Syncros Capital 40 SL, ruote esclusive e capaci di cambiare la bici

Syncros Capital 40 SL, ruote esclusive e capaci di cambiare la bici

14.03.2026
7 min
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Syncros Capital 40 SL sono le ruote costruite come se fossero un monoblocco in carbonio. Certamente esclusive, tanto prestazionali anche se non così cattive come si potrebbe immaginare. Costose, ma anche in grado di cambiare in toto la resa tecnica della bici, di qualsiasi categoria di mezzo meccanico si tratti.

Le abbiamo provate, messe alla frusta in diverse situazioni e con bici differenti, come piace fare a noi. Entriamo nel dettaglio della prova.

Syncros Capital 40 SL, ruote esclusive e capaci di cambiare la bici
Ci sono 16 raggi per singola ruota
Syncros Capital 40 SL, ruote esclusive e capaci di cambiare la bici
Ci sono 16 raggi per singola ruota

Syncros Capital 40 SL, il gamechanger

Quando si snocciola un prodotto del genere è quasi inevitabile sfociare nell’argomentazione legata al prezzo. 4.198 euro sono tanti. Le Capital 40 SL non sono ruote per tutti, non lo vogliono essere ed a nostro parere il primo fattore da considerare, valutazioni soggettive a parte, sarebbe un altro. Quale può essere il vero upgrade che permetta di migliorare la bici, sostanzioso e tangibile, legato ai numeri ed alle sensazioni percepite? Queste ruote sono quel tipo di upgrade.

1,010 chilogrammi per la ruota posteriore, 880 grammi per l’anteriore, entrambe gommate (Schwalbe Pro One da 30), latticizzate e con valvole montate. 1.890 grammi la coppia, peso davvero interessante se consideriamo inoltre che gli Schwalbe Pro One non sono i tubeless più leggeri proposti dal mercato. Significa una coppia di ruote con un valore netto di pochissimo superiore ai 1.100 grammi.

Cerchio da 40 millimetri full carbon hookless di ultima generazione (con pareti più spesse, rispetto ad una generazione hookless più anziana). Canale interno da 25 millimetri di larghezza che non necessita di tape tubeless. Raggi in carbonio annegati nel cerchio, non ci sono nipples e sono flangiati in perfetto accoppiamento con i mozzi in alluminio. Questi ultimi adottano la meccanica DT Swiss (quello posteriore è Rachet EXP).

Guidabili, gestibili e “quasi” comode

Sì, lo abbiamo scritto in precedenza e vogliamo sottolinearlo, le ruote Syncros Capital 40 SL sono delle vere e proprie gamechanger. Colpiscono per la loro guidabilità, la facilità e l’immediatezza del feeling. Sono dirette, prontissime, per nulla nervose, anche se è necessario considerare che, la configurazione (e le giuste pressioni di gonfiaggio, legate anche allo stile di guida) con lo pneumatico può fare una grande differenza.

Hookless, canale interno abbondante e pneumatico che deve essere perfettamente in linea con il cerchio. Lo stesso pneumatico deve contribuire all’efficienza aerodinamica e deve “proteggere” i bordi del cerchio, per una ruota del genere non deve essere ingombrante. Cosa significa? Significa che al pari di una ruota che fa tanta rotazione e scorre alla minima bava di vento, ci deve essere uno pneumatico che asseconda scorrevolezza ed agilità. Ci si spinge verso una sfruttabilità massimizzata del binomio. Inoltre la Syncros Capital 40 SL non sono per nulla scomode e non sono ruote nervose da cavallo pazzo.

Vento laterale? Questo sconosciuto

Le Syncros Capital 40 SL sono praticamente immuni alle folate laterali. E’ vero, non stiamo argomentando un profilo estremo, altissimo ed ingombrante, ma è comunque un cerchio da 40 millimetri spanciato che, abbinato ad un tubeless da 30, nel complesso sfiora i 50 millimetri totali. Ci sono dei profilati in carbonio con un impatto laterale da non sottovalutare ed anche l’ingombro delle flange non passa inosservato.

A nostro parere è un bel valore aggiunto che permette alle 40 SL di essere montate (e sfruttate a pieno) su una aero bike, tanto quanto su una bici standard. Il fatto di avere questa sorta di immunità laterale si riflette positivamente anche sulla guidabilità e sul cambiamento perentorio delle traiettorie.

Più aero oppure da scalatore?

Banale da scrivere, ma le Capital 40 SL sono il compromesso ottimale. Se montate su una bici aero fanno risparmiare tanti grammi, aumentando al tempo stesso le risposte della bici alle basse velocità. Anzi, sono facilissime da rilanciare e tengono bene l’andatura quando questa si alza. Intese come equipaggiamento per una bici dalle forme e geometrie più tradizionali, diventano un plus, appunto un gamechanger.

