Continental italiane: «Rimandare i ProTeam femminili»

30.11.2023
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La decisione dell’UCI di introdurre i ProTeam femminili dal 2025, in Italia sta già allineando il pensiero di tutte le continental. Nessun loro dirigente è favorevole, quantomeno per la poca chiarezza di un argomento particolarmente delicato ad un solo anno dall’entrata in vigore della riforma.

Al malumore e scetticismo suscitati ieri al nostro primo giro di opinioni, oggi fanno eco le parole di Massimo Ruffilli della GB Junior Team, Renato Pirrone della Mendelspeck e Matteo Ferrari dell’Aromitalia Basso Bikes Vaiano, gli altri tecnici che abbiamo interpellato. Requisiti economici minimi garantiti, fidejussioni bancarie, sponsor, calendario, atlete e organizzazioni sono alcune degli aspetti che toccheranno da vicino sia le nuove formazioni professional che le già esistenti continental (in apertura foto Spalletta). Andiamo a vedere il loro punto di vista.

L’UCI pensa alla nascita dei ProTeam femminili, ma nel WT si è appena concretizzata la fusione tra Jayco Alula e Liv Racing
L’UCI pensa alla nascita dei ProTeam femminili, ma nel WT si è appena concretizzata la fusione tra Jayco Alula e Liv Racing

Il pensiero della GB Junior Team

Esattamente un anno fa la GB Junior Team prendeva la licenza UCI per ampliare la propria visibilità attraverso la partecipazione al Giro Donne e tutto il resto del calendario nazionale. Uno sforzo oneroso non indifferente per la realtà di Massimo Ruffilli, che tuttavia ora rischia di non bastare più.

«Ve lo dico sinceramente – attacca il team manager lombardo – ma vedo brutta la situazione. Adesso tutto ruota attorno alle cifre obbligatorie pretese dall’UCI, che tendono a salire a fronte di un numero sempre uguale di sponsor. Stiamo facendo piccoli “grandi” passi per fare crescere le nostre ragazze. Quest’anno per la prima volta faremo un lungo ritiro in Spagna ad inizio 2024 perché ci hanno invitati nelle tre gare di Mallorca (nuove per il calendario femminile, ndr) e vogliamo farci trovare pronte. E’ una spesa che sosteniamo volentieri perché ci crediamo e perché per le nostre squadre la missione è quella di correre il Giro. Come il Tour per le francesi. Se però con la nuova riforma togli loro quella possibilità, allora per le continental ci sarà poco da fare».

Il Gb Junior Women ha preso la licenza UCI nel 2023, ma la nuova riforma dei ProTeam rischia di limitarne l’attività
Il Gb Junior Women ha preso la licenza UCI nel 2023, ma la nuova riforma dei ProTeam rischia di limitarne l’attività

«Al momento quella dell’UCI – conclude Ruffilli – sembra più una mossa politica che sportiva a favore dei piccoli team, ma credo che prima dovrebbero sistemare la nostra categoria. Anziché tassarci di ogni cosa, mi piacerebbe che l’UCI creasse un calendario ed un mercato per le continental ben regolamentati, anche in termini economici. O che magari potesse suggerire connubi tra professional maschili e continental femminili dello stesso Paese, benché sappia che è pura utopia. In ogni caso dovremo fare certe valutazioni, se si andrà verso una determinata direzione. Potrei anche pensare ad una fusione con un’altra continental, però il rovescio della medaglia sarebbe che delle atlete resterebbero a piedi. E quest’anno hanno smesso circa 40 ragazze, non si può continuare un trend simile».

Parola al Team Mendelspeck

Rispetto al GB Junior Team, la Mendelspeck ha acquisito la licenza UCI con un anno di anticipo, ad inizio 2021. Il team manager Renato Pirrone è nel ciclismo da tanti anni e si dimostra molto diplomatico nel valutare la possibile riforma che andrebbe a condizionare il suo lavoro.

