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Fizik Vento Argo Adaptive 00, comfort e peso piuma

16.03.2023
4 min
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Leggera e confortevole coma mai prima. Fizik presenta la sella Vento Argo Adaptive 00 l’ultima arrivata della collezione a naso corto. Realizzata con imbottitura 3D a profilo inferiore combinato con struttura in carbonio ad alto modulo. E’ un concentrato di rigidità e massimizzazione del trasferimento di potenza. Il tutto rigorosamente valorizzando un comfort unico in grado di elevarla a sella senza limiti.

Tecnologia 3D

La gamma Adaptive utilizza la tecnologia di stampa 3D Carbon Digital Light Synthesis. L’ammortizzazione progettata senza soluzione di continuità fornisce stabilità ed equilibrio nella parte posteriore della sella e supporto dei tessuti molli nella zona anteriore. La combinazione di alto modulo, full-carbon scocca e rail offrono la massima rigidità e riducono significativamente il peso complessivo della sella rispetto alle altre selle della gamma Vento.

L’evoluzione della stampa 3D digitale ha permesso ai tecnici Fizik di sviluppare una nuova sella senza vincoli o limitazioni imposte dalla produzione tradizionale metodi e materiali. L’imbottitura della sella Adaptive è realizzata in Carbon® con la rivoluzionaria tecnologia Digital Light Synthesis. DLS è una produzione che utilizza la luce ultravioletta digitale in proiezione e un’ottica permeabile dell’ossigeno e resine liquide programmabili da cui derivano parti con eccellenti proprietà meccaniche.

Testata dai pro’

Utilizzando la tecnologia del carbonio, la biomeccanica e l’ingegneria hanno regalato una possibilità senza precedenti: progettare e produrre più zone funzionali all’interno della sella. Ognuna di queste zone chiave è progettata per un’ammortizzazione distintiva e meccanica, unita progressivamente nella stessa imbottitura. Il risultato è una riduzione del 60% della pressione di picco attraverso una migliore distribuzione del peso per maggiore comfort su tutta la superficie.

Per sviluppare le zone di comfort adattive ideali, sono state studiate le varie posizioni di guida e la pressione punti di ciclisti professionisti e ciclisti amatoriali allo stesso modo, sia nei laboratori Fizik che su strada e fuori strada. Durante ogni fase di sviluppo, sono stati accuratamente testati con grande attenzione per capire come cambiano i modelli di pressione in base alle diverse geometrie della bici, in sella posizioni e tipi di superficie. La Vento Argo Adaptive 00 si è dimostrata essere un faro in ottica di versatilità e performance effettiva.

Per tutte le strade

Vento Argo Adaptive 00 si trova a suo agio su un’ampia varietà di bici e tipi di superficie. Che sia rotolamento su asfalto liscio o fuori strada, l’obiettivo di questa sella è quello di mantenere una migliore postura, con una posizione di maggiore stabilità e con un peso distribuito perfettamente. Inoltre, il design più corto e a goccia fornisce un supporto superiore quando si adotta a posizione di pedalata potente e aerodinamica. Caratteristiche ideali per i ciclisti che cercano di massimizzare le proprie prestazioni senza rinunciare al comfort.

Disponibile in due dimensioni da 140 mm e 150 mm. La lunghezza si attesta a 265 mm mentre l’altezza a 75 mm. Il rail ha invece una dimensione di 9×7 mm. Per un peso complessivo che oscilla tra le due versioni tra i 175 g e i 186 g per la versione più lunga. La Vento Argo Adaptive 00 è disponibile sul sito ad un prezzo di 399 euro. 

Fizik

Comfort, la parola d’ordine per la scelta della sella

10.01.2023
5 min
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Uno degli interventi tecnici più delicati che si verifica d’inverno è il cambio della sella. E chi va in bici, anche solo in modo amatoriale, sa bene quanto sia importante questo componente, figuriamoci se si è un professionista. 

