Setmana Ciclista Volta Femenina de la Comunitat Valenciana 2026, Gaia Realini

Realini, ritorno alle origini: grinta, peso e grandi gambe

21.02.2026
6 min
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Quando nel 2023 passò dalla Isolmant all’allora Trek-Segafredo, a Gaia Realini fu chiesto di allenarsi con Matteo Azzolini, preparatore interno alla squadra. Sembrò brutto dire di no e forse non era nemmeno un’opzione, per cui la pescarese ringraziò Francesco Masciarelli, con cui aveva lavorato fino a quel momento, e si affidò al nuovo tecnico. Un occhio abruzzese sulla sua preparazione ci sarebbe sempre stato, ma la strategia e la pianificazione del lavoro sarebbero venute dalla squadra.

Per questo, quando alla fine del 2025 abbiamo letto l’intervista in cui Gaia parlava nuovamente di Masciarelli come suo allenatore, abbiamo attaccato un post-it sul computer, proponendoci di parlarne con Francesco. Gli ultimi due anni non sono andati come si sperava. I primi scricchiolii sono iniziati quando Elisa Longo Borghini, eletta dal team a riferimento per Realini, ha scelto di cambiare squadra. La giovane Realini non era pronta per prenderne il posto e il conto alla fine è stato piuttosto salato.

Francesco Masciarelli, terzo dei figli di Palmiro e zio di Lorenzo che ha debuttato nel professionismo con la MBH Bank-CSB, ha vissuto per un po’ in California. E quando nel 2016 è tornato, si è iscritto a Scienze Motorie e da allora fa il preparatore atletico. Riuscire a parlarci è uno slalom fra i suoi tanti impegni.

Una foto del 2010: Francesco Masciarelli corre con l'Acqua&Sapone, Gaia Realini ha ancora 9 anni
Una foto del 2010: Masciarelli corre con l’Acqua&Sapone, Gaia Realini ha 9 anni
Una foto del 2010: Francesco Masciarelli corre con l'Acqua&Sapone, Gaia Realini ha ancora 9 anni
Una foto del 2010: Masciarelli corre con l’Acqua&Sapone, Gaia Realini ha 9 anni
Francesco, sei in grado di spiegarci che cosa sia successo a Gaia Realini?

Diciamo che Gaia ha avuto due anni in cui si è un po’ persa. Fisicamente, perché a livello di peso è scesa un po’ troppo, ma soprattutto a livello emotivo. Noi ci siamo sempre stati, attenzione, ma adesso ha fatto un passo indietro per tornare alle origini e ritrovare quello che ha perso per strada. Se volete la mia opinone, Gaia è sempre la stessa.

Allora che cosa è cambiato?

Parliamo di ragazze sempre sotto pressione. Lei è passata in Trek-Segafredo con la Longo Borghini, giustamente sotto la sua ala. In questo modo non aveva i fari puntati completamente addosso e ha potuto sfruttare questa situazione per crescere tranquillamente. C’era giustamente da lavorare per Elisa, portarla davanti, quello che si fa per una leader. Invece, nel momento in cui è toccato a lei prendere le redini, le cose non hanno funzionato.

Perché?

Un po’ per il suo livello di performance, un po’ per la squadra rivoluzionata quando è andata via Elisa. Poi mettiamoci che Gaia non è un drago in gruppo e per un accumulo di cosine, dal prendere la salita dietro e faticare per tornare davanti, il risultato non è venuto. A quel punto è subentrata un po’ di fragilità psicologica. Adesso però, dopo un anno piuttosto difficile, è tornata la Gaia di prima.

Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l'ha aiutata e le salta in braccio
Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l’ha aiutata e le salta in braccio
Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l'ha aiutata e le salta in braccio
Giro Women del 2024, Elisa Longo Borghini ha vinto la maglia rosa, Gaia Realini l’ha aiutata e le salta in braccio
C’è stato bisogno di fare un reset?

Dopo certi scossoni, non è che non credesse più nel suo staff, ma aveva preso un po’ di paura, perché aveva finito la stagione 2023 decisamente sotto peso. Il 2024 è andato così e così, per cui per dare una svolta si è rivolta ad Erika Lombardi come nutrizionista. Si conoscevano già, erano amiche e si fidava tantissimo di lei. All’inizio con la squadra si è creato un rapporto un po’ particolare. Però, lavorandoci con calma e tenendo le porte aperte senza nascondere niente a nessuno, ci siamo concentrati sull’obiettivo di farla stare bene e andare forte, in modo che anche la Lidl-Trek fosse contenta.

