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Da allievi a juniores vietato avere fretta. Parla D’Onofrio

07.12.2022
6 min
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Una squadra che sale di categoria e dagli allievi passa agli juniores, con l’organizzazione di Andrea Campagnaro, la benedizione di Fabrizio Vangi e la guida di Ugo Maria D’Onofrio. Il racconto di Ivan Toselli qualche settimana fa ha suscitato interesse, per i temi sul tappeto. La scuola. La preparazione atletica. La vita da atleta. Nella Vangi-Sama Ricambi-Il Pirata si lavora già per il debutto nella categoria superiore. Giusto lunedì D’Onofrio è andato in Toscana per recuperare le bici, mentre i ragazzi, che al mattino vanno a scuola, nel pomeriggio proseguivano col lavoro in palestra.

D’Onofrio è del 1965, è nato a Terracina e ha corso fino ai dilettanti di seconda serie. Quando poi ha capito di non avere un futuro da atleta, ha staccato il tesserino da direttore sportivo. Gli abbiamo chiesto di guidarci nel lavoro dei suoi ragazzi.

Gli allievi di 2° anno del Team Il Pirata passeranno juniores con la Vangi-Sama Ricambi (foto FB)
Gli allievi di 2° anno del Team Il Pirata passeranno juniores con la Vangi-Sama Ricambi (foto FB)
Cosa si fa in questo periodo?

Si lavora tanto in palestra sulla forza, mentre nelle uscite in bici si va agili, solo per sistemare le gambe dopo i lavori pesanti. Dal 27 fino a 30 dicembre saranno in ritiro. Il 31 e il primo dell’anno vanno a casa. Poi vengono il 2 gennaio fino al 10 e lì cominceremo a fare qualche lungo, ma niente di particolare. Il bello è che l’idea di venire in ritiro è loro, stanno bene insieme. Abbiamo un bel gruppo.

La nuova categoria richiede un aumento dei carichi di lavoro?

Non ci sarà un aumento clamoroso di volumi, ma certo in palestra si lavora sulla forza e sulla resistenza. Che qualcosa si debba aumentare è inevitabile, perché avere i rapporti liberi richiederà più forza. I ragazzi di primo anno vengono dal 16 e si ritroveranno con il 52×11. Perciò, anche se questo passaggio è necessario, va fatto tutto con gradualità. Sono comunque ragazzi che arrivano dagli allievi e da un’attività più blanda.

Federico Amati (qui al Lunigiana) ha vinto nel 2022 il Trofeo Paponi e passa ora con la Vangi-Sama Ricambi (photors.it)
Federico Amati (qui al Lunigiana) ha vinto nel 2022 il Trofeo Paponi e passa ora con la Vangi-Sama Ricambi (photors.it)
Un team di soli debuttanti?

Avremo tutti i primi anni che nel 2022 hanno finito gli allievi, in più mi sono portato dietro Di Prima, Chinappi (in apertura con D’Onofrio dopo la vittoria nella Ciociarissima, ndr) e Amati, che nel 2022 erano primi anni e hanno già vinto. Amati è un po’ da rilanciare, perché al primo anno da allievo è andato fortissimo, poi ha vissuto un anno e mezzo non troppo brillante. Accanto a loro, ci saranno i ragazzi di primo anno, che sono validi, però certamente devono fare esperienza e hanno bisogno di tempo. Non basta essere andati forte da allievi per avere un impatto positivo con la categoria. Magari ne risentiranno poco, ma la differenza c’è.

E’ un gradino tanto alto?

Sono ragazzi validi, ma faremo un calendario pieno di gare nazionali e anche internazionali, che servono per fare l’esperienza che si ritroveranno al secondo anno. Andremo a fare anche una gara a tappe in Francia a luglio, ci hanno invitato. Faremo un bel calendario. Il gradino è abbastanza alto, ma in trent’anni che faccio il direttore sportivo, ho visto andar forte tanti ragazzi di primo anno più che al secondo. Perché all’inizio sanno che è difficile e si impegnano un po’ di più, mentre al secondo anno si rilassano. L’importante è dargli tempo. A inizio stagione è tutto nuovo. Rapporti, distanza e modo di correre. 