Sono più briose rispetto a qualsiasi ruota classica, con raggiatura tradizionale. Guidabilità e stabilità in discesa è qualcosa che non ci si aspetta, considerando la categoria alla quale appartengono e il giudizio che inevitabilmente viene espresso al primo impatto visivo.

In conclusione

Syncros Capital 40 SL sono ruoti eccellenti. Lo sono perché sono in grado di appagare l’occhio, a prescindere dal modello di bicicletta, lo sono in modo particolare quando la valutazione diventa tecnica e certosina. Sono tanto estreme per le tecnologie e la modalità di costruzione, quanto versatili e tanto gratificanti da guidare, in pianura, sui vallonati, in particolar modo in salita ed in discesa. In fatto di rigidità non si dimostrano estreme, fattore che ci piace e conferma una facilità di gestione.

Tutto il pacchetto è azzeccato, ruote/gomme/dettagli, scelta della ClickValve di Schwalbe inclusa, che semplifica (non poco) il corretto tallonamento dello pneumatico al cerchio. Una nota ed una malizia che potrebbe risultare utile. Ruote hookless di questa categoria avrebbero un alleato in più con un inserto all’interno del canale/pneumatico, prodotto in grado di salvaguardare i bordi del cerchio in caso di foratura.

Syncros

Colnago V5Rs e Y1Rs Dark Series

Dark Series, nuovo look racing per V5Rs e Y1Rs 

11.03.2026
4 min
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In principio, come spesso accade in questa epoca, fu Pogacar. Fu infatti il campione sloveno ad utilizzare per la prima volta, al Tour dell’anno scorso, il bolide aerodinamico Y1Rs senza vernice. Quella scelta fu dettata dalla ricerca della massima leggerezza durante la cronoscalata di Peyragudes (vinta, guarda caso). Colnago, Pogacar e la UAE videro che era cosa buona giusta e da allora non cambiarono praticamente mai. 

Su quella bici, oltre al Tour, il fuoriclasse di Komenda ha poi vinto anche il mondiale, l’europeo, il Lombardia e, solo qualche giorno fa, la Strade Bianche. Ora Colnago ha deciso di rendere disponibile quella speciale versione della sua bicicletta più veloce a tutti gli appassionati, lanciando la Y1Rs Dark.

Ma non solo. In contemporanea è stata presentata anche la V5Rs Dark, cioè la variante con carbonio a vista della bici più leggera e versatile del catalogo dell’azienda. E’ nata così la Dark Series, la versione (in edizione limitata) più accattivante dei due modelli più racing mai prodotti da Colnago.

Colnago Y1Rs Dark Series
In questa foto si apprezzano tutta l’estetica del carbonio a vista e lo stemma di Colnago cromato al centro del tubo sterzo
Colnago Y1Rs Dark Series
In questa foto si apprezzano tutta l’estetica del carbonio a vista e lo stemma di Colnago cromato al centro del tubo sterzo

Carbonio a vista e dettagli cromati in titanio

La livrea Dark di Y1Rs e V5Rs è stata progettata per mettere in risalto il più possibile l’anima del telaio, cioè l’intreccio della fibra di carbonio. 

L’assenza dello strato di vernice colorata infatti rende visibile ogni pezza di carbonio, ogni sfumatura del materiale che costruisce la bicicletta, dando vita ad un’estetica che è allo stesso tempo minimal ed elegantissima. Il carbonio in tutta la sua purezza, si potrebbe dire.

Per rendere ancora più unica e particolare questa serie Dark, Colnago ha deciso di aggiungere anche dei dettagli cromati in tonalità titanio, tra cui la scritta Colnago sul tubo obliquo e l’emblema dell’asso di fiori sulla parte anteriore. La scelta della colorazione titanio per questi dettagli è stata studiata per fare in modo che spiccassero sul nero del telaio quel tanto che basta per rendere Y1Rs Dark e V5Rs Dark ancora più raffinate.

L’unica verniciatura presente è un leggerissimo velo di trasparente a protezione del telaio. Anche perché si tratta di una realizzazione davvero limitata: solo 300 V5Rs e 300 Y1Rs prodotte per tutto il mondo.

Colnago Y1Rs Dark Series
La Colnago Y1Rs Dark Series, ispirata da quella usata per la prima volta da Pogacar al Tour 2025
Colnago Y1Rs Dark Series
La Colnago Y1Rs Dark Series, ispirata da quella usata per la prima volta da Pogacar al Tour 2025

V5Rs e Y1Rs: la stessa anima racing

Non è affatto un caso che la colorazione Dark sia stata scelta per questi due modelli. Si tratta infatti delle due bici top di gamma di Colnago, quelle usate dai professionisti (e dagli amatori) più esigenti.

