Tradizione e modernità, ancora una volta Colnago è un passo avanti. Steelnovo rappresenta l’arte del fatto a mano che si intreccia con la nuova tecnologia 3D.
Una bicicletta unica nel suo genere, una bici con telaio in acciaio, fatta a mano e che adotta anche la tecnica 3D. I 70 anni di storia di Colnago (e della bicicletta) passano anche da qui.
La Steelnovo di Colnago, solo 70 esemplariLa Steelnovo di Colnago, solo 70 esemplari
L’acciaio sotto i riflettori
Quale migliore occasione se non quella di celebrare i 70 anni di storia? Colnago non è solo un nome legato al modo della bicicletta, Colnago è un’icona che ha contribuito in modo esponenziale a far conoscere la maestria ciclistica italiana nel mondo.
Si ritorna all’essenza, si ritorna dove la bicicletta ha preso forma, ma con quel pizzico di tecnologia e di modernità. Steelnovo è puro acciaio lavorato a mano, con saldature nascoste, invisibili e componenti stampati 3D.
Espressione di pulizia, raffinatezza ed eleganzaI componenti Campagnolo che celebrano la bici e la storica collaborazione con ColnagoAnche il bilanciere è customizzato ad hocEspressione di pulizia, raffinatezza ed eleganzaI componenti Campagnolo che celebrano la bici e la storica collaborazione con ColnagoAnche il bilanciere è customizzato ad hoc
Un altro capolavoro Colnago
Steelnovo è completamente realizzata in Italia ed è una serie limitata prodotta in soli 70 esemplari. L’acciaio è di matrice Colombus, mentre la componentistica è Campagnolo, due partner storici che nel corso delle stagioni (e delle vittorie) hanno contribuito al successo della maison lombarda. Per la realizzazione di un singolo esemplare è necessaria una giornata lavorativa.
La componentistica parte dalla trasmissione Campagnolo Super Record Wireless (combinazione 48-32 per le corone, 10-29 per i pignoni), con una livrea grafica disegnata in modo specifico per la Steelnovo. Sempre di casa Campagnolo le ruote, con il modello Bora Ultra WTO, personalizzate anche queste ultime in modo da sancire il forte legame tra le due aziende. Gli pneumatici sono Pirelli P Zero Race. Il manubrio integrato full carbon è Colnago CC.01, mentre la sella arriva dal gruppo Selle Royal. Il reggisella è in carbonio Colnago, così come la forcella (avantreno e retrotreno supportano pneumatici fino a 35 millimetri di larghezza). La serie sterzo è SLT di CeramicSpeed, una sorta di standard per Colnago, una garanzia per scorrevolezza e longevità. I cuscinetti superiori sono 1”1/8, quelle inferiori 1”1/4. La scatola del movimento centrale è T47, mentre il forcellino per il supporto del bilanciere del cambio è UDH.
La viteria, i tappi di chiusura del manubrio ed i perni passanti sono realizzati da Carbon-Ti su specifiche e con personalizzazione Colnago. Da sottolineare che la Steelnovo è perfettamente compatibile con i componenti di ultima generazione. Le taglie disponibili sono sette, dalla 42 alla 57.
Cura del dettaglio anche nella punta della forcellaIl nodo sella è un’opera d’arteNon sembra neppure una lega metallicaCura del dettaglio anche nella punta della forcellaIl nodo sella è un’opera d’arteNon sembra neppure una lega metallica
Che eleganza
Le congiunzioni ed ogni singolo raccordo dei profilati è perfettamente integrato con il telaio, tenendo ben presente che proprio i raccordi sono frutto della tecnologia 3D. Cavi e guaine scorrono all’interno delle tubazioni. Elegante e funzionale, con delle forme del tutto accostabili al carbonio più moderno è il punto di giunzione del nodo sella, dove gli obliqui sembrano fondersi in un blocco unico con l’orizzontale.
Ogni congiunzione è cava e stampata in 3D ed è frutto della collaborazione con Additiva, azienda tutta italiana e punto di riferimento nella tecnologia anche nel mondo dei motori. Il prezzo di listino della Colnago Steelnovo è di 17.500 euro.
CAVENAGO – Bostjan Kavcnik è il meccanico di Pogacar. E se l’idea di partenza era farsi raccontare le idee del campione del mondo in tema di meccanica, immaginate la sorpresa quando lo sloveno ci dice di esserne il meccanico sin da quando Tadej aveva 11 anni. Lo incontriamo sul camion officina del UAE Team Emirates, una bici sul cavalletto e le altre Colnago già a posto poggiate lungo la parete.
«Ho fatto la sua prima bici – racconta Bostjan – sin da quando era piccolo. Eravamo insieme nella Radenska Liubljana, il primo nome è un’acqua minerale molto famosa in Slovenia. Sono stato l’unico meccanico per gli allievi, juniores e under 23. Ho iniziato a lavorare a fine 2004, vent’anni fra poco. La prima bici di Tadej era una Billato in alluminio, marca italiana. Era montata con uno Shimano 600. Aveva i pedali a sgancio, ma ruote normali in alluminio. Era già forte, ma era uno dei più piccoli. Stava sempre zitto. In una delle prime corse da allievo, si faceva un giro di un chilometro e mezzo. Lui attaccò e in pratica riprese il gruppo, guadagnò il giro come in pista. Finché alla radio annunciarono che c’era un ragazzino dietro che si stava staccando. E a quel punto il suo tecnico rispose che in realtà lui stava per doppiarli tutti…».
Bici nuova al Giro, al Tour e anche per vincere il mondiale: eccolo alla presentazione della Colnago V4RS Tadej PogacarBici nuova al Giro, al Tour e anche per vincere il mondiale: eccolo alla presentazione della Colnago V4RS Tadej Pogacar
Che rapporto c’è fra Tadej e il suo meccanico?
Speciale. Qualcuno arriva e ti dice cosa devi fare. Lui invece ha delle proposte, ma chiede il mio parere e poi insieme troviamo la soluzione. Non è un corridore che ti stressa sempre, ma vuole che la bici funzioni bene. E’ molto attento alle misure, sente le differenze. Normalmente alle gare è una delle prime cose che controllo. Tadej ne ha sempre quattro e dopo aver verificato le misure, si fanno le altre cose.
Durante quest’anno ha cambiato spesso bici: ogni volta c’è da rifare il fitting?
No, perché ho una scheda con le sue misure. Il vero fitting lo facciamo a dicembre nel primo ritiro. Uso il metro, non solo la macchina che abbiamo per prendere le misure. Con il metro sei più veloce. E una volta che l’altezza di sella e l’arretramento sono a posto, siamo tutti tranquilli. Per adesso è sempre andata bene, anche se ogni volta cambiamo anche la sella. Quella nuova permette di riguadagnare quel milimetro in meno che con l’uso di solito si perde. Piuttosto c’è da fare attenziona all’abbigliamento. Al mondiale ha usato il body Alé, qui usa Pissei. E ci sono differenze di altezza nei fondelli di cui bisogna tenere conto.
