Le imprese di Hoogland sotto la lente di Quaranta

05.11.2023
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55”433. E’ il nuovo record del mondo nel chilometro da fermo, stabilito sfruttando appieno i benefici dell’altura di Aguascalientes (Messico) da parte di Jeffrey Hoogland– Il trentenne olandese da tempo cercava questo primato, ma non aveva mai trovato il tempo per curare tutta la lunga preparazione e la gestione della trasferta. Hoogland ha abbassato il precedente primato di quasi 9 decimi. Non contento di ciò, due giorni dopo si è preso anche quello sui 500 metri, in 24”564 con due decimi di margine sul tempo siglato dal britannico Hoy a La Paz nel 2007, mancando però dopo ben 3 tentativi quello sui 200 metri, 9”100 che resta a Nicholas Paul di Trinidad per appena 3 millesimi.

Di tutti questi numeri abbiamo voluto parlare con il tecnico della nazionale Ivan Quaranta, per capire quali significati ci sono dietro di loro perché le imprese di Hoogland oltreAtlantico sono già oggetto di studio: «Abbiamo raccolto una gran massa di dati e di immagini – sottolinea Quaranta – sui quali il Gruppo Performance sta già lavorando ed elaborando grafici e studi che saranno utilissimi anche a noi nel lavoro sui nostri ragazzi».

Ivan Quaranta è da due anni il tecnico della velocità italiana su pista
Ivan Quaranta è da due anni il tecnico della velocità italiana su pista
Che impressione hai tratto dal tempo di Hoogland sui 1.000 metri?

Intanto va sottolineato che il vecchio primato il francese Pervis lo aveva stabilito 10 anni fa e da allora c’è stato un enorme progresso tecnico, in termini di materiali, di preparazione dell’uomo ma anche delle condizioni ideali della pista, che è stata scaldata prima del tentativo. Si tratta comunque di una pista magica, dove è quasi garantito che si ottenga il record, anche Vittoria Bussi ha stabilito lì il suo primato sull’ora. Questo però non toglie che si tratti di tempi enormi, soprattutto se raffrontati a quelli sul livello del mare (dove il record è sempre di Hoogland, 57”813 stabilito a Grenchen in Svizzera, ndr). Il suo primato mi ha fatto molto pensare…

Perché?

Quando l’ho saputo, mi sono chiesto se Hoogland abbia voluto puntare al record come a un lascito di fine carriera oppure sia la maggior dimostrazione della sua caratura. L’olandese veniva dal mondiale di agosto, ha tirato dritto con la preparazione per il record ed ora lo aspetta quella per gli europei di gennaio. Senza mai mollare, devi essere un fenomeno per farlo.

Hoogland ha 30 anni, vanta 9 titoli mondiali, 14 europei e l’oro olimpico di Tokyo 2020 nel Team Sprint
Hoogland ha 30 anni, vanta 9 titoli mondiali, 14 europei e l’oro olimpico di Tokyo 2020 nel Team Sprint
Non pensi che potrebbe anche sorvolare sugli europei? In fin dei conti l’Olanda non ha certo problemi di qualificazione olimpica e soprattutto ha un bacino di talenti enorme, può tranquillamente sostituirlo…

L’ho pensato, oltretutto anche non al 100 per cento potrebbe comunque vincere considerando il margine enorme che ha su tutti gli altri. E’ chiaro però che una tale forma tenuta così a lungo è un caso anomalo, noi siamo abituati a cicli che al massimo possono prevedere due picchi di condizione, ma bisogna anche saperli programmare e raggiungere. Lui invece ha mostrato una continuità strabiliante.

A fine gara il recupero è stato molto difficoltoso: non riusciva a scendere dalla bici e ha impiegato oltre mezz’ora per riprendersi completamente.

E’ normale vista la rarefazione dell’aria. In quelle condizioni si rischia l’embolia, lo svenimento. Aveva infatti la maschera dell’ossigeno sia prima che dopo. Il fisico viene praticamente inquinato dall’acido lattico che senza l’adeguato contributo di ossigeno si fatica a smaltire. Io ho corso in altura, so quanto ci si mette a recuperare.

Hoogland ha migliorato anche il record sui 500 metri mancando però quello sui 200. Come lo spieghi?