La V5Rs, presentata nell’aprile dell’anno scorso, è il modello più leggero e versatile dello storico brand italiano, nata come una vera allrounder per ogni terreno. Progettata per le salite, considerato il suo telaio con un peso dichiarato di 685 grammi (il più leggero mai prodotto da Colnago), è anche un mezzo adattissimo ad ogni situazione. Ha una geometria tradizionale, ottimizzata quindi anche per i percorsi vallonati, dove oltre il peso contano anche la rigidità e l’aerodinamica.

Anche se, vedendo almeno l’utilizzo dei professionisti, Pogacar in primis, la vera allrounder è diventata la Y1Rs. Questo modello avveniristico è stato presentato a fine 2024 come bici super aero, pronto a scatenarsi sui terreni pianeggianti. Col passare dei mesi però è stata utilizzata dai corridori sempre ed ovunque, anche nelle tappe e nelle gare più impegnative. Resta comunque un mezzo estremo, progettato per chi davvero vuole tutto il meglio del meglio quando c’è da ricercare la massima velocità.

Colnago V5Rs Dark Series
La nuova livrea è stata resa disponibile (in 300 esemplari) anche sulla V5Rs, l’allrounder da salita del brand italiano
Colnago V5Rs Dark Series
La nuova livrea è stata resa disponibile (in 300 esemplari) anche sulla V5Rs, l’allrounder da salita del brand italiano

Kit telaio e prezzi

V5Rs e Y1Rs Dark Series sono presentate per il momento soltanto come kit telaio.

Kit che per la V5Rs Dark comprende telaio, forcella, reggisella, mentre per la Y1Rs comprende telaio, forcella, reggisella e anche il cockpit integrato. La buona notizia è che il prezzo di queste nuove versioni super racing è lo stesso rispetto a quello della colorazione standard.

Colnago

Parkpre K9: design dinamico e telaio in carbonio

09.12.2025
3 min
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Chi pedala spesso sa che l’aerodinamica e la ricerca della sua massima performance sono importanti per avere a parità di sforzo prestazioni migliori. Nel professionismo questo ha portato all’estremizzazione della posizione in sella da parte dei ciclisti. Certi aspetti però appartengono solamente alla massima categoria del ciclismo, per il resto la posizione aerodinamica conta, ma serve trovare il corretto equilibrio per garantire all’utente anche il giusto comfort. Da Parkpre hanno presentato un nuovo modello, la K9, pensata proprio per riunire in unico telaio tutti questi concetti

Stiamo parlando di una bicicletta realizzata in carbonio monoscocca, quindi dalle caratteristiche tecniche elevate, con passaggio interno dei cavi e freni a disco. Il disegno del telaio propone delle geometrie moderne ma comunque votate al comfort. Il risultato è una bicicletta che si riassume così: altamente performante in salita e capace di garantire buone velocità nelle lunghe percorrenze. 

La nuova Parkpre K9 ha un telaio realizzato in carbonio: leggero e reattivo
La nuova Parkpre K9 ha un telaio realizzato in carbonio: leggero e reattivo

Facilità d’uso

La nuova Parkpre K9 è una bicicletta da corsa ottima per chi è alla prime armi e cerca un modello entry level che coniughi una buona dose di ricerca dell’aerodinamica senza eccedere, andando così a gravare sulla resistenza. L’assetto del telaio offre una guida veloce e dinamica, con una bicicletta sempre pronta e reattiva in curva ma anche stabile quando si tratta di spingere sui pedali. 

I tubi sono sagomati per ridurre al minimo la resistenza del vento, aumentando la velocità a parità di sforzo e l’efficienza aerodinamica, in particolar modo nei tratti pianeggianti. Il modello K9 è un prodotto ideale per chi sta acquistando la sua prima bici in carbonio e desidera un prodotto che offra un vero miglioramento rispetto ai telai in alluminio, ma senza entrare nel segmento di alta gamma.

Il telaio pesa solamente 980 grammi
Il telaio pesa solamente 980 grammi

Dettagli tecnici

Per la Parkpre K9, come detto, il telaio è realizzato con carbonio monoscocca UD, il quale gli dona un peso estremamente contenuto: 980 grammi. Il reggisella è il Parkpre Carbon UD, mentre il movimento centrale scelto è il Pressfit 86,5×41.

E’ equipaggiata con il gruppo Shimano 105 Di2 a dodici velocità con all’anteriore doppia corona 50×34, mentre la cassetta posteriore va dall’11 al 34. Comandi e impianti frenante sono sempre Shimano 105. Le ruote sono le PFR con profilo da 50 millimetri e montano copertoni Vittoria Zaffiro con larghezza 28 millimetri.

