Selle San Marco, Team Novo Nordisk

Le partnership di Selle San Marco: corsa e gravel al centro della strategia

05.03.2026
3 min
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Selle San Marco rilancia la propria presenza nel ciclismo professionistico e annuncia le partnership ufficiali per la stagione 2026. Il brand veneto di selle conferma il suo impegno nelle tre discipline di riferimento: ciclismo su strada, mountain bike e gravel. Una strategia chiara. Un posizionamento tecnico. Un obiettivo preciso: sviluppare prodotti sempre più performanti attraverso il confronto diretto con atleti e team di alto livello.

Confermato il Team Novo Nordisk

Nel ciclismo su strada, Selle San Marco rinnova il supporto al Team Novo Nordisk, formazione UCI ProTeam a stelle e strisce. 

La squadra americana è conosciuta a livello internazionale per il suo impegno nel dimostrare che anche chi convive con il diabete Type 1 può competere ai massimi livelli dello sport professionistico. Una realtà unica nel panorama WorldTour e ProTeam. 

La collaborazione rappresenta molto più di una semplice fornitura tecnica. E’ una condivisione di valori. Affidabilità, resilienza, innovazione. In gara, ogni dettaglio conta. La sella è uno dei punti di contatto fondamentali tra atleta e bicicletta. Comfort, stabilità e trasferimento di potenza diventano elementi decisivi nelle competizioni internazionali.

Team Novo Nordisk
Selle San Marco ha rafforzato la partnership con il Team Novo Nordisk
Team Novo Nordisk
Selle San Marco ha rafforzato la partnership con il Team Novo Nordisk

Gravel: scelta italiana con Reverb Cycling

Nel fuoristrada, Selle San Marco amplia ulteriormente il proprio raggio d’azione. Prosegue la partnership con il KTM MTB Factory Team, una delle realtà più solide nel panorama cross country e marathon.

Alla conferma si aggiungono due nuove collaborazioni per il 2026: Metallurgica Veneta MTB Pro Team e Cannondale ISB Sport Team.

Un investimento strategico nel settore Mtb. Qui le sollecitazioni sono estreme. Vibrazioni, impatti, variazioni continue di posizione. Le gare “off-road” rappresentano un laboratorio tecnico privilegiato. Ogni feedback diventa un dato prezioso per lo sviluppo di nuove selle dedicate alla mountain bike.

Nel gravel, disciplina in costante crescita globale, il brand veneto affiancherà invece la formazione italiana Reverb Cycling.

Il gravel è contaminazione. E’ velocità su sterrato. E’ resistenza su lunghe distanze. Una disciplina che richiede equilibrio tra comfort e performance. Le competizioni gravel sono terreno ideale per testare soluzioni innovative dedicate alle lunghe percorrenze e alle superfici miste.

Selle San Marco, Omar di Felice
Omar Di Felice con le sue avventure è uno dei volti di riferimento per Selle San Marco
Selle San Marco, Omar di Felice
Omar Di Felice con le sue avventure è uno dei volti di riferimento per Selle San Marco

Un motore di innovazione

Per Selle San Marco, le collaborazioni professionistiche non sono solo visibilità. Sono ricerca applicata. L’interazione quotidiana con atleti elite permette difatti di raccogliere indicazioni concrete su ergonomia, materiali, forme e tecnologie costruttive. Strada, Mtb e gravel dialogano tra loro. Le esperienze si contaminano. Le soluzioni si evolvono.

Oltre ai team, il 2026 segna il ritorno dello spagnolo Jordi Bago, che riporta il marchio nel mondo enduro. Confermati anche due nomi di riferimento dell’ultracycling internazionale: Omar Di Felice e Sami Sauri, protagonista femminile alla Across Andes. Atleti che rappresentano resistenza, esplorazione e spirito endurance. Un banco prova ulteriore per testare comfort e durata su distanze estreme.

Fondata nel 1935 a Rossano Veneto, in provincia di Vicenza, Selle San Marco è uno dei marchi storici del ciclismo internazionale. Tradizione artigianale e innovazione tecnologica convivono nella produzione di selle racing e performance.

Dal 2016 il brand fa parte del gruppo Selle Italia, con sede ad Asolo. Un polo di eccellenza mondiale nel settore delle selle da ciclismo.

Selle San Marco

La maglia per il gravel ad alta intensità si chiama Assos Tactica T5

Assos Tactica T5, la maglia per il gravel ad alta intensità

04.03.2026
4 min
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Quando nel gravel si spinge a fondo, le intensità si alzano e il corpo va in ebollizione, è necessario avere il supporto di un abbigliamento tecnico di qualità.

Assos Tactica jersey T5 è la maglia sviluppata per supportare l’atleta durante le situazioni più spinte e critiche. Tessuti ultraleggeri e super traspiranti, ma anche una capacità di carico che non passa in secondo piano.

La maglia per il gravel ad alta intensità si chiama Assos Tactica T5
A tratti essenziale, come vuole la tradizione Assos
La maglia per il gravel ad alta intensità si chiama Assos Tactica T5
A tratti essenziale, come vuole la tradizione Assos

Il gravel vuole capi tecnici

Il gravel abbraccia una serie infinita di interpretazioni ed ognuna di queste trova delle specificità anche nella categoria dell’abbigliamento tecnico. Tactica di Assos è una maglia che nasce con il chiaro intento di soddisfare la frangia più agonista e spinta del gravel. Quella che non si risparmia e spinge forte, quella che si mette alla prova, si allena e vive ogni uscita come una sfida.

