Alle radici del fenomeno Seixas, con la Francia sulle spalle

Alle radici del fenomeno Seixas, con la Francia sulle spalle

11.03.2026
6 min
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Se c’era ancora qualche dubbio al riguardo, la Strade Bianche li ha dissipati tutti: Paul Seixas a 19 anni è già uno dei grandissimi nomi del ciclismo attuale. L’ennesimo trionfo di Pogacar non ha scalfito di un millimetro la sua prestazione, con l’attacco finale che ha piegato anche il “delfino” dello sloveno, Isaac Del Toro. Un secondo posto che aveva il dolce sapore della vittoria per il giovanissimo transalpino, sul quale il ciclismo d’oltralpe fa sempre più affidamento per ritrovare quegli entusiasmi risalenti – successi di Alaphilippe a parte – al secolo scorso.

In un momento storico nel quale l’intero sport francese (incredibilmente considerando gli ancora recenti fasti olimpici di Parigi) segna un po’ il passo, c’è forte bisogno di un nome che diventi un trascinatore e Seixas sembra avere le qualità per svolgere quel ruolo che travalica anche i confini ciclistici. Ma come viene visto il ciclista di Lione nel suo Paese? A rispondere è Alexandre Roos, responsabile della rubrica ciclistica su L’Equipe.

Il lionese con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche
Ecco Seixas con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche
Il lionese con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche
Ecco Seixas con Del Toro, che ha cercato di stopparlo fino a cedere nel finale della Strade Bianche

«Beh, la sua popolarità – dice – sta crescendo ed è già molto alta. In realtà, credo che sia iniziata ai campionati europei dell’anno scorso, perché si sono svolti in Francia e Paul è stato l’ultimo a piegarsi a Pogacar ed Evenepoel, facendo sognare. E penso che nel ciclismo francese tutti i suoi colleghi, gli altri ciclisti, siano molto contenti, perché avere un corridore con risultati del genere crea una sana competizione».

Il suo impatto nel mondo dei professionisti finora ti ha sorpreso?

Prima ti avrei detto di no, ma sabato qualcosa è cambiato nella percezione generale su di lui, perché ha cercato di stare con Pogacar sul Monte Sante Marie e pur non tenendo il ritmo di Tadej, non si è arreso affatto, anzi. E’ rimasto forte e concentrato per tutta la gara fino a portare l’affondo contro Del Toro e gli altri. La sua prestazione ha spalancato le porte a prospettive davvero straordinarie. E’ rimasto coerente alla sua prestazione dando una grande prova di maturità, impensabili per un ragazzo di 19 anni.

Prima della Strade Bianche Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Prima della Strade Bianche, Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Prima della Strade Bianche Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Prima della Strade Bianche, Seixas aveva vinto la Faun Ardeche con numeri prestativi clamorosi
Pensi che abbia le qualità necessarie per vincere il Tour de France in futuro?

E’ difficile rispondere, quando si tratta di un francese chiaramente il pensiero va lì. In linea di principio direi di sì, ha le qualità giuste perché sale bene, corre bene. Ma non bisogna esagerare con la pressione perché non abbiamo riferimenti sulle 3 settimane, quindi dobbiamo ancora vedere come se la caverà. Ha le qualità, forse non subito, ma tra 3 o 4 anni non c’è motivo perché non sia lì a lottare per la maglia gialla.

Considerando la sua età, come dovrebbe essere gestito per i Grandi Giri?

Penso che dovrebbe fare il Tour de France, iniziare a prendere confidenza. Il problema è la pressione esterna: se Seixas fa il Tour, tutti si aspetteranno che ottenga subito un grande risultato. E se non lo ottiene, tutti lo criticheranno, allora è normale che anche la squadra pensi di preservarlo. Dovrebbe provarci e se non arrivano squilli, non sarà la fine del mondo. Ha solo 19 anni, è abbastanza normale, anzi gli darà esperienza per gli anni a venire. In effetti, è già il miglior corridore della Decathlon, non potevano avere un’opzione migliore per il Tour de France, e in questo momento sta correndo come uno dei primi 5 corridori al mondo, quindi perché non dovrebbe farlo?

