Per Ponomar un anno complicato, ma Peschi ci crede ancora

25.08.2025
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I risultati non dicono sempre tutto. Prendiamo ad esempio la stagione di Andrii Ponomar e della Petrolike. In particolare la presenza della squadra messicana alla Volta a Portugal che già di per sé è una gara atipica, articolata su 10 giorni, una delle più lunghe in assoluto al di fuori dei grandi giri. Guardi il cammino del team, noti che l’ucraino è uscito di gara dopo 5 tappe e pensi che sia stato un altro capitolo negativo della sua carriera. Nulla di più sbagliato, ma per capirlo bisogna ascoltare, conoscere.

La squadra messicana al via della Volta a Portugal. Ponomar si era messo in luce nella prima parte
La squadra messicana al via della Volta a Portugal. Ponomar si era messo in luce nella prima parte

Al ritorno dal Portogallo Andrea Peschi, diesse alla guida dell’ammiraglia nell’occasione lusitana, fa il punto e traccia un bilancio che, per il team, è positivo e illuminato dal successo di tappa dell’immancabile Jonathan Caicedo: «E’ una gara impegnativa, dove ci sono quasi tutti i giorni dai 35 ai 40 gradi, un caldo pazzesco. E dove le squadre portoghesi vanno molto forte, perché in base a risultati che fanno durante la Volta ao Portugal dipende tanto il loro sopravvivere, il budget che avranno. Noi è il secondo anno che partecipiamo, è andata bene sotto certi punti di vista perché abbiamo vinto la tappa più importante con Jonathan e abbiamo chiuso settimi in classifica con Cadena».

Non tutto però ha funzionato a dovere…

Effettivamente dall’altro lato della medaglia c’è che l’abbiamo terminata in 3 sui 7 con i quali siamo partiti. Due ragazzini giovani alla lunga sono crollati e Ponomar che era uno dei corridori sui quali puntavamo ha fatto una bruttissima caduta in discesa, fortunatamente senza gravi conseguenze. Peccato, perché sembrava essere in condizione, aveva anche tentato una bella fuga solitaria nella seconda frazione e ci avrebbe fatto divertire con il passare dei giorni.

L’ucraino sul podio del Giro dell’Appennino, chiuso al secondo posto dietro Ulissi
L’ucraino sul podio del Giro dell’Appennino, chiuso al secondo posto dietro Ulissi
Proprio a proposito di Ponomar, si era detto all’inizio stagione che chiamarlo era un po’ una scommessa per rilanciare un atleta che ha un indubbio talento. Finora come stanno andando le cose?

Non è stato molto fortunato. Ha fatto due o tre brutte cadute, fortunatamente con conseguenze poi limitate, ma questo ha fatto sì che non si potesse esprimere come avrebbe dovuto, sfruttando tutto il potenziale che ha dimostrato al Giro dell’Appennino, ossia di essere di essere un corridore di una classe superiore nel panorama della nostra Continental, perché comunque è arrivato secondo dietro a Ulissi e davanti a Velasco. Ha enormi doti, speriamo che la fortuna l’assista in questo finale di stagione.

Come lo vedi anche fuori dalle gare, concentrato, impegnato, che crede ancora nelle sue possibilità?

Crede molto in se stesso, così come crediamo noi sulla sua ripresa. Ma ci sono delle cose sulle quali bisogna lavorare a livello caratteriale, come si va a porre a volte su certe dinamiche. Comunque rispetto a quando è arrivato, è migliorato sotto tutti i profili quindi stiamo andando per la strada giusta. Il potenziale non lo scopriamo noi, quindi speriamo che con un po’ più di esperienza, di maturità e di fortuna riesca a tirar fuori quei risultati che gli competono.

Jonathan Caicedo, trionfo solitario nella settima tappa della lunga corsa lusitana (foto Team Petrolike)
Jonathan Caicedo, trionfo solitario nella settima tappa della lunga corsa lusitana (foto Team Petrolike)
In una squadra praticamente sudamericana, lui come si è integrato?