Assos Tactica T5 è una maglia che porta in dote tessuti leggerissimi e traspiranti, è adatta all’impiego in condizioni di clima caldo (oltre i 21 gradi) ed una vestibilità categorizzata come “regular” (non è estremamente aderente).

Tasche ultra capienti

La capienza delle tasche è uno dei punti chiave della jersey Assos, un fattore chiave in ambito gravel. Tactica T5 è disegnata per supportare del carico extra, grazie a tasche capienti e studiate in modo specifico nella forma e nell’applicazione alla maglia.

Significa che le stesse tasche non cedono quando raggiungono il limite di carico, grazie ad un tessuto particolarmente sostenuto e traspirante al tempo stesso. La distribuzione ottimale dei pesi influisce positivamente sull’equilibrio che non è mai sacrificato.

La maglia per il gravel ad alta intensità si chiama Assos Tactica T5
Una jersey con taglia frontale molto svasato
La maglia per il gravel ad alta intensità si chiama Assos Tactica T5
Una jersey con taglia frontale molto svasato

Design a favore della respirazione profonda

L’elevata qualità del tessuto non è solo un vezzo ed è combinata ad un design funzionale che influisce sulla resa atletica. E’ un esempio la forma di spalle, maniche e collo. Nell’insieme lasciano libertà ad una respirazione profonda, ampia e senza costrizioni. La struttura del tessuto e proprio il design lasciano libertà di movimento, fattore chiave in ambito gravel ed off-road in genere.

C’è una zip lunga che attraversa completamente la maglia ed è equipaggiata dal cursore con il logo A di Assos, bello da vedere e facile da raggiungere anche in movimento. La stessa zip è ben sostenuta, si adegua agli eventuali movimenti, ma non si piega ed è complice della vestibilità perfetta di Tactica T5. Il collo è ribassato in modo da non influire negativamente sulla gestione di calore e sudore.

La maglia gravel di Assos trova il giusto abbinamento con i bibshort Tactica, dedicati al gravel e disegnati in modo apposito a completamento di questa gamma.

La maglia per il gravel ad alta intensità si chiama Assos Tactica T5
Le tasche sono applicate su un tessuto che stabilizza
La maglia per il gravel ad alta intensità si chiama Assos Tactica T5
Le tasche sono applicate su un tessuto che stabilizza

Dentro la tecnologia del tessuto

Il tessuto del busto si chiama Trigger e consiste in una sorta di maglia circolare con un’elasticità accentuata. Inoltre la maglia Tactica T5 prevede degli inserti Sens-Air, un tessuto di tipo mesh-knit leggerissimo, tanto traspirante e ventilato, quanto capace di avvolgere i muscoli.

E’ molto interessante l’applicazione del tessuto Stabilizator V11, posizionato a sostegno delle tasche. E’ applicato su questa gravel jersey ed è stato definito da Assos come il tessuto stabilizzante più leggero in gamma, con un effetto intercooling senza pari. Il prezzo di listino della gravel jersey Assos Tactica T5 è di 180 euro ed è disponibile in ben sette taglie, dalla XS alla 3XL.

Assos

Continental

Continental Terra Competition: la copertura gravel veloce (ma che grip!)

27.02.2026
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Forse dire che è una gomma senza compromessi può sembrare scontato. E’ però esattamente la definizione che meglio descrive la nuova Continental Terra Competition. Una copertura gravel pensata per chi non vuole scegliere tra velocità su asfalto e sicurezza sullo sterrato, ma pretende entrambe.

Una copertura nella quale è racchiusa tutta l’efficienza e la qualità di Continental che abbiamo potuto ammirare dal vivo a Korbach.

Il concept è chiaro: “blur the lines between road and gravel”. Cancellare i confini. Terra Competition nasce per l’all-road moderno, quello fatto di asfalti rovinati, strade bianche compatte, gravel leggero e tratti off-road più tecnici. E lo fa con un obiettivo preciso: velocità senza compromessi, aerodinamica migliorata e resistenza al rotolamento ridotta.

Continental
Il nostro test è iniziato in Germania, su fondo decisamente più umido, e proseguito sulle strade di casa, in Sabina, con la versione dalle sponde marroni
Continental
Il nostro test è iniziato in Germania, su fondo decisamente più umido, e proseguito sulle strade di casa, in Sabina, con la versione dalle sponde marroni

Protitipi al mondiale

Si alzano così oggi i veli sulla Terra Competition, ma noi abbiamo avuto il piacere di provarla in anteprima, su terreni differenti e in condizioni diverse. La prestazione resta al centro. Pensate che questa gomma era già montata sulle bici di alcuni atleti all’ultimo mondiale gravel: nonostante fosse un prototipo, i corridori non hanno voluto rinunciarvi.

Le parole di Alexander Haenke, MTB & Gravel Product Manager di Continental, chiariscono la filosofia del progetto: «L’idea è offrire uno pneumatico capace di unire l’efficienza su asfalto alla sicurezza necessaria quando il percorso si trasforma in sterrato, rispondendo a una richiesta sempre più concreta da parte dei ciclisti moderni».