Il piccolo adesivo di Hulk sul manubrio questa volta ha il costume iridato: per Bostjan, Pogacar è molto legato al personaggioIl piccolo adesivo di Hulk sul manubrio questa volta ha il costume iridato: per Bostjan, Pogacar è molto legato al personaggio
Ogni volta che gli monti una bici nuova, Tadej scende per provarla?
Questa è una buona domanda. Quando al Giro ha corso con la Colnago rosa, l’ha presa per la prima volta per andare al foglio firma. Ero nervoso, perché in corsa ci sarebbe stata una discesa e lui l’avrebbe fatta senza aver provato la bici. In quei casi ho sempre paura. Sono io che provo la bici e provo ad andare a tutta, ma non è lo stesso che può fare lui. Però per mia fortuna (Bostjan ride, ndr), mi è andata sempre bene.
Vuole che la sua bici sia leggera?
Sì, chiede sempre quanto pesa la bici e cosa si possa fare per renderla più leggera. Guarda cosa c’è in giro e cosa si può comprare oppure usare. A volte mi manda una foto o un link e mi chiede che cosa ne pensi. E’ molto concentrato sulla bicicletta. Anche il fatto di ridurre la lunghezza delle pedivelle è partito da lui. Ha concluso che se fosse riuscito a fare la stessa velocità con più pedalate, allora avrebbe risparmiato più energie. Ha provato e si è trovato bene, per cui l’anno scorso dopo il Tour ha detto di voler cambiare qualcosa per fare la differenza rispetto all’anno prima. Ovviamente lo abbiamo assecondato e, riducendo le pedivelle, abbiamo alzato la sella degli stessi millimetri: due, in questo caso.
Dopo la prima Billato, Pogacar ha corso da U23 con bici Gusto. Bostjan Kavcnik era da tempo il suo meccanicoDopo la prima Billato, Pogacar ha corso da U23 con bici Gusto. Bostjan Kavcnik era da tempo il suo meccanico
Qui alla Uae ti ha portato lui?
A 43 anni pensavo di essere vecchio per queste cose. A casa ho una moglie e due bambini, non è facile essere così tanto fuori. Però lui ha chiesto ad Hauptman che ci fossi anche io e Andrej mi ha invitato a provare e sono qui da tre anni. Normalmente faccio 180 giorni all’anno via da casa, il primo anno qualcuno di più.
Tadej sceglie da solo i rapporti per correre?
Ne abbiamo parlato a lungo. Shimano ha il 40-54 e lui invece ha chiesto di avere il 38-55. Shimano non lo avrebbe fatto, allora ci siamo guardati intorno e abbiamo trovato Carbon-Ti e loro sono stati bravissimi. Ha corso tutto l’anno in questo modo, ha cambiato solo per Montreal, mondiale ed Emilia, dove ha corso con il 40-54, mentre al Lombardia ha voluto nuovamente il 38-55. Dietro usa sempre 11-34. Carbon-Ti fa per noi anche i dischi dei freni e lui ha scelto le pastiglie AbsoluteBlack, con cui dice che si sente meglio.
Il 38-55 è la combinazione richiesta da Pogacar a Carbon-Ti, anche se al mondiale aveva il 40-54 di ShimanoL’azienda bresciana fornisce alla UAE Emirates anche i dischi dei freni con il ragno in fibra di carbonioIl 38-55 è la combinazione richiesta da Pogacar a Carbon-Ti, anche se al mondiale aveva il 40-54 di ShimanoL’azienda bresciana fornisce alla UAE Emirates anche i dischi dei freni con il ragno in fibra di carbonio
Usa sempre le stesse ruote?
Sì, sempre queste, le Enve SES 4.5, anche in salita: esiste una versione normale e una leggera. Per lui è importante che la ruota sia veloce, non solo leggera. A inizio anno abbiamo parlato a lungo anche delle pressioni. In squadra c’è un addetto ai materiali, David Herrero, che stila l’elenco delle pressioni in base al peso dei corridori e alle condizioni della strada, asfalto o condizioni meteo. Arriva sempre quando ci sono le crono, dove indica anche il casco più adatto, le ruote e le gomme. E’ il responsabile dei materiali.
Tadej fa sempre quello che dice lui?
Di solito è abbastanza fedele alle sue indicazioni, anche se qualcosa a volte cambia. Ad esempio interviene sulla pressione delle gomme, per come si sente più sicuro. In generale, il gonfiaggio varia a seconda che usi la ruota normale o quella leggera. Quelle leggere sono un po’ più strette e si gonfiano di più.
Bostjan conferma che Pogacar usa abitualmente ruote Enve SES 4.5, anche in versione più leggeraBostjan conferma che Pogacar usa abitualmente ruote Enve SES 4.5, anche in versione più leggera
Mettete voi le tacchette sotto le scarpe o ci pensa il biomeccanico?
No, no, lo facciamo noi. Questa settimana gli ho fatto un paio io e un altro un collega. Abbiamo una dima in cui si può fare la singola scarpa e poi si valuta se va bene. E’ lui che dice se la vuole un po’ più a destra o sinistra, un po’ fuori o dentro. Tadej usa le tacchette gialle, che danno più libertà. Con quelle fisse che usava inizialmente ha avuto qualche problemino alle ginocchia e per evitarlo, preferisce avere il piede più ibero di muoversi.
Quando è a casa Pogacar sa fare il meccanico oppure chiede supporto?
No, normalmente se ha qualche problema va in un negozio oppure arriva qualcuno dalla squadra. A volte mi chiama e mi chiede come si possa risolvere un problema, qualcosa prova a farla da solo. Di base non vuole disturbare, Tadej è un ragazzo molto educato.
Faccia a faccia con Pogacar nella festa organizzata da A&J All Sports. Il ragazzo come tanti sul campo da padel e il campione che punta i suoi obiettivi
In occasione di una nostra visita alla sede Colnago avvenuta nel mese di ottobre dello scorso anno, Manolo Bertocchi, Head of Marketing Colnago, ci aveva parlato dell’adozione della tecnologia blockchain su alcuni dei principali modelli firmati Colnago, come il C68 e il V4Rs. Si tratta di un servizio esclusivo per certificare l’autenticità delle proprie creazioni voluto dall’azienda di Cambiago. Un’iniziativa degna di nota tanto da ricevere il “Premio Innovazione” in occasione dell’edizione 2023 dello Smau.
Oggi Colnago ha deciso di estendere la tecnologia blockchain alle bici usate attraverso il sistema Retrofitting. La scelta di questo nome non è affatto casuale. Significa infatti aggiungere nuove tecnologie o funzionalità ad un oggetto preesistente.
Una volta registrata, sarà possibile verificare il nome del modello e la certificazione di originalità rilasciata da ColnagoUna volta registrata, sarà possibile verificare il nome del modello e la certificazione di originalità rilasciata da Colnago
Come funziona?
