Richeze dice basta, ma prima c’è ancora una cosa da fare

01.02.2022
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Sembrava stesse davvero per finire così, un po’ all’ombra, in sordina, la carriera di Maximiliano Richeze. Poi un giorno, uno dei primi dell’anno, squilla il telefono. E’ Matxin e quella che era una proposta verbale diventa realtà. «Max – dice il team manager – correrai con noi fino al Giro d’Italia».

Max Richeze, dall’Argentina, professione velocista, 39 anni a marzo, correrà con il UAE Team Emirates ancora per questa manciata di mesi, poi dirà stop alla sua, lunga, e ottima carriera.

San Juan 2020, Richeze ricercatissimo tra i suoi tifosi, tanto più che vestiva la maglia di campione nazionale
San Juan 2020, Richeze ricercatissimo tra i suoi tifosi, tanto più che vestiva la maglia di campione nazionale

Chiusura con stile

«Ero in scadenza di contratto – dice Richeze – ma volevo continuare a correre. Ero in parola con il team, ma ancora non si era concluso nulla. Io avrei voluto chiudere alla Vuelta San Juan, nella mia Argentina.

«Ma poi la corsa è stata fermata per il Covid. Ci tenevo però a fare qualcosa e anche loro del team non volevano finisse così. L’infortunio di Alvaro (Hodeg, ndr) ha accelerato le cose. Mi ha chiamato Matxin e mi ha detto che avrei gareggiato fino al Giro».

Max racconta tutto con passione e con la sua proverbiale educazione, anche se è indaffaratissimo mentre sta per arrivare nel suo hotel al Saudi Tour, che inizia proprio oggi.

«Credo sarà proprio bello chiudere la carriera in Italia. Il Giro è stato il mio primo grand tour e sarà anche l’ultimo».

Gaviria ha lasciato la Quick Step prima di Max, ma nel 2020 i due si sono ritrovati alla UAE Team Emirates
Gaviria ha lasciato la Quick Step prima di Max, ma nel 2020 i due si sono ritrovati alla UAE Team Emirates

Allenamenti al top

«In questo inverno – racconta l’argentino – mi sono allenato come se avessi avuto un contratto. L’idea era di fare delle belle gare al San Juan, di arrivarci in forma e di chiudere al meglio. Ero stato ad allenarmi sia a San Juan che a San Luis. Soprattutto qui ho potuto fare delle belle salite.

«Ve le ricordate? El Filo, il Mirador… fino a 2.100 metri di quota, si facevano quando c’era il San Luis al posto del San Juan. Il clima è buono e fa caldo il giusto. 

«E prima ancora, a novembre, mi ero allenato in Italia a Bassano». 

Bassano del Grappa è la seconda casa di Richeze. Lo avevamo visto nello sfondo di una storia postata da Brambilla. I due stavano lavorando in una palestra. Ognuno si allenava con le divise del proprio team. La cosa un po’ ci colpì.

«Gli stimoli? Tanti! – racconta Max – Lo sono sempre stati per questa ultima preparazione invernale della mia carriera, ma dopo la telefonata di Matxin lo sono stati ancora di più. Era l’ultima stagione e volevo dare il massimo per finire al meglio».

Tour de Langkawi: 3 febbraio 2006, prima gara da pro’ e prima vittoria per Richeze
Tour de Langkawi: 3 febbraio 2006, prima gara da pro’ e prima vittoria per Richeze

Dall’Argentina…

Papa Francesco quando fu eletto disse: «Vengo dai confini del mondo». Ma chi è dunque Max Richeze? Anche lui viene dai confini del mondo. Noi sappiamo che è diventato professionista nel 2006 alla Ceramica Panaria, che ha tante volate, due tappe al Giro, i Giochi Panamericani, il titolo nazionale e che è stato un apripista ricercatissimo, merito dei passati da pistard.

«Sinceramente non mi aspettavo di avere un carriera così lunga quando ho iniziato – dice Richeze –  Già era stato tanto diventare pro’.

«E’ vero, vengo dall’altra parte del mondo e per come siamo messi in Argentina con il ciclismo è stato davvero un bel salto. Sono contento ed orgoglioso di quello che ho fatto. Ho sempre dato il massimo cercando di essere preciso negli allenamenti e se sono arrivato a questa età è perché ho fatto una buona vita».

