Giro d'Italia Women 2026, cronoscalata Nevegal, Anna Van der Breggen

La mazzata di Nevegal: Van der Breggen è davvero tornata?

02.06.2026
6 min
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«Non è una risposta – dice Anna Van der Breggen cambiando il tono di voce, quando le chiediamo se la vittoria di oggi sia in qualche modo legata alla squalifica di Lorena Wiebes – forse è stata una grande motivazione. A volte succedono cose su cui non si ha alcun controllo, ma su questo avevo potere, quindi era l’unica cosa che potessi fare. Secondo me, Lorena doveva ancora essere qui e noi ora possiamo solo correre anche per lei e provare a fare del nostro meglio. E credo che parlare con le gambe sia la risposta migliore».

In attesa di altre tappe più severe, il Giro d’Italia Women ha trovato una padrona e non si tratta di un’atleta qualsiasi. Anna Van der Breggen ha vinto la cronoscalata di Nevegal, coprendo i 12,7 chilometri in 31’38” alla media di 24,089: le altre sono tutte oltre il minuto di ritardo.

Anna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d'Italia
Anna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d’Italia
Anna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d'Italia
Anna Van der Breggen torna in rosa dopo 5 anni: ha già vinto 4 Giri d’Italia

Gli obiettivi e la pazienza

L’olandese si era ritirata dopo aver vinto quattro Giri, essere stata per due volte campionessa del mondo, aver vinto sette Freccia Vallone, due Liegi e un oro olimpico. Non aveva vinto il Tour, soltanto perché il Tour non era ancora tornato. La sua scelta di vita l’aveva convinta a scendere di bici, ma le cose non sono andate come forse si aspettava e ha avuto il coraggio di fare un passo indietro. Tre anni senza correre sono un’eternità: in questo ciclismo così veloce valgono doppio. Invece Anna è tornata e forse pochi si aspettavano la sua prestazione di oggi.

«Sono passati cinque anni dall’ultima crono vinta al Giro (nel 2015 a Cascata del Toce, ndr) e di quel giorno ho bei ricordi, ma penso che sia bello dimostrare che se lavori sodo allora ne vale la pena. La strada per la vittoria non si recupera in un colpo solo, serve tempo per migliorare. 

«Se credi nei tuoi obiettivi e nella tua capacità di raggiungerli, a volte devi essere paziente. Ma alla fine ha funzionato ed è il motivo per cui questa vittoria è davvero speciale. Tutto il lavoro degli ultimi due anni ora ha un senso».

Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1'03"
Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1’03”
Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1'03"
Per la crono di Nevegal, Marlen Reusser ha scelto una bici da strada: ha pagato 1’03”

Amaro Longo Borghini

Longo Borghini sorride e dice che stava meglio stamattina. Elisa aveva dedicato a questa crono più di un’osservazione. Paolo Slongo ci ha raccontato delle tre prove per imparare il percorso e mettere a punto il materiale, ma trattandosi della prima prova ad alta intensità dopo l’altura del Teide, il punto interrogativo era lecito tenerlo. Semmai era impossibile prevedere che Van der Breggen tirasse fuori una prestazione come questa: almeno la Van der Breggen degli ultimi due anni.

«Quelle dopo di lei – dice la piemontese – sono andate come pensavo. E’ stata Anna Van der Breggen secondo me che è andata molto forte e diventa un brutto cliente. Per me era il primo sforzo massimale dal 5 di aprile (la data del Giro delle Fiandre, ndr) per cui non posso dire di essere contenta, ma prima o poi dovevo farlo. Per cui si prende giorno per giorno e da qui si procede.

«La scelta tecnica è stata la migliore e quindi non recrimino niente. Avevamo fatto più prove e quella bicicletta, così com’era, è risultata la più veloce, compresa l’idea di mettere la monocorona, che avevo provato più volte in allenamento».

Con la bici da crono

Van der Breggen ha visto il percorso soltanto stamattina, ha scelto di usare le bici da crono e ugualmente si è lasciata alle spalle il meglio del meglio. Due ragazze – Reusser e Vollering – che fino a due anni fa allenava e guidava dall’ammiraglia. Chissà se tanta conoscenza le tornerà utile a partire da domani quando saranno gomito a gomito.

«Sono davvero felice di come è andata la cronometro – dice – perché non sapevo cosa aspettarmi. All’inizio ho avuto il dubbio di quale bici scegliere, ma Specialized ci fornisce una bici da crono molto leggera e visto che riesco ad andarci bene in salita, credo di aver fatto la scelta vincente. 

«Ho molto rispetto per le ragazze con cui divido il podio. Conosco molto bene Marlen e Demi e proprio per questo non mi aspettavo un vantaggio del genere, ma so che c’è ancora molto da fare ed è bello aver conquistato la maglia in questo modo. Alla prossima tappa ci penseremo domani».

Come Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Speciaalized da crono con ruote basse
Come Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Specialized da crono con ruote basse
Come Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Speciaalized da crono con ruote basse
Come Van der Breggen, anche Vollering ha usato la Specialized da crono con ruote basse

Un Giro alla giornata

Lo stesso vivere alla giornata che da adesso in avanti diventerà il motto di Longo Borghini. La vincitrice degli ultimi due Giri è costretta a rincorrere, dovendo fronteggiare un gruppo di avversarie davvero molto toste.

«Sinceramente a me non cambia niente – ammette la campionessa italiana – semmai il Giro cambia per quelle che sono appena dietro Van der Breggen, io faccio il mio. Sicuramente se si potrà racimolare un po’ di tempo qua e là, lo si farà. Ma credo che le ultime due saranno tappe determinanti. Chiaramente il Giro non è finito qui».

Per Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul Teide
Per Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul Teide
Per Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul Teide
Per Longo Borghini la crono è stata il primo sforzo massimale dopo la preparazione sul Teide

Domani sarà dura

Che cosa farà dunque adesso la maglia rosa? Non avendo più Wiebes, cui Van der Breggen ha dedicato il suo pensiero in apertura, il Team Sd Worx Protime avrà le sue belle difficoltà nel gestire la corsa e c’è da capire se la leader si senta davvero sicura come negli anni in cui dominava.

«Domani sarà una tappa davvero difficile – chiude van der Breggen – bisogna avere buone gambe e anche buone posizioni. E’ una tappa insidiosa, soprattutto con questo tempo. E’ dura, è lunga, c’è molta discesa, molto complicata soprattutto con la pioggia. 

«Ho una squadra motivatissima, ma ci mancano due ragazze: Lorena Wiebes e Miky (Mikayla Harvey, ndr) che è caduta ieri. Abbiamo passato dei giorni difficili e sarà difficile difendere la maglia. Ma per ora è davvero bello averla e vedremo cosa succederà. Ci proveremo al 100 per cento».