Fin dall’inizio bene, non c’è solamente lui che non è sudamericano, abbiamo tre italiani e un ragazzo irlandese. Andrii sin dal primo mese che abbiamo trascorso in Spagna con le prime gare a Maiorca si è subito dimostrato un ragazzo che ha la capacità di relazionarsi, anche a dispetto della lingua. Le prime difficoltà sono state superate brillantemente.

Nel suo caso pensi che anche tutto quello che è successo nel suo Paese, con il padre coinvolto nel conflitto abbia pesato anche in lui in questi anni?

E’ un ragazzo caratterialmente molto forte perché veramente dopo varie cadute che ha fatto altri magari si sarebbero arresi. Del coinvolgimento del padre del conflitto stesso me ne ha parlato, ma evitiamo l’argomento per non mettere come si suol dire il dito sulla piaga. Dimostra ogni tanto di avere delle preoccupazioni, ma che sono logiche per una situazione che attualmente è veramente drammatica nella sua nazione, quindi il sentimento che ha verso questa cosa viene camuffato spesso durante le gare, ma traspare in alcune occasioni.

Il russo Artem Nych, vincitore della Volta a Portugal con 1’15” sul francese Guerin (foto organizzatori)
Il russo Artem Nych, vincitore della Volta a Portugal con 1’15” sul francese Guerin (foto organizzatori)
Dove vi vedremo ora?

Intanto ben 4 nostri ragazzi sono in gara al Tour de l’Avenir con la nazionale messicana, noi come team faremo il GP di Kranj dove tornerà Ponomar dopo la caduta in Portogallo e tutto il calendario italiano dove contiamo di portare a casa risultati importanti. Finora abbiamo colto 7 vittorie che non è poco, ma vogliamo allungare la lista e magari Andrii può aiutarci in questo.

La Petrolike e l’ultima creatura di Savio, affidata a Bellini

19.01.2025
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Gianni Savio se n’è andato lasciando in eredità il suo ennesimo tributo al ciclismo italiano. Il dirigente scomparso a 76 anni era stato infatti “costruttore” della Petrolike, il team di licenza messicana fortemente voluto per dare uno spazio di crescita ai corridori locali, ma aveva fatto subito presente come fosse necessario, per conseguire i suoi ambiziosi traguardi, infarcire il roster di corridori svezzati, pronti al ciclismo europeo e quindi italiani.

Tra i tanti campioni scoperti dal dirigente piemontese anche Egan Bernal, rimastogli sempre affezionato
Tra i tanti campioni scoperti dal dirigente piemontese anche Egan Bernal, rimastogli sempre affezionato

L’ultima avventura, che Savio non ha potuto vivere, vedere concretizzarsi e questo è uno dei più forti rammarichi che ha lasciato in Marco Bellini, il suo braccio destro da 25 anni (con lui nella foto di apertura alla presentazione del Giro 2012: con loro Rujano). Per lui parlarne, a qualche settimana di distanza dalla scomparsa di quello che innanzitutto era un amico, non è semplice: «Per 25 anni sono stato più con Gianni che con mia moglie. Ho iniziato nel 2001 come diesse, poi dal 2010 sono entrato nella società e ci eravamo divisi i compiti in maniera chiara: io mi occupavo della parte gestionale, del rapporto con gli sponsor, lui della stampa, delle pubbliche relazioni».

Gianni era uomo di un ciclismo antico, come faceva a rimanere al passo con uno sport che è cambiato così tanto?

Era un personaggio con un carattere diverso, non aveva bisogno di adattarsi, anzi a questo ciclismo metteva un freno. Per due volte ha avuto la possibilità di fare il vero salto di qualità, nel 2011 e nel 2017 ma in entrambi i casi ha scelto di non venire meno allo spirito del team, al “suo” ciclismo per conformarsi. Sicuramente aveva una concezione che mancherà in questo mondo.

Savio insieme a Ponomar, l’ucraino ultimo acquisto della Petrolike
Savio insieme a Ponomar, l’ucraino ultimo acquisto della Petrolike
E’ sempre rimasto legato all’altra parte dell’Oceano, perché?

