Maestri capitano di strada nella nuova Polti-Kometa

16.01.2024
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MILANO – Quando nel bel mezzo della presentazione del Team Polti-Kometa, Ivan Basso ha detto che il capitano sarà Maestri, Mirco ha quasi fatto un salto sulla sedia. Non perché non lo sapesse, ma perché sentirlo dire davanti a tutti in un’occasione così importante per la squadra fa un certo effetto. Il corridore di Guastalla (in apertura sulla sinistra, con Lonardi, foto Maurizio Borserini) è arrivato nel team che si chiamava Eolo-Kometa nel 2022, dopo sei stagioni alla Bardiani e forse neppure lui si aspettava una simile investitura. Anche se, soprattutto dopo il ritiro di Gavazzi, sarebbe ingiusto dire che non abbia lavorato per diventare una figura centrale del team.

Maestri, primo da sinistra, è stato individuato dai dirigenti del team come road captain (foto Maurizio Borserini)
Maestri, primo da sinistra, è stato individuato dai dirigenti del team come road captain (foto Maurizio Borserini)
Che effetto fa sentirselo dire davanti a tutti?

Detto da Ivan Basso, Alberto Contador e suo fratello “Fran”, fa venire la pelle d’oca, anche adesso che ne stiamo parlando insieme. E’ un orgoglio. Questo è il mio terzo anno in squadra dopo sei con i Reverberi e quando sono arrivato ho capito che questa è una famiglia che a me ci teneva e ci tiene. Piano piano credo di avergli dimostrato di poter avere un impatto utile anche nei confronti dei più giovani. Cioè che io penso al bene della squadra, più che al mio personale. Alla fine se c’è un compagno che va forte, è giusto che abbia tutte le possibilità per rendere al meglio. Forse questo ha fatto sì che Ivan, Alberto e “Fran” abbiano visto in me la sincerità e la trasparenza.

Che cosa significa capitano?

Il capitano, soprattutto in questa squadra, è il road captain, non quello che vince le corse. In termini di risultati, abbiamo corridori molto più vincenti, a partire da Fabbro, come anche Lonardi che ha dimostrato nel fine di stagione di andare molto forte, Restrepo che è arrivato da poco, il nostro Bais e tanti nuovi giovani. Quanto a me, nelle corse in cui sarò presente farò da filtro con i direttori sportivi affinché la squadra renda al meglio.

Fabbro riscuote la fiducia di Maestri. Qui il friulano con Davide Bais, entrambi della scuola Ct Friuli (foto Maurizio Borserini)
Fabbro riscuote la fiducia di Maestri. Qui il friulano con Davide Bais, entrambi della scuola Ct Friuli (foto Maurizio Borserini)
E’ giusto dire che Gavazzi sia stato il tuo maestro?

Giustissimo, infatti ci sentiamo spesso e continueremo a vederci, perché è rimasto in squadra con un ruolo diverso. Quando già nel 2022 cominciò a parlare di ritiro, gli chiesi di fare un altro anno perché avevo ancora bisogno di lui. Perdere il “Gava” per me è stato come perdere una stampella, un appoggio importante. Però credo che a 32 anni, questo è il nono da professionista, un po’ di esperienza comincio ad averla e in ogni caso con Francesco mi terrò in contatto.

Qual è l’insegnamento più importante che ti ha lasciato prima di andare in pensione?

Di essere serio nei momenti giusti, di essere scherzoso e comunque di fare gruppo. Di essere trasparente e di pensare comunque al bene della squadra. Gavazzi ha sempre dimostrato di mettere da parte le sue ambizioni, per coprire un compagno e fargli prendere meno aria. Era a disposizione di tutti. Anche nel 2023, nell’arrivo del Giro a Viareggio, eravamo insieme nel primo gruppo e lui non ci ha pensato due volte a tirarmi la volata e io sono arrivato nono. Essendo il suo ultimo Giro d’Italia, poteva tranquillamente fare la sua volata. E io gli ho chiesto più volte se avrebbe voluto farla, ma anche quel giorno si è sacrificato, con la solita serietà. E io, quando ho capito di avere questo ruolo, ho detto chiaramente che spero di valere la metà di quel che ha fatto vedere lui. Siamo entrambi interisti e come riferimento abbiamo Javer Zanetti, che per l’Inter è stato il capitano.

