La ripresa della Venturelli. Lavoro d’equipe per darle un futuro

La ripresa di Venturelli. Lavoro d’equipe per darle un futuro

02.06.2026
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Subito dopo l’intervista a Federica Venturelli, era rimasta nell’aria quella sensazione amara che va al di là dei risultati. Era evidente, nelle parole della talentuosa ragazza dello UAE Team ADQ, la necessità di un aiuto che va al di là dell’immediato, il bisogno di una risposta a un ricorrere della sfortuna che per il terzo anno consecutivo ha stoppato la sua crescita su strada, costringendola a inseguire la condizione e soprattutto le avversarie.

La ripresa della Venturelli è passata attraverso le prove a tappe spagnole, utili per riprendere confidenza con le gare
La ripresa della Venturelli è passata attraverso le prove a tappe spagnole, utili per riprendere confidenza con le gare
La ripresa della Venturelli è passata attraverso le prove a tappe spagnole, utili per riprendere confidenza con le gare
La ripresa della Venturelli è passata attraverso le prove a tappe spagnole, utili per riprendere confidenza con le gare

Un lavoro di squadra

Un problema non più solo fisico, ma anche psicologico, perché Venturelli appariva un po’ scoraggiata, anche se fiduciosa che anche quest’anno riuscirà a colmare il gap e le gare in Spagna la stanno aiutando proprio per quello, al di là degli ordini d’arrivo. Ma per saperne di più era necessario parlare con chi la conosce bene, come il suo preparatore Dario Giovine.

«Per fortuna io e Federica abbiamoun ottimo rapporto coach-atleta – dice – che si sviluppa ormai da tre anni, quindi c’è una grande fiducia dovuta a un’ottima comunicazione tra me e lei. Stiamo gestendo la situazione con calma, come abbiamo sempre fatto. Ci sentiamo giornalmente, non solo io e lei, ma anche a livello d’equipe, con tutti i professionisti della squadra che possono essere il biomeccanico, il nutrizionista, il medico, ovviamente il fisioterapista, quindi cercando di non tralasciare nulla».

Il preparatore Dario Giovine, che segue Venturelli da tre stagioni, ha lavorato molto anche psicologicamente
Il preparatore Dario Giovine, che segue Venturelli da tre stagioni, ha lavorato molto anche psicologicamente
Il preparatore Dario Giovine, che segue Venturelli da tre stagioni, ha lavorato molto anche psicologicamente
Il preparatore Dario Giovine, che segue Venturelli da tre stagioni, ha lavorato molto anche psicologicamente
Di fronte al suo disagio psicologico dopo tanta sfortuna, come ti sei mosso?

Il mio ruolo in questa fase di ripresa dopo l’ennesimo stop, è stato quello di starle vicino, rassicurarla e darle uno spazio di ascolto e di “contenitore” delle emozioni che stava provando. Il peggio adesso è assolutamente passato, ha già ripreso a correre e pian piano sono sicuro che ritroverà non solo la miglior condizione fisica, ma anche quella morale. Rispetto a un paio di settimane fa la situazione è già molto migliorata.

Guardando agli ultimi due anni, è stata più difficile la ripresa?

Sinceramente, sia io che lei credevamo di sì, nel senso che lei è una perfezionista, una ragazza che sia nell’ambito scolastico che sportivo pretende tantissimo da se stessa. Io ho iniziato a conoscerla sempre più a fondo e proprio in base all’esperienza acquisita le ho sempre detto che ero abbastanza sicuro che sarebbe tornata ai suoi livelli discretamente in fretta.

Il podio della Clasica di Almeria, che sembrava aver lanciato la Venturelli nella sua stagione su strada
Il podio della Clasica di Almeria, che sembrava aver lanciato la Venturelli nella sua stagione su strada
Il podio della Clasica di Almeria, che sembrava aver lanciato la Venturelli nella sua stagione su strada
Il podio della Clasica di Almeria, che sembrava aver lanciato la Venturelli nella sua stagione su strada
Ed è avvenuto?

Ogni volta riesce a stupirmi, perché nonostante la mole di lavoro non fosse gigante, è riuscita a raggiungere già un livello più che discreto. Nonostante i carichi siano stati molto progressivi, non abbiamo bruciato le tappe per portarla a correre il prima possibile, quindi anche lei si è stupita di essere già a buon punto. Ovviamente non è al top della forma perché non sarebbe fattibile, però è già a un buon livello. Lei stessa mi ha detto che dopo tre anni nei quali l’avvio di stagione procede sempre allo stesso modo, tra cadute, infortuni, problemi fisici, tutto ciò l’ha buttata un po’ giù moralmente. Ma la strada sta dando le risposte che servono.