Perché la sua natura era davvero vicina alla cultura, alla società, al modo di vivere in quelle terre. Lì si sentiva a casa sua e lo accoglievano come fosse di lì. Sempre. Trovava un ambiente ospitale che fosse in Colombia, in Venezuela, in Messico. Era sempre in contatto con i media locali. Attraverso di lui il ciclismo sudamericano si è evoluto, partendo da Cacaito Rodriguez, Leonardo Sierra, José Rujano. Ne ha tirati fuori tanti avvalendosi anche dei suoi infiniti contatti con appassionati del posto. Lo stesso Bernal è una sua scoperta.

Perché dici che la Petrolike resta un rammarico?

Non ha potuto viverla appieno. Era ormai un anno e mezzo che per le sue condizioni di salute non poteva uscire di casa e per lui il ciclismo andava vissuto sul posto. Dopo l’operazione all’anca gli mancavano le corse. La squadra è stata la sua ultima creatura, per certi versi il suo lascito, infatti era stato chiaro nella volontà di partire sì con un progetto locale ma poi, se volevano davvero farlo crescere, renderlo multinazionale e con un’anima italiana, come sta avvenendo.

Secondo anno di vita per la formazione messicana, ultima scommessa di Gianni Savio
Secondo anno di vita per la formazione messicana, ultima scommessa di Gianni Savio
La squadra cambia un po’ pelle rispetto alla stagione precedente…

Seguiamo i programmi che ci siamo dati sin dalla sua fondazione. Il primo anno è stato molto positivo, ora dobbiamo crescere come qualità per poi, se tutto andrà bene, provare a fare il salto fra le professional nel 2026. Il cambiamento si vedrà subito, infatti saremo a Mallorca e nelle corse spagnole d’inizio stagione, affrontando subito le squadre WorldTour e consentendo ai ragazzi di fare una grande esperienza.

E’ un team che diventa molto italiano.

Lo era già, non solo attraverso la mia presenza, ma abbiamo Fabrizio Tacchino come preparatore, Andrea Peschi fra i diesse, il nutrizionista Cristiano Caporali che viene dalla nazionale di triathlon. Poi chiaramente ci saranno i corridori e qui abbiamo cercato gente d’esperienza, che potesse essere utile per insegnare e dare l’esempio ai più giovani certamente non senza inseguire le proprie ambizioni personali, che sono anche quelle del team.

Lorenzo Galimberti è uno dei tre italiani scelti per dare esperienza al team messicano (foto Facebook)
Lorenzo Galimberti è uno dei tre italiani scelti per dare esperienza al team messicano (foto Facebook)
Su chi avete puntato?

Noi abbiamo scelto tre corridori, tutti con caratteristiche diverse. Per Filippo D’Aiuto mi sono affidato molto all’esperienza di Peschi che conosce bene il mondo degli under 23. Filippo racchiude quelle caratteristiche che cerchiamo, un corridore giovane ma con un grande equilibrio personale e una spiccata personalità. C’è poi Lorenzo Galimberti che sarà importante nelle corse impegnative, vista la sua propensione per le salite e infine Lorenzo Peschi, il figlio di Andrea che aiuterà gli sprinter.

Italiani a parte, la punta del team resta Caicedo?

Certamente, è il nostro diamante e nella prima stagione lo ha dimostrato portando a casa molti risultati, ma abbiamo alle sue spalle molti corridori che possono crescere proprio cibandosi della sua esperienza, come i fratelli Prieto o anche Macias. Inoltre arriva nel team anche l’ucraino Andrii Ponomar, che ha una gran voglia di rivalsa. E’ ancora giovane e con grandi potenzialità inespresse. E’ una squadra con un grande potenziale, ma aveva bisogno dell’iniezione di esperienza soprattutto perché buona parte del suo calendario sarà in Europa, in gare di elevato prestigio. Correre nel Vecchio Continente è la scuola migliore, ma bisogna farlo con approccio umile, cercando d’imparare il più possibile.

