Il campione del mondo di Colorado Springs, vincitore fra le sue 69 corse di 4 Liegi, 3 Freccia Vallone, un Fiandre e un Lombardia, inizia con bici.PRO un viaggio di 3 puntate sul ciclismo di oggi, mettendolo a confronto con il suo. Il tempo non va riportato assolutamente indietro, guai solo pensarlo. Ma ci sono aggiustamenti da fare. Il ciclismo italiano ha talenti come e più degli altri Paesi, eppure rischia di danneggiarli. Ecco perché.
«Innanzitutto – dice Argentin – un problema è la mancanza di squadre professionistiche che diano ai dilettanti la possibilità di mettersi in mostra a livello mondiale. Poi c’è il fatto che la categoria juniores si è molto evoluta, segue gli aggiornamenti in termini di preparazione e alimentazione, facendo quello che un tempo facevano i dilettanti. Una condizione inevitabile, non la possiamo fermare. Ma dobbiamo stare attenti a non farli allenare troppo finché sono in una fase di crescita, altrimenti li bruciamo. Ed è quello che stiamo pagando».
Juniores nel mirino
Comincia così questo primo contributo di Moreno Argentin, uomo delle grandi classiche e vincitore di un campionato del mondo. Il suo ragionamento ben si inserisce nel viaggio che bici.PRO sta compiendo nell’universo degli juniores (finora pubblicati approfondimenti su Work Service, Aspiratori Otelli, Autozai Contri, Italia Nuova Panigale). E’ la categoria più esposta oggi al rischio di iperattività, fisica e psicologica, come ha raccontato anche Michele Bartoli commentando i risultati straordinari di alcuni stranieri al Giro d’Italia. Un ottimo spunto per chi guida la Federazione ciclistica italiana.
Nei prossimi 2 video del grande campione di San Donà di Piave, la scelta necessaria perché ciascun corridore trovi la sua dimensione fra classiche e Giri. E poi nell’ultima, i suoi ricordi e le sensazioni sui campionati del mondo e il ruolo di Alfredo Martini.
Manca un mese alle elezioni federali. Iniziamo a leggere insieme i programmi dei 4 candidati. Ecco quello di Daniela Isetti. Da domani, via con gli altri
Giovanni Malagò ha sfruttato l’occasione per illustrargli (dal suo punto di vista) la volontà di riforma del Comitato Olimpico da parte del Governo. Questo ha scatenato una polemica a mezzo stampa di cui forse Bach avrebbe fatto a meno e che sarebbe meglio appianare alla svelta. Con la sensazione che lo stesso capo dello sport mondiale si sia trovato in mezzo al braccio di ferro tra il Coni e chi governa il Paese.
Il Cio contro il Governo
«Siamo molto preoccupati – ha detto con pacatezza – per la situazione del Coni e il suo funzionamento secondo la nuova Riforma chiesta dalla politica. Un Comitato olimpico che non sia indipendente e sia piuttosto sottoposto a ordini da enti esterni, non rispetta la Carta Olimpica. Avevo un meeting in programma il 15 ottobre con il ministro dello Sport, Spadafora, ma francamente in questo momento non vedo le condizioni per fare questo incontro. A inizio mese avevamo scritto una lettera al Ministero dello Sport esprimendo la nostra preoccupazione ma non abbiamo avuto risposte».
A Imola, Bach si congratula con Longo Borghini, bronzo su stradaScortato da David Lappartient, Bach si congratula con Longo Borghini, bronzo su strada
Il Governo contro il Cio
La risposta del Ministro è arrivata in tempi insolitamente rapidi.
«Bach – ha detto – sta in modo inusuale e poco istituzionale parlando di una bozza di legge che francamente stento a credere che abbia personalmente letto. Se invece davvero così fosse, indichi con chiarezza assoluta in quali punti la bozza non rispetta la Carta Olimpica, oppure eviti di trascinare il Cio in un dibattito davvero poco edificante per una istituzione così importante.
«Del resto se per Bach l’autonomia del Comitato Olimpico in Bielorussia non è in discussione, figuriamoci in Italia. Il Testo Unico invece, come puntualmente scritto nella lettera che è stata inviata al Cio nelle scorse settimane, affronta e risolve positivamente proprio alcune delle questioni sollevate da Bach. Gliene chiederò conto in una lettera che gli invierò domani stesso.