La nuova nata di casa Parkpre permette a chi si sta avvicinando al mondo del ciclismo su strada di godersi delle uscite più veloci e lunghe, mantenendo il giusto equilibrio tra prestazioni tecniche e budget. La K9 è personalizzabile come tutti i modelli Parkpre, l’utente potrà scegliere tra una vasta gamma di colori, finiture opache o lucide, dettagli grafici se inserirli oppure no, rendendo la bici un vero pezzo unico.

Parkpre

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro’

27.10.2025
4 min
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CALDARO – Per la prima volta entriamo ufficialmente in contatto con le ruote Partington. Un brand australiano di nicchia che ha l’obiettivo di sviluppare e costruire le migliori ruote al mondo in ambito bici (crediamo che diversi marchi di questa categoria abbiano la medesima ambizione). Le ruote sono state utilizzate anche in ambito WorldTour con ottimi risultati e riscontri eccellenti da parte di corridori non supportati tecnicamente da Partington (che non sponsorizza nessun team e nessun atleta). E ci è stato chiesto di non veicolare alcuna immagine.

La produzione attuale non va oltre le 600 paia ed ogni componente è fatto in casa (Australia), in modo da avere sotto stretto controllo ogni passaggio della catena produttiva. Entriamo nel dettaglio delle ruote Partington.

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Fusto tutto in carbonio per anteriore e posteriore
Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Fusto tutto in carbonio per anteriore e posteriore

Partington, due versioni in catalogo

Si parla di una nicchia e di un’azienda piuttosto giovane. La conferma arriva anche da una produzione e disponibilità ridotte e da un catalogo che (ad oggi) vede due versioni disponibili. Le 31/31 (numeri che si riferiscono anche all’altezza del cerchio) da un chilogrammo di peso e le 39/44, dichiarate a 1.160 grammi. Entrambi i modelli portano in dote cerchi e raggi completamente in carbonio. Fino a qui nulla di strano, nulla di eccezionale che non si possa trovare anche in altre ruote facenti parte di questo segmento. Quando si entra nel dettaglio dei raggi e nella meccanica dei mozzi allora la curiosità si accende.

A prescindere, i due modelli hanno un canale interno da 21 millimetri di larghezza. Il cerchio è tubeless ready e prevede l’ingaggio hook (non è hookless). Non è previsto il nastro tubeless, ma la parte del canale interno è protetta ermeticamente (volendo fare un accostamento, come le Fulcrum, Campagnolo e come le ultime Mavic, come ad esempio le ultime Lightweight).

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Il mozzo è minimale nel disegno e si nota la curvatura dei raggi
Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Il mozzo è minimale nel disegno e si nota la curvatura dei raggi

Dieci raggi per ruota

Come accennato in precedenza, quando si entra nel dettaglio costruttivo dei raggi e nella meccanica dei mozzi, le Partington mostrano qualcosa di interessante che vale la pena argomentare. Tecnicamente i raggi sono 10 per ruota, perché ogni raggio è un pezzo unico che si avvolge ad U sulla flangia del mozzo e prosegue verso un altro punto del cerchio. Non sono perpendicolari, ma sono curvati e nel punto di innesto al cerchio adottano anche una sorta di asimmetria.

La soluzione è voluta per creare un bilanciamento ottimale della ruota e per limitare eventuali interventi sui raggi in carbonio che prevedono una bussola interna al cerchio (crediamo, di non facile accesso e che deve essere gestita da mani esperte). I mozzi sono in carbonio ed alluminio. Di fatto i raggi sono 20, contando i singoli innesti al cerchio.

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
La meccanica interna è uno strumento di precisione
Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
La meccanica interna è uno strumento di precisione

I cuscinetti flottanti

Non possiamo parlare di un test vero e proprio. Meno di 2 ore di utilizzo non sono da considerare una prova con sufficienti argomenti da snocciolare. Però la scorrevolezza e la capacità di mantenere la velocità sono fattori che ci hanno colpito (abbiamo usate le 31/31). Buona parte di questa scorrevolezza arriva dalla meccanica dei mozzi che adotta cuscinetti flottanti. Sono completamente (o quasi) liberi da frizioni interne, da pressioni che arrivano dall’esterno del mozzo, liberi da carichi che si generano in modo indesiderato e non programmato.

L’architettura non è un sistema cono/sfera, ma è “una sorta di cuscinetto sigillato” che non ingloba le sfere. Le lascia libere di girare nella calotta (che diventa anche la sede naturale). Il meccanismo delle ruota libera posteriore si basa su due ruote dentate contrapposte ed è piuttosto complicato. Quella più interna al mozzo si movimenta grazie a 6 piccole molle. Queste mostrano una spinta verso l’esterno, comprimendo la ruota dentata verso l’opposta che funge “quasi” da cremagliera. Il corpetto della ruota libera è ingaggiato a pressione, facile da rimuovere e pulire, ma è necessario porre attenzione proprio alle sei piccolissime molle.

Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Struttura ermetica che non prevede nastro tubeless in plastica
Ruote Partington, costose, usate (non ufficialmente) anche dai pro'
Struttura ermetica che non prevede nastro tubeless in plastica

La nostra opinione

Una considerazione prende forma anche tenendo presente il prezzo di listino. Il prezzo di listino di tutte le ruote Partington presenti sul sito è di 7500 euro. E’ una cifra molto importante, sicuramente non per tutti e che posiziona le ruote Partington ad un livello di desiderio (e poco oltre) accessibile a pochi.

Dal punto di vista estetico le ruote sono oggettivamente belle, tanto minimali, ma al tempo stesso con un design pieno, nonostante i profili non troppo elevati. Per quanto concerne la resa su strada e la gestione delle varie parti delle ruote, forniremo dei feedback diretti e maggiormente approfonditi solo nel momento in cui avremo modo di provarle nei modi e tempi adeguati.

Partington

Lightweight cambia tutto (o quasi) ed il risultato è superlativo

04.10.2025
5 min
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Lightweight cambia tutto (o quasi) ed il risultato è superlativo. Meilestein ART, le ruote che rappresentano (anche) l'evoluzione del marchio.

MISANO ADRIATICO – Lightweight ha lanciato in modo ufficiale il nuovo sistema ruota. Si chiama Meilestein ART e rappresenta anche una sorta di evoluzione dell’azienda tedesca. Nuovi materiali e processi produttivi, rinnovate soluzioni di ingegneria ed entrano prepotentemente in gioco le analisi dettate dalla galleria del vento.

Meilestein ART ha un cerchio tubeless ready (non hookless, quindi perfettamente compatibile con camere d’aria e copertoncini), ha raggi tutti in carbonio innestati nel cerchio. Come vuole la tradizione Lightweight ed un mozzo in alluminio che funge anche da sede e punto di snodo dei profilati rim-to-rim. Vediamo la Meilestein ART nel dettaglio.

Tutto nuovo, tranne i caratteri della scritta
Tutto nuovo, tranne i caratteri della scritta

Nuova ruota, stessa qualità artigianale Lightweight

Meilestein ART è un sistema completamente nuovo, sotto ogni punto di vista. E’ difficilmente accostabile alle ruote Lightweight del passato, ma la produzione fatta a mano e di qualità artigianale resta, un vanto per il marchio tedesco. Per Meilestein ART sono stati ripensati in toto i processi di studio, design e sviluppo, produzione, così come la posa delle pelli di carbonio.

E’ un esempio la tecnologia Alpha Rib, che in parte sfrutta le conoscenze ed il DNA del passato, una soluzione che apre nuove frontiere alla categoria e mai utilizzata in passato. I raggi in carbonio si innestano direttamente nel cerchio, non ci sono nipples ed elementi metallici e non si fermano al pari della parete superiore del cerchio, ma proseguono verso il basso. Ognuno dei 24 raggi è collegato (appoggiato) ad una sorta di paratia interna al cerchio, una membrana che sostiene, irrobustisce, bilancia e rende il prodotto unico.

Il cerchio è tubeless ready e non necessita del nastro plastico all’interno del canale (largo 22,9 millimetri). Significa che la Meilestein ART è ottimizzata per gli pneumatici da 28, ma si configura in modo ottimale con le gomme da 30 e 32 (restando in un ambito dove è importante sfruttare a pieno le potenzialità delle Lightweight).

Alte 40 millimetri e raggi in un pezzo unico

Larghezza interna ampia, perfettamente in linea con le richieste attuali di un mercato che si spinge sempre più verso le gomme grandi. Il cerchio delle ART è alto 45 millimetri ed è arrotondato, un design dettato anche dalla galleria del vento, soluzione che permette di “alleggerire” le fasi di guida, evitando che sia la ruota a comandare e dettare le linee di guida. Non è un dettaglio banale e secondario, considerando che una Lightweight è tanto performante, quanto apprezzata e desiderata da differenti tipologie di utenza. Sempre in merito al cerchio, c’è una finitura liscia, con il filato di carbonio non più intrecciato.

I raggi sono rim-to-rim, sono incrociati in seconda e nel punto di incrocio adottano la storica “legatura” di rinforzo, eseguita con una pelle di carbonio. Ogni singolo raggio parte da un punto del cerchio, senza interruzioni ed arriva dal lato opposto, un blocco unico. Ogni singolo profilato si appoggia (ed è incollato) alle flange del mozzo in alluminio. I due mozzi, anteriore e posteriore non hanno dimensioni oversize (non hanno le flange in carbonio), sono dotati di una buona efficienza aerodinamica e contribuiscono a contenere il valore alla bilancia, molto basso. 1190 grammi dichiarati per le ruote in messa su strada. I mozzi hanno la meccanica interna che si basa sul Rachet System DT Swiss. Il prezzo di listino è di quelli importanti e si spinge oltre i 6000 euro.

