CARI’ (Svizzera) – Quanto sono lunghi diciotto minuti mentre aspetti qualcuno che non arriva? Sul traguardo di questa località sciistica del Canton Ticino ha persino piovuto, ma ora che Vingegaard ha terminato la sua fatica e visto arrivare dietro di sé Gall e Hindley, ha ripreso a fare caldo. I corridori arrivano alla spicciolata. Quelli che hanno tenuto duro sono sfiniti, quelli che hanno mollato hanno facce decisamente migliori. Nei pressi dei massaggiatori della Red Bull-Bora sono arrivati Hindley e dopo Zwiezhoff, Vlasov, quindi Aleotti e solo a questo punto, 18’06” dopo Vingegaard viene a fermarsi Pellizzari.
E’ passato un mese dalla vittoria al Tour of the Alps e in attesa di sentire la sua voce, viene da pensare che forse nell’avvicinamento potrebbero aver sbagliato qualcosa. E’ così facile mantenere la condizione al top per più di un mese? Come hanno lavorato a Val Senales? Magari ha sbagliato anche Giulio, ottimamente fuorviato dal popolo dei media, nel mettersi addosso troppe pressioni. Del resto, nella Red Bull che non ha un leader supremo accanto cui farlo crescere, come Piganzoli con Vingegaard, è facile cadere nell’errore di aspettarsi la luna.
Pellizzari inizialmente non parla, ha il volto livido e sfinito. Stringe la mano ad Aleotti, cui hanno portato via la bici per il controllo allo scanner e senza di quella, il bolognese non può scendere verso il pullman.


A tutta dal primo chilometro
Pellizzari ha gesti lenti, come di chi si trova dove non vorrebbe e si guarda intorno spaesato. Infila la mantellina, calza un berretto, si stringe in tutto quel che può per prepararsi alla discesa sulla stradella mezza rotta che sta riportando corridori alla spicciolata verso i pullman.
«E’ stato duro dall’inizio – dice – non ho avuto gambe. A un certo punto mancava troppo all’arrivo e ho deciso di mollare. Ero a tutta dal primo chilometro. Mi sono rialzato e ora speriamo di poter recuperare qualcosa nei prossimi due giorni, in modo da trovare le forze per portare Jai (Hindley, ndr) sul podio».


Il cambio di tattica
Chi l’ha visto stamattina sul pullman garantisce di averlo trovato bene e forse per questo la squadra all’inizio della salita finale, si è messa davanti a fare l’andatura. E proprio in quel momento Pellizzari ha iniziato a perdere contatto, aspettato dal solo Van Dijke, mentre il resto della squadra è rimasto davanti con Hindley.
«Ho tenuto duro anche troppo, credo – dice – adesso devo cambiare mentalità e pensare di aiutare Hindley per il podio di Roma. Non so se si possa pensare a una tappa: vediamo, con queste gambe è difficile. Sulla prima salita ho provato un po’ a bluffare, poi però abbiamo dovuto cambiare tattica, perché non stavo bene».


Un problema di programmazione?
Da parte della squadra non si respira la chiusura netta di Corno alle Scale, quando la resa del giovane marchigiano era stata inaspettata e difficile da gestire. La sensazione questa volta è che la Bora Hansgrohe abbia capito che non ci sia tanto da salvare e va bene che i giornalisti facciano domande al loro protetto.
Il tema dell’errore nella preparazione è forse il più attendibile, unito ai postumi del malanno che ha fatto fuori Pellizzari dalla classifica del Giro nel giorno dell’arrivo emiliano. Il fatto di andare troppo forte al Tour of the Alps, d’altra parte, è un passaggio costato caro a più di un aspirante al Giro d’Italia. A ciò si aggiunga che il marchigiano andava forte già a inizio stagione, fra la Valenciana e la Tirreno-Adriatico, mentre Piganzoli ad esempio è venuto fuori per gradi e sta ora raccogliendo dei bei frutti.
Di certo la caparbietà del giorno di Pila è un ricordo sfumato. Pensavamo che il giorno di riposo avrebbe rimesso energie fresche nelle gambe, ma così non è stato: complici il grande caldo e il ritmo asfissiante imposto dalla Visma-Lease a Bike, è stato come passare direttamente dalla padella nella brace. Qualcuno ha ipotizzato che Pellizzari a questo punto potrebbe ritirarsi: noi speriamo di no, può avere il margine per vincere una tappa. E andarsene dal Giro forte del podio del compagno.