PRINCIPATO DI MONACO – L’arcobaleno risplende davanti al Casinò di Montecarlo dopo qualche scroscio di pioggia del pomeriggio. Non lo si trova nel cielo plumbeo del Principato, ma sulla maglia del protagonista più atteso, il padrone di casa che va a caccia della tripla corona e che alle 20 spaccate fa capolino sul palco. Basta la presenza di Tadej Pogacar a far impazzire tutti: appassionati, curiosi e persino addetti ai lavori.
Arriva sul tappeto rosso a bordo della sua Colnago come le stelle dello spettacolo con tanto di fuochi d’artificio. Quando la prestazione si conclude, l’aspetta il Principe Alberto di Monaco che lo omaggia come ha fatto soltanto con l’enfant du pays Victor Langellotti. Sarà l’aria della sua casa acquisita, ma Tadej pare più tranquillo del solito. Non si nega a nessuna foto o autografo per grandi e piccini e, nel selfie che fa insieme ai compagni di squadra del Uae Team Emirates-XRG, sfoggia un sorriso rilassato e i capelli più corti rispetto a quelli alla Eminem formato Tour.
Dall’organizzazione della Vuelta Espana ci confermano che le richieste media e quelle dell’hospitality per la presentazione di ieri sera sono triplicate quando, poco dopo il Tour, è arrivato l’annuncio che il fuoriclasse sloveno avrebbe dato l’assalto all’unico Grande Giro che manca ancora all’appello.


Da Vingegaard a Pogacar
Le domande più quotate a tutti gli uomini di classifica, che lo hanno preceduto nel giro delle conferenze stampa del giovedì o che abbiamo incontrato nella mixed zone allestita di fronte al Casinò, vertevano su come si batta l’imbattibile alieno sloveno. Anche per Felix Gall, secondo al Giro d’Italia di quest’anno, gran parte dei quesiti riguardavano proprio l’altro titano che si troverà a fronteggiare, dopo aver provato a inseguire Jonas Vingegaard nella Corsa Rosa.
«Jonas è stato il più forte di tutti per distacco al Giro – ha raccontato al nostro microfono – mi aspetto lo stesso canovaccio qui alla Vuelta, perché Pogacar è di gran lunga più forte di tutti noi altri. Quando lui è al via, è il grande favorito e mi sento di dire che è quasi impossibile batterlo. Io mi concentro su me stesso e punto al podio, la responsabilità è sua e sta a lui e alla sua squadra controllare la corsa».
Anche un capitano di lungo corso come Mikel Landa, sorride e commenta: «Pogacar è un personaggio che va oltre il ciclismo ed è un bene che la sua presenza aumenti l’attenzione sulla Vuelta. Credo che sia qualcosa di ottimo per tutti».


La Vuelta dietro casa
Poi arriva il più atteso, Tadej Pogacar: il due volte campione del mondo in carica: «Non c’è stato molto tempo per recuperare dopo il Tour, ma penso che sia stato abbastanza per tornare in forma e poi non potevo mancare con la partenza dietro casa. Spero che le gambe siano buone e mi aiutino a colmare questa lacuna nel palmares. Vincere Giro, Tour e Vuelta sarebbe un sogno che diventa realtà, per cui farò di tutto per riuscirci».
Al fianco di Pogacar, c’è João Almeida che, dopo il secondo posto dello scorso anno al termine di un lungo testa a testa con Vingegaard, è reduce da un 2026 da dimenticare ed è “costretto” al ruolo di comprimario visto cotanto capitano. «E’ stato un anno difficile – spiega – mi piace molto la Vuelta, spero di godermela con i miei compagni e di dare il mio contributo alla squadra per recuperare confidenza».


Una crono poco adatta
Tadej risponde volentieri a tutti, tranne a chi lo stuzzica dicendo che ha già vinto questa Vuelta e che non ha rivali: «Non penso valga nemmeno la pena che risponda a una domanda come questa. La Vuelta è una competizione durissima, ci sono grandissimi talenti e non so come fate a dire che la sfida è più semplice del Tour».
Stessa considerazione per chi gli chiede se vuole vincere dalla crono di domani a Monaco fino all’ultima frazione di Granada tra tre settimane: «La crono della prima tappa non è proprio il mio terreno ideale e credo che ci saranno moltissimi contendenti, che possono andare davvero forte su questo percorso. Vedremo come andrà, anche perché questo circuito cittadino ricorda un po’ quello di Copenaghen del 2022 (vinse Lampaert, ndr). Dovremo essere intelligenti per tutte e tre le settimane, anche perché la stagione non finisce con la Vuelta e vedremo come approcciare le prime giornate».


Monaco nel cuore
Di certo stavolta, c’è il fattore campo che non guasta e ricompare il sorriso: «Conosco benissimo il profilo della prima tappa perché ci ho passeggiato, pedalato, ci sono passato più volte in moto e in macchina, ma è molto tecnico per cui dovrò dare il mio meglio, non è un tracciato in cui si può andare a tutta dall’inizio alla fine. Mi sarebbe piaciuto anche dormire a casa in questi giorni, ma non penso che sia possibile quando sei impegnato in una grande corsa come questa (la squadra alloggia a Nizza per la Salida Oficial, ndr).
«Quando ci siamo trasferiti qui nel 2019 con Urska, pensavamo che saremmo comunque tornati in Slovenia mentre ora, crescendoci insieme, ci siamo creati una vita e ci piace tutto qui. Abbiamo mare e montagna insieme, un aeroporto molto vicino se dobbiamo volare per qualche corsa in giro per il mondo. Non ero un tipo da città prima, ma la dimensione che ho trovato qui mi ha fatto cambiare prospettiva».


Ritorno alla Vuelta
Tornando alla Vuelta, fu proprio nell’unica partecipazione alla corsa spagnola del 2019, che l’asso di Komenda si rivelò al mondo e, dalla stagione successiva, arrivarano Grandi Giri, Monumento e titoli a cascata.
«Ho grandissimi ricordi di quella Vuelta – sorride Pogacar – perché era il mio primo Grande Giro ed era da tanto che volevo tornare a correrla. Il podio, la maglia bianca conquistata, le tre tappe, in particolare l’ultima. Sento ancora il mal di gambe per quello sforzo pazzesco e ricordo di essere partito a 40 chilometri dal traguardo. E’ stato fantastico, così com’è bello tornarci adesso con tutto un altro approccio mentale rispetto ad allora che ero solo un ragazzino. Però dai, mi sento come se fossi alla mia prima Vuelta».