Continental
La tassellatura appare più compatta al centro e più diradata ai lati: questo rispettivamente per scorrevolezza e grip
Continental
La tassellatura appare più compatta al centro e più diradata ai lati: questo rispettivamente per scorrevolezza e grip

Leggerezza e velocità

E’ giusto partire dal dato che più colpisce: il peso. Nella versione più leggera, quella da 35 millimetri con carcassa Race, Terra Competition pesa appena 345 grammi. Un valore che la colloca ai vertici della categoria.

La costruzione è monostrato, disponibile in due varianti: Race Casing, più leggera e orientata alla performance pura, e Trail Casing, più robusta e pensata per un utilizzo off-road impegnativo. In entrambi i casi troviamo una protezione tessile sotto il battistrada per migliorare la resistenza alle forature, fianchi rinforzati e compatibilità Tubeless Ready e hookless, con tallone in aramide pieghevole.

Le mescole sono due: Rapid, dedicata a chi cerca massima velocità e accelerazione su pianura e salite, e Grip, più equilibrata e votata alla trazione nei contesti più tecnici. Entrambe integrano la rinomata mescola BlackChili di Continental.

Le misure disponibili sono 35, 40 e 45 millimetri, con pesi che vanno dai 345 grammi della 35 Race Rapid, come detto, fino ai 530 grammi della 45 millimetri nella più robusta Trail Grip.

Continental
Grande lavoro è stato fatto anche in termini di resistenza alle forature. I TPI sono 330
Continental
Grande lavoro è stato fatto anche in termini di resistenza alle forature. I TPI sono 330

Scorrevolezza ma non solo

Il battistrada è uno degli elementi più interessanti. Terra Competition è progettata per applicazioni gravel veloci, con una tassellatura leggera adatta a terreni compatti, strade bianche e asfalti rovinati, in condizioni da asciutto a leggermente umido.

Al centro troviamo un’area quasi continua che favorisce la massima scorrevolezza in linea retta. Su asfalto, in certi frangenti, non sembra nemmeno una gomma gravel. Il confronto con la Terra Speed evidenzia un risparmio fino al 17 per cento in termini di resistenza al rotolamento, con benefici tangibili soprattutto alle velocità medio-alte.

Man mano che si procede verso la spalla, la tassellatura diventa più pronunciata. Qui entrano in gioco grip, stabilità in curva e capacità di evacuazione di terra, piccoli detriti e fango leggero. Il tutto con un disegno studiato anche per ridurre il drag aerodinamico, un concetto ormai centrale anche nel gravel moderno.

Continental
Sterrato e asfalto, ma anche fondi decisamente più tecnici: il Continental Terra Competition si è sempre mostrato a suo agio
Continental
Sterrato e asfalto, ma anche fondi decisamente più tecnici: il Continental Terra Competition si è sempre mostrato a suo agio

Come vanno

La prima volta che abbiamo testato le Terra Competition eravamo in Germania. Il fondo era variegato: foglie, tratti umidi, sezioni compatte e altre più sconnesse. La stabilità non è mai venuta meno. Ottimo il grip anche su un tratto sassoso in salita.

Ma ciò che ci ha stupito maggiormente è stato il comportamento sui sentieri di casa, quelli che conosciamo metro per metro. Dove avevamo un termine di paragone preciso, abbiamo percepito tutta la modulabilità di questa gomma.

Su fondo argilloso, teoricamente più adatto a una MTB che a una gravel, siamo sempre riusciti a cavarcela, anche sul bagnato. Nei single track il grip e quella sensazione di flow non sono mai venuti meno. Anzi, hanno esaltato la guida, rendendola più fluida e intuitiva.

E’ però fondamentale individuare la pressione corretta. Terra Competition dà il meglio quando si trova il giusto equilibrio tra sostegno e deformazione. Una volta centrato quel punto, la sensazione è quella di avere sotto di sé uno pneumatico che davvero cancella molti confini tra i vari fondi sterrati… e l’asfalto, che non va mai trascurato.

Continental

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre

25.01.2026
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Pinarello allarga la famiglia delle bici Grevil grazie alla versione MX. Sotto il profilo dell’impatto estetico la nuova Grevil MX è una sorta di ibrido, combina soluzioni diverse mutuate dalla bici da strada ad altre che arrivano dall’off-road.

C’è la forcella ammortizzata ed un manubrio integrato, Most Talon Ultra, il medesimo usato sulle Dogma del World Tour. Entriamo nel dettaglio di questa bici, un vero e proprio esercizio di stile.

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
La nuova Pinarello Grevil MX
Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
La nuova Pinarello Grevil MX

Pinarello Grevil MX, aerodinamica ed efficienza

La piattaforma Grevil, lanciata ufficialmente nel 2022, nasce con l’obiettivo di confrontarsi con il mondo delle gare, ma è altrettanto vero che l’universo gravel è cambiato velocemente. Nell’ambito delle competizioni troviamo la Dogma GR, un missile disegnato per la velocità, mentre la Pinarello Grevil di oggi ha come soggetto principale un concetto allround. La nuova MX bici può diventare il punto di unione perfetto tra la mtb ed il gravel, facendo sue alcune peculiarità che hanno reso celebre il marchio nel mondo.

Il design della Grevil MX è quasi un azzardo. Al tempo stesso non è fuori dal tempo e fuori contesto, anzi è perfettamente in linea con le richieste di un mercato gravel che non conosce barriere. La bici combina l’efficienza aerodinamica della famiglia Dogma e Pinarello F, con alcune soluzioni portate in dote dalla Dogma XC. L’obiettivo è quello di fornire una bici super stabile e agile, eccellente in salita e nei tratti più tecnici, veloce ed adatta alle ultra distanze.