Nella presentazione dei team di ieri al Saudi Tour, Richeze già guidava il UAE Team Emirates
Nella presentazione dei team di ieri al Saudi Tour, Richeze già guidava il UAE Team Emirates

Richeze l’italiano

Prima abbiamo detto che era a Bassano, in Veneto. Ma perché? La sua storia è questa. 

«Ho iniziato a 12 anni – racconta Max – insieme a mio fratello Roberto. Seguivamo papà che correva. Andavamo alle gare con lui e volevamo gareggiare anche noi. Ma papà ci diceva di no, di aspettare, che semmai avremmo pedalato più in là. Non voleva che perdessimo l’età del gioco. 

«Io infatti giocavo a pallone. Poi attorno ai 12-13 anni, come detto, sono salito in bici».

«Sono di Buenos Aires e lì non ci sono salite. Ho fatto tanta pianura e tanta pista. E infatti quando sono arrivato da voi in Italia è stata dura. Ero “cicciottello”, pesavo 10 chili di più, mi staccavo sui cavalcavia! Insomma, è stato uno shock. In pratica ho ricominciato da capo».

«Sono arrivato a Bassano tramite i fratelli Curuchet e Mirko Rossato, da poco diesse del Team Parolin. Loro gli avevano già mandato Ruben Bongiorno.

«Mirko mi vide girare in pista e mi disse: se hai voglia dì ai Curuchet di chiamarmi e così è andata. Ci sarei andato subito, ma all’epoca c’era una regola per cui gli under 23 di primo anno non potevano lasciare il Paese. Potevano andare solo dal terzo anno. Ho dovuto aspettare un bel po’».

Con la sua esperienza, Max (qui in seconda ruota) sarà il road capitan al Giro, non solo l’apripista di Gaviria
Con la sua esperienza, Max (qui in seconda ruota) sarà il road capitan al Giro, non solo l’apripista di Gaviria

Road capitan al Giro

Argentina e Italia. Il legame profondo fra queste due Nazioni si rinnova ancora. E se non ha chiuso nella sua Argentina è giusto che Richeze chiuda da noi. Al Giro però non verrà per “portare a spasso” la bici. Da vero pro’ qual è Richeze ha un ruolo ben definito.

«Devo ancora parlare con Matxin per i dettagli. Di solito è lui che decide queste cose, ma aiuterò Fernando Gaviria nelle volate. Fernando è un vero amico e lo faccio prima per questo che in quanto compagno di squadra. Anche qui in Arabia Saudita sono in camera con lui».

«E poi – conclude Richeze – aiuterò Almeida nelle tappe di pianura. A posizionarlo bene, a tenerlo al sicuro. Avrò le chiavi della squadra? Beh, di sicuro sono il più esperto e per me è davvero un piacere questo ruolo. Poi qui conosco tutti. Molti sono del vecchio gruppo Lampre, in cui ero già stato».

Richeze prende per mano Gaviria verso Sanremo

13.03.2021
4 min
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Gaviria, Richeze e la Sanremo… ormai sembra quasi una soap opera questo “terzetto”. Fernando da anni rincorre la Classicissima e lo fa con l’aiuto di Max già dai tempi della Deceuninck-Quick Step, ma per un motivo o per l’altro non riesce ad alzare le braccia al cielo.

Dopo scivolate in gara, incidenti a ridosso della corsa, gambe non eccellenti… l’anno scorso sembrava l’occasione giusta. I due della UAE avevano lavorato benissimo. Il colombiano aveva vinto diverse corse, era più forte che mai e anche l’apripista argentino era in forma. Poi il Covid colpì proprio Gaviria e, a seguire, tutto il ciclismo.

Maximiliano Richeze, 38 anni, è campione argentino in carica
Maximiliano Richeze, 38 anni, è campione argentino in carica

Tanto lavoro

A distanza di un anno anche i conti con la sorte sembrano essere regolati.

«Speriamo di arrivare bene alla Sanremo quest’anno – dice Richeze – Abbiamo fatto un bel blocco di lavoro con Fernando e siamo qui alla Tirreno per rifinire la condizione. Credo siamo sulla strada giusta e speriamo di fare una bella Sanremo».