«Anch’io sono in linea con i colleghi – analizza il dirigente di Laives – e penso che gli aspetti fondamentali saranno due: calendario e requisiti economici. Le continental continueranno a vivere solo se potranno fare un certo tipo di gare. Ad oggi le WorldTour possono correre sempre e ovunque, come al Liberazione che è una 1.2 (lo status più basso, ndr), anche se inizialmente la norma non doveva essere così. Un organizzatore per far alzare sempre di più il livello della propria corsa vuole sempre i top team, però non può e non potrà essere sempre così. In questi due anni non abbiamo fatto troppe polemiche per evitare di “giocarci” un invito per l’anno dopo, ma abbiamo dovuto accettare dei compromessi per partecipare ad alcune gare, anche di prestigio. Non è giusto nei confronti delle continental, specie se piccole o non ricche come le nostre».

Francesca Tommasi è appena passata dalla Mendelspeck alla BePink. Per il futuro qualcuno auspica un mercato regolamentato meglio (foto Ph Rosa)
Francesca Tommasi è appena passata dalla Mendelspeck alla BePink. Per il futuro qualcuno auspica un mercato regolamentato meglio (foto Ph Rosa)

«L’UCI è sempre molto veloce e solerte nel mandarti le sanzioni via email – chiude Pirrone – ma per questo caso non si sono preoccupati di avvisarci. Associazioni come l’ACCPI potrebbero intermediare con l’UCI per cose come queste. Tuttavia le ultime voci dicono che questa riforma la vogliano posticipare ad inizio 2027. Sarebbe la decisione più saggia, a patto che pongano certi parametri anche per le continental, per evitare che valga tutto a livello contrattuale come è stato finora. Nel frattempo noi avremmo la possibilità di fare certi piani con i nostri sponsor per progettare meglio il futuro».

Tutto libero. Attualmente le WorldTour partecipano anche alle gare di classe 2. Originariamente la regola era un’altra (foto Guillaume DirectVelo)
Tutto libero. Attualmente le WorldTour partecipano alle gare di classe 2, ma la regola era un’altra (foto Guillaume DirectVelo)

Il Vaiano in controtendenza

Una delle formazioni storiche del movimento italiano è l’Aromitalia Basso Bikes Vaiano che vuole essere preparata alla eventuale novità. Il diesse Matteo Ferrari, braccio destro del team manager Paolo Baldi, ha ben chiara la situazione che potrebbe delinearsi, tanto da essere l’unico un po’ più fiducioso di tutti malgrado tutto.

«Quando abbiamo saputo della notizia – spiega – abbiamo fatto un sondaggio generale tra i nostri sponsor, pur non avendo alcuna linea guida dall’UCI. Stiamo lavorando con l’idea di poter diventare ProTeam iniziando a fidelizzarci ancora di più con i nostri partner e fornitori, compreso quello delle bici che sarà nuovo e che potrebbe darci più stabilità economica. Comunque ci sarà da vedere la sostenibilità di questa riforma. Nel WorldTour abbiamo appena assistito alla fusione tra Jayco Alula e Liv Racing. Insomma, non proprio un bel segnale per volere un altro cambiamento, alla luce anche della chiusura o forte ridimensionamento in Spagna di Massì-Tactic, Sopela e Bizkaia (quest’ultima ha disputato gli ultimi 6 Giri Donne, ndr). Per me ritarderanno l’arrivo dei ProTeam sulla base di quante continental resteranno a fine 2024».

La leader della Aromitalia Vaiano è la lituana Rasa Leleivyte, che garantisce sempre un buon numero di punti UCI
La leader della Aromitalia Vaiano è la lituana Rasa Leleivyte, che garantisce sempre un buon numero di punti UCI

Fra le tante questioni ci sarebbe da riformulare un calendario puro per le continental, magari per la stagione che sta per iniziare ed in previsione della riforma. Nel 2023 tra le gare di classe 1 e 2, in Belgio ci sono state 22 gare, in Francia 16 mentre in Italia solo 5.

«Infatti – finisce Ferrari – io lascerei le corse con lo status minore alle continental e agli eventuali ProTeam, che a loro volta parteciperebbero alle gare WT e di classe Pro assieme alle WorldTour. Se poi resteranno posti liberi nelle corse WT, allora sarebbe discrezione degli organizzatori chiamare le continental che preferisce, auspicando che in Italia chiamino le italiane. Intanto però proprio in Italia quest’anno abbiamo affrontato un altro problema. Ci siamo già dovuti adeguare alla riforma dello sport per le società. Questo inciderà molto sui budget visto che ci saranno esborsi che prima non c’erano. Ora dobbiamo solo aspettare che l’UCI si faccia viva con noi, anche se è già in ritardo».

