazione delle vibrazioni e l’assorbimento degli urti che arrivano dalla strada. Allo stesso modo, attraverso l’eliminazione del materiale riportato sui punti di giunzione, che di solito si trova sulle selle standard, l’approccio Integrated Rail Design riduce all’essenziale il peso complessivo.
L’assetto è votato al massimo trasferimento di potenzaLe componenti in fibra di carbonio dalla forma complessa, hanno permesso di creare un telaio della sella in due pezziL’assetto è votato al massimo trasferimento di potenzaLe componenti in fibra di carbonio dalla forma complessa, hanno permesso di creare un telaio della sella in due pezzi
Caratteristiche tecniche
E’ essenziale che una sella per quanto performante sia soprattutto confortevole. Per questo i tecnici Cadex hanno scelto Particle Flow Technology. Specifiche particelle scorrevoli ETPU collocate strategicamente in due tasche separate che si modellano nella zona di contatto pelvico del ciclista. Riducono i punti di pressione e distribuiscono il peso in un’area più ampia per una posizione di guida più stabile e confortevole.
La forma della Boost si presenta con gli angoli arrotondati sul naso troncato che ne riducono il rischio di sgregamenti durante la pedalata. La linea è sinuosa e studiata in modo di adattarsi alle differenti esigenze del ciclista, valorizzando le caratteristiche tecniche della propria bici. Il peso si attesta a soli 138 grammi. Le dimensioni sono di 149 mm di larghezza, 246 mm di lunghezza e 44 mm di altezza. Il prezzo consultabile sul sito è di 249 euro.
Debutta la Prime 3.0 di Repente, la sella più comoda per atleti che hanno bisogno di un appoggio superiore. Telaio in carbonio. Rivestimento sostituibile
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