Il Retrofitting Colnago si rivolge principalmente ai possessori di biciclette usate del marchio del trifoglio, desiderosi di accertare l’originalità del loro mezzo, o a chi desidera entrarne in possesso.
A fronte di un minimo esborso, il processo di certificazione ha inizio tramite la compilazione di un form dedicato, presente sul sito di Colnago. Sono richieste alcune immagini della bicicletta e altre prove che mirano a dare al team di Colnago tutte le informazioni possibili per confermare la sua origine, come ad esempio il numero di matricola presente sul telaio o una fattura d’acquisto. Questi elementi saranno attentamente valutati dagli esperti di Colnago, che forniranno un responso finale, positivo o negativo a seconda dei casi, sull’autenticità del kit telaio della bicicletta.
Una volta certificata l’autenticità del kit telaio, Colnago fornirà al proprietario un certificato di autenticità e un tag speciale da applicare sul telaio che permetterà di registrare la bicicletta in Blockchain. Si tratta di un registro digitale pubblico che garantisce la massima sicurezza e trasparenza nella gestione delle informazioni.
FAC SIMILE di un certificato di autenticità, rilasciato con il servizio retrofittingFAC SIMILE di un certificato di autenticità, rilasciato con il servizio retrofitting.
Tanti i benefici
Il tag da applicare sul telaio della propria Colnago non solo sarà un ulteriore segno distintivo di autenticità, ma offrirà anche numerosi vantaggi pratici per i proprietari. Eccoli di seguito:
Autenticazione della originalità del kit telaio: una bici con un certificato di autenticazione originale ed inalterabile acquisirà un valore aggiuntivo sul mercato delle biciclette usate. L’autenticità garantita diventerà un elemento fondamentale per i collezionisti e gli appassionati, rendendo più facile la vendita in futuro. Inoltre aumenterà la facilità di rivendita, in quanto la presenza del tag e della registrazione Blockchain semplificherà notevolmente il processo di vendita garantendo ai potenziali acquirenti che la bicicletta è autentica, aumentando così la fiducia e la trasparenza nella transazione.
Certificazione di proprietà del mezzo: essendo la bici un bene mobile non registrato, l’onere della prova della proprietà è presunto a carico del possessore; in questo caso vi sarà una certezza della proprietà della bicicletta invertendo di fatto l’onere della prova in caso di contestazioni legali.
Tutela in caso di furto: la registrazione sulla blockchain permetterà di segnalare facilmente un eventuale furto della bicicletta. Questo sistema innovativo, che unisce tecnologia e sicurezza, aiuterà i proprietari a proteggere il loro prezioso investimento.
Coloro che registreranno la propria Colnago in blockchain avranno inoltre diritto ad una serie di benefit aggiuntivi. Ad esempio la possibilità di prendere parte alla Gran Fondo Colnago in una griglia privilegiata. Altri benefit saranno determinati e comunicati di volta in volta da Colnago, tramite email, agli aventi diritto.
Con il certificato vengono consegnati un tag con tecnologia NFC e una cardCon il certificato vengono consegnati un tag con tecnologia NFC e una card
Il senso di appartenenza
Per concludere, il Retrofitting proposto da Colnago non solo contribuirà a censire le biciclette Colnago circolanti, ma permetterà anche di accrescere il valore percepito del marchio, garantendone l’autenticità. Nello stesso tempo si rinforzerà il legame di appartenenza e il senso di orgoglio dei proprietari di una Colnago che da ora in avanti potranno sentirsi parte di una comunità esclusiva.
In un mondo che corre sempre più in fretta verso il futuro, la nuova nata in casa Colnago è un tributo alla tradizione. La storica azienda di Cambiago ha appena lanciato C68 Rim Brake, una bici top di gamma con i tradizionali freni a pattino.
Ancora una volta pionieri
Nella lunga storia dell’azienda, che ha spento le 70 candeline, la serie C rappresenta il vertice delle bici ad alte prestazioni di Colnago. La C68 Rim Brake entra di diritto in questa tradizione di eccellenza e va ad unirsi alle altre biciclette della famiglia C68: Road, Allroad, Ti e Gravel. Tutte loro hanno in comune il telaio modulare, interamente costruito in Italia. Esso viene assemblato a mano nello stabilimento di Cambiago utilizzando il processo tipicamente artigianale della serie C.
La domanda viene spontanea. Come gli è venuto in mente di presentare una bicicletta con freni a pattino nel 2024, quando tutto il mercato si è ormai consolidato sui freni a disco?
La C68 Rim Brake ha una linea aggressiva ed elegante e non perde nulla in prestazioniLa C68 Rim Brake ha una linea aggressiva ed elegante e non perde nulla in prestazioni
La risposta, forse, è da ricercare nello sguardo pionieristico che Colnago ha sempre avuto. Nel 2013 è stato il primo marchio ad aver introdotto i freni a disco idraulici sulle bici da strada, con la Colnago C59 Disc. Ora che tutti i grandi produttori hanno sposato totalmente quella tecnologia al punto da rendere impossibile trovare un telaio moderno con freni tradizionali, Colnago ha pensato che pionieristico fosse fare un passo indietro.
Et voilà, hanno creato una bici di altissimo livello che andasse incontro ai gusti e alle necessità dei puristi del ciclismo. Primi a farlo, ancora una volta.
Forcellini in titanio stampati in 3D
Per rendere il telaio C68 compatibile con i freni a pattino, ecco l’introduzione di diverse novità. Grazie alla predisposizione di bussole filettate, la forcella anteriore ospita il sistema frenante a doppio perno. I foderi alti posteriori, invece hanno una struttura rielaborata per poter ospitare il ponte dei freni. Inoltre i forcellini nascono con stampa 3D in titanio. Si tratta di un metallo che si lega perfettamente alla fibra di carbonio senza alcun rischio di ossidazione o danneggiamento della struttura.
Sulla forcella ecco gli attacchi per i freni a doppio pernoStesso accorgimento sul carro posteriore, che non ha ponticelli di rinforzoI forcellini vengono stampati 3D in titanio, materiale che ben si accoppia con il carbonioLa C68 con freni tradizionali è un passo verso il passato oppure un utile ritorno al futuro?Sulla forcella ecco gli attacchi per i freni a doppio pernoStesso accorgimento sul carro posteriore, che non ha ponticelli di rinforzoI forcellini vengono stampati 3D in titanio, materiale che ben si accoppia con il carbonioLa C68 con freni tradizionali è un passo verso il passato oppure un utile ritorno al futuro?
Per il resto la C68 Rim Brake gode di tutti i vantaggi della famiglia di telai C68, primo fra tutti la costruzione modulare. Questa permette di incollare le varie parti del telaio, invece di assemblarle all’interno di uno stampo come avviene per i telai monoscocca. In questo modo si ha la possibilità di lavorare anche su lotti di produzione molto piccoli. La nascita della C68 Rim Brake è stata possibile proprio grazie a questa metodologia di costruzione, artigianale, fatta a mano e modulare.