Ne abbiamo parlato anche con altri tecnici e questo conferma una tesi che abbiamo sviluppato: si è ormai vicini al limite massimo di velocità massima in curva. Mi spiego meglio: Hoogland ha avuto una velocità media in curva di 79 chilometri orari. Non si può andare molto oltre, perché a quel punto prevale la forza centrifuga che porta via l’atleta dalla linea di corsa. Bisogna anche tenere conto della massa corporea – Jeffrey sarà almeno tra i 100 e i 110 chili – e della resistenza dell’aria non direttamente proporzionale alla velocità. Sono tutti termini sui quali col gruppo performance stiamo lavorando analizzando minuziosamente i filmati provenienti da Aguascalientes.

Questi record sono anche una risposta a Lavreysen, per uscire un po’ dalla sua ombra?

Io li conosco bene, la pista è un ambiente ristretto e ci si frequenta un po’ tutti. Loro si rispettano molto, ma sono fieri rivali. Inoltre sono molto diversi, fisicamente e come caratteristiche. Non è un caso se Lavreysen sia più forte in certe discipline e Hoogland in altre, quelle contro il tempo, poi nella velocità a squadre si completano. Penso che Lavreysen non riuscirebbe e raggiungere questi livelli nel chilometro, neanche in altura.

L’olandese ha stabilito due record in terra messicana, mancando quello dei 200 di 3 millesimi
L’olandese ha stabilito due record in terra messicana, mancando quello dei 200 di 3 millesimi
Queste prestazioni sono un buon esempio per i ragazzi italiani?

Sicuramente, vanno studiate con attenzione, anche nella posizione in sella, nelle traiettorie. Noi guardiamo al nostro, abbiamo già iniziato la preparazione per gli europei di gennaio, sarà una stagione subito intensissima con 4 grandi eventi da gennaio ad aprile (comprese 3 prove di Nations Cup, ndr) per giocarci la qualificazione olimpica. Siamo decimi ma poco distanti dall’ottava squadra, ultima ad accedere a Parigi 2024. Ci proviamo, ma non dimentichiamo che i nostri sono di gran lunga i più giovani del lotto. Noi siamo i più forti al mondo fra gli U23, ma per arrivare a quei livelli serve una preparazione di anni perché certi pesi in palestra non li sollevi da un anno all’altro. Dateci tempo…

Lavreysen, 10 domande all’uomo più veloce del mondo

18.10.2022
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Nove mondiali e due medaglie olimpiche a 25 anni. Harrie Lavreysen, olandese di Apeldoorn, è alto 1,81 e pesa 92 chili e, se fosse anche cattivo, sarebbe bene giragli alla larga. In realtà quando non è impegnato in qualche sfida di velocità appare un ragazzo alla mano. Forte com’è, divide lo scettro di velocista più forte con l’amico/rivale Jeffrey Hoogland e per non pestarsi i piedi, scelgono spesso gare diverse e fanno man bassa.

Da noi il settore delle donne e degli uomini veloci è in fase di ricostruzione e il quinto posto di Matteo Bianchi agli ultimi mondiali, nel chilometro vinto da Hoogland (accesso in finale con il secondo miglior tempo) fa ben sperare. Così, per preparare il terreno, noi intanto… spiamo il padrone di casa.

Olimpiadi di Tokyo, la finale della velocità è un derby olandese: oro a Lavreysen, argento a Hoogland
Olimpiadi di Tokyo, la finale della velocità è un derby olandese: oro a Lavreysen, argento a Hoogland
Che cosa fa un velocista?

Non ho un lavoro dalle 9 alle 17. Sei un grande atleta tutto il giorno, anche nel fine settimana. Ad ogni scelta che faccio, penso cosa sia meglio per questo sport. Ovviamente devi anche rilassarti, prenderti il giusto tempo. Ma se devo saltare una festa, non ho problemi. So per cosa lo sto facendo.

In cosa consiste la tua alimentazione?

Penso alla dieta tutto il giorno. Peso la colazione con molta attenzione, perché non deve darmi fastidio durante l’allenamento. Di solito mangio verso 8,15. L’orario si collega esattamente con l’allenamento del mattino. Ma certi giorni trovare gli orari giusti è un enigma. Se devo allenarmi nel primo pomeriggio, devo comunque alzarmi presto e fare colazione in base all’orario del pranzo. Alla base ci sono le proteine, se ne ho abbastanza, il resto non è così urgente. Ovviamente devo mangiare sano e assicurarmi di mantenere il peso forma.

