La stagione alle ortiche per colpa di una brutta caduta, ma Nacer Bouhanni ha la voglia e la determinazione di essere protagonista fin dalle prime battute del 2023.
La palestra, la boxe e qualche uscita tranquilla per fare agilità ed assimilare i carichi di lavoro con i pesi. Tra poco più di dieci giorni, in occasione del primo ritiro si inizia a fare sul serio, senza sconti e con la massima determinazione. Un Bouhanni determinato come non mai, che abbiamo incontrato a Treviglio nella sede di Bianchi.
Nacer Bouhanni nella sede Bianchi di TreviglioNacer Bouhanni nella sede Bianchi di Treviglio
Hai già il programma definitivo delle gare?
Un programma di massima lo abbiamo stilato, in base alle preferenze personali e ad alcune esigenze del team, ma quello definitivo lo decideremo al primo ritiro ufficiale, con tutti i corridori e lo staff al completo.
Hai già degli obiettivi sui quali puntare?
Di sicuro dimenticare il 2022 e per farlo nel migliore dei modi vorrei vincere da subito. Lo devo a me stesso e anche alla squadra. Ho preso una bella botta, in un momento in cui mi sentivo bene ed ero motivato.
Però sei tonico, in forma e concentrato. Come ti stai allenando?
Sto facendo boxe, come al solito nel periodo invernale, la mia passione. E poi faccio dei lavori in palestra a casa e neuromuscolari, sempre a casa, senza stress eccessivo e senza esagerazioni. Per me in questa fase è importante mantenere un buon feeling con l’attività fisica, limitando gli sforzi e l’impegno con la testa.
La caduta nella 2ª tappa al Presidential Tour of Turkey of stata provocata da un pedone (foto Instagram)La caduta nella 2ª tappa al Presidential Tour of Turkey of stata provocata da un pedone (foto Instagram)
Dopo l’incidente hai qualche problema fisico?
Stò attento a quello che faccio, ma il fisico ha risposto bene e sono ok. Anche l’aumento progressivo dei carichi non mi crea problemi, la strada è quella giusta. Sulla bicicletta non ho problemi, ma è vero che le uscite sono ancora leggere.
Da dove arriva la passione per la boxe?
Ho praticato la disciplina da bambino e la passione è rimasta. Mi piace, mi fa stare bene e mi aiuta a scaricare le tensioni.
Ti capita di praticarla nel corso della stagione agonistica?
Si, senza esagerare, ma nei momenti di recupero e lontano dalle gare, mi capita di combinare l’allenamento in bici con qualche seduta di boxe. Alcuni movimenti li ritengo propedeutici al ciclismo. Il mio fisico è ben stimolato e reagisce bene.
Nacer Bouhanni nella Clinica Bizet di Parigi in cui è stato operato (foto Instagram)Nacer Bouhanni nella Clinica Bizet di Parigi in cui è stato operato (foto Instagram)
E competere sul ring?
No, mi sono limitato a fare qualche comparsata come sparring, più che altro per divertimento.
Pensando invece alla bici, ti appassiona il mezzo meccanico?
Mi piacciono il design, le forme e l’immagine che offre la bicicletta. Mi piace pensare che una bella bicicletta ti aiuta a performare meglio, ti fa stare bene e ti gratifica. Con una bicicletta brutta e che non è appagante, ho la sensazione di andare piano. Mi piace la bicicletta con le forme decise, che mostra i muscoli, mi piace la bicicletta aerodinamica.
Quanti chilometri fai in una stagione normale?
Sempre intorno ai 28.000, poco più, poco meno.
E quanti giorni via da casa?
Tra i 120 e 150, variabili, in base ai programmi e alla lunghezza dei ritiri con la squadra.
Bouhanni si è fermato più volte di fronte alla bici di Pantani ((Team Arke-Samsic/A.Lipke)Bouhanni si è fermato più volte di fronte alla bici di Pantani ((Team Arke-Samsic/A.Lipke)
Sei un grande velocista, eppure ti sei fermato davanti alla bici di Pantani per diversi minuti. Come mai?
E’ il mio idolo, Marco Pantani è per me uno dei simboli del ciclismo. Essere qui in Bianchi e pedalare con il marchio di biciclette che ha usato Marco è un grande onore.
Quale bicicletta userà Nacer Bouhanni nel 2023?
La nuova Bianchi Oltre. Non ho avuto il modo di provarla, ad oggi e sono molto curioso di farlo. Amo le biciclette rigide e al primo impatto direi che è molto rigida.
Warren Barguil è entusiasta della nuova Oltre RC di Bianchi, per lui un punto riferimento in fatto di rigidità, design e velocità. Lo abbiamo incontrato nella sede Bianchi di Treviglio e da lui ci siamo fatti raccontare le prime impressioni.
Il corridore francese ci ha sorpreso positivamente per la sua preparazione tecnica e la capacità di argomentare nel dettaglio le performances della bicicletta. Inoltre traspare la voglia di utilizzare un mezzo tanto moderno, quanto legato ad un marchio che fa parte della storia della bicicletta.
La descrizione di Barguil, analitica e ricca di dettagliLa descrizione di Barguil, analitica e ricca di dettagli
Quale è stata la prima impressione che hai avuto salendo sulla nuova Oltre?
La prima cosa che si percepisce è la rigidità complessiva, espressa in modo differente dalle sezioni della bicicletta. Ad esempio l’avantreno è molto rigido e comunque dotato di una precisione elevata, fattore che diventa fondamentale per i corridori e che può fare la differenza nelle fasi di gara più concitate. E poi la fluidità, combinata a quella capacità del mezzo meccanico di essere sempre veloce.
Il piantone con il logo del teamIl piantone con il logo del team
Stesso allestimento usato in precedenza e framekit diverso, puoi fare un confronto vero e proprio?
Si è vero, sono il primo atleta ad aver utilizzato il nuovo materiale fornito da Bianchi e l’allestimento sarà il medesimo che abbiamo utilizzato sulle Canyon. Ho usato l’Aeroad, davvero una buona bicicletta, molto versatile pur essendo una aero-bike. La sua versatilità è stata dimostrata più volte anche nel corso delle tappe di montagna con tanto dislivello positivo. Posso dire che la Oltre, si parla comunque dei primi feedback e non di un utilizzo a lungo termine, è davvero molto, molto veloce.
