Vendramin cala il poker a Badoere il 1° maggio (foto facebook CS Spercenigo)

Vendramin e il diesse Biasi: ecco perché somiglia a Viviani

16.05.2026
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Il tassametro finora conta quattro vittorie, le stesse ottenute l’anno scorso. Al netto di risultati e piazzamenti, Jacopo Vendramin sta confermando ciò che ha mostrato nel 2025 in un processo di crescita molto graduale, tenuto sotto osservazione da tanti team, anche esteri, della categoria superiore.

Se il velocista di Marghera abbiamo imparato a conoscerlo meglio dopo il suo oro europeo juniores nello scratch lo scorso luglio, abbiamo voluto sapere da Claudio Biasi, suo diesse nell’Industrial Forniture Moro-C&G Capital di Spercenigo, come vede il 17enne dentro e fuori la gara. E quali possono essere i suoi margini di miglioramento.

Un pregio di Vendramin è quello di saper fare gruppo in squadra e di avere sintonia con i compagni (foto CS Spercenigo)
Un pregio di Vendramin, terzo da sinistra, è quello di saper fare gruppo in squadra e di avere sintonia con i compagni (foto CS Spercenigo)
Un pregio di Vendramin è quello di saper fare gruppo in squadra e di avere sintonia con i compagni (foto CS Spercenigo)
Un pregio di Vendramin, secondo da sinistra, è quello di saper fare gruppo in squadra e di avere sintonia con i compagni (foto CS Spercenigo)
Vi aspettavate di partire così bene?

Siamo una formazione che non deve per forza vincere sempre. Cinque vittorie finora sono un bel bottino, ma abbiamo sempre più guardato allo sviluppo dei nostri corridori. Come ad esempio Zago che corre da soli tre anni e sta andando forte. Solitamente prima di spiegare tabelle di allenamento, cerco di insegnare come sia la categoria juniores. La conosco dal ‘94, riesco ancora a seguire i ragazzi durante gli allenamenti, quindi posso gestirli meglio singolarmente e far capire loro tanti aspetti o consigliarli per il meglio.

Vendramin ha già calato un poker di successi. Ce lo descrivi in breve?

Jacopo innanzitutto è un bravo ragazzo, che va bene a scuola, con tanti amici in gruppo e soprattutto capace di unire la squadra. Ha grande carisma e sempre una buona parola per i compagni, che sono sempre pronti a sacrificarsi per lui senza esitazioni. Anzi, quando lui vince loro si sentono gratificati proprio perché lui rende merito a loro. E quando la gara gira per altri versi, Jacopo è il primo a lavorare per loro. Noi tecnici lasciamo spazio a tutti i nostri ragazzi di fare la propria corsa e lo sanno.

Vendramin, qui con Padovan al Belgian Open Track Meeting, può essere accostato a Viviani come caratteristiche (foto pedalclicks)
Vendramin, qui con Padovan al Belgian Open Track Meeting, può essere accostato a Viviani come caratteristiche (foto pedalclicks)
Vendramin, qui con Padovan al Belgian Open Track Meeting, può essere accostato a Viviani come caratteristiche (foto pedalclicks)
Vendramin, qui con Padovan al Belgian Open Track Meeting, può essere accostato a Viviani come caratteristiche (foto pedalclicks)
E’ vero che Jacopo si allena poco in confronto a suoi colleghi?

Sì, ha programmi che vanno tra le 9 e le 12 ore settimanali. Sicuramente molto meno rispetto ad altri, però di solito facciamo tabelle per essere competitivi il giusto, proprio per quello che dicevo prima. Ritengo che Jacopo abbia tanto margine di crescita, d’altronde parliamo di un ragazzo di dicembre 2008, pertanto ancora giovane. Noi lavoriamo in prospettiva, non vogliamo darlo alla categoria superiore già spremuto. Speriamo, ma ne siamo certi, che la squadra in cui andrà l’anno prossimo lo saprà far sbocciare come merita e come deve.

In gara come si comporta?

Ha una gestione della corsa molto buona ed equilibrata. Jacopo ha tanto talento e grandi caratteristiche fisiche. Poi in volata entra nella sua comfort zone e diventa un velocista molto difficile da battere. In questo devo ringraziare il cittì Salvoldi che lo segue anche in pista, dove Jacopo si diverte e corre sempre facendo grandi risultati. Fa bene nella doppia attività e gli fa bene al morale.

Claudio Biasi conosce la categoria juniores dal '94 e riesce a seguire i suoi ragazzi in ogni allenamento (foto CS Spercenigo)
Claudio Biasi conosce la categoria juniores dal ’94 e riesce a seguire i suoi ragazzi in ogni allenamento (foto CS Spercenigo)
Claudio Biasi conosce la categoria juniores dal '94 e riesce a seguire i suoi ragazzi in ogni allenamento (foto CS Spercenigo)
Claudio Biasi conosce la categoria juniores dal ’94 e riesce a seguire i suoi ragazzi in ogni allenamento (foto CS Spercenigo)
Per il diesse Claudio Biasi quali sono i suoi pregi?