Daniele Chinappi della Multicar Amarù ha vinto due prove della Ciociarissima (foto FB)
Daniele Chinappi della Multicar Amarù ha vinto due prove della Ciociarissima (foto FB)
Modo di correre?

Da allievi la salita si fa a scatti, da juniores è diverso. Magari si imbocca già a 50 all’ora perché tutti vogliono stare davanti, poi si va su di passo dall’inizio alla fine. Chi ne ha resta davanti, gli altri saltano. Penso che grossi problemi non ce ne saranno, mentre il discorso dei rapporti è tutto da verificare.

Toselli pesa 54 chili: lui con i rapportoni soffrirà?

Toselli potrebbe avere qualche problema, soprattutto nell’imbuto per prendere davanti la salita, perché si faranno sparate per imboccarla. Però una volta che sono in salita, problemi non ne ha: il discorso dei rapporti lì non esiste. Però avendo una buona squadra, cercheremo di portarlo alla salita il più coperto possibile. Invece i piccoli avranno grossi problemi a crono, perché con il rapporto libero il corridore potente spicca di più. L’importante però è dargli il tempo di crescita. Vogliamo che migliorino, se avessimo puntato al numero di vittorie, non avremmo scelto un calendario così impegnativo.

Ivan Toselli è uno scalatore di 54 chili: secondo D’Onofrio, l’adattamento agli juniores sarà da seguire bene (foto Coppa d’Oro)
Ivan Toselli è uno scalatore di 54 chili: l’adattamento agli juniores sarà da seguire bene (foto Coppa d’Oro)
A D’Onofrio non interessa vincere?

Vogliamo vincere, per carità, sarebbe ipocrita dire il contrario. Ma avere dei corridori che da grandi diventeranno dei buoni professionisti ci dà molta più soddisfazione. Ho avuto con me Martin (Marcellusi, ndr) da junior di secondo anno. Poteva vincere 20 corse se avessimo puntato alle regionali. Invece andavamo alle internazionali e andava sempre a podio. E la continuità è un valore che si apprezza

Si è parlato e dibattuto della vita da pro’ che fanno da allievi…

A questa età non si fa la vita da professionista, ma già si comincia a fare la vita del corridore. E’ diverso da quella che si faceva da allievi, perché questa è una categoria di riferimento, se bene o male, si saprà fra 10 anni. Il ragazzo deve imparare a gestirsi e mangiar bene. Per questo abbiamo preso il nutrizionista, che non gli impedisce di mangiare, come pensano alcuni. Mangiano, anzi mangiano anche più di quello che magari mangerebbero a casa. Mangiano bene. Abbiamo un ritiro aperto tutto l’anno, una foresteria, ma ovviamente chi vive a casa e va a scuola, lo vediamo solo nel fine settimana. Quelli che vivono in ritiro vanno a scuola al mattino e si allenano il pomeriggio. Quando invece non c’è scuola, sono tutti qua. Faremo i test a gennaio. Si alleneranno tutti con il potenziometro, perché è giusto che sia così.

Il motore della squadra è Andrea Campagnaro, a sinistra. Qui con Cristiano Moriconi, che produce le ruote Tsunami in uso al team
Il motore della squadra è Andrea Campagnaro, a sinistra. Qui con Cristiano Moriconi, che produce le ruote Tsunami in uso al team
Perché è giusto?

Sui social fanno parecchio casino, ma non hanno capito che è tutto cambiato. Quando correvo io trent’anni fa, prima di partire per le gare mangiavamo la bistecca. Tante cose non si sapevano e ci si allenava come adesso. Solo che oggi i lavori sono codificati, mentre prima rischiavi di andare in superallenamento. Non avevi gli strumenti di controllo, mentre il potenziometro e il cardio sono strumenti di controllo. Si fa in modo che i ragazzi siano più tutelati.

