Arenberg 2025

Classiche di primavera, i pronostici di Turbopaolo

12.03.2026
6 min
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Dopo la Strade Bianche e nell’imminenza della Milano-Sanremo, la stagione delle classiche sta entrando nel vivo. Ci aspetta un mese e mezzo di grandi sfide in alcuni dei più importanti palcoscenici del mondo, e abbiamo deciso di parlarne con Turbopaolo.

Avevamo già interpellato l’influencer novarese a dicembre 2024 e poi a metà del Giro d’Italia, quando peraltro aveva previsto l’impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre. Chi meglio di lui, quindi, per farci dare qualche dritta sulle prossime gare e i loro protagonisti? 

Turbopaolo, l’influencer di Instagram che ama il ciclismo , questa volta parla di classiche
Turbopaolo, l’influencer di Instagram che ama il ciclismo , questa volta parla di classiche
Paolo la stagione ciclistica è iniziata, tu hai cominciato a pedalare?

No, perchè avendo superato la soglia dei 35 anni mi si è infiammato il piriforme, che è la sciatica di serie B, quella dei giovani. Ma mi sta passando e dovrei ricominciare a breve ad andare in bici. In breve inteso coi miei tempi, cioè almeno tre mesi. 

Nemmeno sui rulli? 

Ti do uno scoop, a casa ho i rulli e ogni tanto li uso, ma sono ancora quelli di GCN Italia. Me li aveva prestati Alan Marangoni l’anno scorso per un progetto, ma devo ancora riportarglieli. Tra l’altro c’è l’idea di fare ancora qualcosa assieme a loro, tipo andare a provare una gara di qualificazione per il mondiale di gravel, una cosa folle. E infatti si è arenata. Ma ne ho anche di più pazze e spero di riuscire a realizzarne qualcuna quest’anno.

Intanto tu nel dubbio ti alleni sui loro rulli…

Diciamo che mentre aspetto, li sto custodendo con il loro silenzio assenso.

Van Aert Tirreno 2026
Per la prima della classiche sulle pietre, il Fiandre, l’influencer di Novara punta su Van Aert
Van Aert Tirreno 2026
Per la prima della classiche sulle pietre, il Fiandre, l’influencer di Novara punta su Van Aert
Due anni fa ti abbiamo visto online con la maglia della Lidl-Trek. Quest’anno si è fatta avanti qualche altra squadra?

Collaborerò di nuovo con Rcs al Giro d’Italia, stiamo ancora capendo bene come. Farò la mia squadra del Fantagiro, poi forse andrò a qualche tappa. Ora che sono diventato padre (Turbopaolo ha un bambino di 6 mesi, ndr) ogni occasione è buona per sottrarsi ai doveri genitoriali.

L’anno scorso ci hai detto che la tua preferita tra le classiche monumento è la Milano-Sanremo. Come la vedi?

Il favorito credo rimanga Pogacar. Ma se dovessi puntare su un cavallo pazzo direi Tom Pidcock, se riuscisse a canalizzare tutta la tristezza che gli ho visto nell’intervista dopo la Strade Bianche. Van der Poel anche lui lo vedo benissimo, credo sia la corsa perfetta per lui. Ma poi deve sempre fare i conti con lo sloveno.

Passiamo alla prima delle classiche delle pietre, il Fiandre. Pronostico?

Una classica monumento la dò a Van Aert, perché il mio cuore batte sempre per lui. Quindi dico lui, dopo una volata a tre con VDP e Pogacar. Pensa che meraviglia sarebbe.

VDP Tirreno 2026
Fra le tante classiche, secondo Turbopaolo Van der Poel è il favorito per la Roubaix (e come dargli torto)
VDP Tirreno 2026
Fra le tante classiche, secondo Turbopaolo Van der Poel è il favorito per la Roubaix (e come dargli torto)
Vedi Van Aert meglio al Fiandre che alla Parigi-Roubaix?

Direi di sì. Perché Van der Poel su quelle pietre è incredibile, purtroppo. Potrebbe essere tra i protagonisti anche Pedersen, come anche Simmons. Ecco l’americano un podio in una classica potrebbe farlo. Dimostrando a tutti che farsi la barba per la questione della ritenzione termica non serve. Lui giustamente se ne sbatte, come farei anch’io se avessi tutta quella barba e quei capelli.

Grazie per avermi insegnato la questione della “ritenzione termica”. Andiamo alla Liegi. Su chi punti?

Thibau Nys, anche magari davanti ad Evenepoel. Però per la vittoria Pogacar, non se ne esce.

Quindi il campione del mondo non farà 5 su 5 secondo te?

E’ fattibile, secondo me quest’anno potrebbe davvero succedere. Sarebbe bellissimo, assisteremmo ad una cosa incredibile nella storia dello sport. Anzi mio malgrado, al di là del mio fantaciclismo, credo anch’io che potrebbe vincere tutte le 5 monumento. Ho sentito dire che era preso benissimo già alla Strade Bianche, quindi è nella situazione migliore mentalmente. Fisicamente anche, manco a dirlo. 