Ai mondiali appena conclusi, Bianchi ha… assaggiato Hoogland, chiudendo il Chilometro in 5ª posizione
Ai mondiali appena conclusi, Bianchi ha… assaggiato Hoogland, chiudendo il Chilometro in 5ª posizione
Hai chiuso la carriera in Bmx a 18 anni per un infortunio alla spalla: tutto superato?

La sottopongo spesso a un trattamento separato. Non ho quasi nessun dolore, ma dormo con pantaloni speciali con due passanti. Se ci infilo i polsi, le spalle rimangono al loro posto. Devo tenerne conto anche in allenamento. Ad esempio, non posso esercitarmi su tante partenze di fila come qualcun altro. Grazie o a causa di tutte le battute d’arresto, ho avuto modo di conoscere bene il mio corpo. So esattamente cosa è possibile e cosa non lo è.

Cosa ti resta degli anni sulla Bmx?

Ho imparato cosa significa vivere come un atleta di alto livello. Ho imparato a controllare la bici. Mi sono sempre allenato sull’esplosività e ho gettato buone basi per l’allenamento della forza che faccio ancora oggi. Quindi ne traggo ancora vantaggio.

Ai recenti mondiali ha vinto il keirin precedendo Hoogland: 200 metri in 9″751 a 73,839 di media
Ai recenti mondiali ha vinto il keirin precedendo Hoogland: 200 metri in 9″751 a 73,839 di media
Hai debuttato ai mondiali del 2017 e sono venuti subito due argenti…

L’apertura mentale è stata la mia più grande forza. Non sapevo nulla degli avversari, ma ovviamente nemmeno loro sapevano di me. Allora avevo parecchi punti deboli, ma poiché non li conoscevano, non hanno potuto attaccarmi.

E’ importante conoscere gli avversari?

Ho già tutti gli scenari in testa in anticipo. Conosco la top 30 mondiale come il palmo della mia mano. So esattamente cosa fanno e come, perché li ho analizzati all’infinito. Cerco sempre di essere un passo avanti a loro. Penso a come mi guardano e cosa devono fare per battermi. Quindi mi assicuro che ciò non accada. Se uno è più forte, me ne faccio una ragione. Invece odio perdere per un mio errore.

A Tokyo ha trascinato Van den Berg, Buchli e Hoogland all’oro nel team sprint
A Tokyo ha trascinato Van den Berg, Buchli e Hoogland all’oro nel team sprint
Quanto conta la concentrazione nella velocità?

Voglio sentire la tensione solo per migliorare. Ma quando noto che sono troppo teso, parlo con alcune persone. Quando non c’è abbastanza tensione, mi siedo e faccio la gara nella mia testa. E allora la tensione e la concentrazione tornano subito al loro posto.

Altrimenti?

Non vinci. Andiamo molto in profondità in ogni sprint, in realtà è uno sport molto mentale. Non bisogna avere dubbi. Se ne hai, non vinci. La differenza tra dire «Posso vincere» e «Vincerò» è un fattore molto importante. Quando vado in gara, non penso all’argento. Avrei già perso. La parte mentale è difficile da allenare, perché semplicemente non è possibile esercitarsi al di fuori delle competizioni.

La rivalità con Hoogland è stimolo per entrambi. Qui a Roubaix 2021, dove Lavreysen ha vinto team sprint, velocità e keirin
La rivalità con Hoogland è stimolo per entrambi. A Roubaix 2021, Lavreysen ha vinto team sprint, velocità e keirin
Che rapporto hai con i tuoi compagni di nazionale?

Mi tengono sveglio. Si accorgono subito se un giorno non sono in forma e questo vale anche al contrario. Le nostre sessioni di allenamento si basano sul team sprint, l’obiettivo per le Olimpiadi. Questo ci rende molto forti come squadra. Ci spingiamo a vicenda. Ognuno di noi dà il meglio se l’altro va più forte.

Quanto potrai crescere ancora?

Sono giovane, quindi posso ancora fare meglio. Vedo che ho dei punti deboli e che i miei avversari possono battermi. Questo mi mantiene affamato. Alla fine, dopo la mia carriera, voglio avere il più grande record possibile di risultati. Lavoro per questo.

Dalla BMX all’empireo della velocità: il regno di Harrie Lavreysen

29.10.2021
4 min
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Ricordate quando incontrando gli atleti della Bmx nel velodromo di Montichiari e parlando con il loro tecnico Tommasi Lupi venne fuori che in Olanda da quel tipo di base venivano fuori i velocisti su pista? Bene, la conferma è venuta ai recenti mondiali di Roubaix, dove Harrie Lavreysen si è portato a casa tra medaglie d’oro che si sono aggiunte alle due di Tokyo. Impressionando per la guida, l’esplosività e la struttura fisica.

