Pogacar Parigi

DMT: come sono nate le scarpe di Pogacar

25.11.2020
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Tornando al Tour de France 2020 tutti noi ricordiamo la bellissima vittoria di Tadej Pogacar. Il giovane sloveno ha portato sul gradino più alto del podio anche le scarpe del marchio italiano DMT, ma in una versione con i lacci che ha colpito molto gli appassionati. Abbiamo parlato di queste scarpe e del loro possibile futuro con Glen McKibben Brand Director di Diamant, l’azienda che produce le scarpe DMT e le biciclette Cipollini. McKibben è un appassionato ciclista che ha lavorato in precedenza anche per altri brand prestigiosi del mondo del ciclismo e oggi segue da vicino la nascita e l’evoluzione dei prodotti DMT e Cipollini.

Si era partiti con il Boa

Sembra strano a dirlo, ma anche per la versione con i lacci delle scarpe DMT di Pogacar c’entra il Covid-19.
«All’incirca un anno fa io e Nicola Minali avevamo parlato con Pogacar per capire che preferenze aveva in fatto di scarpe – esordisce così Glen McKibben – e lui ci aveva detto che gli piacevano i lacci. Ma noi non avevamo un modello con i lacci e gli abbiamo fornito le nostre KR1 con il Boa. Tadej le ha provate e ci ha dato subito dei riscontri positivi, soprattutto era colpito dalla morbidezza della tomaia in Knit». Per chi non lo sapesse Nicola Minali è un corridore ex professionista che ora lavora presso DMT e segue lo sviluppo delle scarpe.
«Questa cosa dei lacci era rimasta in testa a Minali – continua McKibben – che ha iniziato a pensare a qualcosa. Intanto la stagione era partita e Pogacar utilizzava le scarpe con il Boa e aveva anche vinto qualche corsa»

Pogacar con Phlippe Zecchetto CEO di Diamant
Pogacar in visita da DMT con Philippe Zecchetto CEO di Diamant
Pogacar con famiglia  Zecchetto
Pogacar in visita da DMT con il patron Federico Zecchetto a destra e suo figlio Philippe

Arriva il lockdown

Ma poi la stagione si ferma a causa del Covid-19 che ci ha costretto a fermarci e a vivere il lockdown, ma non è stato per tutti uguale: «Sai la stagione si è fermata ma in Slovenia hanno avuto un lockdown più leggero del nostro e potevano pedalare. Proprio in quel periodo, Minali aveva portato a termine la versione della scarpa con i lacci. Abbiamo pensato di farla provare a Tadej. Abbiamo diversi professionisti che usano le scarpe DMT, fra cui anche Viviani. Spesso gli facciamo provare delle novità tecniche per vedere che riscontro ci danno. La maggior parte delle volte nessuno si accorge se Elia ha corso con una scarpa con una suola diversa, ma con i lacci la cosa è più evidente»

Oltre ogni aspettativa

Per Pogacar lo stop della stagione si è trasformato in una seconda possibilità per provare qualche materiale nuovo come le scarpe.

«Poco prima che riprendesse la stagione Pogacar ci ha chiesto se poteva correre con le scarpe con i lacci, si era trovato talmente bene che le voleva tenere. A quel punto abbiamo pensato perché no?».

E i risultati sono andati ogni aspettativa: «Ci siamo detti, se va bene vince una tappa al Tour e arriva con il gruppo dei migliori, non pensavamo che lo vincesse , ed invece con quella vittoria ci siamo ritrovati un autentico boom di richieste. Tutti ci chiedevano di poter provare la versione con i lacci. A questo punto abbiamo pensato di celebrare questa vittoria e proprio in questi giorni sta arrivando nei negozi la scarpa con i lacci con l’autografo di Pogacar. Lo facciamo anche per celebrare il Made in Italy in un anno che è stato difficile per tutti».

Pogacar al mondiale di Imola
Pogacar in azione con le sue DMT ai mondiali di Imola
Pogacar al mondiale di Imola
Pogacar ha continuato ad usare le DMT con i lacci anche dopo il Tour. Qui è ai mondiali

Anche nel 2021

Glen McKibben ci ha confermato che anche per il 2021 Pogacar dovrebbe continuare ad usare questa scarpa che a livello tecnico: «Ha la suola anatomica della KR1 che sostiene bene l’arco plantare e trasmette tutta la forza ai pedali. Anche la tomaia è la stessa della KR1 in Knit, la nostra tecnologia che fa sembrare di indossare un guanto. Quelle con i lacci hanno una serie di piccole modifiche e sono dotate di un sistema di cordini che sono inseriti dentro la tomaia, passano sotto la suola e si vanno ad agganciare ai lacci». In questo modo stringendo i lacci la scarpa rimane uniformemente aderente al piede.

Comfort elevato

In molti si chiedono ma come fa un corridore a tenere per diverse ore lo stesso livello di chiusura della scarpa senza avere qualche dolore? «Questo è il grande pregio del Knit – risponde McKibben – la sua grande morbidezza ed elasticità ha permesso a Pogacar di tenere le scarpe strette in tutte le tappe dall’inizio alla fine, senza avere mai dei fastidi. Probabilmente con una tomaia in materiale classico questo non sarebbe potuto avvenire».

Pogacar alla Freccia Vallone 2020
Pogacar in azione alla Freccia Vallone
Pogacar alla Freccia Vallone 2020
Pogacar in azione alla Freccia Vallone

Il futuro sono i lacci?

Quindi con Pogacar che continuerà ad usarle, possiamo immaginare che il futuro sia un ritorno dei lacci? «Non credo, penso che la comodità del Boa per la gran parte dei ciclisti, compreso il sottoscritto, sia maggiore, infatti continueremo la nostra collaborazione con Boa e siamo felicissimi dei risultati. Certo che i lacci fanno moda e possono piacere a chi cerca un tocco di vintage in una scarpa che con il Knit e la suola anatomica in carbonio è un concentrato di innovazioni tecnologiche molto moderne».

