Gioia a Roubaix, caduta all’Eroica. Lo strano aprile di Valjavec

22.04.2024
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Due settimane fa festeggiava il podio alla Roubaix juniores. Oggi è in attesa di essere operato per ridurre la frattura alla clavicola rimediata all’Eroica. Erazem Valjavec (in apertura nella foto di Martine Verfaillie) era al settimo cielo, dopo la piazza d’onore in Francia e la nuova selezione per la nazionale slovena all’Eroica che voleva vivere da protagonista, ma il suo sogno è durato meno di una tappa. Coinvolto nella mega caduta che ha eliminato dalla corsa oltre 40 corridori, Valjavec è tornato a casa con programmi tutti da riscrivere.

Valjavec all’Eroica, iniziata con tante speranze e chiusa dopo il primo giorno
Valjavec all’Eroica, iniziata con tante speranze e chiusa dopo il primo giorno

Una mazzata per lo sloveno che si era messo in mostra come uno dei migliori talenti in circolazione nella categoria, approdato anche in Italia all’Autozai Contri. Sempre disponibile, Valjavec ha comunque accettato di raccontarsi, come esponente di punta di quel movimento che sta crescendo alle spalle dei trionfi di Pogacar e Roglic.

Come hai iniziato a fare ciclismo?

Devo dire grazie a mio padre (l’ex professionista Tadej, passato fra molte squadre come Fassa Bortolo, Phonak, Lampre, AG2R La Mondiale e vincitore della Settimana Lombarda e del Giro Dilettanti 1999, ndr). E’ rimasto un grande appassionato e quando avevo 6 anni mi ha messo sulla bici e portato con lui. E’ stata una cosa molto naturale. Poi a 10 o 11 anni sono entrato in una società, il Kk Kranj e ho iniziato a gareggiare. Per un anno ho corso in un team austriaco e poi sono approdato all’Autozai.

Valjavec con il padre Tadej, professionista dal 2000 al 2013, due volte campione nazionale su strada
Valjavec con il padre Tadej, professionista dal 2000 al 2013, due volte campione nazionale su strada
Già lo scorso anno avevi ottenuto buoni risultati nelle prove belghe e francesi. Come ti trovi in quel tipo di corse?

E’ solo un tipo diverso di gare. C’è sempre benzina da spendere dall’inizio alla fine ed è quello che a me piace. Adoro le gare dure con quelle salite più secche e non così lunghe d’inizio stagione, mi sono piaciute subito e penso che siano corse adatte a me, nel 2022 ero anche molto veloce nel finale. L’anno scorso ho perso un po’ di spunto, ma ora sto recuperando. Inoltre inizio ad allenarmi di più anche sulle salite, avrei voluto testarmi di più all’Eroica, ma non sempre le cose vanno come vogliamo.

Che caratteristiche tecniche hai?

Più che caratteristiche parlerei di approccio alla corsa. Mi piace l’adrenalina che scorre fin dall’inizio. E’ davvero importante che sia già difficile fin dall’inizio perché non abbiamo spesso gare così lunghe. E quindi mi piace quando è difficile dall’inizio alla fine. Come tipologia di corridore sono principalmente uno scalatore, amo ogni tipo di salita, ma più che quelle lunghe preferisco quelle brevi e ripetute, sono più divertenti.

Valjavec si trova sempre a suo agio in Belgio. Qui alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne dov’è finito 3°
Valjavec si trova sempre a suo agio in Belgio. Qui alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne dov’è finito 3°
Ho visto che fai anche ciclocross e hai gareggiato anche in gare internazionali. Per te è solo un allenamento per la strada o potresti fare la doppia attività come il campione del mondo Viezzi?

No, per me questo è solo un modo per allenarmi perché ne trai una bella tecnica. Puoi vedere come andare in bicicletta quando è scivoloso o in altre condizioni estreme. E’ solo un allenamento per me perché non ero un ragazzo molto bravo tecnicamente all’inizio della mia attività, lo faccio ora per acquisire più tecnica. Lo farò ancora, ma sicuramente non lo farò sul serio.

Come siete riusciti come nazionale a dominare la Parigi-Roubaix e com’è nata la vostra vittoria?

Non avevamo pianificato nulla. E’ una corsa che è sempre una lotteria, serve fortuna nel non cadere e noi l’abbiamo avuta. Ora sappiamo che per corse del genere siamo bravi. Siamo stati davanti tutto il giorno e io mi sono unito da dietro quando abbiamo dato il massimo. Sono stato uno dei pochi che ha seguito l’iridato Philipsen quando ha attaccato, siamo andati a tutto gas e poi abbiamo fatto primo e secondo sul traguardo.

