Colnago C72, richiamo al passato, il Made in Italy del futuro

Colnago C72, richiamo al passato, il Made in Italy del futuro

15.04.2026
7 min
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CAMBIAGO (MI) – Ecco la nuova Colnago C72, quella della storica famiglia C della maison lombarda, in un certo senso la bici da dove tutto è cominciato. C’è un accostamento con la versione precedente C68, non solo in termini di design, ma anche in fatto di metodologia costruttiva, anche se molto è cambiato. Resta il pilastro del Made in Italy (completamente fatta a mano nella fabbrica di Cambiago) che da sempre caratterizza la dinastia delle bici Colnago C.

La nuova C72, proprio come la C68 (lo abbiamo sottolineato in diverse occasioni), non è una bici da salotto, o meglio, la gratificazione vera è portarla su strada ed apprezzarne le qualità. Più “morbida” della C68 e più moderna in fatto di integrazione dei diversi componenti. Vediamola nel dettaglio, anche grazie al responsabile R&D Colnago, Davide Fumagalli.

Colnago C72, richiamo al passato, il Made in Italy del futuro
Colnago C72, tra eleganza, storia e futuro
Colnago C72, richiamo al passato, il Made in Italy del futuro
Colnago C72, tra eleganza, storia e futuro

Design rinnovato per le giunzioni

«Mentre la C68 ha utilizzato ancora l’identificativo sistema di giunzioni esterne, visibili, per la nuova C72 abbiamo introdotto un nuovo sistema di costruzione – dice Davide Fumagalli – le tubazioni della C72 sono monoscocca, sono unite tra loro con innesti specifici ed i diversi punti di giunzione sono fasciati. In questo modo abbiamo ottenuto un impatto estetico pulito e molto elegante.

«In alcune parti del telaio il richiamo con il passato è lampante – prosegue Fumagalli – ma senza sacrificare in toto uno dei concetti portanti della famiglia C. Parlando di famiglia di biciclette, tengo a sottolineare che la C72 ad oggi è una sola bici, mentre in passato la C68 era rappresentata dalla versione stradale, Allroad e gravel».

Colnago C72, richiamo al passato, il Made in Italy del futuro
Davide Fumagalli, responsabile R&D di Colnago
Colnago C72, richiamo al passato, il Made in Italy del futuro
Davide Fumagalli, responsabile R&D di Colnago

Quanto tempo per costruire un telaio C72?

«E’ difficile quantificare in modo preciso il tempo necessario per la costruzione della nuova Colnago C72, essendo fatto completamente a mano le variabili ci sono e sono da considerare – dice Fumagalli – di fatto è una catena di montaggio. Potrei dire che per le operazioni fatte internamente è necessaria 1 ora e mezza, poco più, poco meno.

«Però – conclude Fumagalli – c’è la parte di laminazione/realizzazione delle tubazioni, operazione fatta in esterno e qui ci vogliono circa 2 ore».

Colnago C72, vocazione comfort

Pur non snaturando completamente il suo DNA, C72 vuole essere comoda, un comfort ottenuto con un blend di fattori. La nuova geometria della C72 porta ad avere una bici più alta sull’anteriore (tendenza che abbraccia anche le bici completamente dedicate all’ambito professionistico, come ci ha confermato Fumagalli), che permette il passaggio di pneumatici fino a 35 millimetri (effettivi) di sezione.

La stessa geometria, con i suoi angoli (in particolare quello anteriore) è studiata per interfacciarsi al meglio con gomme da 30 e 32. Rispetto alla C68 c’è un aumento del valore di stack, taglia per taglia. E poi c’è il vano porta oggetti integrato nell’obliquo, al di sotto del porta borraccia.

Nuovo manubrio integrato CC.02

E’ un’evoluzione del CC.01 già presente in gamma, utilizzato sulla C68 e anche sulla V5Rs. Il nuovo CC.02 (full carbon) riprende solo in parte lo shape del predecessore, con un’ampiezza della curva che è stata addolcita. Il cap tra stem e tubo della forcella non integra più il mini-tool ed è prodotto con dei filamenti di carbonio derivati dalle lavorazioni del telaio.

Un occhio alla sostenibilità che non guasta. Anche se di pochi grammi, il manubrio Colnago CC.02 è stato alleggerito (rispetto al CC.01)

Alcuni dettagli da considerare

Colnago C72 ha il forcellino posteriore di natura UDH ed il supporto del deragliatore può essere rimosso. La scatola centrale (larga 68 millimetri) ha le sedi filettate ed il movimento centrale è di tipo BSA con calotte esterne (come il modello Y1Rs). Non è compatibile con i gruppi meccanici. Il reggisella full carbon è specifico per questo modello ed è disponibile con arretramento zero oppure 1,5 centimetri. Il vano porta oggetti è studiato in ottica road con un volume specifico per la propria bag.

Quest’ultima include una bomboletta C02, due camere d’aria in TPU ed un tool-kit con piccola chiave dinamometrica. Il peso dichiarato del frame in taglia 48,5 è di 895 grammi, senza verniciatura (370 per la forcella).

Allestimenti e prezzi

Prima di tutto le taglie. Sono sette e vanno dalla 42 alla 57. Ognuna di queste ha dei valori propri, per tutto quello che concerne angoli, interasse, trail, in puro stile Colnago e della famiglia C. L’unico valore accostabile e comune a tutte le misure è il rake della forcella, 45 millimetri. 4 allestimenti, Campagnolo Super Record, 2 versioni con Shimano Dura-Ace (con ruote Enve SES 4.5, oppure con Fulcrum Sharq 57), infine con la trasmissione Sram Red AXS. E’ disponibile anche il kit telaio.