Ha funzionato?

Negli ultimi mesi Gaia si è ritrovata. L’anno scorso è stato proprio un reset generale. Poche gare, si è rotta il gomito, vari contrattempi. Adesso con il peso è perfetta, c’è la salute e quindi anche mentalmente la vedo molto più grintosa rispetto all’anno scorso. Il fatto che il 2025 sia stato una stagione così anomala ci ha permesso di sfruttare i mesi da maggio in avanti come preparazione per quello che verrà d’ora in avanti.

Quali sono i problemi di Realini con il peso? I dati ufficiali parlano di un’atleta alta 1,50 per 40 chili di peso.

L’anno scorso correndo poco, dal minimo che aveva raggiunto a fine 2023, è andata a finire a un discreto sovrappeso, tenendo conto che il valore giusto è di 42 chili. E bisogna dire che viste le nuove regole UCI, c’è da stare attenti che non ci siano troppe oscillazioni. Naturalmente, essendo una scalatrice, il chilo in più inizia a pesare soprattutto se si prende una salita troppo indietro e si deve risalire. Adesso siamo giusti, c’è la tranquillità e questo permetterà di fare risultato. Sa di non dover rincorrere chissà che cosa.

Dalla frattura del gomito a inizio stagione, il 2025 di Gaia Realini è stato una lunga ricostruzione
Dalla frattura del gomito a inizio stagione, il 2025 di Gaia Realini è stato una lunga ricostruzione
Alla fine è tutto un discorso di testa?

Se Gaia riesce a capire questo, i risultati verranno perché comunque lei c’è sempre stata. I dati sono eccezionali. Anzi, in questo momento spinge come non mai. Anche con un paio di chili in più visto il momento della stagione, a 44-45 chili spinge 300 watt, quindi il motore ce l’ha.

Per cui con la dovuta calma si può riprendere a lavorare per gli obiettivi della Realini appena arrivata nel WorldTour?

Naturalmente non deve affrettarsi, come avete detto. Non deve farsi prendere dalla foga di vincere, che è il problema principale. Glielo dico sempre e ormai inizia a essere più un coaching mentale, un supporto. Perché tanto alla fine a livello di preparazione c’è poco da inventare. Quasi tutti lavorano allo stesso modo, tutti hanno il nutrizionista, tutti sanno come recuperare. Quindi quello che fa veramente la differenza è la gestione dell’ansia e dello stress.

La sensazione da fuori è che, partita la Longo, le abbiano detto di fare il leader e lei ha accettato senza rendersi conto di non essere pronta.

E’ vero. Però, parliamoci chiaro: Gaia che correva con Fidanza è la stessa che poi è arrivata alla Trek. Prima non aveva mai avuto la squadra che le permettesse di prendere la salita davanti e doveva spendere tutte le forze per farlo da sé. Nel momento in cui ha avuto quella copertura, ha iniziato a fare dei risultati più importanti. Il problema, quando i rapporti fra la squadra e la Longo hanno iniziato a cambiare, è che è cambiato anche il modo di gestire Gaia e lei ne ha risentito.

Realini fra i giganti, a 21 anni terza alla Vuelta del 2023, dietro Van Vleuten e Vollering: è questo il livello da ritrovare
Realini fra i giganti, a 21 anni terza alla Vuelta del 2023, dietro Van Vleuten e Vollering: è questo il livello da ritrovare
Ad esempio?

Magari si è ritrovata da sola in qualche situazione, le hanno detto di fare un altro tipo di lavoro: cose che nel ciclismo sono normalissime e richiedono esperienza e maturità. Ora che l’esperienza c’è, sta a lei coltivare i rapporti giusti con le compagne, in modo che la tengano coperta quando serve e le permettano di spendere sempre di meno. C’è da fare un gioco intelligente e da questo dipende il ritorno al livello che ha e che merita.

Francesco Masciarelli: «Per Lorenzo inizia un’altra vita»

08.01.2023
3 min
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Lorenzo Masciarelli è in procinto di lasciare il ciclocross per passare alla strada. Il giovane abruzzese, è un classe 2003, vestirà i colori della Colpack-Ballan. Speranze e attenzioni su di lui non mancano. Con suo zio Francesco Masciarelli, che è anche il suo preparatore, cerchiamo di capire come si potrà trovare su strada Lorenzo. 