I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un grande giro
I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un Grande Giro
I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un grande giro
I miglioramenti a cronometro potrebbero essere la porta di accesso alla conquista di un Grande Giro
In quale classica lo vedi come contendente per la vittoria?

Beh, chiaramente la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro di Lombardia sono quelle che si attagliano meglio alle sue caratteristiche. Il podio di Siena ha detto che gli sforzi molto esplosivi da un minuto non sono ancora il suo punto forte. Non è il terreno in cui dà il suo meglio, ma su salite più lunghe come la Liegi-Bastogne-Liegi, dove a volte ci sono sforzi da 10 minuti su una singola ascesa o il Lombardia, che è una classica per gli scalatori, penso che possa ottenere buoni risultati. L’abbiamo visto ai campionati europei e persino ai mondiali di Kigali. I percorsi con lunghe salite gli si addicono.

Decathlon ha sempre cercato di proteggerlo, anche da un’eccessiva attenzione mediatica. E’ la scelta giusta?

Sì, per ora penso che il suo programma di gara sia in realtà abbastanza normale e classico per un corridore del suo talento. E’ fondamentale trovare un equilibrio tra esporlo, fargli correre dei rischi e proteggerlo. Ma penso che un corridore come Seixas, anche se ha solo 19 anni, sia già pronto. Anzi direi che è stato allenato per questo per anni. Quindi è anche più facile, sembra molto preparato mentalmente. In realtà, non sembra sentire la pressione in questo momento.

L'attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
L’attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
L'attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
L’attacco di Seixas agli europei, esaltando i suoi tifosi, per andarsi a prendere il bronzo
Dopo la Strade Bianche, si è parlato dell’interesse della UAE per ingaggiarlo. E’ giusto, o pensi che sarebbe meglio avere una squadra tutta sua?

Difficile dirlo, io intanto non credo molto a un reale interesse. E’ chiaro che gli Emirati Arabi Uniti possono investire, ma anche Decathlon e probabilmente altre squadre. Quindi si tratterà del progetto da costruire intorno a lui, è lì che si dovrà decidere. Qual è secondo lui il progetto migliore per il suo sviluppo.

Quale dovrebbe essere la sua valutazione?

Sa che alla UAE avrebbe tutte le risorse necessarie per progredire, ma dovrebbe anche affrontare la concorrenza interna. D’altro canto in Decathlon dobbiamo vedere se riescono a reclutare compagni di squadra di alto livello per supportarlo in montagna. E’ lui che deciderà cosa è meglio, in realtà e non sarà nemmeno una questione di soldi.

Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Seixas sta rapidamente scalando le gerarchie anche come sportivo popolare in Francia
Quanto sarebbe importante per lo sviluppo del ciclismo francese, per la sua popolarità, avere finalmente un corridore nazionale che lotta per la maglia gialla?

Beh, sarebbe enorme. E’ quello che tutti aspettano da anni. La Francia non vince il Tour de France dai tempi di Bernard Hinault nel 1985. Abbiamo avuto qualche emozione con Romain Bardet, con Thibaut Pinot, un po’ con Julian Alaphilippe, ma senza mai crederci veramente. Forse nel 2019, un po’ con Pinot, ma non era proprio reale, in realtà era più un sogno. Ora, con Seixas, nei prossimi 4 o 5 anni si può intuire che potrebbe diventare qualcosa di vero. E si percepisce già che la gente lo sta solo aspettando. Questo avrà ripercussioni su tutto il ciclismo francese, sui club dilettantistici, sulle squadre professionistiche, sulla pratica del ciclismo, sull’interesse dei media. Quindi penso che possa essere enorme.

Sparfel è pronto per esordire, pensando a quei 19”

Sparfel pronto per la strada, ma i 19” di Hulst bruciano ancora

01.03.2026
6 min
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Ci vorrà ancora qualche giorno per rivedere Aubin Sparfel (in apertura, foto Jolypics) in gara, per assistere al suo esordio su strada. Probabilmente alla Parigi-Roubaix per U23 del 12 aprile e la scelta non è casuale, considerando che parliamo, oltre che di uno stradista, di un ciclocrossista sopraffino, protagonista per tutto l’anno anche se il finale di stagione gli ha regalato lo smacco di un titolo mondiale di categoria sfuggito per soli 19”.