Leleivyte mastica amaro: «Quel Toscana era mio…»

02.09.2023
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«La delusione? Ormai è passata, alla mia età si è abituati a voltare pagina in fretta. Il giudice ha deciso così e amen, prendo atto ma non sarò mai convinta che sia stata la decisione giusta». Il verdetto finale del Giro di Toscana fa ancora discutere, a giorni dalla sua chiusura. Un verdetto arrivato attraverso l’esame del Var, durato oltre un’ora, al termine della quale Rasa Leleivyte che aveva chiuso la volata al terzo posto guadagnando così gli abbuoni necessari per scavalcare la Vigilia, è stata retrocessa, finendo così seconda in classifica.

Ripensando a com’è andata, si capisce però che la lituana dell’Aromitalia Basso Bikes ha digerito a fatica il responso: «Intanto non trovo giusto che sia un solo giudice a visionare il filmato e decidere. Ancor meno che non sia possibile fare reclamo. Le immagini dicono che io sono davanti e che non ho cambiato direzione, sui social le immagini ci sono e sono chiare. Al Tour de France in una situazione simile, Philipsen si è vista confermata la vittoria e in quell’occasione c’era lo stesso giudice del Toscana… Comunque è andata».

La Leleivyte è arrivata in Italia nel 2008 e dal 2011 corre con il Vc Vaiano
La Leleivyte è arrivata in Italia nel 2008 e dal 2011 corre con il Vc Vaiano
A parte la normale delusione per la mancata vittoria, è però la dimostrazione che stai tornando la Leleivyte che conosciamo…

Non mi aspettavo neanch’io di andare così bene, visto che questa stagione è stata costellata di problemi fisici dopo un inverno blando come da qualche anno a questa parte. Al primo ritiro della squadra ho preso una brutta forma di influenza, al punto che sono dovuta andare in pronto soccorso. Questo ha influito sulle prime corse nelle quali non andavo proprio. Fino allo Scheldeprijs in Belgio dove sono caduta a 400 metri dal traguardo. Ma non è stata una caduta qualsiasi…

Perché?

Sono volata contro le transenne e ho rischiato di farmi davvero male. Il casco è andato in pezzi, tanto che chi mi ha soccorso temeva un colpo alla testa. Mi hanno portata a fare una Tac addominale e per fortuna non c’era nulla di grave, ma chi ha visto la caduta dice che sono una miracolata… Quella caduta però ha pesato per un po’ su di me, ho perso l’assetto giusto in bici, nelle gare successive non andavo bene. Sto entrando in forma ora, come spesso mi capita nella seconda parte di stagione.

Rasa con il piccolo Alberto, 10 anni, che la segue spesso in gara, ma non vuole seguire le sue orme
Rasa con il piccolo Alberto, 10 anni, che la segue spesso in gara, ma non vuole seguire le sue orme
Prima accennavi a un inverno blando. Perché?

Perché nei mesi freddi mi dedico a fare la mamma a tempo pieno, a dedicare tempo ad Alberto che il 22 settembre compirà 10 anni. In bici esco, ma io sono una all’antica, non uso particolari aggeggi elettronici, vado semplicemente a sensazione e in quei mesi penso solo a tenere un po’ di forma fisica.

Stai contagiando tuo figlio con la passione per la bici?

Ha seguito tante mie corse, ha visto tante mie cadute, diciamo che la bici gli piace, ma esclusivamente per uscire con gli amici. E’ anche piuttosto bravo, ma certamente non lo forzo, dice che per fare quello che faccio io si fa troppa fatica…

In Lituania la Leleivyte è un’istituzione. Quest’anno è stata terza al campionato nazionale, vinto 5 volte
In Lituania la Leleivyte è un’istituzione. Quest’anno è stata terza al campionato nazionale, vinto 5 volte
Tu due anni fa sei salita sul podio degli Europei, ennesimo risultato di spicco di una carriera lunga e a fasi alterne (la lituana è stata sospesa dal 2012 al ’14, ndr). Punti ancora alla gara continentale?