Vi siete chiesti come mai per tre anni si è ripetuto questo problema, se c’è qualche coazione a ripetere, qualche problema di base?

Assolutamente sì, ce lo siamo chiesti e ce lo continuiamo a chiedere. Per quanto riguarda gli infortuni dovuti alle cadute c’è poco da fare, purtroppo. Poi ci sono altre situazioni mediche sulle quali stiamo lavorando d’equipe. Ma soprattutto stiamo cercando di proteggerla il più possibile, quindi in alcuni momenti abbiamo deciso proprio di fermarla.

Venturelli e Balsamo su pista agli ultimi europei. Ora Federica è concentrata sulla strada
Venturelli e Balsamo su pista agli ultimi europei. Ora Federica è concentrata sulla strada
Venturelli e Balsamo su pista agli ultimi europei. Ora Federica è concentrata sulla strada
Venturelli e Balsamo su pista agli ultimi europei. Ora Federica è concentrata sulla strada
Per fare cosa?

Permetterle di recuperare e capire che cosa stesse succedendo. A livello di carichi non possiamo sicuramente dire che sia una ragazza che è portata all’estremo, quindi si cerca di capire come mai Federica abbia questi intoppi che sicuramente sono un insieme di fattori. Quindi cerchiamo di lavorare d’equipe per portarla a essere perfetta.

Da parte della squadra è cambiato qualcosa nei suoi confronti o la fiducia è sempre la stessa, soprattutto nella espressione del suo talento per il futuro?

Assolutamente no, anzi la squadra è già più che soddisfatta da quello che riesce a dare Federica e che ha già dato in queste gare di rientro in Spagna, perché è stata di grandissimo aiuto. Non dimentichiamoci poi il fatto che alla prima corsa dell’anno ha vinto la Clasica Almeria che è immediatamente sotto le prove WorldTour, quindi sul suo valore non c’è mai stato nessun dubbio. Proprio per questo abbiamo cercato tutti di non forzare i recuperi, sappiamo che è un talento che ha ancora tantissimi margini di crescita, proprio considerando che i volumi che stiamo facendo sono ancora lontani dall’essere i volumi finali di un’atleta professionista formata.

A Burgos la Venturelli è anche andata in fuga, un segnale molto positivo legato alla sua ripresa
A Burgos, Venturelli è anche andata in fuga, un segnale molto positivo legato alla sua ripresa (foto Gettysport)
A Burgos la Venturelli è anche andata in fuga, un segnale molto positivo legato alla sua ripresa
A Burgos, Venturelli è anche andata in fuga, un segnale molto positivo legato alla sua ripresa (foto Gettysport)
Il suo calendario è stato rimodulato, quali sono i suoi obiettivi a questo punto?

Intanto non è stato più confermato il grande giro che doveva fare, quindi puntiamo a gare a tappe minori che comunque le insegnano tanto, le insegnano a crescere. Adesso farà ovviamente i tricolori a cronometro e su strada. Poi ci sarà il Giro dei Pirenei e successivamente, nella seconda parte di stagione, finalmente si riaffiancherà a quella che può essere definita la sua squadra, quella delle classiche, dove possiamo trovare per esempio anche la Gillespie e altre con caratteristiche simili. Dall’estate ci aspettiamo la Venturelli che conosciamo bene, inferiore a nessuna.

SFR

Da SFR a torque training. Dai watt ai Nm: come cambia la forza in bici

18.02.2026
6 min
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SFR: si fanno ancora? E come? Oggi quando intervistiamo gli atleti e le atlete, tutti e tutte dicono che lavorano sulla forza, sempre più centrale nella preparazione, ma quella sigla che un tempo era magica, appunto SFR, si sente sempre meno. Le famose salite forza-resistenza, che di fatto erano alla base del lavoro di forza in bici (in apertura foto UAE Adq).

Di questo aspetto abbiamo parlato con Dario Giovine, uno dei coach della UAE ADQ. E in effetti le sue parole sono state chiarificatrici. Ecco dunque un viaggio che parte dalle SFR, ma che si trasforma presto in un viaggio nella forza. O, come si dice oggi, nel “torque”.

Dario Giovine
Il preparatore Dario Giovine in forza alla UAE Adq
Dario Giovine
Il preparatore Dario Giovine in forza alla UAE Adq
Dario, parlando con i ragazzi e le ragazze tutti dicono che si lavora sulla forza, ma le SFR vengono fuori sempre meno. Come mai? Cosa succede?

Possiamo dire che a volte è quasi più un problema dialettico, perché in realtà se andiamo a sviscerare tutto quello che ci ha lasciato Aldo Sassi, il “padre” delle SFR, e lo confrontiamo con la nuova parola magica che si utilizza adesso, cioè il torque training, vediamo che i principi cardine sono gli stessi. Possiamo considerare le SFR come, prendiamolo pure tra virgolette, un sottoinsieme del torque training.