Sparfel in Italia è ben conosciuto, anche perché è da anni che è l’antitesi di Stefano Viezzi: rivali da juniores, con il friulano che lo vide trionfare nella sua Pontchateau agli europei 2023 per restituirgli la pariglia ai mondiali di Tabor. Rivali anche nella categoria superiore dove il ruolino di marcia privilegia il transalpino, anche per qualche colpo di sfortuna di troppo per l’alfiere dell’Alpecin. Ma il diciannovenne di Epinal è anche un ottimo stradista e lo ha già dimostrato lo scorso anno, tanto che non se la sente di dire quale delle due specialità preferisce.

Nel ciclocross Sparfel ha chiuso con 7 vittorie stagionali. Ora si prepara alla stagione su strada nel devo team Decathlon
Nel ciclocross Sparfel ha chiuso con 7 vittorie stagionali. Ora si prepara alla stagione su strada nel devo team Decathlon
Nel ciclocross Sparfel ha chiuso con 7 vittorie stagionali. Ora si prepara alla stagione su strada nel devo team Decathlon
Nel ciclocross Sparfel ha chiuso con 7 vittorie stagionali. Ora si prepara alla stagione su strada nel devo team Decathlon

«Ho sempre praticato entrambe le discipline – racconta dalla sua casa nel dipartimento dei Vosgi – ciclocross in inverno e ciclismo su strada in estate sin dagli inizi. Non mi sento di preferire l’una all’altra, le ritengo completamente complementari».

Qual è stata la vittoria che ti ha dato più soddisfazione e la maggior delusione vissuta nella stagione di ciclocross?

Penso che la mia migliore vittoria di questa stagione sia stata a Flamanville, nella prova di Coppa del mondo battendo Corsus (BEL) e Viezzi, è stata la prima nel circuito, per me ha un valore particolare anche se poi ne sono arrivate altre. La delusione, beh è facile arguirlo, l’esito finale del mondiale di Hulst.

La vittoria di Sparfel a Flamanville, davanti al pubblico amico. Replicherà il successo a Hoogerheide (foto SportPic Agency)
La vittoria di Sparfel a Flamanville, davanti al pubblico amico. Replicherà il successo a Hoogerheide (foto SportPic Agency)
La vittoria di Sparfel a Flamanville, davanti al pubblico amico. Replicherà il successo a Hoogerheide (foto SportPic Agency)
La vittoria di Sparfel a Flamanville, davanti al pubblico amico. Replicherà il successo a Hoogerheide (foto SportPic Agency)
Il mondiale perso per 19” lo vedi in maniera comunque positiva?

Penso di sì, è vero che ho avuto un problema meccanico, ma non è stato poi così grave da influire sull’esito finale. Certamente non sono stato troppo fortunato, ma è stata una gara dura dove ogni aspetto contava. E’ stato un peccato, ma dovevo dimostrare di essere in buona forma e diciamo che mi ha dato una nuova spinta per la stagione su strada.

Ti consideri più un corridore da classiche o da corse a tappe?

Non credo di riuscire ancora a definirmi davvero. Mi piacciono le corse a tappe, ma mi piacciono anche le classiche, quindi scoprirò i miei punti di forza a poco a poco. D’altro canto, ormai è una distinzione che nel ciclismo attuale sta venendo meno: se vai forte, vai forte dappertutto.

Il podio del mondiale vinto dal belga Dockx, un argento dal retrogusto amaro per Sparfel
Il podio del mondiale vinto dal belga Dockx, un argento dal retrogusto amaro per Sparfel
Il podio del mondiale vinto dal belga Dockx, un argento dal retrogusto amaro per Sparfel
Il podio del mondiale vinto dal belga Dockx, un argento dal retrogusto amaro per Sparfel
Hai vinto la classifica a punti al Giro Next Gen, era uno dei tuoi obiettivi l’anno scorso?