Tour de France 2021, è fatto così…

01.11.2020
3 min
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Il percorso del Tour de France 2021, in programma dal 26 giugno al 18 luglio, è stato presentato oggi sul set del programma settimanale Stade 2 di France Télévisions. Con la Grand Départ di Copenhagen e Danimarca rinviata alla stagione 2022, il prossimo anno la sfida prenderà il via in Bretagna con quattro tappe su misura per finisseur e velocisti. Il percorso 2021 è stato messo a punto per mantenere la suspense fino alla fine. Gli scalatori avranno tre opportunità per guadagnare tempo negli arrivi in quota (Tignes, Saint-Lary-Soulan, Col du Portet e Luz Ardiden). Due le cronometro individuali, per una lunghezza complessiva di 58 chilometri.

Il 108 ° Tour de France ha visto la luce nell’insolita cornice di una diretta televisiva e social, scelta imposta neanche a dirlo dall’emergenza Covid. La Grande Boucle 2021 sarà caratterizzato da un percorso innovativo. I pretendenti alla vittoria finale dovranno stare in all’erta sin dall’inizio, per non perdere terreno nelle due scalate al Mur de Bretagne, che sarà affrontato da un versante diverso rispetto al solito nel finale della seconda tappa.

Il doppio Ventoux

Dieci giorni dopo, gli uomini di classifica del Tour dovranno dare un’altra dimostrazione di forza sul Mont Ventoux. Il Gigante di Provenza, che per la prima volta sarà scalato per due volte nella stessa tappa, sarà affrontato da due diversi versanti prima della picchiata conclusiva su Malaucène.

Nel mezzo, nei primi dieci giorni di gara, il gruppo avrà già affrontato nuove sfide, comprese le Alpi e quattro tappe nei quattro dipartimenti che compongono la Bretagna. Da Brest a Fougeres, in una frazione disseminata di pericoli come i venti costieri e le colline del Massiccio Armoricano. Mentre il Signal d’Uchon, una salita scoperta di recente, deciderà la tappa di Le Creusot.

Crono più Alpi

Il ritorno della cronometro individuale nella prima settimana del Tour fornirà infatti un’indicazione anticipata della gerarchia, che gli scalatori potranno semmai sovvertire nelle due estenuanti tappe alpine con arrivo a Le Grand Bornand e poi quella in salita di Tignes, alla vigilia del primo giorno di riposo.

Tour de France 2021
Si parte dalla Bretagna, si finisce a Parigi
Tour de France 2021
Si parte dalla Bretagna, si finisce a Parigi

I Pirenei dopo

I Pirenei dissiperanno ogni dubbio rimanente, con cinque duelli ricchi di tensione in alta montagna, combinando il nuovissimo e spettacolare Col de Saint Louis sulla strada per Quillan, con classici assoluti come il Peyresourde, Val Louron, Col du Portet, Tourmalet e Luz Ardiden. Ci sarà da dare fondo a tutte le energie, per guadagnare ogni secondo possibile e respingere semmai i cronoman più forti nei 31 chilometri conclusivi tra i vigneti di Saint Emilion, alla vigilia dell’ultimo traguardo del Tour sui Campi Elisi.

Sfida verde

Mentre il destino della maglia gialla sarà probabilmente deciso fra Pirenei e la crono, la lotta per la maglia verde si svolgerà in tutto il Paese, con almeno sette tappe che probabilmente finiranno nelle mani dei velocisti, sempre che i loro compagni potranno tenere sotto controllo le prevedibili fughe.

Le 21 tappe

Ed ecco il dettaglio delle 21 frazioni del Tour de France del prossimo anno, che si concluderà il 18 luglio per lasciare spazio alle Olimpiadi di Tokyo.

1ª tappa (26/6)km 187Brest-Landerneau
2ª tappa (27/6)km 182Perros Guirec-Mur de Bretagne
3ª tappa (28/6)km 182Lorient-Potivy
4ª tappa (29/6)km 152Redon-Fougeres
5ª tappa (30/6)km 27crono ind. Change-Laval Espace Mayenne
6ª tappa (1/7)km 144Tours-Cahteauroux
7ª tappa (2/7)km 248Vierzon-Le Creusot
8ª tappa (3/7)km 151Oyonnaux-Le Grand Bornand
8ª tappa (4/7)km 145Cluses-Tignes
Riposo (5/7)
10ª tappa (6/7)km 186Albertville-Valence
11ª tappa (7/7)km 199Sorgues-Malaucene
12ª tappa (8/7)km 161St Paul Trois Chateaux-Nimes
13ª tappa (9/7)km 220Nimes-Carcassonne
14ª tappa (10/7)km 184Carcassonne-Quillan
15ª tappa (11/7)km 192Ceret-Andorra La Vieille
Riposo (12/7)
16ª tappa (13/7)km 169Pas de la Case-Saint Gaudens
17ª tappa (14/7)km 178Muret-Saint Lary Soulan, Col du Portet
18ª tappa (15/7)km 130Pau-Luz Ardiden
19ª tappa (16/7)km 203Mourenx-Libourne
20ª tappa (17/7)km 31crono ind. Libourne-Saint Emilion
21ª tappa (18/7)km 112Chatou-Parigi, Campi Elisi

Roberto Bettini, Giro d'Italia 2020

I 60 anni di Bettini nel Giro del Covid

22.10.2020
5 min
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Roberto Bettini oggi compie 60 anni. E dall’alto delle tante candeline e degli anni a fotografare le corse di mezzo mondo, il suo punto di vista sulla stagione del Covid dall’altro lato dell’obiettivo è un modo interessante per fargli gli auguri di buon compleanno e raccontare le giornate di lavoro degli inviati.

«Eravamo appena tornati dall’Argentina – sorride Roberto al tavolo della sala stampa – quando abbiamo cominciato a sentire strani discorsi. Non si sapeva ad esempio se la Parigi-Nizza sarebbe arrivata in fondo e a quel punto, dovendo mandare mio figlio Luca e Dario Belingheri, abbiamo preferito restare a casa, cercando di capire se e dove si sarebbe corso».