E tutti a caccia di Evenepoel…

A mio parere, dovrebbero correre almeno un paio d’anni negli U23 per crescere bene. Si fanno i paragoni con Evenepoel, ma lui che c’entra? E’ un fenomeno e sarebbe venuto fuori anche se fosse stato italiano. Quelli così nascono ogni 50 anni e non hanno nulla da spartire con gli altri. 

Vita da allievo: ficchiamo il naso nel mondo di Toselli

29.11.2022
6 min
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Se la caccia al talento inizia dalla base, il curriculum di Ivan Toselli non sarà passato inosservato. Noi stessi, pur parlando di un allievo, ne abbiamo già scritto. Il titolo italiano di primo anno a Chianciano Terme (con l’inchino alla bici) e la Coppa d’Oro vinta in solitudine al secondo dicono che c’è uno scalatore in arrivo. I 54,5 chili sono solo un numero, ma certo se questo è il punto di partenza, è chiaro che nel suo futuro non ci saranno le volate del Tour.

L’occhio è furbo, la risatina quella ironica dei 16 anni, i piedi per terra. Tanto che quando gli ricordi l’arrivo tricolore alla Van der Poel, i compagni lo prendono in giro: gli inseguitori erano così vicini che per fare la bravata ha quasi rischiato di perdere la corsa.

Il prossimo anno Toselli sarà junior con la Vangi-Sama Ricambi-Il Pirata, per cui ha già iniziato ad allenarsi con i rapporti liberi (tema dibattuto e ancora da approfondire). Anche se la squadra, composta soltanto da ragazzi di primo anno, ha optato per limitarli al 52×11. Le sue giornate sono cadenzate dalla scuola e dalla bici.

Arrivo con inchino. Toselli ha conquistato così il tricolore allievi 2021, ma gli inseguitori erano lì
Arrivo con inchino. Toselli ha conquistato così il tricolore allievi 2021, ma gli inseguitori erano lì
Come ti sei allenato finora?

Uscivo tutti i giorni. A volte facevo riposo il lunedì, mentre il sabato dipendeva dalla domenica. Se dovevo andare alle corse, raramente facevamo grandi cose il giorno prima. Quasi mai.

Il resto della settimana?

Lunedì giratina o proprio riposo. Martedi forza, quindi Sfr e lavori specifici. Mercoledì il lungo: tre ore, tre ore e mezza. Giovedì due ore a sciogliere, con qualche lavoro. Venerdì dietro macchina. E il sabato di nuovo a sciogliere le gambe.

Cosa c’era dentro la distanza?

A volte facevamo le salite forte, oppure preparavamo una corsa e quindi facevamo i treni, volate e cose del genere. Ho fatto sempre 80, massimo 85 chilometri, mentre adesso cambia parecchio. Ci sono i rapporti liberi, quindi bisogna fare molta più forza. E’ aumentato il lavoro in palestra e le ore di allenamento sono un po’ più lunghe. Passeremo a quattro ore e mezza.

Finita la seconda stagione da allievo (la foto si riferisce al 2021), Toselli debutterà fra gli juniores
Finita la seconda stagione da allievo (la foto si riferisce al 2021), Toselli debutterà fra gli juniores
Non avrete il 53 ma il 52, giusto?

Esatto. Ho montato il 52 il mese scorso, prima non mi era mai capitato di allenarmi con i rapporti liberi. Mi sono accorto che è parecchio più duro. A volte quando esco in bici faccio delle volate e mantenere il rapporto è molto difficile.

Hai parlato di aumento del lavoro in palestra?

Anche l’anno scorso ci andavamo, però molto meno rispetto a quest’anno. Andiamo due volte a settimana. Lavoriamo alla pressa, facciamo leg curl, squat e tutta una serie di lavori per le gambe.