Sì, certo. Prima della partenza, pensavo che sarebbe stato fantastico vincere una maglia, competere per un risultato complessivo. Quel trofeo dimostra innanzitutto costanza nelle tappe, quindi penso che sia stata una cosa grandiosa e una grande opportunità. Sono riuscito a essere presente negli sprint intermedi, ma anche negli arrivi di tappa, dove ho ottenuto alcuni piazzamenti nella top 10. Un bilancio positivo, anche se in classifica sono finito a oltre mezz’ora da Ormzel.

In quale disciplina preferisci eccellere e in quale pensi sia più difficile distinguersi tra le due?

Penso di apprezzare il ciclismo su strada tanto quanto il ciclocross. E’ chiaro che il ciclismo su strada è più riconosciuto, a livello internazionale, e dà maggiori opportunità ma trovo che nel ciclocross ci siano più possibilità per farsi notare perché è uno sport più individuale.

Lo scorso anno Sparfel ha colto 4 vittorie in 38 giorni di gara, ultima quella al Tour Alsace (foto Joubert)
Lo scorso anno Sparfel ha colto 4 vittorie in 38 giorni di gara, ultima quella al Tour Alsace (foto Joubert)
Lo scorso anno Sparfel ha colto 4 vittorie in 38 giorni di gara, ultima quella al Tour Alsace (foto Joubert)
Lo scorso anno Sparfel ha colto 4 vittorie in 38 giorni di gara, ultima quella al Tour Alsace (foto Joubert)
Il tuo team, la Decathlon CMA CGM, è favorevole alla doppia attività?

Sì, mi supporta in entrambe le discipline. Questo mi dà molta fiducia per questa fase di crescita, mi sento approvato e seguito lungo tutti i dodici mesi, in una disciplina come nell’altra, oltretutto con uno standard molto alto. Quindi è fantastico per me.

Anche i tuoi fratelli corrono su strada: ti alleni spesso con loro (Louis, più grande di tre anni, è nel Team Marni-N’side, Batiste di 17 anni è al CC Etupes Junior, la giovanissima Anaelle è nell’Entente Cycliste Thaonnaise)?

Sì, tra l’altro anche loro abbinano ciclismo su strada e ciclocross, quindi ho l’opportunità di allenarmi un po’ con loro quando si può, quando sono a casa e abbiamo programmi compatibili. Potersi allenare insieme è sempre molto piacevole, poter condividere quelle emozioni che la bici sempre ti dà.

Da sinistra Batiste, Louis, Anaelle e Aubin, ognuno con la divisa del proprio club. Una famiglia di ciclisti promettenti
Da sinistra Batiste, Louis, Anaelle e Aubin, ognuno con la divisa del proprio club. Una famiglia di ciclisti promettenti
Aubin insieme a Louis e Anaelle. Manca Batiste, quarto componente di una famiglia di ciclisti
Sai che in Italia ci sono purtroppo molti incidenti mortali sulle strade che coinvolgono i ciclisti. Le strade nella tua zona, dove ti alleni, sono abbastanza sicure o molto trafficate?

So di quanti rischi si corrono, in Italia e non solo. Devo dire che nella mia regione non ci sono molte persone sulle strade, quindi è piuttosto bello potersi allenare. Oltretutto si tratta di paesaggi incantevoli e spesso capita di trovare altri ciclisti che si allenano, ma anche gente che gira sulle sue ruote, magari venendo dall’estero.

Quali sono le tue aspettative per la nuova stagione?

Spero di andare forte su strada e confermare quanto fatto l’anno scorso. E’ vero che ho fatto bene nel mio primo anno da under 23 e questo ha alzato notevolmente le aspettative, quindi spero di fare altrettanto e vincere molte gare.

All'ultimo Giro Next Gen, Sparfel ha conquistato la maglia rossa della classifica a punti e vuole ripetersi (foto Marie Vaning)
All’ultimo Giro Next Gen, Sparfel ha conquistato la maglia rossa della classifica a punti e vuole ripetersi (foto Marie Vaning)
All'ultimo Giro Next Gen, Sparfel ha conquistato la maglia rossa della classifica a punti e vuole ripetersi (foto Marie Vaning)
All’ultimo Giro Next Gen, Sparfel ha conquistato la maglia rossa della classifica a punti e vuole ripetersi (foto Marie Vaning)
Filippo Grigolini si unirà alla tua squadra, nella sua parte juniores quest’anno. Tu lo hai visto spesso durante la stagione del ciclocross, che consiglio puoi dargli in vista di questo passaggio così importante?