La rivalità fra Lavreysen e Hoogland è uno stimolo per entrambi
La rivalità fra Lavreysen e Hoogland è uno stimolo per entrambi

Star della Bmx

Prima di indossare il body da pista e il casco aerodinamico, infatti, l’olandese di 24 anni si è fatto un nome proprio nella BMX. Tre volte campione europeo juniores tra il 2011 e il 2013, il ragazzo avrebbe avuto certamente davanti una carriera luminosa, anche se praticando una disciplina soggetta a cadute, la sua condizione oscillava spesso tra alti e bassi, entrate e uscite dall’ospedale. Finché nel 2014, ci ha messo un punto.

«Ero tornato al mio miglior livello – ha raccontato – e stavo andando alla grande, ma mi sono lussato entrambe le spalle».

Pare che siano stati gli stessi medici che lo sistemavano da anni a suggerirgli di cambiare sport. E così Harrie ha scelto di allenarsi sulla pista di Papendal, nel centro del Paese.

«E’ stato molto strano passare da professionista della BMX a dilettante su pista – ha raccontato – non sapevo cosa stavo facendo e mi sentivo ridicolo».

Innesco rapido

Eppure, a conferma del fatto che i due percorsi possono essere complementari, i frutti del cambiamento si sono iniziati a vedere quasi subito. Nel 2015, il ragazzo alto 1,81 e arrivato a 92 chili di peso forma, ha vinto subito il campionato nazionale di velocità a squadre. Il primo oro internazionale è arrivato tre anni dopo e da quel momento ha dato il via a un dominio incontrastato nelle discipline veloci.

Detentore del titolo mondiale di velocità a squadre dal 2018, Harrie si è distinto anche individualmente: nella velocità (2019, 2020, 2021) e nel keirin (2020, 2021). A Tokyo, l’olandese ha sfiorato una nuova tripletta, fallendo nel keirin (bronzo), sorpreso da Jason Kenny.

A Roubaix nella velocità ha battuto il compagno di nazionale Hoogland
A Roubaix nella velocità ha battuto il compagno di nazionale Hoogland

Rivalità da fare invidia

Lavreysen non è da solo. Ogni volta, succede infatti la stessa cosa. I due compagni nella squadra olandese di velocità a squadre, Jeffrey Hoogland e Harrie Lavreysen, diventano avversari all’ultimo respiro quando si tratta di eventi individuali. E se al traguardo uno dei due non è primo, ci sono buone probabilità che l’oro sia al collo dell’altro.

Come a Roubaix, dove Lavreysen, vincitore di keirin e velocità, ha avuto ogni volta dietro di sé il compagno più esperto. Ma questa rivalità non è malsana. I due olandesi condividono sempre la stessa stanza d’albergo prima delle grandi gare, si divertono, guardano film insieme e si tirano su.

«Mi alleno con il migliore al mondo – ha spiegato Hoogland prima delle Olimpadi – penso che ogni corridore sarebbe invidioso».

Un duro lavoratore

Quando Lavreysen non è in bicicletta, è in sala pesi e viceversa. Dedicato ormai totalmente alla pista, il sei volte campione del mondo è alla continua ricerca della forza. Nel 2015, infortunato, ha inviato un messaggio molto evocativo al suo preparatore atletico, Christian Bosse.

«Mi sono operato ieri – gli ha scritto – domani lascerò l’ospedale e al massimo entro due giorni voglio allenarmi. Non posso usare le braccia, puoi farmi ugualmente un programma?».

Oltre alle sessioni fisiche, Harrie Lavreysen trascorre lunghe ore davanti allo schermo, analizzando le sue prestazioni e quelle dei suoi futuri avversari. 

«Mi piace anche conoscere le caratteristiche della pista su cui correrò – ha spiegato – curo tutti i dettagli prima di andare da qualsiasi parte».

Per Ivan Quaranta, che a quanto si dice avrà in carico il settore velocità sotto l’occhio di Marco Villa, il riferimento è impressionante, ma in qualche modo l’iter dalla BMX alla pista potrebbe indicare la strada per arrivare a qualcosa di concreto in attesa che crescano dalla base dei giovani talenti. In Olanda l’hanno capito da anni, qui dobbiamo rimboccarci tutti le maniche.