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Guderzo, dal Matajur parole pesanti quanto un addio

10.07.2021
5 min
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«Volevo dimostrare qualcosa – dice Tatiana Guderzo – e credo di averlo fatto. Ho sempre detto che il mio sogno finale, l’ultimo obiettivo era andare alle Olimpiadi. Salvoldi mi ha tolto questo sogno e spero che la sua scelta sia corretta. Io credo, come sempre quando ci sono gare importanti, che sarei stata pronta».

Dalla cima si vede il mare, il Monte Matajur stacca dal bosco con tornanti e tratti dritti nel bosco. Nelle taverne sei paesi sotto si riconoscono vecchie foto in bianco e nero dei giorni di Caporetto, ma qui la battaglia è stata ugualmente aspra. La nona tappa del Giro d’Italia Donne si è conclusa da pochi minuti con il dominio della SD Worx che corre in modo a dir poco insolito. La squadra della maglia rosa e delle prime due posizioni della classifica, ha mandato la seconda della generale sulle orme della Longo Borghini, partita all’attacco per dare un’altra impronta al suo Giro.

Il Matajur finisce nella bacheca della sudafricana Moolman
Il Matajur finisce nella bacheca della sudafricana Moolman

Un arrivo dantesco

Quando sul traguardo passa Tatiana Guderzo, fatto il conteggio delle italiane, ci rendiamo conto che la vicentina, ottava al traguardo, è stata la prima dopo Marta Cavalli. E facendo la somma delle parole dei giorni scorsi, commentando l’esclusione dalla squadra olimpica e le motivazioni sgretolate, c’è da scommettere che dopo aver preso fiato, Tatiana avrà qualcosa da dire.

«I primi chilometri sono stati lentissimi – dice – con la fuga davanti che ci teneva tranquilli. Sul secondo gpm il ritmo è aumentato e quando la SD Worx si è messa a inseguire, la musica è cambiata. Ai piedi della salita finale avevamo già ripreso le tre fuggitive. Il Matajur non l’avevo mai visto e ho scoperto che se non conosco la salita, non so cosa mi aspetto e soffro meno».

Intorno le ragazze sono sedute sull’asfalto, bevono, si dissetano e recuperano il battito. Uno scenario dantesco. Tatiana raccoglie le ginocchia al petto e le cinge con le braccia.

La piccola Realini ha lottato con le migliori anche sul Matajur. Ha 18 anni e grinta da vendere
La piccola Realini ha lottato con le migliori anche sul Matajur. Ha 18 anni e grinta da vendere
Volevi dimostrare qualcosa?

E non l’ho fatto a parole o chiedendo fiducia, ma con i fatti. Oggi mi sono tolta una piccola soddisfazione personale. Di essere ritornata davanti al gruppo con le migliori. E questa è una bella dimostrazione per le persone che mi sono rimaste veramente vicine e sono poche. Tutti questi sacrifici sono per loro.

Sei partita per il Giro sapendo che non saresti andata a Tokyo: è stato difficile digerire le fatiche di questi giorni?

Mi è stato detto con una telefonata il giorno prima che partisse la corsa. Quindi credo che sia stata una doppia bastonata. Chi mi conosce sa che non dimostro mai quanto soffro, ma diciamo che se il cuore può sanguinare, il mio lo sta facendo.

Dicesti che avresti corso anche quest’anno proprio per andare alle Olimpiadi…

Altrimenti avrei smesso, lo confermo. Avevo un sogno: i 5 cerchi per 5 volte. E non parlo di una convocazione per il mio nome o la storia passata. In Giappone sarei stata un’atleta in condizione, che per l’ennesima volta avrebbe dato tutto per quella maglia.

Riesci a immaginare la tua stagione da lunedì mattina?

E’ difficile quello che sto provando a gestire. Diciamo che arriverò a domani sera e poi mi prenderò del tempo per riflettere su quello che sarà. Concludo questo Giro con dei bei piazzamenti, che dicono che sto bene. Un po’ di soddisfazione e una sofferenza che va oltre ogni immaginazione.

Un po’ di recupero per Guderzo sul Matajur, dopo il suo ottavo posto
Un po’ di recupero per Guderzo sul Matajur, dopo il suo ottavo posto

La prova dei fatti

Sul palco si succedono le premiazioni. Le ragazze arrivano sgranate in una lenta scalata del calvario. Tatiana scambia due parole con Christiano, il suo massaggiatore alla Alè BTC Ljubljana e quello che si coglie è che la grande giornata le resterà per se stessa. Poi la vicentina tira su la lampo e rimette il casco. Nella discesa fino al pullman troverà i momenti per smaltire la sua amarezza. L’Italia andrà a Tokyo con quattro ragazze che daranno l’anima. Difficile dire se una di loro abbia occupato una sedia non sua. Salvoldi ha fatto le sue scelte, la condotta delle ragazze in Giappone dirà se ci ha visto giusto. Dopo tanti anni quell’azzurro vestirà altre spalle. Accettarlo per Tatiana sarebbe stato comunque difficile.