I prezzi sono rispettivamente di 15.900 euro (stesso prezzo per la Dura Ace con le Enve), 14.200 e 16.600 euro. Il frame-kit ha un listino di 5.940 euro.

Colnago

Nuove Ursus Arya G, come cambia il concetto di performance

Nuove Ursus Arya G, come cambia il concetto di performance

10.04.2026
5 min
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La nuova famiglia di ruote Ursus Arya, della categoria G si pongono come un gamechanger vero e proprio. Dopo la categoria R, ovvero le prime Ursus con i raggi in carbonio (e molti altri aspetti tecnici da considerare), l’azienda veneta non smette di spingere sull’acceleratore della tecnologia e porta una soluzione tutta nuova in ambito ciclistico.

Le nuove Arya G hanno i raggi in fibra PBO, un materiale composito noto in ambito aerospaziale per la sua resistenza alla trazione, elasticità e peso ridotto. Ogni raggio delle Arya G è composto da 16.000 filamenti, protetti da una guaina. I raggi sono i nuovissimi RC-1 sviluppati da Sapim, ma tutto prende forma attorno alla piattaforma dinamica Ursus OmniTune System. Entriamo nel dettaglio delle nuove Ursus Arya G.

Adattarsi a terreni differenti

Ursus ha sviluppato un prodotto tanto prestazionale, quanto sfruttabile e versatile grazie a caratteristiche di adattabilità mai raggiunte fino ad ora. La tecnologia ha contribuito al raggiungimento del risultato. Le ruote Arya G sono di fatto un sistema e ridefinisce il concetto di resa tecnica nelle condizioni più variabili ed al tempo stesso severe.

Il prodotto Arya G è sviluppato attorno ai nuovi raggi Sapim RC-1 in fibra PBO (acronimo di Poli p fenilen benzisoxazole), sono rotondi e rivestiti da una guaina resistente UV che ha anche il compito di proteggere il materiale composito. Questa tipologia di raggio è integrato nell’innovativo OmniTune System (OTS) messo a punto da Ursus per le ruote di ultimissima generazione ad elevate prestazioni.

Nuove Ursus Arya G, come cambia il concetto di performance
Profilo da 50 davanti e dietro e una forma importante
Nuove Ursus Arya G, come cambia il concetto di performance
Profilo da 50 davanti e dietro e una forma importante

OTS, cosa significa

E’ un sistema dinamico progettato da Ursus per ottimizzare l’interazione tra i diversi componenti in gioco, raggi ed il loro comportamento, cerchio e naturalmente i mozzi. Vengono migliorate le risposte e l’efficienza meccanica, così come l’adattamento al terreno.

Ne traggono vantaggio la capacità di assorbimento e di conseguenza il comfort, la qualità della pedalata, senza perdere di velocità e reattività.

Come sono fatte le nuove Ursus Arya G

Cerchio in carbonio da 50 millimetri, con canale interno da 25 con ingaggio tubeless mini-hook. Le pareti del cerchio non sono hookless, ma prevedono una mini-sede per l’alloggio dello pneumatico. E’ previsto il tape tubeless all’interno del canale. Il cerchio ha una larghezza complessiva di 31 millimetri.

I mozzi (della serie U-RG50) sono in alluminio, sovradimensionati, ma equilibrati nelle forme, con delle fresature laterali (nei punti di innesto dei raggi) completamente differenti tra destra e sinistra. Il meccanismo del mozzo posteriore è a 3 cricchetti che ingaggiano su una ruota dentata interna al mozzo ed il corpetto non necessita di strumenti per la rimozione ed il montaggio (facile da pulire ed in caso di manutenzione).

Nuove Ursus Arya G, come cambia il concetto di performance
Configurazione tubeless, perfetta per questa tipologia di prodotto
Nuove Ursus Arya G, come cambia il concetto di performance
Configurazione tubeless, perfetta per questa tipologia di prodotto

I raggi sono 21 per entrambe le ruote. Adottano il posizionamento definito Y-Stars. Nella zona del cerchio (con i nipples esterni in alluminio) sono in formazione con un numero di 3 raggi ravvicinati tra loro, mentre ai mozzi adottano una sorta di innesto (sempre con i nipples in alluminio) asimmetrico. Quello anteriore presenta le teste contrapposte dei raggi dal lato del disco, radiali da quello libero, mentre il posteriore ha i raggi contrapposti con incrocio in seconda dalla parte dei pignoni (singoli dal lato del disco).

Alcuni numeri interessanti

1.380 grammi rilevati la coppia, con il nastro tubeless e le valvole inserite. Si tratta di un valore alla bilancia davvero buono se consideriamo un cerchio “panciuto” e parecchio strutturato, in puro stile Ursus. C’è da considerare anche il fatto che le Arya G strizzano l’occhio ad un’utenza fast gravel/gravel race. Non un semplice dettaglio. Il prezzo di listino è di 2500 euro, non molto considerando la qualità complessiva e la tecnologia portata in dote.

Nuove Ursus Arya G, come cambia il concetto di performance
Provate in anteprima esclusiva
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Le prime impressioni

Le abbiamo utilizzate con una configurazione tubeless e pneumatici da 30 millimetri di sezione. Il binomio con il canale interno ha portato la dimensione reale dello pneumatico a 31 millimetri, differenza del tutto tollerabile. Il comportamento delle Ursus Arya G50 è qualcosa di nuovo, difficilmente accostabile a ruote “standard” road, ma anche gravel ad alte prestazioni.