Peso forma ancora a 54 chili?

Normalmente peso 54, la settimana scorsa sono andato dal nutrizionista e ora sono 54,5. Al primo anno ero 49, poi sono cresciuto. Il nutrizionista mi ha detto che devo mantenere il peso, quindi devo mangiare. Ora non c’è bisogno di dimagrire. Però alla fine non è che ingrassi. Posso prendere quel chilo in più, due al massimo, ma li smaltisco subito. Anche se crescendo magari aumenterò un po’ di peso, il mio allenatore dice che non mi devo snaturare. Devo coltivare la dote che ho.

In squadra è un piccolo leader, ma lontano dall’apparire troppo pieno di sé
In squadra è un piccolo leader, ma lontano dall’apparire troppo pieno di sé
In che modo è ripreso il lavoro?

Mi ero fermato da quattro giorni, poi ho ripreso con la bici perché mi hanno chiamato a fare dei test con la nazionale il 25 ottobre e quindi ho dovuto trovare di nuovo la gamba. Poi mi sono fermato una settimana e ho ricominciato piano piano con un po’ di corsa, un po’ di esercizi e ora ho iniziato con la preparazione. Fra poco riprendiamo la bici da corsa e uniremo le uscite su strada con il lavoro in palestra. E poi a gennaio si vedrà il nuovo programma, perché lo cambiamo ogni mese.

Come ti organizzi con la scuola?

Ho un accordo, per cui ho tutte le assenze giustificate. Quindi esco sempre alle 12, mangio e alle 14 sono in bici, oppure in palestra. Le distanze si fanno finché c’è luce, visto che alle 16,30-17 ormai è buio, quindi bisogna stare attenti. Ho sempre le luci con me.

Hai parlato di lavori specifici.

Fino alla scorsa stagione, facevamo le 20-40 con 40 secondi di recupero per sei volte, con rapporto libero, come volevi. Invece le Sfr si facevano con il rapporto più duro. Di solito usavamo la salita che si fa per tornare a casa, perché per andare a Sezze, proprio su in paese, la salita c’è sempre. Invece quando facevamo i lunghi, andavamo a cercare salite come Sermoneta e Roccasecca, sempre con l’ammiraglia dietro e il direttore sportivo.

Qui Ivan Toselli con suo padre Agostino, al GP di Ferentino (foto Luca Silvestri)
Qui Ivan Toselli con suo padre Agostino, al GP di Ferentino (foto Luca Silvestri)
Come mangi quando si va a scuola e ti alleni di pomeriggio?

Di mattina faccio una colazione normale e poi faccio lo spuntino a scuola. Oggi il programma prevedeva un panino con prosciutto crudo e pomodorini. A pranzo invece ho mangiato la ricotta con le verdure, mentre la sera devo mangiare pasta. Però cambia, non è sempre uguale. Invece quando rientro dall’allenamento faccio una merenda, che di solito è un frutto.

Torniamo un attimo ai rapporti, che sensazioni hai in bici?

Non sono un velocista, però mi piacciono le crono, quindi dovrò allenarmi bene per spingere il rapporto. Sulla crono si può lavorare, perché vorrei provare a fare qualche risultato. Sui falsopiani invece soffro un po’ perché serve forza esplosiva, che io non ho più di tanto. Se però mi date una salita bella lunghetta, posso fare la differenza

Nei test con la nazionale hai incontrato il cittì Salvoldi?

L’ho incontrato quel giorno a Roma, non lo conoscevo. Ho visto che è una brava persona, ci ha dato anche dei consigli su cosa fare a casa, quali esercizi…

Alla Coppa d’Oro la sua azione solitaria in salita non ha concesso replica ai rivali (foto Coppa d’Oro)
Alla Coppa d’Oro la sua azione solitaria in salita non ha concesso replica ai rivali (foto Coppa d’Oro)
Che effetto fa passargli fra gli juniores, la prima categoria internazionale?