Perché in realtà il torque training cos’è?

Intanto è fondamentale dire che la potenza, cioè il risultato finale che sono i watt, dai quali siamo ormai discretamente ossessionati, non è altro che il prodotto fra la coppia (la forza di rotazione generata dalla spinta dell’atleta, ndr) e la velocità angolare (la rapidità di rotazione, ndr). Il torque training è quindi un tipo di allenamento in cui intervengo sulla coppia per ottenere uno stimolo neuromuscolare. Nelle SFR si parlava sempre di tipo di salita che doveva essere tra il 4 e il 6 per cento, di cadenza tra 40 e 60 rpm, intensità nel dominio aerobico (zona 3, il vecchio medio) e durata tra i 3 e gli 8 minuti.

Quindi nel torque training cosa vai a fare?

Manipolo la coppia ma non guardo più solo i watt. Utilizzo un altro parametro che oggi i ciclocomputer mostrano: i Newton-metro, Nm. Così capisco come produco quei watt.

SFR
Nei lavori di forza, tra cui le SFR, oggi si osservano i Nm e non più (o non solo) i watt
SFR
Nei lavori di forza, tra cui le SFR, oggi si osservano i Nm e non più (o non solo) i watt
Non è dunque solo una quantità di forza espressa?

Esatto: quanta forza e come viene generata. Il come determina il tipo di stimolo neuromuscolare che voglio ottenere. Posso modificare la vecchia SFR classica: per questo è un sottoinsieme, perché oggi esistono diversi tipi di torque training.

Facciamo qualche esempio pratico, Dario?

Ci sono esercizi di torque a intensità molto più elevata rispetto alle SFR, tipo sopra soglia, dai 30 secondi al minuto e mezzo, quindi lavorando anche in zona 5. Ci sono poi le partenze da fermo, una sottocategoria del torque training. Le SFR in un certo senso si fanno ancora, ma è cambiato il modo di interpretarle perché è cambiato il modo d’interpretare la forza nel ciclismo. In alcuni casi vengono utilizzate per migliorare la tecnica di pedalata.

Interessante, spiegaci meglio…

Più che educare, si crea un pattern neuromuscolare specifico del gesto. In letteratura scientifica ci sono sostenitori e detrattori: è difficile testare tutti con le stesse intensità e le stesse rpm. Dipende sempre per cosa e per chi funziona. Se preparo una cronometro o una salita lunga le utilizzerò. Anche i pistard lavorano moltissimo sulla coppia massima, perché devono tirare rapporti lunghi con efficienza neuromuscolare altissima.

Quindi se faccio una classica SFR: 5 minuti a 45 rpm su una salita al 5 per cento, possibilmente con palmi aperti sul manubrio, cosa alleno?

A parità di wattaggio stai riducendo la cadenza e quindi aumentando la coppia. Recluti più fibre muscolari del normale. Ma definire oggi la forza in bici solo come SFR (ma direi forza in generale) è riduttivo.

I newton-metro al posto dei watt, cosa mi dicono?

Osservi un valore specifico per quell’atleta. Una ragazza di 45 chili non avrà gli stessi Nm di un uomo di 80 chili. Il Nm mostra il carico meccanico reale su muscoli e articolazioni e come hai prodotto quell’intensità.

Prima Dario hai detto che definire la forza in bici solo come forza è riduttivo. Viene quindi da chiedersi: che ruolo giochi la palestra in tutto ciò? E quanto incide?

Gioca un ruolo importante e incide molto. Non a caso si tende a mantenerla tutto l’anno, regola che vale non solo per lo sprinter. La ricerca scientifica è unanime nel riconoscere i benefici della palestra nel ciclismo e negli sport aerobici, di endurance. Oggi abbiamo studi solidi. E’ cambiato però il modo di farla: prima si facevano tante ripetizioni per simulare la bici, ora si punta alla forza massima. Quindi pesi relativamente elevati ma specifici per l’atleta, poche ripetizioni e molto recupero per lavorare sempre al massimo e reclutare il maggior numero di fibre possibile. La nuova tendenza è anche il velocity based training: per esempio Pogacar utilizza un encoder collegato al bilanciere per misurare la velocità del movimento.

Cosa si ottiene?

La misurazione dei watt durante il sollevamento e della velocità di esecuzione. Non conta solo il carico ma come lo muovo. Noi siamo ciclisti: ci serve potenza, non forza fine a se stessa.

