Per quattro volte sul podio, tre delle quali sul secondo gradino, battuto da Yates, Evenepoel e Roglic. Pochi meriterebbero di vincere la Vuelta come Enric Mas, anche se le due settimane mancanti sembrano lunghissime e i rivali attorno sono tutto fuorché arrendevoli. Il primo riposo in casa Movistar è stato un mix fra legittima soddisfazione e attesa. La squadra di Unzue non vince un Grande Giro dalla maglia rosa 2019 di Carapaz e sono passati dieci anni giusti dall’ultimo trionfo alla Vuelta con Quintana. Ma è stata soprattutto la vittoria di Mas a portare euforia, dopo i mille problemi con cui il mallorquino ha dovuto convivere negli ultimi anni.
«Ora capisco – ha detto sul podio all’Alto de Aitana – cosa ha provato Pogacar. Questa maglia ti mette le ali. Sono cauto per natura, ho subito molte battute d’arresto nella mia carriera, ma queste sono forse le sensazioni più belle che abbia mai provato. Ero emozionato come un bambino domenica mattina quando ho indossato la maglia rossa. Ce la siamo meritata».


Via dallo stress
La tappa di domenica proponeva cinquemila metri di dislivello e sebbene la Movistar non sia sembrata uno squadrone in grado di tenere in mano la corsa, poco si può dire sulla condotta del loro leader, che ha saputo aspettare il momento migliore per attaccare. I suoi rivali – da Gall allo stesso Carapaz che raramente cade in simili errori – hanno sbagliato i tempi.
«Ho gestito molto bene gli ultimi chilometri mentalmente – ha confermato Mas nella conferenza stampa di ieri ad Albacete – anche nel gestire la presenza a ruota di Onley. Ma se ora passassi tutta la giornata a pensare di vincere la Vuelta, non farei altro che accumulare stress che non voglio. Mi sto semplicemente godendo il momento, mi piace indossare la maglia rossa, mi piace stare con la squadra, e dobbiamo concentrarci su quello che ci aspetta questa settimana».


La calma di Unzue
Il giorno di riposo di casa Movistar è stato un continuo invito alla calma, con Eusebio Unzue che in queste situazioni è perfetto padrone di casa e maestro nel condurre i discorsi schivando trappole e attese eccessive.
«Dagli anni Ottanta – ha ricordato il manager spagnolo, in cerca di un nuovo sponsor – siamo sempre stati coinvolti nella classifica generale. Fa parte della nostra cultura e ci abbiamo sempre provato. Il nostro futuro è legato ai risultati e migliori sono, meglio è. Molte persone hanno apprezzato la nostra vittoria di domenica e anche il pubblico è felice di vederci ai livelli di un tempo. Vogliamo continuare su questa strada con Enric, che quest’anno sembra più a suo agio con il cambio di calendario che gli abbiamo proposto.
«In passato abbiamo sempre mantenuto lo schema che ci era sembrato migliore, con il Tour e poi la Vuelta. Però di fronte ai pochi risultati in Francia e al fatto che questo gli provocasse disagio, abbiamo deciso di cambiare e di inserire il Giro al posto del Tour. In Italia abbiamo avuto solo qualche segnale, non sufficiente per essere pienamente soddisfatti, ma evidentemente Enric ha gettato le basi per arrivare alla Vuelta in ottima condizione».


L’urlo di Aitana
La vittoria di Aitana e l’esplosione di gioia che ha portato sono stati però la prova di quanto nel clan spagnolo si aspettasse una giornata di quel tipo, dopo i guai fisici dello scorso anno che avevano costretto Mas a saltare la Vuelta per una tromboflebite post traumatica e la lenta ricostruzione che proprio al Giro d’Italia aveva mostrato ancora qualche fragilità.
«Sono stati momenti difficili – ha confermato Mas – ma non i peggiori della mia vita professionale. E’ chiaro che ho attraversato periodi duri, ma ci sono cose ben più difficili di una brutta caduta o di certi problemi fisici. E’ stato difficile uscire da quella situazione e ritrovare la forma, ma oggi siamo felici di essere qui, nella forma in cui siamo, e di poter sorridere di nuovo alla Vuelta. Per questo ho esultato in quel modo, perché vinciamo poco, ma quando ci riusciamo è giusto celebrarlo bene.
«Nel mio caso, erano otto anni che non vincevo in un Grande Giro e quattro dalla mia ultima vittoria. Quindi è stato un urlo di rabbia e di gioia. Non è cambiato nulla. Ho semplicemente continuato a fare quello che ho sempre fatto: allenarmi bene, prendermi cura di me stesso, cercare di fare tutto alla perfezione e godermi il percorso».


La miglior difesa
Da oggi la Vuelta inizia a scrivere una nuova storia. Aitana è servita per riprendersi dallo shock per la caduta e il ritiro di Pogacar, che intanto ha cominciato ad accelerare nuovamente e giusto ieri si è operato alla clavicola (se la lesione alla vertebra di cui ha parlato il primo bollettino non fosse così grave, non ci stupiremmo di vederlo presto sui rulli con quel suo sorriso da furbetto).
«Ma noi qui – ha commentato Mas – ora abbiamo un solo obiettivo: mantenere la maglia. Credo che la mia tranquillità derivi dal mantenere la testa sulle spalle e i piedi per terra. Penso di star facendo molto bene, la squadra sta facendo molto bene ed è questo che mi dà la serenità che serve. Immagino che gli altri vorranno staccarmi e io dovrò essere bravo a gestire la situazione. La corsa è così dura che parlerà da sé. Per ora siamo noi i leader, agli altri la prossima mossa».