Il cockpit ufficiale con il supporto per il device, la configurazione approvata UCIQuella usata dai corridori non avrà i deflettoriIl cockpit ufficiale con il supporto per il device, la configurazione approvata UCIQuella usata dai corridori non avrà i deflettori
Da dove può arrivare tutta questa velocità?
Da una combinazione perfetta di diversi aspetti, dove spicca una geometria vantaggiosa e in grado di fornire un aiuto concreto nella posizione aerodinamica del corridore. Personalmente ho mantenuto la stessa posizione in sella che avevo in precedenza, ma nel caso della Bianchi abbiamo un tubo orizzontale più lungo e un manubrio che aiuta a sfruttare bene l’equazione tra la fase di spinta e una posizione comoda in sella.
Barguil vincitore di tappa alla Tirreno-Adriatico dello scorso annoBarguil vincitore di tappa alla Tirreno-Adriatico dello scorso anno
Quindi un manubrio che fa la differenza?
Assolutamente è così, perché il suo design è particolare e si traduce in massima efficienza. E’ rigido e capace di offrire un ampio appoggio nella parte superiore. La sua aerodinamica è evidente e nonostante questo non crea fastidio alle mani, non obbliga a variazioni della presa alta, ad esempio in salita. Quando si fa velocità e si tira impugnando i manettini, il polso ha tanto spazio per appoggiarsi e distribuire bene il peso. Questo manubrio mi ha impressionato. Sarei curioso di usarla anche con i deflettori, ma per noi l’UCI non ha dato il via libera e la userò senza.
Questa è la livrea che sarà usata dai corridori Arkea-SamsicQuesta è la livrea che sarà usata dai corridori Arkea-Samsic
La rigidità è un fattore che apprezzi?
Mi piace sentire la bicicletta e la strada che corre sotto le ruote. Ritengo la rigidità e un buon bilanciamento del mezzo due fattori che portano dei vantaggi di primo piano.
Se appassionato di tecnica della bici?
E’ un aspetto che fa parte del mio lavoro, approfondire e capire cosa sto utilizzando. Non penso che il mestiere del ciclista sia finalizzato al solo pedalare e all’utilizzo del mezzo meccanico. Poi nei momenti clou della stagione è fondamentale concentrarsi su cosa può offrire dei vantaggi reali, ma è molto interessante sapere quanta tecnologia e ricerca si nasconde oggi dietro una bicicletta.
La nuova Oltre è una bici aero concept senza mezzi terminiDotazione Shimano completa, qui il nuovo power meterLa nuova Oltre è una bici aero concept senza mezzi terminiDotazione Shimano completa, qui il nuovo power meter
Come sarà configurata la tua Bianchi Oltre?
Un telaio taglia M, Shimano Dura Ace a 12 velocità, selle Italia SLR Boost e lo ruote Dura Ace da 50 o 60 millimetri, dipende dai percorsi. Ho imparato ad apprezzare e sfruttare i tubeless, ma qualche volta utilizzerò ancora i tubolari, magari per le corse più dure nelle quali userò anche la Specialissima.
Traspare una certa emozione quando spieghi la bici…
A me la bicicletta piace. E’ qualcosa che porto con me e va oltre l’aspetto legato al professionismo. E’ innegabile che essere appassionato di bicicletta e salire su una Bianchi, è come un pilota di F1 che guida una Ferrari. E’ molto importante e arricchisce la carriera di atleta.
Selle Italia sponsor del team, SLR Boost la sella di BarguilSelle Italia sponsor del team, SLR Boost la sella di Barguil
Anche la Specialissima?
Sì, in dotazione avrò entrambe le biciclette, ma credo utilizzerò la Specialissima per le tappe più impegnative e alcune frazioni dei grandi Giri. Sempre con le ruote da 50.
Questioni di comfort o di valore alla bilancia?
Entrambi, tenendo sempre presente che io mi trovo a mio agio con le ruote da 50, anche nelle tappe di alta montagna. In questo ragionamento una dose di comfort aggiuntiva non guasta, diciamo all’interno di un Grand Tour, ma è pur vero che a parità di configurazione la Specialissima mi permette di togliere qualche grammo. Comunque vedremo il da farsi, anche dopo aver immagazzinato i giusti chilometri con la nuova Oltre, ad aver preso il 100 per cento della confidenza.
Un caso tecnico sta agitando il dopo Roubaix della Arkea e di Bianchi. Le parole di Senechal hanno sollevato un vespaio. La colpa è davvero dei meccanici?
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Il 2022 di Bianchi si sta chiudendo con una serie di annunci davvero importanti, che fanno presagire per l’azienda di Treviglio un 2023 davvero entusiasmante, sia da un punto di vista sportivo che aziendale.
A inizio mese e nel giro di pochissimi giorni sono state annunciate due importanti novità. La prima e sicuramente la più mediatica ha riguardato il ritorno del “celeste Bianchi” nel ciclismo che conta. A partire dal prossimo anno l’Arkea-Samsic, fresca di approdo nel WorldTour, gareggerà infatti su bici Bianchi. Il team francese potrà contare sulla tecnologia e sulla rinnovata collezione di modelli Reparto Corse, guidata dalla nuova Oltre RC presentata a metà ottobre. La partnership coinvolgerà anche la formazione Pro Continental femminile e il team di sviluppo.
L’Arkea Samsic, appena approdata nel WorldTour correrà sulle bici del marchio di TreviglioL’Arkea Samsic, appena approdata nel WorldTour correrà sulle bici del marchio di Treviglio
Fari puntati sul Nord America
L’altra importante novità che ha interessato nei giorni scorsi Bianchi riguarda il mercato statunitense. L’azienda di Treviglio sta infatti proseguendo nel processo di sviluppo internazionale rinnovando la filiale Bianchi USA, rafforzando in particolare la propria presenza diretta nel Nord America. Dan Delehanty sarà il nuovo Country Manager, e farà riferimento diretto a Fabrizio Scalzotto, Chief Executive Officer e Director of Bianchi USA.
L’intervento di rinnovamento di Bianchi USA include anche una nuova sede a Monterey in California, operativa a partire dal prossimo primo dicembre.
«Nell’ambito della totale ristrutturazione di F.I.V. E. in Italia sia in termini di produzione che di distribuzione – afferma Fabrizio Scalzotto, CEO Bianchi – abbiamo deciso di riorganizzare strategicamente la distribuzione negli Stati Uniti. Il nostro desiderio è quello di essere il più vicino possibile ai nostri rivenditori e consumatori: questa è la spinta per il cambiamento».