Ci sono piaciute tanto. Perché? Per la fluidità, la stabilità e per il piacere di guida. Sono ruote confortevoli, ma il brio che hanno dentro si sente. Assecondano il terreno, quasi a copiare, al tempo stesso quando gli si chiede un cambio di ritmo le Arya G sono li a supportare, anche in salita (non sono ruote da scalatore puro).

In prima battuta abbiamo definito il comportamento “gommoso”, aggettivo che ci è servito per dare una forma (inusuale) alla performance di queste ruote. Con il passare dei chilometri, delle ore e con i tanti contesti ambientali dove abbiamo utilizzato le nuove Arya G50, resta solo in parte la “gommosità” percepita inizialmente, ma emergono soprattutto la fluidità e la compostezza (anche in discesa ad andature elevate) di un prodotto che si pone come un gamechanger.

Ursus

Lotto-Intermarché, Jarno Widar, OQUO

Da OQUO una nuova gamma di ruote con i raggi in carbonio

08.04.2026
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Il brand spagnolo OQUO presenta una nuova gamma di ruote con i raggi in carbonio, sviluppata e realizzata per garantire ai ciclisti prestazioni di alto livello in ogni condizione e su tutti i percorsi. La scelta di utilizzare dei raggi in carbonio è legata al fatto che questo tipo di soluzione tecnica offre una maggiore rigidità, peso rotazionale ridotto e una performance aerodinamica migliorata. Il tutto grazie a un sistema completamente rinnovato. 

La scelta di OQUO di innovare la propria gamma di ruote ad alte prestazioni non è legata solamente al mondo del ciclismo su strada, ma anche del gravel. Un lavoro che ha coinvolto in maniera attiva il team Lotto-Intermarché, con il quale OQUO ha collaborato per oltre due anni studiando diverse soluzioni tecniche. 

Rigidità

Aver inserito la novità dei raggi in carbonio ha comunque portato il team del marchio spagnolo a lavorare, per sfruttare il potenziale, anche sul sistema ruota come insieme. Il lavoro svolto ha interessato quindi ogni dettaglio e particolare, dal cerchio ai mozzi e al design dei raggi stessi. Tutto è stato sviluppato per massimizzare la velocità e l’efficienza del mezzo, con l’obiettivo di mantenere allo stesso tempo invariate le sensazioni di guida.

In termini tecnici la nuova configurazione delle ruote OQUO con i raggi in carbonio offre diversi miglioramenti. Il primo è una maggiore rigidità e una conseguente migliore trasmissione a terra della potenza. Elasticità e resistenza consentono di avere un aumento del 17 per cento della rigidità torsionale, ne conseguono accelerazioni dirette. 

Peso ridotto

Le ruote giocano un ruolo chiave dal punto di vista tecnico, in quanto rappresentano l’unico punto di contatto tra la bici e il terreno. Un vantaggio su questo componente si traduce su tutto il mezzo. Con i raggi in carbonio si ha anche una riduzione del peso rotazionale, in quanto la rigidità offerta dal carbonio consente di ridurre il numero di raggi a venti per ruota. In combinazione con il loro peso inferiore, questo riduce la massa rotazionale fino al 6 per cento, migliorando accelerazione ed efficienza in salita.

Dal punto di vista del disegno i profili dei raggi sono stati ottimizzati, aspetto che unito al loro numero ridotto porta un risparmio fino a 2 watt ad alte velocità. 

Al fine di supportare il sistema di raggi in carbonio, è stato sviluppato un design specifico del mozzo che allinea con precisione i raggi, garantendo una tensione stabile anche sotto i carichi massimi degli sprint.

Diversi modelli

In OQUO il processo di realizzazione delle ruote è controllato in ogni singolo passaggio, questo perché tutto viene fatto all’interno della fabbrica nei Paesi Baschi. Aspetto che permette agli ingegneri di ottimizzare ogni dettaglio: dal design dei componenti ai parametri di assemblaggio e alla regolazione finale delle ruote

I nuovi modelli di ruote con raggi in carbonio vanno ad ampliare la gamma LTD di OQUO, che vede aggiungersi quattro modelli: 

  • RA80 LTD CS: Massima aerodinamica per pedalare ad alta velocità, con un profilo del cerchio da 80 mm e 23 mm di larghezza interna. Ideale per le prove contro il tempo.
  • RA57 LTD CS: Con un profilo del cerchio da 57 mm, canale interno da 23 mm e un peso competitivo di 1.373 grammi, questa ruota aerodinamica ad alte prestazioni è progettata per gare ad alta velocità.
  • RP50 LTD CS: Profilo del cerchio da 50 mm, con il canale interno da 25 mm di larghezza interna è una ruota progettata per montare pneumatici più larghi.
  • RP45 LTD CS: Con un profilo del cerchio da 45 mm, 21 mm di larghezza interna e peso di soli 1.223 grammi è la coppia di ruote più leggera di tutta la gamma.

OQUO

3T, telaio, carbonio

3T al centro di una piattaforma per la produzione made in Italy

04.04.2026
3 min
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E’ ormai sotto gli occhi di tutti il fatto che oggi stiamo vivendo un momento particolarmente difficile a causa di conflitti che toccano ogni angolo del nostro pianeta. Questa situazione così preoccupante non può non toccare anche il mondo della bicicletta. Negli ultimi mesi, gli scenari economici e geopolitici stanno spingendo molte aziende del settore a riconsiderare la necessità di riportare la produzione industriale in Europa. A tutto ciò si aggiunge una crescente richiesta di qualità, di tempi di sviluppo più rapidi e un maggiore controllo sulla filiera produttiva. 