«Condivido invece che non ci siano condizioni al momento per alcun incontro, che del resto non era assolutamente previsto né nella data del 15 ottobre né in altra data».
Ci sono in ballo le Olimpiadi invernali di Cortina 2026 per le quali si è messo sul chi va là anche il Presidente del Veneto, Luca Zaia. Ma la polemica ha solo sfiorato il mondiale, nei cui confronti Bach ha avuto parole di elogio.
Per fortuna c’è il ciclismo
«Il ciclismo – sottolinea Bach – ha svolto un ruolo molto particolare. C’è stato il Tour de France e poi i mondiali, i due eventi finora più complessi a livello internazionale. Il loro successo ci dà molta fiducia. Vorrei ringraziare l’Uci per essersi assunto questa responsabilità e aver organizzato in modo molto responsabile. E anche i nostri amici italiani per aver stabilito un altro record olimpico, organizzando un evento ben riuscito come questo in appena due settimane. Questo è un miracolo che hanno fatto e dimostra l’efficienza del sistema sportivo in Italia».
La vittoria di Dagnoni su Martinello è stata netta. Il campione olimpico di Atlanta tenta una prima analisi, ma i conti non gli tornano. Riprovarci? Forse no
Perché l'Uci è arrivata a sanzionare i corridori con l'espulsione per il lancio della borraccia? Pare sia stato un colpo di mano. Sentiamo Trentin e Bugno
Secondo incontro fra le società juniores per approfondire le tematiche urgenti. L'obiettivo è affrontarle con la FCI. Intanto si parla, si scrive e si condivide
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Che sia stato merito di Cassani per aver tirato dentro la Regione Emilia Romagna oppure diSellerie Pavariniper aver saputo mettere in piedi il mondiale in meno di un mese, la storia racconterà che il successo di Imola 2020 si può ascrivere anche alla gestione del presidente federale Di Rocco. Aver appoggiato l’Autodromo di Imola per la ripresa di fine luglio e aver creduto alla fattibilità di un campionato del mondo ha reso più semplice la parte burocratico/sportiva dell’organizzazione. Tanto più che a Martigny, il 27 settembre la temperatura era di cinque gradi sotto zero e la salita era bloccata dalla neve.
«Prima di fare i complimenti ad Imola – ha detto Di Rocco – voglio ringraziare le località italiane che si erano candidate. Ognuna aveva presentato un progetto valido, per raccontare i propri territori. E’ la conferma che gli eventi di ciclismo hanno una grande capacità di valorizzare e promuovere le eccellenze locali».
A Bassano per i campionati italiani, con Pozzato che li ha organizzatiA Bassano del Grappa per i campionati italiani, con Filippo Pozzato che li ha organizzati
Ma alla fine ha prevalso Imola.
Come in ogni gara esiste un solo vincitore. L’Uci ha voluto premiare una proposta concreta e credibile. Mi piace credere che sia stata, prima di tutto, un riconoscimento per tutto il nostro Paese. In questi mesi abbiamo affrontato momenti di grande difficoltà, ma siamo stati in grado di uscirne. e siamo diventati un riferimento per il resto del mondo.
Lo sente anche come un suo successo?
Di sicuro è un riconoscimento anche del lavoro della Federazione ciclistica italiana e di tutto il nostro movimento ciclistico. Abbiamo allestito e applicato un protocollo per la ripresa in sicurezza dell’attività sportiva che è diventato modello anche per altri sport e altri Paesi.
Ha funzionato tutto benissimo?
Credo che il termine usato dal presidente del Cio, Thomas Bach, sia il più appropriato: «Un miracolo olimpico».
Il suo bilancio?
Sono stati dei Mondiali straordinari. Prima di tutto per l’organizzazione, direi perfetta, in grado di assicurare sicurezza, rispetto dei protocolli e delle disposizioni sanitarie. Al contempo si è trattato di un’autentica festa di sport.
E poi?
E poi sono stati straordinari perché hanno offerto un’immagine pulita e vincente del nostro Paese. Le immagini ci hanno permesso di conoscere meglio un territorio ricco di eccellenze e bellezze storico artistiche. La determinazione del presidente Bonaccini nell’investire in grandi eventi di ciclismo è una risorsa e uno stimolo.