Compatibilità, passaggio ruote e prezzo
La C68 Rim Brake è compatibile con le pinze freno a doppio perno a montaggio diretto e offre spazio per pneumatici fino a 28 mm (in linea con la filosofia “tradizionale”).
Per quanto riguarda i gruppi invece, la bici è costruita per ospitare solo gruppi elettronici. Ad esempio il Campagnolo Super Record EPS Groupset 2×12 – Mechanical Rim Brakes. Oppure lo Shimano Dura-Ace Di2 R9250 2x12v Rim Brake. O ancora lo Sram Force eTap AXS 2X Rim Brake Groupset.
La C68 Rim Brake è sul mercato soltanto con il kit telaioLa C68 Rim Brake è sul mercato soltanto con il kit telaio
Infine Colnago ha deciso (almeno per ora) di rendere la sua nuova creazione disponibile solo come kit telaio. Essocomprende: telaio, forcella, reggisella e serie sterzo, mentre l’attacco manubrio e il manubrio non sono inclusi. Il prezzo suggerito per questo ritorno al passato in grande stile è di 6.650 euro.
Colnago G4-X significa gravel race e significa una famiglia di bici dove la competizione è l'obiettivo principale. Questa versione è facilmente accostabile alla V4Rs da strada, soprattutto in fatto di design, impatto estetico e per alcuni dettagli, ma le performance sono molto diverse. G4-X è una bici decisa, rigida, ma non estrema, che fa dell'equilibrio e della stabilità i punti di forza
La Colnago G4-X, la bici gravel destinata al race e alle competizioni è una di quelle bici che ci piace categorizzare come un’ottima bici da strada mascherata per il gravel.
Come va e come si comporta sui diversi terreni? Quale setting è il più adeguato per una bici di questa caratura tecnica? A chi si rivolge? L’abbiamo provata e messa alla frusta e non ci siamo risparmiati.
G4-X una gran bici anche su asfaltoG4-X una gran bici anche su asfalto
Una Colnago per andare ovunque
La G4-X nasce con un’impronta marcatamente race e sotto un certo punto di vista la possiamo accostare alla V4R-s da strada. L’accostamento, seppur legato esclusivamente al design, in parte all’impatto estetico, si ferma alla sola immagine, perché tutto il resto cambia. Ma è un’argomentazione che identifica il progetto e la categoria della quale fa parte la bici: agonismo, performances e gare.
C’è un però ed è quello legato alla possibilità di configurare questo mezzo un po’ con tutti gli allestimenti, un fattore importante sotto il profilo della sfruttabilità. Si può montare il deragliatore e di conseguenza il doppio plateau. Non ci sono limti per il montaggio delle ruote e ci stanno bene anche degli pneumatici “ciccioni” e le geometrie (taglia per taglia) sono una chicca. Se contestualizzate nel gravel ci mostrano una bici piuttosto compatta, ma non estrema, se riportate al mondo road siamo al pari di tante bici specifiche per l’asfalto, con uno stack (altezza) maggiore, quindi a favore di una posizione meno tirata. Inoltre è davvero gratificante in fatto di impatto visivo, piena, sostanziosa, si adatta bene con le ruote alte o basse. Non è necessario montare delle ruote ad alto profilo per girare lo sguardo verso la ColnagoG4-X.
Bici che ha un fascino particolareSotto lo spazio per l’eventuale terzo portaborracciaChain catcher, oppure un deragliatore in caso di doppia coronaLa trasmissione Sram Force AXS XPLR 1×12Forcellino UDH, soluzione utile anche in ottica gravelIl Deda con la sezione schiacciata è un gran manubrio da gravelCockpit in alluminio e tubo sterzo massiccioBinomio Fulcrum/Pirelli nella dotazione baseBici che ha un fascino particolareSotto lo spazio per l’eventuale terzo portaborracciaChain catcher, oppure un deragliatore in caso di doppia coronaLa trasmissione Sram Force AXS XPLR 1×12Forcellino UDH, soluzione utile anche in ottica gravelIl Deda con la sezione schiacciata è un gran manubrio da gravelCockpit in alluminio e tubo sterzo massiccioBinomio Fulcrum/Pirelli nella dotazione base
La Colnago G4-X del test
Una taglia 52s, con trasmissione Sram Force AXS XPLR (corona da 40 e pignoni 10/44) e ruote Fulcrum Rapid Red in alluminio. Pneumatici Pirelli Gravel e comparto manubrio in alluminio con stem Colnago e piega di Deda. La sella è di Selle Italia.
Abbiamo rilevato un valore alla bilancia di 8,6 chilogrammi, un peso onesto, ma con un ampio margine per chi vuole limare e far fare alla bici una cura dimagrante importante (a prescindere dal portafoglio). Il prezzo di listino della G4-X è di 5.710 euro, ottimo considerando il rapporto qualità/prezzo.
La testa alta e arcuata della forcella, uno dei dettagli della G4-XLa testa alta e arcuata della forcella, uno dei dettagli della G4-X
Rigida e bella tosta sull’anteriore
Non fa nulla per nascondere la sua rigidità complessiva, goduriosa sotto molti punti di vista, impegnativa ed esigente sotto altri. La G4-X è il classico esempio di bici da customizzare in fatto di gomme, considerando la sezione, le pressioni di esercizio e la tipologia di tassellatura, ma anche lo stile di guida. E’ il primo componente che può fare la differenza (in positivo o negativo) su un mezzo del genere, dove è necessario sfruttare anche l’elasticità e il potere smorzante dello pneumatico.
Davanti ed in tutta la porzione centrale la Colnago è davvero sostenuta. L’anteriore si sente quando ci si alza in piedi e si scarica tutto il peso del corpo, perché non perde nulla e la forcella non dà quel senso di gommosità. Al centro è un riferimento per la categoria e decisamente superiore alla media anche rispetto a tante bici da strada. Rigida e stabile.
Sull’anteriore c’è tantissimo spazio, sempre con le gomme da 44Con le gomme da 44 il passaggio posteriore è buonoSull’anteriore c’è tantissimo spazio, sempre con le gomme da 44Con le gomme da 44 il passaggio posteriore è buono
Tanta luce per il passaggio delle gomme
L’abbiamo provata anche in un contesto piuttosto fangoso e con gomme da 44. Zero problemi e questo è un aspetto da non fare passare in secondo piano, perchè con una bici del genere la voglia di osare e buttare il cuore oltre l’ostacolo viene e deve essere assecondata nel giusto modo.
Non esiste nessun problema per la parte anteriore, perché il passaggio tra forcella e gomma è davvero abbondante, mentre la parte bassa del carro posteriore è più stretta. Con le gomme larghe e settate nel giusto modo la bici diventa un carro armato e non ha paura di nulla, anche se a nostro parere la configurazione che gli rende maggiore merito è con quella da 40. si risparmia qualche grammo e la Colnago resta anche veloce su asfalto.
