Dal Canada alla Slovenia, con un rapido passaggio a casa sufficiente per vincere alla Ruota d’Oro ricaricare le batterie e arrivare pronto al campionato europeo under 23. La settimana di Mattia Negrente è stata tutt’altro che semplice, ma sicuramente gli ha riservato delle emozioni particolari. Vestire la maglia azzurra a Montreal e poi a Lubiana, nel frattempo trovare la prima vittoria con il tricolore addosso. Scegliere un modo migliore per finire la stagione è difficile, anche se Mattia Negrente dovrà indossare ancora il numero sulla schiena con la XDS Astana in qualche altra corsa prima di tirare il fiato.
L’Italia per questi giorni ha alloggiato lontano dai grandi centri abitati, in un angolo di Slovenia che parla di Tadej Pogacar e del suo mito. Da quelle parti il ciclismo lo si misura partendo dal campione del UAE Team Emirates.
«Sapevo fosse un bel percorso – ha raccontato Negrente – con una salita di un paio di chilometri che poteva diventare molto lunga se non avessi avuto le gambe giuste. Invece sono stato bene, anche se le fatiche di questa settimana si sono fatte sentire. Si è chiuso un periodo positivo, con delle gare importanti nelle quali ho fatto vedere ottime cose».


Riavvolgiamo il nastro a qualche giorno fa, al settimo posto del mondiale?
Sapevo di essere arrivato con una buona condizione. Mai mi sarei immaginato di trovare un risultato così buono, in una giornata in cui tutti gli altri corridori erano lì nella miglior condizione possibile. Invece quel settimo posto è stato un bellissimo piazzamento, arrivato lavorando al meglio.
Si è raccolto il massimo?
Direi di sì, personalmente mi ritengo soddisfatto della mia gara e di quello che abbiamo fatto come squadra. Il mio compito era di rimanere in gruppo, seguire e giocarmi lo sprint in caso di arrivo in un gruppetto. Aver vinto la volata del gruppetto, che mi ha portato questo settimo posto, non era scontato. Allo stesso modo dovevo muovermi in Slovenia all’europeo.


La gamba poi è arrivata pronta anche alla Ruota d’Oro…
Sono tornato a casa e ci sono rimasto per un totale di 12 ore, ho fatto in tempo a dormire nel mio letto che ero di nuovo in gara. La notte non era stata delle migliori, il viaggio di ritorno da Canada si era fatto sentire, quindi la mattina non avevo sensazioni positive. Poi però è stato un crescendo fino alla vittoria.
La prima in maglia tricolore.
Quello di vincere indossando la maglia di campione italiano era un obiettivo che avevo fissato nella mia testa da un po’. Ci ero andato vicino al Tour de l’Avenir, ma vincere con il tricolore in Italia è stato comunque fantastico. Una soddisfazione immensa.
Una seconda parte di stagione molto positiva?
Sono davvero soddisfatto di quanto raccolto, sono andato forte sia prima che durante il Tour de l’Avenir. Inoltre ho avuto modo di correre anche con i professionisti al Tour of Istanbul, raccogliendo due top 10 nelle quattro tappe previste.
Sempre più velocista?
No, veloce sì ma non velocista. Le volate di gruppo non sono il mio e non mi ritengo tale, ho uno spunto veloce che mi permette di vincere negli sprint ristretti. Però ho la qualità di superare bene le salite corte, ma non saprei dire che tipo di corridore sono. Sinceramente non ci ho ancora pensato, mi trovo nel mezzo di un percorso di crescita e devo scoprire ancora tante cose su di me.


Che percorso è stato fino ad adesso?
I tre anni nel devo team della XDS Astana mi hanno permesso di mettere un mattone dopo l’altro, con una crescita netta e graduale.
Crescita che ti fa sentire pronto per il WorldTour?
So di avere la gamba per passare di là, l’ho visto anche al Tour of Istanbul. Bisogna andarci con i piedi di piombo, ma credo di potermela cavare. Chiaramente sarebbe un passaggio delicato e importante.


Cosa vuol dire avere la gamba per passare di là?
Vedo che gira bene, in corsa supero i momenti importanti e riesco ad essere presente nel finale. I piazzamenti in Turchia mi hanno dato una buona iniezione di fiducia, ma tutta la stagione mi ha trasmesso sensazioni positive. Al momento non so cosa succederà l’anno prossimo.
Rischieresti un quarto anno da under 23?
Il percorso di crescita mi dice che potrei fare ancora meglio, potrebbe essere un rischio perché ho fatto una stagione nella quale ho raccolto davvero tanto. Fare di più sarebbe complicato, però rimarrei under 23 anche per indossare la maglia tricolore nelle corse più importanti della categoria.