Vuoi perché ci sono nuovi sponsor tecnici, vuoi perché ci sono nuovi modelli ma in qualche modo i corridori sono chiamati a scegliere la sella, anche solo per confermare la loro scelta. Ma su che basi avviene questa scelta? Comanda il comfort? La biomeccanica? Oppure i corridori guardano al peso? Vogliono una sella sulla quale si è “fissi” o una sella sulla quale si può fare un movimento antero-posteriore?

Per rispondere a tali domande abbiamo coinvolto tre atleti con tre diverse caratteristiche. Un passista, Salvatore Puccio. Un velocista, Filippo Fiorelli. Uno scalatore, Alessandro Verre.

Puccio e la sua Fizik

Partiamo dal corridore della Ineos-Grenadiers. Puccio è un passista longilineo, che da anni utilizza la stessa bici e lo stesso brand per la sella. Eppure anche lui qualche tempo fa ha cambiato la sua Fizik.

«Per tanti anni – dice Puccio – ho utilizzato la Fizik Airone (sella sulla quale ci si poteva muovere avanti-indietro per antonomasia, ndr), poi due stagioni fa ho cambiato posizione. A quel punto sentivo che non era più ideale. Ma non c’erano problemi con la sella di per sé. Non c’erano i classici “foruncoli” al soprassella o cose simili.

«In quel momento stavano arrivando le selle 3D e così a fine anno, nell’off-season, ho voluto testarne una. Mi sono fatto preparare dai meccanici un reggisella con una di queste selle ed ho iniziato a pedalarci. Mi sono trovato subito benissimo. E il comfort è la prima cosa che guardo, non il peso. Se sbagli sella poi rischi di portarti dietro dei problemi per tutto l’anno e per cosa? Per pochissimi grammi, che poi nel mio caso la Antares è anche molto leggera».

Puccio racconta di un comfort migliore, diverso, che consente di stare comodi anche variando la posizione e le intensità dello sforzo.

«Con questi nuovi materiali puoi stare più in punta, ed è un po’ più dura, o più indietro, ed è un po’ più morbida e pertanto la sella si adatta allo sforzo che stai facendo. Fare 4 ore e 3.000 metri di dislivello in allenamento con le mani sulle leve e un certo sforzo è sicuramente diverso che fare 150 chilometri a tutta in pianura al Tour con le mani basse.

«La cosa bella è che con questo materiale la sella non cede mai. E te ne rendi conto soprattutto quando passi dalla bici di allenamento a quella da corsa. A volte sembravano diverse, ma di fatto è quel millimetro della sella che non cede più».

Fiorelli e la sua Selle SMP

Filippo Fiorelli invece la sella l’ha cambiata proprio in questo inverno. Anche il corridore della Green Project-Bardiani non aveva nessun problema con la sua precedente sella, ma Selle SMP aveva presentato un nuovo modello e lui lo ha voluto provare.

«Noi – dice Fiorelli – che abbiamo Selle SMP possiamo scegliere fra tantissime selle, una qualsiasi di quelle che ci sono in gamma. Io ho sempre usato la F20C, ma questo inverno ho voluto provare la nuova VT 20C. Mi sembrava fosse più confortevole, così l’ho provata e in effetti l’ho trovata subito molto più comoda.

«L’ho montata quando ho ricominciato ad andare in bici a novembre, in questo modo almeno avrei avuto il tempo di abituarmi». 

Fiorelli anche parla di comfort. E anche lui chiama in causa la biomeccanica.

«La VT20C si adatta molto bene alle caratteristiche del mio bacino e delle mie ossa ischiatiche. Ho preferito questo modello senza guardare né peso, né altro: solo comodità».

La Selle Italia di Verre

E da un velocista passiamo ad uno scalatore, Alessandro Verre. Il corridore della Arkea-Samsic va nel segno della continuità… nonostante il cambio di bici (da Canyon a Bianchi), il lucano è rimasto fedele alla Selle Italia Flite.

«Di solito – spiega Verre – ci viene presentata una rosa di selle dai meccanici e dall’azienda. Ad esempio, nell’ultimo ritiro fatto a dicembre i ragazzi di Selle Italia sono venuti a proporci la nuova SLR 3D. Io però alla fine ho scelto la Flite in quanto più morbida e più comoda. Questa sella la utilizzavo già lo scorso anno e in qualche modo ci ero più abituato. Ho provato anche l’altra ma con questa mi sentivo più a mio agio. Credo che la SLR 3D si addica più a chi già utilizza la SLR normale, visto che hanno una forma simile».