Dan Delehanty sarà il nuovo Country ManagerDan Delehanty sarà il nuovo Country Manager
Una grande esperienza
Dan Delehanty porta con sé in dote una grande esperienza maturata nell’industria cycling. Sarà chiamato a dare impulso all’azione di Bianchi nel mercato americano, con l’obiettivo di consolidare il posizionamento del brand nella fascia di alta gamma, in particolare road racing e gravel. Avrà anche il compito sfruttare le opportunità nel mercato dell’e-bike con il progetto Bianchi Lif-E.
«Il nostro marchio può vantare una grande storia – prosegue – ma siamo focalizzati sul futuro e su una visione chiara (spiega Dan Delehanty, ndr). Siamo presenti nel segmento delle bici ad alte prestazioni e nel mondo racing con i telai Reparto Corse. Possiamo contare su una linea completa di e-bike innovative con il marchio Bianchi Lif-E, e una gamma gravel sempre più ricca. Siamo felici ed emozionati della prossima rilocalizzazione a Monterey: la casa della Sea Otter Classic e di grandi eventi su strada, mountain bike e gravel».
Con l’obiettivo di rafforzare allineamento e localizzazione delle strategie di marketing, Bianchi ha inoltre inserito nella nuova struttura americana Gavin Murray con il ruolo di Marketing Supervisor.
Due dati italiani molto forti (successi e forte vendita di biclette) fanno pensare che su questo fronte l'Italia ha saputo gestire bene i mesi del Covid
Chi vinse il Giro d'Italia di cento anni fa? Cercando di ricostruire la storia di quell'edizione abbiamo scoperto la nascita della rivalità tra Bianchi e Legnano
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Una visione che guarda oltre quella che tutti conosciamo. Bianchi stupisce e presenta la prima Hyperbike. Una bici che riscrive il concetto di top di gamma e la proietta al di là della visione aero. Si chiama Oltre RC e dispone di un perfetto sistema integrato atleta-bicicletta che garantisce performance e velocità estreme. Alla base di tutto ciò c’è la tecnologia Air Deflector e un innovativo cockpit aero. Un progetto ambizioso che sfida ogni standard costruttivo che il mercato moderno conosce e lo ridisegna attraverso la prima piattaforma all-in telaio/componenti interamente progettata da Bianchi.
I flussi d’aria vengono riordinati dalla geometria e ridistribuiti I flussi d’aria vengono riordinati dalla geometria e ridistribuiti
Aerovolution
Bianchi riscrive il concetto di bicicletta aerodinamica ad alte prestazioni con il lancio della piattaforma Oltre, guidata dalla Hyperbike Oltre RC e completata dai modelli Oltre Pro e Oltre. Una rivoluzione in termini di design e progettazione nata dalla ricerca e sviluppo del Reparto Corse Bianchi. L’idea è quella di dominare e sfruttare i flussi d’aria in maniera attiva attraverso l’ingegnerizzazione di un perfetto sistema integrato bici-atleta e telaio-componenti. Un approccio di design thinking rivoluzionario.
«Bianchi Oltre RC definisce un nuovo standard tecnologico nel mondo del ciclismo – afferma il CEO di Bianchi, Fabrizio Scalzotto – con Oltre siamo partiti da zero, creando una bici aero senza precedenti. Un progetto sviluppato dal nostro Reparto Corse che identifica un punto di svolta per il brand. La nuova famiglia Oltre rappresenta la prima piattaforma completa telaio/componenti interamente disegnata e prodotta da Bianchi: dal telaio al sistema manubrio, passando per ruote, mozzi e selle».
Il cockpit integrato e gli Air Deflector sono le punte di diamante di questa HyperbikeNon è un semplice telaio aero in quanto dispone di aerodinamica funzionale Il cockpit integrato e gli Air Deflector sono le punte di diamante di questa HyperbikeNon è un semplice telaio aero in quanto dispone di aerodinamica funzionale
Air Deflector come nel Motorsport
Un concetto preso in prestito dal mondo di moto e macchine da corsa. L’aerodinamica diventa parte integrante del progetto e determinante in maniera attiva sulla rendita del ciclista. Così come ha fatto Lotus nel 1977 introducendo le prime minigonne sulle F1. O più recentemente Ducati nel 2015 introducendo le prime alette sulle MotoGP in grado di creare deportanza e gestione dei flussi. Bianchi ha quindi disegnato e integrato ai lati del tubo sterzo gli Air Deflector, che incanalano il flusso d’aria e creano una zona di bassa pressione in corrispondenza della parte posteriore del tubo stesso. L’azione dei deflettori si integra all’attività svolta dal nuovo aero cockpit che, tramite il foro posto centralmente alla piega, genera vortici d’aria a bassa pressione indirizzati verso le gambe dell’atleta in movimento.
Il risultato è una significativa riduzione della resistenza aerodinamica del sistema atleta-bici in azione. Il tutto è certificato dai test in galleria del vento: maggiore velocità con minore sforzo. Rispetto al precedente modello Oltre XR4, Oltre RC permette di risparmiare 17 watt ad una velocità di 50 Km/h e di guadagnare 45 secondi su una distanza di 40 chilometri con una potenza espressa di 250 watt/h. In condizioni di vento variabile, invece, il vantaggio rispetto alle migliori bici aero sul mercato arriva fino al 30%, garantendo performance estreme anche in caso di improvvisi cambi di direzione del vento.
Il progetto integra l’atleta perfettamente con la linea della OltreOgni dettaglio è stato curato dal Reparto Corse di BianchiLa sella è un’altra componente studiata appositamente da BianchiIl progetto integra l’atleta perfettamente con la linea della OltreOgni dettaglio è stato curato dal Reparto Corse di Bianchi con un’attenzione maggiore per le componentiLa sella è un’altra componente studiata appositamente da Bianchi
Reparto Corse
Con l’obiettivo del massimo rendimento il Reparto Corse di Bianchi ha voluto studiare e cucire su misura ogni dettaglio del sistema telaio/componenti della Oltre RC. Una ricerca ossessiva che ha portato la casa italiana a progettare e produrre componenti esclusivi ingegnerizzati da un team di esperti dedicato.
La coppia di ruote tubeless ready Reparto Corse RC50 ed RC65 sono state elaborate seguendo quattro direttrici: rigidità, scorrevolezza, peso e design. Le nuove ruote, con finitura in carbonio 3K, sono rigide, super-reattive e hanno un peso di 1.540 grammi (la coppia) mentre le performance in termini di scorrevolezza sono garantite dalla tecnologia SPB Tech Supern Precision Bearings. Alle ruote si aggiunge la sella RC139 carbon air, con pad sviluppato tramite tecnologia 3D e peso pari a 168 grammi. Una seduta che consente all’atleta di mantenere una posizione aerodinamica anche sulle lunghe distanze senza rinunciare alla migliore ergonomia.