Caicedo resta la punta della squadra, ma quest’anno non sarà l’unica
Caicedo resta la punta della squadra, ma quest’anno non sarà l’unica
Partite subito forte…

Sia chiaro che non andiamo in Spagna con l’intento di fare chissà cosa, i ragazzi devono essere consci che saranno di fronte al meglio del movimento. Io voglio che acquisiscano esperienza, che capiscano com’è il ciclismo a certi livelli, ben diverso da quello che hanno affrontato finora. E’ un grande sacrificio che facciamo, ma sono sicuro che è per una buona causa. Questo anche grazie ai nostri dirigenti, che non chiedono risultati immediati, che capiscono qual è la nostra realtà e affrontano tutto con pazienza e concretezza.

Per la professional che altri passi serviranno?

Dovremo arrivare a un roster di 20 corridori, equamente divisi fra sudamericani ed europei e soprattutto dovremo prendere corridori che siano in grado di raccogliere risultati. Sarà un altro passo importante, imponente direi e potremo farlo solo con l’appoggio delle aziende che ci supportano, come Sidermec e Androni Giocattoli che sono sempre rimaste al nostro fianco come anche Salice Occhiali e Pella Sportswear. Ma intanto pensiamo alla stagione alle porte, per dare continuità al nostro discorso.

La vittoria di Macias nella tappa del Giro del Friuli, una delle perle del 2024 (foto Bolgan)
La vittoria di Macias nella tappa del Giro del Friuli, una delle perle del 2024 (foto Bolgan)
E per salutare Gianni nella maniera migliore…

La cosa che mi manca di più è quel telefono che squilla alle 11 del mattino. Era come una sveglia: Gianni era solito alzarsi tardi, infatti soffriva quando era al Giro e doveva svegliarsi presto. Durante la giornata ci sentivamo spesso, anche alla sera la sua ultima chiamata era per me. Ma cascasse il mondo, alle 11 del mattino il telefono squillava. E oggi a quell’ora mi capita di guardare lo smartphone e pensarlo…

Ponomar: il Giro, la guerra, la crescita. Savio racconta

28.05.2022
5 min
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Andrii Ponomar è l’unico under 20 del Giro d’Italia. Anche quest’anno, come lo scorso, è il più giovane al via. La sua corsa rosa sta vivendo alla giornata. Qualche fuga, molte giornate lunghe sulle montagne ma soprattutto tanta esperienza in più.

Gianni Savio, team manager della Drone Hopper-Androni, sta cercando di metterlo nelle condizioni migliori per tutelare la sua crescita. E quest’anno ancora di più vista la particolare situazione in cui è coinvolto il giovane ucraino.

La sua città è Chernihiv, circa 150 chilometri a Nord di Kiev, che con la sua strenua resistenza di fatto ha bloccato la presa di Kiev stessa. Ma proprio per questo motivo adesso è quasi del tutto rasa al suolo. «Se fosse caduta Kiev – ci aveva detto Popovich – sarebbe stata la fine per l’Ucraina».

Andrii Ponomar con Gianni Savio. L’ucraino compirà 20 anni a settembre
Andrii Ponomar con Gianni Savio. L’ucraino compirà 20 anni a settembre

La guerra in testa

E con Savio partiamo proprio da qui.

«E’ difficile giudicare Andrii – spiega il manager piemontese – visto il conflitto fra Ucraina e Russia che lo ha preso molto. Sta vivendo una situazione molto difficile da cittadino e da figlio. Figlio di un militare che sta combattendo nel Donbass».

«Prima di partire per l’Ungheria gli abbiamo parlato e gli abbiamo chiesto se aveva intenzione di fare il Giro. Visto il momento poteva anche dire di no e non ci sarebbero stati problemi. Ma lui ci ha risposto che voleva esserci. 

«Però lo vedo, tante volte quando gli parlo ha un’espressione triste, quasi assente… ed è assolutamente comprensibile».

Ottima posizione a crono per Ponomar, che è stato anche campione nazionale juniores nel 2019
Ottima posizione a crono per Ponomar, che è stato anche campione nazionale juniores nel 2019

Passo dopo passo

Lo scorso anno Ponomar era partito per il Giro con la “condizionale”. E questa martingala era: se superi un certo livello di stanchezza torni a casa. Lo staff medico e Savio stesso lo monitoravano costantemente.