Lightweight

Gravelator: la rivoluzione gravel di KTM è iniziata

29.08.2025
4 min
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Il brand KTM guarda alla stagione 2026 con curiosità vista la grande novità che arriverà in termini di gamma di bici dedicata al gravel. Infatti questo periodo lo si potrebbe definire come l’inizio di una nuova era, perché dopo diversi anni il settore dedicato alle strade miste viene completamente rivoluzionato. I modelli X-Strada vengono sostituiti dalla collezione Gravelator, composta da dodici modelli che vanno a coprire tutte le esigenze degli utenti che si avvicinano, o già conoscono, il mondo gravel. 

Uno spettro molto ampio, con modelli capaci di dire la loro nelle competizioni più agguerrite di questa disciplina. Ma anche biciclette votate al viaggio e al godersi un’uscita in maniera tranquilla, oppure alla ricerca dell’avventura. Insomma, con la nuova gamma Gravelator di KTM non ci saranno più limiti a quello che si potrà fare insieme alla propria bicicletta gravel. 

La gamma Gravelator va a sostituire i modelli X-Strada diventando il riferimento gravel per KTM Bikes
La gamma Gravelator va a sostituire i modelli X-Strada diventando il riferimento gravel per KTM Bikes

Dinamica

Il nuovo progetto del brand austriaco è partito completamente da zero, e ha visto al centro due nuove piattaforme di telaio totalmente rivoluzionate. Si parte con la versione in alluminio, versatile e orientata a chi cerca un ottimo equilibrio tra qualità e prezzo. Mentre la seconda piattaforma è in carbonio e strizza l’occhio all’animo racing del mondo gravel. La Gravelator nella versione Exonic ha un telaio differente, realizzato Premium Carbon/R6990, e ha già vinto al suo esordio al Salzkammergut Trophy, corsa gravel austriaca. 

Tutte e due le versioni di questo nuovo telaio sono state studiate, progettate e realizzate dai tecnici di KTM con l’obiettivo di offrire la miglior dinamica di guida possibile, il tutto combinato con un design moderno. Non importa quale terreno passi sotto le ruote, la Gravelator troverà sempre il modo di farvi spingere al massimo sui pedali. 

Libertà

Il gravel, nelle sue mille sfaccettature è sinonimo di libertà e avventura. Per questo in KTM non hanno escluso alcuna possibilità, e infatti alcune bici della gamma Gravelator godono di tanti punti di montaggio per borse e sacche: come sulla forcella anteriore e sul tubo superiore. Sulle dodici versioni realizzate da KTM ben otto hanno il telaio in carbonio. La maggior parte dei modelli monta un gruppo specifico per il gravel con monocorona all’anteriore, mentre il pacco pignone varia tra le dodici e le tredici velocità. E’ possibile optare anche per due modelli più “classici” con doppia corona all’anteriore, per chi ama pedalare con una scelta più ampia di rapporti. 

Le restanti quattro versioni con telaio in alluminio, con forcella carbonio, risultano più comode se si sceglie la Gravelator con l’obiettivo di fare lunghi viaggi. Infatti questa lega garantisce un miglior assorbimento delle vibrazioni del terreno senza affaticare e stressare l’utente

In tutte e dodici le versioni KTM ha optato per un impianto frenante con dischi da 160 millimetri sia all’anteriore che al posteriore, per una migliore reattività sia in corsa che quando si viaggia carichi. 

Prezzo: si parte dai 949 euro della Gravelator 30, fino ad arrivare ai 6.849 del modello top di gamma Gravelator Exonic. 

KTM Bikes

Deda SL5: profilo da 50 e canale interno da 23 millimetri

23.07.2025
3 min
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Le ruote sono l’unica parte della nostra bicicletta che entra in contatto con l’asfalto, da questo componente dipendono le nostre performance. L’evoluzione tecnica ha portato ad avere prodotti sempre più leggeri e veloci, ma anche resistenti. Un giusto mix di efficienza aerodinamica e versatilità. Deda da questo punto di vista, con le nuove ruote SL5 in carbonio, ha fatto un passo in avanti non indifferente. 

Stiamo parlando di una serie di ruote realizzate dai tecnici di Deda che vanno al servizio dei ciclisti più esigenti e sempre a caccia della massima performance. Un prodotto che unisce diverse caratteristiche tecniche e tutte legate nell’ottenere sempre il meglio ogni volta che si esce su strada, che sia in montagna o su strade vallonate. 

