Vuelta Espana 2026, Alto de Aitana, Enric Mas Nicolau

EDITORIALE / La Vuelta senza Pogacar e l’UCI su Iannelli

31.08.2026
5 min
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Dire che le cadute facciano parte del gioco è la banalità con cui non vorresti mai cominciare un articolo. Eppure, dopo due giorni a pensare all’incidente che ha eliminato Pogacar dalla Vuelta, queste parole tornano come il tocco di una campana. Eravamo così abituati al Tadej invincibile e privo di avversari, che forse quel giorno anche lui ha lasciato andare il pizzico di concentrazione che a cose normali gli avrebbe sconsigliato di farsi sorprendere in quella posizione. Sarebbe stato più prudente per la sua squadra riprendere in mano il gruppo dopo il traguardo volante e rimetterlo in fila.

Non deve essere facile essere lucidi come macchine infallibili ogni volta che si attacca il numero sulla schiena. Altri prima di Pogacar hanno evitato cadute ben peggiori: vedi Armstrong che per schivare Beloki caduto rovinosamente al Tour del 2003, attraversò un campo pieno di arbusti e sassi senza cadere e tantomeno bucare. Ma l’americano correva così poco, che non era sorprendente che nei giorni francesi avesse la concentrazione di un robot.

Pogacar invece corre e vince molto di più. Pretende da sé e gli altri da lui pretendono sempre qualcosa più del massimo (non ci si sta già preparando al recupero miracoloso dall’incidente?) e forse questa volta la consapevolezza che la vittoria potesse essere un po’ meno complicata lo ha portato ad abbassare la guardia di quel solo millimetro fatale.

Il corpo fa male, ma Pogacar ha ripreso lo spirito. Ecco la foto che ha pubblicato su Instagram per rassicurare i tifosi (immagine @tadejpogacar)
Il corpo fa male, ma Pogacar ha ripreso lo spirito. Ecco la foto che ha pubblicato su Instagram per rassicurare i tifosi
Il corpo fa male, ma Pogacar ha ripreso lo spirito. Ecco la foto che ha pubblicato su Instagram per rassicurare i tifosi (immagine @tadejpogacar)
Il corpo fa male, ma Pogacar ha ripreso lo spirito. Ecco la foto che ha pubblicato su Instagram per rassicurare i tifosi

L’occasione della vita

La Vuelta senza Pogacar l’hanno subito riclassificata corsa di medio livello, come quando l’uragano rallenta e dopo un po’ diventa una semplice tempesta tropicale. Sapete qual è il problema? Chi ha cominciato a raccontare la corsa spagnola come la cavalcata dello sloveno, riducendo gli altri a piccoli aspiranti, ha talmente esagerato con i toni da essersi ritrovato di colpo con il frigo vuoto. Come se avessi un ristorante e puntassi tutto sul piatto migliore, dipingendolo come l’unico motivo valido per cui mettersi a tavola. Il giorno che per qualsiasi motivo quel piatto non ci fosse, chi mai verrebbe a sedersi, se il ristoratore per primo ha sempre sminuito il resto del menù?

La tappa di ieri vinta da Enric Mas all’Alto de Aitana (immagine di apertura) ha messo in mostra alcuni dei migliori corridori alle spalle dei mostri: alle spalle di Pogacar, di Vingegaard e probabilmente anche di Evenepoel. Non è facile correre estraendo da sé il massimo possibile, sapendo che basterà a malapena per un piazzamento. Dopo un po’ la testa va via, che poi è quello che è successo per un certo periodo a Enric Mas. Il nuovo leader della Vuelta, che non vinceva da quando nel 2022 batté proprio Pogacar al Giro dell’Emilia, ha messo insieme così tanti piazzamenti, che se fra due settimane vincesse la Vuelta, si potrà parlare di giustizia compensativa.

Vedere questi ragazzi fortissimi lottare per la vittoria anziché essere dediti a inseguire l’ombra di Pogacar, che sistematicamente li schiaccia, dà la misura della potenza e della crudeltà dello sport: se non sei un fenomeno, nella carriera hai al massimo un paio di occasioni in cui sfruttare l’assenza dei giganti. La Vuelta 2026 sarà così per almeno quattro di loro e per motivazioni strettamente personali. Raccontare la scalata al sogno impossibile è forse più suggestivo rispetto alla conta dei minuti di distacco inflitti ai rivali.

Il presidente Lappartient al via della Vuelta e ieri in Italia per i mondiali di MTB in Val di Sole
Il presidente Lappartient al via della Vuelta parla proprio con Pogacar. Ieri era in Italia per i mondiali di MTB in Val di Sole
Il presidente Lappartient al via della Vuelta e ieri in Italia per i mondiali di MTB in Val di Sole
Il presidente Lappartient al via della Vuelta parla proprio con Pogacar. Ieri era in Italia per i mondiali di MTB in Val di Sole

L’UCI e Iannelli

In questi giorni di tanta carne al fuoco, fra le notizie che più ci hanno fatto sollevare il sopracciglio c’è la risposta inviata dal presidente dell’UCI Lappartient a Carlo Iannelli, il papà di Giovanni morto in volata nel 2019 su un rettilineo non adeguatamente protetto: non lo diciamo noi, badate bene, a sottolinearlo sono intervenuti una sentenza civile e un risarcimento.

Iannelli è tenace e arrabbiato e ne ha tutto il diritto: sbaglia i modi, ma succede quando le sole risposte che ricevi sono evasive e irritanti. E’ altresì evidente che Lappartient si sarebbe risparmiato di intervenire in una vicenda che non lo riguarda direttamente, dato che la gara di Molino dei Torti non era internazionale (allo stesso modo l’ACCPI non prese posizione poiché Iannelli non era un professionista: una scelta su cui riflettere e far riflettere tutti gli associati. Giovanni era un corridore come tutti loro e un’associazione che li rappresenti dovrebbe brillare maggiormente in lungimiranza e coraggio).

Nel rispondere alla lettera dell’avvocato toscano, il presidente del ciclismo mondiale avrebbe potuto dire e fare qualcosa di più. Lappartient ringrazia per la condivisione delle informazioni. Dice che per l’UCI è fondamentale che gli organizzatori delle corse rispondano delle proprie responsabilità, anche sul piano della disciplina sportiva, quando siano accertate violazioni delle norme di sicurezza. 

Per questo nelle parole di Lappartient si rintraccia un filo di stupore nel notare che, nonostante gli sviluppi giudiziari abbiano affrontato “diverse presunte violazioni delle norme applicabili in materia di sicurezza del percorso”, non ci sia stato un esame nel merito, poiché il Tribunale Federale della FCI avrebbe ritenuto che l’azione disciplinare fosse prescritta. Pur trattandosi di competenza FCI, «l’UCI deplora che i procedimenti avviati non abbiano consentito un esame completo delle violazioni e delle responsabilità disciplinari potenzialmente connesse alla sicurezza della gara».

Perché non andare oltre e chiedere una riapertura dell’inchiesta federale? Ecco che cosa avrebbe potuto fare l’UCI e francamente sarebbe stato interessante leggere a quel punto la risposta della Federazione. Ma come si fa a non voler rintracciare le precise responsabilità della morte di un ragazzo in gara e contemporaneamente portare avanti e sventolare proposte sulla sicurezza stradale?