SENCUR (Slovenia) – Il forcing al secondo giro sulla salita, lo scatto, il vuoto e l’arrivo a braccia alzate. Tutto facile, facile per Demi Vollering. Quasi scontato. «E’ il suo anno domini», commenta laconico Paolo Slongo a fine corsa, indicando con la mano verso l’alto, come a sottolineare il gesto di chi è al top. Elisa Longo Borghini conclude al quarto posto. Ed è un quarto posto anche un po’ velenoso, come vedremo.
La giornata perfetta delle orange si completa con la piazza d’onore di Puck Pieterse. L’Olanda, come spesso è accaduto nella storia del ciclismo femminile, si conferma la nazionale più forte. E così, una settimana dopo aver dominato la corsa iridata, eccola salire sul gradino più alto del podio anche nella prova femminile degli Europei di ciclismo su strada 2026.







Vollering d’Europa
Quella firmata da Vollering è una doppietta storica. E’ infatti la prima volta che una donna riesce a conquistare, nella stessa stagione, il titolo mondiale e quello europeo su strada.
«Non ho sentito troppo la pressione – racconta Vollering – La gara è andata secondo i programmi. Le ragazze hanno fatto un lavoro eccezionale, perfetto, e io mi sentivo in dovere di completarlo con la vittoria. Laurence Ten Dam sta facendo un buon lavoro: c’è un bel gruppo, stiamo bene insieme e regna una bella atmosfera. Non ci mette troppa pressione, ma è una persona che ci ascolta e ci vede».
Anche Pieterse, seduta al suo fianco in conferenza stampa, parla del buon lavoro di squadra. Aggiunge che, durante la corsa, pensava a quanto fosse bello correre per l’Olanda e far parte di quel gruppo. Insomma, Ten Dam sembra aver lavorato bene anche sul piano della coesione e della motivazione.
«Sicuramente questa stagione è stata perfetta – prosegue Vollering – Non avrei mai potuto immaginare un’annata del genere. Sono molto orgogliosa dei risultati che ho ottenuto durante tutto l’anno. Ma penso che il risultato più importante sia restare vicina a se stessi, trovare il proprio equilibrio. Fatto questo, puoi lavorare duro ogni giorno per cercare di migliorare dell’uno per cento. Così puoi continuare a lungo e a credere nel tuo sogno».






Elisa determinata
Intanto Elisa Longo Borghini torna al bus. La raggiungono le compagne, tra cui Silvia Persico, che invita tutte a fare una doccia, perché l’aria comincia a diventare frizzantina.
«Alla fine è stata la corsa che mi aspettavo – commenta Elisa – Ho commesso un errore un po’ da giovanissima nell’ultima curva. Mi sono fatta un po’ fregare da Marlene Reusser. Kasia Niewiadoma mi è caduta a fianco, praticamente. Mi ha portata un po’ fuori dalla traiettoria, ma non è colpa sua, né mia. Sono cose che succedono nel ciclismo».
Eppure, quella che abbiamo visto oggi ci è sembrata una Longo Borghini un po’ diversa dal solito, quasi nervosa. O, meglio, insolita anche in alcuni momenti di posizionamento e di tattica. A volte, quando il gruppo procedeva in fila, lei si allungava e lasciava un piccolo buco. Una questione di gambe o altro?
«Quei piccoli buchi erano una scelta tattica – spiega Elisa – Visto che continuo a prendere parole da Reusser, a un certo punto decidevo di allontanarmi. Se devo essere insultata, io vado via. Va bene una volta, va bene due, ma sempre no. Quindi cercavo di lasciare spazio».
Poi aggiunge: «Anche Pieterse, in qualche frangente, si è mossa in modo discutibile. Ed era successo anche al mondiale. Capisco i giochi di squadra, ma mettersi in mezzo quando ci sono tre nazionali che stanno tirando, forse, non è proprio il caso. Oppure ridere in faccia alle persone quando ti chiedono di stare almeno dietro. Lo trovo abbastanza antisportivo».
In conferenza stampa è stato chiesto a Pieterse della sua tattica e lei ha parlato tranquillamente del lavoro svolto, senza lasciarsi sfuggire nulla delle parole che si erano scambiate in corsa.






Percorso troppo facile?
Elisa prende dunque la strada del bus, come dicevamo. Aggiunge che, magari, con due giri in più del circuito e, di conseguenza, altrettante ascese alla dura salita di Mozjanca, le cose sarebbero potute andare diversamente. Si sa che lei non molla mai e spesso riesce a fare la differenza alla distanza. Ma questo era l’Europeo femminile. E la scelta del percorso è, tutto sommato, curiosa, soprattutto se si considera che in mattinata gli juniores uomini avevano affrontato la salita per ben cinque volte e che le colleghe juniores domattina lo faranno per tre. Quattro tornate e dunque quattro salite anche per le under 23.
Tutto ciò merita quantomeno una riflessione. Le elite avevano un tratto in linea con partenza da Lubiana, ma quei 90 chilometri erano pianeggianti. Bisogna anche capire gli organizzatori, per carità, ma l’aspetto tecnico, a nostro avviso, dovrebbe sempre restare centrale.
Detta fuori dai denti: magari, con un’altimetria differente, fatte le debite proporzioni con le altre corse in programma di Slovenia 2026, una Pieterse avrebbe faticato maggiormente a tenere il passo di fronte a un dislivello complessivo più importante. Sia chiaro, si può scegliere anche di allestire un tracciato del tutto pianeggiante, ma le caratteristiche del percorso incidono inevitabilmente sullo sviluppo della corsa e sulle possibilità delle atlete. E i tracciati andrebbero equilibrati in base alle categorie: non può essere che le juniores abbiano più dislivello delle elite.
Elisa Longo Borghini proseguirà la sua avventura agli Europei di Slovenia con le due prove a cronometro: la mixed relay, nella quale correrà con la maglia iridata, e la cronometro individuale. «Poi farò il Giro del Veneto e, spero, il campionato italiano a cronometro», conclude la campionessa italiana.