L’accoppiata vincente della Roubaix con Ormzel finito davanti. 4° l’iridato Philipsen
L’accoppiata vincente della Roubaix con Ormzel finito davanti. 4° l’iridato Philipsen
Fra te ed Ormzel c’era un accordo su chi doveva vincere?

Non ne abbiamo parlato, devo dire che ha fatto lui gran parte del lavoro. All’ultima curva ho perso un po’ la ruota per un paio di metri. Quindi abbiamo entrambi dato tutto senza neanche guardarci indietro. Conoscendo Ormzen e quant’è veloce, penso che anche se lo volessi, non vincerei. Quindi mi godo il 2° posto, penso che sia comunque un risultato davvero importante.

Ora ci sono tanti giovani sloveni forti, quanto conta per la tua generazione avere un esempio come Roglic e Pogacar?

Molto. È bello avere qualcuno del tuo Paese che fa la differenza. Penso che ci abbiano davvero ispirato. So che ora in Slovenia si pratica sempre più ciclismo, mentre prima, quando ho iniziato, erano molti meno i ragazzi che lo facevano. Eravamo come 3 categorie che gareggiavano insieme e c’erano 30 ragazzi sulla linea di partenza. Ora ne trovi altrettanti solo in un club… E sì, ora sta davvero arrivando una generazione d’oro perché abbiamo davvero molti corridori forti.

in Italia lo sloveno ha iniziato con un podio nel GP Baronti vinto da Sambinello
in Italia lo sloveno ha iniziato con un podio nel GP Baronti vinto da Sambinello
Una piccola curiosità. Fai parte dell’Autozai Contri o della squadra belga Acrog Tormans? Perché in alcuni siti vieni accreditato per quest’ultima…

Ho una doppia licenza, posso correre con loro in Belgio. Ma la mia prima squadra è quella italiana. Così è molto più facile per me andare a gareggiare in Belgio perché adoro correre lì. Ecco perché scelgo di fare così. In Italia non ho gareggiato molto quest’anno. Abbiamo fatto solo due gare, ma quando correvamo insieme correvamo come una squadra. Ad Alessio (Magagnotti, ndr) gli insegno un po’ perché so già un po’ di più come si corre nelle gare junior.

Hai già contatti per il prossimo anno con qualche devo team?

Ho già firmato con la Soudal Quick Step per due anni e ora siamo in contatto anche per prolungare, ma è ancora tutto in corso.

Lo scorso anno Erazem ha vinto due titoli nazionali su pista: inseguimento e madison
Lo scorso anno Erazem ha vinto due titoli nazionali su pista: inseguimento e madison
Che obiettivo ti sei posto da qui alla fine dell’anno?

Avevo tanti progetti, ma la caduta all’Eroica ha cambiato un po’ tutto. E’ una gara che non mi porta bene, anche lo scorso anno ero caduto quand’ero fra i primi. Ora vuol dire che anticiperò il periodo di riposo per essere brillante nella seconda parte di stagione con la gara a tappe del Valromey e i mondiali che sono il mio obiettivo di quest’anno.

Dietro Pogacar, in Slovenia c’è un movimento enorme

10.04.2024
5 min
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Mentre Van der Poel domenica effettuava la sua cavalcata trionfale alla Parigi-Roubaix, al velodromo applaudivano una coppia vestita allo stesso modo, Jakob Ormzel e Erazem Valjavec che realizzavano una straordinaria doppietta per la Slovenia nella prova per gli juniores (sul podio nella foto di apertura di Stephane Mortagne). Un successo che non è un caso, anzi è l’esempio di quell’effetto virtuoso che i successi di Tadej Pogacar stanno avendo nel suo Paese. Chi ha qualche anno in più sulle spalle ricorda come le vittorie a ripetizione di Bjorn Borg crearono una vera e propria scuola tennistica in Svezia, dalla quale nacquero eredi come Wilander, Edberg e tanti altri prolungando i successi per decenni.

L’arrivo della Roubaix juniores con Valjacev e Ormzel festanti, battuto anche l’iridato Philipsen, 4° (foto DirectVelo)
L’arrivo della Roubaix juniores con Valjacev e Ormzel festanti, battuto anche l’iridato Philipsen, 4° (foto DirectVelo)

In Slovenia sta succedendo lo stesso, proprio perché le vittorie di Pogacar (ma anche di Roglic, Mohoric, Tratnik) stanno cambiando la cultura stessa del Paese e Andrej Hauptman, che ne vive da diretto testimone l’evoluzione al fianco di Tadej, ne è cosciente.

