Le ultime due tappe di queste seconda settimana di Tour de France porteranno i corridori a guardare spesso all’insù. Oggi l’arrivo di Le Markstein, domani invece si arriverà ai 1.500 metri di Plateau de Solaison. Due frazioni impegnative che arrivano quando la Grande Boucle sembra saldamente in mano a Tadej Pogacar e al suo UEA Team Emirates. La maglia gialla ha un vantaggio di 3’36” sul rivale più prossimo: Jonas Vingegaard. Gli altri sono tutti con un distacco superiore ai quattro minuti.
L’arrivo della tredicesima tappa, a Belfort, ha visto una fuga di 57 corridori giocarsi una vittoria prestigiosa. Al termine di una giornata davvero dura è stato Mauro Schmid a trovare il successo, davanti ad Harold Tejada. Uno sprint a due giocato al meglio dallo svizzero della Jayco-AlUla che ha trovato la prima vittoria di tappa al Tour, arrivando a conquistare almeno una vittoria in tutti e tre i Grandi Giri.


La solidità di Pogacar
Quelle che aspettano i ciclisti sono due giornate esigenti, prima di assaporare l’ultima giornata di riposo e lanciarsi nell’ultima settimana di questo Tour de France. La domanda che ci si pone è una sola: sarà possibile trovare qualcuno in grado di impensierire Tadej Pogacar? Siamo andati da Ivan Basso per parlare e provare a capire cosa si può fare quando si corre contro un avversario che sulla carta sembra essere il più forte.
«La risposta più sincera – ci dice Ivan Basso – è un secco: no. Non credo sia possibile per qualcuno provare a spodestare Tadej Pogacar e levargli la maglia gialla. Ha uno strapotere e una squadra talmente forte che mi viene difficile immaginare possa avere un momento di crisi. Inoltre proprio la forza della squadra è l’aspetto più determinante, anche se dovesse avere una giornata negativa ha al suo fianco una serie di corridori in grado di dargli un supporto immenso».



Inattaccabile?
Il vantaggio accumulato da Tadej Pogacar in questo Tour de France sembra destinato ad aumentare, i segnali dai rivali non sono ancora arrivati. Anche se lo stesso Vingegaard ha dichiarato di voler tentare ancora di scalfire il dominio dello sloveno. Difficile pensare a un’azione sola, ma forse a una serie di tappe in cui proverà a mettere in difficoltà la maglia gialla.
«Lo storico dice che Pogacar non ha mai avuto giorni di crisi o flessioni – prosegue Ivan Basso – in passato non ha avuto momenti in cui di colpo ha ceduto e perso terreno. Diventa difficile pensare anche ad un’azione congiunta di più squadre, perché comunque abbiamo visto che la strada ha messo sempre ognuno al suo posto. Credo che Vingegaard abbia l’ambizione e la mentalità di provarci, ma riuscirci è tutta un’altra cosa».


I fantasmi del passato
L’ultima volta che Tadej Pogacar ha avuto un giorno di crisi è stato al Tour de France 2023, quando nella tappa del Col de la Loze alzò bandiera bianca proprio contro il danese. Da allora lo sloveno sembra correre contro i propri fantasmi, con l’obiettivo di vincere dove prima aveva fallito.
«Vingegaard sembra essere l’unico che può provare ad impensierire Pogacar – continua – ha vinto un Giro d’Italia e ha sicuramente la capacità e la voglia di tentare qualcosa. L’unica cosa da capire è quanto la corsa rosa sia stata esigente e cosa gli ha lasciato nelle gambe, sia in termini positivi che negativi».


Lotta di posizioni
Con la tappa di ieri si è riaffacciato in zona podio anche Tom Pidcock, il capitano della Pinarello-Q36.5 Pro Cycling ha guadagnato otto minuti sugli altri uomini di classifica. Da Vingegaard, secondo, a Lenny Martinez, decimo, c’è un distacco inferiore ai tre minuti. Anche questo, secondo Ivan Basso, è un fattore importante.
«Più verosimilmente vedo quattro o cinque atleti in lizza per il podio – conclude Basso – ed è un risultato che in una corsa a tappe di tre settimane, specialmente se è il Tour, non va buttato. Difficile, ma non impossibile, pensare che ci possa essere qualcuno che possa rischiare un posto di valore per tentare qualcosa di grande. Dipende tanto dal carattere, non dimentichiamo che in ammiraglia poi ci sono i diesse: sono loro a gestire i momenti di corsa e a parlare con i corridori».