Credeva che sarebbe finita così?
Sapevo che non si poteva sbagliare. Per questo abbiamo garantito al comitato organizzatore di Imola il massimo sostegno. Hanno avuto poco tempo a disposizione, la sfida è stata esaltante. E attraverso il ciclismo l’Italia l’ha vinta.
Completiamo con Velo il nostro giro dei tecnici azzurri. Il bresciano sarà il regista di tutte le crono. Per questo sta girando l'Italia. Ecco le sue idee
Marco Villa ha seguito la crono iridata di Filippo Ganna con quel suo sorriso bonario che un po’ te l’aveva sempre detto. E Marco in effetti lo aveva detto, già un paio di anni fa.
«Si vedeva che fosse pronto per vincere una grande crono – dice il cittì della pista azzurra – si trattava di raggiungere la giusta resistenza. L’accortezza, su cui il Team Ineos sta lavorando bene, è far arrivare questa resistenza senza compromettere la potenza e l’esplosività dei 24 anni. Privilegiare la resistenza è un errore di tanti velocisti, che per tenere in salita perdono lo spunto».
Il gruppo del quartetto azzurro agli europei di Glasgow 2018Il gruppo del quartetto azzurro agli europei di Glasgow 2018
Difficile dire se l’oro della crono di Imola sia anche figlio della pista o solo del lavoro su strada. I due mondi non sono poi così distanti a ben vedere e nella storia di Filippo si sono sempre intrecciati alla grande.
«Hanno inciso certamente entrambi – conferma Villa – anche perché Ganna ha fatto crono e pista sin da junior. Continuo a sostenere con i giovani che incontro che questo tipo di percorso funziona e certo non fa male. Lavori su pista e magari nel frattempo ti togli delle soddisfazioni su strada…».
Ganna ha detto che se pensa a Tokyo, non vede la crono ma l’inseguimento a squadre.
Abbiamo un gruppo che ci crede, nel quartetto non vince uno solo. Siamo riusciti a qualificarci facendo ruotare gli uomini e inserendo i giovani. Ma al momento giusto parlerà solo il cronometro.
A Villa serve un criterio oggettivo per scegliere?
Per forza. Abbiamo 8-10 atleti e potenzialmente in certi giorni sono tutti competitivi. Uno ha trascinato l’altro, il gruppo è cresciuto. Sono contenti di stare insieme e il discorso fatto da Pippo dopo la crono lo dimostra.
E’ entrato con i tempi, non per raccomandazioni. I ragazzi si sono sempre fidati delle mie scelte, lui è una mia scelta. A Berlino ho fatto correre Scartezzini anche in un momento in cui in allenamento non dava grandi certezze, eppure è venuto il terzo posto. Certe cose uniscono il gruppo e gratificano l’atleta. Sono consapevoli dei mezzi degli altri, io guardo il crono e lascio aperta la porta a tutti. La cosa bella è che ne ho dieci che fanno 3’55”.
C’è gloria personale anche nel quartetto?
Per fare bene in quattro, devi credere in quello che fai e a quel punto anche nel quartetto c’è qualcosa di personale. Una specialità olimpica vale l’altra e loro se la giocano nel migliore dei modi. Una volta non riuscivano a qualificarci, ora siamo fra i primi due quartetti al mondo.
Ganna ha parlato anche dello sviluppo tecnologico legato alla crono.
Mi pare che abbia portato la posizione del Bolide da pista sulla strada. Del resto l’inseguimento è la ricerca della prestazione massimale in un tempo limitato. Se aggiungi la galeria del vento e l’esperienza Ineos, ecco che il miglioramento viene per forza. Con Cioni ci sentiamo ogni 15 giorni. Dopo la crono eravamo già a parlare del Giro e poi dei campionati europei in pista.
Ganna sarà in Bulgaria?
Me lo ha chiesto lui dopo la crono, gli ho risposto che ne parleremo dopo il Giro.
Si è sempre detto che il Giro gli darà un extra-boost di resistenza.