Stavolta però più che mai non c’è da fare i conti solo con se stessi, con la condizione o con gli altri velocisti. Il grande rebus riguarda i tre mostri sacri che stanno dominando le ultime gare: Van Aert, Alaphilippe e Van der Poel. E Richeze lo sa bene…

«Eh quei tre sono un bel problema, sono corridori molto esplosivi. E la Sanremo negli ultimi anni è cambiata un bel po’ proprio grazie a loro. Quando attaccano per noi velocisti è impossibile seguirli, hanno un ritmo insostenibile».

Per Gaviria (a sinistra) il miglior risultato alla Sanremo resta il 5° posto del 2017
Per Gaviria (a sinistra) il miglior risultato alla Sanremo resta il 5° posto del 2017

La strategia vincente 

Ma allora come si può fare? La sorte della corsa è già decisa? Di certo Gaviria e Richeze non partono battuti e pensano ad un piano per mettere i bastoni tra le ruote ai tre fenomeni.

«Vediamo cosa si può fare – riprende Richeze – La nostra carta è quella di prendere molto davanti la Cipressa e il Poggio cercando di bloccarli un po’, nel limite del possibile, controllarli. Più aspettano – ride – e più abbiamo possibilità di scollinare con loro».

Attaccare le salite in testa resta l’unica possibilità per poterli contenere.

«Di certo noi non possiamo prenderle dietro – continua Richeze – Abbiamo questa sola opportunità. Poi bisogna vedere come si muovono. Sappiamo che se anche loro le prendono in testa per noi si complicano le cose. Però come si sa è difficilissimo essere in prima posizione all’attacco di Cipressa e Poggio: è più stressante che fare una volata. Tutto il mondo vuol prenderle davanti».

Il problema è che con quei tre, o almeno con due di loro, Van Aert e Van der Poel, restare attaccati in salita potrebbe non bastare. I due nord europei infatti sono velocissimi. 

«Sappiamo che Van Aert è un vero campione e cerchiamo un po’ i suoi punti deboli, anche se sinceramente non ce ne sono tanti! Noi non possiamo che fare la nostra gara, cercando di dare il meglio. Sapendo che non sempre vince il più forte».

La doppia arma di quei tre

Da Milano a Sanremo i chilometri sono 300, come è noto. E per attuare certe tattiche serve una grande squadra, cosa di cui la UAE dispone, ma è anche vero che un uomo come Richeze va tutelato al massimo. Gli altri dovranno proteggerne due, non solo Gaviria. L’Argentino deve restare coperto. Potenzialmente potrebbe intervenire tre volte: all’attacco della Cipressa, del Poggio e nella volata finale. E infatti tutto ciò rientra nel piano “anti fenomeni”. Non si può lasciare il lavoro di attacco alle salite ad un altro visto che sono momenti paragonabili ad uno sprint, come Richeze stesso ha detto.

«Vero – continua l’argentino – io sarò coperto fino alla fine. Mi muoverò un po’ prima della Cipressa, con Fernando attaccato dietro di me. Lui deve stare in perfetta posizione. Nel caso dovessimo essere un po’ indietro mi dovrò sacrificare, ne sono consapevole. E’ lui che deve stare davanti».

Prima tappa della Tirreno, Richeze porta Gaviria in buona posizione e lui termina terzo
Prima tappa della Tirreno, Richeze porta Gaviria in buona posizione e lui termina terzo

L’occhio sui rivali

Richeze in questa Tirreno sta studiando gli avversari. Li vede come pedalano e quando gli chiediamo, pensando anche a chi sta correndo alla Parigi-Nizza, chi è il più pericoloso lui non ci pensa due volte e nomina proprio quei tre, scartando ogni altra ipotesi.

«Non ce n’è uno solo, tutti e tre possono scattare sul Poggio e fare tanta differenza. E a quel punto sarebbe impossibile rientrare, anche perché si è tutti stanchi e immagino senza squadre.

«Possono fare la volata anche se dovessero essere ripresi? Bella domanda, in teoria dopo 300 chilometri e uno sforzo così grande si dovrebbe pagare dazio allo sprint, ma questi sono veri campioni e da loro mi aspetto di tutto».