Il primo approccio di Alessandro Borgo nel WorldTour è stato più che positivo, ce lo ha raccontato lui stesso più volte e lo dice anche il suo preparatore Alessio Mattiussi. I due lavorano insieme da quando il corridore veneto è entrato a far parte dell’universo CTF Victorious nel 2024.
Nelle due stagioni da under 23 Alessandro Borgo ha raccolto i frutti di un talento notevole, ma lo ha fatto con la dedizione di chi riconosce nel duro lavoro la sola via per emergere. Questa mentalità ha accompagnato il classe 2005 anche nel salto nel WorldTour con la Baharain Victorious, dove la presenza e la competenza di Alessio Mattiussi sono state due ottime spalle sulle quali iniziare a costruire un bel cammino.


Subito in Belgio
Nei suoi diciannove giorni di corsa Alessandro Borgo ne ha passati la metà sulle strade del Nord, affrontando le prime prove con il pavé. La cosa che ha colpito maggiormente è il numero di Monumento corse, con Milano-Sanremo, Fiandre e Parigi-Roubaix.
«Che il Nord e le corse sul pavé fossero il suo pane – dice Alessio Mattiussi – lo avevamo visto fin dal suo primo anno da U23. Nel 2024 aveva già raccolto due piazzamenti di rilievo alla Youngster Coast Challenge e poi alla Gent-Wevelgem di categoria. La stagione successiva alla Gent-Wevelgem ha vinto, confermando le sue qualità in quei contesti di gara.
«L’approccio nel primo anno di WorldTour – prosegue il preparatore – era chiaro: andare subito verso le classiche del pavé. Eravamo partiti con gare di livello .1 .Pro, e alla fine sono arrivate anche le tre Monumento».


Non erano in programma?
L’unica che avevamo già messo nel mirino, per così dire, era la Parigi-Roubaix. Poi sono arrivate anche la Sanremo e il Fiandre e questo ha permesso a Borgo di fare un calendario davvero intenso e completo, nel quale fare tante esperienze.
Eppure ha iniziato all’AlUla Tour…
In verità ha iniziato a Dubai: non una corsa UCI, ma nella quale ha trovato una bella vittoria che ha dato tanto morale. Correre all’AlUla era in qualche modo interessante per il discorso dei ventagli, infatti lo abbiamo visto spesso davanti e in ottima posizione.
In poco tempo è arrivata anche la prima Monumento: la Sanremo.
Dove era prima riserva e poi è stato messo in squadra ed è andato davvero forte, un esordio positivo. Fino alla Cipressa lottava con i migliori, un approccio che gli ha fatto guadagnare anche il Fiandre.


Cosa ti fa dire che è stato un approccio positivo quello con il Nord?
Il modo di correre, era sempre davanti, sapeva come muoversi. Farlo quando sei under 23 è un conto, ma riuscire a farsi valere contro mostri sacri come Van Aert o Van Der Poel è un’altra cosa.
L’obiettivo quale poteva essere?
Per ogni gara veniva messo un target o un punto chiave nel quale farsi trovare pronto, poteva essere un discorso di posizione o di approccio a un settore di pavé. Sia personale che per dare supporto a Matej (Mohoric, ndr).
Con quale approccio avete affrontato il passaggio nel WorldTour in termini di preparazione?
Ci siamo concentrati molto sul volume, quindi tanti chilometri e tante ore in bici. Inoltre un aspetto importante lo ha giocato la palestra, che è stata aumentata in maniera consistente. Borgo in questi primi mesi era un chilo e mezzo, forse due, sopra il peso forma estivo, ma era un boost necessario per correre al Nord.


Aspetto derivato dal tanto lavoro in palestra?
Sì, quella massa che si è trovato in più erano muscoli. Logica vuole che le corse al Nord ti permettono di avere queto tipo di approccio (dicono che anche Pogacar abbia fatto una cosa simile, ndr). Ora piano piano stiamo rientrando a regime, per quanto riguarda il peso.
Avete avuto un approccio diretto sul Nord, era un passo necessario in ottica futura?
Sono corse esigenti, già da under 23 ne puoi avere un assaggio, ma quando entri nel WorldTour tutto cambia. L’anno scorso Borgo si è messo alla prova correndo già alcune gare con i pro’. Ma quest’anno serviva fare uno step in avanti.


Come ne è uscito?
Consapevole, sa dov’è forte e su quali aspetti deve migliorare.
Ce li puoi dire?
Borgo è un corridore molto forte nella durability, ovvero nel replicare uno sforzo dopo tante ore in corsa. Inoltre ha una grande esplosività anche al termine di corse molto esigenti. Quello su cui ci siamo concentrati è stato il lavorare per non avere un decadimento da sforzo, cioè avere ottimi spunti anche dopo quattro o cinque ore di corsa.
In cosa lo hai visto migliorare?
Lo ha fatto in maniera lineare e costante, Borgo ha buoni numeri, ma il suo vero pregio è la caparbietà: la voglia e la passione che mette in bici. Vuole essere competitivo e ci riesce grazie alla sua mentalità. Non è scontato approcciare certi settori o alcune dinamiche di corsa battagliando con corridori come Van Aert o Van Der Poel.


Cosa serve per provare a pensare di vincere queste corse?
Esperienza, e per questo siamo andati su fin da ora. Ed è anche per questo che ha passato quasi due mesi in Belgio tra allenamenti, ricognizioni e gare. Nelle Monumento emergono sempre corridori di una certa classe, ma anche con tanta esperienza. E si deve iniziare subito ad accumulare chilometri.
Ti saresti mai aspettato di vederlo per due mesi ad alto livello?
Se me l’avessero chiesto a inizio anno avrei detto di sì, ma con il passare dei giorni e delle settimane non ero così sorpreso. E’ stato un periodo intenso quello della prima parte di stagione e una flessione sarebbe stata normale, invece Borgo è stato costante e ha fatto vedere ottime cose.
Ora come si riparte verso la seconda parte di stagione?
Dopo la Roubaix ha fatto un mese di stop dalle corse, nel quale si è riposato ed è tornato a costruire quella base che si perde durante i periodi di gara intensi. Abbiamo ripreso con fare tanti chilometri e molto dislivello, adesso è in corsa al Giro di Ungheria.


Le corse a tappe come si possono inserire nel suo percorso di crescita?
Ha fatto vedere di avere buone doti anche in questo campo, l’anno scorso è andato forte sia al Giro Next Gen, che al Bretagna e infine all’Avenir. Ha una grande resistenza e con il passare dei giorni emerge, per esempio all’Avenir nella tappa regina è rimasto con i primi trenta, non una cosa da poco. Ad ora non conosciamo ancora il suo calendario, lo dobbiamo decidere, ma l’obiettivo dovrebbe essere quello di tornare al Nord per il finale di stagione.
Come cambia l’approccio a quelle corse?
In termini atletici si può arrivare anche con il giusto peso forma, quello estivo per intenderci. Avere quel chiletto in più serve per affrontare al meglio il clima primaverile, non sempre clemente. In estate è diverso, il meteo è migliore e si può bilanciare il carico di lavoro.