MONTECARLO (Principato di Monaco) – Una Vuelta tutta da inventare, ma quando l’hai vinta per quattro volte non puoi mancare, nemmeno se la preparazione non è stata quella sperata. Sono tanti i punti interrogativi nella mente di Primoz Roglic, anche perché l’incidente che l’ha visto protagonista a fine luglio, quando è stato investito da un auto mentre si stava allenando, ha rischiato davvero di costringerlo al forfait.
«Un auto mi ha colpito da dietro – racconta Roglic, rivivendo quegli attimi – e all’inizio pensavo che non fosse nulla di troppo grave, perché la velocità non era troppo elevata, anche se non era nemmeno così bassa. Mi ha scaraventato a terra e ho battuto forte sul fianco e sul sedere: non mi sono rotto nulla, ma c’era questo ematoma gigante che per queste tre settimane non mi ha permesso di fare molto».
Ma il campione olimpico a cronometro di Tokyo non si è perso d’animo e, pur dovendo rinunciare a importanti passi di avvicinamento come San Sebastian e Vuelta Burgos, eccolo al via della corsa che l’ha visto trionfare nel 2019, 2020, 2021 e 2024.


Riabilitazione, non allenamento
E, alla domanda ricorrente di come battere Pogacar, oltre a ricordare con un sorriso quel 2019 in cui conquistò la prima Vuelta salendo sul podio con un ragazzino che lasciò tutti di stucco, tiene i piedi per terra.
«Rispondo più dalla mia prospettiva – spiega Roglic – raccontando come approccio quest’anno. Ho fatto riabilitazione invece che la normale preparazione per la Vuelta. Alla fine, qualcosa sono riuscito a fare, ma non ho la minima idea di che cosa questo voglia dire in termini prestativi, magari riesco a vincere una tappa, non lo so proprio. Non credo di aver problemi nella prima cronometro di meno di 10 chilometri (Primoz si è piazzato al 24° posto a 22″ da Pogacar, ndr), dopodiché vedremo giorno dopo giorno come andrà».
E aggiunge: «Se mi chiedete se 10 giorni fa mi sarei aspettato di essere qui, non ne sarei stato così sicuro. Per fortuna, alla fine ce l’ho fatta, anche se il dolore non se n’è ancora andato e di certo non posso sdraiarmi sul lato destro con tranquillità, ma sono pronto per questa Vuelta».




Tre sloveni in 100 metri
D’altronde, tra lui e la corsa iberica c’è oramai un feeling molto stretto: «Per me, la Vuelta ha un sapore speciale. Poi, invecchiando – sorride Roglic – so che non mi rimangono tante opportunità di prendere parte a una corsa di tre settimane. Soprattutto poi partendo quest’anno da Monaco, era qualcosa di speciale. Ho dei bei ricordi, è una delle corse più dure, sicuramente quella che ti chiede più di tutte le altre dal punto di vista fisico. Sicuramente, i successi che ho ottenuto si portano via parecchia di quella sofferenza».
Primoz è uno degli undici corridori residenti nel Principato presenti alla Salida Oficial inedita e non ha dubbi quando gli chiedono perché, al di là dei benefici fiscali, abbia scelto questa opzione.
«E’ facile – ammette – Monaco è un posto perfetto per andare in bicicletta. Posso dirlo abbastanza con certezza, visto che ho viaggiato parecchio in giro per il mondo: non ci sono posti come questo in cui puoi combinare così tante salite o itinerari misti partendo dal livello del mare. Poi, non c’è neve, per cui puoi pedalare senza problemi anche d’inverno, visto anche come sono tenute le strade. Siamo in almeno tre sloveni che viviamo nel raggio di 100 metri, tutti nella stessa zona – spiega, replicando a chi gli chiede se divida le fatiche col connazionale Pogacar – ma in realtà non usciamo tanto insieme in bici. A me piace pedalare in solitaria, se posso essere onesto».


Vuelta subito esigente
In questa Vuelta, in cui c’è solo un favorito assoluto e una fitta rosa di outsider per il podio (come ci ha raccontato Fabio Aru, che questa corsa l’ha vinta 11 anni fa), rinunciare subito alla classifica sarebbe un delitto, per cui lo stesso Primoz non si pone limiti. Al tempo stesso però, sa che la strada presenterà il conto molto presto, vista la tendenza sempre più frequente e oramai da tanti anni presente nella manifestazione spagnola sotto l’egida di ASO, di inserire tappe durissime già dai primissimi giorni.
«Non saprei proprio quando deciderò se far classifica – ammette Roglic – o puntare alle tappe, vedremo. A essere onesti forse lo capiremo molto presto, perché già la quarta tappa in Andorra sarà durissima e poi ci saranno ancora in altri momenti della prima settimana con altre frazioni molto difficili. Le risposte arriveranno in corsa e, in base a quelle, valuterò come muovermi nella seconda e terza settimana».


Le voci di mercato
Sarà il clima di Monaco, la sensazione di correre nella sua nuova casa o la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile già solo per essere al via, ma l’ex saltatore con gli sci è serafico.
«La pressione oramai è qualcosa di naturale dopo tanti anni – dice Roglic – ma visto come mi sono presentato a questa Vuelta, so che ho fatto tutto quello che potevo e sono tranquillo. Giovedì, ho guidato quasi sei ore per scendere dall’Iseran e arrivare qui sulla costa. Certo, sarebbe bello lottare per qualcosa di grande anche stavolta, ma la vedo dura perché è difficile essere ottimista quando sei stato costretto a rivedere i piani così a ridosso di una corsa come questa. Succederà quel che succederà, dovrò accettare la forma che avrò».
E poi resta molto pacato anche quando gli si chiede delle sirene di mercato e alle voci che lo vedono in trattativa con la Lotto-Intermarchè: «Confermo che ci siamo parlati una volta, ma che è stata una chiacchierata molto recente. Le notizie, invece, erano già uscite settimane prima, per cui mi sono detto: “C’è tanta gente che sa molte più cose di me”».