E comfort è la parola d’ordine anche per Verre.

«Cerco di guardare il comfort, ma anche la mia struttura fisica. Credo che limare il peso su una sella non sia così importante come farlo per altri componenti delle bici. E poi basta pensare che una borraccia piena sono circa 500 grammi…

«Io sono stato fortunato a trovare immediatamente il giusto feeling con la sella. Quando sei a tutta non pensi alla posizione, ma a dare il massimo e con la Flite mi sono trovato bene in tutte le situazioni».

Argo Adaptive, un’altra Fizik che punta a comfort e prestazioni

07.04.2022
4 min
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Fizik tira fuori dal cilindro la nuova Argo Adaptive, che amplia la famiglia Argo e si unisce alla Antares Versus Evo che vi abbiamo descritto al Giro d’Italia del 2020 quando era ancora un prototipo in mano a pochi corridori. Si tratta di un modello stampato in 3D su cui sarà sollevato il velo alla Sea Otter Classic che si volge a Monterey in California dal 7 al 10 aprile.

Stampa in 3D

Per la sua realizzazione si fa ricorso all’esclusiva tecnologia di stampa 3D Carbon messa a punto negli anni dall’azienda veneta, utilizzata in combinazione con il design Carbon. Il risultato che ne deriva è un’ammortizzazione zonale progettata con grande efficienza. La struttura reticolare stampata in 3D è ottimizzata per supportare le diverse posture e posizioni delle ossa del bacino, con punti di cedimento in funzione dell’anatomia del ciclista.

L’imbottitura della Argo Adaptive è una rete: ogni punto ha un preciso grado di cedimento (foto Matt Ben Stone)
L’imbottitura è una rete: ogni punto ha un preciso grado di cedimento (foto Matt Ben Stone)

L’occhio di Burt

Alla base della sua progettazione c’è la collaborazione con Phil Burt, un innovatore per tutto ciò che riguarda il comfort e le prestazioni dei ciclisti: fisioterapista e montatore di biciclette, ha trascorso 12 anni come Head of Physiotherapy presso British Cycling e altri 5 come Consulente Fisioterapista presso il Team Sky.

La sella Argo che nasce anche con il suo contributo. Propone un design a muso corto che esalta la stabilità e riduce (come detto) la pressione sui tessuti molli. Questo permette al corridore di abbassarsi al massimo, senza per questo sovraccaricare le parti più sensibili. E se una forma tradizionale della sella incoraggia l’atleta a cambiare frequentemente di posizione, la Argo Adaptive “blocca” il ciclista nella stessa posizione, aumentando la stabilità, il comfort e la distribuzione del peso.

In fibra e in lega

Andando a riassumerne le caratteristiche principali, Argo Adaptive crea un’ammortizzazione zonale su misura. La pressione media si riduce per un comfort duraturo, evitando che in alcuni punti raggiunga valori eccessivi. La sua forma offre stabilità e distribuzione del peso.

Sul fronte delle misure, la Argo Adaptive R1 con telaio in carbonio sarà disponibile nella misura da 140 mm (peso di 190 grammi) e da 150 mm (196 grammi) e sarà venduta al prezzo di 299.

Invece la Argo Adaptive R3 con telaio in lega K:ium sarà disponibile nelle stesse misure, ma con pesi di 224 e 230 grammi e prezzo di 259 euro.

Fizik

Team nuovo, sella nuova: la scelta di Ackermann

14.01.2022
4 min
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Quando un professionista approda in un nuovo team, i fattori “del cambio” da considerare sono molti e diversi tra loro. Ci sono i nuovi compagni di squadra, c’è il nuovo staff e le “abitudini” che devono essere “immagazzinate e fatte proprie”. C’è l’aspetto operativo e i vari programmi che vengono stilati in accordo con lo stesso team, con il quale si costruisce la stagione agonistica, obiettivi e di conseguenza gli allenamenti. E poi ci sono i nuovi materiali, dalla bici ai singoli componenti, che siano la sella o il manubrio: ovvero gli strumenti di lavoro dell’atleta.