«Da questo punto di vista, un punto di vista più tecnico, sicuramente è cresciuto – riprende Savio – Ma i segnali positivi c’erano stati già l’anno scorso».

«Gli dissi proprio: “noi vorremmo portarti al Giro, perché è vero che sei giovanissimo, ma dagli esami e dai test fatti hai dei valori notevoli e sei già formato fisicamente”. A differenza di Umba per esempio che era ancora un “bambino”. Io però gli dissi che se si fosse trovato solo appena in difficoltà e se la sera al controllo del medico emergeva che non aveva recuperato, si sarebbe dovuto fermare».

«E così io tutti i giorni gli chiedevo: Adrii, come stai? E lui: bene. Andrii, come va? E lui: bene, bene… A forza di bene è arrivato a Milano».

«Con tutto questo discorso dove voglio arrivare: Andrii ha davvero un grande motore, ma il motore da solo non basta, devono esserci le altre componenti che possono permettergli di esprimersi al massimo».

Quest’anno Ponomar è arrivato al Giro con più giorni di corsa rispetto al 2021. Un segnale di crescita e di buona gestione del team
Quest’anno Ponomar è arrivato al Giro con più giorni di corsa rispetto al 2021. Un segnale di crescita e di buona gestione del team

Quanta strada

E per altri componenti Savio intende soprattutto quelle mentali, che adesso come abbiamo visto non può avere. Quelle che ti fanno essere concentrato in tutto e per tutto sulla corsa e sulla vita da atleta. Tattica in gara, attenzione, alimentazione…

Il campione ucraino però è migliorato. Fare il Giro d’Italia con la maglia di campione nazionale è un orgoglio doppio. La mattina sul palco del foglio firma è sempre applaudito e anche se lui non lo dà a vedere, questa empatia gli fa pacere».

 

«Quest’anno – riprende Savio – il Giro d’Italia è durissimo. Siamo praticamente all’ultima tappa, la crono nel suo caso quasi non la considero, e sin qui ha sempre tenuto bene. E’ vero che lo abbiamo visto poco protagonista, ma questo dipende a mio avviso da un aspetto psicologico».

Andrii ha un ottimo recupero e questo fa ben sperare per il futuro
Andrii ha un ottimo recupero e questo fa ben sperare per il futuro

Più magro

Prima Savio ha parlato di “altre componenti” che servono ai fini della prestazione. E nel caso di Ponomar non si può non parlare del peso. Peso, che almeno per adesso, non è il punto forte dell’ucraino. Lui è un vero passista con cavalli a non finire. Lo scorso anno aveva ancora il “coscione da bambinone”, adesso comincia a sfinarsi.

«E’ più magro sì, ma diciamo la verità non era impossibile esserlo – scherza Savio – l’anno scorso si era presentato in condizioni non al limite, fuori limite! Quest’anno va meglio. Ma non è ancora in peso forma. Può e deve calare.

«Io glielo dico, Adrii, guarda i grandi corridori come sono magri e poi tira le tue conclusioni. Sono tutti tirati come una corda di violino. E lui in questo caso, resta un po’ così. E’ il momento in cui vedi che si oscura un po’. E allora sì, glielo faccio notare, perché è anche il mio ruolo, ma non insisto, specie in questo particolare momento. Non è adesso che devo fargli pressione».

Il futuro ciclistico di Ponomar è senza dubbio dalla sua parte, speriamo lo sia anche il resto e che una volta sistemato tutto, questo ragazzo possa aprire definitivamente le ali.

Ponomar, il bimbo del Giro. Poche parole, tanti fatti

25.05.2021
3 min
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Con i suoi 18 anni Andrii Ponomar è il corridore più giovane del Giro d’Italia. Di fronte a lui persino Remco Evenepoel sembra un’esperto e Bernal un “vecchietto”. L’Ucraino corre con l’Androni Giocattoli-Sidermec. Fino a qualche mese fa i suoi avversari erano i ragazzi che vanno a scuola, che devono prendere la patente, adesso invece eccolo tra Nibali e Yates

Ponomar (il primo a destra) è approdato all’Androni questo inverno, ha fatto lo junior in Italia
Ponomar (primo a a destra) è approdato all’Androni questo inverno

Scuola Franco Ballerini

Andrii non è molto loquace, primo perché parla poco l’italiano, e secondo perché è proprio così: poche chiacchiere e tanta sostanza.

