Vittorio Veneto Cansiglio - Campionato Regionale Veneto, Borgo Molino, radioline (foto xpix.it)

EDITORIALE / Gli juniores, l’UCI, le radio e qualche pasticcio

14.09.2026
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Gli juniores dell’UCI, come i bambini della famiglia nel bosco, crescono senza gli strumenti tecnologici – le radio, in questo caso – cui i loro coetanei e loro stessi nelle gare nazionali possono ricorrere per maggiore sicurezza, informazioni migliori e per essere in linea con quello che troveranno nell’imminente carriera (in apertura, un’immagine xpix.it del campionato regionale veneto juniores, in cui le radio sono state usate). Il tema da un lato è di una semplicità lampante, dall’altro si presta a vari… ragionamenti. Noi qui proveremo a farlo insieme.

Campionati del mondo juniores, Kigali 2025, Mattia Agostinacchio, Roberto Capello, Giacomo Rosato
Juniores azzurri al via dei mondiali 2025 a Kigali: senza radio, come tutti gli altri. Sono Agostinacchio, Capello e Rosato
Juniores azzurri al via dei mondiali 2025 a Kigali: senza radio, come tutti gli altri. Sono Agostinacchio, Capello e Rosato

Le radio vietate

L’UCI ha deciso che per tutelare la crescita e lo sviluppo tattico dei giovani corridori, è necessario che corrano senza radio nelle prove internazionali. Allo stesso modo, per propiziare svolgimenti tattici meno ingabbiati, ne ha vietato l’uso anche agli elite nelle prove titolate.

Si tratta di una soluzione utile? Parliamone. E’ innegabile che dover contare solo sulla propria concentrazione e quella dei compagni va a vantaggio dei più scaltri e a discapito di chi eventualmente avesse più watt che cervello. D’altra parte, tuttavia, nell’adottare una scelta come quella di negare le radio si abbassa il livello di sicurezza.

Come si scrisse due anni fa e come ha ricordato pochi giorni fa Stefano Masi dal Giro della Lunigiana, Muriel Furrer avrebbe avuto qualche possibilità di essere salvata se le sue compagne ai mondiali di Zurigo si fossero rese conto, non sentendola più parlare, che la compagna avesse avuto un incidente. L’UCI lo ha capito, ma pur di non cedere sul fronte delle radio, ha varato un sistema di monitoraggio GPS (testato in modo goffo e fra le polemiche), che permette di non perdere di vista le bici degli atleti in gara.

Con le radio in gruppo, Muriel Furrer avrebbe avuto più possibilità di essere soccorsa prontamente
Con le radio in gruppo, Muriel Furrer avrebbe forse avuto maggiori possibilità di essere soccorsa prontamente
Con le radio in gruppo, Muriel Furrer avrebbe avuto più possibilità di essere soccorsa prontamente
Con le radio in gruppo, Muriel Furrer avrebbe avuto forse maggiori possibilità di essere soccorsa prontamente

Circuiti e corse a tappe

C’è un però: la corsa di un giorno è una cosa, quella a tappe è un’altra. L’europeo e il mondiale si corrono in circuito: le strade sono chiuse e incidenti come quello di Muriel Furrer portano con sé anche una sconfinata dose di sfortuna. Se la ragazza svizzera non fosse caduta in quel bosco, ma in qualsiasi altro punto del percorso di Zurigo, probabilmente il suo destino sarebbe stato diverso.

Le corse a tappe, facciamo il caso del Giro della Lunigiana, si svolgono su strade che i corridori non conoscono, su cui transitano i veicoli della circolazione ordinaria e con pericoli (arredi urbani, buche e incroci) che il gruppo scopre quando ci si trova a contatto.

Avere le radio nella corsa a tappe è più di un’esigenza tattica: è la condizione necessaria e sufficiente affinché la corsa possa svolgersi regolarmente e in sicurezza. Se poi capita che sull’area si sia abbattuta una tempesta e i percorsi sono allagati e soggetti a potenziali interventi delle autorità, le radio sono imprescindibili. Ce ne siamo accorti in occasione della seconda tappa del Lunigiana, quella che avrebbe dovuto avere il traguardo dopo 70 chilometri e invece è stata annullata.

La corsa a tappe si svolge su strade sconosciute al gruppo: la radio è fondamentale (foto Giro della Lunigiana)
La corsa a tappe si svolge su strade sconosciute al gruppo: la radio è fondamentale (foto Giro della Lunigiana)
La corsa a tappe si svolge su strade sconosciute al gruppo: la radio è fondamentale (foto Giro della Lunigiana)
La corsa a tappe si svolge su strade sconosciute al gruppo: la radio è fondamentale (foto Giro della Lunigiana)

Il blackout del Lunigiana

Quel giorno Seff Van Kerckhove, gli altri corridori del Belgio e i loro tecnici sapevano (al pari degli altri diesse) della variazione. Loro però si sono organizzati e quel traguardo l’hanno conquistato. Gli altri corridori non sapevano nulla, hanno visti i belgi vincere e per loro fortuna il risultato non è stato acquisito.

Si apre un altro fronte. Avere le radio è giusto, ma quando sai che non sono previste dal regolamento, devi essere capace di gestire ugualmente la corsa. Anche perché, siamo onesti, vent’anni fa le radio non c’erano e il ciclismo si svolgeva ugualmente.

Che cosa è mancato? La direzione corsa avrebbe potuto e dovuto sfruttare meglio le moto-lavagna: unico tramite ufficiale per comunicare con il gruppo. I direttori sportivi, informati via radio, avrebbero potuto informare i corridori a portata di voce. In questo modo, fra lavagne, giudici in moto e ammiraglie, la corsa si sarebbe conclusa con un vincitore anche quel giorno. Invece, con la frenesia di non sapere cosa fare, si è andati verso un bel pasticcio.

Ma se le radio non si possono usare, è necessario saper disporre dei mezzi alternativi
Ma se le radio non si possono usare, è necessario saper disporre dei mezzi alternativi
Ma se le radio non si possono usare, è necessario saper disporre dei mezzi alternativi
Ma se le radio non si possono usare, è necessario saper disporre dei mezzi alternativi

Le cose all’antica

Se pretendi di gestire una corsa che ne è priva come faresti con le radio, il solo modo che hai di condurla in porto è sperare che tutto vada bene. La direzione corsa ha comunicato il cambiamento alle ammiraglie, ma non ha tenuto conto che le ammiraglie non avrebbero potuto dirlo ai corridori. E se anche qualcuno avesse potuto farlo, magari non ha avuto la prontezza necessaria.

Del resto, se i direttori di corsa e i direttori sportivi più giovani – spesso ex atleti – sono nati e cresciuti con ilmicrofono in mano e l’auricolare nell’orecchio, come possono avere l’esperienza per gestire situazioni di panico alla vecchia maniera? E’ come se di colpo fossimo costretti a scrivere questi articoli con la macchina da scrivere, avendo poco tempo per consegnarli. Si può fare, ma in cambio di una lentezza e una mancanza di efficienza che nel mondo di oggi non sono più perdonate. E probabilmente neppure perdonabili.