Francesco con suo nipote Lorenzo, figlio di Simone, pronto a passare alla Colpack-Ballan
Francesco con suo nipote Lorenzo, figlio di Simone, pronto a passare alla Colpack-Ballan

Dna da stradista

«Diciamo – spiega Francesco – che Lorenzo è stato sempre uno stradista e così è nato ciclisticamente. Il cross è arrivato perché volevamo diversificare da ragazzo, poi però è diventato un amore.

«Qualche tempo fa c’è stata l’opportunità di andare a fare il cross in Belgio e anche di fare qualche gara su strada alla Bingoal tramite Mario De Clercq. Però ha effettivamente corso poco proprio su strada e da secondo anno tra gli under 23 era importante che facesse una stagione intera e con costanza su strada».

Una stagione intera, costanza… Francesco Masciarelli parla indirettamente di volumi e di costanza di allenamenti e gare, perché alla fine i crossisti veri corrono e si allenano per sei, forse sette mesi l’anno. «E questo gli aveva di fatto precluso le stagioni su strada».

Lorenzo è un vero appassionato di cross, ma ormai era giunto ad un bivio
Lorenzo è un vero appassionato di cross, ma ormai era giunto ad un bivio

Uomo di fondo

Francesco ha detto che suo nipote ha un “motore da stradista”. Cosa voleva dire? 

«In generale – va avanti l’abruzzese – credo che Lorenzo abbia delle buone qualità. Le aveva sin da giovane, mostrando un bel motore negli allenamenti su strada. Adesso dovrebbe mostrarle anche su strada e in corsa, ma il fatto è che i tempi ormai sono un po’ accelerati per lui.

«Ha buone doti di fondo. Dopo 3 o 4 ore riesce ad esprimersi come nella prima, cosa non comune per molti crossisti. Insomma esce bene alla distanza… almeno in allenamento, perché poi la gara è un’altra cosa. Senza contare che lui ovviamente non ha grandi esperienze tattiche, si ritroverà a lottare col gruppo…».

Lorenzo Masciarelli impegnato lo scorso anno al Giro del Friuli con la nazionale
Lorenzo Masciarelli impegnato lo scorso anno al Giro del Friuli con la nazionale

Prendere il ritmo

E qui si apre il capitolo delle difficoltà per Lorenzo. Stare in gruppo, sapersi muovere nel vento, entrare nei giochi di squadra, spingere forte dopo tante ore…

«Questi – va avanti Francesco – di certo sono punti che non lo agevolano, ma io credo che le difficoltà maggiori per Lorenzo saranno quelle di amministrarsi nell’arco della stagione. Lui viene da periodizzazioni particolari, in cui corre molto. Spesso si ritroverà in periodi in cui non avrà gare. Allenamenti, gare, stacco… dovrà prenderci le misure e mentalizzarsi.

«Anche per questo mi aspetto che nei primi due o tre mesi vivrà un periodo di adattamento, magari sarà competitivo dall’estate. Di fatto andrà a fare un altro sport. Oggi si allena per 10-12 ore a settimana, passerà alle 20, anche 30 ore settimanali».

Francesco ancora non conosce il calendario del nipote. Lo seguirà da vicino, ma la palla passa a Fusi e ai tecnici della Colpack. 

«Andrà in ritiro quando ci sarà da correre e poi si allenerà a casa. Intanto però vuole finire la stagione del cross. E’ ancora concentrato su di questa, almeno fino all’italiano, poi spetterà alla Colpack-Ballan e al cittì Pontoni che lo vorrebbe in nazionale, decidere cosa fare. Una cosa è certa: la Colpack era un’occasione che non si poteva perdere, specie alla sua età».

Lo zio Francesco, maestro di ciclismo

07.02.2021
8 min
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Il terzo fratello Masciarelli, il più giovane: Francesco, classe 1986. Serviva un nipote forte nel cross come Lorenzo per riallacciare i rapporti con la famiglia abruzzese e scoprire che suo padre Simone, il primo della dinastia, ha trasferito la famiglia in Belgio per stare accanto al figlio. Che Andrea, quello di mezzo, lavora nel negozio di bici. Mentre Francesco, lo scalatore di talento che vinse il Giro del Lazio e domò il Mont Faron, è tornato dall’America e fa il preparatore. Il suo ruolo, appunto, è venuto fuori parlando con il fratello Simone e con Fidanza a proposito di Gaia Realini.