Sempre, per me è un orgoglio poter indossare la maglia della mia nazionale. Io non mi alleno tantissimo, diciamo che vado in condizione gareggiando, come avveniva una volta. Nelle prime gare soffro, faccio fatica ma man mano che si va avanti la situazione migliora ogni giorno e quindi voglio arrivare a Drenthe con la gamba giusta.

Rispetto ai tuoi inizi, qual è la situazione del ciclismo lituano, perché non escono più tante campionesse come con la tua generazione?

Allora c’erano più sponsor che favorivano l’attività e le ragazze emergevano, al punto di poter trovare ingaggi all’estero. La situazione economica ora pesa anche sul ciclismo, c’è un numero molto più ristretto di praticanti, nelle gare non sono più di una ventina a correre. Io ho avuto la fortuna di arrivare subito dopo l’esempio della Pucinskaite che aveva davvero aperto un cancello. A ben guardare anche ora ragazze forti ci sono, ma bisogna dare loro la possibilità di crescere nella maniera giusta.

Ai primi mondiali gravel nel 2022 la Leleityte ha chiuso nona, ma è pronta a riprovarci
Ai primi mondiali gravel nel 2022 la Leleityte ha chiuso nona, ma è pronta a riprovarci
Ora hai detto di puntare agli europei, e poi?

Poi si finisce la stagione con le ultime gare italiane e si va dritti verso il mondiale gravel in Veneto, un altro mio pallino, dove penso di poter far bene. Poi si penserà alla prossima stagione, sempre nell’Aromitalia che per me è come una seconda famiglia.

Super Baroni: equilibrista tra strada e cross

12.06.2023
4 min
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Francesca Baroni macina chilometri praticamente 365 giorni all’anno. Una volta posata la bici da ciclocross prende quella da strada e viceversa. Dopo una stagione invernale sul fango corsa con i belgi del team Pissei – Groep TOM, che ha messo in mostra le sue qualità, è tornata a vestire la maglia della Aromitalia-Basso Bikes-Vaiano. Il 26 febbraio ha chiuso la stagione in Belgio con l’Internationale Sluitingsprijs – Oostmalle ed il 4 marzo era alla Strade Bianche.

Francesca Baroni il 4 marzo era già in corsa alla Strade Bianche (foto pedaleforchetta)
Francesca Baroni il 4 marzo era già in corsa alla Strade Bianche (foto pedaleforchetta)

Un sottile equilibrio

Matteo Ferrari, diesse della Aromitalia, è uno dei coordinatori della doppia attività di Baroni. La squadra è rientrata da qualche giorno dalla Spagna, più precisamente dall’Andalusia dove hanno corso la Ruta del Sol. 

«Francesca (Baroni, ndr) sta bene – ci dice Ferrari – è totalmente concentrata sulla strada, ora farà un piccolo periodo di stacco per preparare i campionati italiani ed il Giro d’Italia Donne. Dopodiché si concentrerà sul cross, anche se avrà ancora una o due gare con noi. Ci si muove su un filo sottile, vero, ma fino a quando i risultati arrivano non ci si può lamentare, sia da una parte che dall’altra.

«Il segreto, se così vogliamo definirlo – riprende il diesse – è la comunicazione. Si imposta tutto diversamente: i contatti avvengono prima con la Baroni, poi con il suo preparatore, infine con il team del ciclocross. Francesca è aiutata in tutto questo dalla sua grande professionalità, fa la vita da atleta, totalmente». 

Per Baroni un periodo di pausa dopo la Ruta del Sol, poi si prepareranno campionato italiano e Giro Donne (foto sergii_raw)
Per Baroni un periodo di pausa dopo la Ruta del Sol, poi si prepareranno tricolori e Giro Donne (foto sergii_raw)

Periodi più brevi

Baroni e la Aromitalia-Basso Bikes-Vaiano sfruttano ogni momento per recuperare e poi correre, non c’è spazio nemmeno per un raffreddore, ma il sistema funziona. Questo grazie all’equilibrio trovato con la Pissei. 