Tre setting diversi per completare il testAlcuni dettagli che richiamano da vicino la V4RsAnche l’inserzione degli obliqui è simile alla versione da stradaFodero basso voluminosoUna bella nervatura sopra la scatola centrale da 86 millimetri di larghezzaTre setting diversi per completare il testAlcuni dettagli che richiamano da vicino la V4RsAnche l’inserzione degli obliqui è simile alla versione da stradaFodero basso voluminosoUna bella nervatura sopra la scatola centrale da 86 millimetri di larghezza
Meglio le ruote medie
L’abbiamo provata in situazioni diverse e con treni di ruote molto differenti tra loro. Con le Fulcrum in dotazione, con le Ursus Countach da 35 millimetri e con le DT Swiss GRC di nuova generazione da 50 millimetri. Consideriamo le Fulcrum in alluminio un ottimo prodotto da usare tutti i giorni ed eventualmente per il training. Le Ursus e le DT Swiss sono votate alla gara e sono il vestito perfetto per la Colnago. Con le DT Swiss la G4-X diventa velocissima e sui tracciati vallonati è un proiettile, più impegnativa invece se portata nel tecnico e quando le velocità scendono al limite del ribaltamento (ad esempio sui salitoni oltre il 15%).
La nostra preferenza è verso delle ruote dal profilo medio, non tanto per una questione di peso, ma per quello che riguarda lo sfruttare a proprio favore una certa agilità, a prescindere da terreno, tecnicità e contesto ambientale. Risparmiare qualche energia nelle fasi di guida è un fattore utile nel medio/lungo periodo. In una gara gravel può fare la differenza.
Una bici agile sempre, non un cavallo imbizzarritoUna bici agile sempre, non un cavallo imbizzarrito
In conclusione
Colnago G4-X è una bici completa. Non ha una doppia anima, perché il suo DNA corsaiolo viene fuori a prescindere, ma la sua predisposizione ad essere tanto stradale, quando predisposta al gravel race è lampante. Una bici unica per fare tutto e farlo bene, con il piacere di guardare il mezzo a prescindere dall’allestimento. E’ una bici tutta d’un pezzo, senza tanti fronzoli e dove la scritta Colnago sulla tubazione obliqua non fa altro che arricchire il valore tecnico della bici.
Non stiamo argomentando un mezzo estremo, la G4-X non lo è nel peso, nell’allestimento della bici test e neppure nelle prestazioni, anche se è bene ricordare che si argomenta una bici da gara. Si scrive di Colnago, bici che da sempre fanno dell’equilibrio e delle geometrie i valori aggiunti con i quali si entra realmente in contatto una volta che si sale in sella.
Dopo essere stata per tutto il giorno davanti al pullman del UAE Team Emirates, la bici gialla è spuntata ai piedi del podio sulla spalla di Tadej Pogacar. Lo sloveno aveva appena vinto il Tour e, con un gesto mai visto prima, è salito sul podio portando la bici e sollevandola al cielo. Non era mai successo. Si ricorda Roglic con una Cervélo rossa sul podio finale della Vuelta, ma quella Colnago gialla sul tetto della Grande Boucle ha fatto a suo modo la storia.
E proprio la storia dice che la V4RS gialla è stata verniciata soltanto giovedì, tre giorni prima della fine del Tour. Per tutta la sana scaramanzia di chi conosce il mondo dello sport, l’azienda di Cambiago aveva tenuto libero un turno di due ore dal proprio verniciatore. Quando c’è stata la certezza della conquista, la bici ha indossato la sua livrea gialla. E’ stata recapitata al Tour venerdì mattina, mentre Pogacar si accingeva a vincere la quinta tappa a Isola 2000. E pur violando la sacra regola secondo cui lo sposo non deve mai vedere la sposa alla vigilia, venerdì sera Tadej l’ha vista, ma ha preferito non usarla sabato. La motivazione? Una parola italiana che è uscita perfettamente comprensibile dalla sua bocca: «Scaramanzia!».
La VRs4 gialla di Pogacar ha posato domenica mattina ed è poi salita con lui sul podioLa VRs4 gialla di Pogacar ha posato domenica mattina ed è poi salita con lui sul podio
Il Tour per Colnago
Della bici gialla e di che cosa abbia significato la vittoria di Pogacar parliamo con Nicola Rosin, amministratore delegato di Colnago, che sta vivendo una delle più belle settimane da quando ha accettato l’incarico di occuparsi e ridare luce a quel marchio tanto prestigioso. E’ immediato capire che ci troviamo al centro di una giostra velocissima, in cui conciliare il lato tecnico e le esigenze degli atleti con tutti gli aspetti legati al marketing che in questo momento è probabilmente prioritario.
Che significa per un brand come Colnago un Tour del genere, dopo un Giro del genere?
E’ il riconoscimento perfetto di tre anni e mezzo di lavoro, un coronamento. Non vorrei dire che ci stiamo abituando, comunque questo è il quarto Grande Giro che Tadej vince con la cosiddetta nuova Colnago. Parlo di coronamento perché tre anni e mezzo fa è stata avviata una strategia di prodotto e insieme è nato il desiderio di creare un rapporto simbiotico con il team. Ma neanche nella regia del film più ottimistico, si poteva immaginare che sarebbe andato tutto così bene. Per noi significa esserci consolidati come il brand road più desiderabile al mondo, che era l’obiettivo che con Manolo Bertocchi ci eravamo posti a gennaio del 2021. Hai fatto una bici performante che vince, con bella creatività. Hai una squadra cui ti lega un rapporto simbiotico. E hai l’atleta per antonomasia e non stiamo parlando del ciclista, ma di un atleta di valore assoluto, che vince non solo dal punto di vista sportivo. Cosa ci manca?
La bici è arrivata al Tour venerdì, ma Pogacar non ha voluto usarlaLa bici è arrivata al Tour venerdì, ma Pogacar non ha voluto usarla
Dietro tanto lavoro di marketing c’è anche tanto lavoro di progettazione. Non sono sfuggiti i 1.300 grammi limati sulla bici da crono, ad esempio…
Esatto. E non solo quella da crono, ma anche la V4RS è una bici che ha fatto un salto quantico rispetto alla V3RS. Bisogna dire che la squadra e Tadej sono personaggi molto esigenti, gente che giustamente pretende il massimo. E tu devi stargli dietro, sapendo che ormai si lavora al livello della Formula Uno. Si ragiona sui decimi di secondo, sui grammi o le percentuali di rigidità e aerodinamicità. Dietro quella bici gialla c’è davvero tanto…
In che misura siete dovuti intervenire sulla struttura aziendale per stare dietro a queste richieste?