Fuga negli Usa

Insomma, la curiosità di farci raccontare quanto valgano i due giovani azzurri è forte, ma prima c’è la sua storia. Perché Francesco era forte davvero, ma smise di correre nel 2012, a causa di un piccolo tumore benigno che causava problemi sotto sforzo. Così, deluso e furibondo, appese la bici e sparì.

«Presi le mie cose e i soldi che avevo messo da parte correndo – racconta – e partii per la California. Mi piaceva andarci d’inverno in vacanza, ma quella volta fu per non tornare. Stavo lasciando il ciclismo con il rammarico per quello che sarebbe potuta essere la mia carriera. Fu una fuga dalla delusione».

Cosa sei andato a fare?

Ho investito in uno sport bar a Encinitas, località di mare a nord di San Diego. Venticinque gradi tutto l’anno, un paradiso. Ho fatto un’esperienza di quattro anni e ne è valsa la pena, anche se mi è costato tanto personalmente e sul piano economico. Non parlavo inglese. Ci sono stati giorni in cui temevo che non ci sarei mai riuscito, poi di colpo la ruota ha girato.

Che cosa significava sport bar e come si chiamava?

Si chiamava QBR, Quei Bravi Ragazzi. C’era la televisione sempre accesa con immagini di sport. Bici alle pareti. Cibo italiano, pizza e tanto ciclismo. All’inizio nessuno sapeva che fossi un ex atleta, anche perché io non l’avevo detto a nessuno. Poi si sparse la voce che avessi corso all’Astana e divenni un’attrazione. Finché un giorno arrivò uno svizzero, amico di Cancellara. Forse non credeva che avessi corso, perché cominciò a fare domande, ma alla fine diventammo amici. Fu lui a farmi tornare la passione per l’allenamento. Seguii dei corsi all’Università di San Diego, dove insegnano la multidisciplina a partire dal surf. E così cominciai ad allenare un gruppetto di atleti.

Francesco è il preparatore di suo nipote Lorenzo, figlio di Simone
Francesco è il preparatore di suo nipote Lorenzo, figlio di Simone
Perché sei tornato?

Perché il business era legato al visto. Dovetti vendere l’attività. Mi trovai a passare da imprenditore a manager, da pizzaiolo a cameriere e capii che le cose non potevano andare. In più c’erano stati dei problemi di salute nella famiglia di mia moglie e alla fine tornammo. Era il 2016.

Iniziasti subito a fare il preparatore?

Un po’ con quello che avevo studiato là, un po’ facendo Scienze Motorie che dovrei finire per marzo e partecipando al corso dell’Uci a Aigle. Prima mi appoggiavo al negozio di famiglia, ora ho uno studio mio. Viene qualche pro’ della zona e continuo a fare coaching a distanza con alcuni americani. In più ci sono Lorenzo, Gaia Realini e per un po’ c’è stato anche Ciccone.

Quanto vale tuo nipote Lorenzo?

Sta crescendo con i freni tirati. E’ come se stesse ancora giocando. Si fa qualità senza troppa quantità, che dovrà iniziare a breve. Il mondo è cambiato. Quando ero junior, nel 2004, facevo 12 ore di allenamento a settimana, ora ne fanno anche 20 e distanze di 130-140 chilometri. Ne abbiamo parlato a Aigle.

Di cosa avete parlato?

E’ come se stessero schiacciando gli U23 verso gli juniores e alla fine la categoria sparirà. Si tratterà di capire quanto durano i fenomeni che vanno ora per la maggiore. Si diventerà professionisti dagli juniores. Poi ci sarà sempre qualcuno che farà eccezione come Valverde. Avevo il suo stesso preparatore. Faceva 7,3 watt/kg da febbraio a ottobre, un campione.

Nel 2010 con Gaia Realini, allora 8 anni: la avevate riconosciuta?
Nel 2010 con Gaia Realini, 8 anni: l’avevate riconosciuta?
Lorenzo correrà su strada con la stessa squadra?

Sì, col rischio di un calendario povero. Dovevano fare Gand e Fiandre juniores, ma a quanto pare non le organizzeranno. Sarebbe stato bello anche che avessero fatto il mondiale. La fortuna di essere in Belgio è che lassù le continental non sono come le nostre, le poche che sono rimaste, ma sono quasi tutte satelliti di grandi squadre. Per cui se da junior ti metti in luce, trovi quasi certamente un posto al sole. Qua invece se fai due anni da U23, poi fai fatica a uscirne.

Si è parlato della Deceuninck-Quick Step.