La cosa inizia a farsi seria, perché da allievo ti puoi ancora adattare, ma da junior può anche capitare che ti chiami una squadra pro’ oppure una continental. Io sono dell’opinione che bisogna fare i passi giusti. Quindi due anni negli juniores e poi gli under 23. Se però trovi una squadra pro’ che ti vuole seguire durante il percorso fra gli under 23, tanto meglio.

Hai vinto la Coppa d’oro, avevi vinto il campionato italiano, è facile restare con i piedi per terra?

Il fatto di stare con i piedi per terra è un consiglio che mi hanno dato in tanti. Io non mi monto la testa, sono molto umile. Ho vinto un italiano e la Coppa d’oro, ma non sono nessuno, sono sempre lo stesso Ivan.

Sei scalatore. Su Facebook sei amico di Tonina Pantani, la squadra si chiama Il Pirata Official Team. Chi è Pantani per te?

Un grande scalatore, che quando saliva non lo fermavi. E’ bellissimo rivedere le immagini, veramente un grande corridore. Io sono uno scalatore, più per le corse a tappe. In salita mi piace scattare. Ma ancora devo cominciare. Anzi, forse ci siamo pure sbilanciati troppo.

Tricolore e Coppa d’Oro, con Toselli nel cuore del pianeta allievi

19.09.2022
5 min
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Vincere la Coppa d’Oro è per un allievo il miglior passaporto possibile per l’approdo alla categoria juniores e quindi al ciclismo che inizia davvero a contare. Anche se, come si dice da più parti, i procuratori e le squadre guardano già agli allievi per capire chi ha talento e chi no, spesso non dando il giusto tempo di maturare. A 16 anni stiamo parlando ancora di teenager in piena costruzione, fisica e psicologica, è quindi difficile fare illazioni sul futuro, ma nel caso di Ivan Toselli si può già parlare di strada ben incanalata verso la realizzazione di un sogno.

Il corridore di Maddaloni (Caserta) non è nuovo a imprese come quella in Valsugana. Lo scorso anno si era laureato campione italiano e nella classica delle classiche ha anche riscattato l’amarezza del quarto posto nella nuova sfida tricolore, traendo proprio da quel piazzamento la spinta per emergere.

«Avevo corso sempre all’attacco – racconta – ma ho commesso un grave errore. Quando mi sono trovato in fuga con Bottoin non ci ho creduto fino in fondo, ho permesso ai tre che ci inseguivano di rientrare e poi in volata non ho avuto scampo. Forse se avessi collaborato di più sarebbe andata diversamente…».

Il successo solitario di Ivan Toselli a Borgo Valsugana, la sua vittoria più importante
Il successo solitario di Ivan Toselli a Borgo Valsugana, la sua vittoria più importante
Com’è andata invece a Borgo Valsugana?

Molto diversamente. Ho cercato di correre con la testa e di rendere la corsa dura, scattando già una ventina di chilometri dopo la partenza profittando di uno strappo sul percorso. Con me c’erano l’irlandese Patrick Casey e il laziale Leonardo Consolidani. Appena entrati sul circuito finale, ho provato più volte a rilanciare l’azione e prima Consolidani, poi Casey hanno perso contatto così sono arrivato da solo ed è stato davvero un gran momento.

Che cosa ha rappresentato?

La Coppa d’Oro è una sorta di mondiale per la nostra categoria, sono più di 400 al via che arrivano da tutta Italia e da molti Paesi esteri. Chi ha vinto questa gara non era mai un corridore qualunque, molti sono passati professionisti ed è quella la mia ambizione. Quando ho vinto il titolo italiano è stato bellissimo, indossare la maglia tricolore è una grande soddisfazione, ma la Coppa d’Oro è qualcosa in più.