L’estetica è innovativa e totalmente originale, a partire dal profilo non semplicemente aeroL’estetica è innovativa e totalmente originale, a partire dal profilo non semplicemente aero
Vedere e “toccare” nel Metaverso
Un progetto di questo tipo fa si che l’utente sia proiettato nel futuro dell’innovazione. L’alba di un nuovo concetto è qualcosa che tutti devono quantomeno vedere o venirne a conoscenza. Con questo obiettivo Bianchi ha sviluppato un avanzato spazio di comunicazione digitale 3D che utilizza realtà virtuale e realtà aumentata.
Oltre alla Virtual Experience accessibile su bianchi.com, grazie ad uno speciale filtro disponibile su tutti i canali social Bianchi (Instagram, TikTok e Facebook), ogni appassionato potrà vivere la sensazione di vedere e quasi “toccare” la nuova Oltre RC. Un’esperienza online multicanale estremamente vicina alla realtà.
La famiglia Oltre si suddivide in tre modelli: Oltre RC, Oltre Pro e OltreLa famiglia Oltre si suddivide in tre modelli: Oltre RC, Oltre Pro e Oltre
Famiglia Oltre e prezzi
A comporre la gamma Oltre i modelli in catalogo sono tre: Oltre RC, Oltre Pro e Oltre.
Oltre RC è il nuovo top di gamma della collezione aero racing di Bianchi, pensata per gli atleti più estremi alla ricerca della massima velocità. Questo modello è in grado di dominare i flussi d’aria, riducendo la resistenza aerodinamica ed aumentando la velocità dell’intero sistema bici-atleta. Disponibile in sei taglie e tre differenti colorazioni, tutte con verniciatura ultralight e carbonio a vista: antracite con inserti celesti, antracite con inserti bianchi e antracite con inserti viola iridescente. Prezzo a partire da 13.800 euro.
Oltre Pro condivide gli stessi principi costruttivi e colorazioni del modello top di gamma RC e si caratterizza per l’impiego della tecnologia Air Deflector e per il nuovo manubrio aero. Il telaio integra nella fibra di carbonio il sistema di cancellazione delle vibrazioni Bianchi CV, aumentando il comfort di guida per un ciclista meno estremo. Il prezzo consigliato al pubblico parte da 8.000 euro.
Infine Oltre che rappresenta la porta di ingresso alla neonata collezione aero di Bianchi. Derivato dalle versioni superiori Pro ed RC, il modello Oltre è progettato per una tipologia di ciclisti più ampia ma sempre alla ricerca del brivido della velocità. Il telaio e la forcella full carbon di Oltre garantiscono elevate prestazioni in termini di rigidità e reattività. Disponibile in tre colori celeste, bianco e grigio scuro. Prezzo consigliato al pubblico a partire da 5.400 euro
Le nuove Bianchi Oltre, Oltre Pro e Oltre RC saranno disponibili presso la rete di rivenditori Bianchi a partire da novembre 2022.
Non è una novità in senso assoluto, ma la Bianchi Specialissima CV disc doveva rientrare nel portfolio dei nostri test e così è stato. E’ una bicicletta comoda e unica per come esprime la performance.
Nella configurazione test ha un valore alla bilancia molto contenuto, 6,88 chilogrammi rilevati, peso che può essere ridotto ulteriormente con un upgrade delle ruote. Di seguito i nostri feedback.
Cosa significa? Il Countervail è una sorta di membrana viscoelastica integrata nel carbonio, ma non sostituisce la fibra composita. Aumenta il potere dissipante spalmando le vibrazioni e attutendo gli effetti negativi di queste ultime.
Il risultato è tradotto in un aumento del comfort, della stabilità del mezzo e in un potere elastico a favore della performances tecnica.
Il nodo sella, il tricolore e il marchio di fabbrica: Specialissima CVIl nodo sella, il tricolore e il marchio di fabbrica: Specialissima CV
L’allestimento
La Bianchi Specialissima del test è una taglia 55. Ha la trasmissione Shimano Dura Ace 12v e le ruote Vision 40SC con predisposizione tubeless. Gli pneumatici sono i Pirelli PZero da 26 in versione copertoncino. La sella è una Fizik Antares R3 standard, ovvero non è una sella corta. Interessante la scelta del gruppo guida e del seat-post, tutto marchiato Reparto Corse Bianchi e prodotti da FSA per la casa di Treviglio, belli, leggeri e con una buona ergonomia. Ovviamente sono full carbon. Il reggisella ha un diametro di 27,2 millimetri. Lo stem e la serie sterzo sono di natura ACR e permettono il passaggio integrale/interno delle guaine, senza limiti sul raggio di sterzata (sempre un’ottima soluzione). Il prezzo di listino è di 11.749 euro.
Le scritte specchiateIl cockpit Reparto Corse e la serie sterzo ACRIl forcellino del deragliatore può essere rimossoLe scritte specchiateIl cockpit Reparto Corse e la serie sterzo ACRIl forcellino del deragliatore può essere rimosso
Impatto estetico e dettagli
A tratti è una bicicletta con un design minimale, ma dipende da quale angolazione la si guarda. E’ sinuosa ed è moderna nelle forme, con il classico celeste che è sempre un bel vedere.
La ricerca delle soluzioni che danno qualcosa in più si nota a partire dal profilato dello sterzo, con una vistosa nervatura centrale, quasi uno spigolo. E’ un particolare che richiama un concetto aerodinamico ripreso dalla piattaforma Oltre e dalla bici da crono Aquila CV. La stessa nervatura caratterizza la sezione inferiore della tubazione obliqua, fino alla scatola del movimento centrale.
La forcella ha gli steli voluminosi ai lati e con una sezione ridotta frontalmente. Hanno un’asimmetria appena accennata nella parte bassa, legata principalmente al supporto della pinza del freno e alle sedi del perno passante.
Il piantone si ferma nel punto di innesto con l’orizzontale, ne guadagnano il comfort e l’elasticità del reggisella. Questo fattore ha dei risvolti apprezzabili quando la strada è sconnessa e anche nel lungo periodo.