Penso che si sia già integrato bene nella squadra da quel che ho potuto vedere, quindi non ci sono molti consigli necessari. Credo che si adatterà bene al gruppo e che questo gli permetterà di crescere bene e di essere ancora migliore di quanto non fosse già, da quello che ho visto in questa stagione sui prati. E magari potrà seguire le mie orme anche su strada…

Ritorno al passato. Benoot cambia per ripuntare alle classiche

Visma addio, Benoot cerca in Francia lo smalto delle origini

30.01.2026
5 min
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Un nuovo inizio. Il passaggio di Tiesj Benoot dalla Visma-Lease a Bike alla Decathlon ha questo sapore per il ciclista belga che dopo 4 anni è come se tornasse al suo passato: non più prezioso luogotenente per classiche e Grandi Giri, ma di nuovo libero di cercare il risultato. Non che nel team olandese le occasioni non le abbia avute, vedi la vittoria a Kuurne nel 2023 o i podi all’Attraverso le Fiandre, ma quel che mancava è il senso di libertà che spera di ritrovare in terra transalpina.

Tra i tanti cambiamenti dell’ultimo ciclomercato, quello del belga è stato uno dei primi, segno che la scelta era matura già da tempo e il belga lo spiega direttamente: «I primi contatti li abbiamo avuti a gennaio dell’anno scorso, ma la decisione è arrivata un po’ più avanti, durante il periodo delle classiche. Ho scelto Decathlon perché è un team in rapida crescita. Non avevo un vero motivo per lasciare Visma, ma ero felice di uscire di nuovo dalla mia zona di comfort, avevo bisogno di cambiare e trovare nuovi stimoli. Ho superato i 31 anni, per continuare dovevo trovare qualcosa che mi attraesse e spingesse a continuare a fare sacrifici».

Il belga con Olav Kooij, due dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche
Il belga con Kooij e Bissegger, tre dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche (foto Ballet/Broadway)
Il belga con Olav Kooij, due dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche
Il belga con Olav Kooij, due dei nuovi acquisti chiamati a dare slancio al team nelle classiche (foto Ballet/Broadway)
Quattro anni alla Visma: che cosa ti rimane di quell’esperienza?

Molto, certo, ma forse il ricordo più bello è la vittoria alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne, anticipando i miei quattro compagni di fuga e le due vittorie al Tour vissute con Jonas (Vingegaard, ndr), sentendo di aver dato il mio contributo, di essere parte di qualcosa d’importante.

Alla Decathlon cambia il tuo ruolo, torni a essere una punta per le classiche. E’ un po’ un ritorno al passato il tuo?

Sì, un pochino, credo. Ma era quello di cui avevo bisogno. Negli ultimi quattro anni, la Visma è stata importante, ma sta cambiando. La Decathlon forse per me ora è un po’ più simile a Lotto e Sunweb dov’ero prima, ma alla fine, credo che avremo comunque una squadra più forte di quella che avevo allora. Quindi spero di ritrovarmi con molti compagni di squadra attorno nelle fasi finali delle corse principali.

Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Un Benoot tutto infangato nella storica vittoria alla Strade Bianche del 2018
Le Classiche Franco-Belghe sono ancora il tuo obiettivo principale per questa stagione?

Diciamo che per me il periodo principale è marzo-aprile, quella fase fra Omloop Het Nieuwsblad e Liegi-Bastogne-Liegi dove ci sono molti appuntamenti degni d’interesse. Io farò 7 gare, iniziando proprio con l’Omloop e poi quasi tutte le altre, saltando solo la Roubaix. Cercherò il miglior risultato possibile sapendo che alcune di queste sono più aperte a ogni risultato. Se riesco a vincerne una, la mia stagione sarà già super buona. Ma il mio obiettivo è solo essere al top della forma in quel periodo.

Che supporto ti aspetti dalla squadra in quelle occasioni?