SFR
Venturelli, allenata proprio da Giovine, nello sforzo massimo di una partenza in pista: esempio perfetto di torque training (foto Istangram – UCI)
SFR
Venturelli, allenata proprio da Giovine, nello sforzo massimo di una partenza in pista: esempio perfetto di torque training (foto Istangram – UCI)
Facciamo un esempio tra forza vecchio stile e attuale…

Prima in palestra magari si facevano 3 serie da 20 ripetizioni ciascuna alla pressa con 50 chili e recupero di un minuto. Ora si fanno 3 serie da 3 ripetizioni ma con 200 chili e recupero di tre minuti.

Tornando alle SFR, stando a quanto hai detto quelle classiche, si fanno più a inizio anno?

In un approccio piramidale, cioè con intensità crescenti, sì. Ma possono essere inserite anche prima di una cronometro o di una salita lunga modificando i wattaggi verso quelli gara. Vanno bene a inizio stagione ma anche durante l’anno in alcune fasi di ripartenza, ad esempio all’inizio di un periodo in altura. Poi subentra il torque training, un lavoro che si può fare anche come richiamo. Penso ad un velocista per l’attivazione neuromuscolare due o tre giorni prima di una gara. Questo poi dipende anche dall’approccio  dell’allenatore e anche dalle percezioni dell’atleta.

Percezioni dell’atleta: cosa intendi, Dario?

Ci sono corridori esperti che chiedono le SFR perché hanno sempre avuto buone sensazioni. Perché toglierle? Qui entra il dialogo con l’atleta. E’ difficile misurare la percezione reale della pedalata, sfortunatamente…. Anzi, direi per fortuna. Per fortuna non possiamo ancora quantificare proprio tutto, tutto. Questo significa che c’è ancora spazio per l’individuo, altrimenti saremmo tutti robot uguali.

Federica Venturelli

Viaggio nel motore di Venturelli con coach Dario Giovine

28.12.2025
6 min
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BENIDORM (Spagna) – Federica Venturelli continua a tenere banco. Dopo aver ascoltato la diretta interessata e gli elogi di Elisa Longo Borghini, non potevamo non parlare anche con colui che la allena ogni giorno: il suo coach Dario Giovine.

Con il preparatore della  UAE ADQ facciamo dunque un viaggio tecnico dentro al motore di Venturelli. Un motore davvero importante. Ma che, a quanto pare – ed è questa la notizia più bella – non ha ancora smesso di crescere. Il potenziale è tanto: in chiave futura, ma anche a stretto giro. Non tra cinque o sei anni: qui si può già parlare di cronometro iridate e di grandi, anzi grandissime classiche.

Dario Giovine
Il preparatore Dario Giovine, che segue Venturelli da tre stagioni
Dario Giovine
Il preparatore Dario Giovine, che segue Venturelli da tre stagioni
Dario, innanzitutto da quanto segui Federica Venturelli?

Questo che inizia sarà il terzo anno. Ha già passato due stagioni in devo e questo sarà il primo anno WorldTour, quindi da quando è arrivata nel team.

Quindi la seguivi anche quando faceva cross?

Il primo anno che l’ho seguita è stato quello di transizione, quando ha smesso con il ciclocross. Aveva ancora fatto la Coppa del mondo, se non ricordo male proprio qui a Benidorm, e qualche uscita. Stavamo però già decidendo il percorso che l’avrebbe portata sempre più verso strada e pista.

In questi giorni si parla spesso del suo “motore grande”. Oltre ai numeri, cosa ti dice che è davvero così?

L’attitudine e l’approccio. Quando parlo di motore non mi riferisco solo ai numeri. Il motore grande di Federica è anche l’attitudine al lavoro, la precisione con cui si allena, che poi porta alle performance che abbiamo visto. E’ sempre stata una grande professionista per l’attenzione che mette in tutto, e questo si riflette anche fuori dalla bici. Per esempio nello studio ha un rendimento altissimo, come nello sport. E’ proprio la sua etica del lavoro, come persona, a fare la differenza.

La cronometro è forse la specialità che più piace a Federica Venturelli
La cronometro è forse la specialità che più piace a Federica Venturelli
Entriamo più nel tecnico: va forte su strada e va forte in pista nell’inseguimento, uno sforzo da circa quattro minuti. Come si allenano qualità così diverse?

E’ fondamentale dire che c’è una grandissima sinergia con il settore tecnico della nazionale pista. Con Diego Bragato ho un ottimo rapporto e una comunicazione continua, che secondo me è la base dei risultati. C’è chiarezza sui calendari, sugli impegni, sulle fasi di recupero e sugli allenamenti specifici. A volte seguo anche personalmente gli allenamenti in pista. Poi Federica è molto professionale nel fornire feedback. Quello che abbiamo capito è che bisogna interpretare bene le richieste fisiologiche e metaboliche della pista senza creare sovrapposizioni inutili.

Cioè?

