Tokyo, 2 settembre 2021: la prima Paralimpiade di una giovanissima bici.Pro. Pur non scendendo in pista, Alex Zanardi era lì con noi, nei pensieri e nei cuori di tutti. Emozionante, dopo l’oro del terzetto composto da Paolo Cecchetto, Luca Mazzone e Diego Colombari, nell’autodromo del Fuji, sentire echeggiare il suo nome sul podio, non solo dalle bocche dei tre azzurri, ma anche dai compagni di podio francesi e statunitensi. Neanche a dirlo, nelle interviste dopo la gara dei vincitori, la dedica era tutta per lui che, due anni e una pandemia prima, aveva studiato nel minimo dettaglio ogni centimetro di quel circuito, proprio come faceva da pilota.
Ecco, questo momento è ciò meglio spiega quello che Alex Zanardi è stato e continuerà ad essere per il movimento paralimpico. Non soltanto le medaglie, tantissime di cui ben otto d’oro alle Olimpiadi, nell’handbike, ma la capacità di condivisione e diffusione di un intero emisfero che, in Italia, è esploso grazie alle sue imprese, ai suoi racconti e alla sua voglia di far sembrare facile anche l’impossibile.


Londra e Rio
Le tre gemme alla Paralimpiade di Londra 2012 (come la prima della foto di copertina di Mauro Ujetto), ottenute nel circuito di Brands Hatch dove aveva corso da pilota, nella vita precedente prima del terribile incidente del Lausitzring il 15 settembre 2001.
Poi ancora un altro tris ai Giochi, anche questa volta con due ori e un argento, a Rio 2016, anche qui, ironia della sorte, su strade che erano state teatro di una corsa automobilistica che l’aveva visto persino firmare una pole position. Il giorno del secondo posto nella prova in linea nella città carioca, assistemmo alla scena in cui un tifoso locale gli allungò proprio il biglietto di quando firmò il miglior tempo da pilota e Alex, stupefatto e in tutta la sua semplicità, chiese se potesse tenerlo. In cambio, oltre le transenne, allungò la mascotte dei Giochi coi capelli d’argento, appena ricevuta sul podio. Poi si girò e disse: «Meglio così, tanto quel peluche avrebbe preso soltanto polvere su uno scaffale, mentre questo pezzettino di carta posso portarmelo sempre con me nel portafoglio».
Una semplicità mostrata anche tre giorni prima, quando nemmeno lui si accorse di aver vinto la cronometro, gara inaugurale della categoria H5 in Brasile. Quando se ne rese conto si trovava già in zona mista e così, proprio davanti a noi, ripeté il gesto iconico di Londra e alzò festante il suo mezzo in cielo, tra gli applausi dei presenti. Sempre A Rio Alex si ripeté coi compagni Vittorio Podestà e Luca Mazzone nella prova corale che concluse la sua avventura ai Giochi, regalando ancora un altro sorriso a tutta la delegazione italiana e non solo.






Oltre lo sport
Il cuore d’oro di Alex l’abbiamo saputo apprezzare in molti. Non si è dedicato soltanto a vincere le gare sull’asfalto, ma si è fatto ambasciatore del suo nuovo sport e ha portato il paraciclismo e la Nazionale azzurra verso livelli mai raggiunti prima, trasformandola nel riferimento di tutto il movimento internazionale.
Non contento, Zanardi ha creato Obiettivo3, società con l’obiettivo di far apprendere e diffondere la pratica sportiva di ogni tipo tra i disabili e ad aiutarli soprattutto a capire come e da dove iniziare. Oggi grazie alle tante iniziative sul territorio, tra cui la staffetta Obiettivo Tricolore, che lo scorso autunno è giunta alla quinta edizione, sono tantissimi i ragazzi e le ragazze che si sono avvicinate allo sport senza lasciarsi frenare dalla loro disabilità e, alcuni di loro, in questo momento, stanno sognando i prossimi Giochi di Los Angeles 2028 con indosso la maglia biancoblù.
Oltre ad essere un modello, Alex è sempre stato un combattente. Non mollava mai da pilota e l’ha fatto ancor meno da campione paralimpico, declinando la sua handbike in tutte le sfide possibili e immaginabili.
Non fossero bastate le maglie arcobaleno di campione mondiale e i podi ai Giochi Paralimpici, eccolo lanciarsi alla 24h di Feltre in mezzo alle biciclette tradizionali oppure ancora alla Maratona delle Dolomiti. Vederlo spingere con forza in salita e pennellare curve nelle discese del Sellaronda è qualcosa che tanti appassionati porteranno sempre nel cuore. E ancora gli Ironman di Kona, una delle prove più sfiancanti dello sport, conquistate, così come la Maratona di New York, sempre col sorriso sulle labbra.


Ciao Alex
Il testamento ciclistico e sportivo in generale di Zanardi è nella testa e nel cuore di tanti giovani ciclisti che, sognando i prossimi traguardi, guardano a quello che lui ha saputo conquistare e condividere con tutti. Perché una delle cose più belle di Alex in questo mondo sempre più schiavo dei social network e della tecnologia, era di voler metterci quel tocco umano nel dare un consiglio, una carezza, un suggerimento anche a chi non avesse il talento che ha sempre pervaso il campione emiliano.
Uno dei suggerimenti, ma forse esempio, che ci viene in mente è quello che lui stesso battezzò la regola dei cinque secondi. «Quando credi di essere a tutta, che stai per mollare, tieni duro altri cinque secondi. Arrivato a quei cinque tieni duri altri cinque. E cinque ancora…».
All’abbraccio del Comitato Italiano Paralimpico e della Federciclismo e di tutti voi appassionati che avete applaudito e ammirato a bocca aperta le sue imprese ci uniamo anche noi di Bici.Pro. Alex Zanardi è stato un punto di riferimento e un elemento ricorrente nel raccontare le gesta dei suoi successori nel ciclismo paralimpico. Un grazie dunque anche da parte nostra, campione e amico fraterno.