Jan Tratnik, San Daniele, Giro d'Italia 2020
Jan Tratnik, a San Daniele, accolto dal plotone dei fotografi
Jan Tratnik, San Daniele, Giro d'Italia 2020
Tratnik accolto dai fotografi San Daniele

Il lockdown è arrivato di colpo il 9 marzo e il ciclismo si è fermato. C’è voluto un po’ per capire cosa fare. Si parlava con le squadre per capire quali programmi avessero finché, di fronte alla chiusura totale, anche gli uomini del team BettiniPhoto si sono rassegnati all’immobilità, dedicandosi come il resto degli italiani ai lavori domestici, pedalando (alcuni) sui rulli e cercando di far passare il tempo nel miglior modo possibile.

Finché un bel giorno è nato il nuovo calendario…

Ne sono nati diversi, ma quando finalmente è stato ufficializzato quello definitivo, era da mettersi le mani nei capelli. Le sovrapposizioni erano incredibili, ci sono state domeniche con cinque corse. Un po’ era impossibile seguirle tutte e un po’ viaggiare sembrava rischioso.

Quindi?

Abbiamo sfruttato al meglio le collaborazioni in Spagna e Belgio. Ci siamo detti che ognuno sarebbe rimasto nel suo Paese condividendo poi le foto con gli altri. A parte il Tour, tante corse sono saltate e mano a mano che si riprendeva, abbiamo cercato nuove collaborazioni per corse che, in assoluto, dicevano poco. C’era una tale richiesta di immagini, che anche il Giro di Slovacchia è diventata una corsa da seguire.

Al Tour però i Bettini c’erano…

Prima di tutto perché è la corsa importante che sappiamo. E poi perché Cor Vos, agenzia olandese con cui collaboriamo, ci ha detto che non sarebbe andato e c’era tanto da fare. Diciamo che ci siamo dati una mano per ridurre i costi. Anche perché le squadre ci hanno messo davanti al fatto che avrebbero pagato il 30 per cento in meno. Per fortuna, saltando le corse, sono diminuite anche le spese.

Che effetti ha avuto questo calendario così rimaneggiato sulle foto?

Di sicuro abbiamo fatto foto che non rifaremo mai più. Il Giro con le foglie morte. La Tirreno con tanta gente sul lungomare, perché si è corsa nel periodo delle vacanze. Chissà che in futuro qualche cambio di data non lo valutino nuovamente…

Vuelta Espana, 2020, sanificazione
Alla Vuelta si sanifica la zona di arrivo
Vuelta Espana, 2020, sanificazione
Alla Vuelta si sanifica la zona di arrivo
Alle corse noi giornalisti siamo limitati nei movimenti.

Noi fotografi lo stesso. Non possiamo muoverci liberamente e si rischia di fare tutte foto uguali. Ai bus non puoi avvicinarti e allora scatti da lontano. I corridori non indossano la mascherina alla firma, ma ce l’hanno sul podio. Ai mondiali siamo riusciti a far cambiare la regola…

Cioè?

Cioè ci rispondono che devono indossarla al podio per ordine dell’Uci. Ma a Imola abbiamo spiegato che non ci sarebbero state belle foto e allora, dopo il protocollo, i corridori potevano toglierla e facevano il podio a tre. Ma se sono nella bolla, che problema hanno a fare una foto vicini? In corsa hanno la mascherina?

Le squadre cui date le foto come reagiscono a queste limitazioni?

Hanno capito e sono meno pressanti, anche perché tante hanno il fotografo al seguito e coprono da sé la quotidianità. Il problema è che questi colleghi sono nella bolla e poi vengono a fotografare il podio in mezzo a noi…

Quindi la bolla è bucata?

La bolla ha delle falle. Perché non farne parte anche noi? Perché saremmo fuori da tutto e non potremmo muoverci liberamente.

Agli arrivi però siete già a contatto con gli atleti, no?

Ma siamo meno e non possiamo muoverci. Non possiamo seguirli e fare quelle belle foto di fatica dopo la corsa. C’è un fotografo di LaPresse che fa qualche scatto per tutti e poco più. Lui fa i tamponi e quindi può stare a contatto con i corridori. Ma secondo me alcune delle cose cui ora siete costretti potreste ritrovarvele anche dopo.

Ad esempio?

La conferenza stampa del vincitore e della maglia fatta in videoconferenza, piuttosto che portarli in sala stampa. Al Tour è così da un pezzo, il Giro ha appena iniziato ed è più gestibile.

Joao Almeida, Madonna di Campiglio, Giro d'Italia 2020
Almeida, a Campiglio, brindisi con la mascherina
Joao Almeida, Madonna di Campiglio, Giro d'Italia 2020
Almeida a Campiglio, brindisi con mascherina
Al Tour c’erano gli stessi controlli del Giro?

Più o meno gli stessi, qua controllano badge e temperatura a ogni accesso, in Francia no.

Come sono organizzati i Bettini per la Vuelta?

Abbiamo là gli amici di Photo Gomez Sport che ci coprono tutta la Spagna, quindi anche la Vuelta.

Cosa si annuncia per l’inverno, pronto il piano dei ritiri?

Anche quello andrà capito, così come i piani per il 2021. I primi ritiri li coprono i fotografi interni, anche perché i corridori devono usare materiale 2020 e non si fanno foto ufficiali. Quindi per ora non c’è nulla. Invece per le prime corse, sarebbe il momento di prenotare per Australia, Argentina e Colombia, ma non si sa se si faranno. Allora stiamo cercando una collaborazione con un fotografo australiano, ad esempio, per essere coperti.

E in Italia?

Se tutto funziona, si riparte con Giro di Sardegna e Laigueglia, ma andrà tutto aggiornato con l’evolversi del Covid. Secondo me fino al Giro, sarà tutto così. Più avanti, se ci sarà o meno un vaccino, lo capiremo.

E allora buon compleanno, Roberto. Giorno migliore non poteva esserci. Quanti possono festeggiare i 60 anni raccontando una giornata che promette di essere indimenticabile al Giro d’Italia?