3T, telaio, carbonio
3T ha investito e lavorato per riportare in Italia la produzione dei propri telai in carbonio
3T, telaio, carbonio
3T ha investito e lavorato per riportare in Italia la produzione dei propri telai in carbonio

La forza di essere sistema

Alcune aziende, che potremmo considerare più avvedute, già da alcuni anni hanno iniziato a riconsiderare la gestione della loro filiera produttiva. Una di queste è 3T. A partire dal 2018 l’azienda bergamasca ha iniziato a investire e a strutturarsi per riportare in Italia la produzione dei propri telai in carbonio di alta gamma, sfruttando tutti i vantaggi di essere parte di un vero e proprio ecosistema produttivo. Oggi 3T è parte integrante della piattaforma industriale italiana del comparto bici del gruppo Uturn Investiments. Oltre alla stessa 3T, ne fanno parte le seguenti realtà, tutte radicate nelle provincie di Brescia e Bergamo.

  • Metamoulds: specializzata nella produzione di stampi progettati internamente o sviluppati su specifiche del cliente.
  • Composite Jazz: azienda produttrice di articoli in fibra di carbonio, con know-how iperspecializzato. Nella sua attività produttiva impiega tecnologie proprietarie brevettate, come il processo che dà vita al “Jazz Carbon”, utilizzato per la realizzazione delle bici Made in Italy di 3T.
  • We Paint: attiva nel settore della verniciatura di telai e dell’assemblaggio di biciclette.

Come detto, tutte le aziende del gruppo Uturn Investiments del comparto bici sono collocate strategicamente sul territorio bergamasco e bresciano. Ogni azienda è in grado di offrire una serie di servizi: dalla consulenza e progettazione alla predisposizione di forme e stampi, dalla produzione industriale di telai e componenti in carbonio alla verniciatura e all’assemblaggio di biciclette complete.

3T, telaio, Racemax2 ITA
Le biciclette 3T rappresentano il risultato finale di una filiera che parte dal filo di carbonio grezzo e arriva alla bici pronta da pedalare
3T, telaio, Racemax2 ITA
Le biciclette 3T rappresentano il risultato finale di una filiera che parte dal filo di carbonio grezzo e arriva alla bici pronta da pedalare

Al via una nuova fase

Oggi, mentre i processi produttivi vengono continuamente perfezionati e declinati in nuove tecnologie, le aziende del gruppo Uturn Investiments entrano in una nuova fase. Il volume di produzione, inizialmente di qualche decina di biciclette, è oggi stabilmente nell’ordine di alcune migliaia di pezzi all’anno e, essendo progettata per essere facilmente scalabile, dispone della flessibilità necessaria per aumentarla.

Oggi questa piattaforma industriale è pienamente operativa e rappresenta una base produttiva unica in Europa. A confermarlo è Edi Jareci, CEO di 3T e Composite Jazz, e partner di Uturn Investiments.

«Il percorso che ci ha condotto a riportare in Europa know-how, infrastrutture e lavoro, in precedenza delocalizzati, è per noi motivo di grande orgoglio», ha dichiarato Edi Jareci. «Crediamo che rappresenti un valore determinante per chi sceglie una bicicletta di alta gamma. Allo stesso tempo, crediamo molto nell’importanza del fare sistema: siamo convinti che il rafforzamento di una filiera industriale europea nel settore del carbonio passi anche dalla capacità di collaborare e dialogare con realtà che condividano gli stessi valori e la stessa fiducia nel saper fare in Italia che hanno ispirato il nostro percorso».

3T

Syncros Capital 40 SL, ruote esclusive e capaci di cambiare la bici

Syncros Capital 40 SL, ruote esclusive e capaci di cambiare la bici

14.03.2026
7 min
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Syncros Capital 40 SL sono le ruote costruite come se fossero un monoblocco in carbonio. Certamente esclusive, tanto prestazionali anche se non così cattive come si potrebbe immaginare. Costose, ma anche in grado di cambiare in toto la resa tecnica della bici, di qualsiasi categoria di mezzo meccanico si tratti.

Le abbiamo provate, messe alla frusta in diverse situazioni e con bici differenti, come piace fare a noi. Entriamo nel dettaglio della prova.

Syncros Capital 40 SL, ruote esclusive e capaci di cambiare la bici
Ci sono 16 raggi per singola ruota
Syncros Capital 40 SL, ruote esclusive e capaci di cambiare la bici
Ci sono 16 raggi per singola ruota

Syncros Capital 40 SL, il gamechanger

Quando si snocciola un prodotto del genere è quasi inevitabile sfociare nell’argomentazione legata al prezzo. 4.198 euro sono tanti. Le Capital 40 SL non sono ruote per tutti, non lo vogliono essere ed a nostro parere il primo fattore da considerare, valutazioni soggettive a parte, sarebbe un altro. Quale può essere il vero upgrade che permetta di migliorare la bici, sostanzioso e tangibile, legato ai numeri ed alle sensazioni percepite? Queste ruote sono quel tipo di upgrade.

1,010 chilogrammi per la ruota posteriore, 880 grammi per l’anteriore, entrambe gommate (Schwalbe Pro One da 30), latticizzate e con valvole montate. 1.890 grammi la coppia, peso davvero interessante se consideriamo inoltre che gli Schwalbe Pro One non sono i tubeless più leggeri proposti dal mercato. Significa una coppia di ruote con un valore netto di pochissimo superiore ai 1.100 grammi.