«Il Giro? Bello. “Io contento”. Come me lo aspettavo? Così…». Non è facile tirargli fuori commenti ed emozioni, però i suoi compagni e lo staff ci dicono che invece si è ben inserito nel gruppo e sta bene in compagnia. Ponomar, che viene dalla scuola della toscana Franco Ballerini, ha fatto quindi il grande salto juniores-professionisti. Un qualcosa che è sempre meno raro, per chi ha le qualità come lui. Ma certo ritrovarsi a fare un Giro non è cosa da poco.

Fisico possente, neanche tiratissimo, ha dei margini enormi. E se un ragazzino dopo 14 tappe si ritrova in fuga verso lo Zoncolan qualcosa di buono deve averlo per forza. «Io ogni giorno mi sento più forte – dice Ponomar – ma la tappa alla vigilia del primo giorno di riposo (la L’Aquila-Foligno, ndr) per me è stata la più dura. Ero stanco».

L’ucraino sistema il computerino prima di partire. Compirà 19 anni a settembre
L’ucraino sistema il computerino prima di partire. Compirà 19 anni a settembre

Un gestione delicata

Come gestiranno in casa Androni questo talento? «Con la massima attenzione verso l’atleta – spiega il team manager Gianni Savio – Andrii chiaramente deve imparare non tanto, tutto. Lo abbiamo portato per fargli fare esperienza, senza la minima pressione. Non so se ritirerà, non abbiamo un programma preciso in tal senso. Finché starà bene e se la sentirà andrà avanti. Io più che con lui sono in stretto contatto con il medico della squadra, Andrea Giorgi. Lo monitoriamo costantemente la mattina e la sera. E se Giorgi mi dirà che i suoi valori sono in calo, che sta andando oltre i suoi limiti io andrò dal ragazzo e lo fermerò». 

Ponomar sullo Zoncolan, dopo 14 tappe ha trovato la forza di andare in fuga
Ponomar sullo Zoncolan, dopo 14 tappe ha trovato la forza di andare in fuga

Fuga sì, fuga no!

Contrariamente a quanto ci si potesse aspettare vista la sua giovane età, Ponomar non ha un corridore di stretta fiducia che gli stia accanto, in corsa e fuori. Un po’ tutti e un po’ nessuno sono le sue “chiocce”. Lui ama fare da solo, provare sulla propria pelle.

«Chi mi aiuta? Nessuno… Però anche io aiuto la squadra – rilancia come a sentirsi sminuito – ho cercato di andare in fuga e mi sarebbe piaciuto andarci di più. Cosa mi piace del Giro? Quando vinco, quello è bello!».

Sorride Savio che è al suo fianco. 

«I primi giorni – dice il team manager piemontese – durante le riunioni mi diceva: io quando in vado in fuga? Quando tocca a me? E io lo tenevo buono. Dopo una settimana di Giro ha smesso di chiedermelo! E’ un bravo ragazzo, taciturno, come avete visto, ma anche gioviale. Ha un grande motore, ma non mettiamogli fretta». E infatti l’altro giorno è andato in fuga verso lo Zoncolan: il coraggio (e il motore) non gli mancano.

Ecco Ponomar, un altro ragazzino d’oro

10.02.2021
4 min
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Adrii Ponomar, un altro juniores tra i professionisti. Stavolta il più lesto ad accaparrarsi il giovane campione ucraino è stato Gianni Savio, che lo ha messo sotto contratto per due anni nella sua Androni Giocattoli-Sidermec.

In autunno per il ragazzo della Franco Ballerini erano suonate anche le campane del WorldTour ma poi la cosa non si è conclusa e il ragazzo non è rimasto a lungo “a piedi” come su suol dire.