Giro delle Fiandre 2019, Muro di Grammont

Il Fiandre di Oss: «Scordatevi scene così»

18.10.2020
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A seguire la crono del Giro, a più di 1.200 chilometri di distanza, c’era anche Daniel Oss. Il trentino della Bora-Hansgrohe fa parte infatti della pattuglia dei 12 italiani che, nei giorni della corsa nazionale, si sono ritrovati in Belgio a correre il Giro delle Fiandre.

Bettiol, Gatto, Pasqualon, Marcato, Viviani, Dainese, Trentin, Cobrelli, Battistella, Martinelli e Mozzato: questo il contingente degli azzurri attesi da una battaglia dei muri che si annuncia silenziosa, spoglia ma non meno efferata. Solo che all’effetto arena provocato dai tifosi si sostituirà lo sferragliare delle catene sul pavé e qualche imprecazione per una spallata di troppo.

«Sono arrivato su per correre la Gand – dice Oss – e poi farò De Panne. Non si sta male, ma fa freddo. Per fortuna è asciutto. E devo dire, guardandomi intorno, che è tutto un po’ strano, manca qualcosa».

Daniel Oss, Giro delle Fiandre 2018
Per il trentino una lunga fuga al Giro delle Fiandre 2018
Daniel Oss, Giro delle Fiandre 2018
Il trentino in fuga al Giro delle Fiandre 2018
Vorrai dire che manca qualcuno: che effetto fa il Fiandre senza capitan Peter Sagan?

Appunto, è tutto strano. La squadra sarà più libera, ci tocca salvarci. Dovremo leggere la corsa, portando a casa quello che verrà e senza troppe aspettative. Non sono al top, insomma…

Come mai? Non potrebbe essere per te una bella occasione?

Ho lavorato tanto per il Tour de France, al momento mi trovo meglio sulle salite lunghe che a combattere sui muri. Non sapevamo che sarebbe stato così, altrimenti si sarebbe potuto cercare una condizione migliore.

Perché niente Giro per Oss?

Pochi dopo il Tour sono venuti in Italia. In più l’altra metà della squadra è alla Vuelta e quassù qualcuno doveva pur venirci.

Si sta bene nella bolla?

Ci sono regole ormai uguali dovunque. Abbiamo fatto due test prima di partire, poi uno dopo la Gand e un altro prima del Fiandre. Si sta attenti al distanziamento, partenze e arrivi sono vietati al pubblico. Sui muri non ci sarà nessuno e anche alla presentazione delle squadre ci saranno le giuste distanze.

Daniel Oss, Davide Formolo, Cesare Benedetti, campionati italiani di Compiano 2019
Daniel Oss, Davide Formolo, Cesare Benedetti: campionati italiani di Compiano 2019
Daniel Oss, Davide Formolo, Cesare Benedetti, campionati italiani di Compiano 2019
Oss, primo da sinistra, con Formolo e Benedetti ai tricolori 2019
Che triste, per il Fiandre che è sempre così rumoroso…

Sto cercando di immaginarlo. Il Koppenberg, su cui di solito si sentono strani odori e tanti urli, sarà deserto. Lo stesso sul Kwaremont. Siamo andati in ricognizione e ai bordi della strada ci sono solo prati. Ma del resto in Belgio bar e ristoranti sono chiusi per un mese. Stanno peggio che in Italia, in giro non c’è anima viva.

Dal Belgio a Zanzibar: come va nei tuoi villaggi ai tempi del covid?

Siamo aperti con un villaggio su due. Si lavora prettamente con gli europei e i voli sono stati ridotti. Non andrò quest’anno, preferisco riposare un po’ a casa. L’isola è stata chiusa per un periodo, poi riaperta con regole europee. Le strutture si sono organizzate, ma i numeri del contagio sono bassi. Non c’è stato un crollo come qui. Un po’ perché lì esistono ancora malattie come la malaria con cui fare i conti, quindi il Covid è meno dirompente. E poi perché il distanziamento spesso viene naturale, vivendo all’aperto e in piccoli villaggi isolati.

Che cosa ne è stato del personale del villaggio chiuso?

Li abbiamo tenuti per far l’ordinaria manutenzione. Per quelli di lì abbiamo avuto un occhio di riguardo, mentre gli stagionali semplicemente non sono venuti.

Daniel Oss, Peter Sagan, Tour de France 2020
Assieme al capitano Peter Sagan al Tour de France 2020
Daniel Oss, Peter Sagan, Tour de France 2020
Con Peter Sagan al Tour de France 2020
Chi vince il Fiandre?

Van Aert e Van der Poel potrebbero esserne i fari. Trentin va forte. E poi c’è Alaphilippe, che è alla prima uscita. E’ un mese che vince corse importanti e dato che non è un Fiandre sfasciato dalla pioggia, potrà soffrire all’inizio per qualche curva e qualche spallata, ma poi potrà dire la sua.

E tu?

E’ passato del tempo da quando venivate a cercarmi pensando che avrei potuto vincere il Fiandre e la Roubaix. Vediamo cosa viene fuori, poi vi dirò.

Roglic

Le Bianchi del Team Jumbo-Visma

25.09.2020
3 min
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Ogni squadra ha in dotazione diversi modelli di bicicletta, infatti ci sono corridori che preferiscono puntare sulla leggerezza e altri che ricercano l’aerodinamicità. Oltre ai gusti dei singoli corridori, ad influenzare la scelta della bici c’è la tipologia di tracciato da affrontare. Una cosa è pedalare sul pavé della Roubaix e un’altra è scalare le montagne alpine. Il Team Jumbo-Visma pedala su biciclette Bianchi e i corridori possono scegliere fra la Oltre XR4 e la Infinito CV per le gare in linea, e l’Aquila CV per le cronometro.

