Komenda, Tadej Pogacar

A Komenda sulle tracce di Pogacar, che ci sgattaiola davanti

04.10.2026
7 min
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KOMENDA (Slovenia) – Una rotatoria con un grande albero al centro, alla base due grandi anelli, uno giallo e uno rosa, e una firma: quella di Tadej Pogacar. Siamo a Komenda, nella sua cittadina natale, dove tutto parla di lui.

Un po’ come facemmo per Wout Van Aert ad Herentals qualche tempo fa, ci siamo messi sulle tracce del paese natale di Pogacar. Un po’ per curiosare, un po’ per conoscere ancora meglio il suo mondo e, perché no, per capire qualcosa in più di questo ragazzo.

Mille abitanti e un campionissimo

Komenda, dicevamo. Eppure bisogna fare subito una piccola precisazione: la casa di Pogacar si trova a Klanec, che è attaccata a Komenda. E’ un piccolissimo borgo agricolo, che fa parte di Komenda, a sua volta un paesino altrettanto piccolo. Sì, sembra una via di mezzo fra un indovinello e uno scioglilingua, ma tant’è!

Scherzi a parte, Komenda è un paesino di appena mille abitanti. Si trova a circa 25 chilometri a Nord della capitale slovena, Lubiana, e la sua chiesa e il municipio, che dominano le campagne circostanti, sorgono su una collinetta. Qui la pace regna sovrana. Ancora oggi la vita è semplice e slow, per dirla in modo moderno. Ma non manca nulla, nemmeno per i ragazzi, perché in meno di mezz’ora, con i mezzi, si arriva a Lubiana, una città ormai dinamica, vivace e ricca di università.

E anche per chi va in bicicletta non manca nulla. Pogacar è cresciuto in una zona perfetta per fare ciclismo: strade poco trafficate, spesso affiancate da ampie e moderne piste ciclabili, oppure dotate di una banchina riservata ai ciclisti. Una linea tratteggiata delimita uno spazio di un metro per lato destinato alle biciclette. Le auto circolano al centro della carreggiata e, se ne arriva una in senso opposto, è chiaro che possono invadere quello spazio.

Mentre guidavamo, pensavamo che queste linee tratteggiate non siano soltanto utili ai ciclisti, ma svolgano anche un’opera costante di sensibilizzazione. Una soluzione semplicissima e a bassissimo costo che potrebbe cambiare molte cose.

Komenda, il posto perfetto per la bici

Ma torniamo al Pogacar ciclista. Ogni tanto passa qualche ragazzo del Pogi Team, altre volte si incontrano ciclisti arrivati da chissà dove per osservare la città natale del predestinato. Tra l’altro abbiamo scoperto che in questi giorni dei campionati europei non siamo stati i soli giornalisti a spingerci tra quelle viuzze. E poi ci sono ancora la signora anziana che porta la spesa nel portapacchi della bicicletta e la mamma che cerca disperatamente di tenere a bada i bambini che schizzano via. Chissà se anche Tadej era così?

Qui ci sono la pianura, le strade vallonate e le salite più lunghe. Pensiamo all’ascesa simbolo del Krvavec, nota località sciistica della zona, e al passo del Črnive. La prima misura 15 chilometri, la seconda 10. Tutto è a portata di mano. Gli ingredienti perfetti perché, se si ha la stoffa del campione, quel talento possa venire alla luce.

La casa di Pogacar l’abbiamo trovata. E’ una villetta gialla, curata ma semplice, in effetti non diversa da quelle che le si trovano intorno. Abbiamo chiesto agli abitanti quale fosse e, tra un inglese appena abbozzato e gli immancabili gesti, siamo riusciti a individuarla. Tra l’altro, proprio mentre ci avvicinavamo, è uscito Pogacar in auto. Arrivava questa vettura e noi che già andavamo pianissimo ci siamo fermati. Quando l’auto si è immessa nella strada e ci è passata davanti lo abbiamo visto. «Ma quello è Pogacar!». Peccato essere stati colti così alla sprovvista e non aver avuto il tempo di scattare una foto.

Il campionissimo della UAE Emiratessi trova a casa sua in questi giorni, in occasione degli Europei. In qualche modo, la sua presenza qui è anche una scelta legata al legame con la propria terra. Non poteva sottrarsi al calore della sua gente, che già così, come abbiamo scritto anche ieri, ha perso una parte della gioia attesa.

Un circuito tanto impegnativo, sulle sue strade, non avrebbe lasciato spazio a dubbi: la Slovenia intera avrebbe potuto vedere il proprio beniamino vincere in casa. E avrebbe reso tutti, ancora una volta, orgogliosi.

Orgoglio Tadej

E «Tadej, siamo orgogliosi di te»: recita un cartello posto tra Klanec e Komenda che, lo ripetiamo, se non fosse per la toponomastica, sembrerebbero la stessa cosa! D’altra parte, come si fa a non essere orgogliosi di lui? Quando abbiamo chiesto informazioni sulla casa di Pogacar a un agente di polizia o a un signore che stava aspirando l’auto nel cortile di casa, entrambi si sono illuminati.

Pensate che quest’estate, quando ha organizzato il suo evento benefico, che tra l’altro si svolge sulla salita del Krvavec, è dovuto tornare a valle in elicottero, tanta era la gente presente.

Di questo piccolo borgo agricolo si hanno testimonianze sin dal 1100, ma mai nessuno aveva portato Komenda così in alto. Ci sono scritte sull’asfalto e cartelli che inneggiano a Tadej. Nella via, a pochissimi metri dalla casa dei Pogacar, c’è un filare di cartelli con tutte le sue vittorie più importanti.

Tadej è a casa da qualche giorno. Da quel che si racconta, avrebbe voluto partire, ma poi la squadra, i medici e forse anche la nazionale gli hanno detto di no. Anche perché, scherzando fra gli addetti ai lavori, qualcuno diceva: «Se parte, chi lo ferma più quello lì?».

In questi giorni è uscito un libro (L’età dell’oro” di Uros Buh) che parla dello sport sloveno e, in particolare, del ciclismo. Un passaggio importante spiega come gli sloveni siano un popolo di sportivi, raccontando il lavoro svolto nelle scuole e quanto sia importante, per loro, poter credere di riuscire a raggiungere determinati traguardi. Primoz Roglic, in occasione della presentazione di questo libro ha detto che viene dal salto con gli sci e che, in quella disciplina, esiste una tradizione consolidata. Nel ciclismo, invece, la Slovenia è ancora agli inizi e i successi suoi e di Pogacar potranno rappresentare uno stimolo per altri ragazzi.

Secondo il libro, un momento di svolta per il ciclismo sloveno è stato il terzo posto di Andrej Hauptman ai Mondiali del 2001. Hauptaan scopritore di Pogacar e oggi suo diesse alla UAE. Gli sloveni, insomma, hanno bisogno di esempi. Se vedono che qualcuno ce l’ha fatta, capiscono che anche loro possono riuscirci. E, quando ci credono, sanno essere molto determinati.

Oggi, in ogni caso, vedremo Tadej alla partenza e all’arrivo. E sarà bello sentire che cosa dirà. Intanto abbiamo scoperto un altro pezzettino della sua vita e capiamo perché sia rimasto il ragazzo semplice di quando passò professionista.