Il nodo sella ha un rinforzo importante con un duplice obiettivo. Il primo è contenere il blocco di chiusura del seat-post, con una brugola esterna e semplice da raggiungere. Il secondo è quello di irrobustire una zona dove convergono tante forze, messa costantemente sotto stress.
E poi le tubazioni del carro. Quelle oblique hanno una sezione arrotondata sopra, schiacciata al centro e più squadrata verso il basso, dove c’è anche una sorta di drop-in che aiuta ad accorciare la lunghezza del retrotreno. Gli stays bassi sono piuttosto voluminosi e lunghi 41 centimetri (per le due misure più grandi, 59 e 61, la lunghezza è rispettivamente di 41,2 e 41,3).
La nervatura dello sterzo e sotto l’obliquoIl classico e storico logo BianchiLa scatola del movimento centrale è larga 86,5Il nodo sella con il fazzoletto posteriore di rinforzoIl fodero obliquo cambia forma di continuoLo shape del fodero basso posterioreIl piantone asimmetrico nella parte bassaIl forcellino del deragliatore può essere rimossoLa nervatura dello sterzo e sotto l’obliquoIl classico e storico logo BianchiLa scatola del movimento centrale è larga 86,5Il nodo sella con il fazzoletto posteriore di rinforzoIl fodero obliquo cambia forma di continuoLo shape del fodero basso posterioreIl piantone asimmetrico nella parte bassaL’abbondante zona del perno passante
Una geometria comoda
La taglia in test prevede una tubazione dello sterzo da 14 centimetri, 55 per l’orizzontale e 50 per il piantone, quindi uno slooping non marcato. Il reach è di 38,9 e lo stack è di 54 centimetri, valori che confermano la volontà di proporre una bicicletta non estremizzata, che però lascia ampio margine di personalizzazione.
Significa che si può limitare l’impiego degli spacers tra stem e battuta dello sterzo. Significa che si sfrutta a pieno anche un reggisella zero off-set, componente quest’ultimo che potrebbe giovare (non poco) agli scalatori e agli amanti delle posizioni avanzate.
Specialissima, una bici per le lunghe distanze (foto Matteo Malaspina)Specialissima, una bici per le lunghe distanze (foto Matteo Malaspina)
In conclusione
Se pur la colorazione celeste sia un chiaro richiamo alla storia dell’azienda, la Bianchi Specialissima CVDisc non è una signora, ma una ragazzina con un carattere brioso, ma non maleducato.
Il comfort che esprime va di pari passo alla capacità di interfacciarsi bene con delle ruote ad alto profilo (non altissimo) e comunque leggere, piuttosto che delle ruote basse. La BianchiSpecialissimaè una bici leggera e gratificante nel corso delle lunghe scalate, mai nervosa. Il fatto di avere un wheelset che permette di sfruttare a pieno le potenzialità della bicicletta, è un fattore non secondario, da tenere ben presente.
L’Italian Bike Festival, partito oggi nel caldo sole del Misano World Circuit, è un incontro continuo di persone e di colori. Prodotti nuovi e particolari, bici delle varie forme e dimensioni che si incontrano sull’asfalto del circuito dedicato a Marco Simoncelli. Nel girare tra i vari stand incontriamo Leonardo Zeduri, marketing and communication specialist di Bianchi. Leonardo ci presenta la nuova e-gravel di casa Bianchi: la e-Arcadex, presentata giovedì 8 settembre, ed in questi giorni di fiera visibile in anteprima mondiale.
Sulla e-Arcadex è possibile montare tutti i gruppi gravel: qui in foto l’Ekar di Campagnolo a 13 velocitàIl passaggio delle ruote è stato allargato rispetto alla versione muscolare, la massima sezione che si può montare è da 45 millimetriBianchi ha rinforzato il carro posteriore per renderlo più adatto alla maggior potenza del motore BoschE’ possibile montare tutti i gruppi gravel: qui l’Ekar di CampagnoloIl passaggio delle ruote è maggiore, la massima sezione utilizzabile è da 45 millimetriSi è rinforzato il carro posteriore per adattarlo alla potenza del motore Bosch
Una nuova frontiera
«E’ il nuovo riferimento dell’azienda per il settore e-gravel – ci racconta nel suo stand Leonardo – ed è un progetto che nasce direttamente dal modello muscolare Arcadex. Si tratta di una bici pensata per chi ha piacere di andare in bicicletta e di starci molte ore. Ha una geometria molto confortevole e ti permette di avere una buona performance per un buona durata di tempo, tanto sull’asfalto quando sul fuori strada. Una delle novità principali, è che noi di Bianchi abbiamo disegnato un passaggio ruota molto più largo rispetto al modello muscolare. Sulla e-Arcadex possono essere montati copertoni fino a 45 millimetri di larghezza. Una scelta votata anche al mondo del bikepacking e del cicloturismo».
Bianchi ha portato una bella novità introducendo il reggisella giroscopicoIl reggisella giroscopico si aziona da questa leva sulla parte sinistra del manubrioBianchi ha portato una bella novità introducendo il reggisella giroscopicoIl reggisella giroscopico si aziona da questa leva sulla parte sinistra del manubrio
Dettagli tecnici
«Il motore è il Bosch Performance Line CX: 250 watt di motore ed una batteria da 500 watt all’ora, con autonomia stimata di 115 chilometri e capacità di ricaricarsi completamente in sole 4 ore. E’ possibile montare tutti i gruppi gravel possibili: da Campagnolo a Sram e Shimano».
«Un altro dettaglio importante sulla e-gravel – riprende – è che è stato montato per la prima volta un reggisella telescopico, con una sospensione integrata di 40 millimetri di assorbimento agli urti. In più il reggisella ha un’escursione di altri 80 millimetri. Si attiva con un pulsante che si trova nel lato sinistro del manubrio.
La e-Arcadex è disponibile anche nella colorazione glacierInoltre è stata lanciata anche la e-Tourer, una bici pensata per gli spostamenti cittadiniLa e-Arcadex è disponibile anche nella colorazione glacierInoltre è stata lanciata anche la e-Tourer, una bici pensata per gli spostamenti cittadini
Due versioni e tre colori
I colori utilizzati per la nuova e-Arcadex sono tre: forest, glacial e desert, per richiamare ancora di più il contatto del gravel con la natura circostante. La seconda versione presente, oltre a quella gravel è la versione Tourer, altra novità proposta da Bianchi.