Cerchio da 40 millimetri full carbon hookless di ultima generazione (con pareti più spesse, rispetto ad una generazione hookless più anziana). Canale interno da 25 millimetri di larghezza che non necessita di tape tubeless. Raggi in carbonio annegati nel cerchio, non ci sono nipples e sono flangiati in perfetto accoppiamento con i mozzi in alluminio. Questi ultimi adottano la meccanica DT Swiss (quello posteriore è Rachet EXP).

Guidabili, gestibili e “quasi” comode

Sì, lo abbiamo scritto in precedenza e vogliamo sottolinearlo, le ruote Syncros Capital 40 SL sono delle vere e proprie gamechanger. Colpiscono per la loro guidabilità, la facilità e l’immediatezza del feeling. Sono dirette, prontissime, per nulla nervose, anche se è necessario considerare che, la configurazione (e le giuste pressioni di gonfiaggio, legate anche allo stile di guida) con lo pneumatico può fare una grande differenza.

Hookless, canale interno abbondante e pneumatico che deve essere perfettamente in linea con il cerchio. Lo stesso pneumatico deve contribuire all’efficienza aerodinamica e deve “proteggere” i bordi del cerchio, per una ruota del genere non deve essere ingombrante. Cosa significa? Significa che al pari di una ruota che fa tanta rotazione e scorre alla minima bava di vento, ci deve essere uno pneumatico che asseconda scorrevolezza ed agilità. Ci si spinge verso una sfruttabilità massimizzata del binomio. Inoltre la Syncros Capital 40 SL non sono per nulla scomode e non sono ruote nervose da cavallo pazzo.

Vento laterale? Questo sconosciuto

Le Syncros Capital 40 SL sono praticamente immuni alle folate laterali. E’ vero, non stiamo argomentando un profilo estremo, altissimo ed ingombrante, ma è comunque un cerchio da 40 millimetri spanciato che, abbinato ad un tubeless da 30, nel complesso sfiora i 50 millimetri totali. Ci sono dei profilati in carbonio con un impatto laterale da non sottovalutare ed anche l’ingombro delle flange non passa inosservato.

A nostro parere è un bel valore aggiunto che permette alle 40 SL di essere montate (e sfruttate a pieno) su una aero bike, tanto quanto su una bici standard. Il fatto di avere questa sorta di immunità laterale si riflette positivamente anche sulla guidabilità e sul cambiamento perentorio delle traiettorie.

Più aero oppure da scalatore?

Banale da scrivere, ma le Capital 40 SL sono il compromesso ottimale. Se montate su una bici aero fanno risparmiare tanti grammi, aumentando al tempo stesso le risposte della bici alle basse velocità. Anzi, sono facilissime da rilanciare e tengono bene l’andatura quando questa si alza. Intese come equipaggiamento per una bici dalle forme e geometrie più tradizionali, diventano un plus, appunto un gamechanger.

Sono più briose rispetto a qualsiasi ruota classica, con raggiatura tradizionale. Guidabilità e stabilità in discesa è qualcosa che non ci si aspetta, considerando la categoria alla quale appartengono e il giudizio che inevitabilmente viene espresso al primo impatto visivo.

In conclusione

Syncros Capital 40 SL sono ruoti eccellenti. Lo sono perché sono in grado di appagare l’occhio, a prescindere dal modello di bicicletta, lo sono in modo particolare quando la valutazione diventa tecnica e certosina. Sono tanto estreme per le tecnologie e la modalità di costruzione, quanto versatili e tanto gratificanti da guidare, in pianura, sui vallonati, in particolar modo in salita ed in discesa. In fatto di rigidità non si dimostrano estreme, fattore che ci piace e conferma una facilità di gestione.

Tutto il pacchetto è azzeccato, ruote/gomme/dettagli, scelta della ClickValve di Schwalbe inclusa, che semplifica (non poco) il corretto tallonamento dello pneumatico al cerchio. Una nota ed una malizia che potrebbe risultare utile. Ruote hookless di questa categoria avrebbero un alleato in più con un inserto all’interno del canale/pneumatico, prodotto in grado di salvaguardare i bordi del cerchio in caso di foratura.

Syncros

Colnago V5Rs e Y1Rs Dark Series

Dark Series, nuovo look racing per V5Rs e Y1Rs 

11.03.2026
4 min
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In principio, come spesso accade in questa epoca, fu Pogacar. Fu infatti il campione sloveno ad utilizzare per la prima volta, al Tour dell’anno scorso, il bolide aerodinamico Y1Rs senza vernice. Quella scelta fu dettata dalla ricerca della massima leggerezza durante la cronoscalata di Peyragudes (vinta, guarda caso). Colnago, Pogacar e la UAE videro che era cosa buona giusta e da allora non cambiarono praticamente mai. 

Su quella bici, oltre al Tour, il fuoriclasse di Komenda ha poi vinto anche il mondiale, l’europeo, il Lombardia e, solo qualche giorno fa, la Strade Bianche. Ora Colnago ha deciso di rendere disponibile quella speciale versione della sua bicicletta più veloce a tutti gli appassionati, lanciando la Y1Rs Dark.

Ma non solo. In contemporanea è stata presentata anche la V5Rs Dark, cioè la variante con carbonio a vista della bici più leggera e versatile del catalogo dell’azienda. E’ nata così la Dark Series, la versione (in edizione limitata) più accattivante dei due modelli più racing mai prodotti da Colnago.

