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Camerin, come lavora un preparatore tra gli allievi?

20.01.2024
4 min
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Matteo Berti nel suo passaggio al team Pirata-Vangi-Sama Ricambi si è portato dietro anche Fabio Camerin. I due si sono ritrovati a lavorare insieme alla Work Service Speedy Bike ed ora continuano ad affiancarsi nella nuova avventura. Camerin è entrato nel mondo del ciclismo tramite la Work, nel 2019, quando ancora era all’inizio dei suoi studi (in apertura photors.it). Ora sta finendo la magistrale, è a un passo dal consegnare la tesi e tante cose sono cambiate nel suo mondo. Non però la passione per il ciclismo e per lo studio. 

«Sono entrato nella Work – racconta Camerin – quando ero al secondo anno di triennale. La squadra cercava una figura come diesse, da quel momento ho conosciuto Matteo (Berti, ndr) e ci siamo trovati. La sintonia è stata immediata, condividiamo le stesse idee e questo è stato importante per il nostro percorso».

Dopo 5 anni alla Work per Camerin è il momento di lavorare con i ragazzi del team Vangi
Dopo 5 anni alla Work per Camerin è il momento di lavorare con i ragazzi del team Vangi

Cambio ruolo

Il 2024 non porta solamente nuovi colori ed una nuova maglia per Camerin, ma anche un ruolo diverso. Non più diesse, ma preparatore. Un modo anche per mettere in pratica quanto visto e studiato in questi anni. 

«Quest’anno – racconta – ho una veste diversa, ho sempre fatto il diesse, poi lo studio mi ha portato ad altre esperienze. Berti mi ha proposto questo nuovo ruolo al team Pirata Vangi e ho accettato subito. Ho già avuto modo di entrare in contatto con i ragazzi per i primi test. Abbiamo lavorato insieme in alcuni ambiti e sotto diversi aspetti.

«Sono passato in un progetto che include allievi e juniores. Quello che vogliamo portare avanti è un aspetto di crescita, non fisico, ma tecnico. Ad esempio abbiamo inserito la palestra in inverno, ma non solo macchinari: anche tanti esercizi a corpo libero. Ogni ragazzo ha la sua progressione, ma serve un’idea comune di lavoro».

Camerin ha iniziato la sua esperienza da diesse alla Work in contemporanea al percorso universitario
Camerin ha iniziato la sua esperienza da diesse alla Work in contemporanea al percorso universitario

Teoria e pratica

Il percorso di Camerin ha un qualcosa di diverso rispetto a quello canonico. La sua fortuna, se vogliamo, è stata quella di entrare subito nel mondo del ciclismo, facendo così proseguire in parallelo studio e lavoro.

 «Non è stato banale – spiega – fare il diesse impiega tanto tempo. Sono riuscito a trovare il mio equilibrio portando avanti studio e lavoro. Non ho lasciato indietro nulla e per questo sono contento. Una mia fortuna è che negli anni della magistrale ho trovato tanti spunti tra teoria e pratica. Idee e casi che non vengono dal ciclismo, ma dagli altri sport che ho studiato. Questa contrapposizione mi ha fatto imparare che tecniche di allenamento di sport diversi tornano utili nel ciclismo, e viceversa.

«L’allenamento – prosegue – si basa su quel che devi ottenere, sull’aspetto da migliorare. Ad esempio se voglio fare un allenamento di potenza o di resistenza devo capire che la base di partenza è uguale in ogni disciplina. Cambia solo il mezzo di allenamento, che nel nostro caso è la bici. Lo stimolo da allenare è sempre lo stesso».

Fabio Camerin insieme a Edoardo Cipollini al Giro del Veneto juniores (photors.it)
Fabio Camerin insieme a Edoardo Cipollini al Giro del Veneto juniores (photors.it)

Nel mondo dei giovani

Il progetto del team Pirata Vangi è quello di creare un filo diretto, un ponte tra la categoria allievi e quella juniores. Tutto serve per avere dei ragazzi consapevoli e con i quali instaurare un percorso di crescita. 

«Il progetto è bello e stimolante – ci dice infine Camerin – perché lavorare quattro anni con gli stessi ragazzi ti permette di instaurare basi solide. Riesci ad insegnare loro la cultura dell’allenamento. Questo non vuol dire aumentare i carichi, ma far capire come si lavora. Si deve avere un approccio scolastico, i giovani sono delle spugne. Devi insegnare come si usa un cardiofrequenzimetro, così quando dovranno allenarsi in futuro sapranno come fare. Il ciclismo cresce e si specializza e a questi atleti serve uno spunto per avere un metodo di lavoro efficace. Li alleni allo stesso modo ma racconti loro perché le cose vengono fatte in quella maniera. 

«E’ presto – conclude – per avere i primi riscontri, ma per il momento stiamo entrando in contatto con i ragazzi. Così da capire con quali personalità stiamo lavorando, che è altrettanto importante. C’è già stato un primo ritiro, misto tra allievi e juniores e, secondo me, è stato molto utile. I più piccoli hanno avuto modo di vedere che atteggiamento devono avere una volta passati di categoria. E’ anche questo un modo per introdurli».