La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all'opera, assieme alla nuova stella Seixas
La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all’opera, assieme alla nuova stella Seixas
La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all'opera, assieme alla nuova stella Seixas
La Strade Bianche è stata la prima tra le classiche di primavera in cui abbiamo visto Pogacar, e la UAE, all’opera, assieme alla nuova stella Seixas
Hai visto la Strade Bianche?

Sì ma dopo un po’ mi sono addormentato, adesso ho la scusa del bambino piccolo quindi posso farlo più tranquillamente. Mi dispiace un po’ per Del Toro perché è un corridore che mi piace, anche se alla fine avevo meno empatia per lui perché continuava a stoppare Seixas. Il ciclismo è uno sport infame, aspetti magari per anni il tuo momento e poi quando arriva ti capita tra i piedi un 19enne alieno.

Sei riuscito a vedere anche le donne?

La gara femminile si riconferma più interessante di quella maschile, come spesso capita. Poi sono contento che abbia vinto Elise Chabbey perché è una mia coetanea, cioè più o meno, che mi ha fatto sentire ancora giovane. Detto questo la Strade Bianche è sempre molto bella perché è l’inizio della stagione, anche se un po’ ci speravo nel fatto che ci fosse più lotta per la vittoria. Così, con la UAE che domina come sempre, comincia ad essere un po’ noioso

Simon Yates sul Colle delle Finestre
Turbopaolo aveva previsto, o almeno auspicato, l’impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre che gli ha permesso di ribaltare il Giro 2025
Simon Yates sul Colle delle Finestre
Turbopaolo aveva previsto, o almeno auspicato, l’impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre che gli ha permesso di ribaltare il Giro 2025
E’ una questione di cui si parla spesso in effetti. Qualche consiglio?

Secondo me dovrebbero introdurre il budget cap e i draft, come negli Stati Uniti. Perché sennò è dura, e lo sarà sempre di più in futuro. La UAE ha tutto il meglio del meglio, vedere Del Toro che stoppa Seixas è stato un po’ brutto. Certo deve farlo, però per lo spettacolo non è proprio il massimo. Poi diventa anche complicata la gestione di tutti quei corridori forti assieme, specie quelli giovani. Già il ciclismo non è facile da capire per chi non è esperto, se poi la trama è la stessa, è ancora più difficile avvicinare i neofiti.

Però da vecchi potremmo dire che abbiamo visto correre Pogacar…

Questo è vero. Paradossalmente però forse è più bello vederlo in un reel montato bene che live, perché la diretta di ore e ore diventa complicata da seguire

Paolo, ultima domanda. Chi sarà la sorpresa di queste classiche?

Direi Tibor Del Grosso. E’ belga, viene dal ciclocross, secondo me è uno che nelle gare del Nord può fare bene. Ma poi vai a sapere.

Rivoluzione Covi: niente Giri, più classiche e occasioni per sé

08.02.2024
5 min
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«Vengo da una stagione difficile e il primo obiettivo era recuperare. Recuperare la salute». Alessandro Covi ci porta subito nel cuore dell’intervista. Come sta lavorando il Puma di Taino? Cosa possiamo attenderci alla sua quinta stagione da professionista? Una stagione molto importante.

Covi ha iniziato il suo anno agonistico in Australia. Tanta fatica, ma di certo meglio dei tre “DNF” delle ultime gare a cui aveva preso parte nel 2023. Era solo la prima parte di settembre e da allora lo stacco è stato lungo per il corridore della Uae Emirates.

Sul “Tainenberg”, lo strappo nel centro storico della sua Taino. Farlo almeno una volta l’anno è un mantra per Covi (foto @filippoborgarelli)
Sul “Tainenberg”, lo strappo nel centro storico di Taino. Farlo almeno una volta l’anno è un mantra per Covi (foto @filippoborgarelli)
Adesso come stai?

Dopo la scorsa stagione ho staccato un mese e mezzo. Ma ci voleva. Mi è servito per recuperare bene (mononucleosi, ndr) e ho visto gli effetti. Ho passato un gran bell’inverno. Senza intoppi. Certo, non ho lavorato sull’intensità e infatti sono partito un po’ più piano rispetto agli altri anni, ma ad ogni giorno di gara sento di fare uno step. Nelle ultime corse sono tornato ad avere sensazioni che non provavo da un po’.

Voi corridori spesso parlate di queste sensazioni, prova a farcele capire anche a noi…

Era quasi un anno, dal Laigueglia scorso, che non provavo certe sensazioni, poi appunto mi sono ammalato: influenze varie e mononucleosi. Le sensazioni: in gruppo c’è sempre qualcuno che come inizia la vera corsa, è il primo a staccarsi. Ebbene, io ero tra quelli. Ero lì che spingevo, ma niente. Mentalmente era dura da accettare. In queste ultime gare invece vedo che non sono più tra loro. Vedo che quando esplode la corsa e gli altri iniziano a faticare, io sono ancora pimpante, fresco. E questo mi fa dire: «Inizio a stare bene allora». E mi consente di aiutare la squadra, cosa che comunque facevo anche quando stavo male, ma in un altro modo.