Oltre XR4 Jumbo
La Oltre XR4 presenta un profilo dei tubi aerodinamico
Oltre XR4 Jumbo
La Bianchi Oltre XR4 presenta un profilo dei tubi aerodinamico che la rende versatile

La Bianchi Oltre XR4

Delle bici a disposizione del Tema Jumbo-Visma la Oltre XR4 è certamente la più versatile. Dopo il terzo posto al Tour de France di Steven Kruijswijk nel 2019, è arrivato il secondo posto di Primoz Roglic quest’anno. In aggiunta sono arrivate le vittorie di tappa di Wout Van Aert, già trionfatore di Strade Bianche e Milano-Sanremo. La Oltre XR4 è una bicicletta con il profilo dei tubi aerodinamico e dotata della tecnologia Bianchi CV (Countervail). Questo sistema smorza le vibrazioni dell’asfalto fino all’80% in meno. Un risultato dovuto all’utilizzo di un materiale composito integrato nel telaio e nella forcella. Oltre a questo sistema Bianchi ha messo a punto un’esclusiva verniciatura che riduce il peso molecolare del rivestimento della Oltre XR4. In questo modo il telaio pesa fino a 80 grammi in meno. Questo nuovo sistema di verniciatura sarà introdotto in alcuni modelli top di gamma della collezione 2021.

Infinito CV
La Infinito CV è usata per le Classiche del Nord
Infinito CV
Per le classiche del Nord o per i percorsi con fondi irregolari la scelta cade sulla Infinito CV

E per le classiche la Infinito CV

All’interno della gamma Bianchi la Infinito CV è posizionata fra le biciclette endurance. Le sue caratteristiche la rendono perfetta per affrontare le classiche del Nord, soprattutto quelle con il terreno sconnesso. Anche questa bicicletta gode del sistema Bianchi CV per uno smorzamento maggiore delle vibrazioni. Le geometrie sono pensate per un comfort maggiore, con il tubo sterzo e i foderi posteriori più lunghi per una posizione meno aggressiva. A conferma del carattere più dolce della Infinito CV vi è anche la possibilità di montare pneumatici da 32 millimetri di larghezza. Garanzia di un migliore comfort, aderenza e controllo.

Aquila CV
Per le prove contro il tempo c’è l’Aquila CV
Aqauila CV
Per le prove contro il tempo i corridori della Jumbo-Visma usano l’Aquila CV

E per le crono c’è l’Aquila

Nel Team Jumbo-Visma sono presenti molti corridori che primeggiano nelle cronometro, basta pensare a Tom Dumoulin, Primoz Roglic e Wout Van Aert, quest’ultimo secondo agli ultimi mondiali. Per affrontare al meglio le prove contro il tempo c’è l’Aquila CV. Un mezzo che garantisce la massima efficacia aerodinamica e trasmissione di potenza ai pedali. Anche per questa bicicletta Bianchi ha utilizzato il sistema CV Countervail per ridurre le vibrazioni.
Infine ricordiamo che tutte le biciclette della Jumbo-Visma sono equipaggiate con il gruppo Shimano Dura Ace Di2 e ruote sempre della casa giapponese. Per i manubri i corridori possono scegliere fra diverse soluzioni messe a disposizione da Vision.

Tadej Pogacar

Vasile ci spiega la Colnago di Pogacar

23.09.2020
3 min
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Nella recente vittoria di Tadej Pogacar al Tour de France è stato dato molto risalto alla sua Colnago V3Rs tutta gialla. Noi di bici.PRO abbiamo fatto però un passo indietro e approfondito le scelte tecniche del giovane campione sloveno con il meccanico Vasile Morari, che lo ha seguito nella cavalcata che lo ha portato in giallo ai Campi Elisi.

Tadej Pogacar
Con Hilario Coelho, altro meccanico della Uae
Tadej Pogacar
Alla partenza verso il Col de la Loze, con Hilario Coelho, altro meccanico della Uae

Anche Pogacar con i dischi

Per iniziare diciamo che per tutta la durata del Tour, Pogacar ha pedalato sulla stessa bici. La taglia è un 50 di Colnago che corrisponde circa ad un 54. Un fattore che invece è cambiato durante la corsa francese è la scelta del tipo di freni, come ci ha confermato Vasile Morari. 

«In alcune tappe più pianeggianti – ci ha detto – Pogacar ha optato per la versione con i freni a disco, mentre per le tappe con salita ha utilizzato la V3Rs con i caliper». 

Assetti diversi

Un aspetto molto interessante che è emerso parlando con il meccanico della Uae Team Emirates è che Pogacar non ha particolari richieste, ma utilizza il materiale più leggero nelle tappe di salita e più aerodinamico in quelle pianeggianti.

«Durante il Tour de France – ha spiegato Vasile – ha scelto di usare le ruote Bora Ultra con i tubolari nelle tappe con le salite, mentre ha utilizzato le Bora WTO con i tubeless nelle tappe più veloci. Solitamente – ha aggiunto –utilizza le Bora Ultra con due profili differenti all’anteriore la ruota da 35 millimetri e al posteriore da 50 millimetri. Questa scelta gli conferisce più rigidità al posteriore e non c’è una grande differenza di peso rispetto ad avere la coppia da 35 millimetri».

Mentre la scelta di montare il profilo più basso anche al posteriore «è stata fatta solo quando si dovevano affrontare salite molto lunghe». 

Anche per quanto riguarda i rapporti le opzioni sono state due.
«Nelle tappe pianeggianti – ci ha spiegato il meccanico della Uae – Pogacar montava un 39-53 all’anteriore con un pacco pignoni 11-29, mentre nelle frazioni montuose preferiva avere un 36-53 con un pacco pignoni 11-32».

Questi ultimi rapporti sono stati gli stessi che ha usato anche nella scalata alla Planche des Belles Filles. La parte pianeggiante della cronometro «l’ha affrontata con un 58 all’anteriore con un pacco pignoni 11-29». 

Tadej Pogacar
Pogacar con le Bora WTO per una tappa veloce
Tadej Pogacar
In partenza per la tappa di Lione con le Bora WTO: una scelta all’insegna della velocità

Manubrio e sella sempre uguali

Per quanto riguarda il manubrio e la sella il campione sloveno ha utilizzato sempre gli stessi materiali.
«Come manubrio utilizza l’AlaNera di Deda Elementi che gli piace molto in quanto è rigido e leggero allo stesso tempo – continua Morari – mentre la sella è la Scratch M5 di Prologo».