Colnago Y1Rs Dark Series
In questa foto si apprezzano tutta l’estetica del carbonio a vista e lo stemma di Colnago cromato al centro del tubo sterzo
Colnago Y1Rs Dark Series
In questa foto si apprezzano tutta l’estetica del carbonio a vista e lo stemma di Colnago cromato al centro del tubo sterzo

Carbonio a vista e dettagli cromati in titanio

La livrea Dark di Y1Rs e V5Rs è stata progettata per mettere in risalto il più possibile l’anima del telaio, cioè l’intreccio della fibra di carbonio. 

L’assenza dello strato di vernice colorata infatti rende visibile ogni pezza di carbonio, ogni sfumatura del materiale che costruisce la bicicletta, dando vita ad un’estetica che è allo stesso tempo minimal ed elegantissima. Il carbonio in tutta la sua purezza, si potrebbe dire.

Per rendere ancora più unica e particolare questa serie Dark, Colnago ha deciso di aggiungere anche dei dettagli cromati in tonalità titanio, tra cui la scritta Colnago sul tubo obliquo e l’emblema dell’asso di fiori sulla parte anteriore. La scelta della colorazione titanio per questi dettagli è stata studiata per fare in modo che spiccassero sul nero del telaio quel tanto che basta per rendere Y1Rs Dark e V5Rs Dark ancora più raffinate.

L’unica verniciatura presente è un leggerissimo velo di trasparente a protezione del telaio. Anche perché si tratta di una realizzazione davvero limitata: solo 300 V5Rs e 300 Y1Rs prodotte per tutto il mondo.

Colnago Y1Rs Dark Series
La Colnago Y1Rs Dark Series, ispirata da quella usata per la prima volta da Pogacar al Tour 2025
Colnago Y1Rs Dark Series
La Colnago Y1Rs Dark Series, ispirata da quella usata per la prima volta da Pogacar al Tour 2025

V5Rs e Y1Rs: la stessa anima racing

Non è affatto un caso che la colorazione Dark sia stata scelta per questi due modelli. Si tratta infatti delle due bici top di gamma di Colnago, quelle usate dai professionisti (e dagli amatori) più esigenti.

La V5Rs, presentata nell’aprile dell’anno scorso, è il modello più leggero e versatile dello storico brand italiano, nata come una vera allrounder per ogni terreno. Progettata per le salite, considerato il suo telaio con un peso dichiarato di 685 grammi (il più leggero mai prodotto da Colnago), è anche un mezzo adattissimo ad ogni situazione. Ha una geometria tradizionale, ottimizzata quindi anche per i percorsi vallonati, dove oltre il peso contano anche la rigidità e l’aerodinamica.

Anche se, vedendo almeno l’utilizzo dei professionisti, Pogacar in primis, la vera allrounder è diventata la Y1Rs. Questo modello avveniristico è stato presentato a fine 2024 come bici super aero, pronto a scatenarsi sui terreni pianeggianti. Col passare dei mesi però è stata utilizzata dai corridori sempre ed ovunque, anche nelle tappe e nelle gare più impegnative. Resta comunque un mezzo estremo, progettato per chi davvero vuole tutto il meglio del meglio quando c’è da ricercare la massima velocità.

Colnago V5Rs Dark Series
La nuova livrea è stata resa disponibile (in 300 esemplari) anche sulla V5Rs, l’allrounder da salita del brand italiano
Colnago V5Rs Dark Series
La nuova livrea è stata resa disponibile (in 300 esemplari) anche sulla V5Rs, l’allrounder da salita del brand italiano

Kit telaio e prezzi

V5Rs e Y1Rs Dark Series sono presentate per il momento soltanto come kit telaio.

Kit che per la V5Rs Dark comprende telaio, forcella, reggisella, mentre per la Y1Rs comprende telaio, forcella, reggisella e anche il cockpit integrato. La buona notizia è che il prezzo di queste nuove versioni super racing è lo stesso rispetto a quello della colorazione standard.

Colnago

Parkpre K9: design dinamico e telaio in carbonio

09.12.2025
3 min
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Chi pedala spesso sa che l’aerodinamica e la ricerca della sua massima performance sono importanti per avere a parità di sforzo prestazioni migliori. Nel professionismo questo ha portato all’estremizzazione della posizione in sella da parte dei ciclisti. Certi aspetti però appartengono solamente alla massima categoria del ciclismo, per il resto la posizione aerodinamica conta, ma serve trovare il corretto equilibrio per garantire all’utente anche il giusto comfort. Da Parkpre hanno presentato un nuovo modello, la K9, pensata proprio per riunire in unico telaio tutti questi concetti

Stiamo parlando di una bicicletta realizzata in carbonio monoscocca, quindi dalle caratteristiche tecniche elevate, con passaggio interno dei cavi e freni a disco. Il disegno del telaio propone delle geometrie moderne ma comunque votate al comfort. Il risultato è una bicicletta che si riassume così: altamente performante in salita e capace di garantire buone velocità nelle lunghe percorrenze. 

La nuova Parkpre K9 ha un telaio realizzato in carbonio: leggero e reattivo
La nuova Parkpre K9 ha un telaio realizzato in carbonio: leggero e reattivo

Facilità d’uso

La nuova Parkpre K9 è una bicicletta da corsa ottima per chi è alla prime armi e cerca un modello entry level che coniughi una buona dose di ricerca dell’aerodinamica senza eccedere, andando così a gravare sulla resistenza. L’assetto del telaio offre una guida veloce e dinamica, con una bicicletta sempre pronta e reattiva in curva ma anche stabile quando si tratta di spingere sui pedali. 