Ormai è uno della famiglia De Clercq, che ha agganci con tutti. Se dimostra quel che vale, non avrà problemi. Alla Deceuninck del cross non importa, ma è anche vero che i soldi veri ci sono su strada. Ed è anche vero che il cross grazie a VdP E Van Aert ora lo seguono tanti di più. Una volta il mondiale quasi non lo davano in diretta…

Che doti ha tuo nipote?

Non ha preso da nessuno dei tre fratelli, piuttosto dal nonno. Ciclista vecchio stampo, che ancora adesso a 68 anni esce in bici anche se fa freddo, coperto il giusto, con due dita di whisky nella borraccia. Lorenzo è un bello scattista, ha tanto da dire a crono e in salita va bene.

Andrea, Palmiro, Simone, Francesco Masciarelli, 2010
Simone, Palmiro, Andrea e Francesco Masciarelli in una foto del 2010
Andrea, Palmiro, Simone, Francesco Masciarelli, 2010
Simone, Palmiro, Andrea e Francesco Masciarelli: è il 2010
Quanto bene?

Quando c’è Ciccone in Abruzzo, facciamo sempre il test di massa. Andiamo a Passo Lanciano con un gruppetto di 20 atleti, facciamo qualche lavoro e poi si prende il tempo, perché in Abruzzo quella è la salita in cui ci si tira il collo. Stare sotto i 30′ è già un bel tempo. Giulio ha fatto 26′, Lorenzo è sotto i 30′. Gaia Realini e i suoi 48 chili hanno 33′. Io da junior non ho mai fatto Passo Lanciano, per dire quanto è cambiato il mondo.

Gaia è così forte?

Gaia è l’atleta più cattiva e determinata che io conosca. Dice che sta sempre bene, qualsiasi lavoro le proponi, tanto che devi stare attento che non vada in overtraining. Non si fermerebbe mai. A lei la strada non piace tanto, ma sono convinto che in salita ci dimostrerà la sua forza.

Il cross le darà vantaggi?

La multidisciplina funziona, stando attenti alla periodizzazione. Si fanno più break durante la stagione perché possano recuperare. Con le donne, devi tirare il freno in allenamento perché sono particolari a livello ormonale. Invece con gli uomini devi dare qualità e quantità nella giusta misura, a costo di invertire le fasi di lavoro. La qualità prima della quantità, in stile Sky.

Francesco Masciarelli, padre Simone, campionati italiani juniores Lecce 2020
Lorenzo Masciarelli con suo padre Simone ai campionati italiani juniores di Lecce 2021
Francesco Masciarelli, padre Simone, campionati italiani juniores Lecce 2020
Lorenzo Masciarelli con il padre Simone ai tricolori di Lecce
Spiega…

Con Lorenzo iniziamo a fare la base del cross con allenamenti medio/lunghi a luglio e agosto. A settembre-ottobre si fa la parte qualitativa e quando si deve passare su strada dopo il cross, si cala la qualità e si cresce la quantità. Quindi il contrario rispetto agli stradisti che fanno la base fino a dicembre e poi cominciano a fare i lavori specifici. Il rischio di overtraining è dietro l’angolo, per cui vanno seguiti bene.

Fidanza ha spiegato che Gaia cercherà di sfruttare su strada la condizione del cross…

Corretto, poi avrà bisogno di una fase di scarico per preparare il Giro d’Italia. Lavorare con lei e con Giulio, fa capire che non tutti hanno lo stesso motore.

Giro d'Italia Ciclocross, Gallipoli 2020, donne elite, Gaia Realini
Gallipoli 2020, Gaia Realini all’attacco. L’abruzzese è fortissima in salita
Giro d'Italia Ciclocross, Gallipoli 2020, donne elite, Gaia Realini
Gaia Realini all’attacco. L’abruzzese è fortissima in salita
A proposito di Giulio…

Avevo iniziato a seguirlo nel 2017, ma quando è passato alla Trek ho dovuto interrompere e mi sono rimesso a studiare. L’idea potrebbe essere quella di entrare in una squadra, cercando di capire quali vincoli ci siano. Ci penserò dopo la laurea.

E tu puoi fare ancora sport? Quel problema è superato?

No, è sempre lì. Ma nel frattempo ho partecipato a tre Ironman, in uno sono arrivato secondo assoluto, in Inghilterra. A Cervia ho vinto la mia categoria, con un paio di mesi di allenamento, perché di più non posso. Per il resto, sto dietro ai miei ragazzi e non vado mai alle gare. Non mi piace stare troppo in mezzo.