Come è fatta

Il telaio è un full carbon ottenuto grazie alla fibra Toray M40J, una sorta di punto fisso per gli ingegneri Pinarello. E’ però il design della bici a fare una grande differenza. La scatola del movimento centrale è caratterizzata da una struttura (quasi come un traliccio) triangolare, molto rigida e si combina con il retrotreno completamente asimmetrico. I foderi obliqui disassati sono un biglietto da visita. L’insieme delle due parti offre rigidità, trazione e stabilità, reattività ai massimi livelli, un comparto unico nel suo genere.

Il piantone è arrotondato, interfaccia perfetta per un reggisella rotondo da 30,9 millimetri di diametro, un classico che non ha tempo ed epoca, il compromesso ottimale tra rigidità e flessione controllata. Questa soluzione permette inoltre di poter montare un dropper-post.

Il passaggio delle guaine è completamente integrato e adotta il concetto TiCR, il medesimo usato in ambito strada (e gravel). Non in ultimo c’è il forcellino posteriore UDH. Pinarello Grevil MX è studiata per configurarsi al meglio con forcelle ammortizzate di natura mtb, con un travel di 100 millimetri e con manubri normalmente contestualizzati alla strada ed al gravel. Non solo, Grevil MX è ottimizzata per gomme con sezioni da 50 millimetri. Le taglie disponibili sono 4: S e M, L e XL.

Un super allestimento disponibile

Ad oggi la nuova Grevil MX è disponibile con un unico allestimento di elevata caratura tecnica. Si basa sulla trasmissione Sram XX SL Eagle AXS 1×12 e la monocorona viene categorizzata come Aero Profile (un blocco unico in alluminio, fresata, ma non scavata, da 32 fino a 38 denti). Le ruote sono DT Swiss XRC 1200 con cerchio in carbonio e sono gommate Schwalbe G-One R Pro da 50 millimetri di larghezza.

E’ Sram anche l’impianto frenante con i due dischi da 160 millimetri di diametro. Grevil MX supporta dischi fino a 180. Il manubrio è full carbon Most Talon Ultra Light. Il valore alla bilancia dichiarato della bici appena descritta è di 9 chilogrammi nella taglia media. Il prezzo di listino è di 8.500 euro.

Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
Design e forme iconiche per la nuova Grevil MX
Pinarello Grevil MX, osare e spingersi oltre
Design e forme iconiche per la nuova Grevil MX

Versatile in stile Pinarello

«Abbiamo disegnato Grevil MX – racconta Fausto Pinarello – per quei ciclisti che amano spingersi ben oltre i normali contesti della bici. Certamente la versatilità è uno dei soggetti primari, ma Grevil MX vuole essere perfetta anche per le avventure, le lunghe pedalate e per quelle gare dure, tecniche e lunghissime. Questa bici – conclude Pinarello – è un altro tassello che si aggiunge alla nostra categoria gravel».

Pinarello

Mattia De Marchi The Grip

The Grip, il nuovo progetto (race) di Mattia De Marchi

24.01.2026
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Mattia De Marchi non smette di evolversi, progettare, cercare nuove strade. L’anno scorso ha organizzato la sua prima gara gravel: The Hills. In questa stagione il cambiamento è stato ancora più radicale. Ha lasciato il collettivo Enough, di cui era stato co-fondatore, e si è lanciato in un nuovo progetto gravel chiamato The Grip. L’abbiamo contattato per farci raccontare tutto di questa nuova avventura.

Mattia, come al solito cominciamo dall’inizio. Qual è la genesi di The Grip? 

Il gravel non è più quello di cinque anni fa, questo è chiaro a tutti. Ero già stato approcciato da Wilier tre anni fa, ma in quel momento ho voluto continuare con il collettivo Enough, perché quel progetto era appena cominciato. Poi ne abbiamo riparlato a luglio scorso, in Wilier volevano creare un team gravel con dietro una forte comunicazione. L’idea mi è piaciuta e loro si sono fidati di me. Quindi abbiamo deciso di creare assieme questa nuova squadra. 

Mattia De Marchi The Grip
The Grip è il nome scelto da De Marchi per il suo nuovo progetto
Mattia De Marchi The Grip
The Grip è il nome scelto da De Marchi per il suo nuovo progetto
Possiamo dire che la differenza con Enough è che The Grip avrà una vocazione più competitiva?

La differenza è che c’è più propensione verso la performance, sì, anche per come ci siamo strutturati. Avremo per tutta la stagione un meccanico e una nutrizionista che ci aiuteranno anche nelle trasferte. In Enough ci arrangiavamo in tutto con le nostre forze, ma ormai anche nel gravel è diventato tutto molto specifico, si è alzata l’asticella su ogni aspetto, ed è importante avere a fianco delle figure professionali. Saremo sempre seguiti anche da un fotografo e da videomaker, perché la comunicazione rimarrà un aspetto centrale. 

Parliamo della squadra di The Grip. Chi ne fa parte e qual è il tuo ruolo?

