Inseguita, cercata, voluta, infine dedicata. La vittoria di martedì scorso di Lorenzo De Longhi alla Antica Fiera di Sommacampagna arriva al termine di un suo “magic moment” che doveva per forza culminare con un grande risultato. Era tutto nell’aria, era tutto questione di tempo, anche se lui non se lo aspettava così presto.
Le due ultime settimane del 20enne passista-veloce della Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino sono tutto quanto per cui un ragazzo corre in bici: lo stage tra i pro’ con la Cofidis (in apertura foto Getty Images) e il primo successo assoluto considerando le categorie precedenti (esclusa qualche affermazione nel ciclocross, nel quale è stato vicecampione italiano juniores nel 2024). Piccolo inciso: quello affrontato dal trevigiano di Caerano di San Marco è un processo di crescita graduale ancora possibile da realizzare che ha molto da insegnare in un ciclismo bruciante che vuole sempre e solo super vincenti fin da bambini.
Infatti anche per questo aspetto Roberto Damiani, come ci aveva spiegato, lo aveva voluto da provare col team francese. De Longhi a fine agosto al Lidl Deutschland Tour ha avuto il battesimo tra i grandi, cogliendo pure un piazzamento, anche se si era già messo ben in mostra tra i pro’ con la sua squadra sia al Giro di Sardegna che al Tour de Hongrie, dove ha attirato l’attenzione del diesse milanese con una top 5.






Lorenzo torniamo indietro di qualche giorno. La vittoria di Sommacampagna è frutto di questo stage?
Sicuramente quelle cinque tappe in Germania hanno inciso, mi hanno dato un bel colpo di pedale e una maggiore resistenza. Devo dire però che non ero sicuro di poter vincere. Due giorni prima avevo corso in Olanda la Ronde van de Achterhoek ed ero caduto pur finendo la corsa. Avevo dormito pochissimo la notte successiva per il dolore ed ero rientrato in Italia non nelle condizioni ideali.
Com’è arrivato quindi questo successo?
Sono partito senza stress o assilli di fare risultato. Nella prima ora e mezza di gara mi sentivo un po’ legnoso, poi ho capito che la gamba era buona. Nella seconda parte di gara ho avvertito sensazioni migliori. E’ uscita la condizione data dallo stage. L’arrivo poi era uno di quelli che piacciono a me in leggera pendenza, per velocisti leggeri diciamo. E sono riuscito a vincere bene.


C’è una dedica per questa tua prima vittoria assoluta?
Ci sono tante persone. In primis i miei genitori e mio nonno che ho perso tre anni fa e che è stato sempre con me con una foto sul manubrio da quel giorno ad oggi. Però la vittoria di Sommacampagna la dedico ad Alessandro Coden e Sonia Casotti (rispettivamente diesse e presidentessa della Campana Imballaggi, ndr) che hanno festeggiato i loro compleanni il giorno prima uno e il giorno stesso l’altra della gara. Meglio di così non poteva andare.
Come hai vissuto i giorni di corsa con la Cofidis?
E’ stata una bellissima esperienza. Ero tranquillo, ma poco prima di partire per il prologo l’emozione si è trasformata in agitazione. Il pubblico festante a bordo pedana, la scritta sul timer del mio nome accanto a quello di un team pro’. E’ vero che erano solo 2,6 chilometri e dovevo dare tutto, ma sono stati tre minuti lunghissimi e durissimi (dice ridendo, ndr). Alla fine è stato meglio così perché ho rotto il ghiaccio e il giorno dopo sono partito veramente più sereno.


Cosa ti ha colpito maggiormente?
Gare in mezzo ai pro’ ne avevo già fatte diverse quest’anno, quindi sapevo cosa mi attendeva tra ritmi e velocità. Sono stato attento invece alla cura di ogni dettaglio prima, durante e dopo la corsa, tra alimentazione, massaggi o reidratazione. Ho notato la serenità con cui ognuno lavoro. Ognuno sa cosa fare e lo fa con una professionalità pazzesca. Visto da dentro ci si rende conto meglio di tutte queste cose.
Con i compagni com’è andata?
Benissimo anche da quel punto di vista. Sono stato in camera con Yael Joalland, che mi ha fatto subito i complimenti dopo la vittoria di Sommacampagna. Così come hanno fatto anche gli altri, tra cui Benjamin Thomas. Mi ha dato tanti consigli su aspetti a cui prima non davo così tanta importanza. Ad esempio sfruttare i trasferimenti per dormire o recuperare gli sforzi oppure come e quando mangiare e bere in corsa. Con lui ho potuto parlare in italiano di tante cose ed è stato un po’ più semplice, ma ogni altro ragazzo mi ha supportato. Mi hanno accolto molto bene. Sono tutti super professionisti, ma alla fine sono ragazzi giovani come tanti altri ed è facile entrare in sintonia.




E Damiani cosa ti ha detto in quei giorni?
Roberto è sempre stato gentile e disponibile con me fin da subito. Tendenzialmente ha cercato di togliermi pressione e ansia. Al termine di ogni tappa e di ogni riunione, mi spiegava bene a parte cosa era andato bene e cosa no. Come nella seconda tappa in linea, quella che ha vinto allo sprint Magagnotti.
Sei arrivato dodicesimo quel giorno, cosa è successo?
Ha piovuto tutto il giorno ed il finale era molto nervoso. Avevo il compito di tirare la volata a Biermans, che poi ha fatto ottavo. Verso il traguardo ho visto che era rimasto un po’ indietro e non ci siamo capiti. Ho sbagliato perché dovevo stargli più vicino, ma dopo la gara abbiamo analizzato con calma quali errori avevamo fatto entrambi. Abbiamo capito cosa avevamo sbagliato. Certo c’era un po’ di amarezza perché potevamo raccogliere un risultato molto migliore, però tutto sommato i tecnici erano comunque felici per come era andata.
Quali altre gare farai con la Cofidis?
Tornerò con loro fra un paio di settimane. Dovrei correre la CroRace, altra corsa ProSeries dal 22 al 27 settembre, poi dovrei fare un altro paio di gare in Francia ad inizio ottobre.


Lorenzo De Longhi sta pensando già al 2027, magari al salto di categoria?
Resterò ancora con la Campana. So che questo stage con la Cofidis non significa andare con loro, anche se confesso che passare l’anno prossimo tra i pro’ sarebbe stato un obiettivo, solo se fosse stato possibile. Ora penso a finire bene questa annata e dare il meglio ad ogni gara che farò. Ad esempio Giro del Veneto e Veneto Classic avranno un sapore particolare. Sono le gare più vicine a casa e ci saranno i miei genitori a vedermi che non riescono mai a venire. Sarà un bel modo di chiudere la stagione.