«E’ l’effetto di anni di vittorie. Quando correvo io – dice – la gente sapeva a malapena del Giro e del Tour, oggi entri nei bar e senti gente che commenta anche piccole corse. Sta cambiando tutto, c’è proprio una conoscenza maggiore del ciclismo in tanti suoi aspetti e quest’evoluzione andrà sicuramente avanti».

In che cosa si vede questo cambiamento culturale?

Prima, per uno sloveno era un grande risultato finire una corsa under 23 nella top 10. Oggi invece ogni ragazzo parte per vincere, perché vuole emulare i suoi campioni di riferimento. E’ proprio la concezione del ciclismo che hanno le nuove generazioni a essere diversa, c’è un enorme spirito di emulazione. Faccio un esempio che riguarda l’altro sport di riferimento in Slovenia, il basket. Se sai che un ragazzo come Doncic può andare in America e diventare una stella dell’Nba, i più giovani si sentono in grado di fare lo stesso, almeno di provarci e quindi vanno nei campi per imparare. Lo stesso avviene nel ciclismo, vedendo Tadej vincere dappertutto.

Hauptman e Pogacar, Il tecnico sloveno è da sempre molto legato al suo pupillo
Hauptman e Pogacar, Il tecnico sloveno è da sempre molto legato al suo pupillo
Secondo te adesso il ciclismo è uno sport nazionale in Slovenia come lo è nel Belgio?

Sicuramente, ormai ha soppiantato tante altre discipline, credo che solamente il basket sia a quei livelli.

Di ragazzi che stanno emergendo ce ne sono tanti, ma chiaramente un riferimento pressoché sicuro è Gal Glivar, che oltretutto corre nello stesso team di Pogacar (ma nella formazione development). Come lo vedi?

E’ un corridore completo, che va bene a cronometro e emerge anche sulle salite brevi. Inoltre non si fa problemi ad attaccare, non ha paura di metterci la faccia e prendere l’iniziativa e questo di lui mi piace moltissimo.

Per Glivar un grande inizio di stagione con lo squillo al Giro del Belvedere
Per Glivar un grande inizio di stagione con lo squillo al Giro del Belvedere
Quanto conta per lui avere Tadej al suo fianco?

Tantissimo, ma anche tutti gli altri campioni che sono alla Uae, ognuno è un riferimento. Gal sta imparando molto, quando poi capita l’occasione di allenarsi e ancor meglio gareggiare con Tadej sono esperienze che gli servono enormemente. Inoltre è ben seguito nel devo team, ha tutto il tempo per emergere. Lui è davvero soddisfatto, perché sente che il livello si sta alzando sempre più.

Conosci i due ragazzi primi a Roubaix?

Sì, Ormzen corre per l’Adria Mobil, già si era visto lo scorso anno che era forte con i titoli nazionali in linea e a cronometro, il 4° posto all’Eroica, il successo all’Alpe Adria Tour. Anche Valjavec, che corre in Italia nel Team Autozai Contri, è un corridore completo. Io però sono abituato a prendere i risultati fra gli juniores sempre con le molle, l’importante è che continuino ad evolversi, a imparare. Certamente sono a un livello tale che avranno un futuro.

Zak Erzen, fortissimo anche su pista: iridato nell’eliminazione nel 2022, ha 4 medaglie tra europei e mondiali
Zak Erzen, fortissimo anche su pista: iridato nell’eliminazione nel 2022, ha 4 medaglie tra europei e mondiali
E di Zak Erzen che cosa dici? Lui è un po’ diverso, viene dalla pista…

E’ davvero tanto veloce, al Cycling Team Friuli Victorious sta crescendo bene e secondo me può diventare un forte sprinter. A proposito della pista però c’è una cosa da dire…

Quale?

Il movimento sloveno si sta evolvendo anche lì. Abbiamo ora un impianto come quello di Novo Mesto che è un punto di riferimento e intorno ad esso si sta sviluppando tanta attività. Noi siamo partiti proprio da zero, ma io dico che tra qualche anno cominceremo a raccogliere i frutti anche lì, com’è avvenuto in Italia con Montichiari.

Ogni vittoria di Pogacar è seguitissima, anche le sue imprese alla Volta a Catalunya
Ogni vittoria di Pogacar è seguitissima, anche le sue imprese alla Volta a Catalunya
Quanto sono seguite le corse ciclistiche in Slovenia sul piano televisivo?

Hanno ormai share clamorosi. Fino a qualche anno fa il Tour de France andava sempre sulla rete nazionale, adesso vengono trasmesse tutte le corse, sparse fra 3-4 network che si contendono i diritti. Il Catalunya ad esempio con le imprese di Pogacar è stato seguitissimo, come lo stesso era avvenuto lo scorso anno per le classiche in Toscana, che non sono neanche del WorldTour, ma la presenza di Tadej è un catalizzatore eccezionale.