Dwars door Vlaanderen 2024, caduta Wout Van Aert

Airbag, continuano gli studi: ora i brevetti sono due

09.07.2026
7 min
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Al lavoro sul fronte della sicurezza, il mondo del ciclismo ha da poco messo la testa e le mani sulle protezioni individuali dei corridori. A metà fra gli sforzi profusi dagli organizzatori e il senso di rassegnazione davanti a condizioni ambientali spesso complesse e a valutazioni non sempre azzeccate, si è pensato che forse la cosa migliore sia rinforzare anche la dotazione degli atleti: scelta interessante, sia pure in controtendenza rispetto alla necessità di rendere tutto più sottile e trasparente.

E’ così che negli ultimi mesi due aziende italiane fra le più importanti nel settore dell’abbigliamento hanno studiato e applicato ai loro capi due distinte tecnologie per inserire nel kit un airbag che tuteli l’atleta in caso di caduta molto violenta.

Si tratta di Nalini, che ha applicato alla salopette il brevetto belga Aerobag. E poi di Castelli, che si è avvalsa del brevetto italiano RAGAZ, dal nome di Francesco Ragazzini che l’ha ideato e che avevamo conosciuto nel 2023 per aver messo a punto il manubrio da crono di Vingegaard. Due concezioni diverse: Nalini, il cui kit è vestito dal Team Picnic PostNL, ha collocato il dispositivo che si gonfia in caso di impatto lungo le bretelle della salopette, quindi sotto la maglia. Castelli, che veste la Soudal Quick Step ha collocato il brevetto RAGAZ in una tasca sul fondo posteriore della maglia.

Nalini, pantaloncini Airbag System, Aerobag
Aerobag per Nalini: la cartuccia al centro della schiena e i tubi ben nascosti sotto le bretelle della salopette
Nalini, pantaloncini Airbag System, Aerobag
Aerobag per Nalini: la cartuccia al centro della schiena e i tubi ben nascosti sotto le bretelle della salopette

Sistema Aerobag per Nalini

Iniziamo il nostro viaggio dal sistema Nalini, che avevamo già raccontato in un precedente articolo. Il brevetto di Aerobag, dal nome della società creata e diretta da Bart Celis, offre protezione estesa dal collo ai fianchi/bacino. Il dispositivo è invisibile finché non se ne ha bisogno: il contatto con la pelle è minimo, la ventilazione è massima. Il sistema è completamente integrato nelle spalline dei pantaloncini. Dall’esterno, è quasi invisibile: solo una leggera sporgenza sulla schiena indica l’alloggiamento della cartuccia di aria compressa che al momento dell’apertura gonfia i tubi di protezione.

Aerobag utilizza nove sensori ad alta precisione che monitorano continuamente le dinamiche del corpo, tra cui posizione, velocità, accelerazione e schemi di movimento a 200 Hz. Quando l’algoritmo rileva un’anomalia compatibile con un incidente, Aerobag si attiva entro 100 millisecondi, creando istantaneamente una camera d’aria protettiva attorno al corridore.

30 secondi per ripartire

Dato che una delle perplessità nell’uso dell’airbag è che spesso si cade per futili motivi e magari ripartendo subito si può ancora vincere la corsa (vedi Pogacar caduto prima della Cipressa e poi vincitore a Sanremo), come si può essere certi che l’airbag non si apra anche per piccoli impatti e la corsa vada via? I detentori del brevetto dicono che nel momento in cui il dispositivo si gonfia, bastano 30 secondi per estrarre la cartuccia e sgonfiarlo completamente, inserendo poi una nuova cartuccia. Il sistema infatti è progettato per riacquistare la sua forma dopo l’impatto, in modo che il ciclista possa continuare a pedalare nel minor tempo possibile.

Affinché ciò accada va calcolato probabilmente anche il tempo necessario per sfilare la maglia e poi rimetterla, quindi l’intervallo di tempo rischia di essere superiore. Tuttavia, se si parla del rischio di farsi davvero male, meglio perdere una Sanremo che rimanere fermi per mesi come quando Van Aert si massacrò la schiena a Waregem (immagine di apertura).

Castelli, per la colonna vertebrale

RAGAZ, startup italiana fondata dall’ingegnere meccanico Francesco Ragazzini, nasce dalla considerazione che, al netto di ogni possibile protezione offerta al corridore, la colonna vertebrale resta sempre scoperta e vulnerabile. Il sistema airbag integrato di RAGAZ, adottato da Castelli sulle sue maglie, è pensato proprio per la protezione della colonna e rappresenta il risultato di un percorso iniziato oltre dieci anni fa e culminato nel 2024 con la pubblicazione del brevetto italiano ed europeo del dispositivo.

«Quando ho iniziato a praticare ciclismo su strada – ha raccontato Ragazzini a Barcellona, in occasione della presentazione – vedevo sempre più spesso incidenti e conseguenze molto gravi. Allo stesso tempo vivevo accanto a una persona costretta sulla sedia a rotelle in seguito a un trauma. Mi sono posto l’obiettivo di creare la protezione più efficace per una struttura fondamentale come la colonna vertebrale, che considero il secondo cuore del nostro corpo».