Secondo Maestri non sarà facile sostituire Albanese (alla sua sinistra), ma il gruppo Polti è molto forte
Secondo Maestri non sarà facile sostituire Albanese (alla sua sinistra), ma il gruppo Polti è molto forte
Che inverno è stato finora?

Tranquillo, anche per il resto della squadra, ci siamo allenati bene. Quest’anno è arrivato un team di nutrizionisti, che non solo ci seguirà dalla parte di nutrizione, ma anche di integrazione in corsa. E’ un argomento di grande attualità e quindi siamo contenti. I ragazzi stanno bene, ci sono tutte le carte per partire come si deve.

Sono partiti Fortunato e Albanese, finora i nomi di spicco della squadra, eppure Basso ha detto che secondo lui quest’anno siete più forti.

Penso che Fabbro sia un ottimo corridore. Se le cose vanno come devono, al Giro d’Italia sarà fondamentale. E’ un corridore con dei numeri davvero buoni, una testa, una preparazione e un’esperienza da poter far bene già da subito. Restrepo viene con dei buoni propositi. Difficile paragonarlo ad “Alba”, con cui tengo ancora i contatti, perché corridori come Albanese in Italia ce ne sono veramente pochi. Che arrivano in volata e tengono in salita. Però Lonardi e Restrepo possono sopperire alla sua assenza. Insomma, abbiamo perso due individualità forti, ma credo anche io che nel complesso la forza media della squadra sia cresciuta.

Alla fine Paperino s’è inchinato a Demare. Maestri, ci riprovi?

20.05.2022
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«E’ stato un giorno da Paperino – dice Maestri – oggi è una di quelle giornate mie. A un certo punto non mi stupisco neanche più. Però come Paperino sono testardo e questo non mi farà mollare».

Dopo l’arrivo, s’è accasciato sul manubrio, scosso da singhiozzi di rabbia e fatica. Adesso che è passata mezz’ora, ha il volto sorridente e ha trovato il motivo per sdrammatizzare.

La partenza da Sanremo era vicina alla casa di Monaco, ma oggi Rosa è arrivato nella sua Cuneo
La partenza da Sanremo era vicina alla casa di Monaco, ma oggi Rosa è arrivato nella sua Cuneo

Rispetto francese

Arnaud Demare ha vinto la tappa di Cuneo nel giorno in cui Bardet ha lasciato il Giro, ma stavolta i velocisti hanno rischiato di non farcela. La fuga partita sul Colle di Nava infatti è arrivata fino ai 600 metri dal traguardo e questo significa che qualcosa là dietro non è andato come avrebbe dovuto.

«A un certo punto – ha detto il vincitore – ho cominciato a dubitare delle possibilità di riprendere la fuga perché alcuni miei compagni di squadra avevano già dato tutto. Anche io credevo di essere un po’ cotto in realtà. Solo a 10 chilometri dall’arrivo ho iniziato a crederci, ma ero davvero al limite. E’ splendido vincere di nuovo, tre vittorie sono un bel bottino. Ho saputo durante la tappa del ritiro di Romain e credo che sia un peccato. Era in grande forma, aveva fatto molti sacrifici».

Mancati 300 metri

Un corpo a corpo, niente di diverso. E mentre davanti giravano di buon accordo, dietro a un certo punto hanno iniziato a capire che non sarebbe stato un gioco.

«Sono un combattente – dice Maestri, in questa sorta di rimbalzo fra chi ha vinto e chi ha perso – vado speso in fuga. Quest’anno con la squadra abbiamo cercato di mettere i puntini, di non correre alla garibaldina e di essere concentrati nei momenti chiave. Arriva sempre il momento che ci credi. Se non ci credessi, non saresti lì a combattere. La squadra ha fatto un gran lavoro. Sapevamo che oggi poteva essere una bellissima giornata. Ci siamo andati vicino, non ci siamo sbagliati di molto. Ci sono mancati 300 metri. Si sapeva che per il gruppo poteva essere difficile venirci a prendere e si è visto».