I tubi sono sagomati per ridurre al minimo la resistenza del vento, aumentando la velocità a parità di sforzo e l’efficienza aerodinamica, in particolar modo nei tratti pianeggianti. Il modello K9 è un prodotto ideale per chi sta acquistando la sua prima bici in carbonio e desidera un prodotto che offra un vero miglioramento rispetto ai telai in alluminio, ma senza entrare nel segmento di alta gamma.

Il telaio pesa solamente 980 grammi
Il telaio pesa solamente 980 grammi

Dettagli tecnici

Per la Parkpre K9, come detto, il telaio è realizzato con carbonio monoscocca UD, il quale gli dona un peso estremamente contenuto: 980 grammi. Il reggisella è il Parkpre Carbon UD, mentre il movimento centrale scelto è il Pressfit 86,5×41.

E’ equipaggiata con il gruppo Shimano 105 Di2 a dodici velocità con all’anteriore doppia corona 50×34, mentre la cassetta posteriore va dall’11 al 34. Comandi e impianti frenante sono sempre Shimano 105. Le ruote sono le PFR con profilo da 50 millimetri e montano copertoni Vittoria Zaffiro con larghezza 28 millimetri.

La nuova nata di casa Parkpre permette a chi si sta avvicinando al mondo del ciclismo su strada di godersi delle uscite più veloci e lunghe, mantenendo il giusto equilibrio tra prestazioni tecniche e budget. La K9 è personalizzabile come tutti i modelli Parkpre, l’utente potrà scegliere tra una vasta gamma di colori, finiture opache o lucide, dettagli grafici se inserirli oppure no, rendendo la bici un vero pezzo unico.

Parkpre

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro’

27.10.2025
4 min
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CALDARO – Per la prima volta entriamo ufficialmente in contatto con le ruote Partington. Un brand australiano di nicchia che ha l’obiettivo di sviluppare e costruire le migliori ruote al mondo in ambito bici (crediamo che diversi marchi di questa categoria abbiano la medesima ambizione). Le ruote sono state utilizzate anche in ambito WorldTour con ottimi risultati e riscontri eccellenti da parte di corridori non supportati tecnicamente da Partington (che non sponsorizza nessun team e nessun atleta). E ci è stato chiesto di non veicolare alcuna immagine.

La produzione attuale non va oltre le 600 paia ed ogni componente è fatto in casa (Australia), in modo da avere sotto stretto controllo ogni passaggio della catena produttiva. Entriamo nel dettaglio delle ruote Partington.

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Fusto tutto in carbonio per anteriore e posteriore
Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Fusto tutto in carbonio per anteriore e posteriore

Partington, due versioni in catalogo

Si parla di una nicchia e di un’azienda piuttosto giovane. La conferma arriva anche da una produzione e disponibilità ridotte e da un catalogo che (ad oggi) vede due versioni disponibili. Le 31/31 (numeri che si riferiscono anche all’altezza del cerchio) da un chilogrammo di peso e le 39/44, dichiarate a 1.160 grammi. Entrambi i modelli portano in dote cerchi e raggi completamente in carbonio. Fino a qui nulla di strano, nulla di eccezionale che non si possa trovare anche in altre ruote facenti parte di questo segmento. Quando si entra nel dettaglio dei raggi e nella meccanica dei mozzi allora la curiosità si accende.

A prescindere, i due modelli hanno un canale interno da 21 millimetri di larghezza. Il cerchio è tubeless ready e prevede l’ingaggio hook (non è hookless). Non è previsto il nastro tubeless, ma la parte del canale interno è protetta ermeticamente (volendo fare un accostamento, come le Fulcrum, Campagnolo e come le ultime Mavic, come ad esempio le ultime Lightweight).

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Il mozzo è minimale nel disegno e si nota la curvatura dei raggi
Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Il mozzo è minimale nel disegno e si nota la curvatura dei raggi

Dieci raggi per ruota

Come accennato in precedenza, quando si entra nel dettaglio costruttivo dei raggi e nella meccanica dei mozzi, le Partington mostrano qualcosa di interessante che vale la pena argomentare. Tecnicamente i raggi sono 10 per ruota, perché ogni raggio è un pezzo unico che si avvolge ad U sulla flangia del mozzo e prosegue verso un altro punto del cerchio. Non sono perpendicolari, ma sono curvati e nel punto di innesto al cerchio adottano anche una sorta di asimmetria.

La soluzione è voluta per creare un bilanciamento ottimale della ruota e per limitare eventuali interventi sui raggi in carbonio che prevedono una bussola interna al cerchio (crediamo, di non facile accesso e che deve essere gestita da mani esperte). I mozzi sono in carbonio ed alluminio. Di fatto i raggi sono 20, contando i singoli innesti al cerchio.

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
La meccanica interna è uno strumento di precisione
Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
La meccanica interna è uno strumento di precisione

I cuscinetti flottanti

Non possiamo parlare di un test vero e proprio. Meno di 2 ore di utilizzo non sono da considerare una prova con sufficienti argomenti da snocciolare. Però la scorrevolezza e la capacità di mantenere la velocità sono fattori che ci hanno colpito (abbiamo usate le 31/31). Buona parte di questa scorrevolezza arriva dalla meccanica dei mozzi che adotta cuscinetti flottanti. Sono completamente (o quasi) liberi da frizioni interne, da pressioni che arrivano dall’esterno del mozzo, liberi da carichi che si generano in modo indesiderato e non programmato.