Ivan Toselli è nato a Maddaloni (CE) l’11 aprile 2006, ma corre per una squadra di Sezze (LT)
Ivan Toselli è nato a Maddaloni (CE) l’11 aprile 2006, ma corre per una squadra di Sezze (LT)
Della vostra categoria si tende sempre a parlare poco, a dire che rappresentate un ciclismo dove l’agonismo è ancora un passo indietro rispetto all’aspetto del divertimento. Com’è vissuta da dentro?

Da quel che mi dicono è ancora un po’ diversa dalla categoria junior. E’ importante per fare esperienza, per apprendere le prime nozioni. I diesse, non solo il mio, dicono che qui le vittorie contano, ma fino a un certo punto. E’ più importante capire come si corre, che cosa significa interpretare una gara dal punto di vista tattico, come gestirsi in corsa. Ci si allena per questo, diciamo che è come una scuola in vista del passaggio di categoria, dove le cose diventeranno certamente un po’ più serie.

Tu sei un secondo anno, rispetto al 2021 che cosa hai notato di cambiato in te?

Soprattutto che col passare del tempo le cose diventano sempre più difficili, come è normale che sia. La principale cosa che ho imparato è quella di non mollare mai. Io cerco di finire sempre a testa alta, di provarci sempre in ogni occasione perché prima o poi la vittoria arriva e la giornata della Coppa d’Oro ne è la dimostrazione. Io d’altronde ho caratteristiche particolari.

Arrivo con inchino. Il campano conquista così il tricolore allievi 2021
Arrivo con inchino. Il campano conquista così il tricolore allievi 2021
Quali?

Sono uno scalatore puro e quindi per me è più difficile trovare la vittoria. Non sono assolutamente veloce, quindi devo cercare sempre la soluzione di forza. Provo sempre la fuga e spesso mi va bene. Come fisico sono 1,74 per 53 chilogrammi, so che devo ancora crescere e formarmi fisicamente ma conto di mantenere queste caratteristiche.

Molti ragazzi dicono di voler essere completi, tu ti ritieni invece uno specialista?

Sì, non ho intenzione di snaturarmi, la velocità non sarà mai un mio punto di forza, io voglio specializzarmi sempre più in quello che so fare. So anche che passando fra gli junior ci saranno molte gare adatte alle mie caratteristiche e conto di essere pronto per quelle.

Il gruppo de Il Pirata Sama Official Team, che dal prossimo anno passerà fra gli juniores
Il gruppo de Il Pirata Sama Official Team, che dal prossimo anno passerà fra gli juniores
Passando di categoria sarai costretto a cambiare squadra…

No, perché il mio team farà il salto di categoria, diventando Pirata Sama Ricambi Vangi. Dovremmo essere una decina di corridori, la maggior parte provenienti dal mio gruppo. La società cresce con noi e credo che sia una bella cosa.

Come hai iniziato?

Seguendo mio padre che faceva triathlon. Ero bambino e gli dicevo che mi piaceva soprattutto quando andava in bici e che volevo provarci. Così ho iniziato dalle categorie promozionali e non mi sono più fermato e non voglio fermarmi, voglio arrivare al massimo grado, alle gare importanti da pro’ che per me sono europei e mondiali, perché quando c’è qualcosa in palio riesco a dare sempre il massimo. Se ho vinto il tricolore non è un caso…

Si chiama Toselli e per il tricolore ha imitato Van der Poel

20.07.2021
4 min
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Sul traguardo del campionato italiano allievi, a Chianciano Terme, Ivan Toselli si è inchinato, come se fosse su un palcoscenico a prendere gli applausi del pubblico. Un’esultanza particolare, ce la facciamo raccontare proprio da lui, atleta campano della Marco Pantani Official Team di Sezze, squadra guidata da Andrea Campagnaro nel ruolo di presidente e direttore sportivo.

