SENCUR (Slovenia) – Appena atterrati all’aeroporto di Lubiana, ad accoglierci c’erano Tadej Pogacar, Primoz Roglic e Urska Zigart con le maglie verdi della loro nazionale. Un benvenuto che ci ha portato subito nel clima dei campionati europei. Un clima nel quale, va detto, si avverte quel velo di dispiacere per l’assenza del re. Tra l’altro già si confabula sulla sua presenza domenica in occasione della gara elite. Come seguirà questi europei? Viene da chiedersi…
Ma c’è poco tempo per pensare, perché qui è subito gara. Anzi, gare. Quella del mattino, la prova under 23 femminile, è stata dominata da una delle favorite, la svizzera Mara Winter. Poi è arrivata l’intensa gara della stessa categoria al maschile, una prova bellissima vinta dallo spagnolo Hector Alvarez.




Dalle fiabe alle corse
Sencur è un tipico paesino sloveno, ci verrebbe da dire, anche se ammettiamo di conoscere poco la Slovenia. E’ bastato però percorrere la strada dall’aeroporto al palazzo degli accrediti, da lì all’arrivo, e osservare il paesaggio dall’aereo per capire che questa è una sorta di Nazione-giardino.
Tutto è curatissimo, pulitissimo, verdissimo. Sembra una protuberanza della Bassa Austria e delle nostre Alpi Giulie, e di fatto lo è. Boschi di abeti, montagne sullo sfondo e piste ciclabili a pioggia. Campanili e campi agricoli, con i trattori intenti a rivoltare il fieno.
In questo contesto, i ragazzi di Marino Amadori sono stati bravi ieri. Sempre nel vivo della gara, hanno corso da squadra vera. C’è una frase in particolare di Michele Bicelli che ci ha colpito. «Sull’ultima salita forse avevo un uno per cento in più di Negrente, ma tanto sapevo che poi mi avrebbero ripreso. A quel punto sono rimasto con lui e gli ho tirato la volata, visto che Mattia è anche veloce».


Negrente e la sveglia di Amadori
Gli azzurrini se la sono giocata. Per alcuni di loro, arrivare dal Canada alla Slovenia non deve essere stato facile. E proprio Negrente è stato tra quelli che, giocoforza, si sono sciroppati questa trasferta intercontinentale.
«Ho saputo che avrei fatto gli europei due giorni fa – racconta Negrente dopo l’arrivo – eravamo alla Ruota d’Oro e Scalco, che sarebbe dovuto essere qui, mi aveva detto che non stava bene. La mattina dopo erano le nove e mezza, ero ancora a letto, quando ha squillato il telefono e mi ha svegliato. Era Marino (Amadori, ndr), che mi fa: Mattia, prepara bici e valigie che domani si parte per la Slovenia».
Negrente racconta che i piani erano ben diversi. Dopo il mondiale aveva il suo programma di gare e, tra queste, c’era la Ruota d’Oro di martedì scorso, che tra l’altro ha vinto.
«In effetti, sapendo soltanto da due giorni di questi europei, oggi non ero proprio nella mia miglior giornata. Chiaramente la fatica dell’altro giorno si è fatta sentire (tanto più dopo il lungo viaggio di rientro dal Canada, ndr), però è andata così… Io sono contento. Alla fine ho fatto settimo al mondiale, primo alla Ruota d’Oro e quinto oggi. E la cosa ancora più bella è che credo abbiamo corso bene noi dell’Italia».
Negrente racconta la prova con lucidità. Sapeva che in salita non era il più forte e che due dei corridori saliti sul podio, per non dire tutti e tre, erano atleti di ottimo livello, particolarmente adatti a questo circuito. «Non solo Alvarez, che si sapeva, e lo stesso Driesen, ma anche il ragazzo polacco, Jan Michal Jackowiak, è un gran bel corridore».
Alavarez si prende così la rivincita dopo il secondo posto iridato alle spalle di Ashlin Barry e soprattutto mettendo ancora in fila Driesen e gli altri principali contendenti. Curiosità: Negrente è stato l’unico tra i top dieci ad aver corso tra mondiali ed europei.




Bravo Capello
Il gioco di squadra lo ricorda anche Roberto Capello, anche lui impegnato alla Ruota d’Oro in settimana. E’ stato protagonista di un attacco importante, di quelli che hanno contribuito a definire la struttura finale della corsa.
«Ho cercato di anticipare in vista della salita – racconta Capello – Poi mi hanno ripreso. C’era anche lo spagnolo. A quel punto c’è stato un rallentamento e ho deciso di continuare, anche perché, non essendo uno scalatore, volevo avvantaggiarmi. E poi, così, dietro i ragazzi potevano stare più tranquilli».
Capello, Negrente e gli altri si radunano dopo l’arrivo. Passa Alvarez e gli fanno i complimenti in inglese: «Congrats». Lui annuisce e tira dritto.
Alvarez è un ragazzo alto e, con quella stazza e la bici Trek della Lidl-Trek, ci ha fatto pensare a Mads Pedersen. Curioso che sia stato fuori per oltre un giro da solo e che, una volta ripreso, abbia trovato ancora la forza di attaccare. Ricorda molto la tenacia di Pedersen. Proprio quel Pedersen di cui porta la figurina sul casco. Senza saperlo abbiamo azzeccato il suo idolo. Idolo forse anche per affinità tecniche.


Mozjanca chiama Elisa
Questa curiosità ha anche un risvolto tecnico molto interessante. Sapete dove ha attaccato Alvarez? Nel tratto sommitale della salita, quello che sulla carta è il più facile. Invece, gli azzurri ci hanno detto che la salita di Mozjanca è davvero tosta.
All’inizio le pendenze sono in doppia cifra per oltre un chilometro. Nel finale il muro si fa ancora più tosto. Poi, quando sembra finita, c’è una svolta secca a destra e lì inizia un tratto meno ripido, che però continua a tirare e richiede comunque il rapporto giusto.
«Quasi quasi è stato peggio quel segmento della parte ripida – ci ha detto Negrente – ma per tirare su il rapporto e fare velocità serve una gran gamba».
Questo ci fa già voltare pagina, verso quello che vedremo tra poche ore: la nostra regina, Elisa Longo Borghini. Un percorso così potrebbe essere ideale per l’Elisa nazionale. Il triello con Demi Vollering e Katarzyna Niewiadoma non aspetta altro che tornare in scena anche qui agli europei. E magari in virtù di un chilometraggio ridotto la partita potrebbe allargarsi ad altre atlete e concedere risvolti tattici più incerti.
Longo Borghini ha provato la salita ieri mattina e anche lei è totalmente sulla linea degli under 23. «Mozjanca è molto dura, specie nella parte finale, ma soprattutto non si scende subito. Ci sono questi su e giù che ti stroncano. Io però sono pronta, serena. E’ stata una vigilia tranquilla, vado a letto serena», ci aveva confidato ieri.
E dunque oggi gli europei di Slovenia 2026 ripartono con la prova degli juniores maschili alle 9 e si chiude con quella delle elite donne alle 13,30. Sarà di nuovo un tutti per Elisa.