Ha punti forti a suo favore. Principalmente Jacopo ha una capacità di incrementare molto la velocità di colpo e nel breve. E’ un suo dono naturale, una grande sparata nello spazio di 150 metri. Poi sa tenere la posizione in gruppo con grande attenzione. E, come dicevo prima, in corsa sa tranquillizzare i compagni con cui ha un gran rapporto. La vittoria a Badoere (in apertura foto facebook/CS Spercenigo) è nata da una sinergia con loro. Ad esempio Capuzzo, l’altro nostro atleta che ha vinto in stagione, è stato fondamentale in molti suoi successi.

E in cosa deve migliorare?

Deve lavorare ancora in salita. Jacopo deve capire che nel ciclismo moderno ci sono percorsi misti e severi, quindi deve migliorare nella capacità di resistere nelle gare dure. Per me è un velocista che se scollina con i primi può imporsi lo stesso allo sprint. Bisogna dire che non abbiamo forzato troppo la mano in quell’ambito ed è ancora tutto da scoprire. E’ per questo che lo dico con fiducia.

La grande dote naturale di Vendramin è quella di alzare la velocità nel breve. In salita invece deve saper resistere di più (foto CS Spercenigo)
La grande dote naturale di Vendramin è quella di alzare la velocità nel breve. In salita invece deve saper resistere di più (foto CS Spercenigo)
La grande dote naturale di Vendramin è quella di alzare la velocità nel breve. In salita invece deve saper resistere di più (foto CS Spercenigo)
La grande dote naturale di Vendramin è quella di alzare la velocità nel breve. In salita invece deve saper resistere di più (foto CS Spercenigo)
A chi può somigliare Jacopo Vendramin come velocista?

Non posso paragonarlo come spunto a Jonathan Milan perché fisicamente sono totalmente diversi. Posso però accostarlo a Elia Viviani per tanti motivi. Jacopo come Elia ha un fisico snello e “normale” per uno sprinter, poi la pista li accomuna tecnicamente. Certo, adesso è una confronto azzardato e magari Jacopo potesse diventare la metà di Viviani, ma le tante figure professionali che troverà l’anno prossimo lo faranno crescere tantissimo.

Menegotto 2020

Di padre in figlio, la saga dei Menegotto

12.05.2022
5 min
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La storia di Roberto Menegotto, rivista oggi alla luce del ciclismo che stiamo vivendo, è esemplare di come lo sport sia un ambiente che vada vissuto rimanendo sempre presenti a se stessi. Il veneziano di San Donà di Piave era da dilettante un validissimo prospetto, capace addirittura di conquistare il Giro della Valle d’Aosta nel 1993, che sappiamo essere un trampolino preferenziale verso il professionismo. Menegotto passò nel 1994 nelle file della ZG Mobili, ma la sua parentesi durò appena 4 stagioni, per poi mollare a 27 anni e mettersi a lavorare, prima in proprio, poi, dopo che la sua azienda è fallita 6 anni fa, in una fabbrica di motori elettrici.

Il veneto non si è mai distaccato dal mondo del ciclismo, ha preso il patentino di tecnico di 3° livello e si è dedicato ai più giovani, per insegnare loro cos’è il ciclismo, nei suoi tantissimi lati belli e anche in quelli oscuri, poi è arrivato Jacopo, suo figlio che ora sta attraversando la sua stessa parabola, essendo uno dei giovani più promettenti del florido vivaio veneto.

«Non avrei voluto che facesse il ciclista – dice – ma ha tanta passione, quella che avevo io alla sua età. Sa che è un mondo duro, difficile ma ci vuole provare. Insomma, attraverso di lui sono rientrato anch’io nel mio mondo…».

Menegotto Dal Sie 1995
Roberto con un altro corridore dei suoi anni, Roberto Dal Sie, pro’ dal 1995 al ’97
Menegotto Dal Sie 1995
Roberto con un altro corridore dei suoi anni, Roberto Dal Sie, pro’ dal 1995 al ’97
Ripensandoci adesso con la maturità dell’età adulta (Roberto ha 54 anni), ti sei mai pentito di aver mollato così presto?

Sì, molto. Mi sarebbe bastato un pizzico di fortuna in più. Ma quelli erano anni pesanti, era un ciclismo molto discusso, molto “incasinato”. Oggi gli scalatori sono tornati scalatori, i velocisti sono tornati a fare le volate, poi ci sono i campioni assoluti che ci sono sempre stati, quelli capaci di vincere dappertutto perché baciati dal talento naturale. Io ho vissuto un’epoca di grandi atleti: Simoni, Casagrande, lo stesso Pantani erano miei rivali da dilettanti e si vinceva a turno, anch’io li ho messi alle spalle. Per affermarsi però dipende molto dalla squadra.