«Una bici dotata di una serie di luci all’anteriore ed una di posizione al posteriore, sono stati montati dei parafanghi perché come dice il nome è una bici pensata per la vita di tutti i giorni. Ha una capacità di carico di 15 chili, quindi molto utile in città e anche nei brevi spostamenti. La massima misura di copertoni utilizzabile è da 40 millimetri, proprio per la presenza dei parafanghi».
Il marchio Bianchi ha un legame fortissimo con il Giro d’Italia. In sella ad una Bianchi hanno scritto pagine indimenticabili del nostro sport campioni del calibro di Fausto Coppi, Felice Gimondi e Marco Pantani.
Anche per quest’anno l’azienda ricopre il ruolo di Official Sponsor della Corsa Rosa. Per l’occasione ha anche realizzato una edizione speciale del modello Specialissima.
In concomitanza con l’edizione 2022 del Giro d’Italia, Bianchi Media House ha presentato “Giro Reflections”, un road movie a episodi che vuole raccontare storie di persone, luoghi e biciclette tra Ungheria e Italia. Narratore e protagonista del nuovo format video è Nicholas Roche, da poco sceso di sella e subito pronto a vestire i panni del narratore (in apertura foto Giro Reflections).
Nicolas Roche sarà narratore e protagonista della serie “Giro Reflections” (foto Giro Reflections) Nicolas Roche sarà narratore e protagonista della serie “Giro Reflections” (foto Giro Reflections)
Non solo innovazione
In questi ultimi anni Bianchi si è confermata come un’azienda di riferimento, capace di anticipare le tendenze future con scelte strategiche mirate. Basti solo pensare al nuovo progetto di sviluppo della storica sede di Treviglio che in pochi anni porterà ad un significativo incremento della capacità produttiva dell’azienda.
Accanto all’innovazione, in Bianchi ricopre un ruolo altrettanto importante la capacità di ispirare, di creare community e di farsi portatrice di uno stile di vita. E’ su queste basi che Bianchi Media House ha deciso di lanciare il progetto-film “Giro Reflections”. Si tratta di un road movie in quattro episodi che racconterà storie inedite e il dietro le quinte della Corsa Rosa, allargandosi a nuovi ed interessanti riflessioni: persone, luoghi noti o sconosciuti, culture, cibi ed emozioni sportive.
Il campione irlandese con il telaio della Bianchi Specialissima dedicata al Giro d’Italia (foto Giro Reflections) Il campione irlandese con il telaio della Bianchi Specialissima dedicata al Giro d’Italia (foto Giro Reflections)
Roche racconta
Come dicevamo all’inizio come volto, voce, ma anche gambe, è stato scelto Nicolas Roche. L’ex professionista irlandese vivrà il suo viaggio a contatto con l’esperienza del Giro d’Italia e la cultura dei luoghi attraversati, attraverso un’angolazione del tutto personale. Lo farà in sella a differenti modelli Bianchi. Roche potrà infatti scegliere tra i modelli Oltre XR4, Specialissima, Impulso Pro fino alle e-Bike della gamma e-Omnia.
I quattro episodi saranno visibili su Youtube e sulla piattaforma social e digital di Bianchi. Al termine del Giro d’Italia, “Giro Reflections” sarà invece disponibile come short movie in versione integrale.
Si tratta di un documentario che racconta le storie di territori, persone e biciclette tra Ungheria e Italia (foto Giro Reflections) Si tratta di un documentario che racconta le storie di territori, persone e biciclette tra Ungheria e Italia (foto Giro Reflections)
Arriva TikTok
Contemporaneamente al lancio del progetto “Giro Reflections”, è stato inaugurato il canale ufficiale TikTok. Insieme all’intera piattaforma digital Bianchi, il nuovo canale racconterà con pillole veloci e filmati inediti il viaggio di Roche. Il profilo TikTok del brand, già attivo sulla piattaforma social, ha cominciato la sua pubblicazione nei giorni scorsi ed accompagnerà gli appassionati lungo tutto il Giro d’Italia e oltre.
Bianchi sarà presente al Giro con il Bianchi Experience Center, l’esclusivo motorhome che viaggerà al seguito della Carovana Rosa e sarà presente in tutte le sedi di partenza. Gli appassionati del brand, e non solo loro, avranno la possibilità di toccare con mano le ultime novità Bianchi e chiedere consigli sui modelli esposti allo staff dell’azienda di Treviglio presente in carovana.
Dalla Sicilia al Tour of the Alps, così cambia l'avvicinamento di Zana al Giro d'Italia. Che parla di quanto sia difficile correre in mezzo agli squadroni
Il suo italiano è ancora molto buono, con un leggero accento lombardo: Tommy Prim è ancora molto legato all’Italia, dove ha trascorso tutta la sua carriera da professionista. Non molto lunga, dal 1980 all’86, ma ricca di momenti importanti, perché Prim, in un’epoca di grandi specialisti delle corse a tappe, è stato uno di essi, per due volte finito al secondo posto al Giro d’Italia. Era una delle colonne della Bianchi, quella che al tempo era una squadra fortissima con Baronchelli e Contini e tanti aiutanti di spicco.
Quella era una squadra vera, dentro e fuori le corse e infatti quel legame che si costruì allora è andato avanti nel tempo e neanche la distanza lo ha spezzato. Prim è tornato nella Svezia, a Varberg, nel sud, ma spesso torna in Italia per rimpatriate con i suoi vecchi amici: «Alla Pedalando coi Campioni a Casazza in ottobre non manco mai, è l’occasione per rivederci e cavalcare l’onda dei ricordi. Peccato solo che il Covid mi ha impedito di farlo recentemente, ma quest’anno non mancherò».
Prim è nato il 29 luglio 1955. Professionista per 6 anni, ha ottenuto 19 vittoriePrim è nato il 29 luglio 1955. Professionista per 6 anni, ha ottenuto 19 vittorie
La crisi del ciclismo svedese
Con Prim l’occasione è utile per affrontare un tema: nell’epoca del ciclismo universale, dei Paesi degli altri continenti che emergono, ci sono anche scuole storiche che vivono una profonda crisi. La Francia ne è uscita da poco, trascinata dalle imprese di Julian Alaphilippe, la Polonia guarda con rimpianto al secolo scorso quand’era una guida nel ciclismo dilettantistico. Negli anni Ottanta la Svezia viveva una stagione di grandi nomi, con Prim, l’olimpionico Johansson, Sven Ake Nilsson senza tornare indietro ai mitici fratelli Pettersson. Di quella scuola però non c’è più traccia.
Prim, che fine ha fatto il ciclismo svedese?
