Giro della Valle d'Aosta 2026, Forte di Bard, Niels Driesen, Mateo Ramirez, Henrique Bravo

Driesen, colpo al Forte di Bard. E il Valle d’Aosta si accende

17.07.2026
7 min
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FORTE DI BARD (AO) – La strada che conduce al traguardo ti avvolge in una serie di spire. La Valle d’Aosta in basso non ha punti invisibili ed è suggestivo immaginare le vedette che sin dal sesto secolo da quassù vigilavano sui passaggi nemici. Il Forte di Bard era così ben posizionato che dopo la Campagna d’Italia, Napoleone ne ordinò la distruzione, tante erano state le perdite inflitte dai soldati piemontesi alle truppe francesi. Quando Driesen, Bravo e Ramirez si infilano selvaggiamente in quelle spire tanto strette, di questa storia probabilmente non sanno nulla. Loro pensano a scrivere la propria e solo dopo forse si renderanno conto della grande suggestione dello sfondo. L’arrivo è in cima all’ultima rampa, poi i corridori entreranno nel portale fortificato fino al podio posizionato nella Piazza d’Armi.

Ecco l'arrivo trionfale di Driesen al Forte di Bard: alle sue spalle Ramirez (immagine Giro VDA)
Ecco l’arrivo trionfale di Driesen al Forte di Bard: alle sue spalle Ramirez (immagine Giro VDA)
Ecco l'arrivo trionfale di Driesen al Forte di Bard: alle sue spalle Ramirez (immagine Giro VDA)
Ecco l’arrivo trionfale di Driesen al Forte di Bard: alle sue spalle Ramirez (immagine Giro VDA)

La penultima curva

In basso la Dora Baltea scorre rapida e fangosa. Il caldo è pesante, i ghiacciai si sciolgono, ma in cima il vento rende il sole più sopportabile. Il gruppetto con i primi della classifica ha ripreso i quattro in fuga proprio sulle ultime rampe. La prima salita di Fabiole ha dato una stiracchiata inattesa al gruppo. Il Col de Joux e quello di Arlaz hanno fatto il resto. La corsa sta tutta in una serie di gruppi frammentati lungo la strada, ma si decide fra gli otto al comando. Quando Driesen li ha visti arrivare, si è ricordato solo della ricognizione del mattino sulle ultime curve e probabilmente il suo vero vantaggio alla fine sarà proprio questo.

«Sapevo che sarebbe stata dura – dice il belga della Lotto-Groupe Wanty – e sapevo che la fuga aveva una possibilità. Quando mi sono trovato al comando dopo quasi 20 chilometri, ho pensato che fosse positivo avere un po’ di vantaggio su Bravo e Ramirez all’inizio delle salite, ma non mi aspettavo che la fuga portasse alla vittoria, quindi sono molto contento.

«In realtà non li ho visti arrivare, non mi sono voltato, ma ho cercato di seguirli. Li ho superati, poi mi hanno superato loro e alla fine sono riuscito a dare l’ultima pedalata, sufficiente per vincere la tappa. Stamattina prima della partenza ero venuto a vedere il traguardo ed è stata una scelta molto importante. Sapevo che se avessi preso la penultima curva per primo, avrei vinto ed è quello che ho cercato di fare. Li ho superati un attimo prima della penultima curva (foto di apertura, ndr) e ho capito subito che non mi avrebbero più passato».

Primo giorno da leader

La fuga davanti e i migliori subito dietro, in uno scambio di sportellate per guadagnare quei pochi secondi che li dividevano alla partenza. Bravo è parso in condizione come nella crono, Ramirez aveva la solita smorfia da colombiano illeggibile e gli ha dato i giusti cambi, mettendogli la ruota davanti nel finale. Bock invece ha ceduto qualche metro, ma è ancora il secondo della generale.