Con Wilier abbiamo cercato di mettere insieme degli sponsor che ci permettessero di avere il budget necessario per creare una squadra come si deve. L’ideale era avere 3-4 persone con una ragazza, ma per quest’anno siamo partiti in tre. C’è Jordy Bouts, un ragazzo belga già affermato nel gravel che correva nello Swatt Club, che conosco perché abbiamo gareggiato tante volte assieme. L’altro è Eddy Le Huitouze, che esce dal World Tour, (fino alla scorsa stagione correva nella Groupama-FDJ, ndr), ma si annoiava, si divertiva solo quando c’era il pavè.

Rave The Grip
Il nuovo team è nato in stretta collaborazione con Wilier. De Marchi & co. correranno sul modello Rave
Rave The Grip
Il nuovo team è nato in stretta collaborazione con Wilier. De Marchi & co. correranno sul modello Rave
E poi ci sei tu…

Oltre a correre, gestisco la squadra. Un’altra differenza rispetto ad Enough è che saremo sempre insieme durante tutte le gare. Già in questi mesi abbiamo passato molto tempo assieme, sia a casa mia che in Liguria, perché era importante fare gruppo, specie in queste prime fasi.

Il nome della squadra, invece, da dove arriva?

La prima cosa che viene in mente è l’idea del grip sul terreno, delle mani sul manubrio, eccetera. Ma in realtà il concetto che c’è dietro è il contatto con le persone, grip in quel senso lì. Voglio tenere il più possibile il legame con la community. Infatti, oltre al piano delle gare, abbiamo anche un piano parallelo di eventi a cui stiamo lavorando, ma per tenerci vicini alle persone. Parlo di social ride, partecipazioni ad altri eventi, anche non competitivi, festival, eccetera. Anche raccontando quello che facciamo in modo genuino, il più possibile dal vivo.

Mattia De Marchi The Grip
La squadra per questa stagione sarà composta da tre atleti. Oltre a De Marchi ci saranno Jordy Bouts e Eddy Le Huitouze
Mattia De Marchi The Grip
La squadra per questa stagione sarà composta da tre atleti. Oltre a De Marchi ci saranno Jordy Bouts e Eddy Le Huitouze
La vostra estetica anni ‘90 è stata una tua scelta?

E’ una continuazione del progetto iniziato con la presentazione della bici Rave, lanciata da Wilier nel giugno scorso. Quell’estetica aveva funzionato e quindi abbiamo deciso di andare avanti per quella strada. Ovviamente declinando i colori e il design in modo nuovo. Mi hanno convinto proprio perché la comunicazione è seguita molto bene da loro, internamente, quindi riusciamo a curare tutto nel dettaglio. L’altra grossa componente estetica è Café du Cycliste, che ci fornisce l’abbigliamento, perché alla fine le due cose che identificano una squadra sono la bici e il kit.

Quando debutterete in gara?

A metà febbraio alla Santa Vall a Girona, poi a fine febbraio andremo alla Sahara Gravel, una gara di quattro tappe tra le montagne dell’Atlante e il deserto. Ci tenevo ad iniziare subito con qualcosa di importante.

Mattia De Marchi The Grip
Il debutto in strada (di ghiaia) è previsto per il 14 febbraio alla Santa Vall
Mattia De Marchi The Grip
Il debutto in strada (di ghiaia) è previsto per il 14 febbraio alla Santa Vall
Parteciperete anche agli Europei e ai Mondiali UCI?

Agli europei di sicuro, anche perché saranno in Belgio, un territorio che interessa molto a Wilier e agli sponsor. Il mondiale ci piacerebbe molto, dobbiamo capire un attimo con il budget, dal momento che sarà in Australia. Magari capiremo in un secondo momento durante la stagione, anche in base ai risultati. 

Quale orizzonte temporale ha per il momento The Grip?

Per ora è a tre anni, ma stiamo già pensando a come crescere, perché è fondamentale ragionare in prospettiva. La prima cosa per la prossima stagione potrebbe essere inserire una ragazza in squadra. Non è mai facile iniziare un progetto nuovo da zero, devi convincere gli altri di qualcosa che c’è solo nella tua testa. Poi quando è uscito il video di presentazione tutti hanno avuto le idee più chiare ed è stato più semplice per me, per noi, presentarci agli sponsor. Anche perché volevo creare un team vero e proprio

Mattia De Marchi The Grip
The Grip ha per il momento un orizzonte di tre anni, ma le idee per le prossime stagioni sono già molte
Mattia De Marchi The Grip
The Grip ha per il momento un orizzonte di tre anni, ma le idee per le prossime stagioni sono già molte
Quindi, oltre a te, anche gli altri due ragazzi hanno uno stipendio? 

Avrei potuto avere il doppio degli atleti, ma ho preferito averne pochi ma retribuiti, in modo che potessero dedicarsi davvero al progetto. E’ stata una scelta mia, volevo avere persone che venissero non solo per pedalare su una bella bici e avere uno stipendio aiuta ad essere motivati. Ma siamo solo all’inizio. Vorrei arrivare a trovare degli sponsor anche fuori dalla bike industry, in modo che sia ancora tutto più sostenibile. Perché ho un sacco di idee per il futuro.

Deda Allroad Carbon, equilibrio e leggerezza

Deda Allroad Carbon, equilibrio e leggerezza

16.01.2026
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Deda Allroad Carbon, la ruota prestazionale tuttofare: la naturale evoluzione di Gera. Un applauso a Deda che cavalca l’onda del successo derivante dal gravel, proponendo un sistema ruota che accontenta tutti. Si punta alla leggerezza, ma anche alle soluzioni più moderne, adatte sì al gravel, ma anche al mondo road e soprattutto alle gomme di grandi sezioni.