Giuseppe Archetti, meccanico storico della nazionale e della UAE
Giuseppe Archetti, meccanico storico della nazionale e della UAE

Abbiamo chiesto a Giuseppe Archetti, meccanico di grande esperienza nell’UAE Team Emirates e ci siamo focalizzati su un importante ingresso, quello del tedesco Pascal Ackermann e di come il corridore sceglie la sella, che nel caso del team di Gianetti è fornita da Prologo.

Cosa succede quando arriva un nuovo corridore ed è necessario metterlo in sella?

All’atleta viene fornita una serie di prodotti e al tempo stesso i biomeccanici del team lo affiancano e lo assecondano nelle sue scelte. Si parte comunque da una panoramica e da una serie di valutazioni dei materiali che utilizzava in precedenza.

Archetti con Ackermann. Il corridore si è mostrato competente nelle scelte e valutazione dei nuovi materiali (foto Team UAE)
Ackermann si è mostrato competente nelle valutazione dei materiali (foto Team UAE)
Quindi si utilizza una sorta di storico dell’atleta?

In un certo senso è così. Noi abbiamo dei biomeccanici con il compito di valutare la posizione adeguata che l’atleta deve utilizzare quando è sulla bicicletta. Questo passaggio comprende anche la scelta della sella giusta. Il passaggio tiene conto anche di una sorta di confronto con i vecchi materiali utilizzati dal corridore, nel caso sia un nuovo arrivo, come nel caso di Pascal.

Nel caso specifico di Ackermann, su quale modello di sella è ricaduta la scelta?

Noi utilizziamo Prologo e il modello che è stato scelto è la Dimension 143. Ci sono state alcune prove ed hanno interessato vari modelli. La scelta finale è stata quella. Inoltre posso dire che già al secondo raduno abbiamo ricevuto degli ottimi riscontri e feedback dal corridore in merito alla scelta. Non solo, perché in base alle scelte fatte, lo stesso atleta fornisce dei feedback del prodotto che vengono riportati a Prologo e devo dire che l’azienda è piuttosto attenta a questo aspetto.

Per Ackermann una Prologo Dimension 143 (foto Prologo)
Per Ackermann una Prologo Dimension 143 (foto Prologo)
Voi come meccanici e i biomeccanici del team, utilizzate gli strumenti di valutazione Prologo?

Ci sono alcuni fattori che vengono fatti collimare. I biomeccanici utilizzano dei loro riferimenti, che però trovano una sorta di riscontro con le strumentazioni e i prodotti Prologo. Non di rado c’è anche un confronto diretto con l’azienda.

Tornando invece ad Ackermann, quanto tempo ha impiegato il tedesco a trovare la sella giusta? Più in generale, quanto tempo è necessario, mediamente, per far si che un corridore trovi il prodotto ideale alle sue esigenze?

Dipende, perché la sella è componente molto soggettivo e davvero particolare. Ci sono corridori che si prendono più tempo e spendono molte ore prima di arrivare ad una decisione, altri invece scelgono la prima sella che provano e la tengono per il proseguo della stagione. Ackermann è stato veloce, considerando che non aveva utilizzato Prologo nelle stagioni precedenti, a conferma di una buona sensibilità e capacità tecnica. In una fase di assestamento, come nel caso di Pascal, il merito è anche dei biomeccanici che hanno indirizzato il corridore nel modo giusto e dell’azienda che fornisce i materiali, con un ampio range di scelta.

Altezza sella e arretramento, i valori che usa Ackermann sono “standard”, oppure sono piuttosto “spinti”?

Prendere ad esempio un solo corridore è complicato, perché rispetto a 20 anni addietro, le posizioni utilizzate oggi sono tutte estreme. Ma è giusto dire che tutto è cambiato, corridori, materiali e modo di pedalare.

Quante selle vengono fornite ad un atleta nel corso di una stagione?