Il canale interno delle SL5 è di 23 millimetri ed ospita copertoni con misura minima di 28 millimetri
Il canale interno delle SL5 è di 23 millimetri ed ospita copertoni con misura minima di 28 millimetri

Una piuma

Le nuove SL5 di Deda hanno un’altezza del cerchio di 50 millimetri, e un canale interno largo 23 millimetri. Il supporto offerto al copertone è senza paragoni, così come la stabilità. Sono disponibili nella doppia versione, clincher e tubeless. Sono costruite utilizzando una fibra di carbonio ad alto modulo UD e 3K, una scelta che dona una grande rigidità e una trasmissione della potenza unica. Oltre a una reattività elevatissima alla guida

Il peso risulta estremamente contenuto: 1.390 grammi per coppia. Le ruote SL5 garantiscono un alto scorrimento grazie anche al nuovo mozzo Allroad. Struttura del cerchio costruita a 24 raggi sia all’anteriore che al posteriore. 

L’altezza del profilo è di 50 millimetri, una scelta tecnicamente valida su diversi terreni
L’altezza del profilo è di 50 millimetri, una scelta tecnicamente valida su diversi terreni

Mozzo Allroad

Come accennato questa è una delle parti capace di fare una grande differenza dal punto di vista tecnico. Il mozzo Allroad infatti ha un corpo in alluminio AL7075 con asse anteriore da 17 millimetri e posteriore da 15 millimetri. Ha completa compatibilità con il sistema a perno passante con misure all’anteriore di 12×100 millimetri, mentre al posteriore sono 12×142 millimetri. 

I mozzi Allroad introducono importanti novità a livello di prestazioni e design, infatti grazie alle flange ribassate il corpo mozzo risulta maggiormente compatto e aerodinamico. Mentre la sua struttura alleggerita contribuisce a risparmiare peso, senza tuttavia compromettere la robustezza

Il mozzo Allroad garantisce prestazioni elevate grazie alla sua costruzione unica
Il mozzo Allroad garantisce prestazioni elevate grazie alla sua costruzione unica

Prestazioni top

Il risultato è un mozzo affidabile, scorrevole e pronto ad affrontare ogni tipo di percorso, dall’asfalto al gravel più tecnico. I nuovi mozzi Allroad hanno un sistema per l’innesto della ruota libera. Il ratchet più piccolo si trova nel corpo ruota, mentre quello più grande è all’interno della flangia del mozzo

Ne deriva un angolo di ingaggio dimezzato e una risposta immediata alla pedalata. La molla cilindrica presente all’interno assicura maggiore stabilità e costanza nel funzionamento del meccanismo. Inoltre Deda ha lavorato per migliorare la scorrevolezza e l’affidabilità nel tempo.

Prezzo: 1.400 euro. 

Deda

De Rosa Idol: un design rinnovato tra velocità e prestazioni super

04.07.2025
3 min
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Una delle biciclette che hanno fatto la storia del marchio milanese De Rosa cambia volto ma non identità. La nuova Idol, che nel 2025 festeggia i suoi primi vent’anni, mantiene il suo carattere audace e competitivo guadagnando sul peso. Il telaio diventa più leggero di ben 300 grammi scendendo in maniera importante sotto al chilogrammo di peso: 900 grammi. A questo si deve aggiungere la forcella, dal peso di soli 385 grammi. 

Linee aggressive e sinuose capaci di rendere la nuova Idol una bicicletta che cattura l’attenzione sia di chi ama guardare al lato estetico e che accontenta anche i ciclisti più esigenti dal punto di vista tecnico. Una lavorazione del carbonio unica e studiata nell’arco di un periodo di 25 anni che ha permesso ai tecnici di De Rosa di padroneggiare al meglio questo materiale.

Aggressiva e aerodinamica

In De Rosa, il focus del progetto per presentare una versione nuova e moderna della Idol si è concretizzato nel cercare nuove geometrie. Il tubo obliquo ha linee più audaci e decise, che coincidono con una larghezza maggiore. Nella zona posteriore è il carro ad avere una fisionomia anche più racing e votata alla ricerca della miglior performance aerodinamica. 

Il tubo orizzontale “arc slope” progettato con il carbonio a vista, per valorizzare la lavorazione del materiale e il design, presenta un’armonia di movimenti capace di unire leggerezza e potenza. Un impatto “minimal” ma che denota un animo racing e deciso. La composizione del carbonio scelta per costruire la nuova Idol è così suddivisa: 15 per cento del carbonio 24T (T700) che dona un’elasticità controllata, 68,5 per cento di 30T (T800) per garantire alte prestazione e stabilità, infine un 16,5 per cento di 40T (M40J)  al fine di avere un’ottima rigidità strutturale.