Deda Allroad Carbon si basa su un cerchio in carbonio (UD e 3K) con canale interno da 27 millimetri di larghezza, con un’altezza da 36. Tecnicamente a noi piace fare un accostamento con le Gera Carbon, ruote super azzeccate ed estremamente versatili che fanno parte di una generazione precedente di strumenti tecnici. Vediamo le nuove Deda nel dettaglio.

Deda Allroad Carbon, equilibrio e leggerezza
Allroad Carbon si pone come una ruota tuttofare
Deda Allroad Carbon, equilibrio e leggerezza
Allroad Carbon si pone come una ruota tuttofare

Allroad Carbon, come sono fatte

Il cerchio è costruito completamente in fibra di carbonio ad alto modulo, combinando in modo strategico la fibra unidirezionale UD e la 3K. La soluzione è voluta per garantire la rigidità dove serve ed un minimo di elasticità in modo che la Allroad non risulti mai eccessiva. Il nome Allroad mutua anche quel concetto di versatilità e diversificazione di utilizzo che, oggi più che mai, va ben oltre la moda. Un modo di interpretare la bici che prende linfa grazie al gravel (con tutte le diverse interpretazioni).

Inoltre, il blend di fibre di carbonio adotta il processo Filament Winding, ovvero una metodologia di lavoro capace di aumentare le qualità e le performance della struttura. Il tessuto di carbonio avvolge un mandrino ed il prodotto finito risulta un vero monoscocca dove le fibre non sono interrotte. Nel complesso tutta la struttura è anche più uniforme. Per garantire maggiore robustezza, i tecnici Deda hanno aggiunto uno strato di Kevlar e PTFE nella sezione interna del cerchio, nei pressi di ogni singolo nipplo.

Il cerchio è alto 36 millimetri, ha un canale interno (tubeless ready con uncino, non hookless) da 27 ed è previsto il tubeless tape. La larghezza totale del cerchio è di 33. I raggi sono 24 per ruota (anteriore e posteriore), sono incrociati in seconda e sono in acciaio con nipples esterni al cerchio, dotati di sistema anti rotazione ABS. I mozzi sono in alluminio ed hanno delle flange ribassate. Hanno cuscinetti in acciaio ed il posteriore adotta la ruota libera con 2 ruote dentate contrapposte a 40 denti. Il valore alla bilancia dichiarato è di 1.430 grammi la coppia. Il prezzo di listino è di 1.350 euro (+ Iva).

Ruota libera ingaggiata a pressione

Estremamente efficace, semplice per quanto concerne la manutenzione, facilissimo da pulire senza essere dei meccanici professionisti. Il corpo della ruota libera non è avvitato al mozzo e all’asse passante, basta una semplice pressione per la sua estrazione ed il gioco è fatto.

Il meccanismo interno si basa su uno spessore, una molla che funge da contrafforte e due ruote dentate contrapposte. Queste ultime lavorano con un angolo d’ingaggio che è stato ridotto della metà, rispetto al generazione precedente. E’ più veloce, immediato e gli attriti sono ridotti al minimo.

Tecnologia NFC integrata

Anche le Allroad Carbon, così come le SL5, SL7 e le Hero RS sono dotate di un codice univoco (RFID) che funziona con tecnologia NFC, disponibile con qualsiasi smartphone. E’ utile per verificare l’originalità del prodotto e anche per l’estensione della garanzia.

Quale compatibilità?

Il canale interno largo 27 millimetri tubeless ready e la larghezza complessiva del cerchio di 33 millimetri, sono un’interfaccia ottimale per un range di coperture molto ampio. Da 35 a 71 millimetri di larghezza, con tutta probabilità un delta tra i più ampi che il mercato è in grado di offrire e qui assume delle connotazioni ben precise anche la scelta di Deda di optare per un’altezza del cerchio di 36 millimetri.

Deda

GoPressia

GoPressia e un 2026 che guarda al futuro

20.12.2025
3 min
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GoPressia, un nome che nel panorama ciclistico risuona dal 2014, ha alzato il sipario sulle sue maglie per la stagione 2026, confermando l’identità visiva “pop” e la strategia di crescita nel settore dell’abbigliamento tecnico ciclistico.

Il marchio veronese di Stefano Fasoli è nato ufficialmente nel 2014 con un obiettivo chiaro: vestire le squadre. Ma la sua fondazione si inserisce in una storia ben più ampia. La società nasce dalle ceneri di Sant Luis, azienda veronese di calzature sportive casual da uomo fondata nel 1988.
Il marchio GoPressia rappresenta l’evoluzione del know-how aziendale applicato all’abbigliamento tecnico ciclistico. Una crescita importante che vede oggi vestire un bacino di circa 60 atleti tra specialità su strada e mountain bike, affiancati da numerosi cicloturisti simpatizzanti.

GoPressia
«Siamo nati con il ciclismo – si legge nel sito di GoPressia – viviamo con il ciclismo e mangiamo con il ciclismo»
GoPressia
«Siamo nati con il ciclismo – si legge nel sito di GoPressia – viviamo con il ciclismo e mangiamo con il ciclismo»

R08, la maglia 2026

Il pezzo centrale è la maglia per squadre R08 e per la stagione 2026 il colore dominante è quello identificativo del brand: il turchese. Definito il “must” della collezione.