Evitare di riproporre su strada lavori che ha già sviluppato in pista. Le qualità le ha già stimolate lì, quindi su strada cerchiamo di completare il profilo fisiologico e metabolico. Sappiamo che non è solo una pistard e non è solo una cronoman. Io, rispetto a Bragato, mi concentro più sullo sviluppo delle sue caratteristiche aerobiche, bilanciando il lavoro in base a quello che fa in pista e ai necessari recuperi.

Quindi il lavoro di endurance?

Ma non solo. Ci sono anche lavori specifici da cronometro, molto vicini alla soglia. Lavoriamo su soglia aerobica e anaerobica, sempre dopo aver lasciato il giusto recupero rispetto a un lavoro in pista che è estremamente tassante. L’obiettivo è non creare doppioni: la forza e le partenze da fermo le fa in pista, non ha senso riproporle due giorni dopo su strada.

Federica Venturelli
Secondo Giovine, Federica (prima a sinistra) ha un approccio molto serio agli impegni, siano essi sportivi o di altro genere (foto UAE ADQ)
Federica Venturelli
Secondo Giovine, Federica (prima a sinistra) ha un approccio molto serio agli impegni, siano essi sportivi o di altro genere (foto UAE ADQ)
Oggi in cosa eccelle di più: un minuto, quattro minuti, dieci minuti?

Federica ha un profilo molto completo. E’ fortissima sulle potenze critiche brevi: il minuto e i 30 secondi sono eccellenti. Ha anche un buon picco di potenza, grazie alla sua struttura fisica. E non è affatto “ferma” allo sprint. Allo stesso tempo, dai test della curva del lattato emerge un profilo aerobico molto efficiente. Questo le permette di andare forte anche in fuga da lontano, con wattaggi elevati nella parte bassa della curva.

Insomma, un motore completo?

Esatto. Il nostro lavoro è portare avanti tutti gli aspetti della performance, perché è un’atleta eclettica. Riesce a esprimersi bene anche in una cronometro da 35 minuti.

In un ciclismo sempre più specifico, non c’è il rischio che sia troppo eclettica?

Secondo me no, soprattutto vista la sua giovane età. E’ una scelta vincente sviluppare ancora un motore di base completo. Sono i primi approcci con il WorldTour e stiamo ancora scoprendo Federica. Parliamo di una classe 2005, quindi anche a livello di calendario dobbiamo sperimentare. Quando avremo chiari al 100 per cento i suoi punti di forza, potremo indirizzarla verso un certo tipo di gare. In prospettiva, una corsa a tappe con cronometro e dislivelli non estremi potrebbe anche vederla in classifica generale.

Federica Venturelli
Vista la sua altezza (180 cm), Venturelli può sfruttare leve lunghe che le garantiscono grande potenza
Federica Venturelli
Vista la sua altezza (180 cm), Venturelli può sfruttare leve lunghe che le garantiscono grande potenza
Classiche come Fiandre o Sanremo potrebbero essere adatte a lei?

Sicuramente sì. Ha potenze critiche per superare muri da cinque fino a otto minuti. Inoltre guida molto bene e in gruppo si muove con grande intelligenza.

Il passato nel cross torna utile a Venturelli…

Assolutamente sì, così come la pista. Anche se non ha ancora fatto grandi eventi di gruppo in pista, sa muoversi ed è abituata ad allenarsi insieme alle altre. In queste corse il posizionamento vale l’80 per cento del risultato finale. Per questo, vista la giovane età, è giusto non forzare una specializzazione troppo precoce.

Che ruolo può avere a livello tecnico-tattico nella squadra?

Dipende molto da chi sarà la capitana. E’ il suo primo anno WorldTour, quindi il ruolo potrà variare. Non sarà capitana in corse come Fiandre o Roubaix, ma potrà avere un ruolo di supporto molto importante, anche decisivo nei momenti in cui la corsa esplode. Se la capitana non dovesse avere le gambe giuste, Federica può diventare una soluzione. Supporto sì, ma non solo da gregaria e non solo nella prima parte di gara.

Secondo Giovine per adesso è bene far crescere l’intero motore di Venturelli e solo in un secondo momento “specializzarlo” (foto UAE ADQ)
Federica Venturelli
Secondo Giovine per adesso è bene far crescere l’intero motore di Venturelli e solo in un secondo momento “specializzarlo” (foto UAE ADQ)
Che tipo di corse farà nel corso della stagione?

La prima parte di stagione sarà più orientata sulle pietre. Per la seconda parte, quella dei Grandi Giri, stiamo valutando. Una cosa è certa: non ne farà più di uno, vogliamo preservarla. Anche noi tecnici dobbiamo capire bene le sue fasi di recupero. Con Bragato abbiamo individuato alcuni momenti per inserire l’attività su pista: ci saranno gli europei (Turchia, 1-5 febbraio), almeno una prova di Coppa del mondo e il mondiale (Cina, 14-18 ottobre).

