Giro d'Italia 2026, Verbania, Alberto Bettiol, Andreas Leknessund

Cuore, gambe, istinto. Questo è Bettiol: prendere o lasciare

22.05.2026
6 min
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Quelle che si prendono e quelle che si danno. In cima alla salita di Ungiasca da cui la tappa si tufferà su Verbania, Bettiol mette nel mirino Leknessund. Il norvegese è davanti col rapportone, il toscano va agile come chi sa aspettare. La fuga si è disgregata, il cambio di ritmo ha fatto male. Nel punto in cui la strada si stringe e la pendenza si fa arcigna, Alberto tira su il rapporto. Lo affianca, nel tornante verso sinistra gli fa intuire la presenza con la spalla e poi lo lascia sul posto fiutando la discesa (immagine di apertura).

Al Tour del 2022, sulla salita di Mende, fu Matthews a metterlo nel mirino. Bettiol aveva attaccato presto, l’australiano si era messo agile come chi sa aspettare e lo aveva saltato senza dargli il tempo per reagire. Quelle che si prendono e quelle che si danno: ora Bettiol vola verso il traguardo avendo realizzato alla perfezione un attacco immaginato centomila volte. Il diesse Manzoni, che lo ha seguito sulla seconda ammiraglia, racconta non senza emozione.

«Mi ha solo detto: “Mario, io la conosco a memoria, quindi dammi solo i distacchi, il resto lo so da me”. Il mio lavoro è stato solo dargli un po’ di morale – dice – ma è stato molto bello. Aveva già tutto in mente, ha gestito bene anche l’attacco di Leknessund, poi è scattato prima dello scollinamento. Lo conosciamo, quando è lì sbaglia poco: le vittorie che ha conseguite in carriera lo dimostrano. Se avesse continuità, questo ragazzo sarebbe veramente spettacolare, però lo prendiamo anche così».

L'abbraccio della compagna Lisa: Bettiol da un paio d'anni fa base nella zona di Verbania
L’abbraccio della compagna Lisa: Bettiol da un paio d’anni fa base nella zona di Verbania
L'abbraccio della compagna Lisa: Bettiol da un paio d'anni fa base nella zona di Verbania
L’abbraccio della compagna Lisa: Bettiol da un paio d’anni fa base nella zona di Verbania

Un’idea per la testa

Già da giorni lo avevamo visto sacrificarsi per i compagni. Per la XDS Astana erano già venute la vittoria di Thomas Silva a Veliko Tarnovo e quella di Ballerini a Napoli, intorno alla squadra c’era da giorni lo stesso spirito che lo scorso anno permise di recuperare la delicata situazione di classifica, salvando la permanenza nel WorldTour. Ma questa tappa, Bettiol l’aveva cerchiata di rosso già da un pezzo.

«Da quando Pippo (Ganna, dnr) – sorride – mi aveva detto che c’era la possibilità che la tappa arrivasse a Verbania. La cosa più difficile era entrare in fuga, poi avrei cercato di combattere con tutto me stesso per perdere il meno possibile in salita e recuperare semmai in discesa, per questo ho lasciato davanti Leknessund, ben più scalatore di me. Invece è andato tutto meglio del previsto. Sono riuscito a ingannare questi scalatori (sorride, ndr), semmai mi aspettavo più bagarre in pianura da parte dei passisti. Vinco poco, ma se vinco così mi accontento di farlo anche ogni due anni.

«Questa per me – dice Bettiol riferendosi a Verbania – è come fosse una seconda casa. Ho tanti amici, la mia ragazza abita a 50 metri e la sua famiglia poco più avanti. E’ stato bello anche vedere la bandiera dell’Uruguay, perché c’è la famiglia di Thomas Silva che ci sta seguendo tutti i giorni. Sono persone speciali, vengono dall’Uruguay. C’è un bello spirito in squadra e quando siamo senza pressioni è proprio quello il momento in cui io riesco a fare le cose migliori».

Le dita al cielo per Marcello Massini, scomparso il 9 maggio
Le dita al cielo per Marcello Massini, scomparso il 9 maggio
Le dita al cielo per Marcello Massini, scomparso il 9 maggio
Le dita al cielo per Marcello Massini, scomparso il 9 maggio

Un’altra dedica al cielo

Ha vinto come a Stradella nel 2021, quando dopo 201 chilometri di fuga trovò la testa per superare il mal di gambe e staccare Cavagna che si era avvantaggiato sulla salita di Canneto Pavese. Disse anche allora che le vittorie se le è sempre dovute sudare e che rifiutava di sentirsi dire, anche da gente dell’ambiente, che avesse vinto il Fiandre per un colpo di fortuna.