L’architettura non è un sistema cono/sfera, ma è “una sorta di cuscinetto sigillato” che non ingloba le sfere. Le lascia libere di girare nella calotta (che diventa anche la sede naturale). Il meccanismo delle ruota libera posteriore si basa su due ruote dentate contrapposte ed è piuttosto complicato. Quella più interna al mozzo si movimenta grazie a 6 piccole molle. Queste mostrano una spinta verso l’esterno, comprimendo la ruota dentata verso l’opposta che funge “quasi” da cremagliera. Il corpetto della ruota libera è ingaggiato a pressione, facile da rimuovere e pulire, ma è necessario porre attenzione proprio alle sei piccolissime molle.

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Struttura ermetica che non prevede nastro tubeless in plastica
Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Struttura ermetica che non prevede nastro tubeless in plastica

La nostra opinione

Una considerazione prende forma anche tenendo presente il prezzo di listino. Il prezzo di listino di tutte le ruote Partington presenti sul sito è di 7500 euro. E’ una cifra molto importante, sicuramente non per tutti e che posiziona le ruote Partington ad un livello di desiderio (e poco oltre) accessibile a pochi.

Dal punto di vista estetico le ruote sono oggettivamente belle, tanto minimali, ma al tempo stesso con un design pieno, nonostante i profili non troppo elevati. Per quanto concerne la resa su strada e la gestione delle varie parti delle ruote, forniremo dei feedback diretti e maggiormente approfonditi solo nel momento in cui avremo modo di provarle nei modi e tempi adeguati.

Partington

Lightweight cambia tutto (o quasi) ed il risultato è superlativo

04.10.2025
5 min
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Lightweight cambia tutto (o quasi) ed il risultato è superlativo. Meilestein ART, le ruote che rappresentano (anche) l'evoluzione del marchio.

MISANO ADRIATICO – Lightweight ha lanciato in modo ufficiale il nuovo sistema ruota. Si chiama Meilestein ART e rappresenta anche una sorta di evoluzione dell’azienda tedesca. Nuovi materiali e processi produttivi, rinnovate soluzioni di ingegneria ed entrano prepotentemente in gioco le analisi dettate dalla galleria del vento.

Meilestein ART ha un cerchio tubeless ready (non hookless, quindi perfettamente compatibile con camere d’aria e copertoncini), ha raggi tutti in carbonio innestati nel cerchio. Come vuole la tradizione Lightweight ed un mozzo in alluminio che funge anche da sede e punto di snodo dei profilati rim-to-rim. Vediamo la Meilestein ART nel dettaglio.

Tutto nuovo, tranne i caratteri della scritta
Tutto nuovo, tranne i caratteri della scritta

Nuova ruota, stessa qualità artigianale Lightweight

Meilestein ART è un sistema completamente nuovo, sotto ogni punto di vista. E’ difficilmente accostabile alle ruote Lightweight del passato, ma la produzione fatta a mano e di qualità artigianale resta, un vanto per il marchio tedesco. Per Meilestein ART sono stati ripensati in toto i processi di studio, design e sviluppo, produzione, così come la posa delle pelli di carbonio.

E’ un esempio la tecnologia Alpha Rib, che in parte sfrutta le conoscenze ed il DNA del passato, una soluzione che apre nuove frontiere alla categoria e mai utilizzata in passato. I raggi in carbonio si innestano direttamente nel cerchio, non ci sono nipples ed elementi metallici e non si fermano al pari della parete superiore del cerchio, ma proseguono verso il basso. Ognuno dei 24 raggi è collegato (appoggiato) ad una sorta di paratia interna al cerchio, una membrana che sostiene, irrobustisce, bilancia e rende il prodotto unico.

Il cerchio è tubeless ready e non necessita del nastro plastico all’interno del canale (largo 22,9 millimetri). Significa che la Meilestein ART è ottimizzata per gli pneumatici da 28, ma si configura in modo ottimale con le gomme da 30 e 32 (restando in un ambito dove è importante sfruttare a pieno le potenzialità delle Lightweight).

Alte 40 millimetri e raggi in un pezzo unico

Larghezza interna ampia, perfettamente in linea con le richieste attuali di un mercato che si spinge sempre più verso le gomme grandi. Il cerchio delle ART è alto 45 millimetri ed è arrotondato, un design dettato anche dalla galleria del vento, soluzione che permette di “alleggerire” le fasi di guida, evitando che sia la ruota a comandare e dettare le linee di guida. Non è un dettaglio banale e secondario, considerando che una Lightweight è tanto performante, quanto apprezzata e desiderata da differenti tipologie di utenza. Sempre in merito al cerchio, c’è una finitura liscia, con il filato di carbonio non più intrecciato.

I raggi sono rim-to-rim, sono incrociati in seconda e nel punto di incrocio adottano la storica “legatura” di rinforzo, eseguita con una pelle di carbonio. Ogni singolo raggio parte da un punto del cerchio, senza interruzioni ed arriva dal lato opposto, un blocco unico. Ogni singolo profilato si appoggia (ed è incollato) alle flange del mozzo in alluminio. I due mozzi, anteriore e posteriore non hanno dimensioni oversize (non hanno le flange in carbonio), sono dotati di una buona efficienza aerodinamica e contribuiscono a contenere il valore alla bilancia, molto basso. 1190 grammi dichiarati per le ruote in messa su strada. I mozzi hanno la meccanica interna che si basa sul Rachet System DT Swiss. Il prezzo di listino è di quelli importanti e si spinge oltre i 6000 euro.

Lightweight