Abbiamo fatto un più 40 per cento sul personale in Italia, che è il cuore della produzione. Poi abbiamo aperto anche una piccola divisione di ricerca e sviluppo ad Abu Dhabi. Ma soprattutto poi, a parte le teste coinvolte, direi che il salto di qualità si deve al processo di responsabilizzazione. Noi oggi abbiamo dei manager che si sentono responsabili e che hanno sviluppato un grande senso di appartenenza e di partecipazione. Quindi non è solo il numero di persone, ma come le responsabilizzi. Se vuoi fare le cose per bene, essere sul pezzo commercialmente, cavalcare sempre tutte le onde e andare a vincere un Tour de France, devi avere il giusto numero di persone, ma soprattutto dei manager capaci di far funzionare la macchina. Gente come Mauro Mondonico, Davide Fumagalli e Manolo Bertocchi hanno… licenza di uccidere. Facciamo prima le cosiddette riunioni di management, però poi loro hanno la libertà di gestire. Hanno la delega a operare, quindi quello che conta è il livello di responsabilizzazione.
Anche le ruote ENVE sono state customizzate con dedica al campione della maglia giallaAnche le ruote ENVE sono state customizzate con dedica al campione della maglia gialla
Si potrebbe dire facilmente che Colnago ha la stessa proprietà di UAE Team Emirates, quindi è tutto più facile. In realtà, in quale misura dovete lavorare per essere all’altezza?
Si continua a lavorare, ovviamente, anzi certi risultati sono di stimolo. Siamo fratelli, siamo parte della stessa proprietà, però lavoriamo come se non lo fossimo. Va bene essere simbiotici, però dobbiamo meritarci questo tipo di partnership e anche loro in qualche maniera devono essere alla giusta altezza. C’è un rapporto biunivoco, per cui siamo già al lavoro su nuovi progetti. Speriamo che quel dream team sia destinato a vincere per il prossimo filotto di 2-3 anni, per cui la bici deve essere all’altezza. Non a caso lunedì mattina Tadej non ha fatto niente con nessuno, al di fuori di un’intervista in cui diceva di no alle Olimpiadi e parlare di nuovi progetti con Colnago.
Da cosa si capisce che la bici è diventata l’oggetto del desiderio nel mondo corse?
Prima che partisse il Tour, a Palazzo Vecchio di Firenze abbiamo fatto la conferenza stampa per presentare la bici ufficiale del Tour: la C68 Fleur de Lys. Le vendite sono state aperte alle 16. Io stavo parlando con Manolo, quando una nostra assistente mi ha fatto l’occhiolino. Significava che dopo mezz’ora era già tutto sold-out. In 30 minuti abbiamo venduto 110 bici a 23 mila euro ciascuna: per me questo è desiderabilità. Funziona essere un’azienda con una strategia ben definita e il team certifica la validità del nostro operato. Poi, in termini di business, non so valutare quanto valgano l’ingrediente squadra e Tadej. Hanno un’importanza soprattutto in alcuni mercati, mentre ce ne sono altri completamente scollegati dal mondo delle corse. Ma adesso vi racconto un altro episodio…
Sulla Prologo Nago R4 sono riportate tutte le vittorie più grandi di PogacarSulla Prologo Nago R4 sono riportate tutte le vittorie più grandi di Pogacar
Prego.
Alla cena di gala a Firenze per l’inizio del Tour c’erano più o meno 100 invitati, modello matrimonio, nella corte di Santa Maria Novella. C’erano tutti i brand più altisonanti del Tour. Sto parlando di LCL e di Skoda, sto parlando di Tissot. Sto parlando di tutti i brand top, ma c’erano solo due marchi ben visibili. Uno era il Tour de France, perché è un brand ed ha una forza pazzesca. Il secondo era Colnago, con la bici esposta nel palco centrale. Ebbene, è stato possibile perché il nostro ufficio marketing e le persone che lo rappresentano sanno trasformare i progetti in realtà.
Che rapporto c’è fra Tadej Pogacar e Colnago?
Quando gli abbiamo proposto di portare la bici gialla sul podio, Tadej sicuramente ha gradito l’assist e gli è piaciuta l’idea di dare un riconoscimento anche a noi. Ma è successo perché qualcuno l’ha fatto succedere. Oggi è in Slovenia con il Presidente della Repubblica, fanno la festa di piazza e qualcuno di Colnago è con lui. Si è creato un rapporto per cui devo dire bravi ai miei uomini dello sport marketing che hanno costruito una relazione assolutamente pazzesca. Il Covid ci ha portato ad allontanarci dai nostri interlocutori, confinandoci nelle call e nelle telefonate. Invece Colnago dimostra ancora che alla fine il luogo fondamentale dove succedono le cose è la strada. Noi dobbiamo esserci. L’ufficio del team marketing qui a Cambiago è sempre vuoto e questo per me è un orgoglio, perché significa essere sempre sul campo. Ieri uno era in viaggio per la Slovenia, un altro era con la squadra per mettere a posto le cose dopo il Tour, un altro ancora era da un fornitore nelle Marche.
La bici gialla è stata fotografata anche più di tanti corridori importanti…
In realtà non era una sola, si vedeva dai bollini. Una era lì davanti, le altre erano sulle due ammiraglie. E’ stato bravo Gabriele Campello a sistemarla fuori dal recinto, evitando che ci parcheggiassero davanti le ammiraglie. Anche questo è possibile perché adesso con i meccanici abbiamo un rapporto bellissimo.
Con la sua Colnago gialla sul palco. Quella bici resterà a Pogacar come ricordo del suo terzo TourCon la sua Colnago gialla sul palco. Quella bici resterà a Pogacar come ricordo del suo terzo Tour
Si può fare una differenza fra Giro e Tour?
Dal punto di vista internazionale, il Tour ha più risonanza, perché sono stati bravi a costruirlo in un certo modo. Però vincere il Giro d’Italia con una bicicletta italiana ha generato un’onda mediatica che in Italia spacca e rimbalza fuori in maniera molto importante. Forse da azienda italiana direi che le due corse per noi hanno avuto lo stesso impatto. Il buon vecchio Giro per il quale quest’anno mi sento di fare complimenti. E’ stato un film meraviglioso. Quest’anno abbiamo visto un Giro veramente in ripresa, è stato incoraggiante, speriamo che continui così. Anche il supporto ricevuto dal Governo è qualcosa che non si era mai visto. Vuol dire che forse i nostri politici, come è sempre avvenuto in Francia, hanno capito che il Giro d’Italia e il ciclismo sono il modo migliore per promuovere il Paese.
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Colnago ha appena presentato il suo nuovo modello entry level V4 e il form usato per lanciare questa bici è: “Le stesse emozioni del V4Rs, ma con una configurazione più accessibile“. Si tratta di un modello allround che entra nella gamma di sviluppo del modello V4Rs, quello che accompagna i successi dei team UAE Emirates e UAE ADQ.
La V4 non vuole rinunciare alla tecnica e alle prestazioni, tanto che il suo telaio è un monoscocca in carbonio: solido, rigido e reattivo. Alla base c’è la stessa ricerca e lo stesso sviluppo che hanno reso celebre il modello V4Rs.