Ne sono certo, ma bisognerà che gli insegnino a gestirsi nelle tre settimane. Lui è un generoso entusiasta, potrebbe avere la tentazione di strafare e di trovarsi senza forze durante la corsa. Non è facile trovare un posto per i Giri nella Ineos, per cui si è meritato la convocazione per il Giro d’Italia e credo che Thomas ne sia stato ben contento.
Come lo hai visto alla partenza della crono?
Era super convinto, non aveva paura di niente. Forse perché vivendo la vigilia con Thomas e Dennis, ha misurato loro la pressione. Prima di una finale in pista chiama o scrive dieci volte a Viviani, questa volta non ha chiesto nulla, se non del taping a un massaggiatore.
Viviani… Secondo Villa, ci sarà anche lui nel quartetto olimpico?
Andremo in cinque. Uno di questi farà l’omnium e altri due il madison. Elia questa cosa la sa e credo per lui sia il momento di ripassare la lezione della pista. Gli manca, secondo me. Gli manca la punta di velocità e lo stimolo del quartetto può servire per dargli la scossa, glielo dico ogni tanto…
Assieme a Consonni ai mondiali di Berlino 2020Assieme a Consonni ai mondiali di Berlino 2020, Viviani si è accorto che qualcosa mancava
E lui cosa dice?
Credo che ai mondiali di Berlino abbia visto che qualcosa gli manca. E’ stata una stagione anomala, con due ripartenze. Per uno che in avvio fa sempre fatica, la difficoltà è doppia. E’ caduto al Tour Down Under, ha saltato l’Oman che non si è fatto, non ha fatto la preparazione in pista per correre la Sanremo, ma la Sanremo non si è fatto. Finito il lockdown, è andato al Tour con otto corse. Difficile che potesse far bene…
Il miglior Elia fu quello del campionato italiano su Pozzovivo e Visconti vinto dopo il Giro d’Italia del 2018. Per come lo conosco, queste sono sempre state le sue caratteristiche. Non va in forma presto. Al mondiale del 2016 subì una batosta da Gaviria, poi però vinse le Olimpiadi. Questa è la stagione che ci attende. E non è affatto poco…
Peter Sagan è fra i più attesi sul traguardo di Canale. La pioggia scombussola i piani dei velocisti. Ma con la dirigenza della Bora i rapporti restano tesi
La pista per Elisa Balsamo è una comfort zone fin dai tempi delle esordienti. Ora è agli europei. Abbiamo chiacchierato con lei su questo suo amore profondo
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Il Giro d’Italia Ciclocross ci sarà. Quando l’emergenza Covid era nel pieno e si rimandava il ritorno alle gare di settimana in settimana, il ciclocross sembrava davvero lontano. Si pensava che tutto nel frattempo sarebbe stato superato e non ci sarebbe stato alcun problema. Mai illusione poteva essere più grande. L’autunno è arrivato, il virus circola ancora fra noi, ma il cross non si ferma.
Il Giro d’Italia Ciclocross ha visto la luce mentre a Imola si correvano i mondiali su strada. E ora basta guardare il calendario per rendersi conto di quali equilibrismi siano stati necessari per stilarlo.
«Noi siamo ancora qua – spiega Sergio Scotti, vicepresidente della Romano Scotti – non è stato affatto facile, ma ci abbiamo creduto fino in fondo e abbiamo lavorato anche di notte per venirne a capo».
Sette prove per il Giro d’Italia Ciclocross: Selle Italia si conferma sponsor super fedeleSette prove per il Giro d’Italia Ciclocross: Selle Italia sponsor super fedele
In un anno così difficile trovare sponsor è impresa ardua. Accanto alla ASD Romano Scotti si è schierata per prima la famiglia Bigolin, a conferma che il marchio Selle Italia da queste parti è sinonimo di ciclocross. Grande ritorno di Northwave, che vestirà i vincitori delle maglie di leader, i quali sul podio brinderanno con spumante Maccari Vini. Da segnalare il supporto di Migliorini Gioiellidi Vimercate, di ChinottoNeri e di Challenge.
A seguire, il calendario del 12° Giro d’Italia Ciclocross
Concluso il Giro d'Italia, il cross fa rotta verso i tricolori di Lecce. Il tecnico azzurro passa in rassegna i più forti e segna la rotta verso i mondiali