Il mix di diverse tipologie di Carbonio scelte da De Rosa è volto alla ricerca della migliore prestazione tecnica possibile
Il mix di diverse tipologie di Carbonio scelte da De Rosa è volto alla ricerca della migliore prestazione tecnica possibile

Colori e sfumature

Minimal, vero, ma anche in grado di catturare l’occhio. La colorazione della nuova Idol riesce a cogliere sfumature e cambi di tonalità decisi. Un battito, un respiro trasportato dal disegno al telaio dove la semplicità è al servizio delle prestazioni. De Rosa con questa versione rinnovata dell’Idol ha voluto realizzare una bicicletta per chi ama spingersi oltre ogni limite.

Sono disponibili otto misure: dalla 42,5 alla 56,5. L’attacco manubrio è il Metron 5D Evo, mentre la sella è la SLR Boost Carbon. 

Prezzo: 5.500 euro.

De Rosa

Guerciotti Veloce SLR: dall’animo racing e già vincente

28.06.2025
3 min
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Guerciotti presenta un nuovo modello dedicato a chi ricerca una bici dall’animo racing ma che possa abbracciare un bacino di utenza maggiore: si chiama Veloce SLR e permette al marchio milanese di compiere un passo importante in termini di evoluzione tecnica. Stiamo parlando di una bicicletta con delle geometrie e un design votati in maniera estrema al racing e alla ricerca di prestazioni di alto livello. I passi in avanti fatti dal marchio milanese sono arrivati in termini di materiali e forme ancora più accattivanti. La principale novità, una nuova finitura in carbonio, si presenta nella parte del carro posteriore.

«All’inizio – racconta Micaela Guerciotti, marketing director dell’azienda – l’intento era di avere una bici che fosse l’evoluzione della Veloce S, poi però abbiamo arricchito il progetto e abbiamo deciso di realizzare un modello che si inserisse a tra la Veloce S ed il nostro modello top di gamma l’Eclipse S».

Carbonio

La scelta del materiale per realizzare il telaio della Veloce SLR è ricaduta sul carbonio Mitsubishi T45 con finitura UD. In questo modo la rigidità risulta aumentata così come le performance in velocità e percorrenza rispetto al modello Veloce. Il movimento centrale utilizzato è il T47 BSA che migliora ulteriormente la stabilità del telaio consentendo all’utente di montare qualsiasi tipo di pedivella. 

A livello di design il telaio presenta un tubo sterzo molto ampio in modo da donare una migliore aerodinamicità, inoltre Guerciotti ha previsto l’utilizzo del nuovo forcellino con sistema UDH al fine di garantire un’elevata resistenza. 

«Il carbonio scelto – continua Micaela Guerciotti – è il T45 di Mitsubishi, abbiamo deciso di collaborare ancora insieme perché la qualità dei loro prodotti ci permette di avere un telaio all’avanguardia. Anche la grafica è rivolta a valorizzare il carbonio T45 e le sue linee. Infatti nella parte del carro posteriore la verniciatura esalta le linee e ne valorizza la finitura».

La Veloce SLR è una bici racing ed è già risultata vincente ai campionati italiani juniores femminili con Matilde Rossignoli del Team BFT Burzoni (photors.it)
La Veloce SLR è una bici racing ed è già risultata vincente ai campionati italiani juniores femminili con Matilde Rossignoli del Team BFT Burzoni (photors.it)

Nei dettagli

La Veloce SLR prevede il passaggio dei cavi totalmente integrato per una pulizia delle linee senza paragoni arricchendo ulteriormente l’aspetto estetico di una bici nata per la velocità e la ricerca della massima aerodinamicità. Il tubo sterzo ampliato permette al ciclista di avere una guida sicura con un inserimento in curva preciso e reattivo

Il reggisella è disponibile in tre  versioni offset: 0, -25 millimetri  e -35 millimetri per rispondere in modo puntuale alle diverse esigenze di seduta dell’utente. Il telaio è compatibile con tutti i gruppi. A catalogo sono state previste le seguenti tre opzioni: Shimano Ultegra 8170 Di2 a 12 velocità, Shimano Dura Ace 9270 Di2 a 12 velocità e SRAM Red AXS 2×12. 

«La Veloce SLR – conclude Micaela Guerciotti – è una bici dotata di un animo racing ma rimane alla portata di diversi soggetti. Questo modello lo forniamo anche alle squadre giovanili, juniores principalmente, una testimonianza delle sue qualità tecniche. Ai recenti campionati italiani juniores femminili la Veloce SLR ha trionfato insieme a Matilde Rossignoli del team BFT Burzoni VO2 Team Pink».

Le colorazioni previste da Guerciotti sono tre: rosso/nero, bianco/azzurro e bianco/nero. 

Guerciotti