In definitiva Morari ci ha confermato che Pogacar non ha pretese particolari. Ma cambia l’assetto della bicicletta in base al percorso e alle condizioni meteo della giornata. 

Formolo

Formolo più forte della caduta (e dell’anestesia)

23.09.2020
4 min
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Davide Formolo è stato uno dei protagonisti della ripresa dopo il lockdown: secondo alla Strade Bianche, primo in una tappa del Delfinato e spesso davanti nelle altre corse cui ha preso parte. Al Tour de France stava svolgendo egregiamente il suo ruolo di gregario di lusso per Tadej Pogacar quando nella quinta tappa è caduto, si è rotto la clavicola ed è stato costretto al ritiro.

Come ha cambiato la sua stagione questo incidente? Come ha vissuto quei giorni dopo la caduta? Ce lo dice direttamente “Roccia”.

Davide, raccontaci come è andata dopo la caduta al Tour…

Sono stato fermo completamente solo quattro giorni. Poi sono subito risalito in sella però non avevo considerato una cosa: l’anestesia, dopo l’operazione. Mi ha davvero “ammazzato”. Pensate che il primo allenamento l’ho fatto sui rulli e quando ho finito sono svenuto. Mi sentivo debole nelle uscite, ma non immaginavo di stare così.

Formolo
Giro del Delfinato 2020, Formolo a braccia alzate sul traguardo di S. Martin-de-Belleville
Formolo a braccia alzate al Delfinato
Una tenacia incredibile…

Eppure l’anno scorso alla Vuelta fu peggio. Mi si staccò il gluteo dall’osso. Pedalare era un disastro. E sulle buche poi, un dolore bestiale. Quando arrivai ero sfinito. Quest’anno al Tour devo dire che è stata una brutta sensazione, non mi ero mai rotto un osso, però alla fine la tappa l’ho conclusa “bene”. Guidavo con una mano sola, la destra. In cuor mio pensavo che la spalla fosse solo uscita. Mi dicevo: stasera il massaggiatore mi farà vedere le stelle, ma me la rimetterà a posto. Invece appena sono arrivato al bus tutti sono stati pessimisti.

Ecco perché ti chiamano Roccia! 

Questo mondiale mi… chiamava, ci avevo messo l’anima per esserci. Poi però le cose non sono andate come immaginavo e a quel punto ho dovuto rinunciare, però volevo mantenere almeno le classiche delle Ardenne, che erano nel mio programma. Ma alla fine ho dovuto dire no anche a quelle.

Quando Davide Cassani ha eliminato i nomi dalla prima lista di 13 uomini, ha dichiarato di aver apprezzato la sincerità di chi si è chiamato fuori, il pensiero è andato a te…

Olimpiadi e mondiali sono gare che ho sempre sognato. Anche l’anno scorso dopo la Vuelta, dove ero caduto e mi sono ritirato, ho fatto di tutto per esserci. Sono andato a fare le classiche italiane, Toscana, Sabatini, Matteotti…. All’inizio non andavo, ho sofferto, poi però stavo bene e sinceramente fui amareggiato quando Davide non mi convocò.

E glielo hai detto?

Sì, con Cassani ho un bel rapporto. Sono una ragazzo sincero. Lui lo ha apprezzato e infatti quest’anno mi ha dato fiducia fino alla fine. Poi sono stato io dopo le prime uscite a dirgli che non ero in grado di correre. I dottori mi dicevano che avrei perso 4-5 settimane, io dicevo che al massimo ne avrei persa una, invece…

Oggi quasi nessuno si allena con le corse, ma tutti puntano. E’ il metodo Contador…

Come hai fatto invece ad essere subito al top dopo il lockdown?

Con il mio preparatore, Rubens Bertogliati, avevamo deciso di partire forte. Poi avrei “staccato” quasi subito, cioè avrei fatto due settimane tranquille dopo il Delfinato. Sarei andato al Tour per essere d’aiuto a Pogacar, soprattutto nella terza settimana. L’idea era di crescere durante la Grande Boucle ed essere in forma per il finale, così da aiutare Tadej e uscire bene per il mondiale e le classiche delle Ardenne.

E come hai lavorato per essere vincente al rientro?

Ho sempre fatto le mie best performance dopo l’altura e i grandi blocchi di lavoro. A me piace allenarmi. Quando va così riesco a tirare la corda il giusto, a calibrare bene le fasi intense e quelle di recupero, quando sei in corsa invece non sei tu che decidi l’andatura. E’ un po’ il ciclismo moderno. E’ il metodo Contador.

Cosa intendi?

Che oggi raramente qualcuno va alle corse per allenarsi. Squadre, atleti, sponsor nessuno lo vuole. Contador magari correva meno, ma mirava ad ogni appuntamento. Quest’inverno al Teide c’erano Roglic e la sua squadra, ebbene da lì andavano direttamente alla Parigi-Nizza senza intermezzi. A me per esempio hanno più volte proposto di fare la Challenge di Majorca (ad inizio febbraio, ndr) ma se vado lì devo fare dei lavori specifici ed intensi già a gennaio, lavori che poi servono a poco per il resto della stagione. Mi sono trovato bene invece iniziando al UAE Tour.

La caduta al Tour non ha quindi cambiato il tuo programma: niente Giro ma classiche delle Ardenne…

Sì, ci tenevo troppo. Mi piacevano troppo. Ma poi ero indietro e sono saltate anche quelle. Ho lasciato però un occhio alla Vuelta. In Spagna vorrei fare bene.

Un calendario serratissimo…

Esatto. Se tutto fosse andato secondo programma da dopo il lockdown avrei fatto due allenamenti, ma due di numero! Uno dopo il Delfinato e uno dopo il mondiale: poi o viaggi o corse.

