A Calpe visto un Evenepoel più magro che mai

07.12.2020
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Proprio oggi riparte la stagione della Deceuninck-Quick Step e di Remco Evenepoel. Il giovane asso belga lo avevamo lasciato in quella curva verso sinistra al Giro di Lombardia, quando volò giù da un ponte. La sua stagione fin lì era stata costellata solo di vittorie: San Juan, Algarve, Polonia (foto in apertura), Burgos.

Remco riportò la frattura del bacino e fu costretto a chiudere quel giorno la sua seconda stagione da professionista. Ieri è arrivato in quel di Calpe. Maniche corte (si notava già il segno dell’abbronzatura), cuffie al collo, capellino, zaino in spalla e due bottigliette d’acqua tra le mani. Più che un corridore sembrava un adolescente che sta per entrare in classe!

L’arrivo di Remco (21 anni a gennaio prossimo) ieri a Calpe
L’arrivo di Remco (21 anni a gennaio prossimo) ieri a Calpe

Quanti esercizi a secco

Da quella caduta al Lombardia, l’annus horribilis della Deceuninck continuava, dopo Jakobsen e Cattaneo anche Remco incappava in un grande infortunio (e non sarebbe finita lì, mancava Alaphilippe). E soprattutto la corazzata di Bramati perdeva il suo faro del Giro.

Lo stop però non ha scalfito troppo le certezze del belga. Dopo il riposo forzato durato una ventina di giorni, Remco ha ripreso a lavorare. E lo ha fatto con una determinazione tale che lo stesso Bramati durante il Giro ci diceva tra le ammiraglie in quel di Catania: «Questo è proprio forte, anche di testa. Sta lavorando come un matto».

In effetti sembrava proprio che facesse gli esercizi di riabilitazione con una facilità disarmante. Merito dell’incoscienza dei 20 anni? Forse, ma il risultato non cambia. Evenepoel camminava dopo pochi giorni e dopo tre settimane era già nel pieno del lavoro. Ha eseguito (ed esegue tutt’ora) tantissimi lavori di “core”: stabilità, equilibrio, isometria… L’imperativo era far chiudere la frattura e rinforzare le fasce (muscolari e tendinee) che lo circondano. Soprattutto la parte alta della gamba destra, quella che ha subito il maggior danno.

Ripartire dal caldo

«Sono venuto poi in Spagna a Calpe – ha detto Remco alcuni giorni fa all’Het Nieuwsblad – perché qui è più caldo e questo mi aiuta. Posso allenarmi bene. Queste salite, queste strade e soprattutto la bici sono il mio habitat naturale e da quando sono qui il recupero va meglio del previsto».

E così lo abbiamo visto pedalare. Dapprima da solo, poi in compagnia di amici e da oggi del team. Le prime impressioni parlano di un Remco in piena efficienza. In Belgio le prime sgambate e dopo una settimana in Spagna già ben oltre 700 chilometri, pedalando per quasi 4 ore al giorno. La macchina da guerra si è riaccesa.

Il Remco-pensiero è già rivolto al 2021. L’obiettivo principale sembra essere la crono olimpica: «Io volevo ripartire subito. Speravo di farlo già dall’Australia, ma il Down Under è saltato. Magari lo farò alla Valenciana, ma quel che più vorrei è debuttare in un grande Giro».

La caduta nel dirupo all’ultimo Lombardia
La caduta nel dirupo all’ultimo Lombardia

E’ già Evenepoel-Ganna

E la crono di Tokyo 2021? Per tutti, tecnici e corridori, sembra già esserci un testa a testa tra Ganna e lo stesso Remco, ma occhio anche al connazionale Van Aert.

«Dicono sia una cronometro molto dura – ha dichiarato Evenepoel – in realtà chi ha visto il percorso dice che è un po’ più filante di quel che sembra su carta. Una cosa è certa, più c’è salita e meglio è per me che sono più leggero».

In Argentina, alla Vuelta San Juan, abbiamo visto dal vivo sia Ganna che Evenepoel a cronometro. La prima parte di questa gara contro il tempo era abbastanza piatta, gli ultimi 5 chilometri invece tendevano a salire. Ebbene il folletto belga le aveva suonate a Pippo anche nel tratto in piana. Vero, differenze non grandi fino a lì, però di fatto il duello lo aveva vinto lui. E lo stesso era accaduto due giorni dopo nella frazione in salita. Ganna in primis lo aveva attaccato nel vento, ma quando la strada aveva iniziato a salire Evenepoel gliele aveva rese con gli interessi. Insomma è un duello che infiamma non poco. Ganna è cresciuto molto nel frattempo, la crono di Valdobbiadene e la tappa di Camigliatello ne sono la prova, e su Remco pendono dei punti interrogativi.

Il podio della Vuelta San Juan: primo Evenepoel, secondo Ganna
Il podio della Vuelta San Juan: primo Evenepoel, secondo Ganna

Meno chili, ma stessi watt?

