Ogni finale di stagione ci consegna lo stesso interrogativo al quale diventa difficile trovare una risposta nonostante i buoni risultati delle dirette interessate: dove andranno a correre le donne junior italiane che passano elite? Le migliori solitamente non hanno difficoltà a trovare una sistemazione (pensiamo a Rossignoli e Ballan), ma abbiamo visto che non è così poi tanto scontato.
Ad oggi la campionessa italiana Maria Acuti (in apertura, la vittoria a Dairago domenica scorsa, foto Ossola) non si è ancora accasata, pur immaginando che abbia richieste. E’ il classico caso lampante che deve far riflettere. Molte altre ragazze fanno parte del gruppo azzurro sia in strada che in pista, eppure, al netto della segretezza delle voci di mercato di procuratori o dirigenti, è spesso difficile conoscere l’imminente futuro delle giovani per motivi contingenti fra loro. Ne abbiamo discusso con Giovanni Fidanza, team manager della Isolmant-Premac-Vittoria, che conosce bene la categoria e che ha saputo sempre valorizzare ragazze al primo anno elite.


L’esempio di Pegolo
In questa stagione alla Isolmant ha corso Chantal Pegolo dopo il sontuoso 2025 da junior chiuso con il secondo posto mondiale e terzo europeo nelle prove su strada. Per lei era stato pensato il “prestito” nella squadra lombarda da parte della Lidl-Trek, titolare del cartellino, prima di inserirla nel proprio devo team a partire dal 2027. Una mossa molto oculata che ha prodotto i frutti sperati.
«Quello di Chantal è stato un anno molto buono – apre il discorso Fidanza – nel quale spicca il terzo posto in una tappa del Giro Women, oltre al quarto del Liberazione. Dopo il Giro Women ha avuto un comprensibile periodo di affaticamento, anche perché stava studiando per la maturità: Nel complesso ha fatto ottime esperienze ed è sempre stata protagonista nelle gare open, dove ha colto una vittoria.
«Ritengo – continua – che Chantal sia cresciuta tanto disputando una stagione in questo modo. Le juniores, anche le più forti, sentono troppo il salto nella formazioni WorldTour perché il livello è veramente alto, mentre nei devo team non possono fare certe corse per regolamento e talvolta hanno un calendario abbastanza limitato. I team continental invece vanno bene perché le ragazze del primo anno possono crescere ed esprimersi in modo più graduale anche in mezzo a grandi campionesse. L’operazione fatta con Pegolo a mio modo di vedere andrebbe replicata perché è il giusto modo di ambientarsi nella categoria massima».


Tante ragazze, poche squadre
L’ultima frase di Fidanza è tanto esatta quanto inascoltata. Nessuna squadra WorldTour per il momento gli ha proposto qualcosa di simile e forse nemmeno alle altre formazioni italiane, che oltretutto devono fronteggiare i crescenti problemi di gestione della propria società.
La Top Girls dovrebbe continuare con la propria attività, ma da anni sta facendo fatica e non per demeriti propri. I punti fermi, insieme alla società veneta, restano Vini Fantini BePink, Aromitalia Vaiano e la stessa Isolmant, mentre alcune indiscrezioni parlano di una possibile fusione tra Mendelspeck e Born to Win per provare a mantenere viva almeno una licenza UCI. In tutto questo sotto bosco di situazioni, teniamo conto che la UAE Team L’Imad ha chiuso il proprio devo team.
«Attualmente – riprende Fidanza – non è facile piazzare tutte le juniores italiane nelle continental italiane o estere. Di spazio non ce n’è più come prima, i posti scarseggiano. Certo, le atlete che hanno conseguito più risultati o vittorie vogliono passare nei grandi team, ma non tutte riescono ad andarci. Non tutte possono fare come ha fatto Pegolo con noi, indipendentemente che sia giusto o sbagliato.
«Per regolamento – prosegue – noi continental dobbiamo prendere almeno una ragazza del primo anno e non è semplice ugualmente. Noi l’anno prossimo saremo in 10 o 11 atlete, con tante riconfermate perché vorremmo cercare di mantenere un buon livello. Non tutte le squadre possono prendere tante atlete del primo anno anche perché bisogna restare dentro al budget e contenere i costi, questo almeno è il nostro ragionamento».


Soliti problemi
A margine della domanda iniziale che ci siamo posti, ogni anno le continental italiane devono fare i conti con un sistema internazionale che pensa sempre più al WorldTour e sempre meno alla base.
«Nessuno – rimarca Fidanza con preoccupazione – capisce fino in fondo il lavoro prezioso che svolgiamo noi team continental. Ci sentiamo soli, anche perché l’UCI continua a modificare i regolamenti che ci penalizzano. Si guarda solo alla cima e non si considera cosa c’è sotto. Continua a passare il tempo e i problemi sono sempre quelli. Ad oggi non sembra esserci una soluzione all’orizzonte.
«Se si va avanti in questo modo fra qualche anno sarà un problema molto grosso da gestire, se non cambia qualcosa. Se scompariamo noi continental, il sistema non so su cosa si reggerà. Noi con la nostra squadra, così come le altre, abbiamo fatto crescere tante ragazze che poi sono arrivate al WorldTour e sotto il massimo livello ci siamo noi».


Il rilancio di Realini
Fra le tante ragazze lanciate da Fidanza c’è stata anche Gaia Realini, che venne gestita in una operazione molto simile a quella di Pegolo prima che la scalatrice abruzzese passò alla Lidl-Trek. Lui gliel’ha consegnata in assoluta ascesa, mentre ora siamo arrivati ai titoli di coda tra lei e la squadra tedesca con una netta inflessione delle aspettative. Giovanni però intravede la possibilità del riscatto della sua ex atleta.
«Vanno valutate tante cose – analizza Fidanza – tra cadute e problemi fisici, ma il suo 2026 è stato in crescita. Alla Vuelta e all’Ardeche ha ottenuto bei piazzamenti, facendo soprattutto un bel lavoro per le compagne. Tuttavia da fuori sembrava fosse spaesata e che fosse poco in sintonia con il resto della squadra. Non mi sorprende che abbia rescisso dalla Lidl-Trek.
«Credo – conclude – che Gaia abbia bisogno di trovare una formazione che creda in lei, magari anche una professional. Ha bisogno di ritrovare anche motivazioni. E’ ancora tanto giovane e per me può fare ancora tanto bene. E’ una risorsa del ciclismo femminile italiano, tenendo conto che le gare hanno sempre più salita e lei quando è stata bene, ha dimostrato di andare molto forte. Se le impostano un programma adeguato, sono certo che si rilancerà».