Ulissi nostra guida nei segreti della Freccia

20.04.2022
5 min
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Il Martin’s Rentmeesterij hotel si incontra 300 metri dopo il castello dei misteri di Bilzen, ricavato nella Grand Commandery in cui il… fantasma di Lord Bielsen – al secolo Squire Armand Roelants du Vivier, che lottò da solo tutta la vita per mantenere intatta l’enorme proprietà – accompagna i turisti nelle magie del castello. La nostra visita vuole essere ugualmente una guida nei misteri della Freccia Vallone che si corre domani (oggi, ndr) da Blegny al Muro d’Huy. I corridori del UAE Team Emirates sono rientrati più tardi del previsto. Il programma prevedeva un’oretta e mezza di bici alla vigilia della corsa, ma la sosta caffè è durata più del dovuto e il rientro avviene all’ora del pranzo già scoccata.

Alessandro Mazzi prepara la bici per la Freccia di Ulissi, con pignone da 32 al posteriore
Alessandro Mazzi prepara la bici per la Freccia di Ulissi, con pignone da 32 al posteriore

UAE con più frecce

Ulissi ha l’espressione paciosa di un uomo di 32 anni che si è appena svegliato, perché evidentemente l’impegno dell’uscita è stato davvero blando. Lui la Freccia la conosce bene, sempre intorno ai dieci, con l’exploit del terzo posto nel 2019. La corsa del Muro d’Huy sembra tagliata sulle sue caratteristiche e magari domani (oggi, ndr) sarebbe una delle punte della squadra, se la UAE Emirates non avesse tra le sue file un certo Tadej Pogacar.

«Terzo – ricorda – dietro Alaphilippe e Fuglsang. Sto bene anche adesso. Sono uscito dai Baschi con buone sensazioni. Abbiamo passato la Pasqua a casa, quindi siamo di buon umore. Siamo una squadra con più frecce. Siamo consapevoli di avere il corridore più forte al mondo, quindi vedremo come affrontare la corsa».

Ulissi è uscito bene dal Giro dei Paesi Baschi, con il terzo posto a Zamudio
Ulissi è uscito bene dal Giro dei Paesi Baschi, con il terzo posto a Zamudio

Non solo il Muro

Il via da Blegny, dalla miniera Patrimonio dell’Unesco. Distanza di 202,5 chilometri e 11 cotes: tre di queste sono lo stesso Muro d’Huy, che si scala la prima volta dopo 139,8 chilometri, quindi al 170,9 e poi per l’arrivo.

«Bisogna stare attenti. Una volta che si è fatto il primo passaggio sul Muro – dice Diego – si va verso altre salite. Le stesse due ogni volta (la Cote d’Ereffe e la Cote de Cherave, ndr). C’è da vedere se tira vento, comunque ci sono dei punti critici da affrontare. E poi, come abbiamo visto dalle ultime volte, le corse ormai esplodono lontano dall’arrivo. Di conseguenza ci sono tanti punti dove stare attenti. Perché quelle salite si prestano per attacchi…».

Curva al 19 per cento

Il Muro d’Huy è l’arena verticale su cui si gioca la corsa. Salita di 1,3 chilometri con pendenza media del 9,6 per cento e la famosa doppia curva al 19 per cento. Chi si scopre troppo presto, finisce col piantarsi, ma non tutti hanno l’esplosività di Alaphilippe o Valverde.

«I segreti del Muro sono pochi – sorride – se non che ci vogliono tante gambe. Soprattutto è determinante la doppia curva, sinistra-destra. Lì devi essere assolutamente in ottima posizione. Il punto dell’attacco dipende dai corridori. Negli ultimi anni hanno dominato Valverde e Alaphilippe, appunto, che hanno fatto la differenza subito dopo la doppia curva. Per cui, una volta che ti sei lasciato dietro quel punto critico, si deve stare con gli occhi aperti ai movimenti degli avversari.

«Io ho messo il 32 per i primi passaggi, che magari si fanno un po’ più tranquilli. Si spera, almeno! Invece il rapporto per il tratto finale non si guarda mai. A quel punto contano le sensazioni delle gambe. Sai che devi spingere a tutta e guardare gli avversari, sapere che rapporto spingi è l’ultima delle preoccupazioni».

Vicino a Tadej

Quel che resta da capire sono i ruoli in corsa, con Hirschi che la Freccia l’ha vinta nel 2020 e Pogacar che l’ha fatta per due volte, con il 9° posto del 2020 come miglior risultato e un bagaglio specifico ancora da costruire.

«In tutte le classiche del Nord – dice Ulissi – alla fine l’esperienza paga. Per cui è importante aver fatto il Muro d’Huy in corsa per sentirlo nelle gambe e capire dove farsi trovare nei momenti decisivi. Vediamo quali saranno le sensazioni in gara. Senza dubbio dovrò stare vicino a Tadej nel finale, però bisognerà anche vedere come saremo messi quando la corsa esploderà sul serio».

Il resto sono chiacchiere, come facendo il punto dopo tanto tempo. Lia cresce bene, dice, ma è impressionante vedere la velocità con cui Anna, la più piccola, impara ogni cosa. I corridori per le Ardenne sono arrivati nella serata del lunedì, dopo Pasqua e Pasquetta in famiglia. La Liegi di domenica sarà il giro di boa della stagione, poi alcuni faranno rotta sul Giro, mentre Pogacar e il suo gruppo si concentreranno sul Tour. Ora si parla del Muro d’Huy. La curiosità di vedere all’opera il Pogacar delle classiche, che già s’è messo in tasca il Lombardia e la Liegi, sarà uno dei motivi di interesse della giornata.