Modificare il calendario o quantomeno gli orari di gara. E come al solito sono stati i francesi a farsi avanti, mentre altrove spesso ci si lagna e poi si continua a fare come si è sempre fatto. Nel nome di questa insopportabile abitudine, corridori sono morti su percorsi malcustoditi e altri hanno rischiato di morire per improbabili transenne. Questa volta tuttavia il tema è il grande caldo delle ultime settimane. E anche se con le piogge degli ultimi due giorni ha allentato un po’ la morsa, è innegabile che le corse di giugno siano state infernali e il Tour prometta di non essere meno infuocato.
Un giro in meno
Nei giorni scorsi abbiamo parlato non a caso del colpo di calore e di come certi orari di gara siano stati concepiti quando l’aria era diversa e poi non sono stati più aggiornati, nel nome della precedenza concessa alla diretta televisiva.
Domenica scorsa in Francia, al via del tricolore dei professionisti a La Tour du Pine vinto da Gregoire, i corridori hanno atteso 13 minuti prima di partire, anche se la gara era fuori dalla zona di allerta rossa per appena 50 chilometri. A quel punto, dovendo arrivare allo stesso orario, la Federazione ha imposto il taglio di un giro, scendendo a 225,5 chilometri invece dei 241,8 previsti.


«L’obiettivo non era influire sulle temperature – ha detto il presidente federale Miche Callot – lo scopo era di ridurre leggermente la durata della gara e quindi lo sforzo, per preservare i corridori da uno stress eccessivo dovuto al caldo».
Un segnale necessario
Probabilmente la riduzione di un giro non ha inciso di molto sul livello di stress, ma è servito per dare un segnale contro l’incapacità di guardare oltre e immaginare soluzioni davvero funzionali.
«Gli atleti di cui stiamo parlando – ha detto Thomas Voeckler, tecnico della nazionale francese – non sono come noi. Sono piloti di Formula 1. I loro corpi sono allenati per questo caldo. Non voglio dire che per loro sia facile, ma credo sia stato giusto fare qualcosa. E’ il modo per mandare un messaggio: la Federazione pensa ai corridori e sta facendo qualcosa per loro. Non potevamo fare miracoli e il campionato nazionale deve rimanere una gara di oltre 220 chilometri. Non può essere una corsa come le altre».


Dalle 9 alle 14,30
Il tema è stato raccolto da Pascal Chanteur, professionista fino al 2001 e ora presidente dell’Unione Nazionale dei Ciclisti Professionisti (UNCP).
«E’ arrivato il tempo – ha detto – di sedersi a un tavolo e lavorare insieme per anticipare gli orari. Le corse dovrebbero partire alle 9 e finire alle 14,30 e la televisione ne trarrebbe comunque vantaggio, perché a quell’ora la gente è a casa e ci sarebbero molti spettatori. Sono convinto che sia una questione di buon senso. Perché noi ciclisti dovremmo essere costretti a correre con 45 gradi?».
Di fronte a questi argomenti, lo stesso Callot ha ammesso che si possa ormai ragionare su uno spostamento della data. Tema spinoso, dato che per convenzione si è stabilito che i titoli nazionali si assegnino tutti negli stessi giorni.
La data alternativa
Se ne è parlato anche a Cuneo e a Pordenone, nei giorni dei tricolori italiani degli uomini e delle donne vinti da Milan e Longo Borghini, e la difficoltà più grande, nel calendario ormai pieno, è trovare un fine settimana praticabile. Dopo quanto accaduto in Belgio, con il rischio che Evenepoel e altri assenti venissero sospesi perdendo il Tour, una data diversa permetterebbe tuttavia anche ai big di essere al via con meno patemi.
«A causa della vicinanza al Tour de France – ha ammesso Callot – almeno per i corridori di punta e alcuni dei loro compagni di squadra, la situazione è complicata. Però è complicata anche per le squadre, che sono sempre più eterogenee in termini di nazionalità e vedono partire i corridori per le destinazioni più remote a cinque giorni dal via della Grande Boucle. Riteniamo davvero necessario avviare una discussione con l’UCI sulle date dei campionati nazionali».


Una proposta concreta
E a questo punto il presidente francese fa capire che le sue parole non poggino sull’emotività del giorno, ma su una proposta di variazione già inoltrata.
«L’unica cosa che posso rivelare – ha detto anche lui a L’Equipe – è che, nei nostri colloqui con l’UCI, abbiamo proposto di inserire un blocco di campionati nazionali, campionati continentali e campionati del mondo a fine stagione, per creare stabilità intorno a questi eventi. E’ fuori discussione che si corrano durante il Tour de Suisse o durante il Tour Auvergne-Rhône-Alpes e nemmeno è possibile che ogni Paese faccia ciò che ritiene più opportuno. Non possiamo pensarci da soli, è necessario il coordinamento di tutte le parti interessate».
Mentre da noi si litigava per beghe politiche, insomma, i cugini d’Oltralpe hanno pensato al ciclismo (magari avvantaggiati dal fatto che il presidente dell’UCI sia anche lui francese): che poi è il solo modo per fare la differenza e guadagnarsi la fiducia dell’ambiente. Almeno in Francia, il caldo torrido delle ultime settimane ha creato un senso di urgenza nel prendere decisioni razionali per i corridori e anche per il prestigio delle gare. Vuoi vedere che queste temperature così insopportabili alla fine saranno pure servite a qualcosa?