Dopo l’antidoping, Maestri ha ritrovato il suo proverbiale spirito
Dopo l’antidoping, Maestri ha ritrovato il suo proverbiale spirito

Gaviria stoppato

A pochi metri da lui, Jacopo Guarnieri ansimava vistosamente, con il body sudato come dopo una tappa del Tour. Il caldo oggi è stato uno dei fattori fra la Liguria e il Piemonte.

«Non è stato facile tornare sui ragazzi davanti – raccontava l’ultimo uomo della Groupama-FDJabbiamo spinto come all’inferno. Poi una volta arrivati in testa, è stato tutto più lineare. Sappiamo cosa serve per essere lì.

«Le cose per me – diceva ricordando che nella tappa di Messina si era staccato su Portella Mandrazzi mentre qui ha resistito al Colle di Nava – stanno andando meglio giorno dopo giorno. Oggi era diverso da Messina, un altro ritmo. Due settimane di corse nelle gambe fanno sì che più o meno tutti abbiano lo stesso livello, la differenza la fai col posizionamento e la scelta di tempo. Ma riprenderli non è stato per niente facile. Hanno tirato tutti tranne Sinkeldam ed io. Ma ho un mal di gambe terribile… E’ stato duro inseguire e lo era anche l’arrivo. Arnaud è stato bravo, ha tenuto la corda e non ha lasciato spazio a Gaviria per uscire».

Gruppo in affanno

All’ultimo chilometro, quando è stato chiaro che stavano per mangiarli, Maestri ha mollato la presa e ha lasciato intendere di aver ormai rinunciato. Poi di colpo si è inarcato sulla bici ed ha attaccato con il gruppo a pochi metri. Nel raccontarlo sorride.

«Ho voluto fare il furbo – ammette – mi è già capitato nel 2019 che ho strafatto e l’ho persa. Questa volta ho voluto rischiare di perderla e ho lasciato fare più lavoro agli altri. Stavo bene. Sapevo che lo spunto veloce c’era, infatti quando sono partito ho preso subito metri sui miei compagni di fuga. Era solo una questione di arrivare il più vicino possibile all’arrivo. L’ho rischiata, il gruppo veniva forte. Bastavano 5 secondi. Se avessi avuto il gap giusto, si poteva andare all’arrivo. Sono quei due chilometri di tentennamenti in gruppo che a volte fanno arrivare la fuga, invece non li hanno avuti. Sono arrivati giusti anche loro. E se ti riduci così all’ultimo vuol dire che qualcosa è andato storto. La condizione c’è, ci riprovo di sicuro».

Bardet si è ritirato. Ha iniziato a stare male ieri sera e non c’è stato moto di continuare. Era 4° nella generale
Bardet si è ritirato. Ha iniziato a stare male ieri sera e non c’è stato moto di continuare. Era 4° nella generale

Bardet, che peccato…

Il gruppo lo ha lasciato lì a cullare il suo sogno infranto, ma è bastato poco per riaccendere lo sguardo di Maestri. Non così per Bardet. Al tramonto arrivano infatti le parole sconsolate del francese e del medico del Team DSM.

«Durante la tappa di ieri – dice Anko Boelens – Romain ha iniziato ad avere disturbi allo stomaco. Abbiamo cercato di gestire la situazione durante la gara per fargli passare la giornata sperando che potesse riposarsi un po’ la sera, ma sfortunatamente abbiamo visto pochi miglioramenti durante la notte. Stamattina abbiamo provato tutto il possibile per portarlo all’arrivo, ma continuava ad avere dolore e a non poter mangiare. Con così poca energia in corpo, non è stato più possibile per lui continuare».

E mentre il Giro d’Italia perde un sicuro protagonista, per domani si annuncia una giornata tremenda. Con questo caldo e con il dislivello della tappa di Torino, in gruppo si parla già di ribaltoni.