Andrii Ponomar ha vinto 5 corse lo scorso anno con la maglia della Franco Ballerini
Andrii Ponomar ha vinto 5 corse lo scorso anno

Dall’Ucraina col pulmino

Ma che corridore è Ponomar? Che margini ha? Chi meglio del suo direttore sportivo da juniores ce lo può dire?

«Andrii è un talento – afferma Andrea Bardelli della Franco Ballerini – ho avuto modo di averlo qui da me lo scorso a lungo anche a causa del Covid. E’ stato per un po’, poi è tornato a casa ed è rientrato in Italia a luglio facendo un finale di stagione davvero importante. 

«E’ un ragazzo davvero determinato. In tanti anni da diesse non ho mai visto un tipo così. Pensate che è ritornato dall’Ucraina con uno di quei pulmini in cui viaggiano in tanti, che di solito partono e arrivano dalle stazioni delle grandi città. E’ stato quasi due giorni senza mangiare. Una grinta… Maturo. Anche per per quel che riguarda gli allenamenti. Era nella casina a San Baronto e usciva da solo. Dovevo controllarlo sennò faceva dieci ore! A volte lo seguiva mio babbo, 80 anni appassionato, con la sua “Pandina”».

Andrii Ponomar campione europeo juniores 2019
Ponomar campione europeo juniores 2019

Diesel Ponomar

Certo però il rischio di passare ad appena 18 anni non è basso, anche se la tendenza, lo abbiamo scritto e riscritto, è quella.

«Lui mi ha chiesto e gli ho consigliato di passare. Alla fine è pronto. Certo, va gestito. Bisognerà vedere che calendario gli faranno fare. Quando si vociferava della WorldTour magari un anno o due tra le continetal sarebbe stato meglio, tanto uno come lui non avrebbe avuto problemi a passare. Ma adesso tutti vogliono fare come Evenepoel. Ci stava anche che una di queste squadre lo avesse preso e messo nella propria continental».

Le Olimpiadi in testa

Secondo Bardelli Ponomar è corridore un completo e soprattutto da corse a tappe. Un corridore che nell’arco di 4-5 anni può giocarsi un grande Giro.

«Andrii va forte in salita e a crono, non chiedetegli però di fare uno sprint! Lui è un diesel… E’ un po’ come Tiberi, anche lui correva con noi. Il fatto che non è veloce immagino non lo farà vincere presto. Per le sue vittorie servirà più tempo. Giusto che adesso si faccia le ossa e prenda le sue batoste.

«Lui comunque vive per la bici. Sogna le Olimpiadi. Ha questo pallino, davvero! Sarà che nei Paesi dell’Est i Giochi sono Giochi, ma ce le ha in testa. In cosa deve migliorare? Un po’ in generale nella gestione della vita da atleta, ma è giovanissimo».

Andrii Ponomar (classe 2002) durante gli Europei 2019
Andrii Ponomar (classe 2002) durante gli Europei 2019

Ellena sa cosa fare

In effetti quel che dice Bardelli non è sbagliato: che calendario farà Ponomar? Come sarà gestito? A queste domande ha risposto Giovanni Ellena, diesse dell’Androni.

«E’ stato tre giorni da noi, con gli altri ragazzi. Volevo conoscerlo. Di fatto è un ragazzino. E deve maturare molto. Già Umba anche se è coetaneo è più pronto, sarà che laggiù in Sud America li buttano nella mischia. L’idea era quella di farlo partire a fine aprile, al Tour de Bretagne solo che questo è stato annullato. Così stiamo valutando l’idea di farlo iniziare al Giro di Turchia. E’ vero che è una corsa già più importante, però ci sono strade larghe, non pericoloso, il gruppo non è troppo nervoso e poi ha concomitanze importanti.

«Da domani siamo in ritiro in Liguria e divideremo i ragazzi in gruppi. Lo potremmo vedere da vicino, iniziare a lavorarci anche perché sinceramente deve anche perdere un po’ di peso. Ci sta che questo inverno abbia messo su qualche chilo in più. E’ stato un “dramma” con i pro’ figuriamoci con gli junior che hanno corso poco e finito prima».