R08 è un capo tecnico da gara dalle forti linee “race” che presenta un design rinnovato e accattivante. Collo ribassato per la massima aerodinamicità e maniche caratterizzate da righe in rilievo, mentre il tessuto invece è principalmente un tessuto stretch. I fianchi sono realizzati in materiale lightweight, molto traspirante e quasi trasparente. Ideale per le massime performance. Le tasche posteriori invece sono rifinite con un bordo reflex per aumentare la visibilità e la sicurezza. Concetto a cui il marchio scaligero tiene moltissimo.

Oltre alla linea personalizzata R08, GoPressia offre la linea Leggendaria. Una collezione dedicata principalmente al mercato neutro e all’e-commerce. Una linea che veste in modo più confortevole senza rinunciare allo stile.

GoPressia
Negli anni GoPressia è cresciuta e guarda al 2026 con ambizione grazie alla nuova maglia R08
GoPressia
Negli anni GoPressia è cresciuta e guarda al 2026 con ambizione grazie alla nuova maglia R08

Un impegno nel territorio

L’impegno di GoPressia va però oltre l’abbigliamento. La società è infatti un punto di riferimento nell’organizzazione di eventi amatoriali, con quattro gare nella provincia di Verona in calendario anche per il 2026:

  1. Bassona Cycling Cup: una due giorni con la formula del criterium.
  2. Caprino-Spiazzi: una gara in salita.
  3. Trofeo Kimor a Pescantina.
  4. Gravellata degli Arusnati: una cicloturistica gravel con base al Velodromo di  Pescantina.
GoPressia
GoPressia ha continuamente rinnovato e cercato la massima espressione tecnica per i propri prodotti
GoPressia
GoPressia ha continuamente rinnovato e cercato la massima espressione tecnica per i propri prodotti

I giovani e il gravel

Ben definiti gli obiettivi futuri del brand. Molto ambiziosi e che guardano alle nuove tendenze e alla crescita delle generazioni future del ciclismo.

GoPressia mira così a rafforzare la sua presenza tra le “nuove leve” fornendo abbigliamento a squadre giovanili, in particolare nelle categorie under 23 e juniores. L’intenzione è quella di vestire anche i giovanissimi e gli esordienti con capi che, pur mantenendo un focus giovanile, offrano una vestibilità più tecnica. Questo per rispondere all’esigenza di sviluppare e supportare il ricambio generazionale.

Un altro fronte di espansione è poi il mondo gravel. L’obiettivo è creare una linea di abbigliamento completamente staccata dalla strada, e focalizzata su un segmento di nicchia ma in forte crescita. GoPressia vuole arrivare a vestire non solo i ciclisti, ma anche i non ciclisti. Sempre con prodotti “underground” ma che siano che siano esclusivamente dedicati.

Con una solida base storica e un occhio attento all’innovazione tecnica e alle nuove tendenze, GoPressia si posiziona come un marchio da seguire con attenzione nel panorama del ciclismo italiano.

GoPressia

Merida Mission, una freccia disegnata per il gravel race

Merida Mission, una freccia disegnata per il gravel race

18.12.2025
4 min
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Merida ha presentato la sua bici gravel da gara: la Mission. Pur considerando alcuni moderni canoni di sviluppo, fondamentali per il gravel racing di oggi – ad esempio l’aerodinamica ed il passaggio gomme abbondante – la nuova Mission non snatura per nulla il design tipico delle bici Merida.

Sloping leggero, non eccessivamente marcato. Tubazione dello sterzo con disegno oversize nella sezione superiore ed un reggisella rotondo con diametro da 27,2 millimetri, sempre comodo e funzionale. Vediamo la nuova bici nel dettaglio.

Merida Mission, una freccia disegnata per il gravel race
Forme minimali e quasi essenziali
Merida Mission, una freccia disegnata per il gravel race
Forme minimali e quasi essenziali

A metà tra la Silex e la Scultura Endurance

Al primo impatto visivo una sorta di accostamento è lampante, così come il DNA Merida. La Mission si posiziona a metà strada tra la Scultura Endurance e la gravel Silex (con la Silex, Mohoric ha vinto il mondiale gravel di Pieve di Soligo nel 2023). Entrando nelle specifiche tecniche della nuova Mission, questa adotta un telaio completamente in carbonio CF4 II, con passaggi pneumatici garantiti fino a 40 millimetri di larghezza. E’ stato inserito e perfettamente integrato il G.U.T (acronimo di Gear Useful Things), un vano porta oggetti posizionato nel profilato obliquo, che collima con le due asole superiori all’orizzontale, specifiche per una piccola bag.

La zona dello sterzo è stata disegnata in modo da configurarsi al meglio con il manubrio integrato Merida SL GR1P, il medesimo che si trova anche sulla gamma di bici road performance. La versione del cockpit GR però, adotta una svasatura più accentuata.

Geometrie aggressive

Non è solo questione di quote geometriche, perché i numeri devono collimare con una ricerca aerodinamica funzionale. Lo stack è ridotto rispetto alla Silex ed anche rispetto alla Scultura Endurance: significa avere a disposizione una bici che porta ad avere una posizione aggressiva e ribassata in avanti. Il reach, ovvero la linea orizzontale è piuttosto equilibrata, taglia dopo taglia, comunque configurando una bici compatta.

