Mentre la stagione su strada impazza e coinvolge tutti i pro’, anche quella del gravel va progressivamente avanti, tra le sue tappe delle World Series che sono passate anche per l’Italia e precisamente la Sardegna. Daniele Pontoni guarda con attenzione sia a quel che la strada propone, sia ai risultati offroad, anche se gli appuntamenti titolati sono ancora relativamente lontani. La scorsa settimana il cittì è andato però a visionare il percorso degli europei, iniziando a farsi un’idea di quel che attenderà la nostra nazionale.
Le gare di gravel finora disputate qualche spunto lo hanno dato, anche inatteso sotto certi punti di vista, ma Pontoni tiene a dare al tutto il giusto peso: «Siamo in un periodo della stagione abbastanza tranquillo rispetto al tourbillon fra tricolori, europei e mondiali. Le gare di queste settimane sono quindi contraddistinte dalla presenza di meno stradisti o personaggi dell’offroad, poi può capitare l’occasione come alla The Hills con i vari Schurter e Fontana al via.


Ad Auronzo per chiarirsi le idee
«Credo che un primo appuntamento di livello sarà ad Auronzo con la tappa delle World Series il 20 di giugno, penso che lì capiremo meglio quali sono le condizioni di ognuno. Poi l’11 luglio avremo i campionati italiani e a quel punto saprò lo stato di forma dei nostri atleti e mi farò un’idea delle squadre da presentare».
Pontoni non si sente di fare nomi, considerando che soprattutto al femminile la stagione su strada è davvero nel clou: «Molto dipende da come le ragazze sono uscite dal Giro, chi riuscirà a essere presente ad Auronzo considerando che dopo poco ci sarà anche il Tour Femmes, quindi c’è tanto da valutare. Le World Series di Auronzo e i tricolori avranno comunque un peso importante per capire anche gli specialisti puri sui quali potrò contare».


Vettorello, nome nuovo sul taccuino
Facendo un salto indietro, alla vittoria della Vettorello in Sardegna che valore gli si può dare? «Lei è una ragazza che già l’anno scorso si è impegnata in questa specialità – sottolinea Pontoni – La squadra dove milita ci tiene molto anche al gravel, apprezzo poi il fatto che lei si sia messa in discussione, trovando una nuova opportunità in questa specialità. La vittoria sicuramente gli ha dato morale, è una vittoria che conta e, per quanto mi riguarda, un’atleta in più da seguire in questo panorama».
Proprio prendendo spunto dall’esempio della Vettorello, Pontoni sottolinea però come questa stagione, per il gravel, sia davvero di transizione: «Io sono convinto che dal 1° gennaio 2027 vedremo più atleti in questa specialità, che faranno le gare che contano per i punti UCI. Il discorso del ranking segnerà una svolta perché so che le varie squadre WorldTour si stanno già interessando e muovendo per strutturare i loro calendari in maniera completamente diversa».
Stradisti a parte, Pontoni sta monitorando anche altri nomi al di fuori dell’attività in superleggera? «Voglio prendermi queste due gare citate prima perché fino adesso c’è stata una partecipazione a macchia di leopardo. Voglio soppesare meglio il tutto per capire se si può allargare il numero degli azzurrabili. Forse sono mancati un po’ di atleti in queste gare, potermi fare un’idea su elementi dell’offroad o specialisti puri sarebbe servito, ma nel primo caso l’attività è partita subito alla grande».


Dal 2027 caccia ai punti UCI
Allargando il discorso, che valore si può dare alla vittoria di Van Aert? «Quando vincono questi campioni è sempre qualcosa di positivo per il movimento, gente come Van Aert, Van der Poel, la Wiebes o comunque atleti di alto livello è un grande richiamo, una vetrina utilissima, ma sarebbe stato lo stesso se avesse vinto uno come Nino Schurter. Danno un’importanza a livello mediatico che credo non vada snobbata.
«Rimane sempre il fatto – continua Pontoni – che il gravel cade in mezzo ad appuntamenti importanti e quindi è penalizzato, ma il prossimo anno non sarà più così, vedrete che la caccia ai punti porterà tanti a gareggiare nelle World Series per entrare nelle prime 30 squadre. Il gravel in questo momento viene messo in secondo piano perché non porta punti, ma i team stanno già prendendo le misure».


La dimestichezza con l’offroad
Prendendo spunto dalla vittoria di Van Aert e dai commenti sparsi sui social proviamo allora a fare i bastian contrari perché la gente può anche pensare che sia facile per chi fa strada, poi passare al gravel e vincere a mani basse…
«Non è propriamente così. Almeno non per tutti gli stradisti. Diventa un po’ più facile per chi ha la dimestichezza di guidare su terreni fuoristrada. Facendo un esempio, ci sono degli stradisti che alla Strade Bianche, pur andando forte, fanno fatica perché non sono abituati a guidare su certi terreni.
«In Belgio e in Olanda – prosegue Pontoni – fino adesso abbiamo visto percorsi di gare gravel con fondi molto veloci e semplici, poco tecnici e questo può aiutare gli stradisti, ma viceversa ci sono gare World Series dove fanno fatica a emergere rispetto a chi arriva dal fuoristrada».
Come sarà quindi il gravel agonistico del futuro? «Andremo sicuramente ad avere più atleti di nome, ma anche le squadre stesse investiranno sul gravel come, almeno alcune, fanno per il ciclocross. Io dico che almeno il 15-20 per cento in più di atleti professionisti, queste scelte lo porteranno…».