Oggi è molto più difficile emergere rispetto ai miei tempi. Ci sono poche squadre e i ragazzi, che pure mostrano qualche capacità, non hanno poi quello spirito di sacrificio necessario per andare all’estero. Il calendario interno c’è, ma la base di praticanti è ridotta e la Federazione non ha grandi idee per invertire la rotta.
Eppure i vostri vicini norvegesi stanno vivendo un periodo molto buono e duraturo…
Sì, la differenza è evidente ed è causata proprio da questa diversa impostazione. Lì si cerca anche di acquisire talenti dallo sci di fondo, ragazzi che mostrano grandi capacità di resistenza e che soprattutto hanno voglia di diventare forti, questo spirito da noi manca un po’, è diverso dalla nostra generazione: noi avevamo voglia di emergere, io a 17 anni avevo già trovato squadra e come me ce n’erano altri.
Con Ferretti i “suoi ragazzi”: Pozzi, Vanotti, Baronchelli, Contini e a sinistra PrimCon Ferretti i “suoi ragazzi”: Vanotti, Baronchelli, Contini e a sinistra Prim
Finisti subito in una squadra italiana.
Al tempo l’Italia era la Mecca del ciclismo e la Bianchi era un marchio famosissimo. Io avevo cercato appositamente un contratto in Italia perché sapevo che se volevo emergere era il posto ideale. C’era l’ambiente più professionistico, d’inverno ci si preparava già per la stagione, a marzo si cominciava a gareggiare già con una buona condizione di forma.
Riguardando indietro alla tua carriera, sei contento di quello che hai fatto?
Decisamente, ho ottenuto 19 vittorie di cui alcune anche importanti come un Giro di Romandia e una Parigi-Bruxelles. Sono stato due volte secondo al Giro e forse quello è il mio rammarico maggiore. Nel 1981 sono finito a 38” da Battaglin e forse, se la squadra avesse investito da subito su di me abbandonando la formula dei tre capitani, le cose sarebbero andate diversamente.
Non hai mai corso il Tour de France: ti manca?
Un po’ sì, ma la Bianchi non aveva interessi in Francia e non vi partecipava mai. E’ un peccato perché penso che nel 1982-83 avrei potuto fare molto bene, nell’82 in particolare ero stato 5° alla Sanremo e alla Liegi e 2° al Giro, è stato il mio anno migliore. A me piacevano molto le corse in Francia e Belgio perché si battagliava sin dall’inizio, in Italia invece si partiva sempre piano e la corsa si animava molto avanti.
Prim affiancato alla maglia rosa Hinault. E’ il Giro 1982, il francese lo precederà di 2’35”Prim affiancato alla maglia rosa Hinault. E’ il Giro 1982, il francese lo precederà di 2’35”
Saresti stato bene nel ciclismo odierno, allora…
Mi piace molto il ciclismo di oggi, le classiche non me le perdo mai, nei grandi giri guardo sempre i tapponi di montagna. Non c’è un corridore che mi piaccia più di altri, è un ciclismo con tanti campioni che ammiro.
Qual è l’impresa alla quale sei rimasto più legato?
Forse la Tirreno-Adriatico del 1984, nella tappa di Monteprandone provarono in tutti i modi a strapparmi la maglia, ma la difesi con i denti e nella cronometro finale la salvai per appena 2” sullo svizzero Machler e 5” su Visentini. Fu davvero una bella soddisfazione.
Era un ciclismo diverso, dove anche fra squadre rivali c’erano comunque legami…
Questo è vero, ancora oggi con tanti corridori di allora siamo rimasti in contatto: Moser, Gavazzi… Di amici ne ho tanti, soprattutto in Italia, per questo mi piace sempre tornarci.
Lo svedese ha concluso un solo mondiale, nel 1985 a Valkenburg finendo 33°Lo svedese ha concluso un solo mondiale, nel 1985 a Valkenburg finendo 33°
Hai continuato ad andare in bici?
Altroché… Soprattutto dopo che sono andato in pensione, lo scorso anno ho fatto più chilometri in assoluto da quando ho smesso e quest’anno sono già oltre quota 4.000. Mi piace molto pedalare dalle mie parti, la Svezia è abbastanza piatta, ogni tanto ci sono strappi anche al 20 per cento di pendenza, ma sono brevi. Qui la bici è molto utilizzata perché è un mezzo di spostamento comodo e non inquina, poi è vero che non ci sono tante corse ciclistiche, ma c’è una Granfondo molto importante e tanti si allenano per quella.
Chi vinse il Giro di 100 anni fa? E’ cercando di rispondere a questa futile domanda che si scopre ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, che le storie del ciclismo sono infinite e incredibili. Colpi di scena, liti, imprese, bufere di neve, squalifiche… Il Giro d’Italia del 1922, vinto da Giovanni Brunero, non ne fu esente.
Tra l’altro un Giro che toccò tre località in cui farà tappa anche quello che scatterà da Budapest il prossimo 6 maggio, vale a dire Napoli, Pescara e Torino. E anche diversi tratti di percorso, tra cui il Macerone e il Piano delle Cinque Miglia, che si affronteranno nel corso della tappa numero nove, e che furono determinanti per quell’edizione.
Quel Giro d’Italia si disputò in un clima sociale che cominciava a farsi più che teso. La classe operaia insorgeva. Quella politica, come spesso accade, non coglieva il malcontento e le camicie nere, che fascisti ancora non erano, prendevano sempre più forza. Da lì a pochi mesi avrebbero marciato su Roma.
La planimetria del Giro d’Italia 1922 (foto Archivio A. Freschi)La planimetria del Giro d’Italia 1922 (foto Archivio A. Freschi)
Il fattaccio
Era il decimo Giro della storia. Andava da Milano a Milano, contava dieci tappe e misurava in tutto 3.095 chilometri. All’epoca non si correva tutti i giorni vista la lunghezza delle frazioni. Solitamente si faceva la tappa e poi si osservavano un paio di giorni di riposo. Le frazioni erano lunghissime, le strade erano bianche, le bici di ferro e le medie di conseguenza erano basse. Ammesso che fare i 25 all’ora in quelle condizioni fosse poco!
Il fattaccio si consumò nella prima frazione, la Milano-Padova. Si devono superare subito due salite Sant’Eusebio e il Pian delle Fugazze, e per l’epoca non era un qualcosa di molto diffuso. Ma il ciclismo, allora come oggi, stava cambiando e di lì a poco proprio le salite avrebbero dominato la scena e gli immaginari comuni.