Traducendo, si è puntato ad avere, proprio attraverso le geometrie, una bici agile e guidabile. Qui si aggiunge anche una scatola del movimento centrale ribassata, ma con un fodero catena dritto (senza gomito). Il carro posteriore è corto, con i suoi 419 millimetri, un valore parecchio contenuto se contestualizzato al mondo gravel.

Tre allestimenti e prezzi accattivanti

Gli allestimenti Merida Mission presenti in catalogo sono tre: 9000, 7000 e 4000, rispettivamente a 5.790, 4.990 e 2.290 euro di listino. La Mission 9000 è una bici gravel race anche per quanto concerne la componentistica, con le ruote Zipp 303s XPLR e la trasmissione Sram Force XPLR 1×13 con power meter Quarq. La versione 7000 porta in dote il pacchetto Shimano GRX Di2 2×12 (per gli amanti della doppia corona) e le ruote Reynolds ATR. Infine la Mission 4000, con il GRX 2×10 meccanico e sempre Shimano per le ruote con cerchi in alluminio. Le taglie disponibili sono quattro in totale, xs e small, media e large.

Merida

Shimano GRX gravel. A sinistra leva ST RX715R, a destra leva BL RST17L

Nuove leve e design, la famiglia Shimano GRX Di2 si allarga

16.12.2025
4 min
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Shimano GRX è la piattaforma dedicata al gravel. L’ultima release adotta la soluzione Di2, ovvero la base elettronica per la trasmissione. L’azienda giapponese aggiunge un altro tassello alla famiglia GRX, grazie ai componenti RX717 1×12 (in apertura, a sinistra la leva dual control ST RX715R, a destra la BL RST17 L).

L’obiettivo principale è quello di allargare ulteriormente l’utenza che adotta il sistema Di2 nel gravel ed il core concept dei componenti RX717 è proprio questo. Entriamo nel dettaglio.

Nuove leve e design, la famiglia Shimano GRX Di2 si allarga
Allargare ancora di più l’utenza Di2 in ambito gravel
Nuove leve e design, la famiglia Shimano GRX Di2 si allarga
Allargare ancora di più l’utenza Di2 in ambito gravel

Shimano GRX Di2 RX717, i plus tecnici

Prima di tutto: la nuova piattaforma GRX nasce per essere robusta, affidabile e prende spunto dalla famiglia Di2 mtb di Shimano. Diverse soluzioni sono in comune. Come ad esempio il design, la protezione dei componenti più sensibili e anche la funzione di recupero del rapporto dopo un (eventuale) impatto violento.

La gamma RX717 include una leva dual control (sempre idraulica) sul lato destro. Sono invece due le opzioni per la leva sinistra, che non integra l’elettronica e prevede esclusivamente la leva del freno. Si differenziano per la scritta, una con marchio GRX e l’altra con la scritta Shimano.

Si passa alla gabbia posteriore del cambio, proprio della serie GRX RX717. Quest’ultimo è disegnato per supportare una cassetta 12 velocità 10-51 (quindi una gabbia lunga), che allarga il range di utilizzo ed interpretazione (spingendosi anche verso un gravel che sconfina nella mtb). Da non far passare in secondo piano: GRX RX717 1×12 è una trasmissione completamente wireless, in quanto la batteria è integrata nel bilanciere posteriore, proprio come la trasmissione mtb.

La batteria utilizzata è la medesima di XTR, Shimano XT e Deore, ultima versione di GRX RX827. Il suo alloggio è studiato per offrire aumentare la protezione del comparto, mettendo la stessa batteria al riparo da colpi proibiti, danni e anche umidità, senza interferire con la facilità di ricarica. Questa tipologia di batteria e di integrazione conservativa permette di avere un delta di autonomia compreso tra i 700/1000 chilometri, considerando le variabili legate all’utilizzo e all’ambiente esterno. E’ comunque molto e nell’ottica di utilizzare il sistema anche su biciclette adventure, bikipacking e per i viaggi, il plus tecnico è certamente da considerare.

Restando nell’ambito del bilanciere posteriore, questo integra la tecnologia Shadow ES, un vero e proprio stabilizzatore che garantisce sempre la giusta tensione (e stabilità) della catena.

Design delle leve dal segmento road

Ci piace. Perché avvicina il gravel al settore strada con quell’impatto estetico che è una sorta di family feeling design e sfrutta la bontà tecnica (robustezza ed affidabilità) dell’impianto MTB. Significa anche ergonomia e una confidenza immediata per chi passa dalla bici road a quella gravel. Le leve hanno la regolazione della corsa, sono totalmente compatibili con la app E-tube Shimano. Utilizzano delle batterie CR1632 di facile accesso e sostituzione (con una durata che può arrivare fino ai 4 anni, ma è sempre necessario considerare le variabili legate ad utilizzo, condizioni climatiche ed eventuali aggiornamenti). E’ da considerare anche il cappuccio ergonomico migliorato. Non un semplice dettaglio, ma un componente che influisce proprio sulla comodità e sull’esperienza della pedalata, capace anche di smorzare le vibrazioni negative che arrivano inevitabilmente al manubrio.

Il vantaggio del design è relativo anche alla configurazione con manubri diversi, più votati al segmento gravel, oppure maggiormente tirati ed aerodinamici, pensando ai manubri gravel race mutuati dal road. E’ facile pensare anche ad un abbinamento con leve già esistenti, Dura Ace, Ultegra e Shimano 105 Di2.

Shimano