Serie sterzo e forcella hanno un design per indirizzare al meglio i flussi d’aria in discesaSerie sterzo e forcella hanno un design per indirizzare al meglio i flussi d’aria in discesa
Ben distribuita
La V4 di Colnago è una bici che risponde bene alle esigenze di un ciclista che chiede tanto al suo mezzo. Molte caratteristiche tecniche e di design sono state apportate per produrre un modello in grado di garantire buone prestazioni in ogni campo. La parte frontale, ad esempio, ha una forma simile a quella della V4Rs, ma con una serie sterzo più sottile e una forcella diversa nel disegno. Una scelta fatta da Colnago al fine di garantire un’ottima gestione dei flussi d’aria in discesa, soprattutto quando queste sono particolarmente veloci.
Un’altra cosa da ricordare che è risultata determinante per lo sviluppo di questo modello è che il ciclista in sella è in costante movimento. I carichi e le forze si spostano, il telaio deve quindi reggere e sorreggere diverse forze. A volte queste agiscono anche in contemporanea, come in volata o in salita. Tale consapevolezza ha portato al concetto di Real Dynamic Stiffness (rigidità dinamica reale). Il risultato è una bici estremamente equilibrata, in cui tutte le rigidità sono state bilanciate e armonizzate per offrire prestazioni di guida sorprendenti.
La Colnago V4 offre la possibilità di avere il passaggio dei cavi integratoIl telaio è studiato per rispondere al meglio a qualsiasi sollecitazioneLa Colnago V4 offre la possibilità di avere il passaggio dei cavi integratoIl telaio è studiato per rispondere al meglio a qualsiasi sollecitazione
Dettagli tecnici
La Colnago V4 presenta un attacco manubrio tradizionale, ed è stato scelto di fornire l’SR10 con manubrio Deda Zer2 DCR oppure il Colnago R41. Il passaggio cavi è integrato in tutte e due le soluzioni, caratteristica che massimizza l’aerodinamica. La libertà di scelta però è massima, visto che il kit telaio permette di adoperare soluzioni infinite. Per quanto riguarda i copertoni la dimensione massima che si riesce a montare è 30 millimetri, la stessa della V4Rs. Misura ritenuta come la maggiormente performante su strada.
A livello di gruppi da montare ci sono diverse configurazioni tra le quali scegliere, tutte da accompagnare con ruote Fulcrum Racing: Shimano Ultregra Di2, Shimano 105 Di2 e, infine, si può adoperare lo Sram Rival. La Colango V4 può montare anche gruppi meccanici e qualsiasi tipo di monocorona.
Il prezzo della Colnago V4 varia a seconda del gruppo che si decide di montare. Si parte dai 4.630 euro dello Shimano 105 Di2, poi ci sono i 4.830 dello Sram Rival, si finisce con i 5.590 euro della versione con lo Shimano Ultegra Di2.
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FIRENZE – Colnago ha scelto l’elegante Sala dei Gigli, una delle stanze più belle di Palazzo Vecchio a Firenze, per presentare la bici ufficiale del prossimo Tour de France. Si tratta della Colnago Fleur-de-Lys, un’edizione speciale della C68 realizzata in 111 esemplari numerati, in omaggio alle 111 edizioni della corsa a tappe francese.
La scelta del capoluogo toscano come sede della presentazione, così come il nome della bici, non sono affatto casuali. Il prossimo 29 giugno Firenze ospiterà la partenza del Tour de France che per la prima volta nella sua storia ultra centenaria partirà dall’Italia. Il giglio, fleur-de-lys in francese, è invece l’emblema araldico che ha avuto un ruolo molto importante nella storia di Firenze e della stessa Francia.
A fare da “padroni di casa”, Nicola Rosin e Manolo Bertocchi, rispettivamente Amministratore Delegato e Head of Marketing di Colnago, che insieme hanno alzato il velo sulla Fleur-de-Lys.
Da sinistra Nicola Rosin e Manolo Bertocchi con Joelle Gyppaz e Gabriele Sirtori dell’ufficio marketing ColnagoDa sinistra Nicola Rosin e Manolo Bertocchi con Joelle Gyppaz e Gabriele Sirtori dell’ufficio marketing Colnago
Il bello in evidenza
«Colnago è sinonimo di bici belle che vincono corse. Questa volta ci siamo voluti concentrare sul bello». Sono state queste le parole con cui Manolo Bertocchi ha voluto presentare il progetto Fleur-de-Lys, arrivato in un anno molto importante nella storia del brand, che proprio nel 2024 festeggia i suoi “primi” 70 anni.
Scopriamo dunque qualcosa di più della Colnago Fleur-de-Lys.
Come anticipato si tratta di una edizione speciale di uno dei modelli più famosi di Colnago, la C68. Il giglio contraddistingue la bicicletta non solo per il nome, ma è riprodotto in serie sul tubo orizzontale in oro su un campo di foglia metallica color Bleu de France. La finitura in foglia viene applicata ogni volta a mano, con il risultato che la texture cambia da un telaio all’altro, rendendo ogni esemplare dei 111 realizzati semplicemente unico.
La Colnago Fleur-de-Lys ha una colorazione speciale: Bleu de FranceLa Colnago Fleur-de-Lys ha una colorazione speciale: Bleu de France
Omaggio al Tour
La Colnago Fleur-de-Lys è un continuo omaggio al Tour de France, a partire dal portaborraccia, modellato e stampato in 3D, che prende la forma del trofeo del Tour. Restando sempre in tema di componentistica, la bici presenta una speciale edizione limitata del manubrio Colnago CC.01, che ha un’incisione sul tappo del tubo di sterzo che richiama l’iconico logo del Tour de France. Sulla punta della forcella è possibile apprezzare il logo Colnago x TdF, così come l’indicazione del numero di serie della bici, da 0 a 111, a conferma che siamo di fronte ad una limited edition.
A dare ulteriore pregio alla Fleur-de-Lys la presenza di diversi componenti speciali, creati in collaborazione con alcuni partner tecnici con i quali Colnago maggiormente collabora. Si tratta di Prologo, Enve, Carbon-Ti, MyLime e CeramicSpeed.
Sull’attacco manubrio il simbolo del Tour de FranceLa C68 Fleur-de-Lys monta il gruppo Shimano Dura-Ace con corona esterna Carbon-TiSul profilo delle ruote il simbolo di Colnago è affiancato da quello del TourSull’attacco manubrio il simbolo del Tour de FranceLa C68 Fleur-de-Lys monta il gruppo Shimano Dura-Ace con corona esterna Carbon-TiSul profilo delle ruote il simbolo di Colnago è affiancato da quello del Tour
A battesimo da Pogacar
La Colnago Fleur-de-Lys sarà simbolicamente tenuta a battesimo da Tadej Pogacar. Il fuoriclasse sloveno pedalerà con la Fleur-de-Lys numero 1 durante la presentazione delle squadre che parteciperanno al Tour de France in programma il 27 giugno. La sfilata delle squadre inizierà da Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze, per poi raggiungere Piazzale Michelangelo.