Dai primi concept ispirati a strutture rigide in carbonio, passando per sistemi a base siliconica, si è arrivati alla soluzione attuale. Il dispositivo è stato progettato per essere integrato direttamente nell’abbigliamento e può essere rimosso o reinstallato in pochi secondi. Oltre a queste due prime caratteristiche, si segnalano la leggerezza (cartuccia compresa, pesa circa 189 grammi: quanto un paio di gel), il fatto che airbag e maglietta siano facilmente lavabili separatamente, il design orientato alla termoregolazione e al comfort.

Il peso dell'airbag, della cartuccia e della scheda elettronica è di circa 189 grammi
Il peso dell’airbag, della cartuccia e della scheda elettronica è di circa 189 grammi
Il peso dell'airbag, della cartuccia e della scheda elettronica è di circa 189 grammi
Il peso dell’airbag, della cartuccia e della scheda elettronica è di circa 189 grammi

Si gonfia in 0,2 secondi

L’attivazione avviene tramite una piattaforma elettronica dotata di accelerometri e sensori che monitorano costantemente il movimento del ciclista. Quando vengono superate determinate soglie di accelerazione compatibili con una caduta, il sistema si attiva gonfiando l’airbag in 0,2 secondi. Il plus e fulcro dell’airbag è la removibilità: con l’attuale piccola cerniera bastano 10 secondi per cambiare l’airbag. Con una cerniera un po’ più grossa e dedicata per la gara, si può essere ancora più veloci.

Ad oggi se c’è una caduta, l’airbag si attiva, ma non si danneggia. Si può tornare a pedalare senza problemi, perché dopo pochi secondi si sgonfia ed essendo collocato sulla maglia, il fastidio è minimo. Attualmente tuttavia il progetto sta affrontando una nuova fase di sviluppo e validazione, finalizzata a perfezionare gli algoritmi di rilevamento e la capacità di distinguere le situazioni che richiedono l’attivazione da quelle che non la richiedono, in modo da scongiurare l’attivazione in caso di cadute di poco conto.

Qui Ragazzini è con Steve Smith, il brand manager di Castelli
Qui Ragazzini è con Steve Smith, il brand manager di Castelli
Qui Ragazzini è con Steve Smith, il brand manager di Castelli
Qui Ragazzini è con Steve Smith, il brand manager di Castelli

La collaborazione del medico

Per lo sviluppo del brevetto, Ragazzini ha instaurato una collaborazione con il dottor Paolo Raugei, chirurgo vascolare con oltre 35 anni di esperienza ospedaliera e, dal 2008, riferimento nella diagnosi dell’endofibrosi iliaca del ciclista. Dato che nel 2020 e nel 2023 ha seguito come medico il Giro d’Italia, Raugei ha potuto osservare direttamente e interessarsi alla protezione della colonna vertebrale.

«L’aspetto più interessante del progetto – ha sottolineato il medico – è l’equilibrio tra portabilità e capacità di protezione del dispositivo. Leggerezza e termoregolazione rendono unico questo airbag, che riesce a proteggere completamente la colonna vertebrale che è una parte importantissima della traumatologia del ciclista.

«Esattamente è la quarta come incidenza nella lista delle fratture del corpo nel ciclista. Prima c’è la clavicola, poi ci sono i traumi cranici che però, da quando c’è il casco, non sono più così gravi. Al terzo poso ci sono le fratture costali, ma anche queste in genere non sono così gravi come la frattura della colonna vertebrale».

Accanto all’airbag, RAGAZ ha messo a punto reWINDer, una piattaforma digitale che registra gli istanti precedenti e successivi a un incidente, creando una sorta di “scatola nera” per il ciclismo. Attraverso un’app dedicata è possibile registrare parametri come velocità, accelerazioni e dinamica dell’evento, geolocalizzare il punto dell’incidente, archiviare i dati in modo sicuro, inviare notifiche e richieste di aiuto ai contatti di emergenza, ricostruire in modo oggettivo le dinamiche di una collisione.

E’ bello rendersi conto che la sicurezza sia entrata finalmente in altri livelli del ciclismo. Anche se esiste una fetta di infortuni contro cui né il casco e neppure un airbag avrebbero potuto fare nulla, incidenti come quello di Marina Romoli, Samuele Manfredi e Luca Panichi (solo per citarne alcuni) con l’uso dell’airbag probabilmente non avrebbero avuto conseguenze così devastanti. Se accanto a queste dotazioni alcuni organizzatori riprendessero le vecchie e sagge pratiche di coprire gli spigoli ed evitare passaggi impraticabili, utilizzando transenne adeguate e segnalazioni più efficaci, forse riusciremmo a raccontare un ciclismo ugualmente veloce, ma più sicuro. Servirà ancora del tempo perché le squadre inizino a utilizzare le tecnologie presentate, bene che qualcuno abbia iniziato a pensarci.