«Esce dalla stagione del cross a febbraio – dice sempre Ferrari – noi sfruttiamo un po’ il lavoro invernale e la facciamo correre fin da subito. Quest’anno appena rientrata dal Belgio è venuta subito alla Strade Bianche. Ha una buona gamba viste le tante gare fatte durante l’inverno, ma il periodo di forma è più breve. L’idea era di portarla fino a Cittiglio, ma un’influenza l’ha fermata al Trofeo Ponente in Rosa. Per questo l’abbiamo portata a correre in Belgio, anche se non era previsto. Baroni spalma quello che è il periodo di stacco classico di un mese in diversi micro-periodi. Il primo è stato a marzo, il secondo arriva ora prima di preparare italiani e Giro, l’ultimo sarà a luglio prima di ributtarsi verso il ciclocross».

La stagione sul fango di Francesca Baroni inizia presto: metà settembre
La stagione sul fango di Francesca Baroni inizia presto: metà settembre

Un picco di forma (e mezzo)

Chiaramente quando un’atleta si divide in due attività deve lavorare al meglio, se si hanno a disposizione cinque mesi su strada al posto dei canonici nove, tutto va ricalibrato. Si devono scegliere gli obiettivi in maniera sistematica, lavorando al meglio per raggiungerli. 

«Per come è fatta – spiega Ferrari – più Francesca corre e meglio sta, anzi lei è una di quelle ragazze che preme per gareggiare. Tanto che a volte dobbiamo stopparla. Con lei si può puntare ad un picco di forma all’anno, uno e mezzo se si conta quello che sfruttiamo quando arriva dal Belgio. In questa stagione abbiamo puntato sul campionato italiano e sul Giro Donne. Non si ha tempo di fare il lavoro della preparazione invernale, e non ce n’è bisogno. La sua condizione è sempre buona, lei sta crescendo in diversi campi, soprattutto resistenza e forza. Il ciclocross le fa bene e si vede direi.

«Una volta terminato il periodo più intenso – chiude il diesse – Baroni inizia a concentrarsi sulla stagione del ciclocross. Per esempio l’ultima corsa che dovrebbe fare con noi è il Giro di Toscana, dal 24 al 27 agosto, ma lì starà già lavorando per arrivare preparata nel ciclocross. Anche perché la sua stagione inizia presto: metà settembre. Tra tutto mette insieme 70 giorni di corsa».

Carlotta Fondriest, una bella scommessa da raccontare

31.01.2022
5 min
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Nel suo DNA ci sono sicuramente cromosomi e geni del ciclismo, ma lei la bici l’ha scoperta solo nel 2019. Giusto un paio di giri poi nulla, fino ad inizio dell’anno successivo quando, complice il lockdown causato dal Covid, è esplosa definitivamente la passione. Ed ora Carlotta Fondriest – figlia di Maurizio – cerca di farne un lavoro grazie all’ingaggio nell’Aromitalia-Basso Bikes-Vaiano

«Sono molto orgogliosa del salto che ho fatto nell’ultimo periodo – racconta la trentina che ha compiuto 25 anni lo scorso 2 gennaio, laureata in fisioterapia e che vive a Lucca da un anno – ma da qui a dire che sono una ciclista professionista ce ne passa ancora tanto».

La montagna è la passione di famiglia, anche se adesso Carlotta vive in Toscana (foto Facebook)
La montagna è la passione di famiglia, anche se adesso Carlotta vive in Toscana (foto Facebook)

Chiamata meritata

Qualche giorno fa il suo diesse Matteo Ferrari ce l’aveva descritta come una ragazza che si era meritata questa chiamata. Una scommessa, come ce ne sono tante nel ciclismo femminile. Solo il tempo dirà se sarà vinta o meno, di certo la Fondriest vuole giocarsi al massimo le proprie possibilità a fronte di alcune giovani che pedalano da sempre e che forse danno per scontato troppe cose senza sfruttare a dovere le proprie occasioni.

Quando la contattiamo per conoscere meglio la sua storia, il trillo del suo telefono ci fa capire che è all’estero. La troviamo in Spagna a Calpe… aggregata al ritiro della Novo Nordisk, team professional di cui il suo fidanzato Giovanni Stefania è il preparatore atletico. Un bel modo per fare la gamba.

Carlotta ha iniziato a pedalare quasi per caso, seguendo papà Maurizio in uno dei suoi stage alle Canarie (foto Facebook)
Carlotta ha iniziato a pedalare per caso, seguendo papà Maurizio alle Canarie (foto Facebook)
Carlotta, questo rapporto con la bici come è sbocciato?