Formolo
Tadej Pogacar e Davide Formolo scherzano con Vasile Morari, meccanico della UAE
Formolo
Formolo scherza con Vasile Morari, meccanico UAE
Prima hai parlato di aiutare Pogacar, ma quindi questa vittoria non è stata del tutto una sorpresa come si dice, la UAE era partita con l’idea di far classifica con lo sloveno?

Beh, dopo quella sua Vuelta dello scorso anno… Lì Pogacar aveva vinto le tre tappe più dure e aveva fatto terzo nella generale. Mi è dispiaciuto non poterlo aiutare, anche perché Tadej abita due piani sotto di me e usciamo sempre insieme. Nel ritiro di Livigno questa estate siamo andati insieme ripartendo quasi da zero, stando sempre fianco a fianco in bici e fuori.

Per te quindi non è stata una sorpresa?

No. Ricordiamoci che alla Vuelta 2019 nella cronosquadre iniziale erano caduti tutti, perdendo oltre un minuto. Pogacar è un ragazzo davvero unico. Lo svegli a mezzanotte e gli dici di fare un test all’improvviso si alza e ti fa 20′ a 7 watt per chilo!

Damiano Caruso a 10 gradini dalla vetta

22.09.2020
3 min
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Alla fine Damiano Caruso il suo posto fra i primi 10 del Tour de France l’ha ottenuto, scortando per di più Mikel Landa verso il quarto. Per questo è soddisfatto, anche se nei giorni conclusivi della corsa francese era parso innervosito dalle poche attenzioni ricevute dai media.

«E’ sempre la solita storia – dice a bici.PRO – i giornalisti scrivono sempre di chi vince e gli altri non esistono».

Damiano Caruso, Alejandro Valverde, Tour de France 2020
Il decimo posto del Tour è stato un affare a due fra lui e Valverde
Damiano Caruso, Alejandro Valverde, Tour de France 2020
Il decimo posto del Tour del France è stato un affare a due fra lui e Valverde
Pensavi di vivere un Tour così rocambolesco in cui la classifica si ribalta il penultimo giorno?

L’arrivo della crono è stato un’escalation di notizie. Eravamo nei parcheggi dei bus e si capiva che Pogacar stava per andare in testa e non ci credevamo. La corsa è esplosa. Pensavo di aver fatto una crono importante con il mio 7° posto, invece c’era chi stava facendo molto meglio di me. E’ stata una gara di ognuno contro se stesso. La mattina avrei puntato su Roglic. Pensavo a una reazione di Pogacar, ma non avrei mai creduto così. Ha sorpreso tutti per il distacco che è riuscito a dargli.

Un posto nei dieci è un bel risultato…

Alla vigilia del Tour non era previsto che facessi classifica. Ma essere vicino a Landa mi ha portato avanti e non abbiamo mai vissuto situazioni di emergenza che mi costringessero a sacrificarmi, perdendo definitivamente terreno. Sono nei dieci per merito mio, mentre l’undicesimo posto del 2017 fu la conseguenza di una fuga.

Che cosa rappresenta questo risultato per Damiano Caruso?

Mi ha dato la conferma che quando c’è la condizione, sono uno dei top rider. Posso fare il gregario, ma posso anche essere fastidioso. Se mi muovo, difficile che mi lascino andare. Quando sono partito sul Cormet de Roselend, ho ripreso un minuto alla fuga. Caruso in condizione va tenuto in conto.

Fra l’altro hai trovato la condizione in un anno così balordo…

E’ stata un’annata particolare per tutti. Ritrovare la miglior forma ha dimostrato la mia professionalità e ne sono contento.

Un commento su questa stagione del Covid?

Alla luce di tutto quello che è successo, sono contento che si sia corso. Alla fine avrei potuto anche decidere di partire per il Giro, ma l’avrei ritenuta una forzatura, anche se il Giro a cose normali sarebbe stato il mio vero obiettivo personale. Partire dopo il Tour non sarebbe stato corretto verso la corsa e verso di me. Ne riparleremo il prossimo anno.

Che cosa ti è parso di Landa come capitano?

Non è male. Mi piacciono i capitani quando ci mettono l’impegno e Landa ha lottato dall’inizio alla fine. Dopo la crisi al Col de La Loze, ha avuto una bella reazione e il giorno successivo abbiamo riguadagnato terreno. Ci siamo fermati ai piedi del podio, con una squadra compatta che ha corso bene.

C’è un però?

Ed è grande così. Eravamo partiti puntando al podio, ma fra cadute e incidenti vari, se a Nizza ci avessero proposto di firmare per il quarto posto, avremmo accettato. Si deve essere realisti e io a quel punto non ero neppure così sicuro che il Tour de France lo avremmo concluso.

Simone Consonni, Elia Viviani, Tour Down Under 2020

Consonni al Giro: il Tour de France non basta

21.09.2020
5 min
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Simone Consonni ha debuttato al Tour de France ottenendo un buon terzo posto nella 14ª tappa vincendo la volata di gruppo (davanti c’era una fuga a due). Ma soprattutto è uscito dalla Grande Boucle con delle buone gambe. Per questo lo stiamo vedendo sulle strade del Giro d’Italia.

Ciao Simone, raccontaci la tua prima avventura al Tour…

Tutti mi dicevano che avrei visto una corsa incredibile, con tantissima gente, una festa ogni giorno. Chiaramente non è stato così per i motivi che conosciamo. Gli esperti mi hanno detto che non ho visto il vero Tour. Nonostante tutto l’importanza assoluta di questa corsa si è avvertita lo stesso. Poi sarà che sono in un team francese, la Cofidis, per cui il Tour de France è la corsa dell’anno. Per noi è stato un mondiale di 21 giorni. Siamo stati competitivi, ma purtroppo non siamo riusciti a vincere una tappa.

Simone Consonni (al centro) terzo nella Clermont Ferrand – Lione
Consonni (al centro) terzo a Lione
E tu sei quello che ci è andato più vicino…

In realtà Jesus Herrada ha colto un secondo posto, poi c’è il mio terzo, tra l’altro nel giorno del mio compleanno. Dispiace perché siamo sempre entrati nelle fughe o abbiamo corso davanti.

