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Allarme mobilità, la disamina di Compri e una riflessione necessaria

10.11.2023
4 min
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Qualche giorno fa, Marco Compri, dello staff performance della Fci, ci aveva parlato degli esercizi di potenziamento a secco per la catena posteriore e non solo. In un secondo momento il coach azzurro aveva allargato la questione anche al tema della mobilità.

Un tema a quanto pare sempre più delicato e che, vista l’era in cui viviamo, sconfina anche nella sfera sociale prevalicando quella sportiva. Quella che segue è una riflessione importante, un po’ specchio dei nostri tempi e dei nostri giovani ciclisti.

Prima di proseguire la lettura vale la pena ricordare cosa s’intende per mobilità. La mobilità articolare (anche detta flessibilità) è una capacità motoria: essa rappresenta la capacità dell’individuo di eseguire movimenti di grande ampiezza esprimendo grandi escursioni articolari.

Alcuni ragazzi che arrivano in nazionale, e quindi forti, spesso hanno problemi di mobilità
Alcuni ragazzi che arrivano in nazionale, e quindi forti, spesso hanno problemi di mobilità

Potenziali preclusi?

Compri infatti, parlando del lavoro con il bilanciere libero, e quindi con maggiori esigenze di equilibrio e coordinazione, ci aveva detto che a volte arrivano in nazionale dei giovani che hanno difficoltà ad eseguire delle accosciate in modo corretto.

«Sapere eseguire un esercizio in modo armonico, significa anche essere efficienti – ha spiegato Compri – la componente coordinativa è molto importante. Per questo dico che è importante che i giovani non abbandonino presto questi aspetti. Oggi già a 11-12 anni non fanno più certi esercizi, quando è quello invece il momento migliore per farli ed acquisire determinate qualità. Anche perché a 18-19 anni poi si complica tutto. A quell’età puoi riprendere una certa mobilità, ma non migliori più il tuo potenziale».

Compri spiega come, una parte delle ore di lavoro che potrebbero servire per migliorare la prestazione, vanno invece “perse” per lavorare sulla correttezza del movimento, sul recupero di una parte della mobilità. Non solo, ma non eseguendo correttamente l’esercizio anche i carichi di conseguenza sono inevitabilmente più bassi. Quindi di riflesso si perde anche sulla prestazione.

Per farla breve: un ragazzo che potrebbe magari sollevare 30 chili – un numero a caso – allo stato attuale ne solleva 20, altrimenti rischia d’infortunarsi.

L’uso di una tavoletta propriocettiva può aiutare a ritrovare una certa mobilità, ma non sarà mai paragonabile ai movimenti che si acquisiscono da bambini
L’uso di una tavoletta propriocettiva può aiutare a ritrovare una certa mobilità, ma non sarà mai paragonabile ai movimenti che si acquisiscono da bambini

Società più statica

E qui, come accennato, il discorso si allarga. In campo ciclistico, molti ragazzi dopo una certa età, diciamo dalla categoria allievi, s’incentrano soprattutto sulla prestazione e tralasciano questi aspetti. In campo più generale, la società (e le abitudini) attuali portano ad avere dei bambini più statici, nel vero senso della parola. Leggasi, divano, tablet, smarthpone…

Continua Compri: «Il problema della mobilità è che si sta confondendo il movimento con allenamento. Oggi si pensa che mandare i propri figli in palestra o calcio due ore alla settimana significhi fare movimento. Ma se poi stanno tutto il tempo fermi non serve poi a molto.

«Tutti i movimenti che noi facevamo da bambini come giocare a pallone, salire su un albero, correre, saltare, fare le impennate in bici, giocare a nascondino… non erano solo fini a se stessi. Davano un complesso di movimenti, di capacità coordinative generali utili per la base della persona. Qualità che si stanno perdendo».

Acquisire nei momenti giusti certe abilità, significa poi anche guidare bene da grandi in ogni situazione (qui VdP in Val di Sole lo scorso anno)
Acquisire nei momenti giusti certe abilità, significa poi anche guidare bene da grandi in ogni situazione (qui VdP in Val di Sole lo scorso anno)

Riflessioni a 360 gradi

E qui sarebbe importante anche un intervento maggiore da parte di Ministero dell’Istruzione, della Sanità… un tema gigantesco. Impossibile dare soluzioni semplici e nel breve periodo, è ovvio. Ma restando più vicini ai nostri argomenti, vale a dire quelli legati al ciclismo agonistico, quell’insieme di movimenti da bambini serve. E almeno i nostri tecnici dovrebbero curarli.

«Bisogna considerare che dal momento in cui nasciamo – spiega Compri – perdiamo mobilità: l’articolarità va a contrastare la mobilità. E questo induce alla precocità della riduzione delle possibili espressioni dell’atleta». Ritorniamo all’esempio del ragazzo che potrebbe sollevare 30 chili, ma ne alza 20.

«Abbiamo una base sempre più piccola di juniores e under 23 su cui lavorare. E la base dipende non solo dal numero dei tesserati, ma anche da questo discorso del movimento più generale».