Tre anni fa. Avevo seguito alle Canarie mio padre che faceva da guida ad alcuni amatori. Mi ero fatta prestare una bici per 2/3 giorni per uscire con loro. Avevo staccato solo quelli meno allenati. Poi mai più usata fino ad inizio 2020. Quando hanno chiuso tutto, pedalavo quasi ogni giorno per massimo due ore sulle varie piattaforme. E quando è finito il lockdown ho fatto tante ore su strada, anche prima di andare al lavoro. Un weekend, mentre facevo un tirocinio a Negrar, andai a trovare una mia amica a Vicenza in bici. Centocinquanta chilometri con tremila metri di dislivello all’andata e stessa cosa al ritorno. Ma non erano allenamenti come quelli che ho iniziato a fare nell’ultimo anno.

Tuo padre ha influito in questa scelta?

No, benché io lo vedessi come il mio idolo. Non mi ha mai forzato. Forse perché conosce bene le difficoltà di questo sport e perché fino a 14 anni ho fatto pattinaggio artistico su ghiaccio. Quando ho smesso ho continuato a fare sport tra danza e atletica, solo per tenermi in forma. Poi credevo che il ciclismo fosse molto maschile. Mi sbagliavo. Ho scoperto da vicino che la ciclista è una bella immagine.

Il tuo cognome pensi che possa crearti qualche pressione?

Non credo, io la vivo con molta serenità questa situazione. La vedo come una sfida con me stessa, anche perché, forse vedendo mio padre, mi è sempre piaciuto fare la vita da atleta. E saper gestire questa pressione.

Incontri in allenamento sulle strade toscane: qui con Michele Bartoli
Incontri in allenamento sulle strade toscane: qui con Michele Bartoli
Il 2021 è stata la tua prima stagione da elite disputando qualche gara. Come è andata?

Con tanti alti e bassi, chiaramente. Ero tesserata con la Open Cycling Team, squadra in cui il mio moroso faceva il diesse e in cui c’era anche Vittoria Bussi. La mia prima gara in assoluto è stata quella di Montignoso, che quest’anno è diventata internazionale. Nella prima ora e mezza di corsa sono sempre stata davanti. Ma non sapevo gestirmi, non avevo mangiato e bevuto nulla. E per questo motivo, all’inizio della salita, mi sono toccata con un’altra ragazza e sono caduta. Poi ho corso altre gare open ed il campionato italiano in Puglia dove ho visto da vicino super atlete come Longo Borghini, Cavalli e tante altre. Infine ho fatto il Giro di Campania a novembre dove volevo farmi notare.

E’ stata in quell’occasione che è nato il contatto col Vaiano?

No, in realtà molto prima. Giovanni conosce bene Paolo Baldi (rispettivamente il suo fidanzato ed il diesse del Vaiano, ndr) e gli aveva fatto vedere qualche mio test, così per curiosità. Da lì mi hanno tenuto sott’occhio, mi hanno dato appoggio e supporto durante le gare open. Ed ora sono pronta a dare il meglio in questa avventura con loro. Voglio fare un ulteriore salto di qualità.

In ottima compagnia, con Camargo e Arroyave: due promesse della EF Education
In ottima compagnia, con Camargo e Arroyave: due promesse della EF Education
Immaginiamo che dovrai fare esperienza su tanti aspetti.

Certo. Le performance atletiche sono fondamentali ma anche cosiddette skill tecniche sono importantissime. Stare in gruppo, prendere le borracce dalla ammiraglia oppure essere più fluida in discesa. O ancora saper gestire la concentrazione durante la gara. L’anno scorso consumavo troppe energie per restare attenta e mi scordavo di alimentarmi.

E gli sforzi, che saranno maggiori rispetto all’anno scorso, ti spaventano?

No, l’impegno fisico non mi ha mai fatto paura. So che in questo sport devi essere convinto altrimenti non sali in bici per fare fatica. Per me correre è un sogno. Ora sono tranquilla perché ho qualche sicurezza in più per poterlo fare. Odio i talenti sprecati sia a scuola, sia nel lavoro che nello sport. Credo che la costanza e l’impegno paghino sempre. La maturazione in questi casi è essenziale.

Quali sono le tue caratteristiche?