Totale, adeguato. Spero solo di essere con una squadra forte e motivata e poi di avere più carte da giocare in finale. Ma teniamo presente che non sono il solo a poter vincere, quindi si vedrà anche come si metteranno le corse. Sono però molto fiducioso sul fatto di essere pronto a correre al meglio e avere il team di supporto.

Quanto è diversa l’esperienza Decathlon, l’ambiente, il materiale rispetto a Visma?

Moltissimo, cambia davvero tutto. E’ iniziare una nuova avventura, sentire che intorno a te ci sono persone nuove e il tuo primo compito è entrare con loro in sintonia. Quindi bisogna conoscersi un po’, assorbire culture diverse. Ma alla fine io dico sempre che si tratta solo di ciclismo. Quindi di andare veloce in bici. Certo, ci sono accenti diversi, io ho sempre corso in team dalla forte componente fiamminga o olandese, ma d’altra parte il mestiere non cambia…

Che impressione hai avuto dei giovani talenti del team come Seixas e Bisiaux?

Ho corso contro di loro l’anno scorso e mi hanno già fatto una grande impressione. Ho la netta sensazione, ora che siamo fianco a fianco, che faranno il passo successivo nei prossimi anni e di sicuro hanno un grande futuro. Io spero di farne parte e poterli aiutare, perché hanno davvero grandi chance. Il primo consiglio che posso dare loro è prendere però la loro attività con grande calma, non farsi schiacciare dalla pressione.

Benoot insieme a Seixas. Sarà un po' il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025
Benoot insieme a Seixas. Sarà un po’ il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025 (foto Ballet/Broadway)
Benoot insieme a Seixas. Sarà un po' il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025
Benoot insieme a Seixas. Sarà un po’ il suo mentore, per togliergli pressione dopo lo sfolgorante 2025 (foto Ballet/Broadway)
Ti aspetta il Tour de France: che impressione hai avuto vedendo il percorso?

Penso che in generale sia ancora un percorso molto duro e non vedo l’ora di partire da Barcellona. Ci sarà una bella atmosfera. Sono 9 anni che non salto un’edizione e mi piace molto l’inizio fuori dalla Francia, quindi non vedo l’ora di iniziare a Barcellona. Magari questo potrebbe essere l’anno giusto per lasciare la mia firma, farlo con una squadra francese avrebbe anche un significato particolare…

Filippo Grigolini, ciclocross, campionati italiani juniores 2026, Team Cingolani

Grigolini: il cross, la strada che parla francese e una vita normale

13.01.2026
4 min
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BRUGHERIO – Filippo Grigolini sta macinando risultati e chilometri in questa stagione di ciclocross, la seconda nella categoria juniores. Un friulano che corre per una squadra marchigiana, il Team Cingolani Specialized. Ha 17 anni Grigolini, li ha compiuti il 7 ottobre scorso, un mese dopo ha conquistato anche la maglia di campione europeo a Middelkerke, davanti al compagno di nazionale e rivale Patrik Pezzo Rosola. Alto e magro, ma quando spinge sui pedali esprime una potenza impressionante, soprattutto quando si arrampica su pendii che invogliano gli altri a poggiare il piede a terra. Lui no, pedala e al massimo si alza sui pedali. 

Un friulano, nella patria italiana del ciclocross è facile appassionarsi a questa disciplina e l’amore verso il fango per Grigolini arriva abbastanza presto. 

«Mi sono avvicinato al ciclocross – racconta – quando ero G6. E’ iniziato tutto grazie a dei miei compagni di squadra più grandi, loro già correvano sul fango e io seguendoli mi sono appassionato».

Filippo Grigolini, ciclocross, campionati italiani juniores 2026, Team Cingolani
Filippo Grigolini alla partenza del campionato italiano ciclocross juniores insieme al compagno di squadra Tommaso Cingolani
Filippo Grigolini, ciclocross, campionati italiani juniores 2026, Team Cingolani
Filippo Grigolini alla partenza del campionato italiano ciclocross juniores insieme al compagno di squadra Tommaso Cingolani

Dal Friuli alle Marche

Il passaggio dalle realtà della sua zona al Team Cingolani è stato rapido, ormai sono due anni che Filippo Grigolini corre con la formazione marchigiana che da quelle parti è uno dei riferimenti per chi ama il fuoristrada. 