Su quante ore di allenamento lavora mediamente?

Non è una ragazza spremuta. Ha anche l’impegno dell’Università, con laboratori che le impongono rientri al pomeriggio. Tolti i ritiri, in cui fa di più chiaramente, in una settimana fa circa 20 ore di lavoro. Questo significa che c’è ancora un grande margine di lavoro. Finché risponde così e cresce anno dopo anno senza esagerare con il carico, perché aggiungere volume “gratis” e stancarla? E’ il concetto di dose minima efficace e in questo momento per lei è ideale. Funziona. Se ottiene risultati con 20 ore, non ha senso portarla a 30. Quel margine le servirà in futuro, quando ne avrà davvero bisogno per fare un ulteriore salto.

Lo sguardo di Giovine sui numeri di Erica Magnaldi

13.12.2023
5 min
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Erica Magnaldi è stata una delle piacevoli riscoperte del 2023. L’atleta del UAE Team ADQ si trova in Spagna insieme a compagne e staff, pronta per preparare l’assalto al 2024. La stagione scorsa ha avuto una sola parola d’ordine: ritorno. Dopo l’operazione all’arteria iliaca le domande erano tante, Magnaldi le ha spazzate via a suon di prestazioni. Con Dario Giovine, uno dei preparatori del team, parliamo dell’atleta e di come sia tornata a livelli super

«La stagione scorsa – attacca Giovine dal caldo della Spagna – era psicologicamente pesante. Magnaldi ripartiva da una doppia operazione all’arteria iliaca, sempre alla stessa gamba. Il periodo di degenza è stato di conseguenza molto più lungo. Si è ritrovata a metà novembre dal ripartire da zero. Da un lato eravamo preoccupati, mentre dall’altro avevamo molta fiducia. Un lungo periodo di stop per un’atleta di endurance può portare a un grosso boost».

Esattamente un anno fa Magnaldi ripartiva dopo l’operazione dell’arteria iliaca (foto Instagram)
Esattamente un anno fa Magnaldi ripartiva dopo l’operazione dell’arteria iliaca (foto Instagram)
Magnaldi ha un’età in cui non si è più giovani, ma comunque si hanno ancora anni avanti di carriera.

Non è giovane, ma lo è per il concetto di WorldTour. Per quello che si intende come anni totali di carriera ciclistica, vediamo un grande miglioramento nel suo power profile. All’inizio era quasi incapace di esprimere grossi picchi di potenza nel breve periodo. Su questo aspetto abbiamo lavorato tanto, anche alla luce dei cambiamenti avvenuti nel ciclismo femminile. 

In che modo?

Abbiamo inserito tanta palestra, lavorando molto con il metodo della scuola norvegese. Questo prevede un miglioramento nella potenza di picco e un guadagno nell’efficienza della pedalata. Ci siamo dedicati quindi ad un approccio diverso, lavorando tanto con esercizi multiarticolari.

Come mai questa scelta?

Il nuovo metodo prevede meno esercizi con utilizzo di macchinari e più esercizi che interessano diverse aree del corpo. Per intenderci: meno leg extension ma più stacchi da terra e squat. Come macchinario abbiamo usato molto la pressa, ma in maniera monopodalica. Questo per due motivi. Il primo legato al lavoro da fare sulle gambe in maniera singola. Nel post operazione non poteva caricare allo stesso modo le due gambe. Il secondo motivo, sempre legato al primo, era per assettare l’equilibrio

Prima gara del 2023 la Vuelta CV il 5 febbraio, chiusa con un sorprendente quarto posto
Prima gara del 2023 la Vuelta CV il 5 febbraio, chiusa con un sorprendente quarto posto
Un anno fa ripartiva dall’operazione all’arteria iliaca, in che modo lo avete fatto?

Bisogna dire che per questo tipo di operazione c’è letteratura, ma non solida. I protocolli sono soggettivi, la clinica fornisce un metodo di recupero generale. Tocca al preparatore capire come lavorare e nel farlo ci siamo confrontati tanto con Erica e con il chirurgo che l’ha operata. Io spesso sentivo il medico e chiedevo indicazioni sul carico da effettuare in palestra

Una volta in bici immaginiamo siate andati per step…

Il primo è stato ricostruire la base aerobica. Per dirla da preparatore: aveva più battiti che watt. Abbiamo lavorato tanto con un metodo “vecchia scuola” guardando tanto il cuore. Questo ci ha fornito ottime indicazioni sul carico interno e le reazioni in corso. Successivamente ci siamo curati dell’intensità, capitolo fondamentale per migliorare gradualmente. Anche attraverso diversi test: lattato, moxy monitor e lattato ematico. Preciso che è stato un lavoro giornaliero, con un picco di condizione previsto a maggio.