Quel giorno eri tu il capitano?

No, non era stata programmata la mia volata. A metà tappa c’era una salita di 10 chilometri e la Bora-Hansgrohe ha iniziato a tirare forte per far fuori i velocisti puri in favore di Sagan. Viviani si è staccato mentre io sono stato l’ultimo che è riuscito a restare agganciato al gruppo di testa. Solo dopo ho saputo che Elia non c’era e così mi sono giocato le mie carte.

Hai parlato dell’importanza e della grandezza del Tour de France, hai notato differenze anche nel modo di correre?

Sul piano tattico no, però il livello è impressionante. Nelle tappe da fuga cercava di scappare gente come Alaphilippe, Van Avermaet, Lutsenko… e quando sono questi nomi che fanno la corsa e tu sei un velocista in giornata no, rischi di restare solo a inizio corsa. E a quel punto vai a casa.

Fa impressione sentirti dire: «Noi velocisti». Hai vinto un italiano U23 che era piuttosto duro…

Ma quella durezza di percorso è il minimo tra i pro’ per non arrivare in volata. Chi è velocista puro tra i dilettanti, tra i grandi fa davvero fatica ad arrivare al traguardo. Al Tour de France ci sono state tappe velocisti con 3.000 metri di dislivello. Se ne fai una così tra gli under arrivano in dieci. Non a caso io sono andato più forte dei miei standard. La sera analizzando i dati ho visto che ho fatto dei personal best. E tutto questo per restare attaccato al gruppetto!

Hai mai avuto paura di finire fuori tempo massimo?

No perché il gruppetto era sempre grosso, anche di 70 corridori, però ci sono stati giorni in cui tenerlo è stato duro. Ricordo la tappa con quelle tre salite lunghe, quella con arrivo al Col de la Loze. Mi sono staccato al primo chilometro della Madeleine e da quel momento fino alla fine sono stato al limite. E’ stata una sofferenza davvero brutta.

E come hai fatto a tenere duro tutti quei chilometri. C’era qualcuno con te: compagni, ammiraglia?

No, eravamo senza ammiraglia. Una era con Guillame Martin e una con Herrada che era in fuga. Io ero con Viviani. Nessuno parlava. Solo nei tornanti ci lanciavamo delle occhiate per darci coraggio. La consolazione era che anche gli altri faticavano. Quei momenti sono delicati anche di testa. Non puoi permetterti nessun black out neanche per 500 metri, perché se ti stacchi in quel punto dal gruppetto sei fuori. Dietro, non si vede dalle telecamere, ma quando si può si va forte. Pensate che nella valle dopo la Madeleine, tutta in falsopiano, c’erano 50-60 corridori che giravano in doppia fila. In alcuni momenti il gruppetto recuperava persino sulla testa della corsa. Quindi se resti solo perdi anche più di un minuto a chilometro.

Tour de France 2021, Viviani e Consonni verso Col de la Loze
Consonni sul Col de Loze al Tour de France 2021
A proposito di Viviani, eravate in camera insieme? Elia ti ha dato dei consigli?

A volte ero con lui, a volte da solo, dipendeva dagli hotel, ma per tutto il resto del tempo in corsa e fuori siamo stati vicini. Il nostro rapporto era già buono, ma dopo il Tour si è cementato ancora di più. Più che consigli veri e propri la sera prima delle tappe in cui sarebbe potuta arrivare la volata mi chiamava per studiare il finale.

Ti aspettavi che Sam Bennet potesse rompere l’egemonia verde di Sagan dopo sette anni?

Sinceramente no. Al termine della seconda settimana era quello che tra i velocisti faceva più fatica, era finito. Poi invece dopo il secondo giorno di riposo è risorto. Succede nei velociti durante un grande Giro.

E tu come ne sei uscito? E hai perso peso?

Solo un chilo, ma perché sono partito già bello tirato: sapevo cosa mi aspettava. E ne sono uscito bene tutto sommato. Affaticato, stanco, ma non sfinito. Per questo mi hanno portato al Giro. Mi hanno detto: “Vediamo come va e semmai andiamo al Giro”. Sono rientrato il lunedì mattina dalla Francia, ho fatto un’oretta di agilità perché ne sentivo il bisogno e poi ho staccato tre giorni totali, più la domenica successiva. Ho fatto solo qualche richiamo di forza e di medio in salita prima del Giro.

Come mai niente volate? Non si perde brillantezza in questi casi?

Ma io non devo vincere le volate e poi per adesso l’obiettivo è quello di migliorare il fondo e la resistenza. Poi non vorrei essere un velocista puro, per dirla tutta. Ho provato fare gli sprint di gruppo, ma può andarmi bene una volta su venti, meglio quelli con qualche sprinter puro in meno.

Pogacar scorta Consonni alla Volta Algarve 2019
Pogacar scorta Consonni alla Volta Algarve 2019
Ultima domanda: l’anno scorso eri nella Uae con Tadej Pogacar, cosa ci dici di questo giovane sloveno?

Ero con lui nella Volta Algarve, sua terza gara da professionista, non lo conoscevo. Pensate, nella prima tappa lui era il mio uomo, quello che doveva proteggermi, portarmi avanti. Ci riuscì benissimo e rimasi colpito della sua abilità anche nel sapersi infilare tra i buchi nonostante non avesse una stazza grossa. E poi faceva le cose con facilità e infatti vinse la frazione successiva e la classifica generale. Di lui mi ha stupito soprattutto l’aspetto umano: fa le cose con una naturalezza tremenda. Non sente la pressione.

E del suo exploit?

Al Tour de France il giorno della crono ha fatto un numero. Alla fine Roglic ha perso 20” da Tom Dumoulin a crono e ci sta, ma il vero valore della prestazione di Pogacar va fatto con Richard Carapaz. Lui era in lotta per la maglia a pois e fino all’imbocco della salita è andato a spasso, ciò nonostante Tadej gli ha rifilato 1’20” solo sulla salita.