Qual è il menù della tua stagione?

E’ un programma stravolto rispetto agli anni, in cui lavoravo per essere al top al Giro d’Italia, in supporto ai capitani e per qualche mia occasione. Quest’anno sarà una stagione fortemente improntata sulle classiche. Farò la Sanremo, il Fiandre, l’Amstel, la Liegi. Più in là: Giro d’Ungheria, di Slovenia, di Austria. Poi ancora, nel finale di stagione, le classiche italiane, Plouay… Niente grandi Giri.

Covi (classe 1998) in testa al gruppo durante il Down Under. Una fatica che lo sta aiutando a trovare la giusta gamba
Covi (classe 1998) in testa al gruppo durante il Down Under. Una fatica che lo sta aiutando a trovare la giusta gamba
Ti dispiace di non fare un grande Giro? Come vivi questa cosa?

Non è una bocciatura da parte del team, anzi… Non mi fanno fare il Giro perché con Tadej (Pogacar, ndr) avrei dovuto tirare 21 tappe su 21, mentre mi danno la possibilità di andare forte in altre occasioni, molte delle quali proprio durante i grandi Giri. Penso all’Ungheria durante il Giro d’Italia. Al Giro d’Austria nel periodo estivo. A Plouay quando c’è la Vuelta. Io mi sarei anche messo volentieri a disposizione di Tadej, tanto più al Giro che sappiamo cosa rappresenti per un italiano, ma ho accettato di buon grado il programma della squadra.

Messa così in effetti le occasioni per te non mancano…

Guardate, proprio parlando con Matxin, abbiamo visto come oltre la Sanremo non avessi fatto classiche importanti di primavera, che tra l’altro sarebbero le corse per me. Che fai, dopo la Sanremo se punti a fare un buon Giro, non vai in altura? In questo modo la squadra mi lascia il mese di aprile per correre. E anche maggio. E ciò mi consente di preparare bene corse come il Giro di Slovenia o il campionato italiano.

Punti alle classiche, ma sei partito più lentamente: come farai a trovare la condizione top? Dopo queste prime corse prevedi uno stop per fare intensità a casa?

In realtà ho un calendario talmente intenso che forse da qui in poi non farò neanche un giorno di allenamento (intenso o di carico s’intende, ndr). Farò la gamba con le gare e vedendo l’andamento credo di essere sulla strada giusta. No, non sono preoccupato della forma. L’importante è che non ci siano intoppi. Il ritmo gara non te lo dà nessun allenamento. Ho già corso in Australia e alla Valenciana. Ora mi aspettano quelle in Portogallo, poi Murcia, Andalucia, Tirreno. Poi ancora le classiche.

Tanti giorni di corsa. Alla fine ne farai di più che se avessi fatto un grande Giro!

Più o meno siamo lì. Di certo farò più gare e per questo sarà importante il recupero tra una corsa e l’altra. Parlavate di allenamento, qui l’importante è non andare in over training piuttosto.

Tra esperti e giovani, Alessandro si ritrova nel mezzo. Spesso si è affidato a Ulissi (qui alla sua ruota), il veterano della UAE Emirates
Tra esperti e giovani, Alessandro si ritrova nel mezzo. Spesso si è affidato a Ulissi (qui alla sua ruota), il veterano della UAE Emirates
E’ anche in virtù di queste tante gare che hai fatto tanta base e non l’intensità, come dicevi all’inizio?

No, quello era legato al recupero dopo la scorsa stagione con la mononucleosi. Dopo la malattia non bisognava mettere stress al fisico. Vero, in Australia ho fatto parecchia fatica, ma sentivo che era una fatica buona, giusta.

Alessandro, sei giovane, ma non sei più il ragazzino del gruppo visto i nuovi arrivi. Che ne pensi?

Eh, lo vedo, lo vedo! Ormai quasi mi guardano come un esempio e non più come il giovane. Ma mi piace. Mi reputo un uomo squadra e se loro fanno con me come io ho fatto con Diego (Ulissi, ndr), va benissimo. Anche se sono giovane, anch’io posso trasmettere quel che ho imparato.

Sei più tu che chiedi ad Ulissi, o comunque agli esperti, o i ragazzi che chiedono a te? Insomma come sei messo in questa bilancia?

Io ascolto sempre i consigli di Diego e dei più esperti, ma s’impara da tutti, anche dallo staff e dai più giovani. Specialmente oggi. Vedi questi ragazzini che passano e sanno tutto. Parlano solo di alimentazione e allenamenti, quindi capisci che non ci sono margini di errore e che ogni cosa può esserti utile.