E invece a febbraio già andava forte…

Esattamente. Ci siamo sorpresi in positivo, ma nemmeno troppo. Magnaldi è una professionista incredibile, se deve fare un lavoro fa di tutto per portarlo a termine. Però sa anche ascoltare il proprio corpo e capisce quando non serve esagerare. Alla prima gara in Spagna, il 5 febbraio, è arrivata quarta. Insomma: bell’inizio.

L’obiettivo principale era il Giro Donne, nel quale la Magnaldi ha conquistato la top 5
L’obiettivo principale era il Giro Donne, nel quale la Magnaldi ha conquistato la top 5
Nella stessa stagione ha fatto Giro e Tour.

Erica a livello aerobico ha una grande forza, più ore passa in corsa e più va forte. Nella scorsa stagione il pallino rosso era sul Giro Donne e tutti ne siamo rimasti piacevolmente sorpresi. Il Tour era più un appuntamento per capire quanta benzina fosse rimasta in corpo. La fatica è stata più mentale che fisica, psicologicamente ha mollato negli ultimi due giorni. 

Magnaldi poi ama particolarmente andare in altura, cosa che ha fatto tanto anche nel 2023

Vive ad un’ora e mezza da Sestriere e le piace andare in ritiro. Non le pesano i lunghi periodi in altura e sa lavorare molto bene. Questo porta dei grandi benefici a livello di prestazioni. 

Il 2024 vede uno stacco maggiore tra Giro e Tour, pensate ancora al doppio impegno?

Ci sono quattro settimane e questo rende molto più fattibile questa doppietta. Vero che ci sono le Olimpiadi, ma Parigi 2024 ha un percorso che si avvicina poco alle sue caratteristiche. Un’atleta come Erica ogni anno ha un calendario simile, non può variare molto. Però ci sono ancora dei dettagli da vedere, a breve avremo i programmi individuali completi. 

Durante il Tour de France Femmes le è mancato quel pizzico di brillantezza per rimanere con le prime
Durante il Tour de France Femmes le è mancato quel pizzico di brillantezza per rimanere con le prime
In questi giorni di ritiro cosa hai visto in ottica prossima stagione?

Una cosa che fa piacere sicuramente ad un preparatore. Ovvero che se un’atleta di livello finisce bene la stagione succede che anche dopo un periodo di riposo la condizione è sempre migliore. Già dai primi test abbiamo visto che la base è buona. Ora aspettiamo le ultime conferme dai calendari e poi toccherà a noi preparatori lavorare per farle arrivare pronte ai vari impegni. 

Con quali motivazioni parte quest’anno Erica?

Un anno fa voleva ritornare competitiva e aveva questa ambizione. Il suo obiettivo è alzare ancora il livello e dimostrare di essere forte. Si vede che la prestazione del Tour l’ha lasciata contenta a metà. Ha più fame di prima, per il tipo di atleta che è non è rimasta soddisfatta.

Dalla Vuelta ecco la nuova Magnaldi. Pronta a vincere

11.05.2023
5 min
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Alla Vuelta le imprese della Realini hanno fatto passare un po’ in sott’ordine, in chiave italiana, la prestazione di Erika Magnaldi. L’ex granfondista ha confermato la sua grande propensione per le corse a tappe, chiudendo all’ottavo posto dopo essere stata per tutta la settimana a diretto contatto con le migliori.

La sua prestazione assume maggior valore pensando che le cose sarebbero potute andare anche meglio, se la classifica della Magnaldi non fosse stata resa difficile dall’esordio.

«Nella cronosquadre – racconta la ragazza del Uae Team Adq – non siamo andate benissimo, siamo finite fuori dalle prime 10 e abbiamo accumulato un distacco superiore ai 40” che di fatto ha pesato non poco sulla classifica. E’ stato un peccato perché poi non abbiamo sbagliato nulla, siamo sempre rimaste all’avanguardia e la mia posizione finale lo dimostra».

Alla Vuelta la cuneese ha chiuso ottava, a 4’46” dalla vincitrice Van Vleuten
Alla Vuelta la cuneese ha chiuso ottava, a 4’46” dalla vincitrice Van Vleuten
Nella tappa dei ventagli che è costata un grande ritardo alla Realini, tu eri l’unica italiana nel primo gruppo…

Non è stata fortuna, sapevamo che sarebbe stata una tappa difficile e l’avevamo studiata alla vigilia, evidenziando i punti delicati in caso di vento. Ci sarebbe stata battaglia, era chiaro che i team principali si sarebbero fatti la guerra e dovevamo rimanere davanti. Non siamo rimaste sorprese al momento dei ventagli, tanto è vero che alla fine nel primo gruppo eravamo in 3. Devo dire grazie alla squadra perché io patisco molto il vento. Devo dire che quel giorno ho provato una grande soddisfazione.

