Da quando è tornato Brailsford, l’obiettivo della Netcompany-Ineos è tornato quello di sempre: vincere il Tour de France. Gli anni di Wiggins, Froome, Thomas e Bernal sembrano lontanissimi, ma il capo ha rimesso sul tavolo la stessa determinazione grazie alla quale la professional nata nel 2010 nel giro di due stagioni conquistò la maglia gialla con Bradley Wiggins. Fra quei corridori c’era anche Dario Cioni, che avrebbe corso nel gruppo per altre due stagioni e poi, ritirato alla fine del 2011, ne sarebbe diventato uno dei direttori sportivi.
Quando stamattina lo abbiamo raggiunto al telefono, il toscano con radici britanniche era a Piasco per seguire due suoi corridori della Academy – Davide Frigo e Nicolas Milesi – nella sfida tricolore a cronometro. E dato che nei giorni scorsi è stato in Danimarca per un meeting in casa Netcompany (in apertura foto di Simon Laessoe), gli abbiamo chiesto di fare un primo punto della situazione, fra i nuovi arrivi (tiene banco la salita nel WorldTour del giovanisimo Noval) e la partenza di un corridore – Filippo Ganna – che Cioni ha preparato e seguito nelle sue più belle conquiste.
«A Copenhagen – spiega Cioni – è stato un ritiro solo WorldTour, quindi i ragazzi dell’Academy non erano presenti. I corridori hanno fatto tutte le visite mediche, noi del reparto performance abbiamo avuto un giorno riservato a noi. Diciamo che è stato un incontro a metà fra la chiusura del 2026 e l’apertura del 2027. Ma i nuovi corridori c’erano comunque tutti».


Copenhagen in quanto sede di Netcompany?
Esatto, è stata anche l’occasione di incontrare lo sponsor che era entrato durante l’anno. Qualcuno aveva incontrato persone, altri non avevano idea, per cui siamo stati anche in sede. E’ stata la prima vera occasione dell’inserimento al 100% di Netcompany all’interno della squadra, non solo come nome sulla maglia (l’azienda, fondata nel 2000, progetta, realizza e gestisce infrastrutture digitali, anche basate sull’intelligenza artificiale, che supportano servizi pubblici essenziali e attività aziendali in contesti complessi e regolamentati, tra cui fiscalità e dogane, aviazione, pubblica amministrazione digitale, difesa e resilienza, e servizi finanziari, ndr).
Visti i movimenti di mercato, alla Netcompany-Ineos c’è aria di grande rinnovamento: è solo una sensazione?
Sapete che con Dave (Brailsford, ndr) l’ambizione è chiara: vuole tornare a vincere il Tour de France. Con lui la mission è chiara e questi incontri servono per allineare tutti, specialmente lo staff.
A prima vista si potrebbe dire che mancano i corridori per farlo a breve: Arensman è lontano, Bernal si è preso una pausa…
Egan ha preso una pausa dal finale stagione, però aveva fatto Giro e Tour, quindi non è una cosa che non si era mai vista prima. Era lì con noi anche lui. E’ chiaro che Bernal è un vincente, non è contento di fare decimo e giustamente, dopo Giro e Tour non si sentiva di poter essere competitivo, quindi ha preferito chiudere la stagione in anticipo. Ma ripartirà regolarmente per il 2027.


In questa ottica di voler vincere il Tour, l’Academy serve a trovare in casa l’uomo che farà la differenza?
Brailsford è stato chiaro: l’Academy ha senso solo se riesce a portare talento alla squadra WorldTour, che non è solo un fatto fisico, ma corridori completi che sono già inseriti nel modo di lavorare della Netcompany e che sanno correre in bici.
Però Noval, che ha vinto i mondiali juniores di crono e strada, salirà direttamente nella Netcompany WorldTour, come mai?
Nell’ultima stagione, Benjamin Noval è stato il punto di riferimento della categoria juniores. Soprattutto la doppia vittoria al mondiale fa capire tanto, soprattutto su un percorso difficile com’era quello della gara su strada. Lui è l’emblema del fatto che le strade per arrivare in alto sono tante e lui ha scelto quella diretta. A prescindere da lui, la Academy ha preso dei bei talenti.
Senza girarci tanto attorno, che cosa ha significato per te perdere Ganna, dopo tutto quello che avete condiviso?
Quelle sono scelte in mano ai manager, a livello personale ovviamente mi dispiace però sono scelte del team che vanno rispettate. Sono cose che è giusto che restino fra loro, io sono un dipendente del team, accetto le decisioni. L’ho saputo ai mondiali quando era già tutto fatto.


Dal punto di vista dell’esperienza, aver lavorato tanti anni con un campione del suo livello ha portato un valore aggiunto alla squadra?
Sicuramente avere a disposizione un corridore come Pippo, che va al 100 per cento sugli obiettivi che si prefigge, spinge tutti al limite. Penso che come squadra, fino all’arrivo di Remco (Evenepoel, ndr), siamo stati i punti di riferimento della crono a livello assoluto. Battere Remco non è facile, però se guardiamo il collettivo, siamo comunque all’avanguardia. Abbiamo il miglior pacchetto, di certo non inferiore a Specialized. E siamo arrivati a questo punto anche grazie a un corridore come Ganna.
Ganna che si è agganciato al grande lavoro che si era già fatto con Wiggins e Froome?
La crono è sempre stato un punto su cui la squadra ha sempre posto molta attenzione, sin dal primo anno, appunto dall’era di Bradley. Se guardiamo quello che siamo riusciti a fare a livello di cronometro, prima come Team Sky, poi come Ineos e adesso come Netcompany, ci si rende conto che siamo restati al vertice, anche grazie al supporto dei vari sponsor che ci hanno affiancato in questi anni.
Come cambierà il tuo ruolo? Eri anche l’allenatore di Ganna e Tarling, cosa farai l’anno prossimo?
Dall’anno scorso, non alleno direttamente nessun atleta. Mi occupo della parte crono di tutti e della parte Academy. Quando faremo la riunione a novembre, valuteremo nuovamente i ruoli e vedremo cosa farò l’anno prossimo. L’Academy continua a essere il punto fermo, ma penso che continuerò ancora con le crono.




Hai detto che sei un dipendente della Netcompany-Ineos e accetti le decisioni, ma avresti mai valutato di andare via con Pippo o non se n’è mai parlato?
Sinceramente non se ne è mai parlato, anche perché è successo avanti nella stagione e io avevo già iniziato a lavorare per il 2027.
Cosa ti pare dei tricolori crono a fine ottobre?
Sono importanti. Milesi teneva a farli e ha sempre detto che avrebbe tenuto duro fino a questa data, Frigo aveva chiuso la stagione dopo San Vendemiano, ma appena è uscita la data, ha ripreso la bici. Farli o non farli non è tanto per il discorso del risultato, ma perché di crono oggi giorno non ce ne sono tante. E poi è stato anche giusto premiare gli organizzatori che si sono sbattuti per farli. Saltare un anno sarebbe stata una grossa perdita, anche perché se guardiamo l’ultimo mondiale, la maggior parte delle vittorie sono venute a crono.
Giusto per gli organizzatori e anche per i ragazzi?
E’ giusto dare anche a loro la possibilità di vestire una maglia di campione italiano, che poi non verrà mai portata, perché la maggior parte passerà. Però intanto avranno provato la soddisfazione di correre per conquistarla.