«Corro con loro da due stagioni – prosegue il campione europeo juniores in carica – perché mi avevano chiamato quando ancora ero allievo. Il rapporto che si è consolidato è davvero bello, quando sono venuto al Team Cingolani mi sono trovato bene e non me ne sono più andato. Ogni anno corro la stagione del ciclocross con loro».

Filippo Grigolini, ciclocross, campionati italiani juniores 2026, Team Cingolani
Fuori dal camper del Team Cingolani incontriamo Filippo Grigolini
Filippo Grigolini, ciclocross, campionati italiani juniores 2026, Team Cingolani
Fuori dal camper del Team Cingolani incontriamo Filippo Grigolini
Cosa ti ha attirato del ciclocross?

La disciplina in generale è molto bella. Mi piace molto l’arrivo al campo di gara, il riscaldamento, provare il percorso, la tecnica che c’è. E’ un gran divertimento. 

Hai fatto anche mountain bike?

Ho corso in mtb fino ad allievo secondo anno, ho vinto il campionato italiano allievi e poi ho deciso di iniziare a fare strada una volta passato juniores. Avevo sentito questa esigenza di cambiare, di mettermi alla prova in qualcosa di diverso.

E com’è andata?

La scorsa stagione si è trattato del primo approccio a questa disciplina, tanto diversa rispetto alla mtb. Tutto è andato abbastanza bene, c’è stato qualche inconveniente con il team ma da quest’anno cambio e spero che tutto possa andare per il meglio.

Filippo Grigolini, Patrik Pezzo Rosola, ciclocross, campionati italiani juniores 2026, Team Cingolani
Filippo Grigolini in azione a Brugherio al campionato italiano con alle spalle Patrik Pezzo Rosola
Filippo Grigolini, Patrik Pezzo Rosola, ciclocross, campionati italiani juniores 2026, Team Cingolani
Filippo Grigolini in azione a Brugherio al campionato italiano con alle spalle Patrik Pezzo Rosola
Cosa ti è piaciuto delle corse su strada?

La parte tattica, le strategie da utilizzare in corsa e capire come ci si deve muovere in gruppo. Imparare le fasi cruciali e muoversi di conseguenza. 

Sono già arrivati a cercarti dalla Francia, alla tua porta ha bussato la Decathlon CMA CMG U19 (la formazione juniores)…

Con loro correrò nelle gare internazionali, stiamo un po’ decidendo quale calendario fare e come dividere gli impegni. Da febbraio, finita la stagione del ciclocross, inizierò ad essere seguito da loro a livello di preparatore. Mentre nelle corse nazionale correrò con la Autozai Contri. Le due formazioni stanno iniziando a parlare.

Quindi non correrai solo con la Decathlon? 

No no, però loro ci tengono a fare un percorso insieme anche perché nel 2027 passerò under 23 con loro. 

28 giorni di gara su strada con 9 Top 10, un bottino di buon livello per la sua prima stagione (foto Instagram)
Filippo Grigolini ha debuttato su strada nel 2025 con la maglia della Borgo Molino (foto Instagram)
28 giorni di gara su strada con 9 Top 10, un bottino di buon livello per la sua prima stagione (foto Instagram)
Filippo Grigolini ha debuttato su strada nel 2025 con la maglia della Borgo Molino (foto Instagram)
Hai già avuto modo di conoscere la nuova realtà internazionale?

Sì, vedere atleti più grandi è bello. Ho già fatto qualche ritiri con gli under 23 e questo ti fa crescere e soprattutto imparo tanto. 

Come va con il francese?

Non c’è (ride, ndr), ma parlo bene l’inglese quindi ci capiamo e comunico con tutti. E’ il bello di essere in un team internazionale. 

Spaventa o incoraggia questo nuovo percorso con la Decathlon?

C’è un pochino di paura, ma positiva perché sono felice di essere entrato in una squadra come questa. Sarà un bel capitolo, o almeno spero. 

Riesci a conciliare gli impegni scolastici?