Com’eri arrivata alla corsa a tappe spagnola?

Ero in una buona forma, ma non al massimo. La ripresa dall’operazione all’arteria iliaca a ottobre è stata lunga e difficile, i dottori mi hanno detto che prima di giugno non avrei potuto ottenere il 100 per cento dal mio rendimento, quindi la mia Vuelta è stata davvero buona e questo mi fa ben sperare per i prossimi impegni.

La piemontese ha avuto un grande supporto dal team, soprattutto nella tappa dei ventagli
La piemontese ha avuto un grande supporto dal team, soprattutto nella tappa dei ventagli
Che dovrebbero prevedere sia Giro che Tour…

Non è ancora ufficiale chi verrà portato alle altre grandi corse a tappe – specifica la Magnaldi – si aspetta di sapere nei particolari come sarà il percorso del Giro d’Italia donne. La cosa comunque non mi spaventa e non sarebbe per me la prima volta, so che le capacità di recupero sono una mia prerogativa.

A tal proposito molto si è discusso sull’anticipo della Vuelta in primavera. Tu sei d’accordo?

Secondo me è stata una buona scelta. Parlo anche per interessi personali, nella collocazione precedente c’era ancora troppo caldo e a me non piace molto, anche se anche questa volta qualche giornata simil estiva l’abbiamo trovata. Il problema è che la Vuelta si è andata a inserire in un mese molto denso, che prevede tante prove a tappe anche in Spagna e infatti non farò tutto. E’ una fase delicata, bisogna lavorare in funzione del Giro, per arrivarci al meglio.

Per Erica l’estate si prospetta impegnativa, con Giro e Tour in rapida sequenza
Per Erica l’estate si prospetta impegnativa, con Giro e Tour in rapida sequenza
La tua preparazione, proprio in virtù della tua operazione, è cambiata?

Non tanto, ma il lavoro è stato molto delicato soprattutto perché ho dovuto completamente cambiare la mia posizione in bici, per non sollecitare troppo la zona interessata dall’arteria. Sono cambiati gli angoli di spinta e ho dovuto fare molto lavoro muscolare. L’inverno è stato difficile, ho potuto allenarmi poco e per questo, prima del periodo delle Ardenne, siamo stati tre settimane e mezzo in altura dove ho accumulato quei lavori e quei chilometri che non avevo potuto fare nei mesi precedenti.

Chi ti allena?

Dario Giovine, il mio compagno, è il preparatore del Team Colpack e un triathleta ancora in attività, oltre a gestire la MenteCorpo Coaching che ha anche un team di mtb di primo piano. E’ stato bravissimo nello riuscire a tenermi a freno dopo l’operazione, io avrei subito ripreso a mille, mi ha fatto fare piccoli passi, facendomi capire che dalla pazienza sarebbero venuti i migliori risultati.

La Magnaldi insieme al suo compagno e preparatore Dario Giovine, decisivo nella sua ripresa
La Magnaldi insieme al suo compagno e preparatore Dario Giovine, decisivo nella sua ripresa
Il lavoro non dev’essere stato semplice dovendo cambiare l’impostazione della pedalata…

Avevo iniziato a farlo già prima dell’operazione, proprio in previsione di questa e devo dire grazie anche ai meccanici di Sport3D che mi hanno molto aiutato in questo. Su questo tema però vorrei dire qualcosa in più…

Prego…

Non è un caso se il 20 per cento dei ciclisti professionisti soffre per questa patologia. Io credo che si possa e si debba fare di più in tema di prevenzione prima di arrivare alla soluzione chirurgica. E’ un ambito non troppo conosciuto, ma ormai ci sono centri in Italia e all’estero che lavorano proprio su questo, per arrivare a una diagnosi precoce. Studiando approfonditamente l’influsso di ogni posizione sul corpo, sul lavoro delle varie parti fisiche si può prevenire il problema.

La sua costanza di prestazioni non è passata inosservata, neanche da parte delle tv spagnole
La sua costanza di prestazioni non è passata inosservata, neanche da parte delle tv spagnole
Tanti piazzamenti, anche quest’anno, ma sinceramente ti manca il sapore della vittoria?

Sì, l’annuso ormai da tempo ma ancora non sono riuscita a metterci le mani sopra. La costanza di rendimento è sempre stata un mio punto forte, ma per vincere serve sempre qualcosina in più e devo ancora trovarla. Io sono sempre più consapevole delle mie possibilità, devo ancora scalare quell’ultimo gradino, ma non manca molto.