Come ti trovasti alla ZG?

La scelta era stata quella giusta, ma al secondo anno cambiò proprietà e non trovai l’accordo. Passai nella squadra di Marino Basso, andavo anche forte, finii secondo in una tappa del Midi Libre dietro l’attuale diesse della Cofidis Vasseur, ma non vedevo intorno a me la fiducia tale da darmi il tempo di crescere. Io venivo dal calcio, avevo iniziato a 18 anni con il ciclismo, maturavo molto tardi. Troppo per i tempi del ciclismo di allora, figuriamoci adesso…

Menegotto 1990
La vittoria di Roberto Menegotto ai tricolori ’90. Dietro finiscono Andreani, Gualdi, Ferrigato, Bartoli…
Menegotto 1990
La vittoria di Roberto Menegotto ai tricolori ’90. Dietro finiscono Andreani, Gualdi, Ferrigato, Bartoli…
Il ciclismo lo hai mollato?

No, mi sono dedicato ai più giovani e negli anni le loro vittorie, ma soprattutto le loro storie, la loro gratitudine, la loro crescita umana prima ancora che ciclistica sono stati i miei successi, quelli che mi hanno ripagato. Ora mi dedico agli esordienti nel Gs Spercenigo, società con 52 anni di storia. Negli ultimi anni abbiamo sofferto la rivalità con la Borgo Molino, ma stiamo completando tutta la trafila da giovanissimi a juniores nella stessa società e questo è importante. Ci prenderemo altre soddisfazioni.

A proposito di giovani, abbiamo visto sui social che sei molto sensibile al discorso legato al passaggio prematuro verso il professionismo…

Ho vissuto sulla mia pelle le difficoltà del passaggio, devi essere pronto innanzitutto mentalmente e caratterialmente. Tutti cercano l’Evenepoel di turno dimenticando che i fenomeni sono tali perché sono rarissimi. Noi bruciamo tanto, questa è la verità, anche le iniziative come il team under 23 della Bardiani lasciano il tempo che trovano. Avrebbe più senso imporre almeno un paio d’anni di permanenza fra gli under 23, per dare tempo di crescere. Poi c’è un problema di calendario.

Ragazzi Spercenigo
Alcuni ragazzini del Gs Spercenigo, società storica del panorama veneto. Menegotto cura gli esordienti
Ragazzi Spercenigo
Alcuni ragazzini del Gs Spercenigo, società storica del panorama veneto. Menegotto cura gli esordienti
Spiegati meglio…

Ai miei tempi trovavi in regione una o due gare dove fare esperienza, crescere gradatamente, per certi versi allenarti in vista delle sfide più importanti. Oggi ad ogni gara trovi i migliori, sembra che ogni corsa junior sia una sorta di campionato italiano e questo non fa bene, consuma. Bisogna anche avere spazio per gare più alla portata, permettere alle società di programmarsi, cercare spazi, far crescere l’autostima ai propri ragazzi. Le categorie giovanili sono cruciali nella formazione fisica ma anche mentale dei ragazzi.

Jacopo Menegotto 2022
Jacopo Menegotto, 21 anni. Nel 2021 è stato 2° a San Vendemiano e in una tappa del Giro U23 (foto Lorenza Cerbini)
Jacopo Menegotto 2022
Jacopo Menegotto, 21 anni. Nel 2021 è stato 2° a San Vendemiano e in una tappa del Giro U23 (foto Lorenza Cerbini)
Parliamo di Jacopo: come corridore è come te?

Per nulla… Io ero uno scalatore puro, di taglia minuta che aveva dalla sua l’esplosività. Lui ha una grande potenza, peccato che quest’anno non si sia ancora potuto mettere in mostra perché ha contratto un virus a inizio stagione che l’ha di fatto bloccato per due mesi. Praticamente ha corso tutte le gare internazionali con la retromarcia innestata… Lui va forte sulle salite medie, mi ricorda un po’ Argentin, anche se deve ancora dimostrare tutto. Ma ha tempo per crescere e anche in questa stagione può abbondantemente rifarsi.

Che ti aspetti per lui?

Che possa trarre soddisfazione per quello che fa e ricompensa per i sacrifici. Ha talento, spero riesca a dimostrarlo. In bici va da quando aveva 7 anni. Sa che in me ha un bagaglio enorme di esperienza, gli ho parlato spesso, gli ho insegnato che cos’è il ciclismo, ora deve andare per la sua strada sapendo che all’occorrenza ci sono.