Giro d'Italia 2026, Voghera-Milano, Fredrik Dversnes Lavik, Uno-X Mobililty

A Milano l’imboscata di Dversnes Lavik e la confusione dei velocisti

24.05.2026
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MILANO – La giornata che vede il Giro d’Italia attraversare Milano si racchiude in due momenti chiave, il primo è nei gesti di Fredrik Dversnes Lavik e di Mirco Maestri. Con il norvegese della Uno-X Mobility che esulta presentandosi alla città e al pubblico della corsa rosa in quella che è la sua prima vittoria in un Grande Giro. Con il secondo che deve ancora arrendersi, per l’ennesima volta, rimandando l’appuntamento con la vittoria.

La fuga di quattro corridori è arrivata al traguardo, complice un atteggiamento del gruppo che ha portato ad allungare la neutralizzazione all’ultimo giro del circuito. Victor Campenaerts, poi la maglia rosa Jonas Vingegaard sono stati a parlare con il Presidente di Giuria. Il risultato è di aver aperto la strada ai fuggitivi. Mentre il gruppo si guardava per capire cosa fare i quattro davanti sono andati a tutta, portando a casa una tappa corsa ai 51,063 chilometri orari di media. 

Il norvegese Fredrik Dversnes Lavik trova la sua prima vittoria di tappa in un Grande Giro
Il norvegese Fredrik Dversnes Lavik trova la sua prima vittoria di tappa in un Grande Giro

Il coraggio di provarci

Fredrik Dversnes Lavik parla con la medaglia a simboleggiare la vittoria di tappa che pende dal collo e gli sfiora le potenti gambe. E’ stato il più forte dei quattro fuggitivi, mettendo nel sacco Mirco Maestri e il compagno Bais, ai delusi si aggiunge anche Martin Marcellusi che nella volata ristretta ha trovato il terzo posto. 

«Davanti abbiamo lavorato bene e in perfetta collaborazione fin dall’inizio – commenta il vincitore di tappa – con cambi regolari e andatura sostenuta. Sapevamo che potesse essere una tappa insidiosa, con un circuito cittadino e totalmente pianeggiante. In più si è aggiunto un vento che spesso soffiava alle spalle. Ho iniziato a crederci con il passare dei chilometri, appena siamo arrivati ad avere due minuti e mezzo di vantaggio ho capito che dietro avrebbero dovuto pedalare davvero forte per riprenderci. Nel momento in cui, a cinque chilometri dall’arrivo, non ho visto l’ombra del gruppo su di noi ho realizzato di potermi giocare qualcosa di importante. Nel lanciare lo sprint sono riuscito a scegliere il momento giusto, e sono felice che sia bastato.

«In squadra avevamo parlato del fatto che avrei cercato di tendere un’imboscata al gruppo in una delle grandi città come Napoli, Milano o Roma. Oggi ci siamo riusciti, ed è stata una cosa enorme».

L’amarezza degli italiani

I grandi sconfitti di oggi sono stati gli azzurri Mirco Maestri e Martin Marcellusi che nella volata che poteva valere tanto per loro e per le loro squadre sono stati battuti dal norvegese Dversnes Lavik, che ne ha strozzato l’urlo in gola.

«Sapevamo che il circuito cittadino sarebbe stato parecchio tortuoso – commenta Maestri – e che il gruppo avrebbe faticato a chiudere sulla fuga. Mattia (Bais, ndr) ha fatto un lavoro eccezionale. Ho sentito dire che il gruppo ha sbagliato i tempi, io credo che siamo andati forte noi davanti. Mi dispiace per Mattia Bais, perché ha lavorato tanto per me, ed eravamo d’accordo che avrei provato io a giocarmi la tappa. In squadra ognuno è a disposizione dell’altro quando serve e non guardiamo in faccia a nulla e nessuno nel farlo. La cosa importante era portare a casa una tappa, perché corriamo sempre con coraggio e all’attacco».

«Maestri e Dversnes Lavik erano più veloci di me – racconta Marcellusi dopo l’arrivo – lo sapevo, inoltre da parte loro ho visto una pedalata migliore rispetto alla mia. Abbiamo fatto un capolavoro, non pensavo saremmo riusciti ad arrivare al traguardo. E’ un terzo posto che dà morale, oggi è una dimostrazione che bisogna crederci sempre anche quando sembra non avere senso».

La Lidl-Trek rimanda ancora la vittoria di tappa, per Consonni è solamente un momento negativo, è davvero così?
La Lidl-Trek rimanda ancora la vittoria di tappa, per Consonni è solamente un momento negativo, è davvero così?

La Lidl-Trek non gira

Inutile nasconderlo, alla vigilia di questo Giro d’Italia si contavano le tappe che Jonathan Milan avrebbe potuto vincere come si contano le palline su un abaco. Invece il pallottoliere del velocista friulano è ancora fermo a zero mentre sulla seconda settimana della corsa rosa cala il sipario. Jonathan Milan parla, il tono di voce è di quelli che fanno capire come la delusione ci sia e sia forte. Fatica a spiegare e il cordone che la squadra fa intorno a lui non aiuta a capire

«La squadra ha fatto un lavoro incredibile – dice il gigante di Buja – tutti quanti, dal primo all’ultimo. I quattro davanti sono andati davvero forte, perché anche noi eravamo a tutta ma faticavamo a chiudere. Non penso sia mancata collaborazione o che sia stato un errore di calcolo, ci abbiamo creduto tanto con la speranza di riprendere la fuga ma non è bastato». 

«Dietro abbiamo lavorato tanto per chiudere – gli fa eco Simone Consonni – ma non ci siamo riusciti. Nei circuiti è sempre difficile, ma tutte le squadre hanno collaborato. Le gambe andavano bene, ora guarderemo a Roma, ma prima il riposo. In squadra stiamo bene, lo spirito è alto. Tante volte con lavori non al top abbiamo vinto. Sono periodi, continuiamo a lavorare al massimo e la vittoria arriverà». 

Vingegaard padrone

In tutti i sensi, perché il danese della Visma Lease a Bike si gode la prima giornata in maglia rosa con apparente tranquillità. Inoltre la squadra è stata spesso a colloquio con il Presidente di Giuria per chiedere di aumentare i chilometri di neutralizzazione. Si è arrivati a fermare il cronometro all’ultimo dei giri previsti. Victor Campenaerts, in qualità di membro in gruppo del CPA ha parlato con la giuria. Una fase di colloquio che ha sicuramente influenzato l’opera di rimonta del gruppo

«Avrei parlato con la giuria anche se non fossi stato in maglia rosa – commenta Vingegaard – ma farlo da leader della generale ha un potere maggiore. Appena entrati in città ci siamo resi conto che probabilmente non era il percorso più sicuro e ne abbiamo parlato in gruppo. Siamo andati dalla giuria e dall’organizzazione, abbiamo parlato con loro e ci hanno ascoltato davvero».

Simone Consonni, anche lui rappresentante dei corridori presso il CPA risponde brevemente riguardo la scelta di neutralizzare la tappa.

«E’ difficile parlare con qualcuno quando si va a 60 o 70 all’ora su un percorso del genere», dice l’uomo della Lidl-Trek. «Magari a certe cose si sarebbero potute pensare prima, però è difficile da dire ora».