Andiamo a ritroso, partiamo dall’arrivo e dalla tua esultanza

Era da tempo che volevo sfoggiarla, l’ho vista fare a Van Der Poel quando ha vinto il mondiale di ciclocross a Dubendorf e me ne sono innamorato. Così un po’ per gioco mi son detto, se ottengo una vittoria importante esulto così, e quale miglior occasione di un campionato italiano?

Sul traguardo, Toselli ha imitato un gesto visto fare a Van der Poel
Sul traguardo, Toselli ha imitato un gesto visto fare a Van der Poel
Quindi era una vittoria che ti aspettavi quella di Chianciano

Non esattamente, ci credeva di più il mio direttore sportivo, Andrea Campagnaro. Mi ripeteva sempre che avrei potuto fare bene ai campionati italiani e così è stato. All’inizio della corsa in realtà non stavo neanche molto bene, mi sono sbloccato negli ultimi 20 chilometri, quando sono andato a riprendere Marco Martini.

Cos’è cambiato rispetto a prima in questi dieci giorni di maglia tricolore?

L’emozione c’è ancora tutta, quella si fa fatica a smaltirla. Ho avuto anche l’onore di usare questa nuova maglia in corsa a Fano ed è fantastico. In gruppo è cambiato tutto, ora mi marcano più stretto, diciamo che hanno un occhio di riguardo nei miei confronti.

Questa attenzione particolare ti crea qualche problema?

Da un lato sono orgoglioso perché tutti mi rispettano, dall’altro è difficile correre visto che non ho più tanta libertà di movimento. Sono un attaccante e anche a Fano ho provato a fare delle azioni ma senza successo e mi sono dovuto giocare la vittoria allo sprint. Sto ancora prendendo le misure, ma non scambierei questa maglia con nulla al mondo.

Toselli ha vinto il tricolore a Chianciano Terme davanti a Martini e Gualdi
Toselli ha vinto il tricolore a Chianciano Terme davanti a Martini e Gualdi
Tu sei campano, raccontaci un po’ del tuo rapporto con il ciclismo e con la tua terra

Sono di Maddaloni, una cittadina della provincia di Caserta, sono ormai due anni che vivo a Sezze con altri atleti della mia squadra e Andrea Campagnaro. Il ciclismo è una questione di famiglia, mio papà ha un negozio di biciclette, anche se lui era un podista che ha scoperto l’amore per la bici grazie al triathlon. Quando ero piccolo, organizzava delle bici-passeggiate, io partecipavo sempre e così mi sono avvicinato a questo fantastico mezzo. Poi un bel giorno gli dissi: «Papà io voglio fare ciclismo». Lui mi assecondò subito ed iniziai la mia avventura.

Quando hai capito di avere del potenziale?

Ho iniziato a pensare alla bici come alla mia attività principale quando mi ha contattato il Marco Pantani Official Team, due anni fa. Andrea ha chiamato mio padre per dirgli che mi voleva in squadra, non ci ho pensato due volte ed ho accettato, un’emozione incredibile. 

Che emozioni provi a correre con questa squadra? Come ti senti lontano da casa?

Sono sensazioni indescrivibili, sono felice qui, mi trovo bene con tutti e questo è importantissimo per dare il meglio. A Sezze mi trovo bene, vivo con ragazzi che arrivano da altre parti d’Italia. Siamo un gruppo molto coeso e si vede specialmente durante gli allenamenti. L’uno sprona l’altro e poi c’è sempre quella sana voglia di migliorarsi che non deve mai mancare.

Che ragazzo sei al di fuori della bici? Cosa ti piace fare? E la scuola?

Caratterialmente sono solare e molto determinato, a volte non credo molto nelle mie potenzialità e qui devo migliorare. Non ho hobby al di fuori dei pedali, sono la mia vita. Mi piacciono tutte le discipline legate alla bici, dalla mountain bike al ciclocross. Frequento l’istituto alberghiero, è difficile conciliare tutti gli impegni, ma lo studio è importante e cerco di fare del mio meglio anche in questo campo.