Sì, sto continuando gli studi al liceo scientifico Marinelli, nella mia città: Udine. Mancano gli ultimi due anni (Grigolini è in quarta, ndr) e si tira dritto. Sto continuando la scuola anche perché mi diverto, mi piace stare con i miei compagni. E’ stancante ma non voglio concentrare tutto sulla bici già a questa età, rimane una parte normale della vita. Svegliarsi la mattina e sapere di dover andare in classe è bello.

Decathlon CMA CMG, Adecco

Adecco accanto alla nuova Decathlon CMA CGM

04.10.2025
3 min
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Per ancora qualche mese continueremo a chiamarla Decathlon AG2R La Mondiale, ma dal prossimo 1 gennaio il nome con il quale dovremo presto farci tutti l’abitudine sarà Decathlon CMA CGM. La formazione transalpina del Direttore Generale Dominique Serieys in queste settimane sta lavorando alla definizione dell’organico 2026 e per rafforzarsi ha la necessità di poter contare sul supporto di nuovi partner. Tra questi figura Adecco, parte di The Adecco Group, che a partire dall’1 gennaio 2026 sarà partner del team francese. Per l’azienda non si tratta di una prima volta nel mondo del ciclismo avendo già in atto una partnership di rilievo con il Tour de France e il Tour de France Femmes avec Zwift.

Dall’1 gennaio 2026 e fino al 2030 il Gruppo CMA CGM sarà partner del team WorldTour (foto Pauline Ballet)
Dall’1 gennaio 2026 e fino al 2030 il Gruppo CMA CGM sarà partner del team WorldTour (foto Pauline Ballet)

Al servizio di lavoratori e aziende

Adecco è il principale fornitore globale di soluzioni per la forza lavoro e come anticipato fa parte di The Adecco Group. Come partner di fiducia per aziende e candidati, l’azienda si propone di mettere in relazione competenze e opportunità gratificanti, aiutando organizzazioni globali e locali a costruire e ottimizzare la propria forza lavoro per il successo a lungo termine. Adecco offre un’ampia gamma di soluzioni in tema di forza lavoro: somministrazione e assunzioni a tempo determinato e indeterminato, oltre a soluzioni di outsourcing per offrire la massima flessibilità sia alle aziende che ai candidati. Offre lavoro a oltre 600.000 persone ogni giorno e l’obiettivo dichiarato dall’azienda è di arrivare a 850.000 nei prossimi anni. 

La formazione WorldTour francese ha l’ambizione di diventare una delle migliori squadre al mondo
La formazione WorldTour francese ha l’ambizione di diventare una delle migliori squadre al mondo

Il benvenuto del team

A dare simbolicamente il benvenuto ad Adecco è stato lo stesso Dominique Serieys, Direttore Generale del team transalpino.

«Accogliere Adecco a bordo segna un nuovo entusiasmante capitolo per la nostra squadra e sottolinea le nostre ambizioni in crescita», ha dichiarato Dominique Serieys. «Stiamo costruendo un progetto orientato al futuro, con la determinazione di raggiungere nuovi livelli di performance. Questa partnership, resa possibile grazie alla collaborazione con VMATCH, rafforza la nostra capacità di supportare i nostri corridori nella loro progressione verso il massimo livello del ciclismo mondiale, mettendo anche in risalto le molteplici professioni che contribuiscono al successo del team. Con Adecco condividiamo la convinzione che il successo si costruisca da un lato sulla forza del collettivo, dall’altro sulla ricerca dell’eccellenza nella performance». 

Alle parole di Dominique Serieys hanno fatto seguito quelle di Christophe Catoir, Presidente di Adecco: 

«In Adecco riconosciamo nel ciclismo gli stessi valori che ispirano il nostro lavoro ogni giorno: lavoro di squadra, resilienza e ricerca dell’eccellenza. Unirci al Team Decathlon CMA CGM è una scelta naturale che ci permette di supportare atleti che incarnano queste qualità, valorizzando al tempo stesso il nostro ruolo di partner HR & Staffing di fiducia. Insieme, vogliamo dimostrare che quando le persone sono al centro, sia lo sport che il business possono raggiungere il loro pieno potenziale».

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