Chi lo sa? Devo scoprirle anch’io (ride, ndr). Sono piccolina, quindi in teoria dovrei andare bene in salita. In pratica, allenandomi attorno a casa, mi piacciono gli strappi. Non so, mio padre dice che sono simile a lui, anche se siamo diversi fisicamente (sorride ancora, ndr).

Il suo compagno Giovanni Stefania è biomeccanico, parlammo con lui a proposito della schiena di Bernal: ricordate?
Il suo compagno Giovanni Stefania è biomeccanico, parlammo con lui a proposito della schiena di Bernal
Carlotta, chiudiamo la nostra chiacchierata. Dal 2022 cosa ti aspetti?

Continuerò a lavorare come fisioterapista e studiare Scienze Motorie (è iscritta all’università telematica San Raffaele di Roma, ndr). In bici invece l’obiettivo reale è finire bene le gare open. Un conto è andare forte in allenamento, un conto è ripetersi in gara. Devo crescere ed imparare molto, seguirò i consigli che mi verranno dati. E spero di guadagnarmi la partecipazione a qualche gara internazionale. Ringrazio il Vaiano per questa opportunità.

Aromitalia-Basso Bikes, le scommesse e le certezze

25.01.2022
5 min
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Programmazione e spirito di adattamento. Queste sono le armi dell’Aromitalia-Basso Bikes-Vaiano per combattere i cambiamenti portati negli ultimi due anni dal WorldTour femminile.

La formazione continental di patron Stefano Giugni – giunta alla tredicesima stagione di attività – quest’anno disporrà di un organico di 11 atlete, capeggiate dalla lituana e pistoiese d’adozione Rasa Leleivyte (abita a Montecatini Terme dal 2008) e guidate in ammiraglia da Paolo Baldi e Matteo Ferrari. Abbiamo sentito quest’ultimo (varesino trapiantato in Toscana con già una laurea in Lettere ed una seconda in Scienze Motorie da conseguire il prossimo luglio con tesi sui protocolli Covid nel ciclismo professionistico) proseguendo così il nostro giro di opinioni sullo stato del ciclismo femminile italiano.

Francesca Baroni, attualmente impegnata nel cross, tornerà presto su strada proprio con l’Aromitalia
Francesca Baroni, attualmente impegnata nel cross, tornerà presto su strada proprio con l’Aromitalia
Matteo, come è andato il 2021?

Siamo riusciti a fare le gare che volevamo fare. Oltre a quelle italiane, abbiamo disputato quattro belle corse al Nord (Giro delle Fiandre, Dwars door Vlaanderen, Scheldeprijs e Freccia del Brabante, ndr), poi altre in Spagna, Francia e Svizzera. Abbiamo fatto un buon calendario e al momento non stiamo risentendo della riforma WorldTour.

Però quest’anno ci saranno più formazioni WT e sarà più difficile partecipare. Un programma lo avete già fatto?

Sì, abbiamo dovuto crearci un calendario alternativo che ci permetta di correre prendendo già contatto con organizzatori diversi. Naturalmente speriamo di ricevere anche gli inviti per le gare WT estere. Quelle italiane invece siamo praticamente già sicuri di correrle. Il nostro esordio sarà alla Strade Bianche e da lì fino ai campionati italiani praticamente correremo sempre ogni settimana. Poi c’è il programma delle gare in Italia che si sta allargando ed è un bene.

Così facendo c’è il rischio di partecipare a gare di livello più basso?

Direi di no. Non lo vedo come un adattamento verso il basso quanto più come un adeguamento alla situazione. Non è facile impostare ora una stagione, ma credo che abbiamo fatto delle scelte giuste. Partecipando a certe gare ci siamo garantiti un paracadute. Poi bisogna considerare anche come si sta evolvendo il marketing e benvengano gare in posti diversi come la Serbia ad esempio. Noi per la seconda parte di stagione abbiamo dovuto inserire corse in Polonia ed Estonia che probabilmente in passato non avremmo fatto, però siamo certi che molte altre squadre faranno il nostro stesso ragionamento. E il livello sarà buono anche in queste corse minori.

Risolti i problemi muscolari, torna in mischia anche Sofia Collinelli (foto Instagram)
Risolti i problemi muscolari, torna in mischia anche Sofia Collinelli (foto Instagram)
Invece come giudichi il cambiamento del WorldTour femminile?