Dalla Spagna arrivano notizie più che confortanti. Evenepoel come ha detto anche il Brama è un mastino. Durante il suo stop è persino dimagrito, scendendo sotto la soglia dei 60 chili pur non perdendo troppa massa muscolare. Remco stesso ammette di non sapere che limiti e che wattaggi potrà toccare adesso. Quando è stato fermo è stato un sergente di ferro con la testa. Forse troppo? Si parla di un’attenzione maniacale sul fronte dell’alimentazione, tanto che Remco stesso ha assicurato sempre all’Het Nieuwsblad che non fosse diventato anoressico, ma che semplicemente aveva capito l’importanza dell’alimentazione e del peso nel ciclismo moderno.

Eravamo curiosi di vederlo prima, figuriamoci adesso…

Jai Hindley, Laghi di Cancano, Giro d'Italia 2020

Jai e i suoi… fratellini terribili

29.10.2020
3 min
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Jai Hindley, 24 anni. Joao Almeida 22 anni. Tao Geoghegan Hart, 25 anni. Tadej Pogacar, 22 anni. Remco Evenepoel, 20 anni. Egan Bernal, 23 anni. Questi i nomi più in vista: sono i ragazzini che a vario titolo hanno monopolizzato il ciclismo mondiale negli ultimi due anni e che al Giro d’Italia e prima al Tour de France hanno scavato un solco rispetto alla vecchia guardia. Intendiamoci, la vecchia guardia non era al top, ma certo vedere la disinvoltura e la maturità con cui i giovani hanno gestito le situazioni più spinose ha sollevato il più banale degli interrogativi: dove sono i nostri?

Le teorie sono molteplici. Le società juniores hanno bisogno di essere ascoltate. E probabilmente il lavoro che oggi dovrebbe impostare la Federazione è proprio quello di raccoglierne le istanze per venire a capo della situazione. Noi un parere lo abbiamo chiesto a Michele Bartoli, che con i giovani spesso lavora.

E’ possibile che i talenti nascano soltanto all’estero?

Non credo che dipenda dalle mamme italiane, no. Invece dipende dal lavoro di base, che forse qui non viene fatto bene. Anche perché non sempre si parla di Paesi con più praticanti. A parte Hindley e l’Australia, intendo. Non so dire come lavorino nel dettaglio, ma dai contatti che ho è evidente che non si cerchi il risultato come da noi. Qua ogni categoria è un punto di arrivo, non c’è una visione d’insieme.

Tadej Pogacar, Planche des Belles Filles, Tour de France 2020
Tadej Pogacar, l’ultima crono del Tour senza strumenti… a bordo
Tadej Pogacar, Planche des Belles Filles, Tour de France 2020
Pogacar, l’ultima crono senza strumenti
Spiega meglio.

Un atleta ha il suo patrimonio fisico e psicologico. Se ogni anno lo spremi perché vinca e perché dimostri qualcosa, è come se in un bicchiere di vino cominciassi a mettere acqua. Alla fine, avrai più acqua che vino. Lo annacqui.

Corrono troppo?

Non è l’attività che fa male. Perché la fatica ti rovini, dovresti fare tre Giri d’Italia consecutivi. Il fisico se è stanco va in autoprotezione e recupera. Quella che fa male è l’iperattività mentale, che fa cambiare la percezione della fatica. Se cominci a vivere sotto stress a 16 anni, il cervello perde la percezione della fatica e di conseguenza perdi anche la capacità di fare la prestazione. E questo spiega anche un altro punto.

Quale?

Che questi fenomeni, tutti o quasi, sono arrivati al ciclismo tardi o da altri sport. Senza la trafila giovanile che logora. E’ lo stress che ti consuma. Almeida è arrivato al Giro senza pressione, Jai Hindley ci si è trovato, Geoghegan Hart lo stesso. Sono stati tranquilli e al momento giusto hanno lottato alla morte. La maglia non si regala, al momento giusto si combatte. Ma se fossero arrivati al Giro con l’obiettivo di vincere, non sarebbe andata allo stesso modo. Ha ragione Gilbert.

Su cosa?

Sul fatto che i giovani vanno forte perché imparano meglio e prima. Alcuni strumenti come il misuratore di potenza riducono i tempi, permettono di imparare prima. Da bambini le addizioni le fai con le dita, il misuratore è la penna con cui annotare il risultato.

Non è la calcolatrice con cui disimpari a far di conto?

Quella sarebbe semmai la bici elettrica, che toglie la fatica. Ma se impari a conoscerti a 16-17 anni, quando sei grande il misuratore non ti serve neanche più. Infatti Pogacar nell’ultima crono del Tour non aveva strumenti.

Quindi per te i nostri sono già logori mentalmente quando arrivano tra i pro’?

Io temo di sì, la testa guida tutto. Se ogni categoria è un punto di arrivo, l’eccesso di attività inizia a logorare già da bambini. Nel calcio dei bimbi ormai neanche guardano più il risultato, perché va bene che lo sport prevede il risultato e che per quello si lotti, ma da giovani lo si deve vivere con cautela.

Quindi escludi la teoria, di cui si parlava al Giro, per cui questi giovani dureranno meno?

E perché dovrebbero? Durano meno se perdono la testa, ma se continuano a stare con i piedi per terra e a lavorare nel modo giusto, vanno avanti finché vogliono.