Disse di essere umano. Di aver avuto le sue difficoltà. Che forse aveva sofferto l’impatto col grande ciclismo e aver perso prematuramente il suo procuratore e consigliere Mauro Battaglini non lo avesse aiutato. Per lui giunse con le dita al cielo e per un imprevedibile colpo della sorte, anche oggi sul traguardo ha ricordato Marcello Massini, che lo guidò per un anno al Team Idea shoes, prima del suo approdo alla Mastromarco.

«Qualcuno che non c’è più – racconta Bettiol – mi ha spinto anche oggi. Essere alla partenza consapevole che all’arrivo ci sarebbero stati tutta la mia famiglia, la mia seconda famiglia e i miei amici più stretti per me era già una vittoria. E’ stata una liberazione, perché quando si vince è sempre una liberazione.

«Facciamo tutti tanti sacrifici – ora Bettiol riflette – stiamo lontano dalle nostre famiglie per tanti mesi. Scherzavo con Eulalio che dal Teide in avanti, ho passato più tempo con lui, Caruso e anche con Vingegaard e i suoi compagni, che con la mia famiglia e la mia ragazza. Facciamo veramente tanti sacrifici e in questo mondo c’è veramente poco tempo per goderci i successi. Il tempo va veloce, teniamo dei ritmi forsennati per cui stasera cercherò di godermi questa vittoria festeggiando con la squadra che sta facendo davvero un bel Giro».

Commosso sul palco per l'abbraccio del pubblico: la vittoria di Verbania per Bettiol è stata una liberazione
Commosso sul palco per l’abbraccio del pubblico: la vittoria di Verbania per Bettiol è stata una liberazione
Commosso sul palco per l'abbraccio del pubblico: la vittoria di Verbania per Bettiol è stata una liberazione
Commosso sul palco per l’abbraccio del pubblico: la vittoria di Verbania per Bettiol è stata una liberazione

Per amore e per istinto

Questo è Bettiol, prendere o lasciare. Capace di azioni così belle e poi di sparire per mesi, seguendo la fiammella del talento che l’ha baciato e che lo aspetta ogni volta che rallenta il passo. Capace di schierarsi contro la deriva iper scientifica del ciclismo, che ti succhia la vita in cambio di una promessa di successo. Capace di caricare a testa bassa se qualcosa viene scritto come a lui non piace e poi di ritrovare subito il sorriso. Capace di tenere testa alle sfuriate dei campioni e contemporaneamente di dubitare della sua capacità di farlo.

«Io penso che il ciclismo non sarebbe così bello – dice con schiettezza a Giada Borgato che glielo chiede in diretta – se fosse solo numeri e niente sentimento. Io oggi ho vinto ovviamente perché nei mesi scorsi mi sono impegnato come tutti. Viviamo in un ciclismo fatto di calorie, di numeri, di watt, contro watt e mica watt, però io penso che oggi ho vinto anche per istinto. Nessuno mi ha detto dall’ammiraglia di partire ai 150 metri dallo scollinamento. Ma quando l’ho sentito dentro, mi sono detto: “Boh, dai, almeno faccio qualcosa e ci provo”.

«Io vinco così e non mi toglieranno mai dalla testa che il fattore umano prevarrà sempre, altrimenti il ciclismo non sarebbe così bello. Altrimenti saremmo tutti ingegneri e informatici e a me non piace. A me piace l’emozione, mi piace la passione e mi piace l’istinto, altrimenti credete che il ciclismo sarebbe così popolare?».

Dalla pianura delle risaie, il gruppo ha fatto rotta verso il Lago Maggiore: la fuga di Bettiol e compagni è durata per 182 chilometri
Dalla pianura delle risaie, il gruppo ha fatto rotta verso il Lago Maggiore: la fuga di Bettiol e compagni è durata per 182 chilometri
Dalla pianura delle risaie, il gruppo ha fatto rotta verso il Lago Maggiore: la fuga di Bettiol e compagni è durata per 182 chilometri
Dalla pianura delle risaie, il gruppo ha fatto rotta verso il Lago Maggiore: la fuga di Bettiol e compagni è durata per 182 chilometri

Domani il Giro d’Italia affronterà il primo vero tappone sulla strada fra Aosta e Pila: con 4.200 metri di dislivello in appena 133 chilometri. Oggi intanto, dovunque sia e probabilmente accanto a Battaglini (toscano come lui), Marcello Massini si sarà goduto il finale e anche le sue parole, lisciandosi i baffi con quel sorriso che sapeva già tutto. Il giorno dopo la sua morte, Fiorelli gli dedicò la vittoria del Tro Bro Leon, oggi è toccato a Bettiol. E’ proprio vero, nel ciclismo più che altrove (e per questo rivolgiamo un pensiero anche a Mario Bolletta), che nessuno muore finché resta vivo nel ricordo di chi gli ha voluto bene.