«Sapevo che c’erano molte curve – dice Bravo, che ha tenuto la maglia di leader – ma non mi aspettavo una cosa del genere. Pensavo fossero curve più aperte, invece la strada era molto stretta e tortuosa. Ma sono stato bene. Appena è iniziata la salita, abbiamo attaccato. Eravamo io, Bock e Ramirez, ci siamo sempre dati cambi e abbiamo fatto un buon lavoro.

«Li abbiamo raggiunti sull’ultima salita, non me l’aspettavo ma i miei compagni di squadra mi hanno aiutato molto. Quando li abbiamo visti davanti, ho capito subito che erano più lenti di noi, quindi sapevo che avremmo lottato per la vittoria, ma che avremmo dovuto spendere molto. Sono contento di aver mantenuto la maglia e di aver ottenuto un buon risultato alla fine. Mi piace correre da leader, ti dà grossa responsabilità. La squadra si mette al tuo servizio per portarti alla salita, ma non è un grosso problema se hai gambe per spingere in salita».

Il vincitore modesto

La differenza alla fine l’ha fatta davvero la recon del mattino, grazie alla quale Driesen è riuscito a infilare gli uomini di classifica. Lui fa il modesto, ma intanto alla fine di maggio ha portato a casa la Ronde de l’Isard, vincendo una tappa e conquistando la maglia di leader proprio all’ultimo giorno, con il secondo posto nel tappone pirenaico.

«A me della classifica non importa molto – prosegue Driesen – non è proprio il mio obiettivo principale. Sono venuto qui per provare a vincere una tappa e sul resto ragioneremo nei prossimi due giorni, ma sono davvero contento così. Sono uno scalatore, va bene, ma mi sto accorgendo di avere un buono spunto finale, mentre dubito che sulle grandi salite potrei reggere i più forti.

«L’anno scorso la mia squadra ha vinto tre tappe su quattro – sorride Driesen – ma credo che potesse riuscirci soltanto Jarno (Widar, ndr), che è fortissimo. Siamo venuti pensando che anche solo una sarebbe stata un bel risultato e ora che ci siamo riusciti, la soddisfazione è grande».

Bosio miglior italiano

La Piazza d’Armi ha il fondo acciottolato e i corridori che arrivano si fermano sulla sinistra, con smorfie che variano in base alla posizione. Radio corsa ha comunicato di buon mattino vari ritiri, fra gli organizzatori si ragiona sulla lunghezza del convoglio: non tanto per il calcolo del tempo massimo, quanto per l’orario della chiusura strade che rischia di essere sforato.

Nonostante tanto timore, il bollettino finale non è troppo pesante. Fra i nove ritirati, due sono italiani e inattesi: Santiago Basso e Mattia Proietti Gagliardoni, entrambi con i genitori venuti a vederli. Un solo corridore è finito fuori tempo massimo, mentre Tommaso Bosio della General Store può appuntarsi sul petto la medaglia di miglior italiano al traguardo, con il decimo posto a 1’26” da Driesen.

«Come avevo pianificato – racconta il piemontese – sarebbe venuta fuori una giornata da fughe, visto che la classifica era già abbastanza delineata dopo la cronoscalata. Per questo nella prima discesa ho portato fuori una fuga numerosa e mi dispiace non aver avuto le gambe migliori, perché ieri sera ho avuto un problema intestinale, ma credo di essermi gestito bene. 

«Abbiamo lavorato tanto per questa corsa, ho avuto buone sensazioni e spero che la condizione vada a migliorare. Uno che di certo è andato forte è il mio compagno Biehl (arrivato 9° a 56 secondi, ndr), che ha dimostrato di essere tra i più forti in salita. Ha fatto una prestazione eccezionale e secondo me andrà via di qui anche con una buona classifica generale».

Conclude dicendo di averne appena parlato con i compagni e l’arrivo del giorno l’hanno trovato pazzesco. I complimenti per gli organizzatori chiudono la giornata. Domani tappa di Saint Christophe con due scalate da tremare i polsi. La corsa sta per entrare nel vivo.