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Van der Poel incendia Hoogerheide. Van Aert si inchina

05.02.2023
5 min
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Con una progressione pazzesca nella volata finale sull’eterno rivale belga Wout Van Aert, l’olandese Mathieu Van der Poel ha vinto in casa il suo quinto titolo iridato, dopo i successi ottenuti nel 2016, 2019, 2020 e 2021.

Epica, pazzesca, appassionante, affascinante, avvolgente, prevedibile ma anche sorprendente… Ci vorrebbero decine di aggettivi per potere descrivere questa corsa, anche se poi alle fine basta solo questo: UNICA!!!

Mathieu e Wout hanno risposto alle numerose aspettative. L’incredibile pressione mediatica non ha destabilizzato questi due fenomeni del ciclismo, anzi se possibile sembra aver dato loro una marcia in più.

Un mare di persone in Olanda per sostenere la squadra di casa, ma non mancavano i tifosi belgi
Un mare di persone in Olanda per sostenere la squadra di casa, ma non mancavano i tifosi belgi

Oltre 40.000 tifosi

Finalmente baciata dal sole, col passare delle ore Hooghereide si è letteralmente trasformata in una vera è propria bolgia. Parliamo di oltre 40.000 spettatori! Una marea di appassionati di tutte le età, perché qui l’amore per il ciclocross è assai più grande di quello per il calcio. Le bici da fango sono nel DNA di questa bellissima gente. Bellissima perché nel ciclocross il tifo va oltre la propria bandiera, oltre il proprio pupillo. Qui si incoraggiano tutti, dal primo all’ultimo senza eccezione. E poi se in giro ci sono fuoriclasse del calibro di Van der Poel e Van Aert, allora si va oltre, si osannano come fossero degli Dei. Lo si capisce al volo che questi signori nell’ambiente sono delle leggende viventi.

Così, in conferenza stampa, alla nostra specifica domanda su che effetto faccia correre in un’atmosfera del genere, il nuovo campione del mondo ha risposto: «Vi confido che è stato molto speciale, questo calore mi ha sicuramente aiutato a mantenere la calma nei momenti chiave della corsa. Mi sentivo rilassato. In questa stagione sono stati battuti diversi record di affluenza e questo è bello, anzi bellissimo».

Van Aert è parso a suo agio, ma ha pagato il cambio di ritmo solo nel finale su un percorso non troppo duro
Van Aert è parso a suo agio, ma ha pagato il cambio di ritmo solo nel finale su un percorso non troppo duro

Insinuazioni sul percorso

Alla vigilia, i bookmaker parlavano chiaro. I super favoriti erano loro: Van Aert e Van der Poel, con il belga leggermente più avanti rispetto all’olandese, in termini di quotazioni. Non solo hanno rispettato le aspettative, ma hanno pure schivato le pressioni mediatiche concentrandosi sul loro copione. Quello di una sfida epica, archiviando pure la polemica nata perché Adrie Van der Poel, papà di Mathieu, avrebbe fatto modificare il percorso per favorire il figlio… A conferma che disgraziatamente le cattive lingue sono veramente ovunque.

Caramelle da condividere

Ma torniamo alla corsa, essendo già prenotati oro e argento, è stato il belga Eli Iserbyt, primo degli umani, a prendersi il bronzo. E dire che proprio ieri dichiarava: «Non mi faccio illusioni, non credo di poter vincere. Ma sarebbe bello anche il bronzo, perché un podio al mondiale è sempre qualcosa di speciale».

Oggi invece in conferenza stampa ha confidato: «Voglio farmi inquadrare la foto di questo podio e metterla nella mia stanza, la faccio firmare da Mathieu e Wout e mi posso pure ritirare», risata generale e applausi, bravo Eli.

Il bello di questi ragazzi è che, malgrado la posta in palio, sono stati disponibili e sorridenti durante tutto il weekend. Volete un aneddoto? Arrivando in sala stampa, hanno candidamente preso qualche caramellina al volo per poi condividerle. Gesto così semplice da essere magico, come abbiamo tutti fatto da piccoli a scuola.

Alle spalle dei due marziani, Van der Haar e Iserbyt si sono giocati il bronzo: l’ha spuntata il belga
Alle spalle dei due marziani, Van der Haar e Iserbyt si sono giocati il bronzo: l’ha spuntata il belga

Van Aert al limite

Pronti via, e sono bastati solo cinque minuti di gara per confermare che ci sarebbero state due corse parallele: quella per la maglia iridata con soli due pretendenti, e quella per il terzo gradino del podio. Fuggito con Wout, l’olandese del team Alpecin-Deceuninck ha aspettato la terza tornata per dare la prima significativa accelerata sulla rampa centrale, ripetendo l’azione nel 7° e 9° giro, ma con pochi risultati. Bisogna credere che fosse destino fare durare la suspence fino all’arrivo, fino a quella salita al 6 per cento. Una rampa micidiale per le gambe perché arrivava proprio dopo la lunga scalinata, già ripetuta per 9 volte.