Ogni corridore ha 7 bici e si parte da questa fornitura. Nel momento in cui si è optato per una sella e un modello preciso, la base è il montaggio della bicicletta. L’atleta riceve “lo strumento di lavoro” completo nelle sue parti. Tutto quello che è dato in seguito è frutto della gestione del materiale da parte del team, oppure dell’azienda che fornisce dei nuovi materiali da provare e da sviluppare.

L’evoluzione dell’altezza di sella, parola al biomeccanico

02.12.2021
5 min
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In questi anni abbiamo assistito ad un’evoluzione di tutto: alimentazione, materiali, posizioni. E su quest’ultimo fronte la variazione più significativa riguarda l’altezza di sella. Ad un primo impatto sembra che tale misura si sia accorciata, cioè che i pro’ pedalino più bassi rispetto a dieci o venti anni fa.

Tra i primi a mostrarci in modo marcato il suo pedalare basso fu Alberto Contador: da certe immagini era davvero palese. Lo spagnolo fu tra i primi a mulinare rapporti cortissimi, ad andare agile da una parte e ad avere la sparata col rapportone dall’altra. Si vedeva che era frutto di un nuovo ciclismo, riferendoci a quegli anni chiaramente.

E allora come è cambiata l’altezza della sella? Cerchiamo di capirlo con l’aiuto di Alessandro Mariano, uno dei biomeccanici a più a stretto contatto con i professionisti del gruppo.

Michal Kwiatkowski è tra coloro che pedalano più bassi. E come lui il suo compagno Carapaz
Michal Kwiatkowski è tra coloro che pedalano più bassi. E come lui il suo compagno Carapaz

Cambiamento in generale

«Selle abbassate? Direi “ni” – esordisce Mariano – dipende dai punti di vista. Rispetto al passato se si confrontano l’apparato muscolo-scheletrico dei corridori non sempre si tende ad abbassarla. Alcuni soggetti addirittura l’hanno alzata. In linea di massima però è vero: un po’ ci si è abbassati. Parliamo di millimetri e non centimetri. Potrei dire sui 4-5 millimetri mediamente, ma c’è anche chi è arrivato a 6 e chi invece si è fermato a 3».

Mariano porta subito il discorso a livelli più elevati. E presto scopriamo che il tema è a dir poco vasto.

«Facciamo un confronto con i corridori degli anni 2000-2010: da quel periodo sono cambiati allenamenti e alimentazione e di conseguenza anche morfologicamente l’atleta è molto diverso. Se guardiamo ai corridori di quel periodo sembrano degli amatori. Anzi, oggi un amatore è più tirato. Anche il lavoro muscolare e i muscoli stessi cambiano. Cambiano le cadenze e inevitabilmente anche l’altezza di sella ne risente».

Alessandro Mariano Fisioradi
Alessandro Mariano lavora anche nel centro Fisioradi di Pesaro
Alessandro Mariano Fisioradi
Alessandro Mariano lavora anche nel centro Fisioradi di Pesaro

Non c’è una regola fissa

Per Mariano tutto è collegato. Impossibile analizzare la sola distanza fra il centro del movimento centrale e la parte superiore della sella. Almeno per lui e per il suo modo di “operare”.

«Sono cambiati gli angoli di spinta. Ma se non fosse cambiato l’aspetto muscolare, l’altezza sarebbe rimasta la stessa. In tutta questa evoluzione c’è chi l’ha abbassata, ma c’è anche qualcuno (pochi) che l’ha alzata.

«Non c’è una tipologia di corridore che alza e una che abbassa. Non è che un velocista la alza e uno scalatore l’abbassa, ecco. Dipende sempre dal soggetto. Dico questo perché io uso l’elettromiografo per capire la posizione col miglior rendimento. Si tratta di mettere tutti i distretti in condizione di lavorare al meglio tra loro».

Oggi le selle sono cambiate e sempre più corridori utilizzano quelle più corte
Oggi le selle sono cambiate e sempre più corridori utilizzano quelle più corte

Rapporti e selle

Come detto sono molti i fattori che influenzano tale quota. Per noi uno dei più importanti è legato ai rapporti, ma per Mariano nessun fattore è distaccato dagli altri o incide di più. 