Insomma, con Ellena Ponomar è in ottime mani e potrà tranquillamente mostrare tutto il suo potenziale che, sembra, essere davvero importante.

Franco Ballerini: all’estero per crescere

02.11.2020
3 min
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Franco Ballerini – Due C è la squadra juniores che sorge nel cuore della Toscana e che porta avanti il nome del grande campione. Una società legata a doppio nodo alla squadra Professional Vinzi Zabù Ktm di Angelo Citracca e del ds Luca Scinto. A dirigere questa piccola corazzata juniores è Andrea Bardelli, direttore sportivo con esperienza ventennale dai Giovanissimi ai professionisti.

Bilancio Positivo

«Finiamo bene questa stagione – dice Bardelli – abbiamo raccolto molto in questi tre mesi intensi di gare. Andrii Ponomar è un vero talento (su di lui già gravitano squadre WorldTour, ndr),  Gregorio Butteroni è molto forte e tutti gli altri sono stati davvero bravi. Abbiamo vinto il Grand Prix Ruebliland che  è stato un po’ il mondiale di quest’anno. Dopo il mondiale di Antonio Tiberi è un’altra perla che si aggiunge alla nostra bacheca.

L’ucraino Andrii Ponomar ha vinto l’europeo 2019
Andrii Ponomar ha vinto l’europeo 2019

«Purtroppo non avendo ragazzi veloci ed essendoci state spesso gare a circuito abbiamo fatto qualche vittoria in meno, ma non sono i numeri che ci interessano. Quel che vogliamo è far crescere i ragazzi, farli arrivare (pronti) al professionismo e portare avanti lo spirito di Franco».

Esperienze all’estero

La Franco Ballerini è una delle poche squadre italiane juniores a fare attività all’estero. Questi viaggi sono un bagaglio eccezionale per gli atleti e danno molto al movimento italiano di questa categoria.

«Vado all’estero dal 2008. Ho visto i Sagan e i Pogacar quando erano poco più che bambini. Siamo consapevoli che spesso andiamo a prendere delle “briscole” come diciamo in Toscana, ma quando tornano i ragazzi sono diversi. Prima non sapevano neanche muoversi in un aeroporto. Crescono, acquisiscono consapevolezza. Senza contare che comunque poi arrivano anche i risultati. Nel 2013 Matteo Trippi vinse il campionato italiano di ritorno da una gara a tappe in Svizzera».

Bardelli racconta che all’estero non c’è un ciclismo di “campanile” come in Italia. Con la categoria juniores si ha un taglio netto, una selezione importante. Non ci sono 50 squadre, né due gare per regione a domenica. 

«In Francia i tesserati juniores sono 250 – riprende il tecnico toscano – In Belgio fanno una o due gare su tutta la Nazione a domenica. Addirittura in Francia alcune corse sono promiscue junior e U23, poi ognuna ha la sua classifica. L’Ag2R ha un team juniores e si è presentato in una corsa in Italia con 6 atleti di 6 nazionalità diverse. Non voglio sembrare duro e passare come colui che non vuol dare ai ragazzi la possibilità di correre, però una selezione in questa categoria c’è ed è un dato di fatto. E secondo me serve. All’estero si va in un’altra direzione. Se c’è una cosa buona del covid è che essendoci state meno corse il livello qualitativo si è alzato». 

Rapporti stretti tra il team juniores e i professionisti della Vini Zabù
Rapporti stretti tra con la Vini Zabù

Un 2021 di speranza 

La Franco Ballerini riparte da 10 atleti: 4 di secondo anno e 6 di primo. Più due corridori stranieri che potrebbero aggiungersi alla rosa.

«Una scelta che è anche legata alla situazione del covid. Così come quella di ripartire dall’estero alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Preferiamo evitare i ritiri nei periodi durante la scuola e dedicare quel budget a quelle due e o tre trasferte fuori confine. Devo ringraziare Scinto e Citracca che ci danno una mano con il loro budget e anche un supporto logistico per questi viaggi. Si parla tanto dei vivai giovanili delle WorldTour ma qui non siamo da meno, siamo una famiglia».