Wout, sorpreso di rimanere davanti all’ultima curva, confiderà che per un attimo la cosa lo ha distratto. Vdp l’ha sorpassato come un razzo e non ha potuto reagire: «Ero al limite sin dalla partenza – ha detto il belga – ma se potessi cambiare qualcosa, lancerei la volata direttamente dopo l’ultima curva. Ma c’è poco da recriminare, oggi Mathieu era il più forte».

Un olandese e due belgi: Van Aert col muso lungo, Iserbyt invece più soddisfatto
Un olandese e due belgi: Van Aert col muso lungo, Iserbyt invece più soddisfatto

Un duello che fa bene

Van der Poel apprezza e aggiunge: «Chiaro che sono felicissimo per questa vittoria che considero come una delle tre più importanti. Incredibile, perché ottenuta a due passi da casa e scaturita al termine di una lotta leale ed appassionante con Wout. Vi assicuro che la nostra è una sana rivalità che fa bene a questo movimento e che ci migliora in modo reciproco. Certo quando si perde brucia, ma se manca uno di noi alla partenza, la gara non ha lo stesso sapore», ha concluso Vdp.

Il microfono passa nelle mani di un nostro collega per la domanda successiva, ma Van Aert alza la mano per aggiungere: «Concordo in pieno con quello appena detto da Mathieu».

Talento fuori dal comune, rispetto, lealtà, sportività e sano agonismo… Grazie ragazzi non potevamo chiedervi altro. 

Il cross azzurro insegue, ma Pontoni vede la luce

05.02.2023
4 min
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Appena conclusi i bellissimi mondiali di Hoogerheide che hanno visto Mathieu Van der Poel vincere davanti al pubblico di casa l’epico duello contro Wout Van Aert (diventando per l’occasione campione del mondo per la quinta volta in carriera), per l’Italia è arrivata l’ora dei primi bilanci stagionali. Così, dopo averlo sentito alla vigilia, abbiamo chiesto al nostro commissario tecnico, Daniele Pontoni di dirci la sua.

Venturelli battuta al colpo di reni da Gery nello sprint per il bronzo fra le donne junior
Venturelli battuta al colpo di reni da Gery nello sprint per il bronzo fra le donne junior

I mondiali

«Partiamo da venerdì e sabato – dice – che ci hanno regalato delle prove importanti. So che mi ripeto, i quarti posti bruciano subito ma pensandoci bene, siamo rimasti in corsa ed abbiamo lottato per le medaglie in tre specialità. Prima venerdì nel team relay – dove l’Italia ha chiuso al quinto posto a soli 19 secondi dal podio ndr – poi ieri con le ragazze junior (4ª Venturelli e 10ª Corvi) e nell’elite donne (4ª Persico e 12ª Casasola), ma purtroppo abbiamo bucato con i ragazzi U23. 

«Oggi invece voglio sottolineare la bella prestazione di Tommaso Cafueri negli juniores (12° all’arrivo, ndr), che per un attimo si è anche messo in testa nei primi due giri di corsa. Ammirevole la sua prestazione, la migliore di quest’anno. Per gli altri invece i risultati sono in linea con quelli di tutta la stagione. Ma bisogna anche dire che sia Scappini, sia Viezzi, sia Paccagnella, partendo dietro, sono stati subito fermati dalla maxi caduta dopo appena 200 metri, quindi benino anche loro. Per le donne U23 sapevamo che questa purtroppo è la nostra situazione attuale».

Infine, contro i mostri sacri degli elite uomini, per Filippo Fontana (28°) una top 15 sarebbe già stato un ottimo risultato.

La stagione 

Ne approfittiamo per chiedere al tecnico friulano di fare il bilancio di una stagione azzurra ormai conclusa: «La stagione – spiega Pontoni – si può ritenere positiva, perché ci siamo messi in luce in Coppa del mondo, agli europei e a questi mondiali».

In effetti considerando solo europei e mondiali, la sua nazionale ha raccolto, un argento, tre quarti e due quinti posti: «Sì, siamo lì a lottare e questo è importante. Certo sappiamo che in certe categorie siamo pronti, mentre in altre siamo molto indietro, comunque adesso è tempo già di programmare le prossime stagioni.

«Non dico domani, ma nei prossimi giorni ci metteremo in moto per quello. Qualche giorno di vacanza però adesso ce lo meritiamo. Sapete, a me piace passarle a casa in mezzo alla natura».

E c’è da scommettere che sicuramente ci sarà di mezzo pure una bici.

I ringraziamenti

Chi ha la fortuna di fermarsi a parlare con il commissario tecnico sa quanto sia importante e naturale per lui trovare il tempo per fermarsi e ringraziare.

«Se mi permettete un ringraziamento grande e grosso a tutto lo staff – dice Pontoni – quindi meccanici, cuoca, massaggiatori, autista e la nostra segreteria. Grazie anche al nostro presidente Cordiano Dagnoni e al team manager Roberto Amadio, perché loro assieme al Consiglio federale ci permettono di fare questa attività».

Pontoni ci tiene anche a ringraziare per la collaborazione nata col Team Performance: «Ci tengo a sottolinearlo – dice – sono sicuro che questa collaborazione nei prossimi anni ci regalerà soddisfazioni ancora più grandi. Riusciremo a programmare per tempo grazie pure al database dei ragazzi che abbiamo testato. Così avremo le nuove leve della categoria allievi, per il nostro futuro».