«Oggi si usano rapporti più corti – dice Mariano – quindici anni fa era impensabile che un po’ utilizzasse un 34×28. Di conseguenza sono cambiate le tabelle di allenamento e le cadenze, più elevate. Quanto incidono quindi i rapporti? Non più di altri fattori. Sì, può variare un po’ da soggetto a soggetto: magari per un atleta l’allenamento incide il 30 per cento e i rapporti il 40 per cento, per un altro contano entrambi il 3%… Più o meno il peso è uguale per ogni fattore.

«E poi sono cambiate le selle. Senza tornare indietro alla preistoria, fino a qualche anno fa le selle si allungavano indietro e di conseguenza si allargavano nella parte posteriore. Adesso invece si allargano prima, si ha un limite meccanico (un punto di appoggio, ndr). Quando dico si allargano intendo il famoso centro anatomico, anche se io preferisco chiamarlo il punto dove si ferma il bacino. 

«Questa misura mediamente viene individuata a 72 millimetri, ma dai vari test che ho fatto per qualcuno avanza un po’ (68 millimetri) e per altri arretra (73-74 millimetri). Dipende dal bacino».

Tutto ciò porta a pedalare, in teoria, più avanzati e già questo basterebbe a ridurre, seppur di poco l’altezza di sella. Ma poi come dice Mariano è l’insieme che conta. E’ importante collegare tutti i distretti. Stare più avanti di sella magari implica un cambio anche della posizione sul manubrio (per lunghezza e altezza). E a catena tutto il resto.

Purito (Rodriguez) impegnato nella crono finale del Giro 2012. La sua posizione fu stravolta prima del via da Mariano
Rodriguez nella crono finale del Giro 2012. La sua posizione fu stravolta prima del via da Mariano

E a crono?

«Contro il tempo il discorso cambia un po’- riprende Mariano – a livello di utilizzo muscolare potrei dire che è un altro sport. Tuttavia l’incidenza dei fattori citati in precedenza (alimentazione, allenamenti, muscolatura, selle) più o meno è la stessa. Con un cronoman puro puoi ottimizzare al massimo e osare anche posizioni più estreme. Con un uomo di classifica che invece deve andare forte anche il giorno dopo, devi trovare un buon compromesso, altrimenti nella tappa successiva paga. Se invece è l’ultima frazione allora puoi estremizzare anche con l’uomo di classifica. E lo mando forte…

«Se mi è successo? Sì e più di qualche volta. Con Joaquim Rodriguez, per esempio. Nell’ultima tappa del Giro d’Italia che vinse Hejsedal per soli 12” su di lui. Quella volta stravolgemmo la posizione prima della crono finale e Purito fece la crono della vita, ma non bastò. Diciamo che quell’anno fu sfortunato perché fu l’unica volta in cui tolsero gli abbuoni in salita, altrimenti avrebbe vinto quel Giro con un bel distacco».

Selle Italia presenta la Flite Boost Endurance TI316 Superflow

04.08.2021
3 min
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Sono bastati appena 228 grammi a Selle Italia per realizzare la Flite Boost Endurance TI316 Superflow… E’ difatti questo il personale “peso” registrato da questa sella estremamente performante prendendone in considerazione la misura S.

Un passo indietro. Il risultato finale a cui deve ambire una sella che si rispetti è senza ombra di dubbio il comfort ed è proprio per raggiungere questo obiettivo che Selle Italia – forte di un’esperienza secolare (l’azienda ha oltre 120 anni!) nel mondo del ciclismo, e delle corse professionistiche in modo particolare – ha realizzato la Flite Boost Endurance TI316 Superflow. Questa sella prevede uno speciale strato di gel che ha come scopo quello di garantire a chi la utilizza in bici il maggior comfort possibile: un aspetto molto importante per ottimizzare la performance, in modo particolare sulle lunghe distanze. Ma ovviamente non è finita qui. Sullo strato di gel è inoltre applicata una speciale tecnologia – denominata “Extra Padding” – che identifica un’imbottitura maggiorata con lo scopo preciso di ottimizzare ulteriormente la comodità della stessa sella, proteggendo inoltre il corridore dalle ricorrenti e fastidiose infiammazioni cutanee.