Noi siamo una formazione che è in una sorta di limbo tra le continental e quelle della massima categoria. Detto questo, non so quanta sostenibilità finanziaria abbia il progetto del WT. Non so quanto possa durare, anche per le stesse formazioni che ne fanno parte ora. Alcune non hanno problemi, altre potrebbero averceli già a stagione in corso.

Quindi per voi il discorso economico non è cambiato tanto?

Non possiamo lamentarci in questo senso. Tutte le aziende che ci hanno sostenuto in passato hanno continuato a farlo allo stesso modo. Il nostro budget è rimasto praticamente invariato. Non possiamo che ringraziare tutti gli sponsor che sono con noi. Certo, avere a disposizione somme maggiori aiuterebbe a correre di più all’estero, ma come ho detto prima bisogna sapersi adattare e lavorare col materiale che si ha.

A proposito di questo, dal punto di vista umano che squadra avrete?

La nostra indole ultimamente è quella delle scommesse abbinate a certezze. Abbiamo un gruppo piuttosto nuovo, con tante giovani toscane e alcune ragazze esperte. La nostra formazione ruoterà attorno a Rasa (Leleivyte, classe ’88, in apertura alla Strade Bianche 2021, ndr) che garantisce sempre risultati, come il bel terzo posto nella prova in linea agli scorsi europei di Trento. 

Leleivyte arriva al nuovo anno forte del bronzo su strada agli europei di Trento e del 2° posto al Toscana
Leleivyte arriva al nuovo anno forte del bronzo su strada agli europei di Trento
Chi sono le scommesse di cui parlavi?

Direi tre. Inga Cesuliene (altra lituana della squadra, ndr) è rientrata con noi l’anno scorso dopo sette anni di inattività nei quali ha avuto due bambini. Ha fatto bene e quest’anno può fare un ulteriore step. Valentina Scandolara aveva smesso a metà 2019 ed era diventata diesse della Cogeas. L’abbiamo incontrata spesso alle corse, ci aveva detto che avrebbe voluto ricominciare e così le abbiamo proposto il contratto. Ha già corso su pista questo inverno facendo risultati. Conosciamo il suo valore e le vittorie che ha ottenuto in passato, sarà molto utile a noi. La scommessa vera e propria però sarà Carlotta Fondriest.

Si è parlato molto del suo ingaggio in effetti…

Ha venticinque anni e ha iniziato a correre in bici da pochissimo. Paolo (Baldi, ndr) ha visto alcuni suoi test ed è rimasto colpito. Deve crescere e fare tanta esperienza, come saper stare in gruppo in gara. Fisicamente deve definirsi ancora un po’ ma crediamo in lei. Non c’entra nulla il discorso del nome che porta (è figlia di Maurizio, ex campione del mondo ’88, ndr), non ha avuto alcuna raccomandazione. Pensiamo solo che si sia meritata di fare questo salto. D’altronde ci sono tanti esempi di atlete che hanno iniziato tardi e che poi hanno continuato a correre.

Scandolara correrà anche nel 2022, con l’occhio del direttore sportivo (foto Aromitalia Vaiano)
Scandolara correrà anche nel 2022, con l’occhio del direttore sportivo (foto Aromitalia Vaiano)
Da Baroni (che ha un contratto di due anni, ndr) e Collinelli invece cosa vi aspettate?

Francesca sta finendo la stagione del ciclocross e pensiamo che su strada possa togliersi delle soddisfazioni. Correrà al Nord, nelle gare adatte alle sue caratteristiche e ci attendiamo buone cose. Sofia Collinelli ha passato due stagioni difficili per problemi muscolari. L’abbiamo aspettata come giusto che fosse. Abbiamo studiato un rientro tranquillo per lei. Il 2022 sarà la prima vera annata. Contiamo su di lei, potrebbe essere la nostra arma in più.

Matteo chiudiamo col gruppo delle altre toscane.

Sono cinque ed interessanti. Balducci, Del Sarto, Scarselli, Sernissi e Marchesini. Queste ultime due hanno fatto davvero un bell’inverno, trovando il proprio equilibrio. Da loro mi aspetto tanto impegno e sono certo che verremo ricambiati.