Per chi lo desidera, ci sarà la possibilità di ammirare in anteprima la Colnago Fleur-de-Lys in occasione dei seguenti due eventi in programma sempre a Firenze: Pitti Immagine Uomo, dall’11 al 14 giugno, e Becycle dal 26 al 28 giugno.
Chiudiamo con una curiosità. Mentre si teneva la conferenza stampa di presentazione è arrivata al telefono di Nicola Rosin la notizia che già 110 Colnago Fleur-de-Lys erano andate in sold out. Ne resta ancora una …la numero 1, quella che userà Pogacar in occasione della presentazione delle squadre.
Sarà infatti messa all’asta da Sotheby’s durante il Tour. L’asta inizierà il primo giorno di riposo e terminerà una settimana dopo in occasione del secondo giorno di riposo.
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In questo Giro d’Italia, Tadej Pogacar è andato fortissimo anche nelle crono e il “nostro” esperto in materia Adriano Malori, ex pluricampione italiano contro il tempo, ci aiuta ad analizzare l’evoluzione dello sloveno in questa specialità. Specialità che più di altre è quella dell’estremizzazione, della perfezione.
Nei 71,8 chilometri contro il tempo che ha proposto il Giro, Pogacar ha fatto vedere cose importanti che noi analizziamo appunto con Malori, il quale ha individuato tre aspetti principali. Aspetti che in vista del Tour de Franceci dicono di quanto sia migliorato lo sloveno.
Secondo Malori, il vero punto di forza di Pogacar… è la la forzaSecondo Malori, il vero punto di forza di Pogacar… è la la forza
La muscolatura
«A me – sostiene Malori – quel che più ha colpito non è stata tanto la posizione, che secondo me ha ritoccato molto poco e resta sempre molto avanzato, ma proprio lui. La sua muscolatura. E mi ha colpito non tanto nella crono di Perugia, dove tutto sommato ha fatto il suo, gestendosi in pianura e dando tutto nella salita finale, ma in quella di Desenzano, una crono ben più veloce. Una crono per specialisti».
Quel giorno Pogacar è arrivato secondo alle spalle di Ganna, ma si è lasciato dietro passistoni e cronoman importanti come Thomas e Arensman che, al netto della caduta, gli sarebbe comunque arrivato dietro.
«In una crono così pianeggiate Tadej ha battuto Thomas che lo scorso anno era stato vicinissimo ad Evenepoel. Per fare questa prestazione serve potenza. Io Pogacar lo vedo più magro dell’anno scorso, ma anche con le gambe più muscolose, finalmente si vede “la curva del quadricipite”. Di certo ci ha lavorato. E infatti spinge rapporti più lunghi. Aveva il 62».
Qui Pogacar quest’anno al Giro…E qui alla Tirreno di due anni fa. Ora sembra leggermente più compatto, con le braccia più chiuseQui Pogacar quest’anno al Giro…E qui alla Tirreno di due anni fa. Ora sembra leggermente più compatto, con le braccia più chiuse
Materiali
Non è un segreto che la Colnago da crono andasse perfezionata. E in tal senso sia il clan del team che il costruttore hanno lavorato bene e a braccetto. Per esempio è stata alleggerita. Ma in una crono pianeggiante la componente peso non è poi così determinante. E anche sugli accessori non si è stati a guardare, basta pensare al casco, il Met (un lavoro che tra l’altro avevamo anche visto dal vivo).
«Questi grandi team – riprende Malori – spesso utilizzano dei materiali neutri, diciamo così, extra sponsor. E per me la ruota lenticolare che ha usato Pogacar non aveva scritte, pertanto posso presupporre non si trattasse dello sponsor ufficiale, Enve.
«Poi ricordiamoci che in generale, Pogacar ha fatto stravolgere le misure a Colnago, pertanto non stento a credere che anche a crono abbiano fatto grossi interventi. Ma sono interventi che con precisione conoscono bene solo nello stretto entourage».
Un grande passo avanti è stato fatto anche con il casco, il Met: sia nella zona anteriore che soprattutto in quella posteriore dove si scarica l’ariaQui Pogacar quest’anno al Giro…
Posizione
Come detto, secondo Malori Pogacar non è intervenuto troppo sulla posizione (anche se è leggermente più chiuso con le mani, come se avesse alzato un po’ gli avambracci), tuttavia Adriano ci parla del suo stare in sella sulla bici da crono.
«Pogacar mi sembra più composto – dice Adriano – merito anche di una maggiore potenza. E poi il fatto che fino a che bisognava affrontare le tappe contro il tempo abbia fatto il defaticamento post tappa sulla bici da crono mi ha fatto riflettere. Aveva la necessità di “rinnovare” questa posizione perché secondo me lui paga un po’ il giorno dopo la crono».
E qui Malori apre un capitolo, molto interessante. Ecco il suo ragionamento: «Pensateci, lo scorso anno dopo la crono di Combloux dove sì le ha prese da Vingegaard, ma era comunque andato fortissimo, il giorno successivo è crollato.
«Quest’anno a Prati di Tivo ha fatto lavorare la squadra tutto il giorno e poi ha fatto “solo” la volata… vincendola. Al Giro non aveva Vingegaard o Roglic e si è salvato, ma quel giorno per me non era super sul piano muscolare e per questo non ha attaccato. Per me quindi lui soffre il passaggio dalla bici da crono a quella da strada, dopo uno sforzo così importante».
Già dalla prima tappa Pogacar ha iniziato a fare il defaticamento con la bici da cronoGià dalla prima tappa Pogacar ha iniziato a fare il defaticamento con la bici da crono
Un punto debole?
E qui un paio di considerazioni a dare manforte a questa tesi le aggiungiamo noi. Quelli di Prati di Tivo sono stati proprio i giorni in cui Pogacar era un po’ più nervoso. Inoltre, quel suo “non attacco” verso il Gran Sasso secondo diversi tecnici era proprio perché non fosse super come al solito. E questo aveva anche alimentato qualche timida speranza in quel momento.
Poi però la fatica è aumentata per tutti, mentre lui essendo il più forte era il più fresco. Tra le altre cose il giorno di Desenzano dopo la crono Pogacar ha fatto defaticamento sulla bici da strada, non doveva più pensare a questo aspetto.
In vista del Tour questo è un “punto debole” (con due virgolette grosse così) da prendere in considerazione. Per fortuna sua, quest’anno in Francia la prima crono è seguita da una tappa impegnativa, ma non di montagna. Mentre la seconda segue le salite, ed è quella che chiuderà la Grande Boucle.
Una settimana dopo la Sanremo, torniamo con Paolo Bettini sulla volata che ha permesso a Pogacar di battere Pidcock. E il toscano ha trovato qualche sbavatura