Confortevole e performante, ideale per le lunghe distanze
Confortevole e performante, ideale per le lunghe distanze

Non solo comfort

E’ scontato che la realizzazione di una sella non possa arrestarsi e chiudersi al solo aspetto del comfort, ma che debba allargare la prospettiva anche sulla performance. E proprio in considerazione di questo secondo aspetto possiamo tranquillamente affermare che Selle Italia ha centrato in pieno l’obiettivo. In modo particolare un ruolo importante lo”gioca” il foro centrale “Superflow” che consente di ridurre la pressione nella zona perineale massimizzando il movimento della pedalata. Il rivestimento del prodotto invece è in Fibra-Tek, un materiale che aumenta notevolmente la resistenza della sella. Gli osservatori più attenti avranno inoltre notato una forma estremamente piatta della Flite Boost Endurance TI316 Superflow: una studiata linea “flat” per rivolgersi in modo più specifico a tutti coloro che presentano una rotazione del bacino. 

Telaio resistente

Parliamo infine del telaio, che offre una resistenza ed una durata aumentate fino al 25%, oltre ad un peso ridotto del 15% rispetto ai telai tradizionali. Non poco… La sella è disponibile nelle misure S e L, mentre il prezzo consigliato al pubblico è di 224,90 euro.

selleitalia.com

Prime 3.0 da 142 mm, la Repente più comoda

03.08.2021
3 min
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Repente, l’azienda vicentina produttrice di selle, rinnova il suo modello Prime: una sella amata da tutti i ciclisti, stradisti e non. Ecco a voi la nuova Prime 3.0.

Seduta più larga

La novità più importante è la larghezza. La nuova Prime 3.0 misura infatti 142 millimetri, perfetta per ciclisti con una corporatura sopra la media, ma rimane a disposizione anche la misura da 132. Lo shape del posteriore è stato progettato per fornire un appoggio uniforme a chi richiede questo tipo di dimensioni.

Più comoda

Il team di ricerca e sviluppo di Repente ha messo al centro del progetto il comfort: l’atleta non deve avere impedimento alla libertà di articolazione dell’anca e la gamba nella fase discendente non deve perdere la possibilità di esprimere potenza. 

La tecnologia RLS, univoca di Repente, approvata dopo rigorosi test in laboratorio e su strada, consente di cambiare seduta mantenendo invariata la posizione in sella, dato che si può sostituire solo la cover.

Lo strato di imbottitura è stato inspessito, per garantire una seduta più confortevole sia sui terreni sconnessi, sia nelle lunghe percorrenze. Il materiale utilizzato è l’EVA, noto per le sue elevate proprietà di leggerezza e assorbimento degli urti.

Il canale anatomico centrale, caratteristico delle selle Prime, è stato ulteriormente ampliato, in proporzione alla nuova larghezza della sella.

La struttura portante della sella è realizzata in poliuretano PA12, rinforzato con fibre lunghe di carbonio
La struttura portante della sella è realizzata in poliuretano PA12, rinforzato con fibre lunghe di carbonio

Senza attrito

Per il rivestimento della sella, Repente ha utilizzato un materiale antiscivolo con a base acqua, utilizzato anche in altri modelli dalla casa veneta, come il Quasar. Questa soluzione permette all’atleta di assumere il miglior posizionamento in bici in tutte le fasi della pedalata.

I fianchi della parte centrale-anteriore si caratterizzano per un motivo grafico in vernice lucida, che ha l’effetto di ridurre lo sfregamento dell’interno della coscia con la sella.

Il rail è in carbonio unidirezionale T700 a sezioni differenziate. La struttura portante della sella è realizzata in poliuretano PA12, rinforzato con fibre lunghe di carbonio.

Una leggerezza davvero da top di gamma, solamente 160 grammi, grafiche disponibili in un solo colore, il nero.

Prezzo finale di 154 euro.

repente.com