Ma torniamo a quel 10 maggio di cento anni fa. Il Giro d’Italia parte all’alba. Al via 75 corridori, tra cui i favoriti Costante Girardengo e Gaetano Belloni della Bianchi e Giovanni Brunero, della Legnano. Sulla discesa delle Fugazze Brunero, in testa, cade. Rompe una ruota e la sostituisce. Come? Con quella del compagno Sivocci, che a sua volta ne prese una da un altro gregario meno forte, finché quest’ultimo non si arrangiò a ripararla come da regolamento.
Questa azione infatti non si poteva fare. Le bici e i loro componenti si potevano riparare, ma non sostituire. EugeneChristophe si ricostruì la forcella durante un Tour de France sotto gli occhi del giudice, tanto per dire.
Questa sostituzione in qualche modo mette le ali a Brunero. Il corridore della Legnano arriva a Padova con oltre 15′ di vantaggio su Belloni. La Bianchi di Girardengo protesta e l’UVI (la Federazione non esisteva, c’è era l’Unione Velocipedistica Italiana) infligge 25′ di penalità a Brunero.
Brunero intento a lavorare sulla sua bici durante quel Giro. Non è sicuro che si tratti della sostituzione “incriminata”
Un ritratto di Giovanni Brunero, piemontese classe 1895 (foto Archivio A. Freschi)
Brunero intento a lavorare sulla sua bici durante quel Giro. Non è sicuro che si tratti della sostituzione “incriminata”
Un ritratto di Giovanni Brunero, piemontese classe 1895 (foto Archivio A. Freschi)
Rivincita Girardengo
Questa penalità però non era sufficiente secondo i dirigenti della Bianchi. La polemica proseguì. E alla fine la Bianchi ottenne almeno che Brunero corresse sub iudice.
Costante Girardengo era un mastino. Non a caso fu il primo Campionissimo della storia. Se si contassero tutte le sue vittorie, anche quelle su pista quasi doppierebbe Merckx. Si stima siano oltre mille. Il dato certo è difficile da stabilire. Anche perché non tutte erano gare “ufficiali”.
Dopo aver mangiato riso, uova e carne bianca (Girardegno era un maniaco dell’alimentazione), due giorni dopo Girardengo approfittò delle sue grandi doti di passista e pistard. Mise tutti in fila in volata nella Padova-Portorose, che oggi si troverebbe in Slovenia. Tuttavia questa sua cavalcata non bastò a togliere la laedership al compagno Belloni, mentre Brunero, con la penalità dei 25′ era quarto.
L’attraversamento dell’Isonzo durante la seconda tappa, vinta da Girardengo (foto Fondazione Pirelli)
Un rifornimento durante il Giro del 1922 (foto Fondazione Pirelli)
Il gruppo lungo le rampe della frazione Pescara-Napoli di 267 km, vinta da Aymo (foto Fondazione Pirelli)
Giovanni Brunero, festeggiato a Milano
L’attraversamento dell’Isonzo durante la seconda tappa, vinta da Girardengo (foto Fondazione Pirelli)
Un rifornimento durante il Giro del 1922 (foto Fondazione Pirelli)
Il gruppo lungo le rampe della frazione Pescara-Napoli di 267 km, vinta da Aymo (foto Fondazione Pirelli)
Giovanni Brunero, festeggiato a Milano
Ritiro Bianchi
La terza frazione va a Belloni. Non cambia nulla nella generale, ma ecco che prima della quarta tappa, la Bologna-Pescara, arriva la sentenza: Brunero può correre. E’ confermata la penalità dei 25′, ma su di lui non pendono altre accuse. La Bianchi non ci sta e si ritira. E la stessa cosa fa la Maino.
Brunero, che comunque non era uno sprovveduto visto che era il campione uscente del Giro e aveva già vinto gare come la Milano-Sanremo pochi mesi prima (proprio su Girardengo), plana verso la conquista del Giro. Corre da dominatore e se la vede con il bravo Bartolomeo Aymo, ricordato anche da Ernest Hemingway in Addio alle Armi.
Controlla Aymo nell’appenninica Pescara-Napoli, dove si scalano il Macerone e anche il Piano della Cinque Miglia e fa il diavolo a quattro in una delle tappe più lunghe, la Roma-Firenze di 319 chilometri.E’ proprio salendo verso Radicofani che di fatto vince il Giro. Stacca tutti in salita e vola attraverso la Val d’Orcia, il Chianti e arriva a Firenze con quasi 4′ su Aymo. E’ il nuovo leader del Giro.
Ma a quel tempo, nulla poteva essere dato per certo. Un guasto poteva essere fatale. E qualche rischio Brunero lo corse. Accadde nella nona e penultima tappa, ma stava talmente bene che alla fine arrivò a Torino con appena 22” di ritardo da Aymo. Per suggellare il trionfo schiacciò tutti nella tappa finale, infliggendo allo stesso Aymo altri 6′.
Girardengo (a sinistra) e Brunero: la rivalità si accese già alla Sanremo persa clamorosamente allo sprint da Costante che era velocissimoGirardengo (a sinistra) e Brunero: la rivalità si accese già alla Sanremo persa clamorosamente allo sprint da Costante che era velocissimo
Radici di una rivalità
Quel che accadde in quel decimo Giro d’Italia fu un fatto che col tempo chiaramente si affievolì, ma si può dire che una buona fetta della rivalità tra Legnano e Bianchi nacque in quel Giro. Quella “non squalifica” di fatto fu il germe del derby tra le due case. Bartali e Coppi non potevano che militare in queste due squadre.
Girardengo (Bianchi) non l’aveva mandata giù. E Brunero (Legnano) non si era certo abbandonato agli eccessi di fair play che si vedono oggi. Pagata la sua penalità andò avanti a testa alta.
Ma la rivalità Bianchi-Legnano è scoppiata. L’anno dopo, 1923, proprio Brunero e Girardengo, tra l’altro entrambi piemontesi, il primo torinese, il secondo alessandrino, se le danno di santa ragione.
Brunero, più scalatore, prova a metterlo in difficoltà sulle rampe di nuovo del Macerone. Costante tiene botta e di fatto non corre più rischi. Alla fine la spunterà Girardengo per soli 37”, un niente per il ciclismo di quell’epoca, vincendo ben otto delle dieci tappe in programma.
Due dati italiani molto forti (successi e forte vendita di biclette) fanno pensare che su questo fronte l'Italia ha saputo gestire bene i mesi del Covid
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